Le immagini ad alta risoluzione provenienti dalla sonda Rosetta, che si è posata sulla superficie della cometa 67P/Churymov Gerasimenko nel 2016, hanno svelato che la superficie della cometa presenta delle fratture con dimensioni comprese tra le decine e le centinaia di metri e che le fratture si propagano anche sotto la superficie raggiungendo anche Z=500 m, ipotizzando che il materiale abbia proprietà meccaniche omogenee.

I ricercatori dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR di Padova (CNR-IFN) e dell’Università di Padova, dell’Istituto Nazionale di  Astrofisica e del Centro Interdipartimentale di Studi e Attività Spaziali (CISAS), guidati dal geologo Christophe Matonti dell’Università di Aix-Marseille (Francia), hanno potuto analizzare la geologia e la morfologia delle fratture che solcano la superficie della cometa ed in particolare della zona del collo della cometa, grazie al supporto di un avanzato sistema di acquisizione di immagini chiamato Osiris

Studiando la rete di fratture presenti ed utilizzando dei modelli di stress meccanico, il team internazionale, ha scoperto che sono le deformazioni di scorrimento a generare la rete di fratture che conferiscono alle comete la classica struttura bilobata sia sulla superficie che all’interno.

fonte: CNR-ROMA (Italia)

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