** attenzione sezione in costruzione e pertanto incompleta **

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Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
Norme in materia ambientale (G.U. n. 88 del 14 aprile 2006)

INDICE

Parte prima – Disposizioni comuni e principi generali

Parte seconda – Procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la valutazione d’impatto  ambientale (VIA) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC)

Titolo I – PRINCIPI GENERALI PER LE PROCEDURE DI VIA, DI VAS E PER LA VALUTAZIONE D’INCIDENZA E L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE (AIA)

Titolo II – La valutazione ambientale strategica (VAS)

Titolo III – La valutazione d’impatto ambientale (VIA)

Titolo III-bis – L’autorizzazione integrata ambientale (AIA)

Titolo IV – Valutazioni ambientali interregionali e transfrontaliere

Titolo V –  Norme transitorie e finali

Parte terza – Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche

Sezione I – Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione

Titolo I – Principi generali e competenze
Capo I – Principi generali

Titolo II – I distretti idrografici, gli strumenti, gli interventi
Capo I – Distretti idrografici
Capo II – Gli strumenti
Capo III – Gli interventi

Sezione II – Tutela delle acque dall’inquinamento

Titolo I – Principi generali e competenze

Titolo II – Obiettivi di qualità
Capo I – Obiettivo di qualità ambientale e obiettivo di qualità per specifica destinazione
Capo II – Acque a specifica destinazione

Titolo III – Tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi
Capo I – Aree richiedenti specifiche misure di prevenzione dall’inquinamento e di risanamento
Capo II – Tutela quantitativa della risorsa e risparmio idrico
Capo III – Tutela qualitativa della risorsa: disciplina degli scarichi
Capo IV – Ulteriori misure per la tutela dei corpi idrici

Titolo IV – Strumenti di tutela
Capo I – Piani di gestione e piani di tutela delle acque
Capo II – Autorizzazione agli scarichi
Capo III – Controllo degli scarichi

Titolo V – Sanzioni
Capo I – Sanzioni amministrative
Capo II – Sanzioni penali

Sezione III – Gestione delle risorse idriche
Titolo I – I principi generali e competenze
Titolo II – Servizio idrico integrato
Titolo III – Vigilanza, controlli e partecipazione
Titolo IV – Usi produttivi delle risorse idriche

Sezione IV – Disposizioni transitorie e finali

Parte quarta – Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati

Titolo I – Gestione dei rifiuti
Capo I – Disposizioni generali
Capo II – Competenze
Capo III – Servizio di gestione integrata dei rifiuti
Capo IV – Autorizzazioni e iscrizioni
Capo V – Procedure semplificate

Titolo II – Gestione degli imballaggi

Titolo III – Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani

Titolo IV – Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani

Titolo V – Bonifica di siti contaminati

Titolo VI – Sistema sanzionatorio e disposizioni transitorie e finali
Capo I – Sanzioni
Capo II – Disposizioni transitorie e finali

Parte quinta – Norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera

Titolo I – Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e attività

Titolo II – Impianti termici civili

Titolo III – Combustibili

Parte quinta-bis – Disposizioni per particolari installazioni

Titolo I – Attività di produzione di biossido di titanio

Parte sesta – Norme in materia di tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente

Titolo I – Ambito di applicazione

Titolo II – Prevenzione e ripristino ambientale

Titolo III – Risarcimento del danno ambientale

Parte sesta-bis – Disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale.

Allegati:
– alla Parte seconda
– alla Parte terza
– alla Parte quarta
– alla Parte quinta
– alla Parte quinta-bis
– alla Parte sesta


Sezione IV – Disposizioni transitorie e finali
170. Norme transitorie
1. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 65, limitatamente alle procedure di adozione ed approvazione dei piani di bacino,
fino alla data di entrata in vigore della parte seconda del presente decreto, continuano ad applicarsi le procedure di
adozione ed approvazione dei piani di bacino previste dalla legge 18 maggio 1989, n. 183.
2. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 1 del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, convertito, con modificazioni, dalla
legge 11 dicembre 2000, n. 365, i riferimenti in esso contenuti all’articolo 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, devono intendersi riferiti all’articolo 66 del presente
decreto; i riferimenti alla legge 18 maggio 1989, n. 183, devono intendersi riferiti alla sezione prima della parte terza del
presente decreto, ove compatibili.
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2-bis. Nelle more della costituzione dei distretti idrografici di cui al Titolo II della Parte terza del presente decreto e della
eventuale revisione della relativa disciplina legislativa, le Autorità di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183, sono
prorogate, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, fino alla data di entrata in vigore del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 2, dell’articolo 63 del presente decreto.
3. Ai fini dell’applicazione della parte terza del presente decreto:
a) fino all’emanazione dei decreti di cui all’articolo 95, commi 4 e 5, continua ad applicarsi il decreto
ministeriale 28 luglio 2004;
b) fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 99, comma 1, continua ad applicarsi il decreto
ministeriale 12 giugno 2003, n. 185;
c) fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 104, comma 4, si applica il decreto ministeriale 28 luglio
1994;
d) fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 112, comma 2, si applica il decreto ministeriale 6 luglio
2005;
e) fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 114, comma 4, continua ad applicarsi il decreto
ministeriale 30 giugno 2004;
f) fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 118, comma 2, continuano ad applicarsi il decreto
ministeriale 18 settembre 2002 e il decreto ministeriale 19 agosto 2003;
g) fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 123, comma 2, continua ad applicarsi il decreto
ministeriale 19 agosto 2003;
h) fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 146, comma 3, continua ad applicarsi il decreto
ministeriale 8 gennaio 1997, n. 99;
i) fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 150, comma 2, all’affidamento della concessione di
gestione del servizio idrico integrato nonché all’affidamento a società miste continuano ad applicarsi il
decreto ministeriale 22 novembre 2001, nonché le circolari del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare del 6 dicembre 2004;
l) fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 154, comma 2, continua ad applicarsi il decreto
ministeriale 1° agosto 1996.
4. La parte terza del presente decreto contiene le norme di recepimento delle seguenti direttive comunitarie:
a) direttiva 75/440/CEE relativa alla qualità delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua
potabile;
b) direttiva 76/464/CEE concernente l’inquinamento provocato da certe sostanze pericolose scaricate
nell’ambiente idrico;
c) direttiva 78/659/CEE relativa alla qualità delle acque dolci che richiedono protezione o miglioramento per
essere idonee alla vita dei pesci;
d) direttiva 79/869/CEE relativa ai metodi di misura, alla frequenza dei campionamenti e delle analisi delle
acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile;
e) direttiva 79/923/CEE relativa ai requisiti di qualità delle acque destinate alla molluschicoltura;
f) direttiva 80/68/CEE relativa alla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento provocato da certe
sostanze pericolose;
g) direttiva 82/176/CEE relativa ai valori limite ed obiettivi di qualità per gli scarichi di mercurio del settore
dell’elettrolisi dei cloruri alcalini;
h) direttiva 83/513/CEE relativa ai valori limite ed obiettivi di qualità per gli scarichi di cadmio;
i) direttiva 84/156/CEE relativa ai valori limite ed obiettivi di qualità per gli scarichi di mercurio provenienti
da settori diversi da quello dell’elettrolisi dei cloruri alcalini;
l) direttiva 84/491/CEE relativa ai valori limite e obiettivi di qualità per gli scarichi di esaclorocicloesano;
m) direttiva 88/347/CEE relativa alla modifica dell’Allegato 11 della direttiva 86/280/CEE concernente i
valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi di talune sostanze pericolose che figurano nell’elenco 1
dell’Allegato della direttiva 76/464/CEE;
n) direttiva 90/415/CEE relativa alla modifica della direttiva 86/280/CEE concernente i valori limite e gli
obiettivi di qualità per gli scarichi di talune sostanze pericolose che figurano nell’elenco 1 della direttiva
76/464/CEE;
o) direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane;
p) direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque da inquinamento provocato dai nitrati
provenienti da fonti agricole;
q) direttiva 98/15/CE recante modifica della direttiva 91/271/CEE per quanto riguarda alcuni requisiti
dell’Allegato 1;
r) direttiva 2000/60/CE, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque.
5. Le regioni definiscono, in termini non inferiori a due anni, i tempi di adeguamento alle prescrizioni, ivi comprese quelle
adottate ai sensi dell’articolo 101, comma 2, contenute nella legislazione regionale attuativa della parte terza del presente
decreto e nei piani di tutela di cui all’articolo 121.
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6. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 36 della legge 24 aprile 1998, n. 128, e dai decreti legislativi di attuazione
della direttiva 96/92/CE.
7. Fino all’emanazione della disciplina regionale di cui all’articolo 112, le attività di utilizzazione agronomica sono
effettuate secondo le disposizioni regionali vigenti alla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto.
8. Dall’attuazione della parte terza del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri o minori entrate a
carico della finanza pubblica.
9. Una quota non inferiore al dieci per cento e non superiore al quindici per cento degli stanziamenti previsti da
disposizioni statali di finanziamento è riservata alle attività di monitoraggio e studio destinati all’attuazione della parte
terza del presente decreto.
10. Restano ferme le disposizioni in materia di difesa del mare.
11. Fino all’emanazione di corrispondenti atti adottati in attuazione della parte terza del presente decreto, restano validi
ed efficaci i provvedimenti e gli atti emanati in attuazione delle disposizioni di legge abrogate dall’articolo 175.
12. All’onere derivante dalla costituzione e dal funzionamento della Sezione per la vigilanza sulle risorse idriche si
provvede mediante utilizzo delle risorse di cui all’articolo 22, comma 6, della legge 5 gennaio 1994, n. 36.
13. (abrogato)
14. In sede di prima applicazione, il termine di centottanta giorni di cui all’articolo 112, comma 2, decorre dalla data di
entrata in vigore della parte terza del presente decreto.
171. Canoni per le utenze di acqua pubblica
1. Delle more del trasferimento alla regione Sicilia del demanio idrico, per le grandi derivazioni in corso di sanatoria di cui
all’articolo 96, comma 6, ricadenti nel territorio di tale regione, si applicano retroattivamente, a decorrere dal 1 gennaio
2002, i seguenti canoni annui:
a) per ogni modulo di acqua assentito ad uso irrigazione, 40.000 euro, ridotte alla metà se le colature ed i
residui di acqua sono restituiti anche in falda;
b) per ogni ettaro del comprensorio irriguo assentito, con derivazione non suscettibile di essere fatta a
bocca tassata, 0,40 euro;
c) per ogni modulo di acqua assentito per il consumo umano, 1.750,00 euro, minimo 300,00 euro;
d) per ogni modulo di acqua assentito ad uso industriale, 12.600,00 euro, minimo 1.750,00 euro. II canone
è ridotto del cinquanta per cento se il concessionario attua un riuso delle acque reimpiegando le acque
risultanti a valle del processo produttivo o di una parte dello stesso o, ancora, se restituisce le acque di
scarico con le medesime caratteristiche qualitative di quelle prelevate. Le disposizioni di cui al comma 5
dell’articolo 12 del decreto-legge 27 aprile 1990, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 giugno
1990, n. 1651, non si applicano per l’uso industriale;
e) per ogni modulo di acqua assentito per la piscicoltura, l’irrigazione di attrezzature sportive e di aree
destinate a verde pubblico, 300,00 euro, minimo 100,00 euro;
f) per ogni kilowatt di potenza nominale assentita, per le concessioni di derivazione ad uso idroelettrico
12,00 euro, minimo 100,00 euro;
g) per ogni modulo dì acqua assentita ad uso igienico ed assimilati, concernente l’utilizzo dell’acqua per
servizi igienici e servizi antincendio, ivi compreso quello relativo ad impianti sportivi, industrie e strutture
varie qualora la concessione riguardi solo tale utilizzo, per impianti di autolavaggio e lavaggio strade e
comunque per tutti gli usi non previsti dalle lettere da a) ad f), 900,00 euro.
2. Gli importi dei canoni di cui al comma 1 non possono essere inferiori a 250,00 euro per derivazioni per il consumo
umano e a 1.500,00 euro per derivazioni per uso industriale.
172. Gestioni esistenti
1. Gli enti di governo degli ambiti che non abbiano già provveduto alla redazione del Piano d’Ambito di cui all’articolo 149,
ovvero non abbiano scelto la forma di gestione ed avviato la procedura di affidamento, sono tenuti, entro il termine
perentorio di un anno dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, ad adottare i predetti provvedimenti
disponendo l’affidamento del servizio al gestore unico con la conseguente decadenza degli affidamenti non conformi alla
disciplina pro tempore vigente.
2. Al fine di garantire il rispetto del principio di unicità della gestione all’interno dell’ambito territoriale ottimale, il gestore
del servizio idrico integrato subentra, alla data di entrata in vigore della presente disposizione, agli ulteriori soggetti
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operanti all’interno del medesimo ambito territoriale. Qualora detti soggetti gestiscano il servizio in base ad un
affidamento assentito in conformità alla normativa pro tempore vigente e non dichiarato cessato ex lege, il gestore del
servizio idrico integrato subentra alla data di scadenza prevista nel contratto di servizio o negli altri atti che regolano il
rapporto.
3. In sede di prima applicazione, al fine di garantire il conseguimento del principio di unicità della gestione all’interno
dell’ambito territoriale ottimale, l’ente di governo dell’ambito, nel rispetto della normativa vigente e fuori dai casi di cui al
comma 1, dispone l’affidamento al gestore unico di ambito ai sensi dell’articolo 150-bis alla scadenza di una o più gestioni
esistenti nell’ambito territoriale tra quelle di cui al comma 2, ultimo periodo, il cui bacino complessivo affidato sia almeno
pari al 25 per cento della popolazione ricadente nell’ambito territoriale ottimale di riferimento. Il gestore unico così
individuato subentra agli ulteriori soggetti che gestiscano il servizio in base ad un affidamento assentito in conformità alla
normativa pro tempore vigente e non dichiarato cessato ex lege alla data di scadenza prevista nel contratto di servizio o
negli altri atti che regolano il rapporto. Al fine di addivenire, nel più breve tempo possibile, all’affidamento del servizio al
gestore unico di ambito, nelle more del raggiungimento della percentuale di cui al primo periodo, l’ente competente, nel
rispetto della normativa vigente, alla scadenza delle gestioni esistenti nell’ambito territoriale tra quelle di cui al comma 2,
ultimo periodo, i cui bacini affidati siano complessivamente inferiori al 25 per cento della popolazione ricadente
nell’ambito territoriale ottimale di riferimento, dispone l’affidamento del relativo servizio per una durata in ogni caso non
superiore a quella necessaria al raggiungimento di detta soglia, ovvero per una durata non superiore alla durata residua
delle menzionate gestioni esistenti, la cui scadenza sia cronologicamente antecedente alle altre, ed il cui bacino affidato,
sommato a quello delle gestioni oggetto di affidamento, sia almeno pari al 25 per cento della popolazione ricadente
nell’ambito territoriale ottimale di riferimento.
3-bis. Entro il 31 dicembre 2014 e, negli anni successivi, entro il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno, l’Autorità per
l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico presenta alle Camere una relazione sul rispetto delle prescrizioni stabilite dal
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in particolare:
a) a carico delle regioni, per la costituzione degli enti di governo dell’ambito;
b) a carico degli enti di governo dell’ambito, per l’affidamento del servizio idrico integrato;
c) a carico degli enti locali, in relazione alla partecipazione agli enti di governo dell’ambito e in merito
all’affidamento in concessione d’uso gratuito delle infrastrutture del servizio idrico integrato ai gestori
affidatari del servizio.
4. Qualora l’ente di governo dell’ambito non provveda nei termini stabiliti agli adempimenti di cui ai commi 1,2 e 3 o,
comunque, agli ulteriori adempimenti previsti dalla legge, il Presidente della regione esercita, dandone comunicazione al
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, i
poteri sostitutivi, ponendo le relative spese a carico dell’ente inadempiente, determinando le scadenze dei singoli
adempimenti procedimentali e avviando entro trenta giorni le procedure di affidamento. In tali ipotesi, i costi di
funzionamento dell’ente di governo riconosciuti in tariffa sono posti pari a zero per tutta la durata temporale dell’esercizio
dei poteri sostitutivi. Qualora il Presidente della regione non provveda nei termini così stabiliti, l’Autorità per l’energia
elettrica, il gas ed il sistema idrico, entro i successivi trenta giorni, segnala l’inadempienza al Presidente del Consiglio dei
Ministri che nomina un commissario ad acta, le cui spese sono a carico dell’ente inadempiente. La violazione della
presente disposizione comporta responsabilità erariale.
5. Alla scadenza del periodo di affidamento, o alla anticipata risoluzione delle concessioni in essere, i beni e gli impianti
del gestore uscente relativi al servizio idrico integrato sono trasferiti direttamente all’ente locale concedente nei limiti e
secondo le modalità previsti dalla convenzione.
(commi da 1 a 5 così sostituiti dall’art. 7, comma 1, lettera i), legge n. 164 del 2014)
6. Gli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione gestiti dai consorzi per le aree ed i nuclei di sviluppo industriale di
cui all’articolo 50 del testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno, approvato con d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218,
da altri consorzi o enti pubblici, nel rispetto dell’unità di gestione, entro il 31 dicembre 2006 sono trasferiti in concessione
d’uso al gestore del servizio idrico integrato dell’Ambito territoriale ottimale nel quale ricadono in tutto o per la maggior
parte i territori serviti, secondo un piano adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le regioni, le province e gli enti interessati.
173. Personale
1. Fatta salva la legislazione regionale adottata ai sensi dell’articolo 12, comma 3, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, il
personale che, alla data del 31 dicembre 2005 o comunque otto mesi prima dell’affidamento del servizio, appartenga alle
amministrazioni comunali, alle aziende ex municipalizzate o consortili e alle imprese private, anche cooperative, che
operano nel settore dei servizi idrici sarà soggetto, ferma restando la risoluzione del rapporto di lavoro, al passaggio
diretto ed immediato al nuovo gestore del servizio idrico integrato, con la salvaguardia delle condizioni contrattuali,
collettive e individuali, in atto. Nel caso di passaggio di dipendenti di enti pubblici e di ex aziende municipalizzate o
consortili e di imprese private, anche cooperative, al gestore del servizio idrico integrato, si applica, ai sensi dell’articolo
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31 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la disciplina del trasferimento del ramo di azienda di cui all’articolo 2112
del codice civile.
174. Disposizioni di attuazione e di esecuzione
1. Sino all’adozione da parte del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di nuove disposizioni
attuative della sezione terza della parte terza del presente decreto, si applica il decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 4 marzo 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 62 del 14 marzo 1994.
2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita l’Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui
rifiuti e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
entro un anno dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto, nell’ambito di apposite intese
istituzionali, predispone uno specifico programma per il raggiungimento, senza ulteriori oneri a carico del Ministero, dei
livelli di depurazione, così come definiti dalla direttiva 91/271/CEE, attivando i poteri sostitutivi di cui all’articolo 152 negli
ambiti territoriali ottimali in cui vi siano agglomerati a carico dei quali pendono procedure di infrazione per violazione della
citata direttiva.
175. Abrogazione di norme
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto sono o restano abrogate le norme
contrarie o incompatibili con il medesimo, ed in particolare:
a) l’articolo 42, comma terzo, del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, come modificato dall’articolo 8
del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275;
b) la legge 10 maggio 1976, n. 319;
c) la legge 8 ottobre 1976, n. 690, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 10 agosto 1976, n.
544;
d) la legge 24 dicembre 1979, n. 650;
e) la legge 5 marzo 1982, n. 62, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 1981, n.
801;
f) il d.P.R. 3 luglio 1982, n. 515;
g) la legge 25 luglio 1984, n. 381, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 29 maggio 1984, n.
176;
h) gli articoli 5, 6 e 7 della legge 24 gennaio 1986, n. 7, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge
25 novembre 1985, n. 667;
i) gli articoli 4, 5, 6 e 7 del d.P.R. 24 maggio 1988, n. 236;
l) la legge 18 maggio 1989, n. 183;
m) gli articoli 4 e 5 della legge 5 aprile 1990, n. 71, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 5
febbraio 1990, n. 16;
n) l’articolo 32 della legge 9 gennaio 1991, n. 9;
o) il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 130;
p) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 131;
q) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 132;
r) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 133;
s) l’articolo 12 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275;
t) l’articolo 2, comma 1, della legge 6 dicembre 1993, n. 502, di conversione, con modificazioni, del
decreto-legge 9 ottobre 1993, n. 408;
u) la legge 5 gennaio 1994, n. 36, ad esclusione dell’articolo 22, comma 6;
v) l’articolo 9-bis della legge 20 dicembre 1996, n. 642, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge
23 ottobre 1996, n. 552;
z) la legge 17 maggio 1995, n. 172, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 17 marzo 1995, n.
79;
aa) l’articolo 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto
1998, n. 267;
bb) il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, così come modificato dal decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 258;
cc) l’articolo 1-bis del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, convertito, con modificazioni, dalla legge 11
ottobre 2000, n. 365.
176. Norma finale
1. Le disposizioni di cui alla parte terza del presente decreto che concernono materie di legislazione concorrente
costituiscono principi fondamentali ai sensi dell’articolo 117, comma 3, della Costituzione.
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2. Le disposizioni di cui alla parte terza del presente decreto sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle
province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti.
3. Per le acque appartenenti al demanio idrico delle province autonome di Trento e di Bolzano restano ferme le
competenze in materia di utilizzazione delle acque pubbliche ed in materia di opere idrauliche previste dallo statuto
speciale della regione Trentino-Alto Adige e dalle relative norme di attuazione.
Parte quarta – Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati
Titolo I – Gestione dei rifiuti
Capo I – Disposizioni generali
177. Campo di applicazione
1. La parte quarta del presente decreto disciplina la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione
delle direttive comunitarie, in particolare della direttiva 2008/98/CE, prevedendo misure volte a proteggere l’ambiente e la
salute umana, prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli
impatti complessivi dell’uso delle risorse e migliorandone l’efficacia.
2. La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse.
3. Sono fatte salve disposizioni specifiche, particolari o complementari, conformi ai principi di cui alla parte quarta del
presente decreto adottate in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di determinate categorie di
rifiuti.
4. I rifiuti sono gestiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare
pregiudizio all’ambiente e, in particolare:
a) senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora;
b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.
5. Per conseguire le finalità e gli obiettivi di cui ai commi da 1 a 4, lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti
locali esercitano i poteri e le funzioni di rispettiva competenza in materia di gestione dei rifiuti in conformità alle
disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto,adottando ogni opportuna azione ed avvalendosi, ove opportuno,
mediante accordi, contratti di programma o protocolli d’intesa anche sperimentali, di soggetti pubblici o privati.
6. I soggetti di cui al comma 5 costituiscono, altresì, un sistema compiuto e sinergico che armonizza, in un contesto
unitario, relativamente agli obiettivi da perseguire, la redazione delle norme tecniche, i sistemi di accreditamento e i
sistemi di certificazione attinenti direttamente o indirettamente le materie ambientali, con particolare riferimento alla
gestione dei rifiuti, secondo i criteri e con le modalità di cui all’articolo 195, comma 2, lettera a), e nel rispetto delle
procedure di informazione nel settore delle norme e delle regolazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della
società dell’informazione, previste dalle direttive comunitarie e relative norme di attuazione, con particolare riferimento
alla legge 21 giugno 1986, n. 317.
7. Le regioni e le province autonome adeguano i rispettivi ordinamenti alle disposizioni di tutela dell’ambiente e
dell’ecosistema contenute nella parte quarta del presente decreto entro un anno dalla data di entrata in vigore della
presente disposizione.
8. Ai fini dell’attuazione dei principi e degli obiettivi stabiliti dalle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto,
il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può avvalersi del supporto tecnico dell’Istituto superiore
per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
178. Principi
1. La gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilità, di
proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione,
nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nonché del principio chi inquina paga. A tale fine la gestione
dei rifiuti è effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza, fattibilità tecnica ed economica,
nonché nel rispetto delle norme vigenti in materia di partecipazione e di accesso alle informazioni ambientali.
178-bis. Responsabilità estesa del produttore
1. Al fine di rafforzare la prevenzione e facilitare l’utilizzo efficiente delle risorse durante l’intero ciclo di vita, comprese le
fasi di riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti, evitando di compromettere la libera circolazione delle merci sul mercato,
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possono essere adottati, previa consultazione delle parti interessate, con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare aventi natura regolamentare, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, le modalità e i criteri di introduzione della responsabilità estesa del produttore
del prodotto, inteso come qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti,
venda o importi prodotti, nell’organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti, e nell’accettazione dei prodotti restituiti e
dei rifiuti che restano dopo il loro utilizzo. Ai medesimi fini possono essere adottati con uno o più decreti del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, le modalità e i
criteri:
a) di gestione dei rifiuti e della relativa responsabilità finanziaria dei produttori del prodotto. I decreti della
presente lettera sono adottati di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze;
b) di pubblicizzazione delle informazioni relative alla misura in cui il prodotto è riutilizzabile e riciclabile;
c) della progettazione dei prodotti volta a ridurre i loro impatti ambientali;
d) di progettazione dei prodotti volta a diminuire o eliminare i rifiuti durante la produzione e il successivo
utilizzo dei prodotti, assicurando che il recupero e lo smaltimento dei prodotti che sono diventati rifiuti
avvengano in conformità ai criteri di cui agli articoli 177 e 179;
e) volti a favorire e incoraggiare lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti adatti all’uso
multiplo, tecnicamente durevoli, e che, dopo essere diventati rifiuti, sono adatti ad un recupero adeguato e
sicuro e a uno smaltimento compatibile con l’ambiente.
2. La responsabilità estesa del produttore del prodotto è applicabile fatta salva la responsabilità della gestione dei rifiuti di
cui all’articolo 188, comma 1, e fatta salva la legislazione esistente concernente flussi di rifiuti e prodotti specifici.
3. I decreti di cui al comma 1 possono prevedere altresì che i costi della gestione dei rifiuti siano sostenuti parzialmente o
interamente dal produttore del prodotto causa dei rifiuti. Nel caso il produttore del prodotto partecipi parzialmente, il
distributore del prodotto concorre per la differenza fino all’intera copertura di tali costi.
4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
179. Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti
1. La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente gerarchia:
a) prevenzione;
b) preparazione per il riutilizzo;
c) riciclaggio;
d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
e) smaltimento.
2. La gerarchia stabilisce, in generale, un ordine di priorità di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale. Nel
rispetto della gerarchia di cui al comma 1, devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzioni che
garantiscono, nel rispetto degli articoli 177, commi 1 e 4, e 178, il miglior risultato complessivo, tenendo conto degli
impatti sanitari, sociali ed economici, ivi compresa la fattibilità tecnica e la praticabilità economica.
3. Con riferimento a singoli flussi di rifiuti è consentito discostarsi, in via eccezionale, dall’ordine di priorità di cui al comma
1 qualora ciò sia giustificato, nel rispetto del principio di precauzione e sostenibilità, in base ad una specifica analisi degli
impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di
ciclo di vita, che sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la fattibilità tecnica e la protezione delle risorse.
4. Con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della
salute, possono essere individuate, con riferimento a singoli flussi di rifiuti specifici, le opzioni che garantiscono, in
conformità a quanto stabilito dai commi da 1 a 3, il miglior risultato in termini di protezione della salute umana e
dell’ambiente.
5. Le pubbliche amministrazioni perseguono, nell’esercizio delle rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il
rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti di cui al comma 1 in particolare mediante:
a) la promozione dello sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso più razionale e un maggiore
risparmio di risorse naturali;
b) la promozione della messa a punto tecnica e dell’immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da
non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento,
ad incrementare la quantità o la nocività dei rifiuti e i rischi di inquinamento;
c) la promozione dello sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose contenute
nei rifiuti al fine di favorirne il recupero;
d) la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l’impiego dei materiali recuperati dai rifiuti e di
sostanze e oggetti prodotti, anche solo in parte, con materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il
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mercato dei materiali medesimi;
e) l’impiego dei rifiuti per la produzione di combustibili e il successivo utilizzo e, più in generale, l’impiego
dei rifiuti come altro mezzo per produrre energia.
6. Nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione
per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorità rispetto all’uso dei
rifiuti come fonte di energia.
7. Le pubbliche amministrazioni promuovono l’analisi del ciclo di vita dei prodotti sulla base di metodologie uniformi per
tutte le tipologie di prodotti stabilite mediante linee guida dall’ISPRA, eco-bilanci, la divulgazione di informazioni anche ai
sensi del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, l’uso di strumenti economici, di criteri in materia di procedure di
evidenza pubblica, e di altre misure necessarie.
8. Le Amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
180. Prevenzione della produzione di rifiuti
1. Al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, le
iniziative di cui all’articolo 179 riguardano in particolare:
a) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, utilizzo delle
migliori tecniche disponibili, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione
dei consumatori, l’uso di sistemi di qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della
corretta valutazione dell’impatto di uno specifico prodotto sull’ambiente durante l’intero ciclo di vita del
prodotto medesimo;
b) la previsione di clausole di bandi di gara o lettere d’invito che valorizzino le capacità e le competenze
tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
c) la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d’intesa anche sperimentali finalizzati, alla
prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti;
d) (abrogata)
1-bis. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta entro il 12 dicembre 2012, a norma degli
articoli 177, 178, 178-bis e 179, un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti ed elabora indicazioni affinché tale
programma sia integrato nei piani di gestione dei rifiuti di cui all’articolo 199. In caso di integrazione nel piano di
gestione, sono chiaramente identificate le misure di prevenzione dei rifiuti. Entro il 31 dicembre di ogni anno, a decorrere
dal 2013, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare presenta alle Camere una relazione recante
l’aggiornamento del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e contenente anche l’indicazione dei risultati raggiunti
e delle eventuali criticità registrate nel perseguimento degli obiettivi di prevenzione dei rifiuti.
(commi così modificato dall’art. 1, comma 3-bis, legge n. 28 del 2012)
1-ter. I programmi di cui al comma 1-bis fissano gli obiettivi di prevenzione. Il Ministero descrive le misure di prevenzione
esistenti e valuta l’utilità degli esempi di misure di cui all’allegato L o di altre misure adeguate.
1-quater. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare individua gli appropriati specifici parametri
qualitativi o quantitativi per le misure di prevenzione dei rifiuti, adottate per monitorare e valutare i progressi realizzati
nell’attuazione delle misure di prevenzione e può stabilire specifici traguardi e indicatori qualitativi o quantitativi.
1-quinquies. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare assicura la disponibilità di informazioni sulle
migliori pratiche in materia di prevenzione dei rifiuti e, se del caso, elabora linee guida per assistere le regioni nella
preparazione dei programmi di cui all’articolo 199, comma 3, lett. r).
1-sexies. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
1-septies. Al fine di ridurre la produzione di rifiuti organici e gli impatti sull’ambiente derivanti dalla gestione degli stessi, il
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, le regioni ed i comuni, nell’ambito delle rispettive
competenze, incentivano le pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come
l’autocompostaggio e il compostaggio di comunità, anche attraverso gli strumenti di pianificazione di cui all’articolo 199
del presente decreto. I comuni possono applicare una riduzione sulla tassa di cui all’articolo 1, comma 641, della legge 27
dicembre 2013, n. 147, alle utenze che effettuano pratiche di riduzione dei rifiuti di cui al presente comma.
1-octies. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute, sono stabiliti i criteri operativi
e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunità di rifiuti organici. Le attività di compostaggio di
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comunità che, alla data di entrata in vigore del decreto di cui al presente comma, risultano già autorizzate ai sensi degli
articoli 208 o 214 del presente decreto, possono continuare ad operare sulla base dell’autorizzazione vigente sino alla
scadenza della stessa.
(commi 1-septies e 1-octies aggiunti dall’art. 38, comma 1, legge n. 221 del 2015)
180-bis. Riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo dei rifiuti
1. Le pubbliche amministrazioni promuovono, nell’esercizio delle rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il
riutilizzo dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. Tali iniziative possono consistere anche in:
a) uso di strumenti economici;
b) misure logistiche, come la costituzione ed il sostegno di centri e reti accreditati di riparazione/riutilizzo;
c) adozione, nell’ambito delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, di idonei criteri, ai sensi
dell’articolo 83, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e previsione delle
condizioni di cui agli articoli 68, comma 3, lettera b), e 69 del medesimo decreto; a tale fine il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
della presente disposizione i decreti attuativi di cui all’articolo 2 del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare in data 11 aprile 2008, pubblicato nella G.U. n. 107 dell’8 maggio 2008;
d) definizione di obiettivi quantitativi;
e) misure educative;
f) promozione di accordi di programma.
1-bis. Ai fini di cui al comma 1, i comuni possono individuare anche appositi spazi, presso i centri di raccolta di cui
all’articolo 183, comma 1, lettera mm), per l’esposizione temporanea, finalizzata allo scambio tra privati, di beni usati e
funzionanti direttamente idonei al riutilizzo. Nei centri di raccolta possono altresì essere individuate apposite aree adibite
al deposito preliminare alla raccolta dei rifiuti destinati alla preparazione per il riutilizzo e alla raccolta di beni riutilizzabili.
Nei centri di raccolta possono anche essere individuati spazi dedicati alla prevenzione della produzione di rifiuti, con
l’obiettivo di consentire la raccolta di beni da destinare al riutilizzo, nel quadro di operazioni di intercettazione e schemi di
filiera degli operatori professionali dell’usato autorizzati dagli enti locali e dalle aziende di igiene urbana.
(comma introdotto dall’art. 66 della legge n. 221 dl 2015)
2. Con uno o più decreti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero
dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, sono adottate le ulteriori misure necessarie per promuovere il riutilizzo dei prodotti e la preparazione dei rifiuti per il
riutilizzo, anche attraverso l’introduzione della responsabilità estesa del produttore del prodotto. Con uno o più decreti del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione, sono definite le modalità operative per la costituzione e il sostegno di centri e reti accreditati di cui al
comma 1, lett. b), ivi compresa la definizione di procedure autorizzative semplificate. e di un catalogo esemplificativo di
prodotti e rifiuti di prodotti che possono essere sottoposti, rispettivamente, a riutilizzo o a preparazione per il riutilizzo.
3. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
181. Riciclaggio e recupero dei rifiuti
1. Al fine di promuovere il riciclaggio di alta qualità e di soddisfare i necessari criteri qualitativi per i diversi settori del
riciclaggio, sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, le regioni
stabiliscono i criteri con i quali i comuni provvedono a realizzare la raccolta differenziata in conformità a quanto previsto
dall’articolo 205. Le autorità competenti realizzano, altresì, entro il 2015 la raccolta differenziata almeno per la carta,
metalli, plastica e vetro, e ove possibile, per il legno, nonché adottano le misure necessarie per conseguire i seguenti
obiettivi:
a) entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli,
plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali
flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, sarà aumentata complessivamente almeno al 50% in termini di
peso;
b) entro il 2020 la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, incluse
operazioni di colmatazione che utilizzano i rifiuti in sostituzione di altri materiali, di rifiuti da costruzione e
demolizione non pericolosi, escluso il materiale allo stato naturale definito alla voce 17 05 04 dell’elenco dei
rifiuti, sarà aumentata almeno al 70 per cento in termini di peso.
2. Fino alla definizione, da parte della Commissione europea, delle modalità di attuazione e calcolo degli obiettivi di cui al
comma 1, il Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare può adottare decreti che determinino tali
modalità.
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3. Con uno o più decreti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero
dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, sono adottate misure per promuovere il recupero dei rifiuti in conformità ai criteri di priorità di cui all’articolo 179 e
alle modalità di cui all’articolo 177, comma 4. nonché misure intese a promuovere il riciclaggio di alta qualità,
privilegiando la raccolta differenziata, eventualmente anche monomateriale, dei rifiuti.
4. Per facilitare o migliorare il recupero, i rifiuti sono raccolti separatamente, laddove ciò sia realizzabile dal punto di vista
tecnico, economico e ambientale, e non sono miscelati con altri rifiuti o altri materiali aventi proprietà diverse.
5. Per le frazioni di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata destinati al riciclaggio ed al recupero è sempre ammessa
la libera circolazione sul territorio nazionale tramite enti o imprese iscritti nelle apposite categorie dell’Albo nazionale
gestori ambientali ai sensi dell’articolo 212, comma 5, al fine di favorire il più possibile il loro recupero privilegiando il
principio di prossimità agli impianti di recupero.
6. Al fine di favorire l’educazione ambientale e contribuire alla raccolta differenziata dei rifiuti, i sistemi di raccolta
differenziata di carta e plastica negli istituti scolastici sono esentati dall’obbligo di autorizzazione in quanto presentano
rischi non elevati e non sono gestiti su base professionale.
7. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
181-bis. Materie, sostanze e prodotti secondari
182. Smaltimento dei rifiuti
1. Lo smaltimento dei rifiuti è effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti,
previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di
recupero di cui all’articolo 181. A tal fine, la predetta verifica concerne la disponibilità di tecniche sviluppate su una scala
che ne consenta l’applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente valide nell’ambito del pertinente comparto
industriale, prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o
prodotte in ambito nazionale, purché vi si possa accedere a condizioni ragionevoli.
2. I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti sia in massa che in volume, potenziando
la prevenzione e le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero e prevedendo, ove possibile, la priorità per quei rifiuti
non recuperabili generati nell’ambito di attività di riciclaggio o di recupero.
3. È vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti, fatti salvi
eventuali accordi regionali o internazionali, qualora gli aspetti territoriali e l’opportunità tecnico economica di raggiungere
livelli ottimali di utenza servita lo richiedano.
3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a
smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove sono prodotti per fronteggiare
situazioni di emergenza causate da calamità naturali per le quali è dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai
sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
(comma introdotto dall’art. 35, comma 11, legge n. 164 del 2014)
4. Nel rispetto delle prescrizioni contenute nel decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133, la realizzazione e la gestione di
nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione garantisca un elevato livello di
recupero energetico.
5. Le attività di smaltimento in discarica dei rifiuti sono disciplinate secondo le disposizioni del decreto legislativo 13
gennaio 2003, n. 36, di attuazione della direttiva 1999/31/CE.
6. Lo smaltimento dei rifiuti in fognatura è disciplinato dall’articolo 107, comma 3.
6-bis. Le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri
steri per ettaro dei materiali vegetali di cui all’articolo 185, comma 1, lettera f), effettuate nel luogo di produzione,
costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti,
e non attività di gestione dei rifiuti. Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle regioni, la
combustione di residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata. I comuni e le altre amministrazioni competenti in
materia ambientale hanno la facoltà di sospendere, differire o vietare la combustione del materiale di cui al presente
comma all’aperto in tutti i casi in cui sussistono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli e in tutti i
casi in cui da tale attività possano derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute umana, con
particolare riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10).
(comma introdotto dall’art. 14, comma 8, legge n. 116 del 2014)
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7. (abrogato)
8. (abrogato)
182-bis. Principi di autosufficienza e prossimità
1. Lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati sono attuati con il ricorso ad una rete
integrata ed adeguata di impianti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili e del rapporto tra i costi e i benefici
complessivi, al fine di:
a) realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro
trattamento in ambiti territoriali ottimali;
b) permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti
idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo
conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti;
c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della
salute pubblica.
2. Sulla base di una motivata richiesta delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può essere limitato l’ingresso nel territorio nazionale di rifiuti
destinati ad inceneritori classificati come impianti di recupero, qualora sia accertato che l’ingresso di tali rifiuti avrebbe
come conseguenza a necessità di smaltire i rifiuti nazionali o di trattare i rifiuti in modo non coerente con i piani di
gestione dei rifiuti. Può essere altresì limitato, con le modalità di cui al periodo precedente, l’invio di rifiuti negli altri Stati
membri per motivi ambientali, come stabilito nel regolamento (CE) n. 1013/2006.
3. I provvedimenti di cui al comma 2 sono notificati alla Commissione europea.
182-ter. Rifiuti organici
1. La raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con
sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002.
2. Ai fini di quanto previsto dal comma 1, le regioni e le province autonome, i comuni e gli ATO, ciascuno per le proprie
competenze e nell’ambito delle risorse disponibili allo scopo a legislazione vigente, adottano entro centottanta giorni dalla
data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto misure volte a incoraggiare:
a) la raccolta separata dei rifiuti organici;
b) il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un livello elevato di protezione ambientale;
c) l’utilizzo di materiali sicuri per l’ambiente ottenuti dai rifiuti organici, ciò al fine di proteggere la salute
umana e l’ambiente.
183. Definizioni
1. Ai fini della parte quarta del presente decreto e fatte salve le ulteriori definizioni contenute nelle disposizioni speciali, si
intende per:
a) “rifiuto”: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di
disfarsi;
b) “rifiuto pericoloso”: rifiuto che presenta una o più caratteristiche di cui all’allegato I della parte quarta del
presente decreto;
c) “oli usati”: qualsiasi olio industriale o lubrificante, minerale o sintetico, divenuto improprio all’uso cui era
inizialmente destinato, quali gli oli usati dei motori a combustione e dei sistemi di trasmissione, nonché gli
oli usati per turbine e comandi idraulici;
d) “rifiuto organico” rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei
domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dall’industria
alimentare raccolti in modo differenziato;
e) “autocompostaggio”: compostaggio degli scarti organici dei propri rifiuti urbani, effettuato da utenze
domestiche e non domestiche, ai fini dell’utilizzo in sito del materiale prodotto;
(lettera modificata dall’art. 38, comma 2, legge n. 221 del 2015)
f) “produttore di rifiuti”: il soggetto la cui attività produce rifiuti e il soggetto al quale sia giuridicamente
riferibile detta produzione (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di
miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuovo
produttore);
(lettera modificata dall’art. 11, comma 8, legge n. 125 del 2013p, oi dall’art. 11, comma 16-bis, legge n.
125 del 2015)
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g): “produttore del prodotto“: qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi,
trasformi, tratti, venda o importi prodotti;
h) “detentore”: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che ne è in possesso;
i) “commerciante”: qualsiasi impresa che agisce in qualità di committente, al fine di acquistare e
successivamente vendere rifiuti, compresi i commercianti che non prendono materialmente possesso dei
rifiuti;
l) “intermediario” qualsiasi impresa che dispone il recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di terzi,
compresi gli intermediari che non acquisiscono la materiale disponibilità dei rifiuti;
m) “prevenzione”: misure adottate prima che una sostanza, un materiale o un prodotto diventi rifiuto che
riducono:
1) la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di
vita;
2) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana;
3) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti;
n) “gestione”: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali
operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in
qualità di commerciante o intermediario. Non costituiscono attività di gestione dei rifiuti le operazioni di
prelievo, raggruppamento, cernita e deposito preliminari alla raccolta di materiali o sostanze naturali
derivanti da eventi atmosferici o meteorici, ivi incluse mareggiate e piene, anche ove frammisti ad altri
materiali di origine antropica effettuate, nel tempo tecnico strettamente necessario, presso il medesimo sito
nel quale detti eventi li hanno depositati;
(lettera così modificata dall’art. 14, comma 8, legge n. 116 del 2014)
o) “raccolta”: il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito preliminare alla raccolta, ivi
compresa la gestione dei centri di raccolta di cui alla lettera “mm”, ai fini del loro trasporto in un impianto di
trattamento;
(lettera così modificata dall’art. 11, comma 16-bis, legge n. 125 del 2015)
p) “raccolta differenziata”: la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla
natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico;
q) “preparazione per il riutilizzo”: le operazioni di controllo, pulizia, smontaggio e riparazione attraverso cui
prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza
altro pretrattamento;
r) “riutilizzo”: qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono
reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti;
s) “trattamento”: operazioni di recupero o smaltimento, inclusa la preparazione prima del recupero o dello
smaltimento;
t) “recupero”: qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo
utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare
funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all’interno dell’impianto o nell’economia in generale.
L’allegato C della parte IV del presente decreto riporta un elenco non esaustivo di operazioni di recupero.;
u) “riciclaggio”: qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i rifiuti sono trattati per ottenere prodotti,
materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Include il trattamento di
materiale organico ma non il recupero di energia né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali
combustibili o in operazioni di riempimento;
v) “rigenerazione degli oli usati” qualsiasi operazione di riciclaggio che permetta di produrre oli di base
mediante una raffinazione degli oli usati, che comporti in particolare la separazione dei contaminanti, dei
prodotti di ossidazione e degli additivi contenuti in tali oli;
z) “smaltimento”: qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l’operazione ha come
conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia. L’Allegato B alla parte IV del presente decreto
riporta un elenco non esaustivo delle operazioni di smaltimento;
aa) “stoccaggio”: le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui
al punto D15 dell’allegato B alla parte quarta del presente decreto, nonché le attività di recupero consistenti
nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al punto R13 dell’allegato C alla medesima parte quarta;
bb) “deposito temporaneo”: il raggruppamento dei rifiuti e il deposito preliminare alla raccolta ai fini del
trasporto di detti rifiuti in un impianto di trattamento, effettuati, prima della raccolta, nel luogo in cui gli
stessi sono prodotti, da intendersi quale l’intera area in cui si svolge l’attività che ha determinato la
produzione dei rifiuti o, per gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, presso il sito che
sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui gli stessi sono
soci, alle seguenti condizioni:
(lettera modificata dall’art. 28, comma 2, legge n. 35 del 2012, poi dall’art. 52c,o mma 2-ter, legge n. 134
del 2012, poi dall’art. 11, comma 16-bis, legge n. 125 del 2015)
1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e
successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che
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regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti
conformemente al suddetto regolamento;
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento
secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: con
cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; quando il
quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al
massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non
superi il predetto limite all’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad
un anno;
3) il “deposito temporaneo” deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel
rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme
che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura delle
sostanze pericolose;
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono
fissate le modalità di gestione del deposito temporaneo;
cc) “combustibile solido secondario (CSS)”: il combustibile solido prodotto da rifiuti che rispetta le
caratteristiche di classificazione e di specificazione individuate delle norme tecniche UNI CEN/TS 15359 e
successive modifiche ed integrazioni; fatta salva l’applicazione dell’articolo 184-ter, il combustibile solido
secondario, è classificato come rifiuto speciale;
dd) “rifiuto biostabilizzato”: rifiuto ottenuto dal trattamento biologico aerobico o anaerobico dei rifiuti
indifferenziati, nel rispetto di apposite norme tecniche, da adottarsi a cura dello Stato, finalizzate a definirne
contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi di qualità;
ee) “compost di qualità”: prodotto, ottenuto dal compostaggio di rifiuti organici raccolti separatamente, che
rispetti i requisiti e le caratteristiche stabilite dall’allegato 2 del decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75, e
successive modificazioni;
ff) “digestato di qualità”: prodotto ottenuto dalla digestione anaerobica di rifiuti organici raccolti
separatamente, che rispetti i requisiti contenuti in norme tecniche da emanarsi con decreto del Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali;
gg) “emissioni”: le emissioni in atmosfera di cui all’articolo 268, comma 1, lettera b);
qq-bis ) “compostaggio di comunità”: compostaggio effettuato collettivamente da più utenze domestiche e
non domestiche della frazione organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime, al fine dell’utilizzo del
compost prodotto da parte delle utenze conferenti;
(lettera introdotta dall’art. 38, comma 2, legge n. 221 del 2015)
hh) “scarichi idrici”: le immissioni di acque reflue di cui all’articolo 74, comma 1, lettera ff);
ii) “inquinamento atmosferico”: ogni modifica atmosferica di cui all’articolo 268, comma 1, lettera a);
ll) “gestione integrata dei rifiuti”: il complesso delle attività, ivi compresa quella di spazzamento delle strade
come definita alla lettera oo), volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti;
mm) “centro di raccolta”: area presidiata ed allestita, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica, per l’attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti urbani per frazioni
omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei
centri di raccolta è data con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
sentita la Conferenza unificata, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
nn) “migliori tecniche disponibili”: le migliori tecniche disponibili quali definite all’articolo 5, comma 1, lett. lter)
del presente decreto;
oo) spazzamento delle strade: modalità di raccolta dei rifiuti mediante operazione di pulizia delle strade,
aree pubbliche e aree private ad uso pubblico escluse le operazioni di sgombero della neve dalla sede
stradale e sue pertinenze, effettuate al solo scopo di garantire la loro fruibilità e la sicurezza del transito;
pp) “circuito organizzato di raccolta”: sistema di raccolta di specifiche tipologie di rifiuti organizzato dai
Consorzi di cui ai titoli II e III della parte quarta del presente decreto e alla normativa settoriale, o
organizzato sulla base di un accordo di programma stipulato tra la pubblica amministrazione ed associazioni
imprenditoriali rappresentative sul piano nazionale, o loro articolazioni territoriali, oppure sulla base di una
convenzione-quadro stipulata tra le medesime associazioni ed i responsabili della piattaforma di
conferimento, o dell’impresa di trasporto dei rifiuti, dalla quale risulti la destinazione definitiva dei rifiuti.
All’accordo di programma o alla convenzione-quadro deve seguire la stipula di un contratto di servizio tra il
singolo produttore ed il gestore della piattaforma di conferimento, o dell’impresa di trasporto dei rifiuti, in
attuazione del predetto accordo o della predetta convenzione;
qq) “sottoprodotto”: qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa le condizioni di cui all’articolo 184-bis,
comma 1, o che rispetta i criteri stabiliti in base all’articolo 184-bis, comma 2;
qq-bis ) “compostaggio di comunità”: compostaggio effettuato collettivamente da più utenze domestiche e
non domestiche della frazione organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime, al fine dell’utilizzo del
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compost prodotto da parte delle utenze conferenti.
(lettera aggiunta dall’art. 38, comma 2, legge n. 221 del 2015)
184. Classificazione
1. Ai fini dell’attuazione della parte quarta del presente decreto i rifiuti sono classificati, secondo l’origine, in rifiuti urbani
e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.
2. Sono rifiuti urbani:
a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;
b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a),
assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell’articolo 198, comma 2, lettera g);
c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree
private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività
cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), e) ed e).
3. Sono rifiuti speciali:
a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2135 c.c.;
b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di
scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 184-bis;
c) i rifiuti da lavorazioni industriali;
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attività commerciali;
f) i rifiuti da attività di servizio;
g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e
da altri trattamenti delle acquee dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;
i), l), m), n) (lettere abrogate)
4. Sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di cui all’allegato I della parte quarta del presente decreto.
5. L’elenco dei rifiuti di cui all’allegato D alla parte quarta del presente decreto include i rifiuti pericolosi e tiene conto
dell’origine e della composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione delle sostanze pericolose.
Esso è vincolante per quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi. L’inclusione di una sostanza
o di un oggetto nell’elenco non significa che esso sia un rifiuto in tutti i casi, ferma restando la definizione di cui
all’articolo 183. Con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore dalla presente disposizione, possono essere emanate specifiche linee
guida per agevolare l’applicazione della classificazione dei rifiuti introdotta agli allegati D e I.
5-bis. Con uno o più decreti del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, con il Ministro della salute, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell’economia e
delle finanze, sono disciplinate, nel rispetto delle norme dell’Unione europea e del presente decreto legislativo, le speciali
procedure per la gestione, lo stoccaggio, la custodia, nonché per l’autorizzazione e i nulla osta all’esercizio degli impianti
per il trattamento dei rifiuti prodotti dai sistemi d’arma, dai mezzi, dai materiali e dalle infrastrutture direttamente
destinati alla difesa militare ed alla sicurezza nazionale, così come individuati con decreto del Ministro della difesa,
compresi quelli per il trattamento e lo smaltimento delle acque reflue navali e oleose di sentina delle navi militari da
guerra, delle navi militari ausiliarie e del naviglio dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza e del Corpo
delle Capitanerie di porto – Guardia costiera iscritti nel quadro e nei ruoli speciali del naviglio militare dello Stato.
(comma così sostituito dall’art. 13, comma 5, legge n. 116 del 2014)
5-bis.1. Presso ciascun poligono militare delle Forze armate è tenuto, sotto la responsabilità del comandante, il registro
delle attività a fuoco. Nel registro sono annotati, immediatamente dopo la conclusione di ciascuna attività:
(comma introdotto dall’art. 1, comma 304, legge n. 205 del 2017)
a) l’arma o il sistema d’arma utilizzati;
b) il munizionamento utilizzato;
c) la data dello sparo e i luoghi di partenza e di arrivo dei proiettili.
5-bis.2. Il registro di cui al comma 5-bis.1 è conservato per almeno dieci anni dalla data dell’ultima annotazione. Lo stesso
è esibito agli organi di vigilanza e di controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, su richiesta degli stessi, per gli
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accertamenti di rispettiva competenza.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 304, legge n. 205 del 2017)
5-bis.3. Entro trenta giorni dal termine del periodo esercitativo, il direttore del poligono avvia le attività finalizzate al
recupero dei residuati del munizionamento impiegato. Tali attività devono concludersi entro centottanta giorni al fine di
assicurare i successivi adempimenti previsti dagli articoli 1 e seguenti del decreto del Ministro della difesa 22 ottobre
2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2010.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 304, legge n. 205 del 2017)
5-ter. La declassificazione da rifiuto pericoloso a rifiuto non pericoloso non può essere ottenuta attraverso una diluizione o
una miscelazione del rifiuto che comporti una riduzione delle concentrazioni iniziali di sostanze pericolose sotto le soglie
che definiscono il carattere pericoloso del rifiuto.
5-quater. L’obbligo di etichettatura dei rifiuti pericolosi di cui all’articolo 193 e l’obbligo di tenuta dei registri di cui all’art.
190 non si applicano alle frazioni separate di rifiuti pericolosi prodotti da nuclei domestici fino a che siano accettate per la
raccolta, lo smaltimento o il recupero da un ente o un’impresa che abbiano ottenuto l’autorizzazione o siano registrate in
conformità agli articoli 208, 212, 214 e 216.
184-bis. Sottoprodotto
1. È un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto che
soddisfa tutte le seguenti condizioni:
a) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il
cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
b) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di
produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
c) la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla
normale pratica industriale;
d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti
pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti
complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.
2. Sulla base delle condizioni previste al comma 1, possono essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o
quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti.
All’adozione di tali criteri si provvede con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in conformità a quanto previsto dalla
disciplina comunitaria.
2-bis. (comma aggiunto dall’art. 41, comma 2, legge n. 98 del 2013, poi abrogato dalal’rt. 31 del d.P.R. n. 120 del 2017)
184-ter. Cessazione della qualifica di rifiuto
1. Un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la
preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici;
b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
c) la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli
standard esistenti applicabili ai prodotti;
d) l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla
salute umana.
2. L’operazione di recupero può consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri
elaborati conformemente alle predette condizioni. I criteri di cui al comma 1 sono adottati in conformità a quanto stabilito
dalla disciplina comunitaria ovvero, in mancanza di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto
attraverso uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’articolo 17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. I criteri includono, se necessario, valori limite per le sostanze inquinanti e
tengono conto di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente della sostanza o dell’oggetto.
3. Nelle more dell’adozione di uno o più decreti di cui al comma 2, continuano ad applicarsi, quanto alle procedure
semplificate per il recupero dei rifiuti, le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998,
pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, e ai regolamenti di cui ai
decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269. Le
autorizzazioni di cui agli articoli 208, 209 e 211 e di cui al titolo III-bis della parte seconda del presente decreto per il
recupero dei rifiuti sono concesse dalle autorità competenti sulla base dei criteri indicati nell’allegato 1, suballegato 1, al
citato decreto 5 febbraio 1998, nell’allegato 1, suballegato 1, al citato regolamento di cui al decreto 12 giugno 2002, n.
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161, e nell’allegato 1 al citato regolamento di cui al decreto 17 novembre 2005, n. 269, per i parametri ivi indicati relativi
a tipologia, provenienza e caratteristiche dei rifiuti, attività di recupero e caratteristiche di quanto ottenuto da tale attività.
Tali autorizzazioni individuano le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire l’attuazione dei princìpi di cui
all’articolo 178 del presente decreto per quanto riguarda le quantità di rifiuti ammissibili nell’impianto e da sottoporre alle
operazioni di recupero. Con decreto non avente natura regolamentare del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare possono essere emanate linee guida per l’uniforme applicazione della presente disposizione sul
territorio nazionale, con particolare riferimento alle verifiche sui rifiuti in ingresso nell’impianto in cui si svolgono tali
operazioni e ai controlli da effettuare sugli oggetti e sulle sostanze che ne costituiscono il risultato, e tenendo comunque
conto dei valori limite per le sostanze inquinanti e di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente e sulla salute umana.
Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al precedente periodo, i titolari delle autorizzazioni
rilasciate successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione presentano alle autorità competenti
apposita istanza di aggiornamento ai criteri generali definiti dalle linee guida.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 19, legge n. 55 del 2019)
4. Un rifiuto che cessa di essere tale ai sensi e per gli effetti del presente articolo è da computarsi ai fini del calcolo del
raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio stabiliti dal presente decreto, dal decreto legislativo 24 giugno
2003, n 209, dal decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, e dal decreto legislativo 120 novembre 2008, n. 188, ovvero
dagli atti di recepimento di ulteriori normative comunitarie, qualora e a condizione che siano soddisfatti i requisiti in
materia di riciclaggio o recupero in essi stabiliti.
5. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica fino alla cessazione della qualifica di rifiuto.
Art. 184-quater. Utilizzo dei materiali di dragaggio
(articolo introdotto dall’art. 14, comma 8, lettera b-ter), legge n. 116 del 2014)
1. I materiali dragati sottoposti ad operazioni di recupero in casse di colmata o in altri impianti autorizzati ai sensi della
normativa vigente, cessano di essere rifiuti se, all’esito delle operazioni di recupero, che possono consistere anche in
operazioni di cernita e selezione, soddisfano e sono utilizzati rispettando i seguenti requisiti e condizioni: a) non superano
i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B della tabella 1 dell’allegato 5 al titolo V della
parte quarta, con riferimento alla destinazione urbanistica del sito di utilizzo, o, in caso di utilizzo diretto in un ciclo
produttivo, rispondono ai requisiti tecnici di cui alla lettera b), secondo periodo; b) è certo il sito di destinazione e sono
utilizzati direttamente, anche a fini del riuso o rimodellamento ambientale, senza rischi per le matrici ambientali
interessate e in particolare senza determinare contaminazione delle acque sotterranee e superficiali. In caso di utilizzo
diretto in un ciclo produttivo, devono, invece, rispettare i requisiti tecnici per gli scopi specifici individuati, la normativa e
gli standard esistenti applicabili ai prodotti e alle materie prime, e in particolare non devono determinare emissioni
nell’ambiente superiori o diverse qualitativamente da quelle che derivano dall’uso di prodotti e di materie prime per i quali
è stata rilasciata l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto.
2. Al fine di escludere rischi di contaminazione delle acque sotterranee, i materiali di dragaggio destinati all’utilizzo in un
sito devono essere sottoposti a test di cessione secondo le metodiche e i limiti di cui all’Allegato 3 del decreto del Ministro
dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998.
L’autorità competente può derogare alle concentrazioni limite di cloruri e di solfati qualora i materiali di dragaggio siano
destinati ad aree prospicenti il litorale e siano compatibili con i livelli di salinità del suolo e della falda.
3. Il produttore o il detentore predispongono una dichiarazione di conformità da cui risultino, oltre ai dati del produttore,
o del detentore e dell’utilizzatore, la tipologia e la quantità dei materiali oggetto di utilizzo, le attività di recupero
effettuate, il sito di destinazione e le altre modalità di impiego previste e l’attestazione che sono rispettati i criteri di cui al
presente articolo. La dichiarazione di conformità è presentata all’autorità competente per il procedimento di recupero e
all’ARPA nel cui territorio è localizzato il sito di destinazione o il ciclo produttivo di utilizzo, trenta giorni prima dell’inizio
delle operazioni di conferimento. Tutti i soggetti che intervengono nel procedimento di recupero e di utilizzo dei materiali
di cui al presente articolo conservano una copia della dichiarazione per almeno un anno dalla data del rilascio, mettendola
a disposizione delle autorità competenti che la richiedano.
4. Entro trenta giorni dalla comunicazione della dichiarazione di cui al comma 3, l’autorità competente per il procedimento
di recupero verifica il rispetto dei requisiti e delle procedure disciplinate dal presente articolo e qualora rilevi difformità o
violazioni degli stessi ordina il divieto di utilizzo dei materiali di cui al comma 1 che restano assoggettati al regime dei
rifiuti.
5. I materiali che cessano di essere rifiuti ai sensi dei commi 1 e 2 durante la movimentazione sono accompagnati dalla
comunicazione di cui al comma 3 e dal documento di trasporto o da copia del contratto di trasporto redatto in forma
scritta o dalla scheda di trasporto di cui agli articoli 6 e 7-bis del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286.
185. Esclusioni dall’ambito di applicazione
1. Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del presente decreto:
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a) le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi nell’atmosfera;
b) il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non scavato e gli edifici collegati permanentemente al
terreno, fermo restando quanto previsto dagli artt. 239 e ss. relativamente alla bonifica di siti contaminati;
c) il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione,
ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è
stato escavato;
d) i rifiuti radioattivi;
e) i materiali esplosivi in disuso;
f) le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), del presente articolo, la paglia e altro
materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, gli sfalci
e le potature effettuati nell’ambito delle buone pratiche colturali, nonché gli sfalci e le potature derivanti
dalla manutenzione del verde pubblico dei comuni, utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la
produzione di energia da tale biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione ovvero con cessione a
terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente ne’ mettono in pericolo la salute umana.
(lettera così sostituita dall’art. 20 della legge n. 37 del 2019)
2. Sono esclusi dall’ambito di applicazione della parte quarta del presente decreto, in quanto regolati da altre disposizioni
normative comunitarie, ivi incluse le rispettive norme nazionali di recepimento:
a) le acque di scarico;
b) i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n.
1774/2002, eccetto quelli destinati all’incenerimento, allo smaltimento in discarica o all’utilizzo in un
impianto di produzione di biogas o di compostaggio;
c) le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per
eradicare epizoozie, e smaltite in conformità del regolamento (CE) n. 1774/2002;
d) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall’estrazione, dal trattamento, dall’ammasso di risorse minerali o
dallo sfruttamento delle cave, di cui al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 117;
3. Fatti salvi gli obblighi derivanti dalle normative comunitarie specifiche, sono esclusi dall’ambito di applicazione della
Parte Quarta del presente decreto i sedimenti spostati all’interno di acque superficiali o nell’ambito delle pertinenze
idrauliche ai fini della gestione delle acque e dei corsi d’acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli
effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli se è provato che i sedimenti non sono pericolosi ai sensi della decisione
2000/532/CE della Commissione del 3 maggio 2000, e successive modificazioni.
(comma così modificato dall’art. 7, comma 8-bis, legge n. 164 del 2014)
4. Il suolo escavato non contaminato e altro materiale allo stato naturale, utilizzati in siti diversi da quelli in cui sono stati
escavati, devono essere valutati ai sensi, nell’ordine, degli articoli 183, comma 1, lettera a), 184-bis e 184-ter.
186. Terre e rocce da scavo
1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 185, le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ottenute quali sottoprodotti,
possono essere utilizzate per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati purché:
a) siano impiegate direttamente nell’ambito di opere o interventi preventivamente individuati e definiti;
b) sin dalla fase della produzione vi sia certezza dell’integrale utilizzo;
c) l’utilizzo integrale della parte destinata a riutilizzo sia tecnicamente possibile senza necessità di
preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualità
ambientale idonei a garantire che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e, più in generale, ad impatti
ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli ordinariamente consentiti ed autorizzati
per il sito dove sono destinate ad essere utilizzate;
d) sia garantito un elevato livello di tutela ambientale;
e) sia accertato che non provengono da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi del
titolo V della parte quarta del presente decreto;
f) le loro caratteristiche chimiche e chimico-fisiche siano tali che il loro impiego nel sito prescelto non
determini rischi per la salute e per la qualità delle matrici ambientali interessate ed avvenga nel rispetto
delle norme di tutela delle acque superficiali e sotterranee, della flora, della fauna, degli habitat e delle aree
naturali protette. In particolare deve essere dimostrato che il materiale da utilizzare non è contaminato con
riferimento alla destinazione d’uso del medesimo, nonché la compatibilità di detto materiale con il sito di
destinazione;
g) la certezza del loro integrale utilizzo sia dimostrata. L’impiego di terre da scavo nei processi industriali
come sottoprodotti, in sostituzione dei materiali di cava, è consentito nel rispetto delle condizioni fissate
all’articolo 183, comma 1, lettera p).
2. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell’ambito della realizzazione di opere o attività sottoposte a
valutazione di impatto ambientale o ad autorizzazione ambientale integrata, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1,
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nonché i tempi dell’eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare di norma un anno, devono risultare
da un apposito progetto che è approvato dall’autorità titolare del relativo procedimento. Nel caso in cui progetti
prevedano il riutilizzo delle terre e rocce da scavo nel medesimo progetto, i tempi dell’eventuale deposito possono essere
quelli della realizzazione del progetto purché in ogni caso non superino i tre anni.
3. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell’ambito della realizzazione di opere o attività diverse da quelle
di cui al comma 2 e soggette a permesso di costruire o a denuncia di inizio attività, la sussistenza dei requisiti di cui al
comma 1, nonché i tempi dell’eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare un anno, devono essere
dimostrati e verificati nell’ambito della procedura per il permesso di costruire, se dovuto, o secondo le modalità della
dichiarazione di inizio di attività (DIA).
4. Fatti salvi i casi di cui all’ultimo periodo del comma 2, ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nel corso di
lavori pubblici non soggetti né a VIA né a permesso di costruire o denuncia di inizio di attività, la sussistenza dei requisiti
di cui al comma 1, nonché i tempi dell’eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare un anno, devono
risultare da idoneo allegato al progetto dell’opera, sottoscritto dal progettista.
5. Le terre e rocce da scavo, qualora non utilizzate nel rispetto delle condizioni di cui al presente articolo, sono sottoposte
alle disposizioni in materia di rifiuti di cui alla parte quarta del presente decreto.
6. La caratterizzazione dei siti contaminati e di quelli sottoposti ad interventi di bonifica viene effettuata secondo le
modalità previste dal Titolo V, Parte quarta del presente decreto. L’accertamento che le terre e rocce da scavo di cui al
presente decreto non provengano da tali siti è svolto a cura e spese del produttore e accertato dalle autorità competenti
nell’ambito delle procedure previste dai commi 2, 3 e 4.
7. Fatti salvi i casi di cui all’ultimo periodo del comma 2, per i progetti di utilizzo già autorizzati e in corso di realizzazione
prima dell’entrata in vigore della presente disposizione, gli interessati possono procedere al loro completamento,
comunicando, entro novanta giorni, alle autorità competenti, il rispetto dei requisiti prescritti, nonché le necessarie
informazioni sul sito di destinazione, sulle condizioni e sulle modalità di utilizzo, nonché sugli eventuali tempi del deposito
in attesa di utilizzo che non possono essere superiori ad un anno. L’autorità competente può disporre indicazioni o
prescrizioni entro i successivi sessanta giorni senza che ciò comporti necessità di ripetere procedure di VIA, o di AIA o di
permesso di costruire o di DIA.
7-bis. Le terre e le rocce da scavo, qualora ne siano accertate le caratteristiche ambientali, possono essere utilizzate per
interventi di miglioramento ambientale e di siti anche non degradati. Tali interventi devono garantire, nella loro
realizzazione finale, una delle seguenti condizioni:
a) un miglioramento della qualità della copertura arborea o della funzionalità per attività agro-silvo-pastorali;
b) un miglioramento delle condizioni idrologiche rispetto alla tenuta dei versanti e alla raccolta e regimentazione
delle acque piovane;
c) un miglioramento della percezione paesaggistica.
7-ter. Ai fini dell’applicazione del presente articolo, i residui provenienti dall’estrazione di marmi e pietre sono equiparati
alla disciplina dettata per le terre e rocce da scavo. Sono altresì equiparati i residui delle attività di lavorazione di pietre e
marmi che presentano le caratteristiche di cui all’articolo 184-bis. Tali residui, quando siano sottoposti a un’operazione di
recupero ambientale, devono soddisfare i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispettare i valori limite, per eventuali
sostanze inquinanti presenti, previsti nell’Allegato 5 alla parte IV del presente decreto, tenendo conto di tutti i possibili
effetti negativi sull’ambiente derivanti dall’utilizzo della sostanza o dell’oggetto.
187. Divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi.
1. È vietato miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti caratteristiche di pericolosità ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non
pericolosi. La miscelazione comprende la diluizione di sostanze pericolose.
2. In deroga al comma 1, la miscelazione dei rifiuti pericolosi che non presentino la stessa caratteristica di pericolosità, tra
loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali, può essere autorizzata ai sensi degli articoli 208, 209 e 211 a condizione che:
a) siano rispettate le condizioni di cui all’articolo 177, comma 4, e l’impatto negativo della gestione dei rifiuti
sulla salute umana e sull’ambiente non risulti accresciuto;
b) l’operazione di miscelazione sia effettuata da un ente o da un’impresa che ha ottenuto un’autorizzazione
ai sensi degli articoli 208, 209 e 211;
c) l’operazione di miscelazione sia conforme alle migliori tecniche disponibili di cui all’articoli 183, comma 1,
lettera nn).
2-bis. Gli effetti delle autorizzazioni in essere relative all’esercizio degli impianti di recupero o di smaltimento di rifiuti che
prevedono la miscelazione di rifiuti speciali, consentita ai sensi del presente articolo e dell’allegato G alla parte quarta del
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presente decreto, nei testi vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205,
restano in vigore fino alla revisione delle autorizzazioni medesime.
(comma introdotto dall’art. 15, comma 8-quater, legge n. 116 del 2014)
3. Fatta salva l’applicazione delle sanzioni specifiche ed in particolare di quelle di cui all’articolo 256, comma 5, chiunque
viola il divieto di cui al comma 1 è tenuto a procedere a proprie spese alla rispetto di quanto previsto dall’articolo 177,
comma 4.
[3-bis. Le miscelazioni non vietate in base al presente articolo non sono sottoposte ad autorizzazione e, anche se
effettuate da enti o imprese autorizzati ai sensi degli articoli 208, 209 e 211, non possono essere sottoposte a prescrizioni
o limitazioni diverse od ulteriori rispetto a quelle previste per legge.]
(comma aggiunto dall’art. 49, comma 1, legge n. 221 del 2015, poi dichiarato costituzionalmente illegittimo da Corte
costituzionale, n. 75 del 21 marzo/12 aprile 2017)
188. Responsabilità della gestione dei rifiuti
1. Il produttore iniziale o altro detentore di rifiuti provvedono direttamente al loro trattamento, oppure li consegnano ad
un intermediario, ad un commerciante, ad un ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti, o ad un
soggetto pubblico o privato addetto alla raccolta dei rifiuti, in conformità agli articoli 177 e 179. Fatto salvo quanto
previsto ai successivi commi del presente articolo, il produttore iniziale o altro detentore conserva la responsabilità per
l’intera catena di trattamento, restando inteso che qualora il produttore iniziale o il detentore trasferisca i rifiuti per il
trattamento preliminare a uno dei soggetti consegnatari di cui al presente comma, tale responsabilità, di regola,
comunque sussiste.
1-bis. Il produttore iniziale o altro detentore dei rifiuti di rame o di metalli ferrosi e non ferrosi che non provvede
direttamente al loro trattamento deve consegnarli unicamente ad imprese autorizzate alle attività di trasporto e raccolta di
rifiuti o di bonifica dei siti o alle attività di commercio o di intermediazione senza detenzione dei rifiuti, ovvero a un ente o
impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti o ad un soggetto pubblico o privato addetto alla raccolta dei
rifiuti, in conformità all’articolo 212, comma 5, ovvero al recupero o smaltimento dei rifiuti, autorizzati ai sensi delle
disposizioni della parte quarta del presente decreto. Alla raccolta e al trasporto dei rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non
ferrosi non si applica la disciplina di cui all’articolo 266, comma 5.
(comma introdotto dall’art. 30, comma 1, legge n. 221 del 2015)
2. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto dal regolamento (CE) n. 1013/2006,
qualora il produttore iniziale, il produttore e il detentore siano iscritti ed abbiano adempiuto agli obblighi del sistema di
controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a), la responsabilità di ciascuno di
tali soggetti è limitata alla rispettiva sfera di competenza stabilita dal predetto sistema.
3. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto dal regolamento (CE) n. 1013/2006, la
responsabilità dei soggetti non iscritti al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis,
comma 2, lett. a), che, ai sensi dell’art. 212, comma 8, raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi è esclusa:
a) a seguito del conferimento di rifiuti al servizio pubblico di raccolta previa convenzione;
b) a seguito del conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a
condizione che il produttore sia in possesso del formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in
arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla
scadenza del predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione alla provincia della mancata
ricezione del formulario.
(lettera così modificata dall’art. 14, comma 8, legge n. 116 del 2014)
4. Gli enti o le imprese che provvedono alla raccolta o al trasporto dei rifiuti a titolo professionale, conferiscono i rifiuti
raccolti e trasportati agli impianti autorizzati alla gestione dei rifiuti ai sensi degli articoli 208, 209, 211, 213, 214 e 216 e
nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 177, comma 4.
5. I costi della gestione dei rifiuti sono sostenuti dal produttore iniziale dei rifiuti, dai detentori del momento o dai
detentori precedenti dei rifiuti.
188-bis. Controllo della tracciabilità dei rifiuti
1. In attuazione di quanto stabilito all’articolo 177, comma 4, la tracciabilità dei rifiuti deve essere garantita dalla loro
produzione sino alla loro destinazione finale.
2. A tale fine, la gestione dei rifiuti deve avvenire:
a) nel rispetto degli obblighi istituiti attraverso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di
cui all’articolo 14-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3
agosto 2009, n. 102, e al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data
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17 dicembre 2009; oppure
b) nel rispetto degli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e scarico nonché del formulario di
identificazione di cui agli articoli 190 e 193.
3. Il soggetto che aderisce al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui al comma 2, lett. a), non è
tenuto ad adempiere agli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e scarico di cui all’articolo 190, nonché dei
formulari di identificazione dei rifiuti di cui all’articolo 193. Durante il trasporto effettuato da enti o imprese i rifiuti sono
accompagnati dalla copia cartacea della scheda di movimentazione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti
(SISTRI) di cui al comma 2, lett. a). Il registro cronologico e le schede di movimentazione del predetto sistema di
controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) sono resi disponibili all’autorità di controllo in qualsiasi momento ne faccia
richiesta e sono conservate in formato elettronico da parte del soggetto obbligato per almeno tre anni dalla rispettiva
data di registrazione o di movimentazione dei rifiuti, ad eccezione dei quelli relativi alle operazioni di smaltimento dei
rifiuti in discarica, che devono essere conservati a tempo indeterminato ed al termine dell’attività devono essere
consegnati all’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione. Per gli impianti di discarica, fermo restando quanto disposto dal
decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, il registro cronologico deve essere conservato fino al termine della fase di
gestione post operativa della discarica.
4. Il soggetto che non aderisce al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui al comma 2, lett. a),
deve adempiere agli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e scarico di cui all’articolo 190, nonché dei formulari
di identificazione dei rifiuti nella misura stabilita dall’articolo 193.
4-bis. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si procede periodicamente, sulla base
dell’evoluzione tecnologica e comunque nel rispetto della disciplina comunitaria, alla semplificazione e all’ottimizzazione
del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, anche alla luce delle proposte delle associazioni rappresentative degli
utenti, ovvero delle risultanze delle rilevazioni di soddisfazione dell’utenza; le semplificazioni e l’ottimizzazione sono
adottate previa verifica tecnica e della congruità dei relativi costi da parte dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Le
semplificazioni e l’ottimizzazione sono finalizzate ad assicurare un’efficace tracciabilità dei rifiuti e a ridurre i costi di
esercizio del sistema, laddove ciò non intralci la corretta tracciabilità dei rifiuti né comporti un aumento di rischio
ambientale o sanitario, anche mediante integrazioni con altri sistemi che trattano dati di logistica e mobilità delle merci e
delle persone ed innovazioni di processo che consentano la delega della gestione operativa alle associazioni di utenti,
debitamente accreditate dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sulla base dei requisiti
tecnologici ed organizzativi individuati con il decreto di cui al presente comma, e ad assicurare la modifica, la sostituzione
o l’evoluzione degli apparati tecnologici, anche con riferimento ai dispositivi periferici per la misura e certificazione dei
dati. Al fine della riduzione dei costi e del miglioramento dei processi produttivi degli utenti, il concessionario del sistema
informativo, o altro soggetto subentrante, può essere autorizzato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, previo parere del Garante per la privacy, a rendere disponibile l’informazione territoriale, nell’ambito della
integrazione dei sistemi informativi pubblici, a favore di altri enti pubblici o società interamente a capitale pubblico,
opportunamente elaborata in conformità alle regole tecniche recate dai regolamenti attuativi della direttiva 2007/2/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, anche al fine di fornire servizi aggiuntivi agli utenti, senza nuovi o maggiori oneri per
gli stessi. Sono comunque assicurate la sicurezza e l’integrità dei dati di tracciabilità. Con il decreto di cui al presente
comma sono, altresì, rideterminati i contributi da porre a carico degli utenti in relazione alla riduzione dei costi conseguita,
con decorrenza dall’esercizio fiscale successivo a quello di emanazione del decreto, o determinate le remunerazioni dei
fornitori delle singole componenti dei servizi.
(comma così sostituito dall’art. 11, comma 7, legge n. 125 del 2013)
188-ter. Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI)
1. Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2,
lettera a), gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi e gli enti o le imprese che raccolgono o
trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale compresi i vettori esteri che operano sul territorio nazionale, o
che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali
pericolosi, inclusi i nuovi produttori che trattano o producono rifiuti pericolosi. Sono altresì tenuti ad aderire al SISTRI, in
caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa della presa in carico degli
stessi da parte dell’impresa navale o ferroviaria o dell’impresa che effettua il successivo trasporto. Entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare, sentiti il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono
definite le modalità di applicazione a regime del SISTRI al trasporto intermodale.
(comma così sostituito dall’art. 11, comma 1, legge n. 125 del 2013)
2. Possono aderire al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lettera
a), su base volontaria i produttori, i gestori e gli intermediari e i commercianti dei rifiuti diversi da quelli di cui al comma
1.
(comma così sostituito dall’art. 11, comma 1, legge n. 125 del 2013)
3. Oltre a quanto previsto dal decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 24 aprile 2014,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 30 aprile 2014, con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela
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del territorio e del mare, sentiti il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
possono essere specificate le categorie di soggetti di cui al comma 1 e sono individuate, nell’ambito degli enti o imprese
che effettuano il trattamento dei rifiuti, ulteriori categorie di soggetti a cui è necessario estendere il sistema di tracciabilità
dei rifiuti di cui all’articolo 188-bis.
(comma così sostituito dall’art. 11, comma 1, legge n. 125 del 2013, poi così modificatod all’art. 29, comma 5, legge n.
221 del 2015)
4. Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2,
lett. a), i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della regione Campania.
5. (abrogato)
6. Con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono stabiliti, nel
rispetto delle norme comunitarie, i criteri e le condizioni per l’applicazione del sistema di controllo della tracciabilità dei
rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a), alle procedure relative alle spedizioni di rifiuti di cui al
regolamento 8CE) n. 1013/2006, e successive modificazioni, ivi compresa l’adozione di un sistema di interscambio di dati
previsto dall’articolo 26, paragrafo 4, del predetto regolamento. Nelle more dell’adozione dei predetti decreti, sono fatti
salvi gli obblighi stabiliti dal decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 17 dicembre
2009, relativi alla tratta del territorio nazionale interessata dal trasporto transfrontaliero.
7. Con uno o più regolamenti, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive
modificazioni, è effettuata la ricognizione delle disposizioni, ivi incluse quelle del presente decreto, le quali, a decorrere
dalla data di entrata in vigore dei predetti decreti ministeriali, sono abrogate.
8. In relazione alle esigenze organizzative e operative delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei
vigili del fuoco, connesse, rispettivamente, alla difesa e alla sicurezza militare dello Stato, alla tutela dell’ordine e della
sicurezza pubblica, al soccorso pubblico e alla difesa civile, le procedure e le modalità con le quali il sistema di controllo
della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) si applica alle corrispondenti Amministrazioni centrali sono individuate con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dell’economia e delle finanze e, per quanto di
rispettiva competenza, del Ministro della difesa e del Ministro dell’interno, da adottare entro 120 giorni dalla data di
entrata in vigore della presente disposizione.
9. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare potranno essere individuate modalità
semplificate per l’iscrizione dei produttori di rifiuti pericolosi al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di
cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a).
10. Nel caso di produzione accidentale di rifiuti pericolosi il produttore è tenuto a procedere alla richiesta di adesione al
SISTRI entro tre giorni lavorativi dall’accertamento della pericolosità dei rifiuti.
189. Catasto dei rifiuti
1. Il catasto dei rifiuti, istituito dall’articolo 3 del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, è articolato in una Sezione nazionale, che ha sede in Roma presso l’Istituto
superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), e in Sezioni regionali o delle province autonome di Trento e di
Bolzano presso le corrispondenti Agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell’ambiente.
2. Il Catasto assicura un quadro conoscitivo completo e costantemente aggiornato dei dati acquisiti tramite il sistema di
controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a), e delle informazioni di cui al
comma 3, anche ai fini della pianificazione delle attività di gestione dei rifiuti.
3. I comuni o loro consorzi e le comunità montane comunicano annualmente alle Camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura, secondo le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994 n. 70, le seguenti informazioni relative
all’anno precedente:
a) la quantità dei rifiuti urbani raccolti nel proprio territorio;
b) la quantità dei rifiuti speciali raccolti nel proprio territorio a seguito di apposita convenzione con soggetti
pubblici o privati;
c) i soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti, specificando le operazioni svolte, le tipologie e la
quantità dei rifiuti gestiti da ciascuno;
d) i costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario degli investimenti per le attività di gestione
dei rifiuti, nonché i proventi della tariffa di cui all’articolo 238 ed i proventi provenienti dai consorzi finalizzati
al recupero dei rifiuti;
e) i dati relativi alla raccolta differenziata;
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f) le quantità raccolte, suddivise per materiali, in attuazione degli accordi con i consorzi finalizzati al
recupero dei rifiuti.
4. Le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano ai comuni della regione Campania, tenuti ad aderire al sistema di
controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a). Le informazioni di cui al comma
3, lettera d), sono trasmesse all’ISPRA, tramite interconnessione diretta tra il Catasto dei rifiuti e il sistema di tracciabilità
dei rifiuti nella regione Campania di cui all’articolo 2, comma 2-bis, del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210 (SITRA). Le attività di cui al presente comma sono
svolte nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.
5. Le disposizioni di cui al comma 3, fatta eccezione per le informazioni di cui alla lettera d), non si applicano altresì ai
comuni di cui all´articolo 188-ter, comma 2, lett. e) che aderiscono al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti
(SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a).
6. Le sezioni regionali e provinciali del Catasto provvedono all’elaborazione dei dati di cui al comma 188-ter, commi 1 e 2,
ed alla successiva trasmissione, entro trenta giorni dal ricevimento degli stessi, alla Sezione nazionale che provvede, a
sua volta, all’invio alle amministrazioni regionali e provinciali competenti in materia rifiuti. L’Istituto superiore per la
protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) elabora annualmente i dati e ne assicura la pubblicità. Le Amministrazioni
interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente comma con le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
7. Per le comunicazioni relative ai rifiuti di imballaggio si applica quanto previsto dall’articolo 220, comma 2.
190. Registri di carico e scarico
1. Sono obbligati alla compilazione e tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti:
(comma così sostituito dall’art. 11, comma 12-bis, legge n. 125 del 2013)
a) gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi e gli enti e le imprese produttori iniziali di
rifiuti speciali non pericolosi di cui alle lettere c) e d) del comma 3 dell’articolo 184 e di rifiuti speciali non
pericolosi da potabilizzazione e altri trattamenti delle acque di cui alla lettera g) del comma 3 dell’articolo
184;
b) gli altri detentori di rifiuti, quali enti e imprese che raccolgono e trasportano rifiuti o che effettuano
operazioni di preparazione per il riutilizzo e di trattamento, recupero e smaltimento, compresi i nuovi
produttori e, in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali in attesa della
presa in carico degli stessi da parte dell’impresa navale o ferroviaria o dell’impresa che effettua il successivo
trasporto ai sensi dell’articolo 188-ter, comma 1, ultimo periodo;
c) gli intermediari e i commercianti di rifiuti.
1-bis. Sono esclusi dall’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico:
(comma così sostituito dall’art. 11, comma 12-bis, legge n. 125 del 2013)
a) gli enti e le imprese obbligati o che aderiscono volontariamente al sistema di controllo della tracciabilità
dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lettera a), dalla data di effettivo utilizzo operativo di
detto sistema;
b) le attività di raccolta e trasporto di propri rifiuti speciali non pericolosi effettuate dagli enti e imprese
produttori iniziali.
1-ter. Gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile produttori iniziali di rifiuti pericolosi adempiono
all’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico con una delle due seguenti modalità:
(comma introdotto dall’art. 11, comma 12-bis, legge n. 125 del 2013)
a) con la conservazione progressiva per tre anni del formulario di identificazione di cui all’articolo 193,
comma 1, relativo al trasporto dei rifiuti, o della copia della scheda del sistema di controllo della tracciabilità
dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lettera a);
b) con la conservazione per tre anni del documento di conferimento di rifiuti pericolosi prodotti da attività
agricole, rilasciato dal soggetto che provvede alla raccolta di detti rifiuti nell’ambito del ‘circuito organizzato
di raccoltà di cui all’articolo 183, comma 1, lettera pp).
1-quater. Nel registro di carico e scarico devono essere annotate le informazioni sulle caratteristiche qualitative e
quantitative dei rifiuti prodotti o soggetti alle diverse attività di trattamento disciplinate dalla presente Parte quarta. Le
annotazioni devono essere effettuate:
(comma introdotto dall’art. 11, comma 12-bis, legge n. 125 del 2013)
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a) per gli enti e le imprese produttori iniziali, entro dieci giorni lavorativi dalla produzione e dallo scarico;
b) per gli enti e le imprese che effettuano operazioni di preparazione per il riutilizzo, entro dieci giorni
lavorativi dalla presa in carico dei rifiuti e dallo scarico dei rifiuti originati da detta attività;
c) per gli enti e le imprese che effettuano operazioni di trattamento, entro due giorni lavorativi dalla presa
in carico e dalla conclusione dell’operazione di trattamento;
d) per gli intermediari e i commercianti, almeno due giorni lavorativi prima dell’avvio dell’operazione ed
entro dieci giorni lavorativi dalla conclusione dell’operazione.
1-quinquies. Gli imprenditori agricoli di cui al comma 1-ter possono sostituire il registro di carico e scarico con la
conservazione della scheda SISTRI in formato fotografico digitale inoltrata dal destinatario. L’archivio informatico è
accessibile on line sul portale del destinatario, in apposita sezione, con nome dell’utente e password dedicati.
(comma introdotto dall’art. 14, comma 8-bis, legge n. 116 del 2014)
2. I registri di carico e scarico sono tenuti presso ogni impianto di produzione o, nel caso in cui ciò risulti eccessivamente
oneroso, nel sito di produzione, e integrati con i formulari di identificazione di cui all’articolo 193, comma 1, relativi al
trasporto dei rifiuti, o con la copia della scheda del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui
all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a), trasmessa dall’impianto di destinazione dei rifiuti stessi, sono conservati per cinque
anni dalla data dell’ultima registrazione.
3. I produttori iniziali di rifiuti speciali non pericolosi di cui al comma 1, lettera a), la cui produzione annua di rifiuti non
eccede le dieci tonnellate di rifiuti non pericolosi, possono adempiere all’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico
dei rifiuti anche tramite le associazioni imprenditoriali interessate o società di servizi di diretta emanazione delle stesse,
che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile, mantenendo presso la sede dell’impresa copia dei dati
trasmessi.
(comma così modificato dall’art. 11, comma 12-ter, legge n. 125 del 2013)
3-bis. I registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti dalle attività di manutenzione delle reti relative al servizio idrico
integrato e degli impianti a queste connessi possono essere tenuti presso le sedi di coordinamento organizzativo del
gestore, o altro centro equivalente, previa comunicazione all’autorità di controllo e vigilanza.
(comma introdotto dall’art. 60 della legge n. 221 del 2015)
4. Le informazioni contenute nel registro di carico e scarico sono rese disponibili in qualunque momento all’autorità di
controllo qualora ne faccia richiesta.
5. I registri di carico e scarico sono numerati, vidimati e gestiti con le procedure e le modalità fissate dalla normativa sui
registri IVA. Gli obblighi connessi alla tenuta dei registri di carico e scarico si intendono correttamente adempiuti anche
qualora sia utilizzata carta formato A4, regolarmente numerata. I registri sono numerati e vidimati dalle Camere di
commercio territorialmente competenti.
6. La disciplina di carattere nazionale relativa ai registri di carico e scarico è quella di cui al decreto del Ministro
dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 148, come modificato dal comma 7.
7. Nell’Allegato C1, sezione III, lettera c), del decreto del Ministro dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 148, dopo le parole: “in
litri” la congiunzione: “e” è sostituita dalla disgiunzione: “o”.
8. I produttori di rifiuti pericolosi che non sono inquadrati in un’organizzazione di ente o impresa, sono soggetti all’obbligo
della tenuta del registro di carico e scarico e vi adempiono attraverso la conservazione, in ordine cronologico, delle copie
delle schede del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a),
relative ai rifiuti prodotti, rilasciate dal trasportatore dei rifiuti stessi.
9. Le operazioni di gestione dei centri di raccolta di cui all’articolo 183, comma 1, lettera mm), sono escluse dagli obblighi
del presente articolo limitatamente ai rifiuti non pericolosi. Per i rifiuti pericolosi la registrazione del carico e dello scarico
può essere effettuata contestualmente al momento dell’uscita dei rifiuti stessi dal centro di raccolta e in maniera
cumulativa per ciascun codice dell’elenco dei rifiuti.
191. Ordinanze contingibili e urgenti e poteri sostitutivi
1. Ferme restando le disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza, con particolare
riferimento alle disposizioni sul potere di ordinanza di cui all’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, istitutiva del
servizio nazionale della protezione civile, qualora si verifichino situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della
salute pubblica e dell’ambiente, e non si possa altrimenti provvedere, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente
della provincia ovvero il Sindaco possono emettere, nell’ambito delle rispettive competenze, ordinanze contingibili ed
urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni
vigenti, nel rispetto, comunque, delle disposizioni contenute nelle direttive dell’Unione europea, garantendo un elevato
livello di tutela della salute e dell’ambiente. Dette ordinanze sono comunicate al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro delle attività produttive, al Presidente della regione e all’ente di governo dell’ambito di cui all’articolo 201 entro tre giorni dall’emissione ed hanno efficacia per un periodo non superiore a sei mesi.
(comma così modificato dall’art. 44, comma 1, legge n. 221 del 2015)
2. Entro centoventi giorni dall’adozione delle ordinanze di cui al comma 1, il Presidente della Giunta regionale promuove
ed adotta le iniziative necessarie per garantire la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti.
In caso di inutile decorso del termine e di accertata inattività, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare diffida il Presidente della Giunta regionale a provvedere entro sessanta giorni e, in caso di protrazione dell’inerzia,
può adottare in via sostitutiva tutte le iniziative necessarie ai predetti fini.
(comma così modificato dall’art. 44, comma 2, legge n. 221 del 2015)
2-bis. All’articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013,
n. 125, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 8, le parole: “3 marzo 2014” sono sostituite dalle se-guenti: “31 dicembre 2014”;
b) dopo il comma 9 è inserito il seguente: “9-bis. Il termine finale di efficacia del contratto, come modificato
ai sensi del comma 9, è stabilito al 31 dicembre 2015. Fermo restando il predetto termine, entro il 30
giugno 2015 il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del marea vvia le procedure per
l’affidamento della concessione del servizio nel rispetto dei criteri e delle modalità di selezione disciplinati
dal codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e dalle normed ell’Unione europea di settore,
nonché dei princìpi di economicità, semplificazione, interoperabilità tra sistemi infor-matici e costante
aggiornamento tecnologico. All’attuale società conces-sionaria del SISTRI èg arantito l’indennizzo dei costi
di produzione con-suntivati sino al 31 dicembre 2015, previa valutazione di congruità del-l’Agenzia per
l’Italia digitale, nei limiti dei contributi versati dagli ope-ratori alla predettad ata”;
c) al comma 10, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: “Il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare procede, previa valutazione di congruità dell’Agenzia per l’Italia digitale, apl aga-mento
degli ulteriori costi di produzione consuntivati, fino allac oncor-renza delle risorse riassegnate nello stato di
previsione del Ministero me-desimo, al netto di quanto già versato” .
3. Le ordinanze di cui al comma 1 indicano le norme a cui si intende derogare e sono adottate su parere degli organi
tecnici o tecnico-sanitari locali, che si esprimono con specifico riferimento alle conseguenze ambientali.
4. Le ordinanze di cui al comma 1 possono essere reiterate per un periodo non superiore a 18 mesi per ogni speciale
forma di gestione dei rifiuti. Qualora ricorrano comprovate necessità, il Presidente della regione d’intesa con il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può adottare, dettando specifiche prescrizioni, le ordinanze di cui al
comma 1 anche oltre i predetti termini.
5. Le ordinanze di cui al comma 1 che consentono il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti pericolosi
sono comunicate dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare alla Commissione dell’Unione europea.
192. Divieto di abbandono
1. L’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati.
2. È altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e
sotterranee.
3. Fatta salva l’applicazione della sanzioni di cui agli articoli 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è
tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in
solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia
imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai
soggetti preposti al controllo. Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui
provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate.
4. Qualora la responsabilità del fatto illecito sia imputabile ad amministratori o rappresentanti di persona giuridica ai sensi
e per gli effetti del comma 3, sono tenuti in solido la persona giuridica ed i soggetti che siano subentrati nei diritti della
persona stessa, secondo le previsioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in materia di responsabilità
amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni.
193. Trasporto dei rifiuti
Per gli enti e le imprese che raccolgono e trasportano rifiuti e non sono obbligati o non aderiscono volontariamente al
sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lettera a), i rifiuti devono
essere accompagnati da un formulario di identificazione dal quale devono risultare almeno i seguenti dati:
(alinea così sostituito dall’art. 11, comma 12-quater, legge n. 125 del 2013)
11/10/2019 d.lgs. n. 152/2006 (T.U. ambiente)
***ATTENZIONE SEZIONE IN COSTRUZIONE **** 136/260
a) nome ed indirizzo del produttore dei rifiuti e del detentore;
b) origine, tipologia e quantità del rifiuto;
c) impianto di destinazione;
d) data e percorso dell’istradamento;
e) nome ed indirizzo del destinatario.
2. Il formulario di identificazione di cui al comma 1 deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato
dal produttore dei rifiuti e controfirmate dal trasportatore che in tal modo dà atto di aver ricevuto i rifiuti. Gli imprenditori
agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile possono delegare alla tenuta ed alla compilazione del formulario di
identificazione la cooperativa agricola di cui sono soci che abbia messo a loro disposizione un sito per il deposito
temporaneo ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera bb); con apposito decreto del Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, sentite le organizzazioni di categoria più rappresentative, possono essere previste ulteriori
modalità semplificate per la tenuta e compilazione del formulario di identificazione, nel caso in cui l’imprenditore agricolo
disponga di un deposito temporaneo presso la cooperativa agricola di cui è socio. Una copia del formulario deve rimanere
presso il produttore e le altre tre, controfirmate e datate in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal destinatario e
due dal trasportatore, che provvede a trasmetterne una al predetto produttore dei rifiuti. Le copie del formulario devono
essere conservate per cinque anni.
(comma così modificato dall’art. 29, comma 6, legge n. 221 del 2015)
3. Il trasportatore non è responsabile per quanto indicato nella Scheda SISTRI – Area movimentazione o nel formulario di
identificazione di cui al comma 1 dal produttore o dal detentore dei rifiuti e per le eventuali difformità tra la descrizione
dei rifiuti e la loro effettiva natura e consistenza, fatta eccezione per le difformità riscontrabili con la diligenza richiesta
dalla natura dell’incarico.
4. Durante la raccolta ed il trasporto i rifiuti pericolosi devono essere imballati ed etichettati in conformità alle norme
vigenti in materia di imballaggio e etichettatura delle sostanze pericolose.
5. Fatto salvo quanto previsto per i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani nel territorio della regione
Campania, tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma
2, lett. a), nonché per i comuni e le imprese di trasporto di rifiuti urbani in regioni diverse dalla regione Campania di cui
all´articolo 188-ter, comma 2, lett. e), che aderiscono al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), le
disposizioni di cui al comma 1 non si applicano al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il servizio
pubblico, né ai trasporti di rifiuti non pericolosi effettuati dal produttore dei rifiuti stessi, in modo occasionale e saltuario,
che non eccedano la quantità di trenta chilogrammi o di trenta litri, né al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal
produttore degli stessi ai centri di raccolta di cui all’articolo 183, comma 1, lett. mm). Sono considerati occasionali e
saltuari i trasporti di rifiuti, effettuati complessivamente per non più di quattro volte l’anno non eccedenti i trenta
chilogrammi o trenta litri al giorno e, comunque, i cento chilogrammi o cento litri l’anno.
6. In ordine alla definizione del modello e dei contenuti del formulario di identificazione, si applica il decreto del Ministro
dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 145.
7. I formulari di identificazione devono essere numerati e vidimati dagli uffici dell’Agenzia delle entrate o dalle Camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura o dagli uffici regionali e provinciali competenti in materia di rifiuti e devono
essere annotati sul registro Iva acquisti. La vidimazione dei predetti formulari di identificazione è gratuita e non è
soggetta ad alcun diritto o imposizione tributaria.
8. Per le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi che non aderiscono su base volontaria al
sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), il formulario di
identificazione è validamente sostituito, per i rifiuti oggetto di spedizioni transfrontaliere, dai documenti previsti dalla
normativa comunitaria di cui all’articolo 194, anche con riguardo alla tratta percorsa su territorio nazionale.
9. La scheda di accompagnamento di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, relativa
all’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura, è sostituita dalla Scheda SISTRI – Area movimentazione di cui al
decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 17 dicembre 2009 o, per le imprese che
non aderiscono su base volontaria al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis,
comma 2, lett. a), dal formulario di identificazione di cui al comma 1. Le specifiche informazioni di cui all’allegato IIIA del
decreto legislativo n. 99 del 1992 devono essere indicate nello spazio relativo alle annotazioni della medesima Scheda
SISTRI – Area movimentazione o nel formulario di identificazione. La movimentazione dei rifiuti esclusivamente all’interno
di aree private non è considerata trasporto ai fini della parte quarta del presente decreto.
9-bis. La movimentazione dei rifiuti tra fondi appartenenti alla medesima azienda agricola, ancorché effettuati
percorrendo la pubblica via, non è considerata trasporto ai fini del presente decreto qualora risulti comprovato da
elementi oggettivi ed univoci che sia finalizzata unicamente al raggiungimento del luogo di messa a dimora dei rifiuti in
deposito temporaneo e la distanza fra i fondi non sia superiore a dieci chilometri. Non è altresì considerata trasporto la
movimentazione dei rifiuti effettuata dall’imprenditore agricolo di cui all’articolo 2135 del codice civile dai propri fondi al
sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui è socio, qualora sia
finalizzata al raggiungimento del deposito temporaneo.
11/10/2019 d.lgs. n. 152/2006 (T.U. ambiente)
***ATTENZIONE SEZIONE IN COSTRUZIONE **** 137/260
(comma introdotto dall’art. 28, comma 1, legge n. 35 del 2012, poi così modificato dall’art. 52, comma2 -ter, legge n. 134
del 2012)
10. La microraccolta dei rifiuti, intesa come la raccolta di rifiuti da parte di un unico raccoglitore o trasportatore presso più
produttori o detentori svolta con lo stesso automezzo, deve essere effettuata nel più breve tempo tecnicamente possibile.
Nelle schede del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a),
relative alla movimentazione dei rifiuti, e nei formulari di identificazione dei rifiuti devono essere indicate, nello spazio
relativo al percorso, tutte le tappe intermedie previste. Nel caso in cui il percorso dovesse subire delle variazioni, nello
spazio relativo alle annotazioni deve essere indicato a cura del trasportatore il percorso realmente effettuato.
11. Gli stazionamenti dei veicoli in configurazione di trasporto, nonché le soste tecniche per le operazioni di trasbordo, ivi
compreso quelle effettuate con cassoni e dispositivi scarrabili non rientrano nelle attività di stoccaggio di cui all’articolo
183, comma 1, lettera v), purché le stesse siano dettate da esigenze di trasporto e non superino le quarantotto ore,
escludendo dal computo i giorni interdetti alla circolazione.
12. Nel caso di trasporto intermodale di rifiuti, le attività di carico e scarico, di trasbordo, nonché le soste tecniche
all’interno dei porti e degli scali ferroviari, degli interporti, impianti di terminalizzazione e scali merci non rientrano nelle
attività di stoccaggio di cui all’articolo 183, comma 1, lettera aa) purché siano effettuate nel più breve tempo possibile e
non superino comunque, salvo impossibilità per caso fortuito o per forza maggiore, il termine massimo di sei giorni a
decorrere dalla data in cui hanno avuto inizio predette attività. Ove si prospetti l’impossibilità del rispetto del predetto
termine per caso fortuito o per forza maggiore, il detentore del rifiuto ha l’obbligo di darne indicazione nello spazio
relativo alle annotazioni della medesima Scheda SISTRI – Area movimentazione e informare, senza indugio e comunque
prima della scadenza del predetto termine, il comune e la provincia territorialmente competente indicando tutti gli aspetti
pertinenti alla situazione. Ferme restando le competenze degli organi di controllo, il detentore del rifiuto dovrà adottare,
senza indugio e a propri costi e spese, tutte le iniziative opportune per prevenire eventuali pregiudizi ambientali e effetti
nocivi per la salute umana. La decorrenza del termine massimo di sei giorni resta sospesa durante il periodo in cui perduri
l’impossibilità per caso fortuito o per forza maggiore. In caso di persistente impossibilità per caso fortuito o per forza
maggiore per un periodo superiore a 30 giorni a decorrere dalla data in cui ha avuto inizio l’attività di cui al primo periodo
del presente comma, il detentore del rifiuto sarà obbligato a conferire, a propri costi e spese, i rifiuti ad un intermediario,
ad un commerciante, ad un ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti, o ad un soggetto pubblico
o privato addetto alla raccolta dei rifiuti, in conformità agli articoli 177 e 179.
13. La copia cartacea della scheda del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis,
comma 2, lett. a), relativa alla movimentazione dei rifiuti e il formulario di identificazione di cui al comma 1 costituisce
documentazione equipollente alla scheda di trasporto di cui all’articolo 7-bis del decreto legislativo 21 novembre 2005, n.
286 e al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 30 giugno 2009.
194. Spedizioni transfrontaliere
1. Le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti sono disciplinate dai regolamenti comunitari che regolano la materia, dagli
accordi bilaterali di cui agli articoli 41 e 43 del regolamento (CE) n. 1013/2006 e dal decreto di cui al comma 4.
2. Sono fatti salvi, ai sensi degli articoli 41 e 43 del regolamento (CE) n. 1013/2006 gli accordi in vigore tra lo Stato della
Città del Vaticano, la Repubblica di San Marino e la Repubblica italiana. Alle importazioni di rifiuti urbani e assimilati
provenienti dallo Stato della Città del Vaticano e dalla Repubblica di San Marino non si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 42 del predetto regolamento.
3. Fatte salve le norme che disciplinano il trasporto internazionale di merci, le imprese che effettuano il trasporto
transfrontaliero nel territorio italiano sono iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali di cui all’articolo 212. L’iscrizione
all’Albo, qualora effettuata per il solo esercizio dei trasporti transfrontalieri, non è subordinata alla prestazione delle
garanzie finanziarie di cui al comma 10 del medesimo articolo 212.
(comma così modificato dall’art. 24, comma 1, lettera d-bis), legge n. 35 del 2012, poi dall’art. 9, comma 3-terdecies,
legge n. 44 del 2012)
4. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo
economico, della salute, dell’economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti, nel rispetto delle norme del
regolamento (CE) n. 1013/2006 sono disciplinati:
a) i criteri per il calcolo degli importi minimi delle garanzie finanziarie da prestare per le spedizioni dei rifiuti,
di cui all’articolo 6 del predetto regolamento; tali garanzie sono ridotte del cinquanta per cento per le
imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, del Parlamento europeo e del Consiglio, del
19 marzo 2001, e del quaranta per cento nel caso di imprese in possesso della certificazione ambientale ai
sensi della norma Uni En Iso 14001;
b) le spese amministrative poste a carico dei notificatori ai sensi dell’articolo 29, del regolamento;
c) le specifiche modalità per il trasporto dei rifiuti negli Stati di cui al comma 2.
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5. Sino all’adozione del decreto di cui al comma 4, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto del Ministro
dell’ambiente 3 settembre 1998, n. 370.
6. Ai sensi e per gli effetti del regolamento (CE) n. 1013/2006:
a) le autorità competenti di spedizione e di destinazione sono le regioni e le province autonome;
b) l’autorità di transito è il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;
c) corrispondente è il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
7. Le regioni e le province autonome comunicano le informazioni di cui all’articolo 56 del regolamento (CE) 1013/2006 al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per il successivo inoltro alla Commissione dell’Unione
europea, nonché, entro il 30 settembre di ogni anno, i dati, riferiti all’anno precedente, previsti dall’articolo 13, comma 3,
della Convenzione di Basilea, ratificata con legge 18 agosto 1993, n. 340.
194-bis. Semplificazione del procedimento di tracciabilità dei rifiuti e per il recupero dei contributi dovuti
per il SISTRI
(articolo introdotto dall’art. 1, comma 1135, legge n. 205 del 2017)
1. In attuazione delle disposizioni del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n.
82, e per consentire la lettura integrata dei dati riportati, gli adempimenti relativi alle modalità di compilazione e tenuta
del registro di carico e scarico e del formulario di trasporto dei rifiuti di cui agli articoli 190 e 193 del presente decreto
possono essere effettuati in formato digitale.
2. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può, sentiti il Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti, il Ministero dello sviluppo economico, l’Agenzia per l’Italia digitale e l’Unioncamere, con proprio decreto,
predisporre il formato digitale degli adempimenti di cui al comma 1.
3. è consentita la trasmissione della quarta copia del formulario di trasporto dei rifiuti prevista dal comma 2 dell’articolo
193, anche mediante posta elettronica certificata.
4. Al contributo previsto dall’articolo 7 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare 30 marzo 2016, n. 78, si applicano i termini di prescrizione ordinaria previsti dall’articolo 2946 del
codice civile.
5. Per il recupero dei contributi per il SISTRI dovuti e non corrisposti e delle richieste di rimborso o di conguaglio da parte
di utenti del SISTRI, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare stabilisce, con proprio decreto di
natura non regolamentare, una o più procedure, nel rispetto dei seguenti criteri:
a) comunicazione di avvio del procedimento con l’invio del sollecito di pagamento, prima di procedere alla
riscossione coattiva del credito vantato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
per i contributi per il SISTRI dovuti e non corrisposti o corrisposti parzialmente;
b) determinazione unitaria del debito o del credito, procedendo alla compensazione dei crediti maturati a
titolo di rimborso con quanto dovuto a titolo di contributo;
c) previsione di modalità semplificate per la regolarizzazione della posizione contributiva degli utenti
obbligati al pagamento dei contributi per il SISTRI, fino all’annualità in corso alla data di entrata in vigore
della presente disposizione, che non vi abbiano provveduto o vi abbiano provveduto parzialmente, mediante
ravvedimento operoso, acquiescenza o accertamento concordato in contraddittorio;
d) definizione di strumenti di conciliazione giudiziale, al fine di favorire il raggiungimento di accordi, in sede
processuale, tra il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e gli utenti del SISTRI per i
profili inerenti al pagamento o al rimborso dei contributi per il SISTRI.
6. L’esperimento delle procedure di cui al comma 2 del presente articolo determina, all’esito della regolarizzazione della
posizione contributiva, l’estinzione della sanzione di cui all’articolo 260-bis, comma 2, e non comporta il pagamento di
interessi.
Capo II – Competenze
195. Competenze dello stato
1. Ferme restando le ulteriori competenze statali previste da speciali disposizioni, anche contenute nella parte quarta del
presente decreto, spettano allo Stato:
a) le funzioni di indirizzo e coordinamento necessarie all’attuazione della parte quarta del presente decreto,
da esercitare ai sensi dell’articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, nei limiti di quanto stabilito
dall’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131;
b) la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti;
b-bis): la definizione di linee guida, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo
11/10/2019 d.lgs. n. 152/2006 (T.U. ambiente)
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28 agosto 1997, n. 281, sui contenuti minimi delle autorizzazioni rilasciate ai sensi degli artt. 208, 215 e
216;
b-ter) la definizione di linee guida, sentita la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, per le attività di recupero energetico dei rifiuti;
c) l’individuazione delle iniziative e delle misure per prevenire e limitare, anche mediante il ricorso a forme
di deposito cauzionale sui beni immessi al consumo, la produzione dei rifiuti, nonché per ridurne la
pericolosità;
d) l’individuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti con più elevato impatto ambientale, che
presentano le maggiori difficoltà di smaltimento o particolari possibilità di recupero sia per le sostanze
impiegate nei prodotti base sia per la quantità complessiva dei rifiuti medesimi:
e) l’adozione di criteri generali per la redazione di piani di settore per la riduzione, il riciclaggio, il recupero e
l’ottimizzazione dei flussi di rifiuti;
f) l’individuazione, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni, degli impianti di recupero e di
smaltimento di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del paese;
l’individuazione è operata, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, a mezzo di un programma, adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri su proposta del Ministro dell ‘ambiente e della tutela del territorio, e inserito nel Documento di
programmazione economico-finanziaria, con indicazione degli stanziamenti necessari per la loro
realizzazione. Nell’individuare le infrastrutture e gli insediamenti strategici di cui al presente comma il
Governo procede secondo finalità di riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale. Il
Governo indica nel disegno di legge finanziaria ai sensi dell’articolo 11, comma 3, lettera i-ter), della legge 5
agosto 1978, n. 468, le risorse necessarie, anche ai fini dell’erogazione dei contributi compensativi a favore
degli enti locali, che integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati allo scopo disponibili;
g) la definizione, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni, di un piano nazionale di
comunicazione e di conoscenza ambientale. La definizione è operata, sentita la Conferenza unificata di cui
all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, a mezzo di un Programma, formulato con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, inserito nel Documento di programmazione economico-finanziaria, con indicazione
degli stanziamenti necessari per la realizzazione;
h) l’indicazione delle misure atte ad incoraggiare la razionalizzazione della raccolta, della cernita e del
riciclaggio dei rifiuti;
i) l’individuazione delle iniziative e delle azioni, anche economiche, per favorire il riciclaggio e il recupero dai
rifiuti, nonché per promuovere il mercato dei materiali recuperati dai rifiuti ed il loro impiego da parte delle
pubbliche amministrazioni e dei soggetti economici, anche ai sensi dell’articolo 52, comma 56, lettera a),
della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare 8 maggio 2003, n. 203;
l) l’individuazione di obiettivi di qualità dei servizi di gestione dei rifiuti;
m) la determinazione di criteri generali, differenziati per i rifiuti urbani e per i rifiuti speciali, ai fini della
elaborazione dei piani regionali di cui all’articolo 199 con particolare riferimento alla determinazione,
d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, delle
linee guida per la individuazione degli Ambiti territoriali ottimali, da costituirsi ai sensi dell’articolo 200, e per
il coordinamento dei piani stessi;
n) la determinazione, relativamente all’assegnazione della concessione del servizio per la gestione integrata
dei rifiuti, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, delle linee guida per la definizione delle gare d’appalto, ed in particolare dei requisiti di ammissione
delle imprese, e dei relativi capitolati, anche con riferimento agli elementi economici relativi agli impianti
esistenti;
o) la determinazione, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, delle linee guida inerenti le forme ed i modi della cooperazione fra gli enti locali, anche
con riferimento alla riscossione della tariffa sui rifiuti urbani ricadenti nel medesimo ambito territoriale
ottimale, secondo criteri di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità:
p) l’indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli
impianti di smaltimento dei rifiuti;
q) l’indicazione dei criteri generali, ivi inclusa l’emanazione di specifiche linee guida, per l’organizzazione e
l’attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani;
r) la determinazione, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, delle linee guida, dei criteri generali e degli standard di bonifica dei siti inquinati,
nonché la determinazione dei criteri per individuare gli interventi di bonifica che, in relazione al rilievo
dell’impatto sull’ambiente connesso all’estensione dell’area interessata, alla quantità e pericolosità degli
inquinanti presenti, rivestono interesse nazionale;
s) la determinazione delle metodologie di calcolo e la definizione di materiale riciclato per l’attuazione
dell’articolo 196, comma 1, lettera p);
t) l’adeguamento della parte quarta del presente decreto alle direttive, alle decisioni ed ai regolamenti
dell’Unione europea.
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2. Sono inoltre di competenza dello Stato:
a) l’indicazione dei criteri e delle modalità di adozione, secondo principi di unitarietà, compiutezza e
coordinamento, delle norme tecniche per la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi e di specifiche tipologie
di rifiuti, con riferimento anche ai relativi sistemi di accreditamento e di certificazione ai sensi dell’articolo
178, comma 5;
b) l’adozione delle norme e delle condizioni per l’applicazione delle procedure semplificate di cui agli articoli
214, 215 e 216, ivi comprese le linee guida contenenti la specificazione della relazione da allegare alla
comunicazione prevista da tali articoli;
c) la determinazione dei limiti di accettabilità e delle caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche di talune
sostanze contenute nei rifiuti in relazione a specifiche utilizzazioni degli stessi;
d) la determinazione e la disciplina delle attività di recupero dei prodotti di amianto e dei beni e dei prodotti
contenenti amianto, mediante decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con il Ministro della salute e con il Ministro delle attività produttive;
e) la determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l’assimilazione, ai fini della raccolta e dello
smaltimento, dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare e del mare, d’intesa con il Ministro dello sviluppo economico, sono definiti, entro
novanta giorni, i criteri per l’assimilabilità ai rifiuti urbani;
(lettera così modificata da ultimo dall’art. 14, comma 46, legge n. 214 del 2011)
f) la definizione dei metodi, delle procedure e degli standard per il campionamento e l’analisi dei rifiuti;
g) la determinazione dei requisiti e delle capacità tecniche e finanziarie per l’esercizio delle attività di
gestione dei rifiuti, ivi compresi i criteri generali per la determinazione delle garanzie finanziarie in favore
delle regioni, con particolare riferimento a quelle dei soggetti obbligati all’iscrizione all’Albo di cui all’articolo
212, secondo la modalità di cui al comma 9 dello stesso articolo;
h) la definizione del modello e dei contenuti del formulario di cui all’articolo 193 e la regolamentazione del
trasporto dei rifiuti;
i) l’individuazione delle tipologie di rifiuti che per comprovate ragioni tecniche, ambientali ed economiche
possono essere smaltiti direttamente in discarica;
l) l’adozione di un modello uniforme del registro di cui all’articolo 190 e la definizione delle modalità di
tenuta dello stesso, nonché l’individuazione degli eventuali documenti sostitutivi del registro stesso;
m) l’individuazione dei rifiuti elettrici ed elettronici, di cui all’articolo 227, comma 1, lettera a);
n) l’aggiornamento degli Allegati alla parte quarta del presente decreto;
o) l’adozione delle norme tecniche, delle modalità e delle condizioni di utilizzo del prodotto ottenuto
mediante compostaggio, con particolare riferimento all’utilizzo agronomico come fertilizzante, ai sensi del
decreto legislativo29 aprile 2010, n. 75, e del prodotto di qualità ottenuto mediante compostaggio da rifiuti
organici selezionati alla fonte con raccolta differenziata;
p) l’autorizzazione allo smaltimento di rifiuti nelle acque marine, in conformità alle disposizioni stabilite dalle
norme comunitarie e dalle convenzioni internazionali vigenti in materia, rilasciata dal Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare, su proposta dell’autorità marittima nella cui zona di competenza si
trova il porto più vicino al luogo dove deve essere effettuato lo smaltimento ovvero si trova il porto da cui
parte la nave con il carico di rifiuti da smaltire;
q) l’individuazione della misura delle sostanze assorbenti e neutralizzanti, previamente testate da università
o istituti specializzati, di cui devono dotarsi gli impianti destinati allo stoccaggio, ricarica, manutenzione,
deposito e sostituzione di accumulatori, al fine di prevenire l’inquinamento del suolo, del sottosuolo e di
evitare danni alla salute e all’ambiente derivanti dalla fuoriuscita di acido, tenuto conto della dimensione
degli impianti, del numero degli accumulatori e del rischio di sversamento connesso alla tipologia
dell’attività esercitata;
r) l’individuazione e la disciplina, nel rispetto delle norme comunitarie ed anche in deroga alle disposizioni
della parte quarta del presente decreto, di forme di semplificazione degli adempimenti amministrativi per la
raccolta e il trasporto di specifiche tipologie di rifiuti destinati al recupero e conferiti direttamente dagli
utenti finali dei beni che originano i rifiuti ai produttori, ai distributori, a coloro che svolgono attività di
istallazione e manutenzione presso le utenze domestiche dei beni stessi o ad impianti autorizzati alle
operazioni di recupero di cui alle voci R2, R3, R4, R5, R6 e R9 dell’Allegato C alla parte quarta del presente
decreto, da adottarsi con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro tre
mesi dalla data di entrata in vigore della presente disciplina;
s) la riorganizzazione del Catasto dei rifiuti;
t) predisposizione di linee guida per l’individuazione di una codifica omogenea per le operazioni di recupero
e smaltimento da inserire nei provvedimenti autorizzativi da parte delle autorità competenti, anche in
conformità a quanto disciplinato in materia dalla direttiva 2008/12/CE, e sue modificazioni;
u) individuazione dei contenuti tecnici minimi da inserire nei provvedimenti autorizzativi di cui agli articoli
208, 209, 211;
v) predisposizione di linee guida per l’individuazione delle procedure analitiche, dei criteri e delle
metodologie per la classificazione dei rifiuti pericolosi ai sensi dell’allegato D della parta quarta del presente
decreto.
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3. Salvo che non sia diversamente disposto dalla parte quarta del presente decreto, le funzioni di cui ai comma 1 sono
esercitate ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di concerto con i Ministri delle attività produttive, della salute e dell’interno, sentite la Conferenza unificata di
cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
4. Salvo che non sia diversamente disposto dalla parte quarta del presente decreto, le norme regolamentari e tecniche di
cui al comma 2 sono adottate, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con decreti del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle attività produttive, della salute
e dell’interno, nonché, quando le predette norme riguardino i rifiuti agricoli ed il trasporto dei rifiuti, di concerto,
rispettivamente, con i Ministri delle politiche agricole e forestali e delle infrastrutture e dei trasporti.
5. Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, ai fini della sorveglianza e dell’accertamento
degli illeciti in violazione della normativa in materia di rifiuti nonché della repressione dei traffici illeciti e degli smaltimenti
illegali dei rifiuti provvedono il Comando carabinieri tutela ambiente (C.C.T.A.) e il Corpo delle Capitanerie di porto; può
altresì intervenire il Corpo forestale dello Stato e possono concorrere la Guardia di finanza e la Polizia di Stato.
196. Competenze delle regioni
1. Sono di competenza delle regioni, nel rispetto dei principi previsti dalla normativa vigente e dalla parte quarta del
presente decreto, ivi compresi quelli di cui all’articolo 195:
a) la predisposizione, l’adozione e l’aggiornamento, sentiti le province, i comuni e le Autorità d’ambito, dei
piani regionali di gestione dei rifiuti, di cui all’articolo 199;
b) la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresa la raccolta differenziata dei rifiuti
urbani, anche pericolosi, secondo un criterio generale di separazione dei rifiuti di provenienza alimentare e
degli scarti di prodotti vegetali e animali o comunque ad alto tasso di umidità dai restanti rifiuti;
c) l’elaborazione, l’approvazione e l’aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate di propria
competenza;
d) l’approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione di rifiuti, anche pericolosi, e l’autorizzazione
alle modifiche degli impianti esistenti, fatte salve le competenze statali di cui all’articolo 195, comma 1,
lettera f), e di cui all’articolo 7, comma 4-bis;
(lettera così sostituita dall’art. 12 del d.lgs. n. 46 del 2014)
e) l’autorizzazione all’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero di rifiuti, anche pericolosi, fatte
salve le competenze statali di cui all’articolo 7, comma 4-bis;
(lettera così sostituita dall’art. 12 del d.lgs. n. 46 del 2014)
f) le attività in materia di spedizioni transfrontaliere dei rifiuti che il regolamento (CEE) n. 259/93 del 1°
febbraio 1993 attribuisce alle autorità competenti di spedizione e di destinazione;
g) la delimitazione, nel rispetto delle linee guida generali di cui all’articolo 195, comma 1, lettera m), degli
ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e assimilali;
h) la redazione di linee guida ed i criteri per la predisposizione e l’approvazione dei progetti di bonifica e di
messa in sicurezza, nonché l’individuazione delle tipologie di progetti non soggetti ad autorizzazione, nel
rispetto di quanto previsto all’articolo 195, comma 1, lettera r):
i) la promozione della gestione integrata dei rifiuti;
l) l’incentivazione alla riduzione della produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi;
m) la specificazione dei contenuti della relazione da allegare alla comunicazione di cui agli articoli 214, 215,
e 216, nel rispetto di linee guida elaborate ai sensi dell’articolo 195, comma 2, lettera b);
n) la definizione di criteri per l’individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla
localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali indicati
nell’articolo 195, comma 1, lettera p);
o) la definizione dei criteri per l’individuazione dei luoghi o impianti idonei allo smaltimento e la
determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all’articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni
speciali per rifiuti di tipo particolare;
p) l’adozione, sulla base di metodologia di calcolo e di criteri stabiliti da apposito decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle attività produttive e della
salute, sentito il Ministro per gli affari regionali, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della parte quarta del presente decreto, delle disposizioni occorrenti affinché gli enti pubblici e le
società a prevalente capitale pubblico, anche di gestione dei servizi, coprano il proprio fabbisogno annuale
di manufatti e beni, indicati nel medesimo decreto, con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato
non inferiore al 30 per cento del fabbisogno medesimo. A tal fine i predetti soggetti inseriscono nei bandi di
gara o di selezione per l’aggiudicazione apposite clausole di preferenza, a parità degli altri requisiti e
condizioni. Sino all’emanazione del predetto decreto continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto
del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 maggio 2003, n. 203, e successive
circolari di attuazione. Restano ferme, nel frattempo, le disposizioni regionali esistenti.
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2. Per l’esercizio delle funzioni di cui al comma 1 le regioni si avvalgono anche delle Agenzie regionali per la protezione
dell’ambiente.
3. Le regioni privilegiano la realizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti in aree industriali,
compatibilmente con le caratteristiche delle aree medesime, incentivando le iniziative di autosmaltimento. Tale
disposizione non si applica alle discariche.
197. Competenze delle province
1. In attuazione dell’articolo 19 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, alle province competono in linea generale
le funzioni amministrative concernenti la programmazione ed organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a
livello provinciale, da esercitarsi con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, ed in
particolare:
a) il controllo e la verifica degli interventi di bonifica ed il monitoraggio ad essi conseguenti;
b) il controllo periodico su tutte le attività di gestione, di intermediazione e di commercio dei rifiuti, ivi
compreso l’accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto;
c) la verifica ed il controllo dei requisiti previsti per l’applicazione delle procedure semplificate, con le
modalità di cui agli articoli 214, 215, e 216;
d) l’individuazione, sulla base delle previsioni del piano territoriale di coordinamento di cui all’articolo 20,
comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove già adottato, e delle previsioni di cui
all’articolo 199, comma 3, lettere d) e h), nonché sentiti l’ente di governo dell’ambito ed i comuni, delle
zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla
localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti.
2. Ai fini dell’esercizio delle proprie funzioni le province possono avvalersi, mediante apposite convenzioni, di organismi
pubblici, ivi incluse le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA), con specifiche esperienze e competenze
tecniche in materia, fermo restando quanto previsto dagli articoli 214, 215 e 216 in tema di procedure semplificate.
3. Gli addetti al controllo sono autorizzati ad effettuare ispezioni, verifiche e prelievi di campioni all’interno di stabilimenti,
impianti o imprese che producono o che svolgono attività di gestione dei rifiuti. Il segreto industriale non può essere
opposto agli addetti al controllo, che sono, a loro volta, tenuti all’obbligo della riservatezza ai sensi della normativa
vigente.
4. Il personale appartenente al Comando carabinieri tutela ambiente (C.C.T.A.) è autorizzato ad effettuare le ispezioni e le
verifiche necessarie ai fini dell’espletamento delle funzioni di cui all’articolo 8 della legge 8 luglio 1986, n. 349, istitutiva
del Ministero dell’ambiente.
5. Nell’ambito delle competenze di cui al comma 1, le province sottopongono ad adeguati controlli periodici gli enti e le
imprese che producono rifiuti pericolosi, le imprese che raccolgono e trasportano rifiuti a titolo professionale, gli
stabilimenti e le imprese che smaltiscono o recuperano rifiuti, curando, in particolare, che vengano effettuati adeguati
controlli periodici sulle attività sottoposte alle procedure semplificate di cui agli articoli 214, 215, e 216 e che i controlli
concernenti la raccolta ed il trasporto di rifiuti pericolosi riguardino, in primo luogo, l’origine e la destinazione dei rifiuti.
5-bis. Le province, nella programmazione delle ispezioni e controlli di cui al presente articolo, possono tenere conto, nella
determinazione della frequenza degli stessi, delle registrazioni ottenute dai destinatari nell’ambito del sistema comunitario
di ecogestione e audit (EMAS).
6. Restano ferme le altre disposizioni vigenti in materia di vigilanza e controllo previste da disposizioni speciali.
198. Competenze dei comuni
1. I comuni concorrono, nell’ambito delle attività svolte a livello degli ambiti territoriali ottimali di cui all’articolo 200 e con
le modalità ivi previste, alla gestione dei rifiuti urbani ed assimilati. Sino all’inizio delle attività del soggetto aggiudicatario
della gara ad evidenza pubblica indetta dall’ente di governo dell’ambito ai sensi dell’articolo 202, i comuni continuano la
gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento in regime di privativa nelle forme di cui all’articolo
113, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
2. I comuni concorrono a disciplinare la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti che, nel rispetto dei principi di
trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità e in coerenza con i piani d’ambito adottati ai sensi dell’articolo 201,
comma 3, stabiliscono in particolare:
a) le misure per assicurare la tutela igienico-sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani;
b) le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani;
c) le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani ed assimilati al
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fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi;
d) le norme atte a garantire una distinta ed adeguata gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei rifiuti da
esumazione ed estumulazione di cui all’articolo 184, comma 2, lettera f);
e) le misure necessarie ad ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di
imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando standard minimi da rispettare;
f) le modalità di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero e allo smaltimento;
g) l’assimilazione, per qualità e quantità, dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, secondo i criteri di
cui all’articolo 195, comma 2, lettera e), ferme restando le definizioni di cui all’articolo 184, comma 2,
lettere c) e d).
3. I comuni sono tenuti a fornire alla regione, alla provincia ed alle Autorità d’ambito tutte le informazioni sulla gestione
dei rifiuti urbani da esse richieste.
4. I comuni sono altresì tenuti ad esprimere il proprio parere in ordine all’approvazione dei progetti di bonifica dei siti
inquinati rilasciata dalle regioni.
Capo III – Servizio di gestione integrata dei rifiuti
199. Piani regionali
1. Le regioni, sentite le province, i comuni e, per quanto riguarda i rifiuti urbani, le Autorità d’ambito di cui all’articolo 201,
nel rispetto dei principi e delle finalità di cui agli articoli 177, 178, 179, 180, 181, 182 e 182-bis ed in conformità ai criteri
generali stabiliti dall’articolo 195, comma 1, lettera m), ed a quelli previsti dal presente articolo, predispongono e
adottano piani regionali di gestione dei rifiuti. Per l’approvazione dei piani regionali si applica la procedura di cui alla Parte
II del presente decreto in materia di VAS. Presso i medesimi uffici sono inoltre rese disponibili informazioni relative alla
partecipazione del pubblico al procedimento e alle motivazioni sulle quali si è fondata la decisione, anche in relazione alle
osservazioni scritte presentate.
2. I piani di gestione dei rifiuti di cui al comma 1 comprendono l’analisi della gestione dei rifiuti esistente nell’ambito
geografico interessato, le misure da adottare per migliorare l’efficacia ambientale delle diverse operazioni di gestione dei
rifiuti, nonché una valutazione del modo in cui i piani contribuiscono all’attuazione degli obiettivi e delle disposizioni della
parte quarta del presente decreto.
3. I piani regionali di gestione dei rifiuti prevedono inoltre:
a) tipo, quantità e fonte dei rifiuti prodotti all’interno del territorio, suddivisi per ambito territoriale ottimale
per quanto riguarda i rifiuti urbani, rifiuti che saranno prevedibilmente spediti da o verso il territorio
nazionale e valutazione dell’evoluzione futura dei flussi di rifiuti, nonché la fissazione degli obiettivi di
raccolta differenziata da raggiungere a livello regionale, fermo restando quanto disposto dall’articolo 205;
b) i sistemi di raccolta dei rifiuti e impianti di smaltimento e recupero esistenti, inclusi eventuali sistemi
speciali per oli usati, rifiuti pericolosi o flussi di rifiuti disciplinati da una normativa comunitaria specifica;
c) una valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta, della chiusura degli impianti esistenti per i
rifiuti, di ulteriori infrastrutture per gli impianti per i rifiuti in conformità del principio di autosufficienza e
prossimità di cui agli articoli 181, 182 e 182-bis e se necessario degli investimenti correlati;
d) informazioni sui criteri di riferimento per l’individuazione dei siti e la capacità dei futuri impianti di
smaltimento o dei grandi impianti di recupero, se necessario;
e) politiche generali di gestione dei rifiuti, incluse tecnologie e metodi di gestione pianificata dei rifiuti, o
altre politiche per i rifiuti che pongono problemi particolari di gestione;
f) la delimitazione di ogni singolo ambito territoriale ottimale sul territorio regionale, nel rispetto delle linee
guida di cui all’articolo 195, comma 1, lettera m);
g) il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani
secondo criteri di trasparenza, efficacia, efficienza, economicità e autosufficienza della gestione dei rifiuti
urbani non pericolosi all’interno di ciascuno degli ambiti territoriali ottimali di cui all’articolo 200, nonché ad
assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di
favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti;
h) la promozione della gestione dei rifiuti per ambiti territoriali ottimali, attraverso strumenti quali una
adeguata disciplina delle incentivazioni, prevedendo per gli ambiti più meritevoli, tenuto conto delle risorse
disponibili a legislazione vigente, una maggiorazione di contributi; a tal fine le regioni possono costituire nei
propri bilanci un apposito fondo;
i) la stima dei costi delle operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti urbani;
l) i criteri per l’individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli
impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti nonché per l’individuazione dei luoghi o impianti adatti allo
smaltimento dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali di cui all’articolo 195, comma 1, lettera p);
m) le iniziative volte a favorire, il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dai rifiuti di materiale ed energia, ivi
incluso il recupero e lo smaltimento dei rifiuti che ne derivino;
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n) le misure atte a promuovere la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei
rifiuti urbani:
o) la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all’articolo 195, comma 2, lettera a), di
disposizioni speciali per specifiche tipologie di rifiuto;
p) le prescrizioni in materia di prevenzione e gestione degli imballaggi e rifiuti di imballaggio di cui
all’articolo 225, comma 6;
q) il programma per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica di cui all’articolo 5 del
decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36;
r) un programma di prevenzione della produzione dei rifiuti, elaborato sulla base del programma nazionale
di prevenzione dei rifiuti di cui all’art. 180, che descriva le misure di prevenzione esistenti e fissi ulteriori
misure adeguate. Il programma fissa anche gli obiettivi di prevenzione. Le misure e gli obiettivi sono
finalizzati a dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Il
programma deve contenere specifici parametri qualitativi e quantitativi per le misure di prevenzione al fine
di monitorare e valutare i progressi realizzati, anche mediante la fissazione di indicatori.
4. Il piano di gestione dei rifiuti può contenere, tenuto conto del livello e della copertura geografica dell’area oggetto di
pianificazione, i seguenti elementi:
a) aspetti organizzativi connessi alla gestione dei rifiuti;
b) valutazione dell’utilità e dell’idoneità del ricorso a strumenti economici e di altro tipo per la soluzione di
problematiche riguardanti i rifiuti, tenuto conto della necessità di continuare ad assicurare il buon
funzionamento del mercato interno;
c) campagne di sensibilizzazione e diffusione di informazioni destinate al pubblico in generale o a specifiche
categorie di consumatori.
5. Il piano regionale di gestione dei rifiuti è coordinato con gli altri strumenti di pianificazione di competenza regionale
previsti dalla normativa vigente.
6. Costituiscono parte integrante del piano regionale i piani per la bonifica delle aree inquinate che devono prevedere:
a) l’ordine di priorità degli interventi, basato su un criterio di valutazione del rischio elaborato dall’Istituto
Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA);
b) l’individuazione dei siti da bonificare e delle caratteristiche generali degli inquinamenti presenti;
c) le modalità degli interventi di bonifica e risanamento ambientale, che privilegino prioritariamente
l’impiego di materiali provenienti da attività di recupero di rifiuti urbani;
d) la stima degli oneri finanziari;
e) le modalità di smaltimento dei materiali da asportare.
7. L’approvazione del piano regionale o il suo adeguamento è requisito necessario per accedere ai finanziamenti nazionali.
8. La regione approva o adegua il piano entro il 12 dicembre 2013. Fino a tale momento, restano in vigore i piani
regionali vigenti.
9. In caso di inutile decorso del termine di cui al comma 8 e di accertata inattività nell’approvare o adeguare il piano, il
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e tutela del territorio e del mare, ai sensi
dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, diffida gli organi regionali competenti a
provvedere entro un congruo termine e, in caso di ulteriore inerzia, adotta, in via sostitutiva, i provvedimenti necessari
alla elaborazione e approvazione o adeguamento del piano regionale.
10. Le regioni, sentite le province interessate, d’intesa tra loro o singolarmente, per le finalità di cui alla parte quarta del
presente decreto provvedono alla valutazione della necessità dell’aggiornamento del piano almeno ogni sei anni, nonché
alla programmazione degli interventi attuativi occorrenti in conformità alle procedure e nei limiti delle risorse previste
dalla normativa vigente.
11. Le regioni e le province autonome comunicano tempestivamente al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare l’adozione o la revisione dei piani di gestione e dei programmi di prevenzione dei rifiuti di cui al presente
articolo, al fine del successivo invio degli stessi alla Commissione europea.
12. Le regioni e le province autonome assicurano, attraverso propria deliberazione, la pubblicazione annuale nel proprio
sito web di tutte le informazioni utili a definire lo stato di attuazione dei piani regionali e dei programmi di cui al presente
articolo.
(comma così sostituito dall’art. 29, comma 4, legge n. 221 del 2015)
12-bis. L’attività di vigilanza sulla gestione dei rifiuti è garantita almeno dalla fruibilità delle seguenti informazioni:
(comma introdotto dall’art. 29, comma 4, legge n. 221 del 2015)
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a) produzione totale e pro capite dei rifiuti solidi urbani suddivisa per ambito territoriale ottimale, se
costituito, ovvero per ogni comune;
b) percentuale di raccolta differenziata totale e percentuale di rifiuti effettivamente riciclati;
c) ubicazione, proprietà, capacità nominale autorizzata e capacità tecnica delle piattaforme per il
conferimento dei materiali raccolti in maniera differenziata, degli impianti di selezione del multimateriale,
degli impianti di trattamento meccanico-biologico, degli impianti di compostaggio, di ogni ulteriore tipo di
impianto destinato al trattamento di rifiuti solidi urbani indifferenziati e degli inceneritori e coinceneritori;
d) per ogni impianto di trattamento meccanico-biologico e per ogni ulteriore tipo di impianto destinato al
trattamento di rifiuti solidi urbani indifferenziati, oltre a quanto previsto alla lettera c), quantità di rifiuti in
ingresso e quantità di prodotti in uscita, suddivisi per codice CER;
e) per gli inceneritori e i coinceneritori, oltre a quanto previsto alla lettera c), quantità di rifiuti in ingresso,
suddivisi per codice CER;
f) per le discariche, ubicazione, proprietà, autorizzazioni, capacità volumetrica autorizzata, capacità
volumetrica residua disponibile e quantità di materiale ricevuto suddiviso per codice CER, nonché quantità
di percolato prodotto.
13. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica
200. Organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani
1. La gestione dei rifiuti urbani è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali, di seguito anche denominati ATO,
delimitati dal piano regionale di cui all’articolo 199, nel rispetto delle linee guida di cui all’articolo 195, comma 1, lettere
m), n) ed o), e secondo i seguenti criteri:
a) superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti;
b) conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici,
tecnici e sulla base delle ripartizioni politico-amministrative;
c) adeguata valutazione del sistema stradale e ferroviario di comunicazione al fine di ottimizzare i trasporti
all’interno dell’ATO;
d) valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti;
e) ricognizione di impianti di gestione di rifiuti già realizzati e funzionanti;
f) considerazione delle precedenti delimitazioni affinché i nuovi ATO si discostino dai precedenti solo sulla
base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità.
2. Le regioni, sentite le province ed i comuni interessati, nell’ambito delle attività di programmazione e di pianificazione di
loro competenza, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto,
provvedono alla delimitazione degli ambiti territoriali ottimali, nel rispetto delle linee guida di cui all’articolo 195, comma
1, lettera m). Il provvedimento è comunicato alle province ed ai comuni interessati.
3. Le regioni interessate, d’intesa tra loro, delimitano gli ATO qualora essi siano ricompresi nel territorio di due o più
regioni.
4. Le regioni disciplinano il controllo, anche in forma sostitutiva, delle operazioni di gestione dei rifiuti, della funzionalità
dei relativi impianti e del rispetto dei limiti e delle prescrizioni previsti dalle relative autorizzazioni.
5. Le città o gli agglomerati di comuni, di dimensioni maggiori di quelle medie di un singolo ambito, possono essere
suddivisi tenendo conto dei criteri di cui al comma 1.
6. I singoli comuni entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma 2 possono presentare motivate e documentate
richieste di modifica all’assegnazione ad uno specifico ambito territoriale e di spostamento in un ambito territoriale
diverso, limitrofo a quello di assegnazione.
7. Le regioni possono adottare modelli alternativi o in deroga al modello degli Ambiti Territoriali Ottimali laddove
predispongano un piano regionale dei rifiuti che dimostri la propria adeguatezza rispetto agli obiettivi strategici previsti
dalla normativa vigente, con particolare riferimento ai criteri generali e alle linee guida riservati, in materia, allo Stato ai
sensi dell’articolo 195.
201. Disciplina del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani
(abrogato dall’art. 186-bis della legge n. 191 del 2009, come modificato dall’art. 13, comma 2, della legge n. 14 del 2012)
202. Affidamento del servizio
1. L’Autorità d’ambito aggiudica il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani mediante gara disciplinata dai principi e
dalle disposizioni comunitarie secondo la disciplina vigente in tema di affidamento dei servizi pubblici locali, [in conformità
ai criteri di cui all’articolo 113, comma 7, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché con riferimento
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all’ammontare del corrispettivo per la gestione svolta, tenuto conto delle garanzie di caratterete cnico e delle precedenti
esperienze specifiche dei concorrenti, secondo modalità e termini definiti con decreto dal Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare nel rispetto delle competenze regionali in materia.]
(comma così modificato dall’art. 2, comma 28, d.lgs. n. 4 del 2008, poi parzialmente abrogato dall’art. 12, comma 1, del
d.P.R. n. 168 del 2010, a sua volta inefficace per l’abrogazione dell’articolo 23-bis, della legge n. 133 del 2008, da parte
del d.P.R. n. 113 del 2011, in seguito a referendum del 12-13 giugno 2011)
2. I soggetti partecipanti alla gara devono formulare, con apposita relazione tecnico-illustrativa allegata all’offerta,
proposte di miglioramento della gestione, di riduzione delle quantità di rifiuti da smaltire e di miglioramento dei fattori
ambientali, proponendo un proprio piano di riduzione dei corrispettivi per la gestione al raggiungimento di obiettivi
autonomamente definiti.
3. Nella valutazione delle proposte si terrà conto, in particolare, del peso che graverà sull’utente sia in termini economici,
sia di complessità delle operazioni a suo carico.
4. Gli impianti e le altre dotazioni patrimoniali di proprietà degli enti locali già esistenti al momento dell’assegnazione del
servizio sono conferiti in comodato ai soggetti affidatari del medesimo servizio.
5. I nuovi impianti vengono realizzati dal soggetto affidatario del servizio o direttamente, ai sensi dell’articolo 113, comma
5-ter, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove sia in possesso dei requisiti prescritti dalla normativa vigente, o
mediante il ricorso alle procedure di cui alla legge 11 febbraio 1994, n. 109, ovvero secondo lo schema della finanza di
progetto di cui agli articoli 37-bis e seguenti della predetta legge n. 109 del 1994 (ora articoli 183 e seguenti del d.lgs. n.
50 del 2016)
6. Il personale che, alla data del 31 dicembre 2005 o comunque otto mesi prima dell’affidamento del servizio, appartenga
alle amministrazioni comunali, alle aziende ex municipalizzate o consortili e alle imprese private, anche cooperative, che
operano nel settore dei servizi comunali per la gestione dei rifiuti sarà soggetto, ferma restando la risoluzione del
rapporto di lavoro, al passaggio diretto ed immediato al nuovo gestore del servizio integrato dei rifiuti, con la salvaguardia
delle condizioni contrattuali, collettive e individuali, in atto. Nel caso di passaggio di dipendenti di enti pubblici e di ex
aziende municipalizzate o consortili e di imprese private, anche cooperative, al gestore del servizio integrato dei rifiuti
urbani, si applica, ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la disciplina del trasferimento del
ramo di azienda di cui all’articolo 2112 del codice civile.
203. Schema tipo di contratto di servizio
1. I rapporti tra le Autorità d’ambito e i soggetti affidatari del servizio integrato sono regolati da contratti di servizio, da
allegare ai capitolati di gara, conformi ad uno schema tipo adottato dalle regioni in conformità ai criteri ed agli indirizzi di
cui all’articolo 195, comma 1, lettere m), n) ed o).
2. Lo schema tipo prevede:
a) il regime giuridico prescelto per la gestione del servizio;
b) l’obbligo del raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario della gestione;
c) la durata dell’affidamento, comunque non inferiore a quindici anni;
d) i criteri per definire il piano economico-finanziario per la gestione integrata del servizio;
e) le modalità di controllo del corretto esercizio del servizio;
f) i principi e le regole generali relativi alle attività ed alle tipologie di controllo, in relazione ai livelli del
servizio ed al corrispettivo, le modalità, i termini e le procedure per lo svolgimento del controllo e le
caratteristiche delle strutture organizzative all’uopo preposte;
g) gli obblighi di comunicazione e trasmissione di dati, informazioni e documenti del gestore e le relative
sanzioni;
h) le penali, le sanzioni in caso di inadempimento e le condizioni di risoluzione secondo i principi del codice
civile, diversificate a seconda della tipologia di controllo;
i) il livello di efficienza e di affidabilità del servizio da assicurare all’utenza, anche con riferimento alla
manutenzione degli impianti;
l) la facoltà di riscatto secondo i principi di cui al titolo I, capo II, del regolamento approvato con d.P.R. 4
ottobre 1986, n. 902;
m) l’obbligo di riconsegna delle opere, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali strumentali
all’erogazione del servizio in condizioni di efficienza ed in buono stato di conservazione;
n) idonee garanzie finanziarie e assicurative;
o) i criteri e le modalità di applicazione delle tariffe determinate dagli enti locali e del loro aggiornamento,
anche con riferimento alle diverse categorie di utenze;
p) l’obbligo di applicazione al personale, non dipendente da amministrazioni pubbliche, da parte del gestore
del servizio integrato dei rifiuti, del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore dell’igiene ambientale,
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stipulato dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative, anche in conformità a
quanto previsto dalla normativa in materia attualmente vigente.
3. Ai fini della definizione dei contenuti dello schema tipo di cui al comma 2, le Autorità d’ambito operano la ricognizione
delle opere ed impianti esistenti, trasmettendo alla regione i relativi dati. Le Autorità d’ambito inoltre, ai medesimi fini,
definiscono le procedure e le modalità, anche su base pluriennale, per il conseguimento degli obiettivi previsti dalla parte
quarta del presente decreto ed elaborano, sulla base dei criteri e degli indirizzi fissati dalle regioni, un piano d’ambito
comprensivo di un programma degli interventi necessari, accompagnato da un piano finanziario e dal connesso modello
gestionale ed organizzativo. Il piano finanziario indica, in particolare, le risorse disponibili, quelle da reperire, nonché i
proventi derivanti dall’applicazione della tariffa sui rifiuti per il periodo considerato.
204. Gestioni esistenti
1. I soggetti che esercitano il servizio, anche in economia, alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente
decreto, continuano a gestirlo fino alla istituzione e organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti da parte
delle Autorità d’ambito.
2. In relazione alla scadenza del termine di cui al comma 15-bis dell’articolo 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267, l’Autorità d’ambito dispone i nuovi affidamenti, nel rispetto delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente
decreto, entro nove mesi dall’entrata in vigore della medesima parte quarta.
3. Qualora l’Autorità d’ambito non provveda agli adempimenti di cui ai commi 1 e 2 nei termini ivi stabiliti, il Presidente
della Giunta regionale esercita, dandone comunicazione al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e
all’Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, i poteri sostitutivi, nominando un commissario “ad acta” che avvia
entro quarantacinque giorni le procedure di affidamento, determinando le scadenze dei singoli adempimenti
procedimentali. Qualora il commissario regionale non provveda nei termini così stabiliti, spettano al Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare i poteri sostitutivi preordinati al completamento della procedura di affidamento.
(comma dichiarato parzialmente incostituzionale daC orte costituzionale n. 249 del 2009, nella parte inc ui disciplina
l’esercizio del potere sostitutivo delP residente della Giunta regionale in tema di gestionei sistenti del servizio di gestione
dei rifiuti)
4. Alla scadenza, ovvero alla anticipata risoluzione, delle gestioni di cui al comma 1, i beni e gli impianti delle imprese già
concessionarie sono trasferiti direttamente all’ente locale concedente nei limiti e secondo le modalità previste dalle
rispettive convenzioni di affidamento.
205. Misure per incrementare la raccolta differenziata
1. Fatto salvo quanto previsto al comma 1-bis, in ogni ambito territoriale ottimale, se costituito, ovvero in ogni comune,
deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti:
(comma modificato dall’art. 21 del d.lgs. n. 205 del 2010, poi dalal’rt. 32, comma 1, legge n. 221 del 2015)
a) almeno il trentacinque per cento entro il 31 dicembre 2006;
b) almeno il quarantacinque per cento entro il 31 dicembre 2008;
c) almeno il sessantacinque per cento entro il 31 dicembre 2012.
1-bis. Nel caso in cui, dal punto di vista tecnico, ambientale ed economico, non sia realizzabile raggiungere gli obiettivi di
cui al comma 1, il comune può richiedere al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare una deroga al
rispetto degli obblighi di cui al medesimo comma 1. Verificata la sussistenza dei requisiti stabiliti al primo periodo, il
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può autorizzare la predetta deroga, previa stipula senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica di un accordo di programma tra Ministero, regione ed enti locali interessati,
che stabilisca:
a) le modalità attraverso le quali il comune richiedente intende conseguire gli obiettivi di cui all’articolo 181,
comma 1. Le predette modalità possono consistere in compensazioni con gli obiettivi raggiunti in altri
comuni;
b) la destinazione a recupero di energia della quota di rifiuti indifferenziati che residua dalla raccolta
differenziata e dei rifiuti derivanti da impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati, qualora non destinati
al recupero di materia;
c) la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, da destinare al riciclo, che il comune richiedente
si obbliga ad effettuare.
1-ter. L’accordo di programma di cui al comma precedente può stabilire obblighi, in linea con le disposizioni vigenti, per il
comune richiedente finalizzati al perseguimento delle finalità di cui alla parte quarta, titolo I, del presente decreto nonché
stabilire modalità di accertamento dell’adempimento degli obblighi assunti nell’ambito dell’accordo di programma e
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prevedere una disciplina per l’eventuale inadempimento. I piani regionali si conformano a quanto previsto dagli accordi di
programma di cui al presente articolo.
2. (abrogato)
3. Nel caso in cui, a livello di ambito territoriale ottimale se costituito, ovvero in ogni comune, non siano conseguiti gli
obiettivi minimi previsti dal presente articolo, è applicata un’addizionale del 20 per cento al tributo di conferimento dei
rifiuti in discarica a carico dei comuni che non abbiano raggiunto le percentuali previste dal comma 1 sulla base delle
quote di raccolta differenziata raggiunte nei singoli comuni.
(comma così sostituito dall’art. 32, comma 1, legge n. 221 del 2015)
3-bis. Al fine di favorire la raccolta differenziata di rifiuti urbani e assimilati, la misura del tributo di cui all’articolo 3,
comma 24, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, è modulata in base alla quota percentuale di superamento del livello di
raccolta differenziata (RD), fatto salvo l’ammontare minimo fissato dal comma 29 dell’articolo 3 della medesima legge n.
549 del 1995, secondo la tabella seguente:
Superamento del livello
di RD rispetto
alla normativa statale
Riduzione del tributo
da 0,01 per cento fino
alla percentuale inferiore
al 10 per cento
30 per cento
10 per cento
15 per cento
20 per cento
25 per cento
40 per cento
50 per cento
60 per cento
70 per cento
3-ter. Per la determinazione del tributo si assume come riferimento il valore di RD raggiunto nell’anno precedente. Il
grado di efficienza della RD è calcolato annualmente sulla base dei dati relativi a ciascun comune.
3-quater. La regione, avvalendosi del supporto tecnico-scientifico del gestore del catasto regionale dei rifiuti o di altro
organismo pubblico che già svolge tale attività, definisce, con apposita deliberazione, il metodo standard per calcolare e
verificare le percentuali di RD dei rifiuti solidi urbani e assimilati raggiunte in ogni comune, sulla base di linee guida
definite, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La regione individua i formati, i termini e le modalità di rilevamento e
trasmissione dei dati che i comuni sono tenuti a comunicare ai fini della certificazione della percentuale di RD raggiunta,
nonché le modalità di eventuale compensazione o di conguaglio dei versamenti effettuati in rapporto alle percentuali da
applicare.
3-quinquies. La trasmissione dei dati di cui al comma 3-quater è effettuata annualmente dai comuni attraverso l’adesione
al sistema informatizzato adottato per la tenuta del catasto regionale dei rifiuti. L’omessa, incompleta o inesatta
trasmissione dei dati determina l’esclusione del comune dall’applicazione della modulazione del tributo di cui al comma 3-
bis.
3-sexies. L’ARPA o l’organismo di cui al comma 3-quater provvede alla validazione dei dati raccolti e alla loro trasmissione
alla regione, che stabilisce annualmente il livello di RD relativo a ciascun comune e a ciascun ambito territoriale ottimale,
ai fini dell’applicazione del tributo.
3-septies. L’addizionale di cui al comma 3 non si applica ai comuni che hanno ottenuto la deroga di cui al comma 1-bis
oppure che hanno conseguito nell’anno di riferimento una produzione pro capite di rifiuti, come risultante dai dati forniti
dal catasto regionale dei rifiuti, inferiore di almeno il 30 per cento rispetto a quella media dell’ambito territoriale ottimale
di appartenenza, anche a seguito dell’attivazione di interventi di prevenzione della produzione di rifiuti.
3-octies. L’addizionale di cui al comma 3 è dovuta alle regioni e affluisce in un apposito fondo regionale destinato a
finanziare gli interventi di prevenzione della produzione di rifiuti previsti dai piani regionali di cui all’articolo 199, gli
incentivi per l’acquisto di prodotti e materiali riciclati di cui agli articoli 206-quater e 206-quinquies, il cofinanziamento
degli impianti e attività di informazione ai cittadini in materia di prevenzione e di raccolta differenziata.
(commi da 3-bis) a 3-octies), introdotti dall’art. 32, comma 1, legge n. 221 del 2015)
4. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività
produttive d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo B del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, vengono
stabilite la metodologia e i criteri di calcolo delle percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonché la nuova determinazione del
coefficiente di correzione di cui all’articolo 3, comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, in relazione al
conseguimento degli obiettivi di cui ai commi 1 e 2.
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5. Sino all’emanazione del decreto di cui al comma 4 continua ad applicarsi la disciplina attuativa di cui all’articolo 3,
commi da 24 a 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549.
6. Fatti salvi gli obiettivi indicati all’articolo 181, comma 1, lettera a), la cui realizzazione è valutata secondo la
metodologia scelta dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi della decisione 2011/753/UE
della Commissione, del 18 novembre 2011, le regioni tramite apposita legge [, e previa intesa con il Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare,] possono indicare maggiori obiettivi di riciclo e recupero.
(comma dichiarato parzialmente incostituzionale daC orte costituzionale n. 249 del 2009, poi così modificato dalal’rt. 32,
comma 1, legge n. 221 del 2015))
206. Accordi, contratti di programma, incentivi
1. Nel rispetto dei principi e degli obiettivi stabiliti dalle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto al fine di
perseguire la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure, con particolare riferimento alle piccole imprese, il
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare e le altre autorità competenti possono stipulare
appositi accordi e contratti di programma con enti pubblici, con imprese di settore, soggetti pubblici o privati ed
associazioni di categoria. Gli accordi ed i contratti di programma hanno ad oggetto:
a) l’attuazione di specifici piani di settore di riduzione, recupero e ottimizzazione dei flussi di rifiuti;
b) la sperimentazione, la promozione, l’attuazione e lo sviluppo di processi produttivi e distributivi e di
tecnologie pulite idonei a prevenire o ridurre la produzione dei rifiuti e la loro pericolosità e ad ottimizzare il
recupero dei rifiuti;
c) lo sviluppo di innovazioni nei sistemi produttivi per favorire metodi di produzione di beni con impiego di
materiali meno inquinanti e comunque riciclabili;
d) le modifiche del ciclo produttivo e la riprogettazione di componenti, macchine e strumenti di controllo;
e) la sperimentazione, la promozione e la produzione di beni progettati, confezionati e messi in commercio
in modo da ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti e i rischi di inquinamento;
f) la sperimentazione, la promozione e l’attuazione di attività di riutilizzo, riciclaggio e recupero di rifiuti;
g) l’adozione di tecniche per il reimpiego ed il riciclaggio dei rifiuti nell’impianto di produzione;
h) lo sviluppo di tecniche appropriate e di sistemi di controllo per l’eliminazione dei rifiuti e delle sostanze
pericolose contenute nei rifiuti; i) l’impiego da parte dei soggetti economici e dei soggetti pubblici dei
materiali recuperati dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani;
l) l’impiego di sistemi di controllo del recupero e della riduzione di rifiuti.
2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare può altresì stipulare appositi accordi e
contratti di programma con soggetti pubblici e privati o con le associazioni di categoria per:
a) promuovere e favorire l’utilizzo dei sistemi di certificazione ambientale di cui al regolamento (Cee) n.
761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 marzo 2001;
b) attuare programmi di ritiro dei beni di consumo al termine del loro ciclo di utilità ai fini del riutilizzo, del
riciclaggio e del recupero.
3. Gli accordi e i contratti di programma di cui al presente articolo non possono stabilire deroghe alla normativa
comunitaria e possono prevedere semplificazioni amministrative.
4. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare, di concerto con i Ministri dello
sviluppo economico e dell’economia e delle finanze, sono individuate le risorse finanziarie da destinarsi, sulla base di
apposite disposizioni legislative di finanziamento, agli accordi ed ai contratti di programma di cui ai commi 1 e 2 e sono
fissate le modalità di stipula dei medesimi.
5. Ai sensi della comunicazione 2002/412 del 17 luglio 2002 della Commissione delle Comunità europee è inoltre possibile
concludere accordi ambientali che la Commissione può utilizzare nell’ambito della autoregolamentazione, intesa come
incoraggiamento o riconoscimento dei medesimi accordi, oppure della coregolamentazione, intesa come proposizione al
legislatore di utilizzare gli accordi, quando opportuno.
206-bis. Vigilanza e controllo in materia di gestione dei rifiuti
1. Al fine di garantire l’attuazione delle norme di cui alla parte quarta del presente decreto con particolare riferimento alla
prevenzione della produzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti ed all’efficacia, all’efficienza ed all’economicità
della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, nonché alla tutela della salute pubblica e
dell’ambiente, èil Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare svolge, in particolare, le
seguenti funzioni:
(alinea così modificato dall’art. 29, comma 1, legge n. 221 del 2015)
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a) vigila sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
b) provvede all’elaborazione ed all’aggiornamento permanente di criteri e specifici obiettivi d’azione, nonché
alla definizione ed all’aggiornamento permanente di un quadro di riferimento sulla prevenzione e sulla
gestione dei rifiuti, anche attraverso l’elaborazione di linee guida sulle modalità di gestione dei rifiuti per
migliorarne efficacia, efficienza e qualità, per promuovere la diffusione delle buone pratiche e delle migliori
tecniche disponibili per la prevenzione, le raccolte differenziate, il riciclo e lo smaltimento dei rifiuti;
c) predispone il Programma generale di prevenzione di cui all’articolo 225 qualora il Consorzio nazionale
imballaggi non provveda nei termini previsti;
d) verifica l’attuazione del Programma generale di cui all’articolo 225 ed il raggiungimento degli obiettivi di
recupero e di riciclaggio;
e) verifica i costi di gestione dei rifiuti, delle diverse componenti dei costi medesimi e delle modalità di
gestione ed effettua analisi comparative tra i diversi ambiti di gestione, evidenziando eventuali anomalie;
f) verifica livelli di qualità dei servizi erogati;
g) predispone, un rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e ne
cura la trasmissione al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare;
g-bis) elabora i parametri per l’individuazione dei costi standard, comunque nel rispetto del procedimento di
determinazione di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, e la definizione di un
sistema tariffario equo e trasparente basato sul principio dell’ordinamento dell’Unione europea “chi inquina
paga” e sulla copertura integrale dei costi efficienti di esercizio e di investimento;
g-ter) elabora uno o più schemi tipo di contratto di servizio di cui all’articolo 203;
g-quater) verifica il rispetto dei termini di cui all’articolo 204, segnalando le inadempienze al Presidente del
Consiglio dei ministri;
g-quinquies) verifica il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’Unione europea in materia di rifiuti e
accerta il rispetto della responsabilità estesa del produttore da parte dei produttori e degli importatori di
beni.
(lettere da g-bis) a g-quinquies), aggiunti dall’art. 29, comma 1, legge n. 221 del 2015)
2. – 3. – (commi abrogati dall’art. 29, comma 1, legge n. 221 del 2015)
4. Per l’espletamento delle funzioni di vigilanza e controllo in materia di rifiuti, il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare si avvale dell’ISPRA, a tal fine utilizzando le risorse di cui al comma 6.
(comma così sostituito dall’art. 29, comma 1, legge n. 221 del 2015)
5. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare da emanarsi entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definite le modalità organizzative e di funzionamento
dell’Osservatorio, nonché gli enti e le agenzie di cui esso può avvalersi.
6. All’onere derivante dall’esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo di cui al presente articolo, pari a due milioni di
euro, aggiornato annualmente al tasso di inflazione, provvedono, tramite contributi di pari importo complessivo, il
Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all’articolo 224, i soggetti di cui all’articolo 221, comma 3, lettere a) e c) e i Consorzi
di cui agli articoli 233, 234, 235, 236 nonché quelli istituiti ai sensi degli articoli 227 e 228. Il Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare e del mare con decreto da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente
provvedimento e successivamente entro il 31 gennaio di ogni anno, determina l’entità del predetto onere da porre in capo
ai Consorzi e soggetti predetti. Dette somme sono versate dal Consorzio Nazionale Imballaggi e dagli altri soggetti e
Consorzi all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreto del Ministro dell’economia e della finanze,
ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del
mare» e conseguentemente all’articolo 170, il comma 13 è abrogato.
(comma così modificato dall’art. 29, comma 1, legge n. 221 del 2015)
206-ter. Accordi e contratti di programma per incentivare l’acquisto di prodotti derivanti da materiali post
consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi
(articolo introdotto dall’art. 23, comma 1, legge n. 221 del 2015)
1. Al fine di incentivare il risparmio e il riciclo di materiali attraverso il sostegno all’acquisto di prodotti derivanti da
materiali riciclati post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti
complessi, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, può stipulare appositi accordi e contratti di programma:
a) con le imprese che producono beni derivanti da materiali post consumo riciclati o dal recupero degli
scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, con priorità per i beni provenienti
dai rifiuti;
b) con enti pubblici;
c) con soggetti pubblici o privati;
d) con le associazioni di categoria, ivi comprese le associazioni di aziende che si occupano di riuso,
preparazione al riutilizzo e riciclaggio;
e) con associazioni senza fini di lucro, di promozione sociale nonché con imprese artigiane e imprese
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individuali;
f) con i soggetti incaricati di svolgere le attività connesse all’applicazione del principio di responsabilità
estesa del produttore.
2. Gli accordi e i contratti di programma di cui al comma 1 hanno ad oggetto:
a) l’erogazione di incentivi in favore di attività imprenditoriali di produzione di beni derivanti da materiali
post consumo riciclati o dal recupero degli scarti e deimateriali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti
complessi, con priorità per i beni provenienti dai rifiuti per i quali devono essere perseguiti obiettivi di
raccolta e riciclo nel rispetto del presente decreto e della normativa dell’Unione europea, e l’erogazione di
incentivi in favore di attività imprenditoriali di produzione e di preparazione dei materiali post consumo o
derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi per il
loro riutilizzo e di attività imprenditoriali di produzione e di commercializzazione di prodotti e componenti di
prodotti reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti;
b) l’erogazione di incentivi in favore di attività imprenditoriali di commercializzazione di aggregati riciclati
marcati CE e definiti secondo le norme UNI EN 13242:2013 e UNI EN 12620:2013, nonché di prodotti
derivanti da rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e da pneumatici fuori uso ovvero realizzati
con i materiali plastici provenienti dal trattamento dei prodotti giunti a fine vita, così come definiti dalla
norma UNI 10667-13:2013, dal post consumo o dal recupero degli scarti di produzione;
c) l’erogazione di incentivi in favore dei soggetti economici e dei soggetti pubblici che acquistano prodotti
derivanti dai materiali di cui alle lettere a) e b).
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dello sviluppo economico, di
concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e delle finanze,
individua con decreto le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente da destinare, sulla base di apposite
disposizioni legislative di finanziamento, agli accordi e ai contratti di programma di cui ai commi 1 e 2 e fissa le modalità
di stipulazione dei medesimi accordi e contratti secondo criteri che privilegino prioritariamente le attività per il riutilizzo, la
produzione o l’acquisto di beni riciclati utilizzati per la stessa finalità originaria e sistemi produttivi con il minor impatto
ambientale rispetto ai metodi tradizionali.
206-quater. Incentivi per i prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero degli scarti e dei
materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi
(articolo introdotto dall’art. 23, comma 1, legge n. 221 del 2015)
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dello sviluppo economico, di
concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e delle finanze,
stabilisce con decreto il livello degli incentivi, anche di natura fiscale, e le percentuali minime di materiale post consumo o
derivante dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi che devono essere
presenti nei manufatti per i quali possono essere erogati gli incentivi di cui all’articolo 206-ter, in considerazione sia della
materia risparmiata sia del risparmio energetico ottenuto riciclando i materiali, tenendo conto dell’intero ciclo di vita dei
prodotti. La presenza delle percentuali di materiale riciclato e riciclato post consumo o derivante dal recupero degli scarti
e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi può essere dimostrata tramite certificazioni di enti
riconosciuti. Il medesimo decreto stabilisce gli strumenti e le misure di incentivazione per il commercio e per l’acquisto di
prodotti e componenti di prodotti usati per favorire l’allungamento del ciclo di vita dei prodotti.
2. Per l’acquisto e la commercializzazione di manufatti realizzati in materiali polimerici misti riciclati, l’incentivo erogato
varia a seconda della categoria di prodotto, in base ai criteri e alle percentuali stabiliti dall’allegato L-bis alla presente
parte.
3. Gli incentivi di cui al comma 2 si applicano ai soli manufatti che impiegano materiali polimerici eterogenei da riciclo post
consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi in
misura almeno pari alle percentuali indicate dall’allegato L-bis alla presente parte. Il contenuto di materiali polimerici
eterogenei da riciclo nei manufatti di cui al presente comma deve essere garantito da idonea certificazione, sulla base
della normativa vigente.
4. Gli incentivi di cui al presente articolo possono essere fruiti nel rispetto delle regole in materia di aiuti di importanza
minore concessi dagli Stati membri dell’Unione europea in favore di talune imprese o produzioni, di cui al regolamento
(UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013.
206-quinquies. Incentivi per l’acquisto e la commercializzazione di prodotti che impiegano materiali post
consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti
complessi
(articolo introdotto dall’art. 23, comma 1, legge n. 221 del 2015)
1. Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e
con il Ministro dell’economia e delle finanze, adotta, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, un regolamento che stabilisce i criteri
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e il livello di incentivo, anche di natura fiscale, per l’acquisto di manufatti che impiegano materiali post consumo riciclati o
derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, ivi inclusi quelli
provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti diversi dal materiale polimerico.
206-sexies. Azioni premianti l’utilizzo di prodotti che impiegano materiali post consumo o derivanti dal
recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi negli interventi
concernenti gli edifici scolastici, le pavimentazioni stradali e le barriere acustiche
(articolo introdotto dall’art. 23, comma 1, legge n. 221 del 2015)
1. Le amministrazioni pubbliche, nelle more dell’adozione da parte delle regioni di specifiche norme tecniche per la
progettazione esecutiva degli interventi negli edifici scolastici, al fine di consentirne la piena fruibilità dal punto di vista
acustico, prevedono, nelle gare d’appalto per l’incremento dell’efficienza energetica delle scuole e comunque per la loro
ristrutturazione o costruzione, l’impiego di materiali e soluzioni progettuali idonei al raggiungimento dei valori indicati per i
descrittori acustici dalla norma UNI 11367:2010 e dalla norma UNI 11532:2014. Nei bandi di gara sono previsti criteri di
valutazione delle offerte ai sensi dell’articolo 83, comma 1, lettera e), del codice dei contratti pubblici relativi a lavori,
servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, con punteggi premianti
per i prodotti contenenti materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal
disassemblaggio dei prodotti complessi nelle percentuali fissate con il decreto di cui al comma 3 del presente articolo.
2. Nelle gare d’appalto per la realizzazione di pavimentazioni stradali e barriere acustiche, anche ai fini dell’esecuzione
degli interventi di risanamento acustico realizzati ai sensi del decreto del Ministro dell’ambiente 29 novembre 2000,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 6 dicembre 2000, le amministrazioni pubbliche e gli enti gestori delle
infrastrutture prevedono criteri di valutazione delle offerte ai sensi dell’articolo 83, comma 1, lettera e), del codice dei
contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive
modificazioni, con punteggi premianti per i prodotti contenenti materiali post consumo o derivanti dal recupero degli
scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi nelle percentuali fissate con i decreti di cui al
comma 3 del presente articolo.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, con uno o più decreti, anche attraverso i decreti di attuazione del Piano d’azione per la sostenibilità
ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione, di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare 11 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 dell’8 maggio 2008, definisce:
a) l’entità dei punteggi premianti e le caratteristiche dei materiali che ne beneficeranno, quali quelli indicati
all’articolo 206-ter, comma 2, lettera a), e quelli derivanti dall’utilizzo di polverino da pneumatici fuori uso;
b) i descrittori acustici da tenere in considerazione nei bandi di gara e i relativi valori di riferimento;
c) le percentuali minime di residui di produzione e di materiali post consumo o derivanti dal recupero degli
scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi che devono essere presenti nei
manufatti per i quali possono essere assegnati i punteggi premianti, in considerazione sia della materia
risparmiata sia del risparmio energetico ottenuto riutilizzando i materiali, tenendo conto dell’intero ciclo di
vita dei prodotti;
d) i materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal
disassemblaggio dei prodotti complessi che non possono essere utilizzati senza operazioni di pretrattamento
finalizzate a escludere effetti nocivi tali da provocare inquinamento ambientale o danno alla
salute umana».
207. Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti
(abrogato)
Capo IV – Autorizzazioni e iscrizioni
208. Autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti
1. I soggetti che intendono realizzare e gestire nuovi impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti, anche pericolosi,
devono presentare apposita domanda alla regione competente per territorio, allegando il progetto definitivo dell’impianto
e la documentazione tecnica prevista per la realizzazione del progetto stesso dalle disposizioni vigenti in materia
urbanistica, di tutela ambientale, di salute di sicurezza sul lavoro e di igiene pubblica. Ove l’impianto debba essere
sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi della normativa vigente, alla domanda è altresì
allegata la comunicazione del progetto all’autorità competente ai predetti fini; i termini di cui ai commi 3 e 8 restano
sospesi fino all’acquisizione della pronuncia sulla compatibilità ambientale ai sensi della parte seconda del presente
decreto.
2. Per le installazioni di cui all’articolo 6, comma 13, l’autorizzazione integrata ambientale sostituisce l’autorizzazione di cui
al presente articolo. A tal fine, in relazione alle attività di smaltimento o di recupero dei rifiuti:
(comma così sostituito dall’art. 13 del d.lgs. n. 46 del 2014)
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a) ove un provvedimento di cui al presente articolo sia stato già emanato, la domanda di autorizzazione
integrata ambientale ne riporta gli estremi;
b) se l’istanza non riguarda esclusivamente il rinnovo o l’adeguamento dell’autorizzazione all’esercizio,
prevedendo invece nuove realizzazioni o modifiche, la partecipazione alla conferenza di servizi di cui
all’articolo 29-quater, comma 5, è estesa a tutti i partecipanti alla conferenza di servizio di cui all’articolo
208, comma 3;
c) la Regione, o l’autorità da essa delegata, specifica in conferenza le garanzie finanziarie da richiedere ai
sensi dell’articolo 208, comma 11, lettera g);
d) i contenuti dell’AIA sono opportunamente integrati con gli elementi di cui all’articolo 208, comma 11;
e) le garanzie finanziarie di cui all’articolo 208, comma 11, sono prestate a favore della Regione, o
dell’autorità da essa delegata alla gestione della materia;
f) la comunicazione di cui all’articolo 208, comma 18, è effettuata dall’amministrazione che rilascia
l’autorizzazione integrata ambientale;
g) la comunicazione di cui all’articolo 208, comma 19, è effettuata dal soggetto pubblico che accerta
l’evento incidente.
3. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di cui al comma 1, la regione individua il responsabile del
procedimento e convoca apposita conferenza di servizi. Alla conferenza dei servizi partecipano, con un preavviso di
almeno 20 giorni, i responsabili degli uffici regionali competenti e i rappresentanti delle autorità d’ambito e degli enti locali
sul cui territorio è realizzato l’impianto, nonché il richiedente l’autorizzazione o un suo rappresentante al fine di acquisire
documenti, informazioni e chiarimenti. Nel medesimo termine di 20 giorni, la documentazione di cui al comma 1 è inviata
ai componenti della conferenza di servizi. La decisione della conferenza dei servizi è assunta a maggioranza e le relative
determinazioni devono fornire una adeguata motivazione rispetto alle opinioni dissenzienti espresse nel corso della
conferenza.
4. Entro novanta giorni dalla sua convocazione, la Conferenza di servizi:
a) procede alla valutazione dei progetti;
b) acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con quanto previsto
dall’articolo 177, comma 4;
c) acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente, la valutazione di compatibilità ambientale;
d) trasmette le proprie conclusioni con i relativi atti alla regione.
5. Per l’istruttoria tecnica della domanda le regioni possono avvalersi delle Agenzie regionali per la protezione
dell’ambiente.
6. Entro 30 giorni dal ricevimento delle conclusioni della Conferenza dei servizi, valutando le risultanze della stessa, la
regione, in caso di valutazione positiva del progetto, autorizza la realizzazione e la gestione dell’impianto. L’approvazione
sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali, costituisce,
ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità
dei lavori.
7. Nel caso in cui il progetto riguardi aree vincolate ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, si applicano le
disposizioni dell’articolo 146 di tale decreto in materia di autorizzazione.
8. L’istruttoria si conclude entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda di cui al comma 1 con il rilascio
dell’autorizzazione unica o con il diniego motivato della stessa.
9. I termini di cui al comma 8 sono interrotti, per una sola volta, da eventuali richieste istruttorie fatte dal responsabile
del procedimento al soggetto interessato e ricominciano a decorrere dal ricevimento degli elementi forniti dall’interessato.
10. Ferma restando la valutazione delle eventuali responsabilità ai sensi della normativa vigente, ove l’autorità
competente non provveda a concludere il procedimento di rilascio dell’autorizzazione unica entro i termini previsti al
comma 8, si applica il potere sostitutivo di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
11. L’autorizzazione individua le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire l’attuazione dei principi di cui
all’articolo 178 e contiene almeno i seguenti elementi:
a) i tipi ed i quantitativi di rifiuti che possono essere trattati;
b) per ciascun tipo di operazione autorizzata, i requisiti tecnici con particolare riferimento alla compatibilità
del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti e alla modalità di verifica,
monitoraggio e controllo della conformità dell’impianto al progetto approvato;
c) le misure precauzionali e di sicurezza da adottare;
d) la localizzazione dell’impianto autorizzato;
e) il metodo da utilizzare per ciascun tipo di operazione;
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f) le disposizioni relative alla chiusura e agli interventi ad essa successivi che si rivelino necessarie;
g) le garanzie finanziarie richieste, che devono essere prestate solo al momento dell’avvio effettivo
dell’esercizio dell’impianto; le garanzie finanziarie per la gestione della discarica, anche per la fase
successiva alla sua chiusura, dovranno essere prestate conformemente a quanto disposto dall’articolo 14
del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36;
h) la data di scadenza dell’autorizzazione, in conformità con quanto previsto al comma 12;
i) i limiti di emissione in atmosfera per i processi di trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da
recupero energetico.
11-bis. Le autorizzazioni concernenti l’incenerimento o il coincenerimento con recupero di energia sono subordinate alla
condizione che il recupero avvenga con un livello elevato di efficienza energetica, tenendo conto delle migliori tecniche
disponibili.
12. Salva l’applicazione dell’articolo 29-octies per le installazioni di cui all’articolo 6, comma 13, l’autorizzazione di cui al
comma 1 è concessa per un periodo di dieci anni ed è rinnovabile. A tale fine, almeno centottanta giorni prima della
scadenza dell’autorizzazione, deve essere presentata apposita domanda alla regione che decide prima della scadenza
dell’autorizzazione stessa. In ogni caso l’attività può essere proseguita fino alla decisione espressa, previa estensione delle
garanzie finanziarie prestate. Le prescrizioni dell’autorizzazione possono essere modificate, prima del termine di scadenza
e dopo almeno cinque anni dal rilascio, nel caso di condizioni di criticità ambientale, tenendo conto dell’evoluzione delle
migliori tecnologie disponibili e nel rispetto delle garanzie procedimentali di cui alla legge n. 241 del 1990.
(comma così modificato dall’art. 13 del d.lgs. n. 46 del 2014)
12-bis. Per impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti ricompresi in un’installazione di cui all’articolo 6, comma 13, il
rinnovo, l’aggiornamento e il riesame dell’autorizzazione di cui al presente articolo sono disciplinati dal Titolo III-bis della
Parte Seconda, previa estensione delle garanzie finanziarie già prestate.
(comma introdotto dall’art. 13 del d.lgs. n. 46 del 2014)
13. Ferma restando l’applicazione delle norme sanzionatorie di cui al titolo VI della parte quarta del presente decreto, in
caso di inosservanza delle prescrizioni dell’autorizzazione l’autorità competente procede, secondo la gravità dell’infrazione:
a) alla diffida, stabilendo un termine entro il quale devono essere eliminate le inosservanze;
b) alla diffida e contestuale sospensione dell’autorizzazione per un tempo determinato, ove si manifestino
situazioni di pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente;
c) alla revoca dell’autorizzazione in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e
in caso di reiterate violazioni che determinino situazione di pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente.
14. Il controllo e l’autorizzazione delle operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio di rifiuti in aree
portuali sono disciplinati dalle specifiche disposizioni di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84 e di cui al decreto legislativo
24 giugno 2003, n. 182 di attuazione della direttiva 2000/59/CE sui rifiuti prodotti sulle navi e dalle altre disposizioni
previste in materia dalla normativa vigente. Nel caso di trasporto transfrontaliero di rifiuti, l’autorizzazione delle operazioni
di imbarco e di sbarco non può essere rilasciata se il richiedente non dimostra di avere ottemperato agli adempimenti di
cui all’articolo 193, comma 1, del presente decreto.
15. Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, esclusi gli impianti mobili che effettuano la disidratazione dei fanghi
generati da impianti di depurazione e reimmettono l’acqua in testa al processo depurativo presso il quale operano, ed
esclusi i casi in cui si provveda alla sola riduzione volumetrica e separazione delle frazioni estranee, sono autorizzati, in
via definitiva, dalla regione ove l’interessato ha la sede legale o la società straniera proprietaria dell’impianto ha la sede di
rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole campagne di attività sul territorio nazionale, l’interessato, almeno
sessanta giorni prima dell’installazione dell’impianto, deve comunicare alla regione nel cui territorio si trova il sito
prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna di attività, allegando l’autorizzazione di cui al comma 1 e
l’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali, nonché l’ulteriore documentazione richiesta. La regione può adottare
prescrizioni integrative oppure può vietare l’attività con provvedimento motivato qualora lo svolgimento della stessa nello
specifico sito non sia compatibile con la tutela dell’ambiente o della salute pubblica.
16. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della
parte quarta del presente decreto, eccetto quelli per i quali sia completata la procedura di valutazione di impatto
ambientale.
17. Fatti salvi l’obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico da parte dei soggetti di cui all’articolo 190 ed il divieto di
miscelazione di cui all’articolo 187, le disposizioni del presente articolo non si applicano al deposito temporaneo effettuato
nel rispetto delle condizioni stabilite dall’articolo 183, comma 1, lettera m).
17-bis. L’autorizzazione di cui al presente articolo deve essere comunicata, a cura dell’amministrazione competente al
rilascio della stessa, al Catasto dei rifiuti di cui all’articolo 189 attraverso il Catasto telematico e secondo gli standard
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concordati con ISPRA che cura l’inserimento in un elenco nazionale, accessibile al pubblico, dei seguenti elementi
identificativi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica:
a) ragione sociale;
b) sede legale dell’impresa autorizzata;
c) sede dell’impianto autorizzato;
d) attività di gestione autorizzata;
e) i rifiuti oggetto dell’attività di gestione;
f) quantità autorizzate;
g) scadenza dell’autorizzazione.
17-ter. La comunicazione dei dati di cui al comma 17-bis deve avvenire senza nuovi e maggiori oneri a carico della
finanza pubblica tra i sistemi informativi regionali esistenti, e il Catasto telematico secondo standard condivisi.
18. In caso di eventi incidenti sull’autorizzazione, questi sono comunicati, previo avviso all’interessato, al Catasto dei rifiuti
di cui all’articolo 189.
19. Le procedure di cui al presente articolo si applicano anche per la realizzazione di varianti sostanziali in corso d’opera o
di esercizio che comportino modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono più conformi all’autorizzazione rilasciata.
19-bis. Alle utenze non domestiche che effettuano il compostaggio aerobico individuale per residui costituiti da sostanze
naturali non pericolose prodotti nell’ambito delle attività agricole e vivaistiche e alle utenze domestiche che effettuano
compostaggio aerobico individuale per i propri rifiuti organici da cucina, sfalci e potature da giardino è applicata una
riduzione della tariffa dovuta per la gestione dei rifiuti urbani.
(comma introdotto dall’art. 37 della legge n. 221 del 2015)
20. (abrogato
209. Rinnovo delle autorizzazioni alle imprese in possesso di certificazione ambientale
1. Nel rispetto delle normative comunitarie, in sede di espletamento delle procedure previste per il rinnovo delle
autorizzazioni all’esercizio di un impianto ovvero per il rinnovo dell’iscrizione all’Albo di cui all’articolo 212, le imprese che
risultino registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 1221/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre
2009, sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit, che abroga il
regolamento (CE) n. 761/2001 e le decisioni della Commissione 2001/681/CE e 2006/193/CE o certificati Uni En Iso
14001, possono sostituire tali autorizzazioni con autocertificazione resa alle autorità competenti, ai sensi del testo unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al d.P.R. 28 dicembre
2000, n. 445.
2. L’autocertificazione di cui al comma 1 deve essere accompagnata da una copia conforme del certificato di registrazione
ottenuto ai sensi dei regolamenti e degli standard parametrici di cui al medesimo comma 1, nonché da una denuncia di
prosecuzione delle attività, attestante la conformità dell’impresa, dei mezzi e degli impianti alle prescrizioni legislative e
regolamentari, con allegata una certificazione dell’esperimento di prove a ciò destinate, ove previste.
3. L’autocertificazione e i relativi documenti, di cui ai commi 1 e 2, sostituiscono a tutti gli effetti l’autorizzazione alla
prosecuzione, ovvero all’esercizio delle attività previste dalle norme di cui al comma 1 e ad essi si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni di cui al d.P.R. 26 aprile 1992, n. 300. Si applicano, altresì, le disposizioni sanzionatone di cui
all’articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
4. L’autocertificazione e i relativi documenti mantengono l’efficacia sostitutiva di cui al comma 3 fino ad un periodo
massimo di centottanta giorni successivi alla data di comunicazione all’interessato della decadenza, a qualsiasi titolo
avvenuta, della registrazione ottenuta ai sensi dei regolamenti e degli standard parametrici di cui al comma 1.
5. Salva l’applicazione delle sanzioni specifiche e salvo che il fatto costituisca più grave reato, in caso di accertata falsità
delle attestazioni contenute nell’autocertificazione e dei relativi documenti, si applica l’articolo 483 del codice penale nei
confronti di chiunque abbia sottoscritto la documentazione di cui ai commi 1 e 2.
6. Resta ferma l’applicazione del titolo III-bis della parte seconda del presente decreto, relativo alla prevenzione e
riduzione integrate dell’inquinamento, per gli impianti rientranti nel campo di applicazione del medesimo.
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 205 del 2010, poi dall’art. 14 del d.lgs. n. 46 de2l 014)
7. I titoli abilitativi di cui al presente articolo devono essere comunicati, a cura dell’amministrazione che li rilascia,
all’ISPRA, che cura l’inserimento in un elenco nazionale, accessibile al pubblico, degli elementi identificativi di cui
all’articolo 208, comma 17, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
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7-bis. La comunicazione dei dati di cui al comma 7 deve avvenire senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza
pubblica tra i sistemi informativi regionali esistenti, e il Catasto telematico secondo standard condivisi.
210. Autorizzazioni in ipotesi particolari
(articolo abrogato dall’art. 39, comma 3, d.lgs. n. 205 del 2010)
211. Autorizzazione di impianti di ricerca e di sperimentazione
1. I termini di cui agli articoli 208 e 210 sono ridotti alla metà per l’autorizzazione alla realizzazione ed all’esercizio di
impianti di ricerca e di sperimentazione qualora siano rispettate le seguenti condizioni:
a) le attività di gestione degli impianti non comportino utile economico;
b) gli impianti abbiano una potenzialità non superiore a 5 tonnellate al giorno, salvo deroghe giustificate
dall’esigenza di effettuare prove di impianti caratterizzati da innovazioni, che devono però essere limitate
alla durata di tali prove.
2. ha durata dell’autorizzazione di cui al comma 1 è di due anni, salvo proroga che può essere concessa previa verifica
annuale dei risultati raggiunti e non può comunque superare altri due anni.
3. Qualora il progetto o la realizzazione dell’impianto non siano stati approvati e autorizzati entro il termine di cui al
comma 1, l’interessato può presentare istanza al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che si
esprime nei successivi sessanta giorni di concerto con i Ministri delle attività produttive e dell’istruzione, dell’università e
della ricerca. La garanzia finanziaria in tal caso è prestata a favore dello Stato.
4. In caso di rischio di agenti patogeni o di sostanze sconosciute e pericolose dal punto di vista sanitario, l’autorizzazione
di cui al comma 1 è rilasciata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che si esprime nei
successivi sessanta giorni, di concerto con i Ministri delle attività produttive, della salute e dell’istruzione, dell’università e
della ricerca.
5. L’autorizzazione di cui al presente articolo deve essere comunicata, a cura dell’amministrazione che la rilascia,
all’ISPRA, che cura l’inserimento in un elenco nazionale, accessibile al pubblico, degli elementi identificativi di cui
all’articolo 208, comma 16, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
5-bis. La comunicazione dei dati di cui al comma 5 deve avvenire senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza
pubblica tra i sistemi informativi regionali esistenti, e il Catasto telematico secondo standard condivisi.
212. Albo nazionale gestori ambientali
1. È costituito, presso il Ministero dell’ambiente e tutela del territorio, l’Albo nazionale gestori ambientali, di seguito
denominato Albo, articolato in un Comitato nazionale, con sede presso il medesimo Ministero, ed in Sezioni regionali e
provinciali, istituite presso le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura dei capoluoghi di regione e delle
province autonome di Trento e di Bolzano. I componenti del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali e provinciali
durano in carica cinque anni.
2. Con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sono istituite sezioni speciali del
Comitato nazionale per ogni singola attività soggetta ad iscrizione all’Albo, senza nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica, e ne vengono fissati composizione e competenze. Il Comitato nazionale dell’Albo ha potere deliberante
ed è composto da diciannove membri effettivi di comprovata e documentata esperienza tecnico-economica o giuridica
nelle materie ambientali nominati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e designati
rispettivamente:
a) due dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di cui uno con funzioni di
Presidente;
b) uno dal Ministro dello sviluppo economico, con funzioni di vice-Presidente;
c) uno dal Ministro della salute;
d) uno dal Ministro dell’economia e delle finanze
e) uno dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;
f) uno dal Ministro dell’interno;
g) tre dalle regioni;
h) uno dall’Unione italiana delle Camere di commercio industria, artigianato e agricoltura;
i) otto dalle organizzazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative delle categorie economiche
interessate, di cui due dalle organizzazioni rappresentative della categoria degli autotrasportatori e due
dalle organizzazioni che rappresentano i gestori dei rifiuti e uno delle organizzazioni rappresentative delle
imprese che effettuano attività di bonifica dei siti e di bonifica di beni contenenti amianto. Per ogni membro
effettivo è nominato un supplente.
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3. Le Sezioni regionali e provinciali dell’Albo sono istituite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare e sono composte:
a) dal Presidente della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura o da un membro del
Consiglio camerale all’uopo designato dallo stesso, con funzioni di Presidente;
b) da un funzionario o dirigente di comprovata esperienza nella materia ambientale designato dalla regione
o dalla provincia autonoma, con funzioni di vice-Presidente;
c) da un funzionario o dirigente di comprovata esperienza nella materia ambientale, designato dall’Unione
regionale delle province o dalla provincia autonoma;
d) da un esperto di comprovata esperienza nella materia ambientale, designato dal Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare;
e) (lettera abrogata)
f) (lettera abrogata)
4. (abrogato)
5. L’iscrizione all’Albo è requisito per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti, di bonifica dei siti, di
bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi. Sono
esonerati dall’obbligo di cui al presente comma le organizzazioni di cui agli articoli 221, comma 3, lettere a) e c), 223,
224, 228, 233, 234, 235 e 236, al decreto legislativo 20 novembre 2008, n. 188, e al decreto legislativo 25 luglio 2005, n.
151, limitatamente all’attività di intermediazione e commercio senza detenzione di rifiuti oggetto previste nei citati articoli.
Per le aziende speciali, i consorzi di comuni e le società di gestione dei servizi pubblici di cui al decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267, l’iscrizione all’Albo è effettuata con apposita comunicazione del comune o del consorzio di comuni
alla sezione regionale territorialmente competente ed è valida per i servizi di gestione dei rifiuti urbani prodotti nei
medesimi comuni. Le iscrizioni di cui al presente comma, già effettuate alla data di entrata in vigore della presente
disposizione, rimangono efficaci fino alla loro naturale scadenza.
6. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni e costituisce titolo per l’esercizio delle attività di raccolta, di
trasporto, di commercio e di intermediazione dei rifiuti; per le altre attività l’iscrizione abilita allo svolgimento delle attività
medesime.
7. Gli enti e le imprese iscritte all’Albo per le attività di raccolta e trasporto dei rifiuti pericolosi sono esonerate dall’obbligo
di iscrizione per le attività di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi a condizione che tale ultima attività non comporti
variazione della classe per la quale le imprese sono iscritte.
8. I produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonché i
produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantità
non eccedenti trenta chilogrammi o trenta litri al giorno, non sono soggetti alle disposizioni di cui ai commi 5, 6, e 7 a
condizione che tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i
rifiuti sono prodotti. Detti soggetti non sono tenuti alla prestazione delle garanzie finanziarie e sono iscritti in un’apposita
sezione dell’Albo in base alla presentazione di una comunicazione alla sezione regionale o provinciale dell’Albo
territorialmente competente che rilascia il relativo provvedimento entro i successivi trenta giorni. Con la comunicazione
l’interessato attesta sotto la sua responsabilità, ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 241 del 1990:
a) la sede dell’impresa, l’attività o le attività dai quali sono prodotti i rifiuti;
b) le caratteristiche, la natura dei rifiuti prodotti;
c) gli estremi identificativi e l’idoneità tecnica dei mezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti, tenuto anche
conto delle modalità di effettuazione del trasporto medesimo;
d) l’avvenuto versamento del diritto annuale di registrazione di 50 euro rideterminabile ai sensi dell’articolo
21 del decreto del Ministro dell’ambiente 28 aprile 1998, n. 406.
L’iscrizione deve essere rinnovata ogni 10 anni e l’impresa è tenuta a comunicare ogni variazione intervenuta
successivamente all’iscrizione. Le iscrizioni di cui al presente comma, effettuate entro il 14 aprile 2008 ai sensi e per gli
effetti della normativa vigente a quella data, dovranno essere aggiornate entro un anno dalla data di entrata in vigore
della presente disposizione.
9. Le imprese di cui ai commi 5 e 8 tenute ad aderire sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all
´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), procedono, in relazione a ciascun autoveicolo utilizzato per la raccolta e il trasporto
dei rifiuti, all’adempimento degli obblighi stabiliti dall’articolo 3, comma 6, lettera c), del decreto del Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare in data in data 17 dicembre 2009. La Sezione regionale dell’Albo procede, in sede di
prima applicazione entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, alla sospensione d’ufficio
dall’Albo degli autoveicoli per i quali non è stato adempiuto l’obbligo di cui al precedente periodo. Trascorsi tre mesi dalla
sospensione senza che l’obbligo di cui sopra sia stato adempiuto, l’autoveicolo è di diritto e con effetto immediato
cancellato dall’Albo.
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10. L’iscrizione all’Albo per le attività di raccolta e trasporto dei rifiuti pericolosi, per l’attività di intermediazione e di
commercio dei rifiuti senza detenzione dei medesimi, è subordinata alla prestazione di idonee garanzie finanziarie a
favore dello Stato i cui importi e modalità sono stabiliti con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze. Tali garanzie sono ridotte del cinquanta
per cento per le imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 1221/2009, e del quaranta per cento nel caso di
imprese in possesso della certificazione ambientale ai sensi della norma Uni En Iso 14001. Fino alla data di entrata in
vigore dei predetti decreti si applicano la modalità e gli importi previsti dal decreto del Ministro dell’ambiente in data 8
ottobre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio 1997, come modificato dal decreto del Ministro
dell’ambiente in data 23 aprile 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 26 giugno 1999.
11. Le imprese che effettuano le attività di bonifica dei siti e di bonifica dei beni contenenti amianto devono prestare
idonee garanzie finanziarie a favore della regione territorialmente competente per ogni intervento di bonifica nel rispetto
dei criteri generali di cui all’articolo 195, comma 2, lettera g). Tali garanzie sono ridotte del cinquanta per cento per le
imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, e del quaranta per cento nel caso di imprese in possesso
della certificazione ambientale ai sensi della norma Uni En Iso 14001.
12. Sono iscritti all’Albo le imprese e gli operatori logistici presso le stazioni ferroviarie, gli interporti, gli impianti di
terminalizzazione, gli scali merci e i porti ai quali, nell’ambito del trasporto intermodale, sono affidati rifiuti in attesa della
presa in carico degli stessi da parte dell’impresa ferroviaria o navale o dell’impresa che effettua il successivo trasporto, nel
caso di trasporto navale, il raccomandatario marittimo di cui alla legge 4 aprile 1977, n. 135, è delegato dall’armatore o
noleggiatore, che effettuano il trasporto, per gli adempimenti relativi al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti
(SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a). L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni e non è
subordinata alla prestazione delle garanzie finanziarie.
13. L’iscrizione all’Albo ed i provvedimenti di sospensione, di revoca, di decadenza e di annullamento dell’iscrizione,
nonché l’accettazione, la revoca e lo svincolo delle garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore dello Stato
sono deliberati dalla Sezione regionale dell’Albo della regione ove ha sede legale l’impresa interessata, in base alla
normativa vigente ed alle direttive emesse dal Comitato nazionale.
14. Avverso i provvedimenti delle Sezioni regionali dell’Albo gli interessati possono proporre, nel termine di decadenza di
trenta giorni dalla notifica dei provvedimenti stessi, ricorso al Comitato nazionale dell’Albo
15. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo
economico e delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il parere del Comitato nazionale, da adottare entro novanta giorni
dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, sono definite le attribuzioni e le modalità
organizzative dell’Albo, i requisiti tecnici e finanziari delle imprese, i requisiti dei responsabili tecnici delle medesime, i
termini e le modalità di iscrizione, i diritti annuali d’iscrizione. Fino all’adozione dei predetto decreto, continuano ad
applicarsi, per quanto compatibili, le disposizioni del decreto del Ministro dell’ambiente 28 aprile 1998, n. 406, e delle
deliberazioni del Comitato nazionale dell’Albo. Il decreto di cui al presente comma si informa ai seguenti principi:
a) individuazione di requisiti per l’iscrizione, validi per tutte le sezioni, al fine di uniformare le procedure;
b) coordinamento con la vigente normativa sull’autotrasporto, sul trasporto ferroviario, sul trasporto via
mare e per via navigabile interna, in coerenza con la finalità di cui alla lettera a);
c) effettiva copertura delle spese attraverso i diritti di segreteria e i diritti annuali di iscrizione;
d) ridefinizione dei diritti annuali d’iscrizione relativi alle imprese di trasporto dei rifiuti iscritte all’Albo
nazionale gestori ambientali;
e) interconnessione e interoperabilità con le pubbliche amministrazioni competenti alla tenuta di pubblici
registri;
f) riformulazione del sistema disciplinare-sanzionatorio dell’Albo e delle cause di cancellazione dell’iscrizione;
g) definizione delle competenze e delle responsabilità del responsabile tecnico.
16. Nelle more dell’emanazione dei decreti di cui al presente articolo, continuano ad applicarsi le disposizioni disciplinanti
l’Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti vigenti alla data di entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto, la cui abrogazione è differita al momento della pubblicazione dei suddetti decreti.
17. Agli oneri per il funzionamento del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali e provinciali si provvede con le entrate
derivanti dai diritti di segreteria e dai diritti annuali d’iscrizione, secondo le previsioni, anche relative alle modalità di
versamento e di utilizzo, che saranno determinate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Fino all’adozione del citato decreto, si applicano le
disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’ambiente in data 29 dicembre 1993, e successive modificazioni, e le
disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’ambiente in data 13 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 51
del 1° marzo 1995. Le somme di cui all’articolo 7 comma 7, del decreto del Ministro dell’ambiente 29 in data dicembre
1993 sono versate al Capo XXXII, capitolo 2592, articolo 04, dell’entrata del Bilancio dello Stato, per essere riassegnate,
con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, al Capitolo 7082 dello stato di previsione del Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
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18. I compensi da corrispondere ai componenti del Comitato nazionale dell’Albo e delle Sezioni regionali dell’Albo sono
determinati ai sensi dell’articolo 7, comma 5, del decreto del Ministro dell’ambiente 28 aprile 1998, 406.
19. La disciplina regolamentare dei casi in cui, ai sensi degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, l’esercizio
di un’attività privata può essere intrapreso sulla base della denuncia di inizio dell’attività non si applica alle domande di
iscrizione e agli atti di competenza dell’Albo.
19-bis. Sono esclusi dall’obbligo di iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali gli imprenditori agricoli di cui all’articolo
2135 del codice civile, produttori iniziali di rifiuti, per il trasporto dei propri rifiuti effettuato all’interno del territorio
provinciale o regionale dove ha sede l’impresa ai fini del conferimento degli stessi nell’ambito del circuito organizzato di
raccolta di cui alla lettera pp) del comma 1 dell’articolo 183.
(comma aggiunto dall’art. 11, comma 12-quinquies, legge n. 125 del 2013)
20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. (commi abrogati)
213. Autorizzazioni integrate ambientali
1. Le autorizzazioni integrate ambientali rilasciate ai sensi del Titolo III-bis della parte seconda del presente decreto,
sostituiscono ad ogni effetto, secondo le modalità ivi previste:
a) le autorizzazioni di cui al presente capo;
b) la comunicazione di cui all’articolo 216, limitatamente alle attività non ricadenti nella categoria 5
dell’Allegato I del Titolo III-bis della parte seconda del presente decreto, che, se svolte in procedura
semplificata, sono escluse dall’autorizzazione ambientale integrata, ferma restando la possibilità di utilizzare
successivamente le procedure semplificate previste dal capo V.
2. (abrogato dall’art. 26 del d.lgs. n. 205 del 2010)
Capo V – Procedure semplificate
214. Determinazione delle attività e delle caratteristiche dei rifiuti per l’ammissione alle procedure
semplificate
1. Le procedure semplificate di cui al presente capo devono garantire in ogni caso un elevato livello di protezione
ambientale e controlli efficaci ai sensi e nel rispetto di quanto disposto dall’articolo 177, comma 4.
2. Con decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo
economico, della salute e, per i rifiuti agricoli e le attività che generano i fertilizzanti, con il Ministro delle politiche agricole
e forestali, sono adottate per ciascun tipo di attività le norme, che fissano i tipi e le quantità di rifiuti e le condizioni in
base alle quali le attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi effettuate dai produttori nei luoghi di produzione degli
stessi e le attività di recupero di cui all’Allegato C alla parte quarta del presente decreto sono sottoposte alle procedure
semplificate di cui agli articoli 215 e 216. Con la medesima procedura si provvede all’aggiornamento delle predette norme
tecniche e condizioni.
3. Le norme e le condizioni di cui al comma 2 e le procedure semplificate devono garantire che i tipi o le quantità di rifiuti
ed i procedimenti e metodi di smaltimento o di recupero siano tali da non costituire un pericolo per la salute dell’uomo e
da non recare pregiudizio all’ambiente. In particolare, ferma restando la disciplina del decreto legislativo 11 maggio 2005,
n. 133, per accedere alle procedure semplificate, le attività di trattamento termico e di recupero energetico devono,
inoltre, rispettare le seguenti condizioni:
a) siano utilizzati combustibili da rifiuti urbani oppure rifiuti speciali individuati per frazioni omogenee;
b) i limiti di emissione non siano superiori a quelli stabiliti per gli impianti di incenerimento e
coincenerimento dei rifiuti dalla normativa vigente, con particolare riferimento al decreto legislativo 11
maggio 2005, n. 133;
c) sia garantita la produzione di una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in
energia utile calcolata su base annuale;
d) siano rispettate le condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di cui agli articoli 215, commi
1 e 2, e 216, commi 1, 2 e 3.
4. Sino all’adozione dei decreti di cui al comma 2 relativamente alle attività di recupero continuano ad applicarsi le
disposizioni di cui ai decreti del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del
16 aprile 1998 e 12 giugno 2002, n. 161.
5. L’adozione delle norme e delle condizioni di cui al comma 2 deve riguardare, in primo luogo, i rifiuti indicati nella lista
verde di cui all’Allegato III del regolamento (CE), n. 1013/2006.
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6. Per la tenuta dei registri di cui agli articoli 215, comma 3, e 216, comma 3, e per l’effettuazione dei controlli periodici,
l’interessato è tenuto a versare alla provincia territorialmente competente un diritto di iscrizione annuale determinato con
decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo
economico e dell’economia e delle finanze. Nelle more dell’emanazione del predetto decreto, si applicano le disposizioni di
cui al decreto del Ministro dell’ambiente 21 luglio 1998, n. 350.All’attuazione dei compiti indicati dal presente comma le
Province provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
7. La costruzione di impianti che recuperano rifiuti nel rispetto delle condizioni, delle prescrizioni e delle norme tecniche di
cui ai commi 2 e 3 è disciplinata dalla normativa nazionale e comunitaria in materia di qualità dell’aria e di inquinamento
atmosferico da impianti industriali e dalle altre disposizioni che regolano la costruzione di impianti industriali.
L’autorizzazione all’esercizio nei predetti impianti di operazioni di recupero di rifiuti non individuati ai sensi del presente
articolo resta comunque sottoposta alle disposizioni di cui agli articoli 208, 209 e 211.
8. Alle denunce, alle comunicazioni e alle domande disciplinate dal presente capo si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni relative alle attività private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Si
applicano, altresì, le disposizioni di cui all’articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241. A condizione che siano rispettate
le condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 216, l’esercizio
delle operazioni di recupero dei rifiuti può essere intrapresa decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio di attività
alla provincia.
9. Le province comunicano al catasto dei rifiuti di cui all’articolo 189, attraverso il Catasto telematico e secondo gli
standard concordati con ISPRA, che cura l’inserimento in un elenco nazionale, accessibile al pubblico, dei seguenti
elementi identificativi delle imprese iscritte nei registri di cui agli articoli 215, comma 3, e 216, comma 3:
a) ragione sociale;
b) sede legale dell’impresa;
c) sede dell’impianto;
d) tipologia di rifiuti oggetto dell’attività di gestione;
e) relative quantità;
f) attività di gestione;
g) data di iscrizione nei registri di cui agli articoli 215, comma 3, e 216, comma 3.
10. La comunicazione dei dati di cui al comma 9 deve avvenire senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza
pubblica tra i sistemi informativi regionali esistenti, e il Catasto telematico secondo standard condivisi.
11. Con uno o più decreti, emanati ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive
modificazioni, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello
sviluppo economico, sono individuate le condizioni alle quali l’utilizzo di un combustibile alternativo, in parziale
sostituzione dei combustibili fossili tradizionali, in impianti soggetti al regime di cui al Titolo III-bis della Parte II, dotati di
certificazione di qualità ambientale, sia da qualificarsi, ad ogni effetto, come modifica non sostanziale. I predetti decreti
possono stabilire, nel rispetto dell’articolo 177, comma 4, le opportune modalità di integrazione ed unificazione delle
procedure, anche presupposte, per l’aggiornamento dell’autorizzazione integrata ambientale, con effetto di assorbimento
e sostituzione di ogni altro prescritto atto di assenso. Alle strutture eventualmente necessarie, ivi incluse quelle per lo
stoccaggio e l’alimentazione del combustibile alternativo, realizzate nell’ambito del sito dello stabilimento qualora non già
autorizzate ai sensi del precedente periodo, si applica il regime di cui agli articoli 22 e 23 del testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni.
214-bis. Sgombero della neve
1. Le attività di sgombero della neve effettuate dalle pubbliche amministrazioni o da loro delegati, dai concessionari di reti
infrastrutturali o infrastrutture non costituisce detenzione ai fini della lettera a) comma 1 dell’articolo 183.
215. Autosmaltimento.
1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di cui all’articolo 214, commi 1, 2 e 3, e
siano tenute in considerazione le migliori tecniche disponibili, le attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi effettuate
nel luogo di produzione dei rifiuti stessi possono essere intraprese decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio di
attività alla provincia territorialmente competente.
2. Le norme tecniche di cui al comma 1 prevedono in particolare:
a) il tipo, la quantità e le caratteristiche dei rifiuti da smaltire;
b) il ciclo di provenienza dei rifiuti;
c) le condizioni per la realizzazione e l’esercizio degli impianti;
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d) le caratteristiche dell’impianto di smaltimento;
e) la qualità delle emissioni e degli scarichi idrici nell’ambiente.
3. La provincia iscrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio di attività ed entro il
termine di cui al comma 1 verifica d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine, alla
comunicazione di inizio di attività, a firma del legale rappresentante dell’impresa, è allegata una relazione dalla quale deve
risultare:
a) il rispetto delle condizioni e delle norme tecniche specifiche di cui al comma 1;
b) il rispetto delle norme tecniche di sicurezza e delle procedure autorizzative previste dalla normativa
vigente.
4. La provincia, qualora accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1, dispone con
provvedimento motivato il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a
conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti
dall’amministrazione.
5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e, comunque, in caso di modifica
sostanziale delle operazioni di autosmaltimento.
6. Restano sottoposte alle disposizioni di cui agli articoli 208, 209, 210 e 211 le attività di autosmaltimento di rifiuti
pericolosi e la discarica di rifiuti.
216. Operazioni di recupero
1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di cui all’articolo 214, commi 1, 2 e 3,
l’esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti può essere intrapreso decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio
di attività alla provincia territorialmente competente. Nelle ipotesi di rifiuti elettrici ed elettronici di cui all’articolo 227,
comma 1, lettera a), di veicoli fuori uso di cui all’articolo 227, comma 1, lettera c), e di impianti di coincenerimento,
l’avvio delle attività è subordinato all’effettuazione di una visita preventiva, da parte della provincia competente per
territorio, da effettuarsi entro sessanta giorni dalla presentazione della predetta comunicazione.
2. Le condizioni e le norme tecniche di cui al comma 1, in relazione a ciascun tipo di attività, prevedono in particolare:
a) per i rifiuti non pericolosi:
1) le quantità massime impiegabili;
2) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti utilizzabili nonché le condizioni specifiche
alle quali le attività medesime sono sottoposte alla disciplina prevista dal presente articolo;
3) le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione ai tipi o alle quantità dei rifiuti ed
ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e
senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente;
b) per i rifiuti pericolosi:
1) le quantità massime impiegabili;
2) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti;
3) le condizioni specifiche riferite ai valori limite di sostanze pericolose contenute nei rifiuti, ai
valori limite di emissione per ogni tipo di rifiuto ed al tipo di attività e di impianto utilizzato,
anche in relazione alle altre emissioni presenti in sito;
4) gli altri requisiti necessari per effettuare forme diverse di recupero;
5) le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione al tipo ed alle quantità di sostanze
pericolose contenute nei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza
pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti e metodi che potrebbero recare
pregiudizio all’ambiente.
3. La provincia iscrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio di attività e, entro il
termine di cui al comma 1, verifica d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine, alla
comunicazione di inizio di attività, a firma del legale rappresentante dell’impresa, è allegata una relazione dalla quale
risulti:
a) il rispetto delle norme tecniche e delle condizioni specifiche di cui al comma 1;
b) il possesso dei requisiti soggettivi richiesti per la gestione dei rifiuti;
c) le attività di recupero che si intendono svolgere;
d) lo stabilimento, la capacità di recupero e il ciclo di trattamento o di combustione nel quale i rifiuti stessi
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sono destinati ad essere recuperati, nonché l’utilizzo di eventuali impianti mobili;
e) le caratteristiche merceologiche dei prodotti derivanti dai cicli di recupero.
4. La provincia, qualora accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1, dispone, con
provvedimento motivato, il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a
conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti
dall’amministrazione.
5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e comunque in caso di modifica
sostanziale delle operazioni di recupero.
6. La procedura semplificata di cui al presente articolo sostituisce, limitatamente alle variazioni qualitative e quantitative
delle emissioni determinate dai rifiuti individuati dalle norme tecniche di cui al comma 1 che già fissano i limiti di
emissione in relazione alle attività di recupero degli stessi, l’autorizzazione di cui all’articolo 269 in caso di modifica
sostanziale dell’impianto.
7. Alle attività di cui al presente articolo si applicano integralmente le norme ordinarie per il recupero e lo smaltimento
qualora i rifiuti non vengano destinati in modo effettivo al recupero.
8. Fermo restando il rispetto dei limiti di emissione in atmosfera di cui all’articolo 214, comma 4, lettera b), e dei limiti
delle altre emissioni inquinanti stabilite da disposizioni vigenti e fatta salva l’osservanza degli altri vincoli a tutela dei profili
sanitari e ambientali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, il
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive, determina
modalità, condizioni e misure relative alla concessione di incentivi finanziari previsti da disposizioni legislative vigenti a
favore dell’utilizzazione dei rifiuti in via prioritaria in operazioni di riciclaggio e di recupero per ottenere materie, sostanze,
oggetti, nonché come combustibile per produrre energia elettrica, tenuto anche conto del prevalente interesse pubblico al
recupero energetico nelle centrali elettriche di rifiuti urbani sottoposti a preventive operazioni di trattamento finalizzate
alla produzione di combustibile da rifiuti e di quanto previsto dal decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, e
successive modificazioni, nonché dalla direttiva 2009/28/CE e dalle relative disposizioni di recepimento.
8-bis. Le operazioni di messa in riserva dei rifiuti pericolosi individuati ai sensi del presente articolo sono sottoposte alle
procedure semplificate di comunicazione di inizio di attività solo se effettuate presso l’impianto dove avvengono le
operazioni di riciclaggio e di recupero previste ai punti da R1 a R9 dell’Allegato C alla parte quarta del presente decreto.
8-ter. Fatto salvo quanto previsto dal comma 8, le norme tecniche di cui ai commi 1, 2 e 3 stabiliscono le caratteristiche
impiantistiche dei centri di messa in riserva di rifiuti non pericolosi non localizzati presso gli impianti dove sono effettuate
le operazioni di riciclaggio e di recupero individuate ai punti da R1 a R9 dell’Allegato C alla parte quarta del presente
decreto, nonché le modalità di stoccaggio e i termini massimi entro i quali i rifiuti devono essere avviati alle predette
operazioni.
8-quater. Le attività di trattamento disciplinate dai regolamenti di cui all’articolo 6, paragrafo 2, della direttiva 2008/98/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che fissano i criteri che determinano quando specifici tipi
di rifiuti cessano di essere considerati rifiuti, sono sottoposte alle procedure semplificate disciplinate dall’articolo 214 del
presente decreto e dal presente articolo a condizione che siano rispettati tutti i requisiti, i criteri e le prescrizioni
soggettive e oggettive previsti dai predetti regolamenti, con particolare riferimento:
(comma aggiunto dall’art. 13, comma 4, legge n. 116 del 2014)
a) alla qualità e alle caratteristiche dei rifiuti da trattare;
b) alle condizioni specifiche che devono essere rispettate nello svolgimento delle attività;
c) alle prescrizioni necessarie per assicurare che i rifiuti siano trattati senza pericolo per la salute dell’uomo
e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente, con specifico
riferimento agli obblighi minimi di monitoraggio;
d) alla destinazione dei rifiuti che cessano di essere considerati rifiuti agli utilizzi individuati.
8-quinquies. L’operazione di recupero può consistere nel mero controllo sui materiali di rifiuto per verificare se soddisfino
i criteri elaborati affinché gli stessi cessino di essere considerati rifiuti nel rispetto delle condizioni previste. Questa è
sottoposta, al pari delle altre, alle procedure semplificate disciplinate dall’articolo 214 del presente decreto e dal presente
articolo a condizione che siano rispettati tutti i requisiti, i criteri e le prescrizioni soggettive e oggettive previsti dai
predetti regolamenti con particolare riferimento:
(comma aggiunto dall’art. 13, comma 4, legge n. 116 del 2014)
a) alla qualità e alle caratteristiche dei rifiuti da trattare;
b) alle condizioni specifiche che devono essere rispettate nello svolgimento delle attività;
c) alle prescrizioni necessarie per assicurare che i rifiuti siano trattati senza pericolo per la salute dell’uomo
e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente, con specifico
riferimento agli obblighi minimi di monitoraggio;
d) alla destinazione dei rifiuti che cessano di essere considerati rifiuti agli utilizzi individuati.
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8-sexies. Gli enti e le imprese che effettuano, ai sensi delle disposizioni del decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio
1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, dei regolamenti di cui ai
decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269, e
dell’articolo 9-bis del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre
2008, n. 210, operazioni di recupero di materia prima secondaria da specifiche tipologie di rifiuti alle quali sono applicabili
i regolamenti di cui al comma 8-quater del presente articolo, adeguano le proprie attività alle disposizioni di cui al
medesimo comma 8-quater o all’articolo 208 del presente decreto, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore dei
predetti regolamenti di cui al comma 8-quater. Fino alla scadenza di tale termine è autorizzata la continuazione
dell’attività in essere nel rispetto delle citate disposizioni del decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, dei
regolamenti di cui ai decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio n. 161 del 2002 e n. 269 del 2005 e
dell’articolo 9-bis del decreto-legge n. 172 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 210 del 2008. Restano in
ogni caso ferme le quantità massime stabilite dalle norme di cui al secondo periodo.
(comma aggiunto dall’art. 13, comma 4, legge n. 116 del 2014)
8-septies. Al fine di un uso più efficiente delle risorse e di un’economia circolare che promuova ambiente e occupazione, i
rifiuti individuati nella lista verde di cui al regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14
giugno 2006, possono essere utilizzati negli impianti industriali autorizzati ai sensi della disciplina dell’autorizzazione
integrata ambientale di cui agli articoli 29-sexies e seguenti del presente decreto, nel rispetto del relativo BAT
References, previa comunicazione da inoltrare quarantacinque giorni prima dell’avvio dell’attività all’autorità ambientale
competente. In tal caso i rifiuti saranno assoggettati al rispetto delle norme riguardanti esclusivamente il trasporto dei
rifiuti e il formulario di identificazione.
(comma aggiunto dall’art. 13, comma 4, legge n. 116 del 2014)
9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. (abrogati)
216-bis. Oli usati
1. Fatti salvi gli obblighi riguardanti la gestione dei rifiuti pericolosi, gli oli usati sono gestiti in base alla classificazione
attribuita ad essi ai sensi e per gli effetti dell’articolo 184, nel rispetto delle disposizioni della parte IV del presente decreto
e, in particolare, secondo l’ordine di priorità di cui all’articolo 179, comma 1.
2. In deroga a quanto previsto dall’articolo 187, comma 1, fatti salvi i requisiti di cui al medesimo articolo 187, comma 2,
lettere a), b) e c), il deposito temporaneo e le fasi successive della gestione degli oli usati sono realizzati, anche
miscelando gli stessi, in modo da tenere costantemente separati, per quanto tecnicamente possibile, gli oli usati da
destinare, secondo l’ordine di priorità di cui all’articolo 179, comma 1, a processi di trattamento diversi fra loro. È fatto
comunque divieto di miscelare gli oli usati con altri tipi di rifiuti o di sostanze.
(comma così sostituito dall’art. 15, comma 8-quinquies, legge n. 116 del 2014)
3. Gli oli usati devono essere gestiti:
a) in via prioritaria, tramite rigenerazione tesa alla produzione di basi lubrificanti;
b) in via sussidiaria e, comunque, nel rispetto dell’ordine di priorità di cui all’articolo 179, comma 1, qualora
la rigenerazione sia tecnicamente non fattibile ed economicamente impraticabile, tramite combustione, nel
rispetto delle disposizioni di cui al titolo III-bis della parte II del presente decreto e al decreto legislativo 11
maggio 2005, n. 133;
c) in via residuale, qualora le modalità di trattamento di cui alle precedenti lettere a) e b) non siano
tecnicamente praticabili a causa della composizione degli oli usati, tramite operazioni di smaltimento di cui
all’Allegato B della parte IV del presente decreto.
4. Al fine di dare priorità alla rigenerazione degli oli usati, le spedizioni transfrontaliere di oli usati dal territorio italiano
verso impianti di incenerimento e coincenerimento collocati al di fuori del territorio nazionale, sono escluse nella misura in
cui ricorrano le condizioni di cui agli articoli 11 e 12 del regolamento (CE) n. 1013/2006. Si applicano i principi di cui agli
articoli 177 e 178, nonché il principio di prossimità.
5. Le spedizioni transfrontaliere di oli usati dal territorio italiano verso impianti di rigenerazione collocati al di fuori del
territorio nazionale sono valutate ai sensi del regolamento (CE) n. 1013/2006 e, in particolare, dell’articolo 12 del predetto
regolamento.
6. Ai fini di cui al comma 5, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può individuare con uno o più
decreti gli elementi da valutare secondo le facoltà concesse alle autorità di spedizione o di transito nell’esercizio delle
competenze di cui agli articoli 11 e 12 del regolamento (CE) n. 1013/2006.
7. Con uno o più regolamenti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare da adottarsi, ai sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono definite le norme tecniche per la
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gestione di oli usati in conformità a quanto disposto dal presente articolo. Nelle more dell’emanazione del decreto di cui al
primo periodo, le autorità competenti possono autorizzare, nel rispetto della normativa comunitaria, le operazioni di
rigenerazione degli oli usati anche in deroga all’allegato A, tabella 3, del decreto ministeriale 16 maggio 1996, n. 392,
fermi restando i limiti stabiliti dalla predetta tabella in relazione al parametro PCB/PCT.
(comma così modificato dall’art. 24, comma 1, lettera e), legge n. 35 del 2012)
8. I composti usati fluidi o liquidi solo parzialmente formati di olio minerale o sintetico, compresi i residui oleosi di
cisterna, i miscugli di acqua e olio, le emulsioni ed altre miscele oleose sono soggette alla disciplina sugli oli usati.
216-ter. Comunicazioni alla Commissione europea
1. I piani di gestione ed i programmi di prevenzione di cui all’articolo 199, commi 1 e 3, lettera r) e le loro eventuali
revisioni sostanziali, sono comunicati al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, utilizzando il
formato adottato in sede comunitaria, per la successiva trasmissione alla Commissione europea.
2. Con cadenza triennale, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare comunica alla Commissione
europea le informazioni sull’applicazione della direttiva 2008/98/CE, inviando una relazione settoriale in formato
elettronico sulla base di un questionario o di uno schema inviato dalla Commissione europea stessa sei mesi prima del
periodo contemplato dalla citata relazione settoriale.
3. La relazione di cui al comma 2, trasmessa la prima volta alla Commissione europea entro nove mesi dalla fine del
triennio che decorre dal 12 dicembre 2010, prevede, tra l’altro, le informazioni sulla gestione degli oli usati, sui progressi
compiuti nell’attuazione dei programmi di prevenzione dei rifiuti, di cui all’articolo 199, comma 3, lettera r), e sulla misure
previste dall’eventuale attuazione del principio della responsabilità estesa del produttore, di cui all’articolo 178-bis, comma
1, lettera a).
4. Gli obiettivi di cui all’articolo 181 relativi alla preparazione per il riutilizzo e al riciclaggio di rifiuti, sono comunicati alla
Commissione europea con i tempi e le modalità descritte nei commi 2 e 3.
5. La parte quarta del presente decreto nonché i provvedimenti inerenti la gestione dei rifiuti, sono comunicati alla
Commissione europea.
Titolo II – Gestione degli imballaggi
217. Ambito di applicazione
1. Il presente titolo disciplina la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sia per prevenirne e ridurne l’impatto
sull’ambiente ed assicurare un elevato livello di tutela dell’ambiente, sia per garantire il funzionamento del mercato,
nonché per evitare discriminazioni nei confronti dei prodotti importati, prevenire l’insorgere di ostacoli agli scambi e
distorsioni della concorrenza e garantire il massimo rendimento possibile degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, in
conformità alla direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994, come integrata e
modificata dalla direttiva 2004/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, di cui la parte quarta del presente decreto
costituisce recepimento nell’ordinamento interno. I sistemi di gestione devono essere aperti alla partecipazione degli
operatori economici interessati.
2. La disciplina di cui al comma 1 riguarda la gestione di tutti gli imballaggi immessi sul mercato dell’Unione europea e di
tutti i rifiuti di imballaggio derivanti dal loro impiego, utilizzati o prodotti da industrie, esercizi commerciali, uffici, negozi,
servizi, nuclei domestici o da qualunque altro soggetto che produce o utilizza imballaggi o rifiuti di imballaggio, qualunque
siano i materiali che li compongono. Gli operatori delle rispettive filiere degli imballaggi nel loro complesso garantiscono,
secondo i principi della “responsabilità condivisa”, che l’impatto ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sia
ridotto al minimo possibile per tutto il ciclo di vita.
(comma così modificato dall’art. 23, comma 1, legge n. 115 del 2015)
3. Restano fermi i vigenti requisiti in materia di qualità degli imballaggi, come quelli relativi alla sicurezza, alla protezione
della salute e all’igiene dei prodotti imballati, nonché le vigenti disposizioni in materia di trasporto e sui rifiuti pericolosi.
3-bis. In attuazione dell’articolo 18 della direttiva 94/62/CE e fatte salve le ipotesi di deroga a tale disposizione previste
dalla medesima direttiva o da altre disposizioni dell’ordinamento europeo, è garantita l’immissione sul mercato nazionale
degli imballaggi conformi alle previsioni del presente titolo e ad ogni altra disposizione normativa adottata nel rispetto di
quanto previsto dalla direttiva 94/62/CE.
(comma aggiunto dall’art. 23, comma 1, legge n. 115 del 2015)
218. Definizioni
1. Ai fini dell’applicazione del presente titolo si intende per:
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a) imballaggio: il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci,
dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal
produttore al consumatore o all’utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere
usati allo stesso scopo;
b) imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto
di vendita, un’unità di vendita per l’utente finale o per il consumatore;
c) imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di
vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita, indipendentemente dal fatto che sia
venduto come tale all’utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli
scaffali nel punto di vendita. Esso può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche;
d) imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio concepito in modo da facilitare la
manipolazione ed il trasporto di merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, di un certo numero di unità di
vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto,
esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari marittimi ed aerei;
e) imballaggio riutilizzabile: imballaggio o componente di imballaggio che è stato concepito e progettato per
sopportare nel corso del suo ciclo di vita un numero minimo di viaggi o rotazioni all’interno di un circuito di
riutilizzo.
f) rifiuto di imballaggio: ogni imballaggio o materiale di imballaggio, rientrante nella definizione di rifiuto di
cui all’articolo 183, comma 1, lettera a), esclusi i residui della produzione;
g) gestione dei rifiuti di imballaggio: le attività di gestione di cui all’articolo 183, comma 1, lettera d);
h) prevenzione: riduzione, in particolare attraverso lo sviluppo di prodotti e di tecnologie non inquinanti,
della quantità e della nocività per l’ambiente sia delle materie e delle sostanze utilizzate negli imballaggi e
nei rifiuti di imballaggio, sia degli imballaggi e rifiuti di imballaggio nella fase del processo di produzione,
nonché in quella della commercializzazione, della distribuzione, dell’utilizzazione e della gestione postconsumo;
i) riutilizzo: qualsiasi operazione nella quale l’imballaggio concepito e progettato per poter compiere,
durante il suo ciclo di vita, un numero minimo di spostamenti o rotazioni è riempito di nuovo o reimpiegato
per un uso identico a quello per il quale è stato concepito, con o senza il supporto di prodotti ausiliari
presenti sul mercato che consentano il riempimento dell’imballaggio stesso; tale imballaggio riutilizzato
diventa rifiuto di imballaggio quando cessa di essere reimpiegato;
l) riciclaggio: ritrattamento in un processo di produzione dei rifiuti di imballaggio per la loro funzione
originaria o per altri fini, incluso il riciclaggio organico e ad esclusione del recupero di energia;
m) recupero dei rifiuti generati da imballaggi: le operazioni che utilizzano rifiuti di imballaggio per generare
materie prime secondarie, prodotti o combustibili, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o
biologici, inclusa la cernita, e, in particolare, le operazioni previste nell’Allegato C alla parte quarta del
presente decreto;
n) recupero di energia: l’utilizzazione di rifiuti di imballaggio combustibili quale mezzo per produrre energia
mediante termovalorizzazione con o senza altri rifiuti ma con recupero di calore;
o) riciclaggio organico: il trattamento aerobico (compostaggio) o anaerobico (biometanazione), ad opera di
microrganismi e in condizioni controllate, delle parti biodegradabili dei rifiuti di imballaggio, con produzione
di residui organici stabilizzanti o metano, ad esclusione dell’interramento in discarica, che non può essere
considerato una forma di riciclaggio organico;
(lettera così modificata dall’art. 23, comma 1, legge n. 115 del 2015)
p) smaltimento: ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente un imballaggio o un rifiuto di
imballaggio dal circuito economico e/o di raccolta e, in particolare, le operazioni previste nell’Allegato B alla
parte quarta del presente decreto;
q) operatori economici: i produttori, gli utilizzatori, i recuperatori, i riciclatori, gli utenti finali, le pubbliche
amministrazioni e i gestori;
r) produttori: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi
vuoti e di materiali di imballaggio;
s) utilizzatori: i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di imballaggi e gli
importatori di imballaggi pieni;
t) pubbliche amministrazioni e gestori: i soggetti e gli enti che provvedono alla organizzazione, controllo e
gestione del servizio di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti urbani nelle forme di cui alla
parte quarta del presente decreto o loro concessionari;
u) utente finale: il soggetto che nell’esercizio della sua attività professionale acquista, come beni
strumentali, articoli o merci imballate;
v) consumatore: il soggetto che fuori dall’esercizio di una attività professionale acquista o importa per
proprio uso imballaggi, articoli o merci imballate;
z) accordo volontario: accordo formalmente concluso tra le pubbliche amministrazioni competenti e i settori
economici interessati, aperto a tutti i soggetti, che disciplina i mezzi, gli strumenti e le azioni per
raggiungere gli obiettivi di cui all’articolo 220;
(lettera così modificata dall’art. 23, comma 1, legge n. 115 del 2015)
aa) filiera: organizzazione economica e produttiva che svolge la propria attività, dall’inizio del ciclo di
lavorazione al prodotto finito di imballaggio, nonché svolge attività di recupero e riciclo a fine vita
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dell’imballaggio stesso;
bb) ritiro: l’operazione di ripresa dei rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti al servizio pubblico,
nonché dei rifiuti speciali assimilati, gestita dagli operatori dei servizi di igiene urbana o simili;
cc) ripresa: l’operazione di restituzione degli imballaggi usati secondari e terziari dall’utilizzatore o utente
finale, escluso il consumatore, al fornitore della merce o distributore e, a ritroso, lungo la catena logistica di
fornitura fino al produttore dell’ imballaggio stesso;
dd) imballaggio usato: imballaggio secondario o terziario già utilizzato e destinato ad essere ritirato o
ripreso.
2. La definizione di imballaggio di cui alle lettere da a) ad e) del comma 1 è inoltre basata sui criteri interpretativi indicati
nell’articolo 3 della direttiva 94/62/CEE, così come modificata dalla direttiva 2004/12/CE e sugli esempi illustrativi riportati
nell’Allegato E alla parte quarta del presente decreto.
219. Criteri informatori dell’attività di gestione dei rifiuti di imballaggio
1. L’attività di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio si informa ai seguenti princìpi generali:
a) incentivazione e promozione della prevenzione alla fonte della quantità e della pericolosità nella
fabbricazione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, soprattutto attraverso iniziative, anche di natura
economica in conformità ai princìpi del diritto comunitario, volte a promuovere lo sviluppo di tecnologie
pulite ed a ridurre a monte la produzione e l’utilizzazione degli imballaggi, nonché a favorire la produzione
di imballaggi riutilizzabili ed il loro concreto riutilizzo;
b) incentivazione del riciclaggio e del recupero di materia prima, sviluppo della raccolta differenziata di rifiuti
di imballaggio e promozione di opportunità di mercato per incoraggiare l’utilizzazione dei materiali ottenuti
da imballaggi riciclati e recuperati;
c) riduzione del flusso dei rifiuti di imballaggio destinati allo smaltimento finale attraverso le altre forme di
recupero;
d) applicazione di misure di prevenzione consistenti in programmi nazionali o azioni analoghe da adottarsi
previa consultazione degli operatori economici interessati.
2. Al fine di assicurare la responsabilizzazione degli operatori economici conformemente al principio «chi inquina paga»
nonché la cooperazione degli stessi secondo i princìpi della «responsabilità condivisa», l’attività di gestione dei rifiuti di
imballaggio si ispira, inoltre, ai seguenti princìpi:
a) individuazione degli obblighi di ciascun operatore economico, garantendo che il costo della raccolta
differenziata, della valorizzazione e dell’eliminazione dei rifiuti di imballaggio sia sostenuto dai produttori e
dagli utilizzatori in proporzione alle quantità di imballaggi immessi sul mercato nazionale e che la pubblica
amministrazione organizzi la raccolta differenziata;
b) promozione di forme di cooperazione tra i soggetti pubblici e privati;
c) informazione agli utenti degli imballaggi ed in particolare ai consumatori secondo le disposizioni del
decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico
all’informazione ambientale;
d) incentivazione della restituzione degli imballaggi usati e del conferimento dei rifiuti di imballaggio in
raccolta differenziata da parte del consumatore.
3. Le informazioni di cui alla lettera c) del comma 2 riguardano in particolare:
a) i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili;
b) il ruolo degli utenti di imballaggi e dei consumatori nel processo di riutilizzazione, di recupero e di
riciclaggio degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
c) il significato dei marchi apposti sugli imballaggi quali si presentano sul mercato;
d) gli elementi significativi dei programmi di gestione per gli imballaggi ed i rifiuti di imballaggio, di cui
all’articolo 225, comma 1, e gli elementi significativi delle specifiche previsioni contenute nei piani regionali
ai sensi dell’articolo 225, comma 6.
4. In conformità alle determinazioni assunte dalla Commissione dell’Unione europea, con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive, sono adottate le
misure tecniche necessarie per l’applicazione delle disposizioni del presente titolo, con particolare riferimento agli
imballaggi pericolosi, anche domestici, nonché agli imballaggi primari di apparecchiature mediche e prodotti farmaceutici,
ai piccoli imballaggi ed agli imballaggi di lusso. Qualora siano coinvolti aspetti sanitari, il predetto decreto è adottato di
concerto con il Ministro della salute.
5. Tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive in conformità alle
determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il
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riciclaggio degli imballaggi, nonché per dare una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali degli
imballaggi. Il predetto decreto dovrà altresì prescrivere l’obbligo di indicare, ai fini della identificazione e classificazione
dell’imballaggio da parte dell’industria interessata, la natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della
decisione 97/129/CE della Commissione.
219-bis. Sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all’uso alimentare
(articolo introdotto dall’art. 39, comma 1, legge n. 221 del 2015)
1. Al fine di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e di favorire il riutilizzo degli imballaggi usati, entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della presente disposizione è introdotto, in via sperimentale e su base volontaria del singolo
esercente, il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al
pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo.
2. La sperimentazione di cui al comma 1 ha una durata di dodici mesi.
3. Ai fini del comma 1, al momento dell’acquisto dell’imballaggio pieno l’utente versa una cauzione con diritto di
ripetizione della stessa al momento della restituzione dell’imballaggio usato.
4. Con regolamento adottato, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono disciplinate le modalità della
sperimentazione di cui al presente articolo. Con il medesimo regolamento sono determinate le forme di incentivazione e le
loro modalità di applicazione nonché i valori cauzionali per ogni singola tipologia di imballaggi di cui al presente articolo.
Al termine della fase sperimentale si valuterà, sulla base degli esiti della sperimentazione stessa e sentite le categorie
interessate, se confermare e se estendere il sistema del vuoto a rendere ad altri tipi di prodotto nonché ad altre tipologie
di consumo.
220. Obiettivi di recupero e di riciclaggio
1. Per conformarsi ai princìpi di cui all’articolo 219, i produttori e gli utilizzatori devono conseguire gli obiettivi finali di
riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio in conformità alla disciplina comunitaria indicati nell’Allegato E alla parte
quarta del presente decreto.
2. Per garantire il controllo del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio e di recupero, il Consorzio nazionale degli
imballaggi di cui all’articolo 224 acquisisce da tutti i soggetti che operano nel settore degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggi i dati relativi al riciclaggio e al recupero degli stessi e comunica annualmente alla Sezione nazionale del Catasto
dei rifiuti, utilizzando il modello unico di dichiarazione di cui all’articolo 1 della legge 25 gennaio 1994, n. 70, i dati, riferiti
all’anno solare precedente, relativi al quantitativo degli imballaggi per ciascun materiale e per tipo di imballaggio immesso
sul mercato, nonché, per ciascun materiale, la quantità degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e
recuperati provenienti dal mercato nazionale. Le predette comunicazioni possono essere presentate dai soggetti di cui
all’articolo 221, comma 3, lettere a) e c), per coloro i quali hanno aderito ai sistemi gestionali ivi previsti ed inviate
contestualmente al Consorzio nazionale imballaggi. I rifiuti di imballaggio esportati dalla Comunità sono presi in
considerazione, ai fini dell’adempimento degli obblighi e del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1, solo se
sussiste idonea documentazione comprovante che l’operazione di recupero e/o di riciclaggio è stata effettuata con
modalità equivalenti a quelle previste al riguardo dalla legislazione comunitaria. L’Autorità di cui all’articolo 207, entro
centoventi giorni dalla sua istituzione, redige un elenco dei Paesi extracomunitari in cui le operazioni di recupero e/o di
riciclaggio sono considerate equivalenti a quelle previste al riguardo dalla legislazione comunitaria, tenendo conto anche
di eventuali decisioni e orientamenti dell’Unione europea in materia.
3. (abrogato)
4. Le pubbliche amministrazioni e i gestori incoraggiano, ove opportuno, l’uso di materiali ottenuti da rifiuti di imballaggio
riciclati per la fabbricazione di imballaggi e altri prodotti mediante:
a) il miglioramento delle condizioni di mercato per tali materiali;
b) la revisione delle norme esistenti che impediscono l’uso di tali materiali.
5. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 224, comma 3, lettera e), qualora gli obiettivi complessivi di riciclaggio e di
recupero dei rifiuti di imballaggio come fissati al comma 1 non siano raggiunti alla scadenza prevista, con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare e del Ministro delle attività produttive, alle diverse tipologie di materiali di
imballaggi sono applicate misure di carattere economico, proporzionate al mancato raggiungimento di singoli obiettivi, il
cui introito è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato con decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze ad apposito capitolo del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Dette somme saranno
utilizzate per promuovere la prevenzione, la raccolta differenziata, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio.
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6. Gli obiettivi di cui al comma 1 sono riferiti ai rifiuti di imballaggio generati sul territorio nazionale, nonché a tutti i
sistemi di riciclaggio e di recupero al netto degli scarti e sono adottati ed aggiornati in conformità alla normativa
comunitaria con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle
attività produttive.
7. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle attività produttive notificano alla
Commissione dell’Unione europea, ai sensi e secondo le modalità di cui agli articoli 12, 16 e 17 della direttiva 94/62/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994, la relazione sull’attuazione delle disposizioni del presente
titolo accompagnata dai dati acquisiti ai sensi del comma 2 e i progetti delle misure che si intendono adottare nell’ambito
del titolo medesimo.
8. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle attività produttive forniscono
periodicamente all’Unione europea e agli altri Paesi membri i dati sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio secondo le
tabelle e gli schemi adottati dalla Commissione dell’Unione europea con la decisione 2005/270/CE del 22 marzo 2005.
221. Obblighi dei produttori e degli utilizzatori
1. I produttori e gli utilizzatori sono responsabili della corretta ed efficace gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti
di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti.
2. Nell’ambito degli obiettivi di cui agli articoli 205 e 220 e del Programma di cui all’articolo 225, i produttori e gli
utilizzatori, su richiesta del gestore del servizio e secondo quanto previsto dall’accordo di programma di cui all’articolo
224, comma 5, adempiono all’obbligo del ritiro dei rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti al servizio pubblico
della stessa natura e raccolti in modo differenziato. A tal fine, per garantire il necessario raccordo con l’attività di raccolta
differenziata organizzata dalle pubbliche amministrazioni e per le altre finalità indicate nell’articolo 224, i produttori e gli
utilizzatori partecipano al Consorzio nazionale imballaggi, salvo il caso in cui venga adottato uno dei sistemi di cui al
comma 3, lettere a) e c) del presente articolo.
3. Per adempiere agli obblighi di riciclaggio e di recupero nonché agli obblighi della ripresa degli imballaggi usati e della
raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari su superfici private, e con riferimento all’obbligo del ritiro, su
indicazione del Consorzio nazionale imballaggi di cui all’articolo 224, dei rifiuti di imballaggio conferiti dal servizio pubblico,
i produttori possono alternativamente:
a) organizzare autonomamente, anche in forma collettiva, la gestione dei propri rifiuti di imballaggio
sull’intero territorio nazionale;
(lettera così modificata dall’art. 26, comma 1, lettera a), numero 1), legge n. 27d el 2012)
b) aderire ad uno dei consorzi di cui all’articolo 223;
c) attestare sotto la propria responsabilità che è stato messo in atto un sistema di restituzione dei propri
imballaggi, mediante idonea documentazione che dimostri l’autosufficienza del sistema, nel rispetto dei
criteri e delle modalità di cui ai commi 5 e 6.
4. Ai fini di cui al comma 3 gli utilizzatori sono tenuti a consegnare gli imballaggi usati secondari e terziari e i rifiuti di
imballaggio secondari e terziari in un luogo di raccolta organizzato dai produttori e con gli stessi concordato. Gli
utilizzatori possono tuttavia conferire al servizio pubblico i suddetti imballaggi e rifiuti di imballaggio nei limiti derivanti dai
criteri determinati ai sensi dell’articolo 195, comma 2, lettera e).
5. I produttori che non intendono aderire al Consorzio Nazionale Imballaggi e a un Consorzio di cui all’articolo 223,
devono presentare all’Osservatorio nazionale sui rifiuti il progetto del sistema di cui al comma 3, lettere a) o c)
richiedendone il riconoscimento sulla base di idonea documentazione. Il progetto va presentato entro novanta giorni
dall’assunzione della qualifica di produttore ai sensi dell’articolo 218, comma 1, lettera r) o prima del recesso da uno dei
suddetti Consorzi. Il recesso sarà, in ogni caso, efficace solo dal momento in cui, intervenuto il riconoscimento,
l’Osservatorio accerti il funzionamento del sistema e ne dia comunicazione al Consorzio. L’obbligo di corrispondere il
contributo ambientale di cui all’articolo 224, comma 3, lettera h), è sospeso a seguito dell’intervenuto riconoscimento del
progetto sulla base di idonea documentazione e sino al provvedimento definitivo che accerti il funzionamento o il mancato
funzionamento del sistema e ne dia comunicazione al Consorzio. Per ottenere il riconoscimento i produttori devono
dimostrare di aver organizzato il sistema secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità, che il sistema è
effettivamente ed autonomamente funzionante e che è in grado di conseguire, nell’ambito delle attività svolte, gli obiettivi
di recupero e di riciclaggio di cui all’articolo 220. I produttori devono inoltre garantire che gli utilizzatori e gli utenti finali
degli imballaggi siano informati sulle modalità del sistema adottato. L’osservatorio, acquisiti i necessari elementi di
valutazione forniti dall’ISPRA, si esprime entro novanta giorni dalla richiesta. In caso di mancata risposta nel termine
sopra indicato, l’interessato chiede al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare l’adozione dei relativi
provvedimenti sostitutivi da emanarsi nei successivi sessanta giorni. L’osservatorio sarà tenuto a presentare una relazione
annuale di sintesi relativa a tutte le istruttorie esperite. Sono fatti salvi i riconoscimenti già operati ai sensi della
previgente normativa. Alle domande disciplinate dal presente comma si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
relative alle attività private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241. A condizione
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che siano rispettate le condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni specifiche adottate ai sensi del presente articolo, le
attività di cui al comma 3 lettere a) e c) possono essere intraprese decorsi novanta giorni dallo scadere del termine per
l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte del ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare come indicato
nella presente norma.
(comma modificato dall’art. 2, comma 30-ter, d.lgs. n. 4 del 2008, poi dall’art. 5, comma 2-ter, legge n. 13 del 2009, poi
dall’art. 26, comma 1, lettera a), numero 2), legge n. 27 de2l 012, poi dall’art. 1, comma 120, legge n. 124 del 2017)
6. I produttori di cui al comma 5 elaborano e trasmettono al Consorzio nazionale imballaggi di cui all’articolo 224 un
proprio Programma specifico di prevenzione che costituisce la base per l’elaborazione del programma generale di cui
all’articolo 225.
7. Entro il 30 settembre di ogni anno i produttori di cui al comma 5 presentano all’Autorità prevista dall’articolo 207 e al
Consorzio nazionale imballaggi un piano specifico di prevenzione e gestione relativo all’anno solare successivo, che sarà
inserito nel programma generale di prevenzione e gestione di cui all’articolo 225.
8. Entro il 31 maggio di ogni anno, i produttori di cui al comma 5 sono inoltre tenuti a presentare all’Autorità prevista
dall’articolo 207 ed al Consorzio nazionale imballaggi una relazione sulla gestione relativa all’anno solare precedente,
comprensiva dell’indicazione nominativa degli utilizzatori che, fino al consumo, partecipano al sistema di cui al comma 3,
lettere a) o c), del programma specifico e dei risultati conseguiti nel recupero e nel riciclo dei rifiuti di imballaggio; nella
stessa relazione possono essere evidenziati i problemi inerenti il raggiungimento degli scopi istituzionali e le eventuali
proposte di adeguamento della normativa.
9. Il mancato riconoscimento del sistema ai sensi del comma 5, o la revoca disposta dall’Autorità, previo avviso
all’interessato, qualora i risultati ottenuti siano insufficienti per conseguire gli obiettivi di cui all’articolo 220 ovvero siano
stati violati gli obblighi previsti dai commi 6 e 7, comportano per i produttori l’obbligo di partecipare ad uno dei consorzi di
cui all’articolo 223 e, assieme ai propri utilizzatori di ogni livello fino al consumo, al consorzio previsto dall’articolo 224. I
provvedimenti dell’Autorità sono comunicati ai produttori interessati e al Consorzio nazionale imballaggi. L’adesione
obbligatoria ai consorzi disposta in applicazione del presente comma ha effetto retroattivo ai soli fini della corresponsione
del contributo ambientale previsto dall’articolo 224, comma 3, lettera h), e dei relativi interessi di mora. Ai produttori e
agli utilizzatori che, entro novanta giorni dal ricevimento della comunicazione dell’Autorità, non provvedano ad aderire ai
consorzi e a versare le somme a essi dovute si applicano inoltre le sanzioni previste dall’articolo 261.
10. Sono a carico dei produttori e degli utilizzatori:
a) i costi per il ritiro degli imballaggi usati e la raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari;
b) il corrispettivo per i maggiori oneri relativi alla raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio conferiti al
servizio pubblico per i quali l’Autorità d’ambito richiede al Consorzio nazionale imballaggi o per esso ai
soggetti di cui al comma 3 di procedere al ritiro;
c) i costi per il riutilizzo degli imballaggi usati;
d) i costi per il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio;
e) i costi per lo smaltimento dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari.
11. La restituzione di imballaggi usati o di rifiuti di imballaggio, ivi compreso il conferimento di rifiuti in raccolta
differenziata, non deve comportare oneri economici per il consumatore.
222. Raccolta differenziata e obblighi della pubblica amministrazione
1. La pubblica amministrazione deve organizzare sistemi adeguati di raccolta differenziata in modo da permettere al
consumatore di conferire al servizio pubblico rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e da altri tipi di rifiuti di
imballaggio. In particolare:
a) deve essere garantita la copertura omogenea del territorio in ciascun ambito territoriale ottimale, tenuto
conto del contesto geografico;
b) la gestione della raccolta differenziata deve essere effettuata secondo criteri che privilegino l’efficacia,
l’efficienza e l’economicità del servizio, nonché il coordinamento con la gestione di altri rifiuti.
2. Nel caso in cui l’osservatorio nazionale sui rifiuti accerti che le pubbliche amministrazioni non abbiano attivato sistemi
adeguati di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio, anche per il raggiungimento degli obiettivi di cui all’articolo 205,
ed in particolare di quelli di recupero e riciclaggio di cui all’articolo 220, può richiedere al Consorzio nazionale imballaggi di
sostituirsi ai gestori dei servizi di raccolta differenziata, anche avvalendosi di soggetti pubblici o privati individuati dal
Consorzio nazionale imballaggi medesimo mediante procedure trasparenti e selettive, in via temporanea e d’urgenza,
comunque per un periodo non superiore a ventiquattro mesi, sempre che ciò avvenga all’interno di ambiti ottimali
opportunamente identificati, per l’organizzazione e/o integrazione del servizio ritenuto insufficiente. Qualora il Consorzio
nazionale imballaggi, per raggiungere gli obiettivi di recupero e riciclaggio previsti dall’articolo 220, decida di aderire alla
richiesta, verrà al medesimo corrisposto il valore della tariffa applicata per la raccolta dei rifiuti urbani corrispondente, al
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netto dei ricavi conseguiti dalla vendita dei materiali e del corrispettivo dovuto sul ritiro dei rifiuti di imballaggio e delle
frazioni merceologiche omogenee. Ove il Consorzio nazionale imballaggi non dichiari di accettare entro quindici giorni
dalla richiesta, l’Autorità, nei successivi quindici giorni, individua, mediante procedure trasparenti e selettive, un soggetto
di comprovata e documentata affidabilità e capacità a cui affidare la raccolta differenziata e conferire i rifiuti di
imballaggio in via temporanea e d’urgenza, fino all’espletamento delle procedure ordinarie di aggiudicazione del servizio e
comunque per un periodo non superiore a dodici mesi, prorogabili di ulteriori dodici mesi in caso di impossibilità oggettiva
e documentata di aggiudicazione.
3. Le pubbliche amministrazioni incoraggiano, ove opportuno, l’utilizzazione di materiali provenienti da rifiuti di
imballaggio riciclati per la fabbricazione di imballaggi e altri prodotti.
4. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle attività produttive curano la
pubblicazione delle misure e degli obiettivi oggetto delle campagne di informazione di cui all’articolo 224, comma 3,
lettera g).
5. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive cura la
pubblicazione delle norme nazionali che recepiscono le norme armonizzate di cui all’articolo 226, comma 3, e ne dà
comunicazione alla Commissione dell’Unione europea.
223. Consorzi
1. I produttori che non provvedono ai sensi dell’articolo 221, comma 3, lettere a) e c), costituiscono un Consorzio per
ciascun materiale di imballaggio di cui all’allegato E della parte quarta del presente decreto, operante su tutto il territorio
nazionale. Ai Consorzi possono partecipare i recuperatori, ed i riciclatori che non corrispondono alla categoria dei
produttori, previo accordo con gli altri consorziati ed unitamente agli stessi.
2. I consorzi di cui al comma 1 hanno personalità giuridica di diritto privato senza fine di lucro e sono retti da uno statuto
adottato in conformità ad uno schema tipo, redatto dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di
concerto con il Ministro delle attività produttive, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre 2008,
conformemente ai princìpi del presente decreto e, in particolare, a quelli di efficienza, efficacia, economicità e
trasparenza, nonché di libera concorrenza nelle attività di settore. Lo statuto adottato da ciascun consorzio è trasmesso
entro quindici giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che lo approva nei successivi novanta
giorni, con suo provvedimento adottato di concerto con il Ministro delle attività produttive. Ove il Ministro ritenga di non
approvare lo statuto trasmesso, per motivi di legittimità o di merito, lo ritrasmette al consorzio richiedente con le relative
osservazioni. Entro il 31 dicembre 2008 i Consorzi già riconosciuti dalla previgente normativa adeguano il proprio statuto
in conformità al nuovo schema tipo e ai principi contenuti nel presente decreto ed in particolare a quelli di trasparenza,
efficacia, efficienza ed economicità, nonché di libera Concorrenza nelle attività di settore, ai sensi dell’articolo 221, comma
2. Nei consigli di amministrazione dei consorzi il numero dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei riciclatori
e dei recuperatori deve essere uguale a quello dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei produttori di
materie prime di imballaggio. Lo statuto adottato da ciascun Consorzio è trasmesso entro quindici giorni al Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare, che lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico e con il Ministro dell’economia e delle finanze, salvo motivate osservazioni cui i Consorzi sono tenuti ad
adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora i Consorzi non ottemperino nei termini prescritti, le modifiche allo
statuto sono apportate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare, di
concerto con il Ministro dello sviluppo economico. Il decreto ministeriale di approvazione dello statuto dei consorzi è
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
3. I consorzi di cui al comma 1 e 2 sono tenuti a garantire l’equilibrio della propria gestione finanziaria. A tal fine i mezzi
finanziari per il funzionamento dei predetti consorzi derivano dai contributi dei consorziati e dai versamenti effettuati dal
Consorzio nazionale imballaggi ai sensi dell’articolo 224, comma 3, lettera h), secondo le modalità indicate dall’articolo
224, comma 8, dai proventi della cessione, nel rispetto dei princìpi della concorrenza e della corretta gestione ambientale,
degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio ripresi, raccolti o ritirati, nonché da altri eventuali proventi e contributi di
consorziati o di terzi.
4. Ciascun Consorzio mette a punto e trasmette al CONAI e all’Osservatorio nazionale sui rifiuti un proprio programma
pluriennale di prevenzione della produzione di rifiuti d’imballaggio entro il 30 settembre di ogni anno.
5. Entro il 30 settembre di ogni anno i consorzi di cui al presente articolo presentano all’Osservatorio nazionale sui rifiuti e
al Consorzio nazionale imballaggi un piano specifico di prevenzione e gestione relativo all’anno solare successivo, che sarà
inserito nel programma generale di prevenzione e gestione.
6. Entro il 31 maggio di ogni anno, i consorzi di cui al presente articolo sono inoltre tenuti a presentare all’Osservatorio
nazionale sui rifiuti ed al Consorzio nazionale imballaggi una relazione sulla gestione relativa all’anno precedente, con
l’indicazione nominativa dei consorziati, il programma specifico ed i risultati conseguiti nel recupero e nel riciclo dei rifiuti
di imballaggio.
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224. Consorzio nazionale imballaggi
1. Per il raggiungimento degli obiettivi globali di recupero e di riciclaggio e per garantire il necessario coordinamento
dell’attività di raccolta differenziata, i produttori e gli utilizzatori, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 221, comma 2,
partecipano in forma paritaria al Consorzio nazionale imballaggi, in seguito denominato CONAI, che ha personalità
giuridica di diritto privato senza fine di lucro ed è retto da uno statuto approvato con decreto del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive.
2. Entro il 30 giugno 2008, il CONAI adegua il proprio statuto ai princìpi contenuti nel presente decreto ed in particolare a
quelli di trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità, nonché di libera concorrenza nelle attività di settore, ai sensi
dell’articolo 221, comma 2. Lo statuto adottato è trasmesso entro quindici giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare che lo approva di concerto con il Ministro delle attività produttive, salvo motivate osservazioni cui
il CONAI è tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora il CONAI non ottemperi nei termini prescritti, le
modifiche allo statuto sono apportate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con il Ministro delle attività produttive.
3. Il CONAI svolge le seguenti funzioni:
a) definisce, in accordo con le regioni e con le pubbliche amministrazioni interessate, gli ambiti territoriali in
cui rendere operante un sistema integrato che comprenda la raccolta, la selezione e il trasporto dei
materiali selezionati a centri di raccolta o di smistamento;
b) definisce, con le pubbliche amministrazioni appartenenti ai singoli sistemi integrati di cui alla lettera a), le
condizioni generali di ritiro da parte dei produttori dei rifiuti selezionati provenienti dalla raccolta
differenziata;
c) elabora ed aggiorna, valutati i programmi specifici di prevenzione di cui agli articoli 221, comma 6, e 223,
comma 4, il Programma generale per la prevenzione e la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio
di cui all’articolo 225;
d) promuove accordi di programma con gli operatori economici per favorire il riciclaggio e il recupero dei
rifiuti di imballaggio e ne garantisce l’attuazione;
e) assicura la necessaria cooperazione tra i consorzi di cui all’articolo 223, i soggetti di cui all’articolo 221,
comma 3, lettere a) e c) e gli altri operatori economici, anche eventualmente destinando una quota del
contributo ambientale CONAI, di cui alla lettera h), ai consorzi che realizzano percentuali di recupero o di
riciclo superiori a quelle minime indicate nel Programma generale, al fine del conseguimento degli obiettivi
globali di cui all’Allegato E alla parte quarta del presente decreto. Ai consorzi che non raggiungono i singoli
obiettivi di recupero è in ogni caso ridotta la quota del contributo ambientale ad essi riconosciuto dal Conai;
f) indirizza e garantisce il necessario raccordo tra le amministrazioni pubbliche, i consorzi e gli altri operatori
economici;
g) organizza, in accordo con le pubbliche amministrazioni, le campagne di informazione ritenute utili ai fini
dell’attuazione del Programma generale;
h) ripartisce tra i produttori e gli utilizzatori il corrispettivo per i maggiori oneri della raccolta differenziata di
cui all’articolo 221, comma 10, lettera b), nonché gli oneri per il riciclaggio e per il recupero dei rifiuti di
imballaggio conferiti al servizio di raccolta differenziata, in proporzione alla quantità totale, al peso ed alla
tipologia del materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale, al netto delle quantità di imballaggi
usati riutilizzati nell’anno precedente per ciascuna tipologia di materiale. A tal fine determina e pone a
carico dei consorziati, con le modalità individuate dallo statuto, anche in base alle utilizzazioni e ai criteri di
cui al comma 8, il contributo denominato contributo ambientale CONAI;
i) promuove il coordinamento con la gestione di altri rifiuti previsto dall’articolo 222, comma 1, lettera b),
anche definendone gli ambiti di applicazione;
l) promuove la conclusione, su base volontaria, di accordi tra i consorzi di cui all’articolo 223 e i soggetti di
cui all’articolo 221, comma 3, lettere a) e c), con soggetti pubblici e privati. Tali accordi sono relativi alla
gestione ambientale della medesima tipologia di materiale oggetto dell’intervento dei consorzi con riguardo
agli imballaggi, esclusa in ogni caso l’utilizzazione del contributo ambientale CONAI;
m) fornisce i dati e le informazioni richieste dall’Autorità di cui all’articolo 207 e assicura l’osservanza degli
indirizzi da questa tracciati;
n) acquisisce da enti pubblici o privati, nazionali o esteri, i dati relativi ai flussi degli imballaggi in entrata e
in uscita dal territorio nazionale e i dati degli operatori economici coinvolti. Il conferimento di tali dati al
CONAI e la raccolta, l’elaborazione e l’utilizzo degli stessi da parte di questo si considerano, ai fini di quanto
previsto dall’articolo 178, comma 1, di rilevante interesse pubblico ai sensi dell’articolo 53 del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
4. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali di recupero e riciclaggio, gli eventuali avanzi di gestione accantonati dal
CONAI e dai consorzi di cui all’articolo 223 nelle riserve costituenti il loro patrimonio netto non concorrono alla formazione
del reddito, a condizione che sia rispettato il divieto di distribuzione, sotto qualsiasi forma, ai consorziati ed agli aderenti
di tali avanzi e riserve, anche in caso di scioglimento dei predetti sistemi gestionali, dei consorzi e del CONAI.
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5. Il CONAI può stipulare un accordo di programma quadro su base nazionale con l’Associazione nazionale Comuni italiani
(ANCI), con l’Unione delle province italiane (PI) o con le Autorità d’ambito al fine di garantire l’attuazione del principio di
corresponsabilità gestionale tra produttori, utilizzatori e pubbliche amministrazioni. In particolare, tale accordo stabilisce:
a) l’entità dei maggiori oneri per la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio, di cui all’articolo 221,
comma 10, lettera b), da versare alle competenti pubbliche amministrazioni, determinati secondo criteri di
efficienza, efficacia, economicità e trasparenza di gestione del servizio medesimo, nonché sulla base della
tariffa di cui all’articolo 238, dalla data di entrata in vigore della stessa;
b) gli obblighi e le sanzioni posti a carico delle parti contraenti;
c) le modalità di raccolta dei rifiuti da imballaggio in relazione alle esigenze delle attività di riciclaggio e di
recupero.
6. L’accordo di programma di cui al comma 5 è trasmesso all’Autorità di cui all’articolo 207, che può richiedere eventuali
modifiche ed integrazioni entro i successivi sessanta giorni.
7. Ai fini della ripartizione dei costi di cui al comma 3, lettera h), sono esclusi dal calcolo gli imballaggi riutilizzabili immessi
sul mercato previa cauzione.
8. Il contributo ambientale del Conai è utilizzato in via prioritaria per il ritiro degli imballaggi primari o comunque conferiti
al servizio pubblico e, in via accessoria, per l’organizzazione dei sistemi di raccolta, recupero e riciclaggio dei rifiuti di
imballaggio secondari e terziari. A tali fini, tale contributo è attribuito dal Conai, sulla base di apposite convenzioni, ai
soggetti di cui all’articolo 223, in proporzione alla quantità totale, al peso ed alla tipologia del materiale di imballaggio
immessi sul mercato nazionale, al netto delle quantità di imballaggi usati riutilizzati nell’anno precedente per ciascuna
tipologia di materiale. Il CONAI provvede ai mezzi finanziari necessari per lo svolgimento delle proprie funzioni con i
proventi dell’attività, con i contributi dei consorziati e con una quota del contributo ambientale CONAI, determinata nella
misura necessaria a far fronte alle spese derivanti dall’espletamento, nel rispetto dei criteri di contenimento dei costi e di
efficienza della gestione, delle funzioni conferitegli dal presente titolo nonché con altri contributi e proventi di consorziati
e di terzi, compresi quelli dei soggetti di cui all’articolo 221, lettere a) e c), per le attività svolte in loro favore in
adempimento alle prescrizioni di legge.
9. L’applicazione del contributo ambientale CONAI esclude l’assoggettamento del medesimo bene e delle materie prime
che lo costituiscono ad altri contributi con finalità ambientali previsti dalla parte quarta del presente decreto o comunque
istituiti in applicazione del presente decreto.
10. Al Consiglio di amministrazione del CONAI partecipa con diritto di voto un rappresentante dei consumatori indicato dal
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal Ministro delle attività produttive.
11. (abrogato)
12. In caso di mancata stipula dell’accordo di cui al comma 5, entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente
decreto, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare invita le parti a trovare un’intesa entro
sessanta giorni, decorsi i quali senza esito positivo, provvede direttamente, d’intesa con Ministro dello sviluppo
economico, a definire il corrispettivo di cui alla lettera a) del comma 5. L’accordo di cui al comma 5 è sottoscritto, per le
specifiche condizioni tecniche ed economiche relative al ritiro dei rifiuti di ciascun materiale d’imballaggio, anche dal
competente Consorzio di cui all’articolo 223. Nel caso in cui uno di questi Consorzi non lo sottoscriva e/o non raggiunga le
intese necessarie con gli enti locali per il ritiro dei rifiuti d’imballaggio, il Conai subentra nella conclusione delle
convenzioni locali al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi di recupero e di riciclaggio previsti dall’articolo 220.
13. Nel caso siano superati, a livello nazionale, gli obiettivi finali di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio
indicati nel programma generale di prevenzione e gestione degli imballaggi di cui all’articolo 225, il CONAI adotta,
nell’ambito delle proprie disponibilità finanziarie, forme particolari di incentivo per il ritiro dei rifiuti di imballaggi nelle aree
geografiche che non abbiano ancora raggiunto gli obiettivi di raccolta differenziata di cui all’articolo 205, comma 1, entro i
limiti massimi di riciclaggio previsti dall’Allegato E alla parte quarta del presente decreto.
225. Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio
1. Sulla base dei programmi specifici di prevenzione di cui agli articoli 221, comma 6, e 223, comma 4, il CONAI elabora
annualmente un Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio che
individua, con riferimento alle singole tipologie di materiale di imballaggio, le misure per conseguire i seguenti obiettivi:
a) prevenzione della formazione dei rifiuti di imballaggio;
b) accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggio riciclabili rispetto alla quantità di
imballaggi non riciclabili;
c) accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggio riutilizzabili rispetto alla quantità di
imballaggi non riutilizzabili;
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d) miglioramento delle caratteristiche dell’imballaggio allo scopo di permettere ad esso di sopportare più
tragitti o rotazioni nelle condizioni di utilizzo normalmente prevedibili;
e) realizzazione degli obiettivi di recupero e riciclaggio.
2. Il Programma generale di prevenzione determina, inoltre:
a) la percentuale in peso di ciascuna tipologia di rifiuti di imballaggio da recuperare ogni cinque anni e,
nell’ambito di questo obiettivo globale, sulla base della stessa scadenza, la percentuale in peso da riciclare
delle singole tipologie di materiali di imballaggio, con un minimo percentuale in peso per ciascun materiale;
b) gli obiettivi intermedi di recupero e riciclaggio rispetto agli obiettivi di cui alla lettera a).
3. Entro il 30 novembre di ogni anno il CONAI trasmette all’Osservatorio nazionale sui rifiuti un piano specifico di
prevenzione e gestione relativo all’anno solare successivo, che sarà inserito nel programma generale di prevenzione e
gestione.
4. La relazione generale consuntiva relativa all’anno solare precedente è trasmessa per il parere all’Autorità di cui
all’articolo 207, entro il 30 giugno di ogni anno. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare e del Ministro delle attività produttive, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e
le province autonome di Trento e di Bolzano e l’ANCI si provvede alla approvazione ed alle eventuali modificazioni e
integrazioni del Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio.
5. Nel caso in cui il Programma generale non sia predisposto, lo stesso è elaborato in via sostitutiva dall’Osservatorio
nazionale sui rifiuti. In tal caso gli obiettivi di recupero e riciclaggio sono quelli massimi previsti dall’allegato E alla parte
quarta del presente decreto.
6. I piani regionali di cui all’articolo 199 sono integrati con specifiche previsioni per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti
di imballaggio sulla base del programma di cui al presente articolo.
226. Divieti
1. È vietato lo smaltimento in discarica degli imballaggi e dei contenitori recuperati, ad eccezione degli scarti derivanti
dalle operazioni di selezione, riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio.
2. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 221, comma 4, è vietato immettere nel normale circuito di raccolta dei
rifiuti urbani imballaggi terziari di qualsiasi natura. Eventuali imballaggi secondari non restituiti all’utilizzatore dal
commerciante al dettaglio possono essere conferiti al servizio pubblico solo in raccolta differenziata, ove la stessa sia
stata attivata nei limiti previsti dall’articolo 221, comma 4.
3. Possono essere commercializzati solo imballaggi rispondenti a tutti i requisiti essenziali stabiliti dalla direttiva 94/62/CEE
e riportati nell’allegato F alla parte quarta del presente decreto. Tali requisiti si presumono soddisfatti quando gli
imballaggi siano conformi alle pertinenti norme armonizzate i cui numeri di riferimento sono stati pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale dell’Unione europea o alle norme nazionali che abbiano recepito tali norme armonizzate e, in mancanza di
queste, agli standard europei fissati dal Comitato europeo di normalizzazione. In mancanza delle norme armonizzate, i
requisiti essenziali stabiliti nella direttiva 94/62/CE nonché quelli di cui all’allegato F alla parte quarta del presente decreto
si presumono soddisfatti quando gli imballaggi sono conformi alle pertinenti norme nazionali, adottate ai sensi del
paragrafo 3 dell’articolo 9 della direttiva 94/62/CE. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive sono aggiornati i predetti standard, tenuto conto della
comunicazione della Commissione europea 2005/C44/13. Sino all’emanazione del predetto decreto si applica l’Allegato F
alla parte quarta del presente decreto.
(comma così modificato dall’art. 23, comma 1, legge n. 115 del 2015)
4. È vietato immettere sul mercato imballaggi o componenti di imballaggio, ad eccezione degli imballaggi interamente
costituiti di cristallo, con livelli totali di concentrazione di piombo, mercurio, cadmio e cromo esavalente superiore a 100
parti per milione (ppm) in peso. Per gli imballaggi in vetro si applica la decisione 2001/171/CE del 19 febbraio 2001 e per
gli imballaggi in plastica si applica la decisione 1999/177/CE dell’ 8 febbraio 1999.
5. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività
produttive sono determinate, in conformità alle decisioni dell’Unione europea:
a) le condizioni alle quali i livelli di concentrazione di cui al comma 4 non si applicano ai materiali riciclati e
ai circuiti di produzione localizzati in una catena chiusa e controllata;
b) le tipologie di imballaggio esonerate dal requisito di cui al comma 4.
226-bis. Divieti di commercializzazione delle borse di plastica
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1. Fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili, è vietata la
commercializzazione delle borse di plastica in materiale leggero, nonché delle altre borse di plastica non rispondenti alle seguenti
caratteristiche:
a) borse di plastica riutilizzabili con maniglia esterna alla dimensione utile del sacco:
1) con spessore della singola parete superiore a 200 micron e contenenti una percentuale di plastica
riciclata di almeno il 30 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che
commercializzano generi alimentari;
2) con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica
riciclata di almeno il 10 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che
commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari;
b) borse di plastica riutilizzabili con maniglia interna alla dimensione utile del sacco:
1) con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica
riciclata di almeno il 30 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che
commercializzano generi alimentari;
2) con spessore della singola parete superiore a 60 micron e contenenti una percentuale di plastica
riciclata di almeno il 10 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che
commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari.
2. Le borse di plastica di cui al comma 1 non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola
unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite.
226-ter. Riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero
1. Al fine di conseguire, in attuazione della direttiva (UE) 2015/720, una riduzione sostenuta dell’utilizzo di borse di plastica, è avviata
la progressiva riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero diverse da quelle aventi entrambe
le seguenti caratteristiche, attestate da certificazioni rilasciate da organismi accreditati:
a) biodegradabilità e compostabilità secondo la norma armonizzata UNI EN 13432:2002;
b) contenuto minimo di materia prima rinnovabile secondo le percentuali di cui al comma 2, lettere a), b) e c),
determinato sulla base dello standard di cui al comma 4.
2. La progressiva riduzione delle borse di plastica in materiale ultraleggero è realizzata secondo le seguenti modalità:
a) dal 1º gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con
un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40 per cento;
b) dal 1º gennaio 2020, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con
un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 50 per cento;
c) dal 1º gennaio 2021, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con
un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 60 per cento.
3. Nell’applicazione delle misure di cui ai commi 1 e 2 sono fatti comunque salvi gli obblighi di conformità alla normativa sull’utilizzo
dei materiali destinati al contatto con gli alimenti adottata in attuazione dei regolamenti (UE) n. 10/2011, (CE) n. 1935/2004 e (CE) n.
2023/2006, nonché il divieto di utilizzare la plastica riciclata per le borse destinate al contatto alimentare.
4. Gli organismi accreditati certificano la presenza del contenuto minimo di materia prima rinnovabile determinando la percentuale del
carbonio di origine biologica presente nelle borse di plastica rispetto al carbonio totale ivi presente ed utilizzando a tal fine lo standard
internazionale vigente in materia di determinazione del contenuto di carbonio a base biologica nella plastica ovvero lo standard UNI
CEN/TS 16640.
5. Le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per
singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati per il loro tramite.
226-quater. Plastiche monouso
1. Ai fini di prevenire la produzione di rifiuti da prodotti di plastica monouso e di quella dei materiali di origine fossile,
nonché di prevenire l’abbandono e di favorire la loro raccolta differenziata e il relativo riciclaggio di materia, nonché di
facilitare e promuovere l’utilizzo di beni di consumo ecocompatibili coerentemente con gli obiettivi indicati nella
comunicazione della Commissione europea “Strategia europea per la plastica nell’economia circolare”, COM(2018) 28
definitivo, i produttori, su base volontaria e in via sperimentale dal 1° gennaio 2019 fino al 31 dicembre 2023:
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a) adottano modelli di raccolta differenziata e di riciclo di stoviglie in plastica da fonte fossile con percentuali
crescenti di reintroduzione delle materie prime seconde nel ciclo produttivo;
b) producono, impiegano e avviano a compostaggio stoviglie fabbricate con biopolimeri di origine vegetale;
c) utilizzano entro il 31 dicembre 2023 biopolimeri, con particolare attenzione alle fonti di
approvvigionamento nazionale, in modo massivo e in alternativa alle plastiche di fonte fossile per la
produzione di stoviglie monouso.
2. Per le finalità e gli obiettivi di cui al comma 1 i produttori promuovono:
a) la raccolta delle informazioni necessarie alla messa a punto di materie prime, processi e prodotti
ecocompatibili e la raccolta dei dati per la costruzione di Life Cycle Assessment certificabili;
b) l’elaborazione di standard qualitativi per la:
1) determinazione delle caratteristiche qualitative delle materie prime e degli additivi
impiegabili in fase di produzione;
2) determinazione delle prestazioni minime del prodotto durante le fasi di impiego, compreso
il trasporto, lo stoccaggio e l’utilizzo;
c) lo sviluppo di tecnologie innovative per il riciclo dei prodotti in plastica monouso;
d) l’informazione sui sistemi di restituzione dei prodotti in plastica monouso usati da parte del consumatore.
3. Le informazioni di cui alla lettera d) del comma 2 riguardano in particolare:
a) i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili;
b) il ruolo degli utenti di prodotti di plastica monouso e dei consumatori nel processo di riutilizzazione, di
recupero e di riciclaggio dei prodotti di plastica monouso e dei rifiuti di imballaggio;
c) il significato dei marchi apposti sui prodotti di plastica monouso.
4. Al fine di realizzare attività di studio e verifica tecnica e monitoraggio da parte dei competenti istituti di ricerca, è
istituito un apposito Fondo presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con una dotazione di
euro 100.000 a decorrere dall’anno 2019. Con successivo decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono individuate le
specifiche modalità di utilizzazione del Fondo.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 802, legge n. 145 del 2018)
Titolo III – Gestione di particolari categorie di rifiuti
227. Rifiuti elettrici ed elettronici, rifiuti di pile e accumulatori, rifiuti sanitari, veicoli fuori uso e prodotti
contenenti amianto
1. Restano ferme le disposizioni speciali, nazionali e comunitarie relative alle altre tipologie di rifiuti, ed in particolare
quelle riguardanti:
a) rifiuti elettrici ed elettronici: direttiva 2000/53/CE, direttiva 2002/95/CE e direttiva 2003/108/CE e relativo
decreto legislativo di attuazione 25 luglio 2005, n. 151. Relativamente alla data di entrata in vigore delle
singole disposizioni del citato provvedimento, nelle more dell’entrata in vigore di tali disposizioni, continua
ad applicarsi la disciplina di cui all’articolo 44 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
b) rifiuti sanitari: d.P.R. 15 luglio 2003, n. 254;
c) veicoli fuori uso: direttiva 2000/53/CE e decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, ferma restando la
ripartizione degli oneri, a carico degli operatori economici, per il ritiro e trattamento dei veicoli fuori uso in
conformità a quanto previsto dall’articolo 5, comma 4, della citata direttiva 2000/53/CE;
d) recupero dei rifiuti dei beni e prodotti contenenti amianto: decreto ministeriale 29 luglio 2004, n. 248;
d-bis) rifiuti di pile e accumulatori: direttiva 2006/66/CE e relativo decreto legislativo di attuazione 20
novembre 2008, n. 188.
(lettera aggiunta dall’art. 43, comma 1, legge n. 221 del 2015)
228. Pneumatici fuori uso
1. Fermo restando il disposto di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, nonché il disposto di cui agli articoli 179
e 180 del presente decreto, al fine di garantire il perseguimento di finalità di tutela ambientale secondo le migliori
tecniche disponibili, ottimizzando, anche tramite attività di ricerca, sviluppo e formazione, il recupero dei pneumatici fuori
uso e per ridurne la formazione anche attraverso la ricostruzione è fatto obbligo ai produttori e importatori di pneumatici
di provvedere, singolarmente o in forma associata e con periodicità almeno annuale, alla gestione di quantitativi di
pneumatici fuori uso pari a quelli dai medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale,
provvedendo anche ad attività di ricerca, sviluppo e formazione finalizzata ad ottimizzare la gestione dei pneumatici fuori
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uso nel rispetto dell’articolo 177, comma 1. Ai fini di cui al presente comma, un quantitativo di pneumatici pari in peso a
cento equivale ad un quantitativo di pneumatici fuori uso pari in peso a novantacinque.
(comma modificato dall’art. 32, comma 3, d.lgs. n. 205 del 2010, poi modificatod all’art. 1, comma 751, legge n. 145 del
2018)
2. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da emanarsi nel termine di giorni
centoventi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, sono disciplinati i tempi e le modalità
attuative dell’obbligo di cui al comma 1. In tutte le fasi della commercializzazione dei pneumatici è indicato in fattura il
contributo a carico degli utenti finali necessario, anche in relazione alle diverse tipologie di pneumatici, per far fronte agli
oneri derivanti dall’obbligo di cui al comma 1. Detto contributo, parte integrante del corrispettivo di vendita, è
assoggettato ad IVA ed è riportato nelle fatture in modo chiaro e distinto. Il produttore o l’importatore applicano il
rispettivo contributo vigente alla data della immissione del pneumatico nel mercato nazionale del ricambio. Il contributo
rimane invariato in tutte le successive fasi di commercializzazione del pneumatico con l’obbligo, per ciascun rivenditore, di
indicare in modo chiaro e distinto in fattura il contributo pagato all’atto dell’acquisto dello stesso.
(comma così modificato dall’art. 8-bis della legge n. 116 del 2014)
3-bis. I produttori e gli importatori di pneumatici o le loro eventuali forme associate determinano annualmente
l’ammontare del rispettivo contributo necessario per l’adempimento, nell’anno solare successivo, degli obblighi di cui al
comma 1 e lo comunicano, entro il 31 ottobre di ogni anno, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare anche specificando gli oneri e le componenti di costo che giustificano l’ammontare del contributo. Il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, se necessario, richiede integrazioni e chiarimenti al fine di disporre
della completezza delle informazioni da divulgare anche a mezzo del proprio portale informatico entro il 31 dicembre del
rispettivo anno. è fatta salva la facoltà di procedere nell’anno solare in corso alla rideterminazione, da parte dei produttori
e degli importatori di pneumatici o le rispettive forme associate, del contributo richiesto per l’anno solare in corso.
produttori e gli importatori di pneumatici o le loro eventuali forme associate devono utilizzare, nei due esercizi successivi,
gli avanzi di gestione derivanti dal contributo ambientale per la gestione di pneumatici fuori uso, anche qualora siano stati
fatti oggetto di specifico accordo di programma, protocollo d’intesa o accordo comunque denominato, ovvero per la
riduzione del contributo ambientale.
(comma sostituito dall’art. 24, comma 1, lettera f),l egge n. 35 del 2012, poi così modificatod all’art. 1, comma 751, legge
n. 145 del 2018)
4. I produttori e gli importatori di pneumatici inadempienti agli obblighi di cui al comma 1 sono assoggettati ad una
sanzione amministrativa pecuniaria proporzionata alla gravità dell’inadempimento, comunque non superiore al doppio del
contributo incassato per il periodo considerato.
229. Combustibile da rifiuti e combustibile da rifiuti di qualità elevata – cdr e cdr-q
230. Rifiuti derivanti da attività di manutenzione delle infrastrutture
1. Il luogo di produzione dei rifiuti derivanti da attività di manutenzione alle infrastrutture, effettuata direttamente dal
gestore dell’infrastruttura a rete e degli impianti per l’erogazione di forniture e servizi di interesse pubblico o tramite terzi,
può coincidere con la sede del cantiere che gestisce l’attività manutentiva o con la sede locale del gestore della
infrastruttura nelle cui competenze rientra il tratto di infrastruttura interessata dai lavori di manutenzione ovvero con il
luogo di concentramento dove il materiale tolto d’opera viene trasportato per la successiva valutazione tecnica, finalizzata
all’individuazione del materiale effettivamente, direttamente ed oggettivamente riutilizzabile, senza essere sottoposto ad
alcun trattamento.
1-bis. I rifiuti derivanti dalla attività di raccolta e pulizia delle infrastrutture autostradali, con esclusione di quelli prodotti
dagli impianti per l’erogazione di forniture e servizi di interesse pubblico o da altre attività economiche, sono raccolti
direttamente dal gestore della infrastruttura a rete che provvede alla consegna a gestori del servizio dei rifiuti solidi
urbani.
2. La valutazione tecnica del gestore della infrastruttura di cui al comma 1 è eseguita non oltre sessanta giorni dalla data
di ultimazione dei lavori. La documentazione relativa alla valutazione tecnica è conservata, unitamente ai registri di carico
e scarico, per cinque anni.
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche ai rifiuti derivanti da attività manutentiva, effettuata direttamente da
gestori erogatori di pubblico servizio o tramite terzi, dei mezzi e degli impianti fruitori delle infrastrutture di cui al comma
1.
4. Fermo restando quanto previsto nell’articolo 190, comma 3, i registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti dai
soggetti e dalle attività di cui al presente articolo possono essere tenuti nel luogo di produzione dei rifiuti così come
definito nel comma 1.
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5. I rifiuti provenienti dalle attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie di qualsiasi tipologia, sia pubbliche che
asservite ad edifici privati, si considerano prodotti dal soggetto che svolge l’attività di pulizia manutentiva. Tali rifiuti
potranno essere conferiti direttamente ad impianti di smaltimento o recupero o, in alternativa, raggruppati
temporaneamente presso la sede o unità locale del soggetto che svolge l’attività di pulizia manutentiva. I soggetti che
svolgono attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie aderiscono al sistema SISTRI ai sensi dell’articolo dell’art. 188-
ter, comma 1, lettera f). Il soggetto che svolge l’attività di pulizia manutentiva è comunque tenuto all’iscrizione all’Albo dei
gestori ambientali, prevista dall’articolo 212, comma 5, per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti.
231. Veicoli fuori uso non disciplinati dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209
1. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio, con esclusione di quelli disciplinati dal decreto legislativo 24
giugno 2002, n. 209, che intenda procedere alla demolizione dello stesso deve consegnarlo ad un centro di raccolta per la
messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione, autorizzato ai sensi degli articoli 208, 209 e
210. Tali centri di raccolta possono ricevere anche rifiuti costituiti da parti di veicoli a motore.
2. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio di cui al comma 1 destinato alla demolizione può altresì
consegnarlo ai concessionari o alle succursali delle case costruttrici per la consegna successiva ai centri di cui al comma 1,
qualora intenda cedere il predetto veicolo o rimorchio per acquistarne un altro.
3. I veicoli a motore o i rimorchi di cui al comma 1 rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e quelli
acquisiti per occupazione ai sensi degli articoli 927, 928, 929 e 923 del codice civile sono conferiti ai centri di raccolta di
cui al comma 1 nei casi e con le procedure determinate con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri
dell’economia e delle finanze, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti.
Fino all’adozione di tale decreto, trova applicazione il decreto 22 ottobre 1999, n. 460.
4. I centri di raccolta ovvero i concessionari o le succursali delle case costruttrici rilasciano al proprietario del veicolo o del
rimorchio consegnato per la demolizione un certificato dal quale deve risultare la data della consegna, gli estremi
dell’autorizzazione del centro, le generalità del proprietario e gli estremi di identificazione del veicolo, nonché l’assunzione,
da parte del gestore del centro stesso ovvero del concessionario o del titolare della succursale, dell’impegno a provvedere
direttamente alle pratiche di cancellazione dal Pubblico registro automobilistico (PRA).
5. La cancellazione dal PRA dei veicoli e dei rimorchi avviati a demolizione avviene esclusivamente a cura del titolare del
centro di raccolta o del concessionario o del titolare della succursale senza oneri di agenzia a carico del proprietario del
veicolo o del rimorchio. A tal fine, entro novanta giorni dalla consegna del veicolo o del rimorchio da parte del
proprietario, il gestore del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale deve comunicare l’avvenuta
consegna per la demolizione del veicolo e consegnare il certificato di proprietà, la carta di circolazione e le targhe al
competente Ufficio del PRA che provvede ai sensi e per gli effetti dell’articolo 103, comma 1, del decreto legislativo 30
aprile 1992, n. 285.
6. Il possesso del certificato di cui al comma 4 libera il proprietario del veicolo dalla responsabilità civile, penale e
amministrativa connessa con la proprietà dello stesso.
7. I gestori dei centri di raccolta, i concessionari e i titolari delle succursali delle case costruttrici di cui ai commi 1 e 2 non
possono alienare, smontare o distruggere i veicoli a motore e i rimorchi da avviare allo smontaggio ed alla successiva
riduzione in rottami senza aver prima adempiuto ai compiti di cui al comma 5.
8. Gli estremi della ricevuta dell’avvenuta denuncia e consegna delle targhe e dei documenti agli uffici competenti devono
essere annotati sull’apposito registro di entrata e di uscita dei veicoli da tenersi secondo le norme del regolamento di cui
al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
9. Agli stessi obblighi di cui ai commi 7 e 8 sono soggetti i responsabili dei centri di raccolta o altri luoghi di custodia di
veicoli rimossi ai sensi dell’articolo 159 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nel caso di demolizione del veicolo ai
sensi dell’articolo 215, comma 4 del predetto decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
10. È consentito il commercio delle parti di ricambio recuperate dalla demolizione dei veicoli a motore o dei rimorchi ad
esclusione di quelle che abbiano attinenza con la sicurezza dei veicoli. L’origine delle parti di ricambio immesse alla
vendita deve risultare dalle fatture e dalle ricevute rilasciate al cliente.
11. Le parti di ricambio attinenti alla sicurezza dei veicoli sono cedute solo agli esercenti l’attività di autoriparazione di cui
alla legge 5 febbraio 1992, n. 122, e, per poter essere utilizzate, ciascuna impresa di autoriparazione è tenuta a
certificarne l’idoneità e la funzionalità.
12. L’utilizzazione delle parti di ricambio di cui ai commi 10 e 11 da parte delle imprese esercenti attività di
autoriparazione deve risultare dalle fatture rilasciate al cliente.
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13. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, il Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle attività produttive e delle infrastrutture e dei trasporti,
emana le norme tecniche relative alle caratteristiche degli impianti di demolizione, alle operazioni di messa in sicurezza e
all’individuazione delle parti di ricambio attinenti la sicurezza di cui al comma 11. Fino all’adozione di tale decreto, si
applicano i requisiti relativi ai centri di raccolta e le modalità di trattamento dei veicoli di cui all’Allegato I del decreto
legislativo 24 giugno 2003, n. 209.
232. Rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico
1. La disciplina di carattere nazionale relativa ai rifiuti prodotti dalle navi ed ai residui di carico è contenuta nel decreto
legislativo 24 giugno 2003 n. 182.
2. Gli impianti che ricevono acque di sentina già sottoposte a un trattamento preliminare in impianti autorizzati ai sensi
della legislazione vigente possono accedere alle procedure semplificate di cui al decreto 17 novembre 2005, n. 269, fermo
restando che le materie prime e i prodotti ottenuti devono possedere le caratteristiche indicate al punto 6.6.4 dell’Allegato
3 del predetto decreto, come modificato dal comma 3 del presente articolo.
3. Ai punti 2.4 dell’allegato 1 e 6.6.4 dell’Allegato 3 del decreto 17 novembre 2005, n. 269 la congiunzione: “e” è
sostituita dalla disgiunzione: “o”.
232-bis. Rifiuti di prodotti da fumo
(articolo introdotto dall’art. 40, comma 1, legge n. 221 del 2015)
1. I comuni provvedono a installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori
per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo.
2. Al fine di sensibilizzare i consumatori sulle conseguenze nocive per l’ambiente derivanti dall’abbandono dei mozziconi
dei prodotti da fumo, i produttori, in collaborazione con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
attuano campagne di informazione.
3. È vietato l’abbandono di mozziconi dei prodotti da fumo sul suolo, nelle acque e negli scarichi.
232-ter. Divieto di abbandono di rifiuti di piccolissime dimensioni
(articolo introdotto dall’art. 40, comma 1, legge n. 221 del 2015)
1. Al fine di preservare il decoro urbano dei centri abitati e per limitare gli impatti negativi derivanti dalla dispersione
incontrollata nell’ambiente di rifiuti di piccolissime dimensioni, quali anche scontrini, fazzoletti di carta e gomme da
masticare, è vietato l’abbandono di tali rifiuti sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi.
233. Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti
1. Al fine di razionalizzare ed organizzare la gestione degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, tutti gli operatori
della filiera costituiscono un consorzio. I sistemi di gestione adottati devono conformarsi ai principi di cui all’articolo 237.
2. Il Consorzio di cui al comma 1, già riconosciuto dalla previgente normativa, ha personalità giuridica di diritto privato
senza scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformità allo schema tipo approvato dal Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro centoventi
giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e ai principi contenuti nel presente decreto ed in particolare a quelli di
trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità, nonché di libera concorrenza nelle attività di settore. Nel consiglio di
amministrazione del Consorzio il numero dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei
riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei produttori di
materie prime. Lo statuto adottato dal consorzio è trasmesso entro quindici giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare e del mare, che lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, salvo motivate
osservazioni cui il Consorzio è tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora il Consorzio non ottemperi nei
termini prescritti, le modifiche allo statuto sono apportate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico; il decreto ministeriale di
approvazione dello statuto del Consorzio è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
3. Il consorzio svolge per tutto il territorio nazionale i seguenti compiti:
a) assicura la raccolta presso i soggetti di cui al comma 12, il trasporto, lo stoccaggio, il trattamento e il
recupero degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti;
b) assicura, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di inquinamento, lo smaltimento di oli e grassi
vegetali e animali esausti raccolti dei quali non sia possibile o conveniente la rigenerazione;
c) promuove lo svolgimento di indagini di mercato e di studi di settore al fine di migliorare,
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economicamente e tecnicamente, il ciclo di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e recupero degli oli
e grassi vegetali e animali esausti.
4. Le deliberazioni degli organi del consorzio, adottate in relazione alle finalità della parte quarta del presente decreto ed
a norma dello statuto, sono vincolanti per tutte le imprese partecipanti.
5. Partecipano al consorzio:
a) le imprese che producono, importano o detengono oli e grassi vegetali ed animali esausti;
b) le imprese che riciclano e recuperano oli e grassi vegetali e animali esausti;
c) le imprese che effettuano la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio di oli e grassi vegetali e animali esausti;
d) eventualmente, le imprese che abbiano versato contributi di riciclaggio ai sensi del comma 10, lettera d).
6. Le quote di partecipazione ai consorzi sono determinate in base al rapporto tra la capacità produttiva di ciascun
consorziato e la capacità produttiva complessivamente sviluppata da tutti i consorziati appartenenti alla medesima
categoria.
7. La determinazione e l’assegnazione delle quote compete al consiglio di amministrazione del consorzio che vi provvede
annualmente secondo quanto stabilito dallo statuto.
8. Nel caso di incapacità o di impossibilità di adempiere, per mezzo delle stesse imprese consorziate, agli obblighi di
raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e riutilizzo degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti stabiliti dalla parte
quarta del presente decreto, il consorzio può, nei limiti e nei modi determinati dallo statuto, stipulare con le imprese
pubbliche e private contratti per l’assolvimento degli obblighi medesimi.
9. Gli operatori che non provvedono ai sensi del comma 1 possono, entro centoventi giorni dalla pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale dello Statuto tipo ai sensi del comma 2, organizzare autonomamente la gestione degli oli e grassi
vegetali e animali esausti su tutto il territorio nazionale. In tale ipotesi gli operatori stessi devono richiedere all’Autorità di
cui all’articolo 207, previa trasmissione di idonea documentazione, il riconoscimento del sistema adottato. A tal fine i
predetti operatori devono dimostrare di aver organizzato il sistema secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità,
che il sistema è effettivamente ed autonoma mente funzionante e che è in grado di conseguire, nell’ambito delle attività
svolte, gli obiettivi fissati dal presente articolo. Gli operatori devono inoltre garantire che gli utilizzatori e gli utenti finali
siano informati sulle modalità del sistema adottato. L’Autorità, dopo aver acquisito i necessari clementi di valutazione, si
esprime entro novanta giorni dalla richiesta. In caso di mancata risposta nel termine sopra indicato, l’interessato chiede al
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare l’adozione dei relativi provvedimenti sostitutivi da emanarsi
nei successivi sessanta giorni. L’Autorità è tenuta a presentare una relazione annuale di sintesi relativa a tutte le
istruttorie esperite.
10. Il consorzio è tenuto a garantire l’equilibrio della propria gestione finanziaria. Le risorse finanziarie del consorzio sono
costituite:
a) dai proventi delle attività svolte dal consorzio;
b) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile;
c) dalle quote consortili;
d) dal contributo ambientale a carico dei produttori e degli importatori di oli e grassi vegetali e animali per
uso alimentare destinati al mercato interno e ricadenti nelle finalità consortili di cui al comma 1, determinati
annualmente con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il
Ministro delle attività produttive, al fine di garantire l’equilibrio di gestione del consorzio.
11. Il consorzio di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 9 trasmette annualmente al Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare ed al Ministro delle attività produttive i bilanci preventivo e consuntivo entro sessanta
giorni dalla loro approvazione; inoltre, entro il 31 maggio di ogni anno, tale soggetto presenta agli stessi Ministri una
relazione tecnica sull’attività complessiva sviluppata dallo stesso e dai loro singoli aderenti nell’anno solare precedente.
12. Decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione dello Statuto di
cui al comma 2, chiunque, in ragione della propria attività professionale, detiene oli e grassi vegetali e animali esausti è
obbligato a conferirli al consorzio direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dai consorzi, fermo restando
quanto previsto al comma 9. L’obbligo di conferimento non esclude la facoltà per il detentore di cedere oli e grassi
vegetali e animali esausti ad imprese di altro Stato membro della Comunità europea.
13. Chiunque, in ragione della propria attività professionale ed in attesa del conferimento al consorzio, detenga oli e
grassi animali e vegetali esausti è obbligato a stoccare gli stessi in apposito contenitore conforme alle disposizioni vigenti
in materia di smaltimento.
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14. Restano ferme le disposizioni comunitarie e nazionali vigenti in materia di prodotti, sottoprodotti e rifiuti di origine
animale.
15. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di cui al comma 5 che vengano costituiti o inizino comunque una delle
attività proprie delle categorie medesime successivamente all’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto
aderiscono al consorzio di cui al comma 1 o adottano il sistema di cui al comma 9, entro sessanta giorni dalla data di
costituzione o di inizio della propria attività.
234. Consorzio nazionale per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene
1. Al fine di razionalizzare, organizzare e gestire la raccolta e il trattamento dei rifiuti di beni in polietilene destinati allo
smaltimento, è istituito il consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene, esclusi gli imballaggi di cui all’articolo
218, comma 1, lettere a), b), c), d), e) e dd), i beni, ed i relativi rifiuti, di cui agli articoli 227, comma 1, lettere a), b) e
c), e 231. I sistemi di gestione adottati devono conformarsi ai principi di cui all’articolo 237.
2. (comma abrogato dall’art. 35, comma 12, legge n. 164 del 2014)
3. Il consorzio di cui al comma 1, già riconosciuto dalla previgente normativa, ha personalità giuridica di diritto privato
senza scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformità allo schema tipo approvato dal Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro centoventi
giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e ai principi contenuti nel presente decreto ed in particolare a quelli di
trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità, nonché di libera concorrenza nelle attività di settore. Nei consigli di
amministrazione del consorzio il numero dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei
riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei produttori con
materie prime. Lo statuto adottato dal consorzio è trasmesso entro quindici giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare e del mare, che lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, salvo motivate
osservazioni cui il consorzio è tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora il consorzio non ottemperi nei
termini prescritti, le modifiche allo statuto sono apportate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico; Il decreto ministeriale di
approvazione dello statuto del consorzio è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. In ogni caso, del consiglio di
amministrazione del consorzio deve fare parte un rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente
rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive interessate, nominato con decreto del Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico.
(comma così modificato dall’art. 35, comma 12, legge n. 164 del 2014)
4. Ai consorzi partecipano:
a) i produttori e gli importatori di beni in polietilene;
b) gli utilizzatori e i distributori di beni in polietilene;
c) i riciclatori e i recuperatoli di rifiuti di beni in polietilene.
5. Ai consorzi possono partecipare in qualità di soci aggiunti i produttori ed importatori di materie prime in polietilene per
la produzione di beni in polietilene e le imprese che effettuano la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio dei beni in
polietilene. Le modalità di partecipazione vengono definite nell’ambito dello statuto di cui al comma 3.
6. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di cui al comma 4 che vengano costituiti o inizino comunque una delle
attività proprie delle categorie medesime successivamente all’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto
aderiscono ad uno dei consorzi di cui al comma 1 o adottano il sistema di cui al comma 7, entro sessanta giorni dalla data
di costituzione o di inizio della propria attività.
7. Gli operatori che non provvedono ai sensi del comma 1 possono entro centoventi giorni dalla pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale dello Statuto tipo ai sensi del comma 2:
a) organizzare autonomamente la gestione dei rifiuti di beni in polietilene su tutto il territorio nazionale;
b) mettere in atto un sistema di raccolta e restituzione dei beni in polietilene al termine del loro utilizzo, con
avvio al riciclo o al recupero, previo accordi con aziende che svolgono tali attività, con quantità definite e
documentate;
Nelle predette ipotesi gli operatori stessi devono richiedere all’osservatorio nazionale sui rifiuti, previa
trasmissione di idonea documentazione, il riconoscimento del sistema adottato. A tal fine i predetti operatori
devono dimostrare di aver organizzato il sistema secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità, che il
sistema è effettivamente ed autonomamente funzionante e che è in grado di conseguire, nell’ambito delle
attività svolte, gli obiettivi fissati dal presente articolo. Gli operatori devono inoltre garantire che gli
utilizzatori e gli utenti finali siano informati sulle modalità del sistema adottato. L’Autorità, dopo aver
acquisito i necessari elementi di valutazione, si esprime entro novanta giorni dalla richiesta. In caso di
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mancata risposta nel termine sopra indicato, l’interessato chiede al Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare l’adozione dei relativi provvedimenti sostitutivi da emanarsi nei successivi sessanta
giorni. L’Autorità presenta una relazione annuale di sintesi relativa a tutte le istruttorie esperite.
8. I consorzi di cui al comma 1 si propongono come obiettivo primario di favorire il ritiro dei beni a base di polietilene al
termine del ciclo di utilità per avviarli ad attività di riciclaggio e di recupero. A tal fine i consorzi svolgono per tutto il
territorio nazionale i seguenti compiti:
a) promuovono la gestione del flusso dei beni a base di polietilene;
b) assicurano la raccolta, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei rifiuti di beni in polietilene;
c) promuovono la valorizzazione delle frazioni di polietilene non riutilizzabili;
d) promuovono l’informazione degli utenti, intesa a ridurre il consumo dei materiali ed a favorire forme
corrette di raccolta e di smaltimento;
e) assicurano l’eliminazione dei rifiuti di beni in polietilene nel caso in cui non sia possibile o
economicamente conveniente il riciclaggio, nel rispetto delle disposizioni contro l’inquinamento.
9. Nella distribuzione dei prodotti dei consorziati, i consorzi possono ricorrere a forme di deposito cauzionale.
10. I consorzi sono tenuti a garantire l’equilibrio della propria gestione finanziaria. I mezzi finanziari per il funzionamento
del consorzi sono costituiti:
a) dai proventi delle attività svolte dai consorzi;
b) dai contributi dei soggetti partecipanti;
c) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile;
d) dall’eventuale contributo percentuale di riciclaggio di cui al comma 13.
11. Le deliberazioni degli organi dei consorzi, adottate in relazione alle finalità della parte quarta del presente decreto ed
a norma dello statuto, sono vincolanti per tutti i soggetti partecipanti.
12. I consorzi di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 7 trasmettono annualmente al Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare ed al Ministro delle attività produttive il bilancio preventivo e consuntivo entro sessanta
giorni dalla loro approvazione. I consorzi di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 7, entro il 31 maggio di ogni
anno, presentano una relazione tecnica sull’attività complessiva sviluppata dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell’anno
solare precedente.
13. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive
determina ogni due anni con proprio decreto gli obiettivi minimi di riciclaggio e, in caso di mancato raggiungimento dei
predetti obiettivi, può stabilire un contributo percentuale di riciclaggio da applicarsi sull’importo netto delle fatture emesse
dalle imprese produttrici ed importatrici di beni di polietilene per il mercato interno. Il Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive determina gli obiettivi di riciclaggio a valere per
il primo biennio entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto. Il contributo
percentuale di riciclaggio è stabilito comunque in misura variabile, in relazione alla percentuale di polietilene contenuta
nel bene e alla durata temporale del bene stesso. Con il medesimo decreto di cui al presente comma è stabilita anche
l’entità dei contributi di cui al comma 10, lettera b).
(comma così modificato dall’art. 35, comma 12, legge n. 164 del 2014)
14. Decorsi novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del decreto di approvazione dello statuto di cui al
comma 3, chiunque, in ragione della propria attività, detiene rifiuti di beni in polietilene è obbligato a conferirli a uno dei
consorzi riconosciuti o direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dai consorzi stessi, fatto comunque salvo
quanto previsto dal comma 7. L’obbligo di conferimento non esclude la facoltà per il detentore di cedere i rifiuti di bene in
polietilene ad imprese di altro Stato membro della Comunità europea.
235. Consorzio nazionale per la raccolta e trattamento delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti
piombosi
1. Al fine di razionalizzare ed organizzare la gestione delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi, tutte le
imprese di cui all’articolo 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla
legge 9 novembre 1988, n. 475, come modificato dal comma 15 del presente articolo, aderiscono al consorzio di cui al
medesimo articolo 9-quinquies che adotta sistemi di gestione conformi ai principi di cui all’articolo 237.
2. Il consorzio di cui al comma 1, già riconosciuto dalla previgente normativa, ha personalità giuridica di diritto privato
senza scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformità allo schema tipo approvato dal Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro centoventi
giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e ai principi contenuti nel presente decreto ed in particolare a quelli di
trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità, nonché di libera concorrenza nelle attività di settore. Nei consigli di
11/10/2019 d.lgs. n. 152/2006 (T.U. ambiente)
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amministrazione del consorzio il numero dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei
riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei produttori. Lo
statuto adottato dal consorzio è trasmesso entro quindici giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare e del mare, che lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, salvo motivate osservazioni cui il
consorzio è tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora il consorzio non ottemperi nei termini prescritti, le
modifiche allo statuto sono apportate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del
mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico; Il decreto ministeriale di approvazione dello statuto del
consorzio è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
3. All’articolo 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre 1988 n. 397 convertito, con modificazioni, dalla legge 9
novembre 1988, il comma 6-bis, è sostituito dal presente: «Tutti i soggetti che effettuano attività di gestione del rifiuto di
batterie al piombo esauste e di rifiuti piombosi, devono trasmettere contestualmente al Consorzio copia della
comunicazione di cui all’articolo 189, per la sola parte inerente i rifiuti di batterie esauste e di rifiuti piombosi. Alla
violazione dell’obbligo si applicano le medesime sanzioni previste per la mancata comunicazione di cui al citato articolo
189 comma 3.
4. 5. 6. 7. (abrogati)
8. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di cui al comma 15 che vengano costituiti o inizino comunque una delle
attività proprie delle categorie medesime successivamente all’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto
aderiscono al consorzio di cui al comma 1 entro sessanta giorni dalla data di costituzione o di inizio della propria attività.
9. Decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale di approvazione dello
statuto di cui al comma 2, chiunque detiene batterie al piombo esauste o rifiuti piombosi è obbligato al loro conferimento
al consorzio, direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati del consorzio o autorizzati, in base alla normativa
vigente, a esercitare le attività di gestione di tali rifiuti, fermo restando quanto previsto al comma 3. L’obbligo di
conferimento non esclude la facoltà per il detentore di cedere le batterie esauste ed i rifiuti piombosi ad imprese di altro
Stato membro della Comunità europea.
10. All’articolo 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9
novembre 1988, n. 475, il comma 7 è sostituito dal seguente: «Al fine di assicurare al consorzio i mezzi finanziari per lo
svolgimento dei propri compiti è istituitou n contributo ambientale sulla vendita delle batterie in relazione al contenutoa
peso di piombo da applicarsi da parte di tutti i produttori e gli importatorci he immettono le batterie al piombo nel
mercato italiano, con diritto di rivalsas ugli acquirenti in tutte le successive fasi della commercializzazione. pI roduttori e
gli importatori versano direttamente al consorzio i proventi decl ontributo ambientale.».
11. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività
produttive, sono determinati: il contributo ambientale di cui al comma 10, la percentuale dei costi da coprirsi con
l’applicazione di tale contributo ambientale.
12. Chiunque, in ragione della propria attività ed in attesa del conferimento ai sensi del comma 9, detenga batterie
esauste è obbligato a stoccare le batterie stesse in apposito contenitore conforme alle disposizioni vigenti in materia di
smaltimento dei rifiuti.
13. I consorzi di cui al comma 1 trasmettono annualmente al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
ed al Ministro delle attività produttive i bilanci preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione;
inoltre, entro il 31 maggio di ogni anno, tali soggetti presentano agli stessi Ministri una relazione tecnica sull’attività
complessiva sviluppata dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell’anno solare precedente.
14. Al comma 2 dell’articolo 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla
legge 9 novembre 1988, n. 475, è aggiunta la seguente lettera: «d-bis) promuovere la sensibilizzazione dell’opinione
pubblica e dei consumatori sulle tematiche della raccolta e dell’eliminazione delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti
piombosi».
15. Il comma 3 dell’articolo 9-quinquies, del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla
legge 9 novembre 1988, n. 475, è sostituito dal seguente:
«Al Consorzio, che è dotato di personalità giuridica di diritto privato senzasc opo di lucro, partecipano:
a) le imprese che effettuano il riciclo delle batterie al piombo esauste e derii fiuti piombosi mediante la produzione di
piombo secondario raffinato od in lega;
b) le imprese che svolgono attività di fabbricazione oppure di importazione dbi atterie al piombo;
c) le imprese che effettuano la raccolta delle batterie al piombo esauste e derii fiuti piombosi;
d) le imprese che effettuano la sostituzione e la vendita delle batterie apl iombo.».
16. Dopo il comma 3, dell’articolo 9-quinquies, del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, è inserito il seguente:
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«3-bis: Nell’ambito di ciascuna categoria, le quote di partecipazione daa ttribuire ai singoli soci sono determinate come
segue:
a) per le imprese di riciclo di cui alla lettera a) del comma 3 sono determinatein base al rapporto fra la capacità
produttiva di piombo secondario del singolo soggetto consorziato e quella complessiva di tutti i consorziati appartenenti
alla stessa categoria;
b) per le imprese che svolgono attività di fabbricazione, oppure d’importazioned elle batterie al piombo di cui alla lettera
b) del comma 3, sono determinate sulla base del contributo ambientale versato al netto dei rimborsi;
c) le quote di partecipazione delle imprese e loro associazioni di cui allele ttere c) e d) del comma 3 del presente articolo
sono attribuite alle associazioni nazionali dei raccoglitori di batterie al piombo esauste, inp roporzione ai quantitativi
conferiti al Consorzio dai rispettivi associati, e alle associazioni dell’artigianato che installano le batterie di avviamento al
piombo.».
17. (abrogato)
18. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali di recupero e riciclaggio, gli eventuali avanzi di gestione accantonati
dai consorzi nelle riserve costituenti il patrimonio netto non concorrono alla formazione del reddito, a condizione che sia
rispettato il divieto di distribuzione, sotto qualsiasi forma, ai consorziati di tali avanzi e riserve, anche in caso di
scioglimento dei consorzi medesimi.
236. Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati
1. Al fine di razionalizzare e organizzare la gestione degli oli minerali usati, da avviare obbligatoriamente alla
rigenerazione tesa alla produzione di oli base, le imprese di cui al comma 4, sono tenute a partecipare all’assolvimento dei
compiti previsti al comma 12 tramite adesione al consorzio di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.
95. Il consorzio adottano sistemi di gestione conformi ai principi di cui all’articolo 237.
2. Il consorzio di cui al comma 1, già riconosciuto dalla previgente normativa, ha personalità giuridica di diritto privato
senza scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformità allo schema tipo approvato dal Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro centoventi
giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e ai principi contenuti nel presente decreto ed in particolare a quelli di
trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità, nonché di libera concorrenza nelle attività di settore. Nei consigli di
amministrazione del consorzio il numero dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei
riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei produttori. Lo
statuto adottato dal consorzio è trasmesso entro quindici giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare e del mare, che lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, salvo motivate osservazioni cui il
consorzio è tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora il consorzio non ottemperi nei termini prescritti, le
modifiche allo statuto sono apportate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del
mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico; Il decreto ministeriale di approvazione dello statuto del
consorzio è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
3. Le imprese che eliminano gli oli minerali usati tramite co-combustione e all’uopo debitamente autorizzate e gli altri
consorzi di cui al presente articolo sono tenute a fornire al Consorzio di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 27
gennaio 1992, n. 95, i dati tecnici di cui al comma 12, lettera h), affinché tale consorzio comunichi annualmente tutti i
dati raccolti su base nazionale ai Ministeri che esercitano il controllo, corredati da una relazione illustrativa. Alla violazione
dell’obbligo si applicano le sanzioni di cui all’articolo 258 per la mancata comunicazione di cui all’articolo 189, comma 3
4. Al Consorzio partecipano in forma paritetica tutte le imprese che:
a) le imprese che producono, importano o mettono in commercio oli base vergini;
b) le imprese che producono oli base mediante un processo di rigenerazione;
c) le imprese che effettuano il recupero e la raccolta degli oli usati;
d) le imprese che effettuano la sostituzione e la vendita degli oli lubrificanti.
5. Le quote di partecipazione al consorzio sono ripartite fra le categorie di imprese di cui al comma 4 e nell’ambito di
ciascuna di esse sono attribuite in proporzione delle quantità di lubrificanti prodotti, commercializzati rigenerati o
recuperati.
6. Le deliberazioni degli organi del Consorzio, adottate in relazione alle finalità della parte quarta del presente decreto ed
a norma dello statuto, sono vincolanti per tutti i consorziati.
7. Il consorzio determina annualmente, con riferimento ai costi sopportati nell’anno al netto dei ricavi per l’assolvimento
degli obblighi di cui al presente articolo, il contributo per chilogrammo dell’olio lubrificante che sarà messo a consumo
nell’anno successivo. Ai fini della parte quarta del presente decreto si considerano immessi al consumo gli oli lubrificanti di
base e finiti all’atto del pagamento dell’imposta di consumo.
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8. Le imprese partecipanti sono tenute a versare al consorzio i contributi dovuti da ciascuna di esse secondo le modalità
ed i termini fissati ai sensi del comma 9.
9. Le modalità e i termini di accertamento, riscossione e versamento dei contributi di cui al comma 8, sono stabiliti con
decreto del Ministro della economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare e delle attività produttive, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale entro un mese dall’approvazione dello statuto
del consorzio.
10. Il consorzio di cui al comma 1 trasmette annualmente al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
ed al Ministro delle attività produttive i bilanci preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione. Il
Consorzio di cui al comma 1, entro il 31 maggio di ogni anno, presenta al Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare ed al Ministro delle attività produttive una relazione tecnica sull’attività complessiva sviluppata dallo
stesso e dai suoi singoli aderenti nell’anno solare precedente.
11. Lo statuto di cui al comma 2, prevede, in particolare, gli organi del consorzio e le relative modalità di nomina.
12. Il consorzio svolgono per tutto il territorio nazionale i seguenti compiti:
a) promuovere la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle tematiche della raccolta;
b) assicurare ed incentivare la raccolta degli oli usati ritirandoli dai detentori e dalle imprese autorizzate;
c) espletare direttamente la attività di raccolta degli oli usati dai detentori che ne facciano richiesta nelle
aree in cui la raccolta risulti difficoltosa o economicamente svantaggiosa;
d) selezionare gli oli usati raccolti ai fini della loro corretta eliminazione tramite rigenerazione, combustione
o smaltimento;
e) cedere gli oli usati raccolti:
1) in via prioritaria, alla rigenerazione tesa alla produzione di oli base;
2) in caso ostino effettivi vincoli di carattere tecnico economico e organizzativo, alla
combustione o coincenerimento;
3) in difetto dei requisiti per l’avvio agli usi di cui ai numeri precedenti, allo smaltimento
tramite incenerimento o deposito permanente;
f) perseguire ed incentivare lo studio, la sperimentazione e la realizzazione di nuovi processi di trattamento
e di impiego alternativi:
g) operare nel rispetto dei principi di concorrenza, di libera circolazione dei beni, di economicità della
gestione, nonché della tutela della salute e dell’ambiente da ogni inquinamento dell’aria, delle acque del
suolo;
h) annotare ed elaborare tutti i dati tecnici relativi alla raccolta ed eliminazione degli oli usati e comunicarli
annualmente al Consorzio di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, affinché tale
Consorzio li trasmetta ai Ministeri che esercitano il controllo, corredati da una relazione illustrativa;
i) garantire ai rigeneratori, nei limiti degli oli usati rigenerabili raccolti e della produzione dell’impianto, i
quantitativi di oli usati richiesti a prezzo equo e, comunque, non superiore al costo diretto della raccolta;
l) assicurare lo smaltimento degli oli usati nel caso non sia possibile o economicamente conveniente il
recupero, nel rispetto delle disposizioni contro l’inquinamento.
13. Il consorzio può svolgere le proprie funzioni sia direttamente che tramite mandati conferiti ad imprese per determinati
e limitati settori di attività o determinate aree territoriali. L’attività dei mandatari è svolta sotto la direzione e la
responsabilità del consorzio stesso.
14. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di cui al comma 4 che vengano costituiti o inizino comunque una delle
attività proprie delle categorie medesime successivamente all’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto
aderiscono al Consorzio di cui al comma 1, entro sessanta giorni dalla data di costituzione o di inizio della propria attività.
15. Decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione dello statuto di
cui al comma 2, chiunque detiene oli minerali esausti è obbligato al loro conferimento al Consorzio di cui al comma 1,
direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati del consorzio o autorizzati, in base alla normativa vigente, a
esercitare le attività di gestione di tali rifiuti. L’obbligo di conferimento non esclude la facoltà per il detentore di cedere gli
oli minerali esausti ad imprese di altro Stato membro della Comunità europea.
16. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali di recupero e riciclaggio, gli eventuali avanzi di gestione accantonati
dal consorzio di cui al comma 1 nelle riserve costituenti il patrimonio netto non concorrono alla formazione del reddito, a
condizione che sia rispettato il divieto di distribuzione, sotto qualsiasi forma, ai consorziati di tali avanzi e riserve, anche in
caso di scioglimento del consorzio medesimo.
237. Criteri direttivi dei sistemi di gestione
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1. I sistemi di gestione adottati devono, in ogni caso, essere aperti alla partecipazione di tutti gli operatori e concepiti in
modo da assicurare il principio di trasparenza, di non discriminazione, di non distorsione della concorrenza, di libera
circolazione nonché il massimo rendimento possibile.
Titolo III-bis – Incenerimento e coincenerimento dei rifiuti
(titolo introdotto dall’art. 15 del d.lgs. n. 46 del 2014)
237-bis. Finalità e oggetto
1. Il presente titolo definisce le misure e le procedure atte a prevenire oppure, qualora non sia possibile, a ridurre gli
effetti negativi delle attività di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti, ed in particolare le emissioni delle suddette
attività nell’aria, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee, al fine di conseguire un elevato livello di protezione
dell’ambiente e di tutela della salute umana.
2. Ai fini di cui al comma 1, il presente titolo disciplina:
a) i valori limite di emissione degli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti;
b) i metodi di campionamento, di analisi e di valutazione degli inquinanti derivanti dagli impianti di
incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti;
c) i criteri e le norme tecniche generali riguardanti le caratteristiche costruttive e funzionali, nonché le
condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti, con particolare
riferimento all’esigenza di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente contro le emissioni causate
dall’incenerimento e dal coincenerimento dei rifiuti.
237-ter. Definizioni
1. Ai fini dell’applicazione del presente titolo si definiscono:
a) ‘rifiuti urbani mistì: i rifiuti di cui all’articolo 184, comma 2, del presente decreto legislativo, ad esclusione
di quelli individuati al sottocapitolo 20.01, che sono oggetto di raccolta differenziata, e al sottocapitolo
20.02 di cui all’Allegato D alla Parte Quarta;
b) ‘impianto di incenerimentò: qualsiasi unità e attrezzatura tecnica, fissa o mobile, destinata al trattamento
termico di rifiuti con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione, attraverso l’incenerimento
mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la
gassificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano
successivamente incenerite. Nella nozione di impianto di incenerimento si intendono compresi: il sito e tutte
le linee di incenerimento, nonché i luoghi di ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento, i luoghi di
stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione in rifiuti, in combustibile
ausiliario e in aria di combustione, le caldaie, le installazioni di trattamento degli scarichi gassosi, le
installazioni di trattamento o stoccaggio in loco dei residui e delle acque reflue, i camini, i dispositivi ed i
sistemi di controllo delle operazioni di incenerimento, di registrazione e monitoraggio delle condizioni di
incenerimento. Se per il trattamento termico dei rifiuti sono utilizzati processi diversi dall’ossidazione, quali
ad esempio la pirolisi, la gassificazione o il processo al plasma, l’impianto di incenerimento dei rifiuti include
sia il processo di trattamento termico che il successivo processo di incenerimento;
(lettera così modificata dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
c) ‘impianto di coincenerimentò: qualsiasi unità tecnica, fissa o mobile, la cui funzione principale consiste
nella produzione di energia o di materiali e che utilizza rifiuti come combustibile normale o accessorio o in
cui i rifiuti sono sottoposti a trattamento termico ai fini dello smaltimento, mediante ossidazione dei rifiuti,
nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione ed il processo al
plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. Nella
nozione di impianto di coincenerimento si intendono compresi: il sito e l’intero impianto, compresi le linee di
coincenerimento, la ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento e lo stoccaggio, le installazioni di
pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione dei rifiuti, del combustibile ausiliario e dell’aria di
combustione, i generatori di calore, le apparecchiature di trattamento, movimentazione e stoccaggio in loco
delle acque reflue e dei rifiuti risultanti dal processo di coincenerimento, le installazioni di trattamento degli
scarichi gassosi, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle varie operazioni e di registrazione e
monitoraggio delle condizioni di coincenerimento. Se per il trattamento termico dei rifiuti sono utilizzati
processi diversi dall’ossidazione, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione o il processo al plasma,
l’impianto di coincenerimento dei rifiuti include sia il processo di trattamento termico che il successivo
processo di coincenerimento. Se il coincenerimento dei rifiuti avviene in modo che la funzione principale
dell’impianto non consista nella produzione di energia o di materiali, bensì nel trattamento termico ai fini
dello smaltimento dei rifiuti, l’impianto è considerato un impianto di incenerimento dei rifiuti ai sensi della
lettera b);
(lettera così modificata dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
d) ‘impianto di incenerimento e coincenerimento esistente’: un impianto autorizzato prima del 28 dicembre
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2002, purché lo stesso sia stato messo in funzione entro il 28 dicembre 2003; ovvero un impianto per il
quale la domanda di autorizzazione sia stata richiesta all’autorità competente entro il 28 dicembre 2002,
purché lo stesso sia stato messo in funzione entro il 28 dicembre 2004;
e) ‘impianto di incenerimento e coincenerimento nuovò: impianto diverso da quello ricadente nella
definizione di impianto esistente;
f) ‘modifica sostanziale’: una modifica delle caratteristiche o del funzionamento ovvero un potenziamento di
un’installazione o di un impianto di combustione, di un impianto di incenerimento dei rifiuti o di un impianto
di coincenerimento dei rifiuti che potrebbe avere effetti negativi e significativi per la salute umana e per
l’ambiente;
g) ‘caminò: una struttura contenente una o più canne di scarico che forniscono un condotto attraverso il
quale lo scarico gassoso viene disperso nell’atmosfera;
h) ‘capacità nominale’: la somma delle capacità di incenerimento dei forni che costituiscono un impianto di
incenerimento o coincenerimento dei rifiuti, quali dichiarate dal costruttore e confermate dal gestore,
espressa in quantità di rifiuti che può essere incenerita in un’ora, rapportata al potere calorifico dichiarato
dei rifiuti;
l) ‘carico termico nominale’: la somma delle capacità di incenerimento dei forni che costituiscono l’impianto,
quali dichiarate dal costruttore e confermate dal gestore, espressa come prodotto tra la quantità oraria di
rifiuti inceneriti ed il potere calorifico dichiarato dei rifiuti;
m) ‘ore operative’: il tempo, espresso in ore, durante cui un impianto di combustione, in tutto o in parte, è
in funzione e scarica emissioni nell’atmosfera, esclusi i periodi di avvio o di arresto;
n) ‘emissione’: lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse dell’installazione, di sostanze,
vibrazioni, calore o rumore nell’aria, nell’acqua o nel suolo;
o) ‘valori limite di emissione’: la massa, espressa in rapporto a determinati parametri specifici, la
concentrazione oppure il livello di un’emissione che non devono essere superati in uno o più periodi di
tempo;
p) ‘diossine e furanì: tutte le dibenzo-p-diossine e i dibenzofurani policlorurati di cui alla nota 1 alla lettera
a), del punto 4, al paragrafo A dell’Allegato 1;
q) ‘gestore’: la persona fisica o giuridica di cui all’articolo 5, comma 1, lettera r-bis);
r) ‘residuò: qualsiasi materiale liquido o solido, comprese le scorie e le ceneri pesanti, le ceneri volanti e la
polvere di caldaia, i prodotti solidi di reazione derivanti dal trattamento del gas, i fanghi derivanti dal
trattamento delle acque reflue, i catalizzatori esauriti e il carbone attivo esaurito, definito come rifiuto
all’articolo 183, comma 1, lettera a), generato dal processo di incenerimento o di coincenerimento, dal
trattamento degli effluenti gassosi o delle acque reflue o da altri processi all’interno dell’impianto di
incenerimento o di coincenerimento;
s) ‘biomassà: per biomassa si intendono:
1) prodotti costituiti di materia vegetale di provenienza agricola o forestale, utilizzabili come
combustibile per recuperarne il contenuto energetico;
2) i rifiuti seguenti:
2.1) rifiuti vegetali derivanti da attività agricole e forestali;
2.2) rifiuti vegetali derivanti dalle industrie alimentari di trasformazione, se
l’energia termica generata è recuperata;
2.3) rifiuti vegetali fibrosi della produzione di pasta di carta grezza e di
produzione di carta dalla pasta, se sono coinceneriti sul luogo di produzione e
se l’energia termica generata è recuperata;
2.4) rifiuti di sughero;
2.5) rifiuti di legno, ad eccezione di quelli che possono contenere composti
organici alogenati o metalli pesanti, ottenuti a seguito di un trattamento o di
rivestimento inclusi in particolare i rifiuti di legno di questo genere derivanti dai
rifiuti edilizi e di demolizione;
t) ‘autorizzazione’: la decisione o più decisioni scritte, emanate dall’autorità competente ai fini di autorizzare
la realizzazione e l’esercizio degli impianti di cui alle lettere b) e c), in conformità a quanto previsto nel
presente titolo.
237-quater. Ambito di applicazione ed esclusioni
1. Il presente titolo si applica agli impianti di incenerimento e agli impianti di coincenerimento dei rifiuti solidi o liquidi.
2. Sono esclusi dall’ambito di applicazione del presente titolo:
a) gli impianti di gassificazione o di pirolisi, se i gas prodotti da siffatto trattamento termico dei rifiuti sono
purificati in misura tale da non costituire più rifiuti prima del loro incenerimento e da poter provocare
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emissioni non superiori a quelle derivanti dalla combustione di gas naturale;
b) gli impianti che trattano unicamente i seguenti rifiuti:
1) rifiuti di cui all’articolo 237-ter, comma 1, lettera s), numero 2);
2) rifiuti radioattivi;
3) rifiuti animali, come regolati dal regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e
del Consiglio del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine
animale non destinati al consumo umano;
4) rifiuti derivanti dalla prospezione e dallo sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas nelle
installazioni offshore e inceneriti a bordo di queste ultime;
c) impianti sperimentali utilizzati a fini di ricerca, sviluppo e sperimentazione per migliorare il processo di
incenerimento che trattano meno di 50 t di rifiuti all’anno.
237-quinquies. Domanda di autorizzazione
1. La realizzazione e l’esercizio degli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti rientranti nell’ambito di
applicazione del presente titolo devono essere autorizzati ai sensi delle seguenti disposizioni:
a) per gli impianti non sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’articolo 6, comma 13,
si applica l’articolo 208;
b) per gli impianti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’articolo 6, comma 13 del
presente decreto legislativo si applicano le disposizioni del Titolo III-bis della Parte Seconda.
2. La domanda per il rilascio dell’autorizzazione deve contenere in particolare una descrizione delle misure previste per
garantire che siano rispettate le seguenti prescrizioni:
a) l’impianto è progettato e attrezzato e sarà gestito e sottoposto a manutenzione in maniera conforme ai
requisiti del presente titolo, tenendo conto delle categorie di rifiuti da incenerire o da coincenerire;
b) il calore generato durante il processo di incenerimento e di coincenerimento è recuperato, per quanto
praticabile, attraverso la produzione di calore, vapore o energia;
c) i residui sono ridotti al minimo in quantità e nocività e riciclati ove opportuno;
d) lo smaltimento dei residui che non possono essere evitati, limitati o riciclati sarà effettuato nel rispetto
della Parte IV;
e) le tecniche di misurazione proposte per le emissioni negli effluenti gassosi e nelle acque di scarico sono
conformi ai requisiti dell’Allegato 1, lettera C, e dell’Allegato 2, lettera C, al presente Titolo.
3. Per gli impianti di produzione di energia elettrica tramite coincenerimento, per cui il produttore fornisca
documentazione atta a dimostrare che la producibilità imputabile a fonti rinnovabili, per il quinquennio successivo alla
data prevista di entrata in esercizio dell’impianto, sia superiore al 50 per cento della producibilità complessiva di energia
elettrica, si applica il procedimento di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387.
237-sexies. Contenuto dell’autorizzazione
1. L’autorizzazione alla realizzazione ed esercizio degli impianti di incenerimento e coincenerimento deve in ogni caso
indicare esplicitamente:
a) un elenco di tutti i tipi di rifiuti che possono essere trattati nell’impianto, individuati mediante il
riferimento ai relativi codici dell’elenco europeo dei rifiuti, nonché l’informazione sulla quantità di ciascun
tipo di rifiuti autorizzati;
b) la capacità nominale e il carico termico nominale autorizzato dell’impianto;
c) i valori limite per le emissioni nell’atmosfera e nell’acqua per ogni singolo inquinante;
d) le procedure e la frequenza di campionamento e misurazione da utilizzare per rispettare le condizioni
fissate per il controllo delle emissioni, nonché la localizzazione dei punti di campionamento e misurazione;
e) il periodo massimo durante il quale, a causa di disfunzionamenti, guasti o arresti tecnicamente inevitabili
dei dispositivi di depurazione e di misurazione, le emissioni nell’atmosfera e gli scarichi di acque reflue
possono superare i valori limite di emissione previsti;
f) i periodi massimi di tempo per l’avviamento e l’arresto durante il quale non vengono alimentati rifiuti
come disposto all’articolo 237-octies, comma 11, del presente Titolo e conseguentemente esclusi dal
periodo di effettivo funzionamento dell’impianto ai fini dell’applicazione dell’Allegato 1, paragrafo A, punto 5,
e paragrafo C, punto 1;
g) le modalità e la frequenza dei controlli programmati per accertare il rispetto delle condizioni e delle
prescrizioni contenute nell’autorizzazione medesima, da effettuarsi, ove non diversamente disposto, da
parte delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente, con oneri a carico del gestore;
h) il periodo che deve intercorrere tra la messa in esercizio e la messa a regime dell’impianto. La messa in
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esercizio deve essere comunicata all’autorità competente con un anticipo di almeno quindici giorni.
L’autorizzazione stabilisce altresì la data entro cui devono essere comunicati all’autorità competente i dati
relativi alle emissioni effettuate in un periodo continuativo di marcia controllata decorrente dalla messa a
regime, e la durata di tale periodo, nonché il numero dei campionamenti da realizzare.
2. In aggiunta alle prescrizioni di cui al comma 1, l’autorizzazione rilasciata per un impianto di incenerimento e di
coincenerimento che utilizza rifiuti pericolosi contiene:
a) un elenco delle quantità ed i poteri calorifici inferiori minimi e massimi delle diverse tipologie di rifiuti
pericolosi che possono essere trattati nell’impianto;
b) i flussi di massa minimi e massimi di tali rifiuti pericolosi, i loro valori calorifici minimi e massimi e il loro
contenuto massimo di policlorobifenile, pentaclorofenolo, cloro, fluoro, zolfo, metalli pesanti e altre sostanze
inquinanti.
3. Per quanto concerne il coincenerimento dei propri rifiuti nel luogo di produzione in caldaie a corteccia utilizzate nelle
industrie della pasta di legno e della carta, l’autorizzazione è subordinata almeno alle seguenti condizioni:
a) devono essere adottate tecniche tali da assicurare il rispetto dei valori limite di emissione fissati
nell’Allegato 1, paragrafo A, per il carbonio organico totale;
(lettera così modificata dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
b) le condizioni d’esercizio autorizzate non devono dare luogo ad una maggior quantità di residui o a residui
con un più elevato tenore di inquinanti organici rispetto ai residui ottenibili applicando le prescrizioni di cui
al presente articolo.
3-bis. L’autorità competente riesamina periodicamente e aggiorna, ove necessario, le condizioni di autorizzazione.
(comma aggiunto dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
237-septies. Consegna e ricezione dei rifiuti
1. Il gestore dell’impianto di incenerimento o di coincenerimento adotta tutte le precauzioni necessarie riguardo alla
consegna e alla ricezione dei rifiuti per evitare o limitare per quanto praticabile gli effetti negativi sull’ambiente, in
particolare l’inquinamento dell’aria, del suolo, delle acque superficiali e sotterranee nonché altri effetti negativi
sull’ambiente, odori e rumore e i rischi diretti per la salute umana. Tali misure devono soddisfare almeno le prescrizioni di
cui ai commi 3, 4 e 5.
2. Prima dell’accettazione dei rifiuti nell’impianto di incenerimento o di coincenerimento, il gestore determina la massa di
ciascun tipo di rifiuti, possibilmente individuati in base all’elenco europeo dei rifiuti.
3. Prima dell’accettazione dei rifiuti pericolosi nell’impianto di incenerimento o nell’impianto di coincenerimento, il gestore
raccoglie informazioni sui rifiuti al fine di verificare l’osservanza dei requisiti previsti dall’autorizzazione, in particolare
quelli di cui all’articolo 237-sexies.
4. Le informazioni di cui al comma 3 comprendono quanto segue:
a) tutti i dati di carattere amministrativo sul processo produttivo contenuti nei documenti di cui al comma 5,
lettera a);
b) la composizione fisica e, se possibile, chimica dei rifiuti e tutte le altre informazioni necessarie per
valutarne l’idoneità ai fini del previsto processo di incenerimento e coincenerimento;
c) le caratteristiche di pericolosità dei rifiuti, le sostanze con le quali non possono essere mescolati e le
precauzioni da adottare nella manipolazione dei rifiuti.
5. Prima dell’accettazione dei rifiuti pericolosi nell’impianto di incenerimento o di coincenerimento il gestore applica
almeno le seguenti procedure:
a) controllo dei documenti prescritti ai sensi della Parte Quarta, e, se del caso, di quelli prescritti dal
regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativo alla
spedizione di rifiuti e dalla legislazione in materia di trasporto di merci pericolose;
b) ad esclusione dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo e di eventuali altri rifiuti individuati
dall’autorità competente, per i quali il campionamento risulti inopportuno, devono essere prelevati campioni
rappresentativi. Questa operazione va effettuata, per quanto possibile, prima del conferimento
nell’impianto, per verificarne mediante controlli la conformità all’autorizzazione nonché alle informazioni di
cui ai commi 3 e 4, e per consentire alle autorità competenti di identificare la natura dei rifiuti trattati. I
campioni sono conservati per almeno un mese dopo l’incenerimento o il coincenerimento dei rifiuti da cui
sono stati prelevati.
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6. L’autorità competente, in sede di autorizzazione, può concedere deroghe ai commi 2, 3 4 e 5, lettera a), per gli
impianti di incenerimento o di coincenerimento che sono parte di un’installazione di cui al Titolo III-bis della Parte
Seconda a condizione che inceneriscano o coinceneriscano esclusivamente i propri rifiuti, nel luogo in cui gli stessi sono
stati prodotti, e che venga garantito il rispetto delle previsioni del presente titolo, anche mediante la prescrizione di
misure specifiche che tengano conto delle masse e delle categorie di tali rifiuti.
237-octies. Condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e coincenerimento
1. Nell’esercizio dell’impianto di incenerimento o di coincenerimento devono essere adottate tutte le misure affinché le
attrezzature utilizzate per la ricezione, gli stoccaggi, i pretrattamenti e la movimentazione dei rifiuti, nonché per la
movimentazione o lo stoccaggio dei residui prodotti, siano progettate e gestite in modo da ridurre le emissioni e gli odori,
secondo le migliori tecniche disponibili.
2. Gli impianti di incenerimento devono essere gestiti in modo da ottenere il più completo livello di incenerimento
possibile, adottando, se necessario, adeguate tecniche di pretrattamento dei rifiuti. Le scorie e le ceneri pesanti prodotte
dal processo di incenerimento non possono presentare un tenore di incombusti totali, misurato come carbonio organico
totale, di seguito denominato TOC, superiore al 3 per cento in peso, o una perdita per ignizione superiore al 5 per cento
in peso sul secco.
3. Gli impianti di incenerimento devono essere progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti in modo tale che, dopo l’ultima
immissione di aria di combustione, i gas prodotti dal processo di incenerimento siano portati, in modo controllato ed
omogeneo, anche nelle condizioni più sfavorevoli, ad una temperatura di almeno 850° C per almeno due secondi. Tale
temperatura è misurata in prossimità della parete interna della camera di combustione, o in un altro punto
rappresentativo della camera di combustione indicato dall’autorità competente.
4. Gli impianti di coincenerimento devono essere progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti in modo tale che i gas prodotti
dal coincenerimento dei rifiuti siano portati, in modo controllato ed omogeneo, anche nelle condizioni più sfavorevoli
previste, ad una temperatura di almeno 850°C per almeno due secondi.
5. Se vengono inceneriti e coinceneriti rifiuti pericolosi contenenti oltre l’1 per cento di sostanze organiche alogenate,
espresse in cloro, la temperatura necessaria per osservare il disposto del secondo e terzo comma è pari ad almeno
1100°C per almeno due secondi.
6. Ciascuna linea dell’impianto di incenerimento deve essere dotata di almeno un bruciatore ausiliario da utilizzare, nelle
fasi di avviamento e di arresto dell’impianto, per garantire l’innalzamento ed il mantenimento della temperatura minima
stabilita ai sensi dei commi 3 e 5 e all’articolo 237-nonies, durante tali operazioni e fintantoché vi siano rifiuti nella camera
di combustione. Tale bruciatore deve entrare in funzione automaticamente in modo da evitare, anche nelle condizioni più
sfavorevoli, che la temperatura dei gas di combustione, dopo l’ultima immissione di aria di combustione, scenda al di
sotto delle temperature minima stabilite ai commi 3 e 5 e all’articolo 237-nonies, fino a quando vi è combustione di
rifiuto. Il bruciatore ausiliario non deve essere alimentato con combustibili che possano causare emissioni superiori a
quelle derivanti dalla combustione di gasolio, gas liquefatto e gas naturale.
7. Prima dell’inizio delle operazioni di incenerimento o coincenerimento, l’autorità competente verifica che l’impianto sia
conforme alle prescrizioni alle quali è stato subordinato il rilascio dell’autorizzazione. I costi di tale verifica sono a carico
del titolare dell’impianto. L’esito della verifica non comporta in alcun modo una minore responsabilità per il gestore.
8. Qualora l’autorità competente non provvede alla verifica di cui al comma precedente entro trenta giorni dalla ricezione
della relativa richiesta, il titolare può dare incarico ad un soggetto abilitato di accertare che l’impianto soddisfa le
condizioni e le prescrizioni alle quali è stato subordinato il rilascio dell’autorizzazione. L’esito dell’accertamento è fatto
pervenire all’autorità competente e, se positivo, trascorsi quindici giorni, consente l’attivazione dell’impianto.
9. Al fine di ridurre l’impatto dei trasporti di rifiuti destinati agli impianti di incenerimento in fase progettuale può essere
prevista la realizzazione di appositi collegamenti ferroviari con oneri a carico dei soggetti gestori di impianti.
L’approvazione di tale elemento progettuale nell’ambito della procedura di autorizzazione, costituisce, ove occorra,
variante allo strumento urbanistico comunale e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei
lavori.
10. La dismissione degli impianti deve avvenire nelle condizioni di massima sicurezza ed il sito deve essere bonificato e
ripristinato ai sensi della normativa vigente.
11. Gli impianti di incenerimento e di coincenerimento sono dotati di un sistema automatico per impedire l’alimentazione
di rifiuti in camera di combustione nei seguenti casi:
a) all’avviamento, finché non sia raggiunta la temperatura minima stabilita ai commi 3, 4 e 5 e la
temperatura prescritta ai sensi dell’articolo 237-nonies;
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b) qualora la temperatura nella camera di combustione scenda al di sotto di quella minima stabilita ai sensi
dei commi 3, 4 e 5, oppure della temperatura prescritta ai sensi dell’articolo 237-nonies;
c) qualora le misurazioni in continuo degli inquinanti negli effluenti indichino il superamento di uno qualsiasi
dei valori limite di emissione, a causa del cattivo funzionamento o di un guasto dei dispositivi di depurazione
degli scarichi gassosi.
12. Il calore generato durante il processo di incenerimento o coincenerimento è recuperato per quanto tecnicamente
possibile.
13. I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo sono introdotti direttamente nel forno di incenerimento senza prima essere
mescolati con altre categorie di rifiuti e senza manipolazione diretta.
14. La gestione operativa degli impianti di incenerimento o di coincenerimento dei rifiuti deve essere affidata a persone
fisiche tecnicamente competenti.
237-nonies. Modifica delle condizioni di esercizio e modifica sostanziale dell’attività
1. Per determinate categorie di rifiuti o determinati processi termici, l’autorità competente può, in sede di autorizzazione,
prevedere espressamente l’applicazione di prescrizioni diverse da quelle riportate ai commi 2, 3, 4, 5 e 6 dell’articolo 237-
octies, nonché, per quanto riguarda la temperatura, di cui al comma 11 dell’articolo 237-octies, purché nell’impianto di
incenerimento e di coincenerimento siano adottate tecniche tali da assicurare:
a) il rispetto dei valori limite di emissione fissati nell’Allegato 1, parte A, per l’incenerimento e Allegato 2,
parte A, per il coincenerimento;
b) che le condizioni d’esercizio autorizzate non diano luogo ad una maggior quantità di residui o a residui
con un più elevato tenore di inquinanti organici rispetto ai residui ottenibili applicando le prescrizioni di cui
all’articolo 237-octies.
1-bis. Per le emissioni di carbonio organico totale e monossido di carbonio degli impianti di coincenerimento dei rifiuti,
autorizzati a modificare le condizioni di esercizio, è comunque assicurato il rispetto dei valori limite di emissione fissati
nell’Allegato 1, paragrafo A.
(comma inserito dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
2. Le autorità competenti comunicano Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare tutte le condizioni di
esercizio autorizzate ai sensi del presente articolo e i risultati delle verifiche effettuate anche alla luce delle relazioni
annuali di cui all’articolo 237-septiesdecies. Il Ministero provvede a comunicare alla Commissione europea le informazioni
ricevute nell’ambito delle relazioni di cui all’articolo 29-terdecies.
3. Se un impianto di incenerimento dei rifiuti o di un impianto di coincenerimento dei rifiuti tratta esclusivamente rifiuti
non pericolosi, la modifica dell’attività che comporti l’incenerimento o il coincenerimento di rifiuti pericolosi è considerata
sostanziale.
237-decies. Coincenerimento di olii usati
1. è vietato il coincenerimento di oli usati contenenti PCB/PCT e loro miscele in misura eccedente le 50 parti per milione.
Tale divieto deve essere espressamente menzionato nell’autorizzazione concessa dall’autorità competente ad impianti di
coincenerimento che utilizzano rifiuti pericolosi.
2. Il coincenerimento di olii usati, fermo restando il divieto di cui al comma 1, è autorizzato secondo le disposizioni del
presente titolo, a condizione che siano rispettate le seguenti ulteriori prescrizioni:
a) gli oli usati come definiti all’articolo 183, comma 1, lettera c), siano conformi ai seguenti requisiti:
1) la quantità di policlorodifenili (PCB) di cui al decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 209, e
successive modificazioni, e degli idrocarburi policlorurati presenti concentrazioni non superiori
a 50 ppm;
2) questi rifiuti non siano resi pericolosi dal fatto di contenere altri costituenti elencati
nell’Allegato D alla Parte Quarta, in quantità o concentrazioni incompatibili con gli obiettivi
previsti dall’articolo 177, comma 4;
3) il potere calorifico inferiore sia almeno 30 MJ per chilogrammo;
b) la potenza termica nominale della singola apparecchiatura dell’impianto in cui sono alimentati gli oli usati
come combustibile sia pari o superiore a 6 MW.
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237-undecies. Coincenerimento di rifiuti animali rientranti nell’ambito di applicazione del regolamento n.
1069/2009/UE
1. Il coincenerimento dei prodotti trasformati derivanti da materiali di categoria 1, 2 e 3 di cui al regolamento (CE) n.
1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009, è autorizzato secondo le disposizioni degli articoli
237-quinquies e 237-sexies, a condizione che siano rispettati i requisiti, le modalità di esercizio e le prescrizioni di cui
all’Allegato 3.
2. La domanda per il rilascio delle autorizzazioni è inviata anche alla Azienda sanitaria locale (ASL) territorialmente
competente.
3. Nella documentazione di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 148, e nel Modello unico di
dichiarazione ambientale, di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70, e successive modificazioni, deve essere indicato, nella
parte relativa all’individuazione e classificazione dei rifiuti di cui al presente articolo, il codice dell’Elenco europeo dei
rifiuti; 020203 ‘Scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione’.
237-duodecies. Emissione in atmosfera
1. Gli effluenti gassosi degli impianti di incenerimento e coincenerimento devono essere emessi in modo controllato
attraverso un camino di altezza adeguata e con velocità e contenuto entalpico tale da favorire una buona dispersione
degli effluenti al fine di salvaguardare la salute umana e l’ambiente, con particolare riferimento alla normativa relativa alla
qualità dell’aria.
2. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti e gli impianti di coincenerimento sono progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti
in modo che le emissioni nell’atmosfera non superano i valori limite di emissione di cui rispettivamente all’Allegato I,
paragrafo A, e all’Allegato 2, paragrafo A, al presente Titolo.
3. Qualora il calore liberato dal coincenerimento di rifiuti pericolosi sia superiore al 40 per cento del calore totale liberato
nell’impianto, o qualora l’impianto coincenerisca rifiuti urbani misti non trattati, i valori limite di emissione sono quelli
fissati all’Allegato 1, paragrafo A, al presente Titolo e conseguentemente non si applica la formula di miscelazione di cui
all’Allegato 2, paragrafo A.
4. I risultati delle misurazioni effettuate per verificare l’osservanza dei valori limite di emissione di cui al comma 1, sono
normalizzati alle condizioni descritte all’Allegato 1, lettera B, al presente Titolo. Il controllo delle emissioni è effettuato
conformemente al punto C dell’Allegato 1 e punto C dell’Allegato 2.
5. I risultati delle misurazioni effettuate per verificare l’osservanza dei valori limite di emissione di cui al comma 2, sono
normalizzati alle condizioni descritte all’Allegato 2, lettera B, al presente Titolo.
6. L’installazione e il funzionamento dei sistemi di misurazione automatici sono sottoposti a controllo e test annuale di
verifica come prescritto al punto C dell’Allegato 1 e al punto C dell’Allegato 2 al presente Titolo.
7. Nel caso di coincerimento dei rifiuti urbani misti non trattati, i valori limite di emissione sono quelli fissati all’Allegato 1,
paragrafo A.
8. In sede di autorizzazione, l’autorità competente valuta la possibilità di concedere specifiche deroghe previste agli
Allegati 1 e 2, nel rispetto delle norme di qualità ambientale, e, ove ne ricorra la fattispecie, delle disposizioni del Titolo
III-bis della Parte seconda.
237-terdecies. Scarico di acque reflue
1. Lo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi evacuate da un impianto di
incenerimento o di coincenerimento è limitata per quanto possibile e comunque disciplinato dall’autorizzazione di cui
all’articolo 237-sexies.
2. Le acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi evacuate da un impianto di incenerimento o di
coincenerimento sono soggette all’autorizzazione rilasciata dall’autorità competente ai sensi del Titolo III-bis.
3. La domanda di autorizzazione, ove preveda lo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione di effluenti gassosi,
deve essere accompagnata dall’indicazione delle caratteristiche quantitative e qualitative dello scarico; della quantità di
acqua da prelevare nell’anno solare, del corpo ricettore e del punto previsto per il prelievo al fine del controllo, dalla
descrizione del sistema complessivo di scarico, ivi comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse,
dell’eventuale sistema di misurazione del flusso degli scarichi ove richiesto, dall’indicazione dei mezzi tecnici impiegati nel
processo produttivo e nei sistemi di scarico, nonché dall’indicazione dei sistemi di depurazione utilizzati per conseguire il
rispetto dei valori limite di emissione di cui al comma 3.
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4. L’autorizzazione di cui all’articolo 237-sexies, con riferimento allo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione
di effluenti gassosi, stabilisce:
a) i valori limite di emissione per gli inquinanti di cui al punto D dell’Allegato I al presente Titolo;
b) i parametri di controllo operativo per le acque reflue almeno relativamente al pH, alla temperatura e alla
portata;
c) le prescrizioni riguardanti le misurazioni ai fini della sorveglianza degli scarichi come frequenza delle
misurazioni della massa degli inquinanti delle acque reflue trattate, nonché la localizzazione dei punti di
campionamento o di misurazione;
d) prescrizioni tecniche in funzione del raggiungimento dell’obiettivo di qualità dei corpi idrici ricettori
individuati ai sensi dell’articolo 76 e successivi;
e) le eventuali ulteriori prescrizioni volte a garantire che gli scarichi siano effettuati in conformità alle
disposizioni del presente decreto e senza pregiudizio per il corpo recettore, per la salute pubblica e
l’ambiente.
5. Lo scarico in acque superficiali di acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi deve rispettare
almeno i valori di emissioni previsti all’Allegato 1, paragrafo D. è vietato lo scarico sul suolo, sottosuolo e nelle acque
sotterranee.
6. Le acque reflue provenienti dalla depurazione degli scarichi gassosi devono essere separate dalle acque di
raffreddamento e dalle acque di prima pioggia rispettando i valori limite di emissione di cui alla Tabella 5 dell’Allegato V
alla Parte Terza, a piè di impianto di trattamento.
7. Qualora le acque reflue provenienti dalla depurazione dei gas di scarico siano trattate congiuntamente ad acque reflue
provenienti da altre fonti, le misurazioni devono essere effettuate:
a) sul flusso delle acque reflue provenienti dai processi di depurazione degli effluenti gassosi prima
dell’immissione nell’impianto di trattamento collettivo delle acque reflue;
b) sugli altri flussi di acque reflue prima dell’immissione nell’impianto di trattamento collettivo delle acque
reflue;
c) dopo il trattamento, al punto di scarico finale delle acque reflue.
8. Al fine di verificare l’osservanza dei valori limite di emissione stabiliti all’Allegato I, paragrafo D, per il flusso di acque
reflue provenienti dal processo di depurazione degli effluenti gassosi, sono effettuati gli opportuni calcoli di bilancio di
massa per stabilire i livelli di emissione che, nello scarico finale delle acque reflue, possono essere attribuiti alla
depurazione degli effluenti gassosi dell’impianto di incenerimento o coincenerimento.
(comma così modificato dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
9. I valori limite di emissione si applicano nel punto in cui le acque reflue, provenienti dalla depurazione degli scarichi
gassosi sono evacuate dall’impianto di incenerimento dei rifiuti o dall’impianto di incenerimento dei rifiuti o dall’impianto
di coincenerimento dei rifiuti.
10. I valori limite non possono essere in alcun caso conseguiti mediante diluizione delle acque reflue.
11. Fermo restando il divieto di scarico o di immissione diretta di acque meteoriche nelle acque sotterranee, ai fini della
prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le acque meteoriche di dilavamento, le acque di prima pioggia e di lavaggio,
le acque contaminate derivanti da spandimenti o da operazioni di estinzione di incendi delle aree esterne devono essere
convogliate ed opportunamente trattate, ai sensi della Parte III del presente decreto legislativo.
12. Devono essere adottate le misure necessarie volte all’eliminazione ed alla riduzione dei consumi, nonché ad
incrementare il riciclo ed il riutilizzo di acqua reflua o già usata nel ciclo produttivo come l’acqua di raffreddamento, anche
mediante le migliori tecnologie disponibili ai sensi della Parte Terza.
13. Qualora le acque reflue provenienti dalla depurazione degli scarichi gassosi siano trattate al di fuori dell’impianto di
incenerimento dei rifiuti o dell’impianto di coincenerimento dei rifiuti in un impianto di trattamento destinato
esclusivamente al trattamento di questo tipo di acque reflue, i valori limite di emissione di cui alla tabella dell’Allegato 1,
lettera D, si applicano al punto in cui le acque reflue fuoriescono dall’impianto di trattamento.
14. Il sito dell’impianto di incenerimento dei rifiuti e il sito dell’impianto di coincenerimento dei rifiuti, ivi comprese le aree
di stoccaggio dei rifiuti, è progettato e gestito in modo da evitare l’immissione non autorizzata e accidentale di qualsiasi
inquinante nel suolo, nelle acque superficiali e nelle acque sotterranee.
15. è prevista una capacità di stoccaggio per le acque piovane contaminate che defluiscano dal sito dell’impianto di
incenerimento dei rifiuti o dal sito dell’impianto di coincenerimento o per l’acqua contaminata derivante da spandimenti o
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da operazioni di estinzione di incendi. La capacità di stoccaggio deve essere sufficiente per garantire che tali acque
possano, se necessario, essere analizzate e, se necessario, trattate prima dello scarico.
237-quattuordecies. Campionamento ed analisi delle emissioni in atmosfera degli impianti di
incenerimento e di coincenerimento
1. I metodi di campionamento, analisi e valutazione delle emissioni in atmosfera, nonché le procedure di acquisizione,
validazione, elaborazione ed archiviazione dei dati, sono fissati ed aggiornati ai sensi della lettera C dell’Allegato 1 e della
lettera C dell’Allegato 2 al presente Titolo, per quanto non previsto all’Allegato VI alla Parte Quinta.
2. I valori limite di emissione degli impianti di incenerimento e coincenerimento si intendono rispettati se conformi
rispettivamente a quanto previsto all’Allegato 1, paragrafo C, punto 1, e all’Allegato 2, paragrafo C, punto 1.
3. Negli impianti di incenerimento e in quelli di coincenerimento devono essere misurate e registrate in continuo
nell’effluente gassoso le concentrazioni di CO, NOx, SO2, polveri totali, TOC, HCl, HF e NH3. L’autorità competente può
autorizzare che le misurazioni in continuo siano sostituite da misurazioni periodiche di HCl, HF ed SO2, se il gestore
dimostra che le emissioni di tali inquinanti non possono in nessun caso essere superiori ai valori limite di emissione
stabiliti. La misurazione in continuo di acido fluoridrico (HF) può essere sostituita da misurazioni periodiche se l’impianto
adotta sistemi di trattamento dell’acido cloridrico (HCl) nell’effluente gassoso che garantiscano il rispetto del valore limite
di emissione relativo a tale sostanza.
4. L’autorità competente può decidere di non imporre misurazioni in continuo per NOx e può prescrivere le misurazioni
periodiche stabilite al comma 5, negli impianti esistenti di incenerimento o coincenerimento dei rifiuti aventi capacità
nominale inferiore a 6t/ora se il gestore può dimostrare, sulla base di informazioni relative alla qualità dei rifiuti in
questione, delle tecnologie utilizzate e dei risultati del monitoraggio delle emissioni, che in nessuna circostanza le
emissioni di NOx possono essere superiori al valore limite di emissione prescritto.
5. Devono inoltre essere misurati e registrati in continuo il tenore volumetrico di ossigeno, la temperatura, la pressione, il
tenore di vapore acqueo e la portata volumetrica nell’effluente gassoso. La misurazione in continuo del tenore di vapore
acqueo non è richiesta se l’effluente gassoso campionato viene essiccato prima dell’analisi.
6. Deve essere inoltre misurata e registrata in continuo la temperatura dei gas vicino alla parete interna o in altro punto
rappresentativo della camera di combustione, secondo quanto autorizzato dall’autorità competente.
7. Devono essere misurate con cadenza almeno quadrimestrale le sostanze di cui all’Allegato 1, paragrafo A, punti 3 e 4,
nonché gli altri inquinanti, di cui al precedente comma 2, per i quali l’autorità competente abbia prescritto misurazioni
periodiche; per i primi dodici mesi di funzionamento dell’impianto, le predette sostanze devono essere misurate almeno
ogni tre mesi.
8. All’atto della messa in esercizio dell’impianto, e successivamente su motivata richiesta dell’autorità competente, devono
essere controllati nelle più gravose condizioni di funzionamento i seguenti parametri relativi ai gas prodotti, individuati agli
articoli 237-octies e 237-nonies:
a) tempo di permanenza;
b) temperatura minima;
c) tenore di ossigeno.
9. Gli impianti di coincenerimento devono assicurare inoltre la misurazione e registrazione della quantità di rifiuti e di
combustibile alimentato a ciascun forno o altra apparecchiatura.
10. Tutti i risultati delle misurazioni sono registrati, elaborati e presentati all’autorità competente in modo da consentirle
di verificare l’osservanza delle condizioni di funzionamento previste e dei valori limite di emissione stabiliti
nell’autorizzazione, secondo le procedure fissate dall’autorità che ha rilasciato la stessa.
11. Qualora dalle misurazioni eseguite risulti che i valori limite di emissione in atmosfera stabiliti dal presente articolo
sono superati, il gestore provvede a informarne senza indugio l’autorità competente e l’agenzia regionale o provinciale per
la protezione dell’ambiente, fermo restando quanto previsto all’articolo 237-octiesdecies.
12. La corretta installazione ed il funzionamento dei dispositivi automatici di misurazione delle emissioni gassose sono
sottoposti a controllo da parte dell’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione. La taratura di detti dispositivi deve
essere verificata, con metodo parallelo di riferimento, con cadenza almeno triennale.
237-quinquiesdecies. Controllo e sorveglianza delle emissioni nei corpi idrici
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1. Fermo restando quanto previsto all’articolo 237-terdecies, ai fini della sorveglianza su parametri, condizioni e
concentrazioni di massa inerenti al processo di incenerimento o di coincenerimento sono utilizzate tecniche di misurazione
e sono installate le relative attrezzature.
2. Le misurazioni delle emissioni negli ambienti idrici effettuate al punto di scarico delle acque reflue, devono essere
eseguite in conformità a quanto previsto all’Allegato 1, paragrafo E, punto 1.
3. I valori limite di emissione si considerano rispettati se conformi a quanto previsto all’Allegato 1, paragrafo E, punto 2.
4. Tutti i risultati delle misurazioni sono registrati, elaborati e presentati all’autorità competente in modo da consentirle di
verificare l’osservanza delle condizioni di funzionamento previste e dei valori limite di emissione stabiliti
nell’autorizzazione, secondo le procedure fissate dall’autorità che ha rilasciato la stessa.
5. Qualora dalle misurazioni eseguite risulti che i valori limite di emissione negli ambienti idrici sono superati si provvede
ad informare tempestivamente l’autorità competente e l’agenzia regionale o provinciale per la protezione dell’ambiente,
fermo restando quanto previsto all’articolo 237-septiesdecies.
6. La corretta installazione ed il funzionamento dei dispositivi automatici di misurazione degli scarichi idrici sono sottoposti
a controllo da parte dell’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione. La taratura di detti dispositivi deve essere
verificata, con metodo parallelo di riferimento, con cadenza almeno triennale.
7. Il campionamento, la conservazione, il trasporto e le determinazioni analitiche, ai fini dei controlli e della sorveglianza,
devono essere eseguiti secondo le metodiche APAT.
237-sexiesdecies. Residui
1. La quantità e la pericolosità dei residui prodotti durante il funzionamento dell’impianto di incenerimento o di
coincenerimento devono essere ridotte al minimo: I residui sono riciclati in conformità alla Parte IV del presente decreto
legislativo, quando appropriato, direttamente nell’impianto o al di fuori di esso. I residui che non possono essere riciclati
devono essere smaltiti in conformità alle norme del presente decreto legislativo.
2. Il trasporto e lo stoccaggio intermedio di residui secchi sotto forma di polveri devono essere effettuati in modo tale da
evitare la dispersione nell’ambiente di tali residui, ad esempio mediante l’utilizzo di contenitori chiusi.
3. Preliminarmente al riciclaggio o smaltimento dei residui prodotti dall’impianto di incenerimento o di coincenerimento,
devono essere effettuate opportune analisi per stabilire le caratteristiche fisiche e chimiche, nonché il potenziale
inquinante dei vari residui. L’analisi deve riguardare in particolare l’intera frazione solubile e la frazione solubile dei metalli
pesanti.
237-septiesdecies. Obblighi di comunicazione, informazione, accesso e partecipazione
1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, integra la relazione di cui all’articolo 29-terdecies,
comma 2 con i dati concernenti l’applicazione del presente titolo, anche avvalendosi delle informazioni ricevute dai gestori
degli impianti di incenerimento e coincenerimento di cui al successivo comma 5.
2. Al fine di garantire al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare la base informativa necessaria
all’attuazione del comma 1, le autorità competenti integrano la comunicazione periodica trasmessa ai sensi dell’articolo
29-terdecies, comma 1, con le informazioni relative all’applicazione del presente titolo, secondo le indicazioni fornite del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
3. Le autorizzazioni alla realizzazione e all’esercizio degli impianti di incenerimento o di coincenerimento sono rilasciate
solo dopo aver garantito l’accesso alle informazioni ai sensi di quanto disposto dalla normativa di settore.
4. Fatto salvo il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, e, esclusi i casi in cui si applicano le disposizioni in materia di
informazione del pubblico previste al Titolo III-bis della Parte Seconda, le domande di autorizzazione e rinnovo per
impianti di incenerimento e di coincenerimento sono rese accessibili al pubblico in uno o più luoghi aperti al pubblico, e
comunque presso la sede del comune territorialmente competente, per un periodo di tempo adeguato e comunque non
inferiore a trenta giorni, affinché chiunque possa esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell’autorità
competente. La decisione dell’autorità competente, l’autorizzazione e qualsiasi suo successivo aggiornamento sono rese
accessibili al pubblico con le medesime modalità.
5. Per gli impianti di incenerimento e coincenerimento aventi una capacità nominale di due o più Mg l’ora, entro il 30
aprile dell’anno successivo, il gestore predispone una relazione annuale relativa al funzionamento ed alla sorveglianza
dell’impianto che dovrà essere trasmessa all’autorità competente che la rende accessibile al pubblico con le modalità di
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cui al comma 4. Tale relazione fornisce, come requisito minimo, informazioni in merito all’andamento del processo e delle
emissioni nell’atmosfera e nell’acqua rispetto alle norme di emissione previste dal presente titolo.
6. L’autorità competente redige un elenco, accessibile al pubblico, degli impianti di incenerimento e coincenerimento
aventi una capacità nominale inferiore a due tonnellate l’ora.
7. Copia delle autorizzazioni rilasciate, nonché della relazione di cui al comma 4 e degli elenchi di cui al comma 5 sono
trasmesse, per le finalità di cui al comma 1 al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’ Istituto
superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).
237-octiesdecies. Condizioni anomale di funzionamento
1. L’autorità competente stabilisce nell’autorizzazione il periodo massimo di tempo durante il quale, a causa di
disfunzionamenti, guasti o arresti tecnicamente inevitabili dei dispositivi di depurazione e di misurazione, le concentrazioni
delle sostanze regolamentate presenti nelle emissioni in atmosfera e nelle acque reflue depurate possono superare i valori
limite di emissione autorizzati.
2. Nei casi di guasto, il gestore riduce o arresta l’attività appena possibile, finché sia ristabilito il normale funzionamento.
3. Fatto salvo l’articolo 237-octies, comma 11, lettera c), per nessun motivo, in caso di superamento dei valori limite di
emissione, l’impianto di incenerimento o di coincenerimento o la linea di incenerimento può continuare ad incenerire rifiuti
per più di quattro ore consecutive. La durata cumulativa del funzionamento in tali condizioni in un anno deve essere
inferiore a sessanta ore. La durata di sessanta ore si applica alle linee dell’intero impianto che sono collegate allo stesso
dispositivo di abbattimento degli inquinanti dei gas di combustione.
4. Per gli impianti di incenerimento, nei casi di cui al comma 1 e di cui al comma 2 qualora il gestore decide di ridurre
l’attività, il tenore totale di polvere delle emissioni nell’atmosfera non deve in nessun caso superare i 150 mg/m³, espressi
come media su 30 minuti. Non possono essere superati i valori limite relativi alle emissioni nell’atmosfera di TOC e CO di
cui all’Allegato 1, lettera A, punto 2 e 5, lettera b). Devono inoltre essere rispettate tutte le altre prescrizioni di cui agli
articoli 237-octies e 237-nonies.
5. Non appena si verificano le condizioni anomale di cui ai commi 1 e 2, il gestore ne dà comunicazione nel più breve
tempo possibile all’autorità competente e all’autorità di controllo. Analoga comunicazione viene data non appena è
ripristinata la completa funzionalità dell’impianto.
(comma così modificato dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
237-noviesdecies. Incidenti o inconvenienti
1. Fatte salve le disposizioni della Parte sesta, di attuazione della direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale
e esclusi i casi disciplinati all’articolo 29-undecies, in caso di incidenti o inconvenienti che incidano in modo significativo
sull’ambiente, il gestore:
a) deve informare immediatamente le Regioni, le Province e i Comuni territorialmente competenti;
b) deve adottare immediatamente le misure per limitare le conseguenze ambientali e prevenire ulteriori
eventuali incidenti o inconvenienti.
2. Ai fini del comma 1, le Regioni e le Province territorialmente competenti, diffidano il gestore ad adottare ogni misura
complementare appropriata e necessaria per limitare le conseguenze ambientali e prevenire ulteriori eventuali incidenti o
inconvenienti.
237-vicies. Accessi ed ispezioni
1. I soggetti incaricati dei controlli sono autorizzati ad accedere in ogni tempo presso gli impianti di incenerimento e
coincenerimento per effettuare le ispezioni, i controlli, i prelievi e i campionamenti necessari all’accertamento del rispetto
dei valori limite di emissione in atmosfera e in ambienti idrici, nonché del rispetto delle prescrizioni relative alla ricezione,
allo stoccaggio dei rifiuti e dei residui, ai pretrattamenti e alla movimentazione dei rifiuti e delle altre prescrizioni
contenute nei provvedimenti autorizzatori o regolamentari e di tutte le altre prescrizioni contenute nel presente decreto.
2. Il proprietario o il gestore degli impianti sono tenuti a fornire tutte le informazioni, dati e documenti richiesti dai
soggetti di cui al comma 1, necessari per l’espletamento delle loro funzioni, ed a consentire l’accesso all’intero impianto.
237-unvicies. Spese
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1. Le spese relative alle ispezioni e ai controlli, in applicazione delle disposizioni del presente Titolo, nonché quelle relative
all’espletamento dell’istruttoria per il rilascio dell’autorizzazione e per la verifica degli impianti sono a carico del titolare
dell’autorizzazione, sulla base del costo effettivo del servizio, secondo tariffe e modalità di versamento da determinarsi,
salvi i casi disciplinati dalla Parte seconda del presente decreto, con disposizioni regionali.
2. Fatto salvo il comma 1, le attività e le misure previste rientrano nell’ambito dei compiti istituzionali delle
amministrazioni e degli enti interessati, cui si fa fronte con le risorse di bilancio allo scopo destinate a legislazione vigente.
3. Dall’attuazione del presente titolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
237-duovicies. Disposizioni transitorie e finali
1. Gli impianti esistenti si adeguano alle disposizioni del presente Titolo entro il 10 gennaio 2016.
2. Per gli impianti esistenti, fermo restando l’obbligo a carico del gestore di adeguamento previsto al comma 1, l’autorità
competente al rilascio dell’autorizzazione provvede all’aggiornamento della stessa secondo le norme regolamentari e
tecniche stabilite dal presente decreto, in occasione del primo rinnovo, rilascio o riesame dell’autorizzazione ambientale,
successivo alla data di entrata in vigore della presente disposizione.
3. Per gli impianti esistenti che effettuano coincenerimento di rifiuti non pericolosi secondo le procedure semplificate di
cui al Capo V, del Titolo I alla Parte Quarta per i quali si effettui il rinnovo della comunicazione prevista articoli dal
predetto Capo V, resta fermo l’obbligo di adeguamento, a carico del gestore, previsto al comma 1.
4. Agli impianti di coincenerimento non sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale, con l’esclusione degli impianti
che utilizzano rifiuti pericolosi, possono essere applicate le procedure semplificate di cui al Capo V, del Titolo I della Parte
quarta. L’ammissione delle attività di coincenerimento dei rifiuti alle procedure semplificate è subordinata alla
comunicazione di inizio di attività che dovrà comprendere, oltre a quanto previsto agli articoli 237-quinquies, comma 2, e
237-sexies, comma 1, la relazione prevista all’articolo 215, comma 3. Per l’avvio dell’attività di coincenerimento dei rifiuti
la regione chiede la prestazione di adeguata garanzia finanziaria a suo favore nella misura definita dalla regione stessa e
proporzionata alla capacità massima di coincenerimento dei rifiuti. L’avvio delle attività è subordinato all’effettuazione di
una ispezione preventiva, da parte della provincia competente per territorio, da effettuarsi entro sessanta giorni dalla data
di presentazione della predetta comunicazione. Le ispezioni successive, da effettuarsi almeno una volta l’anno, accertano:
a) la tipologia e la quantità dei rifiuti sottoposti alle operazioni di coincenerimento;
b) la conformità delle attività di coincenerimento a quanto previsto agli articoli 214 e 215, e relative norme
di attuazione.
5. Nel caso in cui la provincia competente per territorio, a seguito delle ispezioni previste al comma 4, accerta la
violazione delle disposizioni stabilite al comma stesso, vieta, previa diffida e fissazione di un termine per adempiere,
l’inizio ovvero la prosecuzione dell’attività, salvo che il titolare dell’impianto non provveda, entro il termine stabilito, a
conformare detta attività alla normativa vigente.
6. Nelle more del rilascio delle autorizzazioni di cui ai commi 2 e 3, i gestori continuano ad operare sulla base del titolo
autorizzatorio precedentemente posseduto.
7. Con riguardo agli impianti autorizzati ai sensi dell’articolo 208, nel caso in cui il titolo autorizzatorio di cui al comma 6
non preveda un rinnovo periodico entro il 10 gennaio 2015, entro tale data i gestori degli impianti di incenerimento o di
coincenerimento di rifiuti esistenti presentano comunque all’autorità competente una richiesta di rinnovo del titolo
autorizzatorio ai fini dell’adeguamento di cui al comma 1.
8. Per il recepimento di normative tecniche comunitarie di modifica degli allegati al presente Titolo si provvede con
decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa comunicazione ai Ministri della salute e
delle attività produttive; ogni qualvolta la nuova normativa comunitaria preveda poteri discrezionali per la sua
trasposizione, il decreto è adottato di concerto con i Ministri della salute e delle attività produttive, sentita la Conferenza
unificata.
Titolo IV – Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani
238. Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani
(ai sensi dell’art. 14, comma 33,d ella legge n. 122 del 2010, le disposizioni di questoa rticolo «si interpretano nel senso
che la natura della tariffa ivi prevista non èt ributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa rientranon ella
giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria»)
1. Chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo locali, o aree scoperte ad uso privato o pubblico non costituenti
accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, che
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producano rifiuti urbani, è tenuto al pagamento di una tariffa. La tariffa costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del
servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e ricomprende anche i costi indicati dall’articolo 15 del
decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36. La tariffa di cui all’articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, è
abrogata a decorrere dall’entrata in vigore del presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 11.
2. La tariffa per la gestione dei rifiuti è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di
superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, sulla base di parametri, determinati con il regolamento di
cui al comma 6, che tengano anche conto di indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali.
3. La tariffa è determinata, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 6, dalle Autorità
d’ambito ed è applicata e riscossa dai soggetti affidatari del servizio di gestione integrata sulla base dei criteri fissati dal
regolamento di cui al comma 6. Nella determinazione della tariffa è prevista la copertura anche di costi accessori relativi
alla gestione dei rifiuti urbani quali, ad esempio, le spese di spazzamento delle strade. Qualora detti costi vengano coperti
con la tariffa ciò deve essere evidenziato nei piani finanziari e nei bilanci dei soggetti affidatari del servizio.
4. La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in
particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, nonché da una quota rapportata alle quantità di
rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei
costi di investimento e di esercizio.
5. Le Autorità d’ambito approvano e presentano all’Autorità di cui all’articolo 207 il piano finanziario e la relativa relazione
redatta dal soggetto affidatario del servizio di gestione integrata. Entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del
regolamento di cui al comma 6, dovrà essere gradualmente assicurata l’integrale copertura dei costi.
6. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive,
sentiti la Conferenza Stato regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le rappresentanze qualificate degli
interessi economici e sociali presenti nel Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali (CESPA) e i soggetti
interessati, disciplina, con apposito regolamento da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte
quarta del presente decreto e nel rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo, i criteri generali sulla base dei quali
vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa, anche con riferimento alle agevolazioni di cui al
comma 7, garantendo comunque l’assenza di oneri per le autorità interessate.
7. Nella determinazione della tariffa possono essere previste agevolazioni per le utenze domestiche e per quelle adibite ad
uso stagionale o non continuativo, debitamente documentato ed accertato, che tengano anche conto di indici reddituali
articolati per fasce di utenza e territoriali. In questo caso, nel piano finanziario devono essere indicate le risorse
necessarie per garantire l’integrale copertura dei minori introiti derivanti dalle agevolazioni, secondo i criteri fissati dal
regolamento di cui al comma 6.
8. Il regolamento di cui al comma 6 tiene conto anche degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del
servizio fornito e del tasso di inflazione programmato.
9. L’eventuale modulazione della tariffa tiene conto degli investimenti effettuati dai comuni o dai gestori che risultino utili
ai fini dell’organizzazione del servizio.
10. Alla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore
dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei
rifiuti stessi.
11. Sino alla emanazione del regolamento di cui al comma 6 e fino al compimento degli adempimenti per l’applicazione
della tariffa continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti.
12. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa può essere effettuata secondo le disposizioni del d.P.R. 29 settembre
1973, n. 602, mediante convenzione con l’Agenzia delle entrate.
Titolo V – Bonifica di siti contaminati
239. Princìpi e campo di applicazione
1. Il presente titolo disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definisce le procedure, i
criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti dell’inquinamento e
comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, in armonia con i principi e le norme comunitari,
con particolare riferimento al principio “chi inquina paga”.
2. Ferma restando la disciplina dettata dal titolo I della parte quarta del presente decreto, le disposizioni del presente
titolo non si applicano:
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a) all’abbandono dei rifiuti disciplinato dalla parte quarta del presente decreto. In tal caso qualora, a seguito
della rimozione, avvio a recupero, smaltimento dei rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato, si
accerti il superamento dei valori di attenzione, si dovrà procedere alla caratterizzazione dell’area ai fini degli
eventuali interventi di bonifica e ripristino ambientale da effettuare ai sensi del presente titolo;
b) agli interventi di bonifica disciplinati da leggi speciali, se non nei limiti di quanto espressamente
richiamato dalle medesime o di quanto dalle stesse non disciplinato.
3. Gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso sono disciplinati dalle
regioni con appositi piani, fatte salve le competenze e le procedure previste per i siti oggetto di bonifica di interesse
nazionale e comunque nel rispetto dei criteri generali di cui al presente titolo.
240. Definizioni
1. Ai fini dell’applicazione del presente titolo, si definiscono:
a) sito: l’area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici
ambientali (suolo, materiali di riporto, sottosuolo ed acque sotterranee) e comprensiva delle eventuali
strutture edilizie e impiantistiche presenti;
(lettera così modificata dall’art. 3, comma 4, legga n. 28 del 2012)
b) concentrazioni soglia di contaminazione (CSC): i livelli di contaminazione delle matrici ambientali che
costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l’analisi di rischio sito
specifica, come individuati nell’Allegato 5 alla parte quarta del presente decreto. Nel caso in cui il sito
potenzialmente contaminato sia ubicato in un’area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano
determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si a s su m
o n o pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati;
c) concentrazioni soglia di rischio (CSR): i livelli di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare
caso per caso con l’applicazione della procedura di analisi di rischio sito specifica secondo i principi illustrati
nell’Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione,
il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica. I livelli di concentrazione così definiti
costituiscono i livelli di accettabilità per il sito;
d) sito potenzialmente contaminato: un sito nel quale uno o più valori di concentrazione delle sostanze
inquinanti rilevati nelle matrici ambientali risultino superiori ai valori di concentrazione soglia di
contaminazione (CSC), in attesa di espletare le operazioni di caratterizzazione e di analisi di rischio sanitario
e ambientale sito specifica, che ne permettano di determinare lo stato o meno di contaminazione sulla base
delle concentrazioni soglia di rischio (CSR);
e) sito contaminato: un sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), determinati con
l’applicazione della procedura di analisi di rischio di cui all’Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto
sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, risultano superati;
f) sito non contaminato: un sito nel quale la contaminazione rilevata nelle matrice ambientali risulti inferiore
ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) oppure, se superiore, risulti comunque inferiore
ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR) determinate a seguito dell’analisi di rischio sanitario e
ambientale sito specifica;
g) sito con attività in esercizio: un sito nel quale risultano in esercizio attività produttive sia industriali che
commerciali nonché le aree pertinenziali e quelle adibite ad attività accessorie economiche, ivi comprese le
attività di mantenimento e tutela del patrimonio ai fini della successiva ripresa delle attività;
h) sito dismesso: un sito in cui sono cessate le attività produttive;
i) misure di prevenzione: le iniziative per contrastare un evento, un atto o un’omissione che ha creato una
minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si
verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o
minimizzare il realizzarsi di tale minaccia;
l) misure di riparazione: qualsiasi azione o combinazione di azioni, tra cui misure di attenuazione o
provvisorie dirette a riparare, risanare o sostituire risorse naturali e/o servizi naturali danneggiati, oppure a
fornire un’alternativa equivalente a tali risorse o servizi;
m) messa in sicurezza d’emergenza: ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera
nelle condizioni di emergenza di cui alla lettera t) in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi
natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con
altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa
in sicurezza operativa o permanente;
n) messa in sicurezza operativa: l’insieme degli interventi eseguiti in un sito con attività in esercizio atti a
garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente, in attesa di ulteriori interventi di
messa in sicurezza permanente o bonifica da realizzarsi alla cessazione dell’attività. Essi comprendono
altresì gli interventi di contenimento della contaminazione da mettere in atto in via transitoria fino
all’esecuzione della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al fine di evitare la diffusione della
contaminazione all’interno della stessa matrice o tra matrici differenti. In tali casi devono essere predisposti
idonei piani di monitoraggio e controllo che consentano di verificare l’efficacia delle soluzioni adottate;
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o) messa in sicurezza permanente: l’insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti
inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza
per le persone e per l’ambiente. In tali casi devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e
limitazioni d’uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici;
p) bonifica: l’insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o a
ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee ad un
livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR);
q) ripristino e ripristino ambientale: gli interventi di riqualificazione ambientale e paesaggistica, anche
costituenti complemento degli interventi di bonifica o messa in sicurezza permanente, che consentono di
recuperare il sito alla effettiva e definitiva fruibilità per la destinazione d’uso conforme agli strumenti
urbanistici;
r) inquinamento diffuso: la contaminazione o le alterazioni chimiche, fisiche o biologiche delle matrici
ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una singola origine:
s) analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica: analisi sito specifica degli effetti sulla salute umana
derivanti dall’esposizione prolungata all’azione delle sostanze presenti nelle matrici ambientali contaminate,
condotta con i criteri indicati nell’Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto;
t) condizioni di emergenza: gli eventi al verificarsi dei quali è necessaria l’esecuzione di interventi di
emergenza, quali ad esempio:
1) concentrazioni attuali o potenziali dei vapori in spazi confinati prossime ai livelli di
esplosività o idonee a causare effetti nocivi acuti alla salute;
2) presenza di quantità significative di prodotto in fase separata sul suolo o in corsi di acqua
superficiali o nella falda:
3) contaminazione di pozzi ad utilizzo idropotabile o per scopi agricoli;
4) pericolo di incendi ed esplosioni.
241. Regolamento aree agricole
1. Il regolamento relativo agli interventi di bonifica, ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d’emergenza, operativa
e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento è adottato con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri delle attività produttive, della salute e delle
politiche agricole e forestali.
(comma dichiarato parzialmente incostituzionale daC orte costituzionale n. 247 del 2009, nella parte inc ui non prevede
che sia sentita preventivamente la Conferenza unificata)
Art. 241-bis. Aree Militari
(articolo introdotto dall’art. 13, comma 5, legge n. 116 del 2014)
1. Ai fini dell’individuazione delle misure di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica, e dell’istruttoria dei relativi
progetti, da realizzare nelle aree del demanio destinate ad uso esclusivo delle Forze armate per attività connesse alla
difesa nazionale, si applicano le concentrazioni di soglia di contaminazione previste nella tabella 1, colonne A e B,
dell’allegato 5 al titolo V della parte quarta del presente decreto, individuate tenuto conto delle diverse destinazioni e
delle attività effettivamente condotte all’interno delle aree militari.
2. Gli obiettivi di intervento nelle aree di cui al comma 1 sono determinanti mediante applicazione di idonea analisi di
rischio sito specifica che deve tenere conto dell’effettivo utilizzo e delle caratteristiche ambientali di dette aree o di
porzioni di esse e delle aree limitrofe, al fine di prevenire, ridurre o eliminare i rischi per la salute dovuti alla potenziale
esposizione a sostanze inquinanti e la diffusione della contaminazione nelle matrici ambientali.
3. Resta fermo che in caso di declassificazione del sito da uso militare a destinazione residenziale dovranno essere
applicati i limiti di concentrazione di soglia di contaminazione di cui alla Tabella 1, colonna a), dell’Allegato 5, alla Parte
IV, Titolo V del presente decreto.
4. Le concentrazioni soglia di contaminazione delle sostanze specifiche delle attività militari non incluse nella Tabella l
dell’Allegato 5, alla Parte IV, Titolo V del presente decreto sono definite dall’Istituto Superiore di Sanità sulla base delle
informazioni tecniche fornite dal Ministero della difesa.
4-bis. Il comandante di ciascun poligono militare delle Forze armate adotta un piano di monitoraggio permanente sulle
componenti di tutte le matrici ambientali in relazione alle attività svolte nel poligono, assumendo altresì le iniziative
necessarie per l’estensione del monitoraggio, a cura degli organi competenti, anche alle aree limitrofe al poligono.
Relativamente ai poligoni temporanei o semi-permanenti il predetto piano è limitato al periodo di utilizzo da parte delle
Forze armate.
4-ter. Il comandante di ciascun poligono militare delle Forze armate predispone semestralmente, per ciascuna tipologia di
esercitazione o sperimentazione da eseguire nell’area del poligono, un documento indicante le attività previste, le
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modalità operative di tempo e di luogo e gli altri elementi rilevanti ai fini della tutela dell’ambiente e della salute.
4-quater. Il comandante del poligono militare delle Forze armate trasmette il documento di cui al comma 4-ter alla
regione in cui ha sede il poligono. Lo stesso documento è messo a disposizione dell’ARPA e dei comuni competenti per
territorio.
4-quinquies. Le regioni in cui hanno sede poligoni militari delle Forze armate istituiscono un Osservatorio ambientale
regionale sui poligoni militari, nell’ambito dei sistemi informativi ambientali regionali afferenti alla rete informativa
nazionale ambientale (SINANET) di cui all’articolo 11 della legge 28 giugno 2016, n. 132. Il comandante del poligono
militare, entro trenta giorni dal termine del periodo esercitativo, trasmette all’Osservatorio le risultanze del piano di
monitoraggio ambientale di cui al comma 4-bis. Le forme di collaborazione tra gli Osservatori ambientali regionali e il
Ministero della difesa sono disciplinate da appositi protocolli.
4-sexies. Con le modalità previste dall’articolo 184, comma 5-bis, sono disciplinate, nel rispetto dei principi di cui alla
parte sesta, titolo II, del presente decreto, le procedure applicabili al verificarsi, nei poligoni militari delle Forze armate, di
un evento in relazione al quale esiste il pericolo imminente di un danno ambientale.
4-septies. Con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare e con il Ministro della salute, è stabilito il periodo massimo di utilizzo annuale dei poligoni militari delle Forze armate
per le esercitazioni e le sperimentazioni.
4-octies. Ferme restando le competenze di cui all’articolo 9 del decreto del Ministro della difesa 22 ottobre 2009
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2010, l’ISPRA provvede alle attività di vigilanza sul rispetto della
normativa sui rifiuti avvalendosi delle ARPA, secondo le modalità definite con decreto del Ministro della difesa, di concerto
con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
4-novies. Con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, sono determinati annualmente gli oneri a carico del Ministero della difesa, relativi alle attività di cui all’articolo 184,
comma 5-bis.3, e ai commi 4-bis e 4-octies del presente articolo.
(commi da 4-bis a 4-novies introdotti dall’art. 1, comma 304, legge n. 205 del 2017)
5. Per le attività di progettazione e realizzazione degli interventi, di cui al presente articolo, il Ministero della difesa si può
avvalere, con apposite convenzioni, di organismi strumentali dell’Amministrazione centrale che operano nel settore e
definisce con propria determinazione le relative modalità di attuazione.
242. Procedure operative ed amministrative
1. Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell’inquinamento
mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e
con le modalità di cui all’articolo 304, comma 2. La medesima procedura si applica all’atto di individuazione di
contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione.
2. Il responsabile dell’inquinamento, attuate le necessarie misure di prevenzione, svolge, nelle zone interessate dalla
contaminazione, un’indagine preliminare sui parametri oggetto dell’inquinamento e, ove accerti che il livello delle
concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) non sia stato superato, provvede al ripristino della zona contaminata,
dandone notizia, con apposita autocertificazione, al comune ed alla provincia competenti per territorio entro quarantotto
ore dalla comunicazione. L’autocertificazione conclude il procedimento di notifica di cui al presente articolo, ferme
restando le attività di verifica e di controllo da parte dell’autorità competente da effettuarsi nei successivi quindici giorni.
Nel caso in cui l’inquinamento non sia riconducibile ad un singolo evento, i parametri da valutare devono essere
individuati, caso per caso, sulla base della storia del sito e delle attività ivi svolte nel tempo.
3. Qualora l’indagine preliminare di cui al comma 2 accerti l’avvenuto superamento delle CSC anche per un solo
parametro, il responsabile dell’inquinamento ne dà immediata notizia al comune ed alle province competenti per territorio
con la descrizione delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza adottate. Nei successivi trenta giorni,
presenta alle predette amministrazioni, nonché alla regione territorialmente competente il piano di caratterizzazione con i
requisiti di cui all’Allegato 2 alla parte quarta del presente decreto. Entro i trenta giorni successivi la regione, convocata la
conferenza di servizi, autorizza il piano di caratterizzazione con eventuali prescrizioni integrative. L’autorizzazione
regionale costituisce assenso per tutte le opere connesse alla caratterizzazione, sostituendosi ad ogni altra autorizzazione,
concessione, concerto, intesa, nulla osta da parte della pubblica amministrazione.
4. Sulla base delle risultanze della caratterizzazione, al sito è applicata la procedura di analisi del rischio sito specifica per
la determinazione delle concentrazioni soglia di rischio (CSR). I criteri per l’applicazione della procedura di analisi di
rischio sono stabiliti con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare, di concerto
con i Ministri dello sviluppo economico e della salute entro il 30 giugno 2008. Nelle more dell’emanazione del predetto
decreto, i criteri per l’applicazione della procedura di analisi di rischio sono riportati nell’Allegato 1 alla parte quarta del
presente decreto. Entro sei mesi dall’approvazione del piano di caratterizzazione, il soggetto responsabile presenta alla
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regione i risultati dell’analisi di rischio. La conferenza di servizi convocata dalla regione, a seguito dell’istruttoria svolta in
contraddittorio con il soggetto responsabile, cui è dato un preavviso di almeno venti giorni, approva il documento di
analisi di rischio entro i sessanta giorni dalla ricezione dello stesso. Tale documento è inviato ai componenti della
conferenza di servizi almeno venti giorni prima della data fissata per la conferenza e, in caso di decisione a maggioranza,
la delibera di adozione fornisce una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni dissenzienti espresse nel
corso della conferenza.
5 Qualora gli esiti della procedura dell’analisi di rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito
è inferiore alle concentrazioni soglia di rischio, la conferenza dei servizi, con l’approvazione del documento dell’analisi del
rischio, dichiara concluso positivamente il procedimento. In tal caso la conferenza di servizi può prescrivere lo
svolgimento di un programma di monitoraggio sul sito circa la stabilizzazione della situazione riscontrata in relazione agli
esiti dell’analisi di rischio e all’attuale destinazione d’uso del sito. A tal fine, il soggetto responsabile, entro sessanta giorni
dall’approvazione di cui sopra, invia alla provincia ed alla regione competenti per territorio un piano di monitoraggio nel
quale sono individuati:
a) i parametri da sottoporre a controllo;
b) la frequenza e la durata del monitoraggio.
6. La regione, sentita la provincia, approva il piano di monitoraggio entro trenta giorni dal ricevimento dello stesso.
L’anzidetto termine può essere sospeso una sola volta, qualora l’autorità competente ravvisi la necessità di richiedere,
mediante atto adeguatamente motivato, integrazioni documentali o approfondimenti del progetto, assegnando un
congruo termine per l’adempimento. In questo caso il termine per l’approvazione decorre dalla ricezione del progetto
integrato. Alla scadenza del periodo di monitoraggio il soggetto responsabile ne dà comunicazione alla regione ed alla
provincia, inviando una relazione tecnica riassuntiva degli esiti del monitoraggio svolto. Nel caso in cui le attività di
monitoraggio rilevino il superamento di uno o più delle concentrazioni soglia di rischio, il soggetto responsabile dovrà
avviare la procedura di bonifica di cui al comma 7.
7. Qualora gli esiti della procedura dell’analisi di rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti nel
sito è superiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR), il soggetto responsabile sottopone alla regione, nei
successivi sei mesi dall’approvazione del documento di analisi di rischio, il progetto operativo degli interventi di bonifica o
di messa in sicurezza, operativa o permanente, e, ove necessario, le ulteriori misure di riparazione e di ripristino
ambientale, al fine di minimizzare e ricondurre ad accettabilità il rischio derivante dallo stato di contaminazione presente
nel sito. Per la selezione delle tecnologie di bonifica in situ più idonee, la regione può autorizzare l’applicazione a scala
pilota, in campo, di tecnologie di bonifica innovative, anche finalizzata all’individuazione dei parametri di progetto
necessari per l’applicazione a piena scala, a condizione che tale applicazione avvenga in condizioni di sicurezza con
riguardo ai rischi sanitari e ambientali. Nel caso di interventi di bonifica o di messa in sicurezza di cui al primo periodo,
che presentino particolari complessità a causa della natura della contaminazione, degli interventi, delle dotazioni
impiantistiche necessarie o dell’estensione dell’area interessata dagli interventi medesimi, il progetto può essere articolato
per fasi progettuali distinte al fine di rendere possibile la realizzazione degli interventi per singole aree o per fasi temporali
successive. Nell’ambito dell’articolazione temporale potrà essere valutata l’adozione di tecnologie innovative, di dimostrata
efficienza ed efficacia, a costi sopportabili, resesi disponibili a seguito dello sviluppo tecnico-scientifico del settore. La
regione, acquisito il parere del comune e della provincia interessati mediante apposita conferenza di servizi e sentito il
soggetto responsabile, approva il progetto, con eventuali prescrizioni ed integrazioni entro sessanta giorni dal suo
ricevimento. Tale termine può essere sospeso una sola volta, qualora la regione ravvisi la necessità di richiedere,
mediante atto adeguatamente motivato, integrazioni documentali o approfondimenti al progetto, assegnando un congruo
termine per l’adempimento. In questa ipotesi il termine per l’approvazione del progetto decorre dalla presentazione del
progetto integrato. Ai soli fini della realizzazione e dell’esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all’attuazione
del progetto operativo e per il tempo strettamente necessario all’attuazione medesima, l’autorizzazione regionale di cui al
presente comma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli
assensi previsti dalla legislazione vigente compresi, in particolare, quelli relativi alla valutazione di impatto ambientale,
ove necessaria, alla gestione delle terre e rocce da scavo all’interno dell’area oggetto dell’intervento ed allo scarico delle
acque emunte dalle falde. L’autorizzazione costituisce, altresì, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica
utilità, di urgenza ed indifferibilità dei lavori. Con il provvedimento di approvazione del progetto sono stabiliti anche i
tempi di esecuzione, indicando altresì le eventuali prescrizioni necessarie per l’esecuzione dei lavori ed è fissata l’entità
delle garanzie finanziarie, in misura non superiore al cinquanta per cento del costo stimato dell’intervento, che devono
essere prestate in favore della regione per la corretta esecuzione ed il completamento degli interventi medesimi.
(comma modificato dall’art. 40, comma 5, legge n. 214 del 2011, poi dall’art. 24, comma 1, letteraf- bis), legge n. 35 del
2012, poi dall’art. 34, comma 7-bis, legge n. 164 de2l 014)
8. 1 criteri per la selezione e l’esecuzione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale, di messa in sicurezza
operativa o permanente, nonché per l’individuazione delle migliori tecniche di intervento a costi sostenibili (B.A.T.N.E.E.C.
– Best Available Technology Not Entailing Excessive Costs) ai sensi delle normative comunitarie sono riportati nell’Allegato
3 alla parte quarta del presente decreto.
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9. La messa in sicurezza operativa, riguardante i siti contaminati, garantisce una adeguata sicurezza sanitaria ed
ambientale ed impedisce un’ulteriore propagazione dei contaminanti. I progetti di messa in sicurezza operativa sono
accompagnati da accurati piani di monitoraggio dell’efficacia delle misure adottate ed indicano se all’atto della cessazione
dell’attività si renderà necessario un intervento di bonifica o un intervento di messa in sicurezza permanente. Possono
essere altresì autorizzati interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e di messa in sicurezza degli impianti e delle
reti tecnologiche, purché non compromettano la possibilità di effettuare o completare gli interventi di bonifica che siano
condotti adottando appropriate misure di prevenzione dei rischi.
(comma così modificato dall’art. 40, comma 5, legge n. 214 del 2011)
10. Nel caso di caratterizzazione, bonifica, messa in sicurezza e ripristino ambientale di siti con attività in esercizio, la
regione, fatto salvo l’obbligo di garantire la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, in sede di approvazione del
progetto assicura che i suddetti interventi siano articolati in modo tale da risultare compatibili con la prosecuzione della
attività.
11. Nel caso di eventi avvenuti anteriormente all’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto che si
manifestino successivamente a tale data in assenza di rischio immediato per l’ambiente e per la salute pubblica, il
soggetto interessato comunica alla regione, alla provincia e al comune competenti l’esistenza di una potenziale
contaminazione unitamente al piano di caratterizzazione del sito, al fine di determinarne l’entità e l’estensione con
riferimento ai parametri indicati nelle CSC ed applica le procedure di cui ai commi 4 e seguenti.
12. Le indagini ed attività istruttorie sono svolte dalla provincia, che si avvale della competenza tecnica dell’Agenzia
regionale per la protezione dell’ambiente e si coordina con le altre amministrazioni.
13. La procedura di approvazione della caratterizzazione e del progetto di bonifica si svolge in Conferenza di servizi
convocata dalla regione e costituita dalle amministrazioni ordinariamente competenti a rilasciare i permessi, autorizzazioni
e concessioni per la realizzazione degli interventi compresi nel piano e nel progetto. La relativa documentazione è inviata
ai componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni prima della data fissata per la discussione e, in caso di
decisione a maggioranza, la delibera di adozione deve fornire una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni
dissenzienti espresse nel corso della conferenza. Compete alla provincia rilasciare la certificazione di avvenuta bonifica.
Qualora la provincia non provveda a rilasciare tale certificazione entro trenta giorni dal ricevimento della delibera di
adozione, al rilascio provvede la regione.
13-bis. Per la rete di distribuzione carburanti si applicano le procedure semplificate di cui all’articolo 252, comma 4.
(comma aggiunto dall’art. 13, comma 3-ter, legge n. 116 del 2014)
Art. 242-bis. Procedura semplificata per le operazioni di bonifica
(articolo introdotto dall’art. 13, comma 1, legge n. 116 del 2014)
1. L’operatore interessato a effettuare, a proprie spese, interventi di bonifica del suolo con riduzione della contaminazione
ad un livello uguale o inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, può presentare all’amministrazione di
cui agli articoli 242 o 252 uno specifico progetto completo degli interventi programmati sulla base dei dati dello stato di
contaminazione del sito, nonché del cronoprogramma di svolgimento dei lavori. La caratterizzazione e il relativo progetto
di bonifica non sono sottoposti alle procedure di approvazione di cui agli articoli 242 e 252, bensì a controllo ai sensi dei
commi 3 e 4 del presente articolo per la verifica del conseguimento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione
nei suoli per la specifica destinazione d’uso. L’operatore è responsabile della veridicità dei dati e delle informazioni forniti,
ai sensi e per gli effetti dell’articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
(comma così modificato dall’art. 34, comma 10-bis, legge n. 164 del 2014)
1-bis. Qualora il progetto di bonifica di cui al comma 1 riguardi un sito di estensione superiore a 15.000 metri quadrati,
esso può essere attuato in non più di tre fasi, ciascuna delle quali è soggetta al termine di esecuzione di cui al comma 2.
Nel caso di bonifica di un sito avente estensione superiore a 400.000 metri quadrati, il numero delle fasi o dei lotti
funzionali in cui si articola il progetto è stabilito dallo specifico crono-programma ivi annesso, la cui definizione deve
formare oggetto di intesa con l’autorità competente. Il crono-programma deve precisare, in particolare, gli interventi per
la bonifica e le misure di prevenzione e messa in sicurezza relativi all’intera area, con specifico riferimento anche alle
acque di falda.
(comma introdotto dall’art. 34, comma 10-bis, legge n. 164 del 2014)
2. Per il rilascio degli atti di assenso necessari alla realizzazione e all’esercizio degli impianti e attività previsti dal progetto
di bonifica l’interessato presenta gli elaborati tecnici esecutivi di tali impianti e attività alla regione nel cui territorio ricade
la maggior parte degli impianti e delle attività, che, entro i successivi trenta giorni, convoca apposita conferenza di servizi,
ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, o delle discipline regionali applicabili in materia. Entro novanta giorni dalla
convocazione, la regione adotta la determinazione conclusiva che sostituisce a tutti di effetti ogni autorizzazione,
concessione, nulla osta o atto di assenso comunque denominato. Non oltre trenta giorni dalla comunicazione dell’atto di
assenso, il soggetto interessato comunica all’amministrazione titolare del procedimento di cui agli articoli 242 o 252 e
all’ARPA territorialmente competente, la data di avvio dell’esecuzione della bonifica che si deve concludere nei successivi
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diciotto mesi, salva eventuale proroga non superiore a sei mesi; decorso tale termine, salvo motivata sospensione, deve
essere avviato il procedimento ordinario ai sensi degli articoli 242 o 252.
2-bis. Nella selezione della strategia di intervento dovranno essere privilegiate modalità tecniche che minimizzino il ricorso
allo smaltimento in discarica. In particolare, nel rispetto dei principi di cui alla parte IV del presente decreto legislativo,
dovrà essere privilegiato il riutilizzo in situ dei materiali trattati.
3. Ultimati gli interventi di bonifica, l’interessato presenta il piano di caratterizzazione all’autorità di cui agli articoli 242 o
252 al fine di verificare il conseguimento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione della matrice suolo per la
specifica destinazione d’uso. Il piano è approvato nei successivi quarantacinque giorni. In via sperimentale, per i
procedimenti avviati entro il 31 dicembre 2017, decorso inutilmente il termine di cui al periodo precedente, il piano di
caratterizzazione si intende approvato. L’esecuzione di tale piano è effettuata in contraddittorio con l’ARPA
territorialmente competente, che procede alla validazione dei relativi dati e ne dà comunicazione all’autorità titolare del
procedimento di bonifica entro quarantacinque giorni.
4. La validazione dei risultati del piano di campionamento di collaudo finale da parte dell’Agenzia regionale per la
protezione dell’ambiente territorialmente competente, che conferma il conseguimento dei valori di concentrazione soglia
di contaminazione dei suoli, costituisce certificazione dell’avvenuta bonifica del suolo. I costi dei controlli sul piano di
campionamento finale e della relativa validazione sono a carico del soggetto di cui al comma 1. Ove i risultati del
campionamento di collaudo finale dimostrino che non sono stati conseguiti i valori di concentrazione soglia di
contaminazione nella matrice suolo, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente territorialmente competente
comunica le difformità riscontrate all’autorità titolare del procedimento di bonifica e al soggetto di cui al comma 1, il quale
deve presentare, entro i successivi quarantacinque giorni, le necessarie integrazioni al progetto di bonifica che è istruito
nel rispetto delle procedure ordinarie ai sensi degli articoli 242 o 252 del presente decreto.
5. Resta fermo l’obbligo di adottare le misure di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica delle acque di falda, se
necessarie, secondo le procedure di cui agli articoli 242 o 252.
6. Conseguiti i valori di concentrazione soglia di contaminazione del suolo, il sito può essere utilizzato in conformità alla
destinazione d’uso prevista secondo gli strumenti urbanistici vigenti, salva la valutazione di eventuali rischi sanitari per i
fruitori del sito derivanti dai contaminanti volatili presenti nelle acque di falda.
243. Gestione delle acque sotterranee emunte.
(articolo così sostituito dall’art. 41, comma 1, legge n. 98 del 2013)
1. Al fine di impedire e arrestare l’inquinamento delle acque sotterranee nei siti contaminati, oltre ad adottare le
necessarie misure di messa in sicurezza e di prevenzione dell’inquinamento delle acque, anche tramite conterminazione
idraulica con emungimento e trattamento, devono essere individuate e adottate le migliori tecniche disponibili per
eliminare, anche mediante trattamento secondo quanto previsto dall’articolo 242, o isolare le fonti di contaminazione
dirette e indirette; in caso di emungimento e trattamento delle acque sotterranee deve essere valutata la possibilità
tecnica di utilizzazione delle acque emunte nei cicli produttivi in esercizio nel sito, in conformità alle finalità generali e agli
obiettivi di conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti nella parte terza.
2. Il ricorso al barrieramento fisico è consentito solo nel caso in cui non sia possibile conseguire altrimenti gli obiettivi di
cui al comma 1 secondo le modalità dallo stesso previste.
3. Ove non si proceda ai sensi dei commi 1 e 2, l’immissione di acque emunte in corpi idrici superficiali o in fognatura
deve avvenire previo trattamento depurativo da effettuare presso un apposito impianto di trattamento delle acque di
falda o presso gli impianti di trattamento delle acque reflue industriali esistenti e in esercizio in loco, che risultino
tecnicamente idonei.
4. Le acque emunte convogliate tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il
punto di prelievo di tali acque con il punto di immissione delle stesse, previo trattamento di depurazione, in corpo
ricettore, sono assimilate alle acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui
alla parte terza.
5. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 104, ai soli fini della bonifica, è ammessa la reimmissione, previo
trattamento, delle acque sotterranee nello stesso acquifero da cui sono emunte. A tal fine il progetto di cui all’articolo 242
deve indicare la tipologia di trattamento, le caratteristiche qualitative e quantitative delle acque reimmesse, le modalità di
reimmissione e le misure di controllo e monitoraggio della porzione di acquifero interessata; le acque emunte possono essere
reimmesse anche mediante reiterati cicli di emungimento, trattamento e reimmissione, e non devono contenere altre
acque di scarico né altre sostanze ad eccezione di sostanze necessarie per la bonifica espressamente autorizzate, con
particolare riferimento alle quantità utilizzabili e alle modalità d’impiego.
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6. Il trattamento delle acque emunte deve garantire un’effettiva riduzione della massa delle sostanze inquinanti scaricate
in corpo ricettore, al fine di evitare il mero trasferimento della contaminazione presente nelle acque sotterranee ai corpi
idrici superficiali.
244. Ordinanze
1. Le pubbliche amministrazioni che nell’esercizio delle proprie funzioni individuano siti nei quali accertino che i livelli di
contaminazione sono superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla regione,
alla provincia e al comune competenti.
2. La provincia, ricevuta la comunicazione di cui al comma 1, dopo aver svolto le opportune indagini volte ad identificare il
responsabile dell’evento di superamento e sentito il comune, diffida con ordinanza motivata il responsabile della
potenziale contaminazione a provvedere ai sensi del presente titolo.
3. L’ordinanza di cui al comma 2 è comunque notificata anche al proprietario del sito ai sensi e per gli effetti dell’articolo
253.
4. Se il responsabile non sia individuabile o non provveda e non provveda il proprietario del sito né altro soggetto
interessato, gli interventi che risultassero necessari ai sensi delle disposizioni di cui al presente titolo sono adottati
dall’amministrazione competente in conformità a quanto disposto dall’articolo 250.
245. Obblighi di intervento e di notifica da parte dei soggetti non responsabili della potenziale
contaminazione
1. Le procedure per gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale disciplinate dal presente titolo
possono essere comunque attivate su iniziativa degli interessati non responsabili.
2. Fatti salvi gli obblighi del responsabile della potenziale contaminazione di cui all’articolo 242, il proprietario o il gestore
dell’area che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento della concentrazione soglia di
contaminazione (CSC) deve darne comunicazione alla regione, alla provincia ed al comune territorialmente competenti e
attuare le misure di prevenzione secondo la procedura di cui all’articolo 242. La provincia, una volta ricevute le
comunicazioni di cui sopra, si attiva, sentito il comune, per l’identificazione del soggetto responsabile al fine di dar corso
agli interventi di bonifica. È comunque riconosciuta al proprietario o ad altro soggetto interessato la facoltà di intervenire
in qualunque momento volontariamente per la realizzazione degli interventi dì bonifica necessari nell’ambito del sito in
proprietà o disponibilità.
3. Qualora i soggetti interessati procedano ai sensi dei commi 1 e 2 entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
parte quarta del presente decreto, ovvero abbiano già provveduto in tal senso in precedenza, la decorrenza dell’obbligo di
bonifica di siti per eventi anteriori all’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto verrà definita dalla regione
territorialmente competente in base alla pericolosità del sito, determinata in generale dal piano regionale delle bonifiche o
da suoi eventuali stralci, salva in ogni caso la facoltà degli interessati di procedere agli interventi prima del suddetto
termine.
246. Accordi di programma
1. I soggetti obbligati agli interventi di cui al presente titolo ed i soggetti altrimenti interessati hanno diritto di definire
modalità e tempi di esecuzione degli interventi mediante appositi accordi di programma stipulati, entro sei mesi
dall’approvazione del documento di analisi di rischio di cui all’articolo 242, con le amministrazioni competenti ai sensi delle
disposizioni di cui al presente titolo.
2. Nel caso in cui vi siano soggetti che intendano o siano tenuti a provvedere alla contestuale bonifica di una pluralità di
siti che interessano il territorio di più regioni, i tempi e le modalità di intervento possono essere definiti con appositi
accordi di programma stipulati, entro dodici mesi dall’approvazione del documento di analisi di rischio di cui all’articolo
242, con le regioni interessate.
3. Nel caso in cui vi siano soggetti che intendano o siano tenuti a provvedere alla contestuale bonifica di una pluralità di
siti dislocati su tutto il territorio nazionale o vi siano più soggetti interessati alla bonifica di un medesimo sito di interesse
nazionale, i tempi e le modalità di intervento possono essere definiti con accordo di programma da stipularsi, entro
diciotto mesi dall’approvazione del documento di analisi di rischio di cui all’articolo 242, con il Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri della salute e delle attività produttive, d’intesa con la
Conferenza Stato-regioni.
247. Siti soggetti a sequestro
1. Nel caso in cui il sito inquinato sia soggetto a sequestro, l’autorità giudiziaria che lo ha disposto può autorizzare
l’accesso al sito per l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree, anche al
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fine di impedire l’ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente peggioramento della situazione ambientale.
248. Controlli
1. La documentazione relativa al piano della caratterizzazione del sito e al progetto operativo, comprensiva delle misure di
riparazione, dei monitoraggi da effettuare, delle limitazioni d’uso e delle prescrizioni eventualmente dettate ai sensi
dell’articolo 242, comma 4, è trasmessa alla provincia e all’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente competenti ai
fini dell’effettuazione dei controlli sulla conformità degli interventi ai progetti approvati.
2. Il completamento degli interventi di bonifica, di messa in sicurezza permanente e di messa in sicurezza operativa,
nonché la conformità degli stessi al progetto approvato sono accertati dalla provincia mediante apposita certificazione
sulla base di una relazione tecnica predisposta dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente territorialmente
competente.
3. La certificazione di cui al comma 2 costituisce titolo per io svincolo delle garanzie finanziarie di cui all’articolo 242,
comma 7.
249. Aree contaminate di ridotte dimensioni
1. Per le aree contaminate di ridotte dimensioni si applicano le procedure semplificate di intervento riportate nell’Allegato
4 alla parte quarta del presente decreto.
250. Bonifica da parte dell’amministrazione
1. Qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal
presente titolo ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le
procedure e gli interventi di cui all’articolo 242 sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente e, ove
questo non provveda, dalla regione, secondo l’ordine di priorità fissati dal piano regionale per la bonifica delle aree
inquinate, avvalendosi anche di altri soggetti pubblici o privati, individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza
pubblica. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono istituire appositi fondi nell’ambito delle
proprie disponibilità di bilancio.
251. Censimento ed anagrafe dei siti da bonificare
1. Le regioni, sulla base dei criteri definiti dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT),
predispongono l’anagrafe dei siti oggetto di procedimento di bonifica, la quale deve contenere:
a) l’elenco dei siti sottoposti ad intervento di bonifica e ripristino ambientale nonché degli interventi
realizzati nei siti medesimi;
b) l’individuazione dei soggetti cui compete la bonifica;
c) gli enti pubblici di cui la regione intende avvalersi, in caso di inadempienza dei soggetti obbligati, ai fini
dell’esecuzione d’ufficio, fermo restando l’affidamento delle opere necessarie mediante gara pubblica ovvero
il ricorso alle procedure dell’articolo 242.
2. Qualora, all’esito dell’analisi di rischio sito specifica venga accertato il superamento delle concentrazioni di rischio, tale
situazione viene riportata dal certificato di destinazione urbanistica, nonché dalla cartografia e dalle norme tecniche di
attuazione dello strumento urbanistico generale del comune e viene comunicata all’Ufficio tecnico erariale competente.
3. Per garantire l’efficacia della raccolta e del trasferimento dei dati e delle informazioni, l’Istituto superiore per la
protezione e la ricerca ambientale (APAT) definisce, in collaborazione con le regioni e le agenzie regionali per la
protezione dell’ambiente, i contenuti e la struttura dei dati essenziali dell’anagrafe, nonché le modalità della loro
trasposizione in sistemi informativi collegati alla rete del Sistema informativo nazionale dell’ambiente (SINA).
252. Siti di interesse nazionale
1. I siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità
e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed
ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.
2. All’individuazione dei siti di interesse nazionale si provvede con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, d’intesa con le regioni interessate, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) gli interventi di bonifica devono riguardare aree e territori, compresi i corpi idrici, di particolare pregio
ambientale;
b) la bonifica deve riguardare aree e territori tutelati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
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c) il rischio sanitario ed ambientale che deriva dal rilevato superamento delle concentrazioni soglia di rischio
deve risultare particolarmente elevato in ragione della densità della popolazione o dell’estensione dell’area
interessata;
d) l’impatto socio economico causato dall’inquinamento dell’area deve essere rilevante;
e) la contaminazione deve costituire un rischio per i beni di interesse storico e culturale di rilevanza
nazionale;
f) gli interventi da attuare devono riguardare siti compresi nel territorio di più regioni;
f-bis) l’insistenza, attualmente o in passato, di attività di raffinerie, di impianti chimici integrati o di
acciaierie.
(lettera aggiunta dall’art. 36-bis, comma 1, legge n. 134 del 2012)
2-bis. Sono in ogni caso individuati quali siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, i siti interessati da attività
produttive ed estrattive di amianto.
(comma introdotto dall’art. 36-bis, comma 1, legge n. 134 del 2012)
3. Ai fini della perimetrazione del sito sono sentiti i comuni, le province, le regioni e gli altri enti locali, assicurando la
partecipazione dei responsabili nonché dei proprietari delle aree da bonificare, se diversi dai soggetti responsabili.
4. La procedura di bonifica di cui all’articolo 242 dei siti di interesse nazionale è attribuita alla competenza del Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministero delle attività produttive. Il Ministero dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare può avvalersi anche dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale
(APAT), delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente delle regioni interessate e dell’Istituto superiore di sanità
nonché di altri soggetti qualificati pubblici o privati, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta
procedure semplificate per le operazioni di bonifica relative alla rete di distribuzione carburanti.
(comma così modificato dall’art. 57, comma 15-bis, legge n. 35 del 2012, come introdotto dall’art. 37, comma 4, legge n.
134 del 2012)
5. Nel caso in cui il responsabile non provveda o non sia individuabile oppure non provveda il proprietario del sito
contaminato né altro soggetto interessato, gli interventi sono predisposti dal Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, avvalendosi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT), dell’Istituto
superiore di sanità e dell’E.N.E.A. nonché di altri soggetti qualificati pubblici o privati.
6. L’autorizzazione del progetto e dei relativi interventi sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i
concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, ivi compresi, tra l’altro, quelli relativi
alla realizzazione e all’esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie alla loro attuazione. L’autorizzazione
costituisce, altresì, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori.
7. Se il progetto prevede la realizzazione di opere sottoposte a procedura di valutazione di impatto ambientale,
l’approvazione del progetto di bonifica comprende anche tale valutazione.
8. In attesa del perfezionamento del provvedimento di autorizzazione di cui ai commi precedenti, completata l’istruttoria
tecnica, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può autorizzare in via provvisoria, su richiesta
dell’interessato, ove ricorrano motivi d’urgenza e fatta salva l’acquisizione della pronuncia positiva del giudizio di
compatibilità ambientale, ove prevista, l’avvio dei lavori per la realizzazione dei relativi interventi di bonifica, secondo il
progetto valutato positivamente, con eventuali prescrizioni, dalla conferenza di servizi convocata dal Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. L’autorizzazione provvisoria produce gli effetti di cui all’articolo 242,
comma 7.
9. è qualificato sito di interesse nazionale ai sensi della normativa vigente l’area interessata dalla bonifica della ex
discarica delle Strillaie (Grosseto). Con successivo decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
si provvederà alla perimetrazione della predetta area.
252-bis. Siti inquinati nazionali di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale
(articolo così sostituito dall’ art. 4, comma 1, legge n. 9 del 2014)
1. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro dello sviluppo economico, d’intesa con la
regione territorialmente interessata e, per le materie di competenza, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
nonché con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo per gli aspetti di competenza in relazione agli
eventuali specifici vincoli di tutela insistenti sulle aree e sugli immobili, possono stipulare accordi di programma con uno o
più proprietari di aree contaminate o altri soggetti interessati ad attuare progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica,
e di riconversione industriale e sviluppo economico produttivo in siti di interesse nazionale individuati entro il 30 aprile
2007 ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 426, al fine di promuovere il riutilizzo di tali siti in condizioni di sicurezza
sanitaria e ambientale, e di preservare le matrici ambientali non contaminate. Sono escluse le aree interessate dalle
misure di cui al decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89, e
successive modificazioni. L’esclusione cessa di avere effetto nel caso in cui l’impresa è ammessa alla procedura di
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amministrazione straordinaria di cui al decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge
18 febbraio 2004, n. 39.
(comma così modificato dall’art. 2, comma 11, legge n. 20 del 2015)
2. Gli accordi di programma di cui al comma 1 assicurano il coordinamento delle azioni per determinare i tempi, le
modalità, il finanziamento e ogni altro connesso e funzionale adempimento per l’attuazione dei progetti e disciplinano in
particolare:
a) l’individuazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica da attuare, sulla base dei risultati della
caratterizzazione validati dalle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente;
b) l’individuazione degli interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico produttivo anche
attraverso studi e ricerche appositamente condotti da università ed enti di ricerca specializzati;
c) il piano economico finanziario dell’investimento e la durata del relativo programma;
d) i tempi di attuazione degli interventi e le relative garanzie;
e) i contributi pubblici e le altre misure di sostegno economico finanziario disponibili e attribuiti;
f) la causa di revoca dei contributi e delle altre misure di sostegno, e di risoluzione dell’accordo;
g) l’individuazione del soggetto attuatore degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica, e delle attività
di monitoraggio, controllo e gestione degli interventi di messa in sicurezza che restano a carico del soggetto
interessato;
h) i tempi di presentazione e approvazione degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica;
i) la previsione di interventi di formazione, riqualificazione e aggiornamento delle competenze dei lavoratori
degli impianti dismessi da reimpiegare nei lavori di bonifica previsti dai medesimi accordi di programma,
mediante il ricorso a fondi preliminarmente individuati a livello nazionale e regionale;
i-bis) le modalità di monitoraggio per il controllo dell’adempimento degli impegni assunti e della
realizzazione dei progetti.
3. La stipula dell’accordo di programma costituisce riconoscimento dell’interesse pubblico generale alla realizzazione degli
impianti, delle opere e di ogni altro intervento connesso e funzionale agli obiettivi di risanamento e di sviluppo economico
produttivo e dichiarazione di pubblica utilità.
4. Ad eccezione di quanto previsto al comma 5, i soggetti interessati di cui al comma 1 non devono essere responsabili
della contaminazione del sito oggetto degli interventi di messa in sicurezza e bonifica, riconversione industriale e di
sviluppo economico produttivo, tenuto conto anche dei collegamenti societari e di cariche direttive ricoperte nelle società
interessate o ad esse collegate. A tal fine sono soggetti interessati non responsabili i proprietari e i gestori di siti inquinati
che non hanno cagionato la contaminazione del sito e hanno assolto gli obblighi imposti dall’articolo 245, comma 2.
5. Gli Accordi di Programma di cui al comma 1 possono essere stipulati anche con soggetti che non soddisfano i requisiti
di cui al comma 4 alle seguenti ulteriori condizioni:
a) i fatti che hanno causato l’inquinamento devono essere antecedenti al 30 aprile 2007;
b) oltre alle misure di messa in sicurezza e bonifica, devono essere individuati gli interventi di riparazione
del danno ambientale disciplinati dall’allegato 3 alla Parte VI del presente;
c) termine finale per il completamento degli interventi di riparazione del danno ambientale è determinato in
base ad uno specifico piano finanziario presentato dal soggetto interessato tenendo conto dell’esigenza di
non pregiudicare l’avvio e lo sviluppo dell’iniziativa economica e di garantire la sostenibilità economica di
detti interventi, comunque in misura non inferiore a dieci anni.
6. L’attuazione da parte dei soggetti interessati degli impegni di messa in sicurezza, bonifica, monitoraggio, controllo e
relativa gestione, e di riparazione, individuati dall’accordo di programma esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di
bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l’onere reale per tutti i fatti antecedenti all’accordo medesimo. La
revoca dell’onere reale per tutti i fatti antecedenti all’accordo di programma previsto dalle misure volte a favorire la
realizzazione delle bonifiche dei siti di interesse nazionale è subordinata, nel caso di soggetto interessato responsabile
della contaminazione, al rilascio della certificazione dell’avvenuta bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati ai sensi
dell’articolo 248. Nel caso di soggetto interessato responsabile della contaminazione, i contributi e le misure di cui alla
lettera e) del comma 2 non potranno riguardare le attività di messa in sicurezza, di bonifica e di riparazione del danno
ambientale di competenza dello stesso soggetto, ma esclusivamente l’acquisto di beni strumentali alla riconversione
industriale e allo sviluppo economico dell’area.
7. Al di fuori dei casi che rientrano nel campo di applicazione del comma 5, la pubblica amministrazione può agire
autonomamente nei confronti del responsabile della contaminazione per la ripetizione delle spese sostenute per gli
interventi di messa in sicurezza e di bonifica individuati dall’accordo nonché per gli ulteriori interventi di bonifica e
riparazione del danno ambientale nelle forme e nei modi previsti dalla legge.
8. Gli interventi per l’attuazione del progetto integrato sono autorizzati e approvati con decreto del Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico sulla base delle determinazioni assunte in
Conferenza di Servizi indetta dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi dell’articolo 14 e
seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241. Alla Conferenza di Servizi partecipano tutti i soggetti pubblici firmatari
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dell’accordo di programma o titolari dei procedimenti di approvazione e autorizzazione, comunque denominati, aventi ad
oggetto gli interventi, le opere e le attività previste dall’accordo medesimo, nonché i soggetti interessati proponenti.
L’assenso espresso dai rappresentanti degli enti locali sulla base delle determinazioni a provvedere degli organi
competenti, sostituisce ogni atto di competenza di detti enti.
9. Fatta salva l’applicazione delle norme in materia di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione ambientale
integrata, i decreti di cui al comma 8 autorizzano gli interventi di messa in sicurezza e di bonifica nonché la costruzione e
l’esercizio degli impianti e delle opere connesse.
10. Alla progettazione, al coordinamento e al monitoraggio dei progetti integrati di bonifica, riconversione industriale e
sviluppo economico in siti inquinati di interesse nazionale di cui al comma 1 sono preposte, con oneri posti a carico delle
risorse stanziate a legislazione vigente, una o più società “in house” individuate nell’accordo di programma, di intesa tra il
Ministero dello sviluppo economico ed il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che vi provvedono
con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Sulle aree di proprietà pubblica ovvero
nel caso di attivazione degli interventi a iniziativa pubblica, i predetti soggetti sono tenuti ad attivare procedure a
evidenza pubblica per l’attuazione degli interventi, salvo quanto previsto dalle disposizioni vigenti per la gestione in house
in conformità ai requisiti prescritti dalla normativa e dalla giurisprudenza europea.
11. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca d’intesa con il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero
del lavoro e delle politiche sociali, e le Regioni e Province Autonome, adotta misure volte a favorire la formazione di
nuove competenze professionali, anche in ambito degli Istituti tecnici superiori, in materia di bonifica ambientale,
finanziate, nell’ambito delle risorse stanziate a legislazione vigente nonché a valere sulle risorse della programmazione
2014-2020, previamente incluse negli Accordi di programma di cui al comma 1 del presente articolo.
253. Oneri reali e privilegi speciali
1. Gli interventi di cui al presente titolo costituiscono onere reale sui siti contaminati qualora effettuati d’ufficio
dall’autorità competente ai sensi dell’articolo 250. L’onere reale viene iscritto a seguito della approvazione del progetto di
bonifica e deve essere indicato nel certificato di destinazione urbanistica.
2. Le spese sostenute per gli interventi di cui al comma 1 sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree
medesime, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2748, secondo comma, del codice civile. Detto privilegio si può esercitare
anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile.
3. Il privilegio e la ripetizione delle spese possono essere esercitati, nei confronti del proprietario del sito incolpevole
dell’inquinamento o del pericolo di inquinamento, solo a seguito di provvedimento motivato dell’autorità competente che
giustifichi, tra l’altro, l’impossibilità di accertare l’identità del soggetto responsabile ovvero che giustifichi l’impossibilità di
esercitare azioni di rivalsa nei confronti del medesimo soggetto ovvero la loro infruttuosità.
4. In ogni caso, il proprietario non responsabile dell’inquinamento può essere tenuto a rimborsare, sulla base di
provvedimento motivato e con l’osservanza delle disposizioni di cui alla legge 7 agosto, n. 241, le spese degli interventi
adottati dall’autorità competente soltanto nei limiti del valore di mercato del sito determinato a seguito dell’esecuzione
degli interventi medesimi. Nel caso in cui il proprietario non responsabile dell’inquinamento abbia spontaneamente
provveduto alla bonifica del sito inquinato, ha diritto di rivalersi nei confronti del responsabile dell’inquinamento per le
spese sostenute e per l’eventuale maggior danno subito.
5. Gli interventi di bonifica dei siti inquinati possono essere assistiti, sulla base di apposita disposizione legislativa di
finanziamento, da contributi pubblici entro il limite massimo del cinquanta per cento delle relative spese qualora
sussistano preminenti interessi pubblici connessi ad esigenze di tutela igienico-sanitaria e ambientale o occupazionali. Ai
predetti contributi pubblici non si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 2.
Titolo VI – Sistema sanzionatorio e disposizioni transitorie e finali
Capo I – Sanzioni
254. Norme speciali
1. Restano ferme le sanzioni previste da norme speciali vigenti in materia.
255. Abbandono di rifiuti
1. Fatto salvo quanto disposto dall’articolo 256, comma 2, chiunque, in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 192,
commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o
sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da trecento euro a tremila euro. Se l’abbandono riguarda
rifiuti pericolosi, la sanzione amministrativa è aumentata fino al d2.htm* 209/260
1-bis. Chiunque viola il divieto di cui all’articolo 232-ter è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trenta a euro centocinquanta. Se l’abbandono riguarda i rifiuti di prodotti da fumo di cui all’articolo 232-bis, la sanzione amministrativa è aumentata fino al doppio.
(comma aggiunto dall’art. 40, comma 1, legge n. 221 del 2015)
2. Il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice che viola le
disposizioni di cui all’articolo 231, comma 5, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 260 a euro 1.550.
3. Chiunque non ottempera all’ordinanza del Sindaco, di cui all’articolo 192, comma 3, o non adempie all’obbligo di cui
all’articolo 187, comma 3, è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno. Nella sentenza di condanna o nella sentenza
emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena può
essere subordinato alla esecuzione di quanto disposto nella ordinanza di cui all’articolo 192, comma 3, ovvero
all’adempimento dell’obbligo di cui all’articolo 187, comma 3.
256. Attività di gestione di rifiuti non autorizzata
1. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 1, chiunque effettua una attività di raccolta,
trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione,
iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 è punito:
(comma così modificato dall’art. 11, comma 3, d.lgs. n. 46 del 2014)
a) con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta
di rifiuti non pericolosi;
b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta
di rifiuti pericolosi.
2. Le pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed ai responsabili di enti che abbandonano o depositano in
modo incontrollato i rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui
all’articolo 192, commi 1 e 2.
3. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 1, chiunque realizza o gestisce una discarica
non autorizzata è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro. Si
applica la pena dell’arresto da uno a tre anni e dell’ammenda da euro 5.200 a euro 52.000 se la discarica è destinata,
anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell’articolo
444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell’area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di
proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi.
(comma così modificato dall’art. 11, comma 3, d.lgs. n. 46 del 2014)
4. Le pene di cui ai commi 1, 2 e 3 sono ridotte della metà nelle ipotesi di inosservanza delle prescrizioni contenute o
richiamate nelle autorizzazioni, nonché nelle ipotesi di carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per le iscrizioni o
comunicazioni.
5. Chiunque, in violazione del divieto di cui all’articolo 187, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti, è punito con la pena di cui al comma 1, lettera b).
6. Chiunque effettua il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, con violazione delle
disposizioni di cui all’articolo 227, comma 1, lettera b), è punito con la pena dell’arresto da tre mesi ad un anno o con la
pena dell’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600 euro a 15.500
euro per i quantitativi non superiori a duecento litri o quantità equivalenti.
7. Chiunque viola gli obblighi di cui agli articoli 231, commi 7, 8 e 9, 233, commi 12 e 13, e 234, comma 14, è punito con
la sanzione amministrativa pecuniaria da 260 euro a 1.550 euro.
8. I soggetti di cui agli articoli 233, 234, 235 e 236 che non adempiono agli obblighi di partecipazione ivi previsti sono
puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 8.000 euro a 45.000 euro, fatto comunque salvo l’obbligo di
corrispondere i contributi pregressi. Sino all’adozione del decreto di cui all’articolo 234, comma 2, le sanzioni di cui al
presente comma non sono applicabili ai soggetti di cui al medesimo articolo 234.
9 Le sanzioni di cui al comma 8 sono ridotte della metà nel caso di adesione effettuata entro il sessantesimo giorno dalla
scadenza del termine per adempiere agli obblighi di partecipazione previsti dagli articoli 233, 234, 235 e 236.
256-bis. Combustione illecita di rifiuti
(articolo introdotto dall’art. 3, comma 1, legge n. 6 del 2014)
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***ATTENZIONE SEZIONE IN COSTRUZIONE **** 210/260
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in
maniera incontrollata in aree non autorizzate è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato
il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile è tenuto al
ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle
spese per la bonifica.
2. Le stesse pene si applicano a colui che tiene le condotte di cui all’articolo 255, comma 1, e le condotte di reato di cui
agli articoli 256 e 259 in funzione della successiva combustione illecita di rifiuti.
3. La pena è aumentata di un terzo se il delitto di cui al comma 1 è commesso nell’ambito dell’attività di un’impresa o
comunque di un’attività organizzata. Il titolare dell’impresa o il responsabile dell’attività comunque organizzata è
responsabile anche sotto l’autonomo profilo dell’omessa vigilanza sull’operato degli autori materiali del delitto comunque
riconducibili all’impresa o all’attività stessa; ai predetti titolari d’impresa o responsabili dell’attività si applicano altresì le
sanzioni previste dall’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.
4. La pena è aumentata di un terzo se il fatto di cui al comma 1 è commesso in territori che, al momento della condotta e
comunque nei cinque anni precedenti, siano o siano stati interessati da dichiarazioni di stato di emergenza nel settore dei
rifiuti ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
5. I mezzi utilizzati per il trasporto di rifiuti oggetto del reato di cui al comma 1 del presente articolo, inceneriti in aree o
in impianti non autorizzati, sono confiscati ai sensi dell’articolo 259, comma 2, salvo che il mezzo appartenga a persona
estranea alle condotte di cui al citato comma 1 del presente articolo e che non si configuri concorso di persona nella
commissione del reato. Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura
penale consegue la confisca dell’area sulla quale è commesso il reato, se di proprietà dell’autore o del concorrente nel
reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica e ripristino dello stato dei luoghi.
6. Si applicano le sanzioni di cui all’articolo 255 se le condotte di cui al comma 1 hanno a oggetto i rifiuti di cui all’articolo
184, comma 2, lettera e). Fermo restando quanto previsto dall’articolo 182, comma 6-bis, le disposizioni del presente
articolo non si applicano all’abbruciamento di materiale agricolo o forestale naturale, anche derivato da verde pubblico o
privato.
(comma così modificato dall’art. 14, comma 8, legge n. 116 del 2014)
257. Bonifica dei siti
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque cagiona l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque
superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio è punito con la pena
dell’arresto da sei mesi a un anno o con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro, se non provvede alla bonifica in
conformità al progetto approvato dall’autorità competente nell’ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti.
In caso di mancata effettuazione della comunicazione di cui all’articolo 242, il trasgressore è punito con la pena
dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da 1.000 euro a 26.000 euro.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 2, legge n. 68 del 2015)
2. Si applica la pena dell’arresto da un anno a due anni e la pena dell’ammenda da 5.200 euro a 52.000 euro se
l’inquinamento è provocato da sostanze pericolose.
3. Nella sentenza di condanna per la contravvenzione di cui ai commi 1 e 2, o nella sentenza emessa ai sensi dell’articolo
444 del codice di procedura penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla
esecuzione degli interventi di emergenza, bonifica e ripristino ambientale.
4. L’osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti costituisce condizione di non punibilità per le
contravvenzioni ambientali contemplate da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di
cui al comma 1.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 2, legge n. 68 del 2015)
258. Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari
1. I soggetti di cui all’articolo 190, comma 1, che non abbiano aderito al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti
(SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), e che omettano di tenere ovvero tengano in modo incompleto il
registro di carico e scarico di cui al medesimo articolo, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da
duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro.
2. I produttori di rifiuti pericolosi che non sono inquadrati in un’organizzazione di ente o di impresa che non adempiano
all’obbligo della tenuta del registro di carico e scarico con le modalità di cui all’articolo 1, comma 1, della legge 25 gennaio
2006, n. 29, e all’articolo 6, comma 1 del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data
11/10/2019 d.lgs. n. 152/2006 (T.U. ambiente)
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17 dicembre 2009, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2010, sono puniti con la sanzione
amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro.
3. Nel caso di imprese che occupino un numero di unità lavorative inferiore a 15 dipendenti, le misure minime e massime
di cui al comma 1 sono ridotte rispettivamente da 1.040 euro a 6.200 euro. Il numero di unità lavorative è calcolato con
riferimento al numero di dipendenti occupati mediamente a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo
parziale e quelli stagionali rappresentano frazioni di unità lavorative annue; ai predetti fini l’anno da prendere in
considerazione è quello dell’ultimo esercizio contabile approvato, precedente il momento di accertamento dell’infrazione.
4. Le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 212, comma 8, che non
aderiscono, su base volontaria, al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis,
comma 2, lettera a), ed effettuano il trasporto di rifiuti senza il formulario di cui all’articolo 193 ovvero indicano nel
formulario stesso dati incompleti o inesatti sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da milleseicento euro a
novemilatrecento euro. Si applica la pena di cui all’articolo 483 del codice penale a chi, nella predisposizione di un
certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimicofisiche
dei rifiuti e a chi fa uso di un certificato falso durante il trasporto.
5. Se le indicazioni di cui ai commi 1 e 2 sono formalmente incomplete o inesatte ma i dati riportati nella comunicazione
al catasto, nei registri di carico e scarico, nei formulari di identificazione dei rifiuti trasportati e nelle altre scritture
contabili tenute per legge consentono di ricostruire le informazioni dovute, si applica la sanzione amministrativa
pecuniaria da 260 euro a 1.550 euro. La stessa pena si applica se le indicazioni di cui al comma 4 sono formalmente
incomplete o inesatte ma contengono tutti gli elementi per ricostruire le informazioni dovute per legge, nonché nei casi di
mancato invio alle autorità competenti e di mancata conservazione dei registri di cui all’articolo 190, comma 1, o del
formulario di cui all’articolo 193 da parte dei soggetti obbligati.
5-bis. I soggetti di cui all’articolo 220, comma 2, che non effettuino la comunicazione ivi prescritta ovvero la effettuino in
modo incompleto o inesatto sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a
quindicimilacinquecento euro; se la comunicazione è effettuata entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine
stabilito ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n. 70, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da ventisei euro a
centosessanta euro.
5-ter. Il sindaco del comune che non effettui la comunicazione di cui all’articolo 189, comma 3, ovvero la effettui in modo
incompleto o inesatto, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a
quindicimilacinquecento euro; se la comunicazione è effettuata entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine
stabilito ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n. 70, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da ventisei euro a
centosessanta euro.
5-quater. In caso di violazione di uno o più degli obblighi previsti dall’articolo 184, commi 5-bis.1 e 5-bis.2, e dall’articolo
241-bis, commi 4-bis, 4-ter e 4-quater, del presente decreto, il comandante del poligono militare delle Forze armate è
punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da tremila euro a diecimila euro. In caso di violazione reiterata dei
predetti obblighi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemila euro a ventimila euro.
(comma aggiunto dall’art. 1, comma 304, legge n. 205 del 2017)
259. Traffico illecito di rifiuti
1. Chiunque effettua una spedizione di rifiuti costituente traffico illecito ai sensi dell’articolo 26 del regolamento (CEE) 1°
febbraio 1993, n. 259, o effettua una spedizione di rifiuti elencati nell’Allegato II del citato regolamento in violazione
dell’articolo 1, comma 3, lettere a), b), c) e d), del regolamento stesso è punito con la pena dell’ammenda da 1.550 euro
a 26.000 euro e con l’arresto fino a due anni. La pena è aumentata in caso di spedizione di rifiuti pericolosi.
2. Alla sentenza di condanna, o a quella emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per i reati
relativi al traffico illecito di cui al comma 1 o al trasporto illecito di cui agli articoli 256 e 258, comma 4, consegue
obbligatoriamente la confisca del mezzo di trasporto.
260. Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti
(articolo abrogato dall’art. 7 del d.lgs. n. 21 del 2018)
260-bis. Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti
1. I soggetti obbligati che omettono l’iscrizione al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo
188-bis, comma 2, lett. a), nei termini previsti, sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da
duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. In caso di rifiuti pericolosi, si applica una sanzione amministrativa
pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro.
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2. I soggetti obbligati che omettono, nei termini previsti, il pagamento del contributo per l’iscrizione al sistema di controllo
della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a), sono puniti con una sanzione
amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. In caso di rifiuti pericolosi, si applica
una sanzione amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro. All’accertamento
dell’omissione del pagamento consegue obbligatoriamente, la sospensione immediata dal servizio fornito dal predetto
sistema di controllo della tracciabilità nei confronti del trasgressore. In sede di rideterminazione del contributo annuale di
iscrizione al predetto sistema di tracciabilità occorre tenere conto dei casi di mancato pagamento disciplinati dal presente
comma.
3. Chiunque omette di compilare il registro cronologico o la scheda SISTRI – AREA MOVIMENTAZIONE, secondo i tempi,
le procedure e le modalità stabilite dal sistema informatico di controllo di cui al comma 1, ovvero fornisce al suddetto
sistema informazioni incomplete, o inesatte, altera fraudolentemente uno qualunque dei dispositivi tecnologici accessori al
predetto sistema informatico di controllo, o comunque ne impedisce in qualsiasi modo il corretto funzionamento, é punito
con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. Nel caso di imprese
che occupino un numero di unità lavorative inferiore a quindici dipendenti,si applica la sanzione amministrativa pecuniaria
da millequaranta euro a seimiladuecento. Il numero di unità lavorative è calcolato con riferimento al numero di dipendenti
occupati mediamente a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli stagionali
rappresentano frazioni di unità lavorative annue; ai predetti fini l’anno da prendere in considerazione è quello dell’ultimo
esercizio contabile approvato, precedente il momento di accertamento dell’infrazione. Se le indicazioni riportate pur
incomplete o inesatte non pregiudicano la tracciabilità dei rifiuti, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro
duecentosessanta ad euro millecinquecentocinquanta.
4. Qualora le condotte di cui al comma 3 siano riferibili a rifiuti pericolosi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria
da euro quindicimilacinquecento ad euro novantatremila, nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione
da un mese a un anno dalla carica rivestita dal soggetto cui l’infrazione è imputabile ivi compresa la sospensione dalla
carica di amministratore. Nel caso di imprese che occupino un numero di unità lavorative inferiore a quindici dipendenti,
le misure minime e massime di cui al periodo precedente sono ridotte rispettivamente da duemilasettanta euro a
dodicimilaquattrocento euro per i rifiuti pericolosi. Le modalità di calcolo dei numeri di dipendenti avviene nelle modalità
di cui al comma 3. Se le indicazioni riportate pur incomplete o inesatte non pregiudicano la tracciabilità dei rifiuti, si
applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquecentoventi ad euro tremilacento.
5. Al di fuori di quanto previsto nei commi da 1 a 4, i soggetti che si rendono inadempienti agli ulteriori obblighi su di loro
incombenti ai sensi del predetto sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) sono puniti, per ciascuna delle
suddette violazioni, con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro duemilaseicento ad euro quindicimilacinquecento.
In caso di rifiuti pericolosi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro quindicimilacinquecento ad euro
novantatremila.
6. Si applica la pena di cui all’articolo 483 c.p. a colui che, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti,
utilizzato nell’ambito del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti fornisce false indicazioni sulla natura, sulla
composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi inserisce un certificato falso nei dati da fornire ai fini
della tracciabilità dei rifiuti.
7. Il trasportatore che omette di accompagnare il trasporto dei rifiuti con la copia cartacea della scheda SISTRI – AREA
MOVIMENTAZIONE e, ove necessario sulla base della normativa vigente, con la copia del certificato analitico che
identifica le caratteristiche dei rifiuti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.600 euro a 9.300 euro. Si
applica la pena di cui all’art. 483 del codice penale in caso di trasporto di rifiuti pericolosi. Tale ultima pena si applica
anche a colui che, durante il trasporto fa uso di un certificato di analisi di rifiuti contenente false indicazioni sulla natura,
sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti trasportati.
8. Il trasportatore che accompagna il trasporto di rifiuti con una copia cartacea della scheda SISTRI – AREA
Movimentazione fraudolentemente alterata è punito con la pena prevista dal combinato disposto degli articoli 477 e 482
del codice penale. La pena è aumentata fino ad un terzo nel caso di rifiuti pericolosi.
9. Se le condotte di cui al comma 7 non pregiudicano la tracciabilità dei rifiuti, si applica la sanzione amministrativa
pecuniaria da euro duecentosessanta ad euro millecinquecentocinquanta.
9-bis. Chi con un’azione od omissione viola diverse disposizioni di cui al presente articolo ovvero commette più violazioni
della stessa disposizione soggiace alla sanzione amministrativa prevista per la violazione più grave, aumentata sino al
doppio. La stessa sanzione si applica a chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno, commette
anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di cui al presente articolo.
(comma aggiunto dall’art. 3, comma 2, d.lgs. n. 121 del 2011)
9-ter. Non risponde delle violazioni amministrative di cui al presente articolo chi, entro trenta giorni dalla commissione del
fatto, adempie agli obblighi previsti dalla normativa relativa al sistema informatico di controllo di cui al comma 1. Nel
termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o dalla notificazione della violazione, il trasgressore può definire
la controversia, previo adempimento degli obblighi di cui sopra, con il pagamento di un quarto della sanzione prevista. La
11/10/2019 d.lgs. n. 152/2006 (T.U. ambiente)
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definizione agevolata impedisce l’irrogazione delle sanzioni accessorie.
(comma aggiunto dall’art. 3, comma 2, d.lgs. n. 121 del 2011)
260-ter. Sanzioni amministrative accessorie. Confisca
1. All’accertamento delle violazioni di cui ai commi 7 e 8 dell’articolo 260-bis, consegue obbligatoriamente la sanzione
accessoria del fermo amministrativo del veicolo utilizzato per l’attività di trasporto dei rifiuti di mesi 12, nel caso in cui il
responsabile si trovi nelle situazioni di cui all’art. 99 c.p. o all’articolo 8-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, o abbia
commesso in precedenza illeciti amministrativi con violazioni della stessa indole o comunque abbia violato norme in
materia di rifiuti.
(comma così modificato dall’art.3 , comma 3, d.lgs. n. 121 del 2011, poi dall’art. 11, comma 3, legge n. 154 de2l 016)
2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 213, 214, 214 bis e 224-ter del decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285, e relative norme di attuazione.
3. All’accertamento delle violazioni di cui al comma 1 dell’articolo 260-bis, consegue la sanzione accessoria del fermo
amministrativo di mesi 12 del veicolo utilizzato dal trasportatore. In ogni caso restituzione del veicolo sottoposto al fermo
amministrativo non può essere disposta in mancanza dell’ iscrizione e del correlativo versamento del contributo.
4. In caso di trasporto non autorizzato di rifiuti pericolosi, è sempre disposta la confisca del veicolo e di qualunque altro
mezzo utilizzato per il trasporto del rifiuto, ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale, salvo che gli
stessi che appartengano, non fittiziamente a persona estranea al reato.
5. Il fermo di cui al comma 1 e la confisca di cui al comma 4 conseguono obbligatoriamente anche all’accertamento delle
violazioni di cui al comma 1 dell’articolo 256.
261. Imballaggi
1. I produttori e gli utilizzatori che non adempiono all’obbligo di raccolta di cui all’articolo 221, comma 2, o non adottano,
in alternativa, sistemi gestionali ai sensi del medesimo articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la sanzione
amministrativa pecuniaria di euro 5.000.
(comma così sostituito dall’art. 11, comma 3, legge n. 154 del 2016)
2. I produttori di imballaggi che non provvedono ad organizzare un sistema per l’adempimento degli obblighi di cui
all’articolo 221, comma 3, e non aderiscono ai consorzi di cui all’articolo 223, né adottano un sistema di restituzione dei
propri imballaggi ai sensi dell’articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria
da 15.500 euro a 46.500 euro. La stessa pena si applica agli utilizzatori che non adempiono all’obbligo di cui all’articolo
221, comma 4.
3. La violazione dei divieti di cui all’articolo 226, commi 1 e 4, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.200
euro a 40.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque immette nel mercato interne imballaggi privi dei requisiti di cui
all’articolo 219, comma 5.
4. La violazione del disposto di cui all’articolo 226, comma 3, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da
2.6000 euro a 15.500 euro.
261-bis. Sanzioni
(articolo introdotto dall’art. 16 del d.lgs. n. 46 del 2014)
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua attività di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti
pericolosi in mancanza della prescritta autorizzazione all’esercizio di cui presente titolo, è punito con l’arresto da uno a
due anni e con l’ammenda da diecimila euro a cinquantamila euro.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua attività di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti
non pericolosi, negli impianti di cui all’articolo 237-ter, comma 1, lettere b), c) d) ed e), in mancanza della prescritta
autorizzazione all’esercizio, è punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da diecimila euro a trentamila
euro.
3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua lo scarico sul suolo, nel sottosuolo o nelle acque
sotterranee, di acque reflue evacuate da un impianto di incenerimento o coincenerimento e provenienti dalla depurazione
degli effluenti gassosi di cui all’articolo 237-duodecies, comma 5, è punito con l’arresto fino ad un anno e con l’ammenda
da diecimila euro a trentamila euro.
4. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il proprietario ed il gestore che nell’effettuare la dismissione di un
impianto di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti non provvedono a quanto previsto all’articolo 237-octies, comma
10, sono puniti con l’arresto fino ad un anno e con l’ammenda da diecimila euro a venticinquemila euro.
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5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua attività di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti
nelle condizioni di cui all’articolo 237-septiesdecies, comma 3, superando anche uno solo dei limiti temporali ivi previsti, è
punito con l’arresto fino a nove mesi e con l’ammenda da cinquemila euro a trentamila euro.
6. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua lo scarico in acque superficiali di acque reflue evacuate
da un impianto di incenerimento o coincenerimento e provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi di cui
all’articolo 237-duodecies, comma 5, non rispettando i valori di emissione previsti all’Allegato 1, paragrafo D, è punito con
l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da diecimila euro a trentamila euro.
7. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua lo scarico delle acque reflue di cui all’articolo 237-
duodecies, in mancanza della prescritta autorizzazione di cui al comma 1, è punito con l’arresto fino a tre mesi e con
l’ammenda da cinquemila euro a trentamila euro.
8. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, nell’esercizio dell’attività di incenerimento o coincenerimento,
supera i valori limite di emissione di cui all’articolo 237-undecies, è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda
da diecimila euro a venticinquemila euro. Se i valori non rispettati sono quelli di cui all’Allegato 1, paragrafo A, punti 3) e
4), il responsabile è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da diecimila euro a quarantamila euro.
9. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il professionista che, nel certificato sostitutivo di cui all’articolo 237-octies,
comma 8, e all’articolo 237-octies, comma 10, con riferimento agli impianti di coincenerimento, attesta fatti non
corrispondenti al vero, è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da cinquemila euro a venticinquemila
euro.
10. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque mette in esercizio un impianto di incenerimento o di
coincenerimento autorizzato alla costruzione ed all’esercizio, in assenza della verifica di cui all’articolo 237-octies, comma
7, o della relativa certificazione sostitutiva comunicata nelle forme di cui all’articolo 237-octies, comma 8, e all’articolo
237-octies, comma 10, con riferimento agli impianti di coincenerimento, è punito con l’arresto fino ad un anno o con
l’ammenda da tremila euro a venticinquemila euro.
11. Salvo che il fatto costituisca più grave reato e salvo quanto previsto al comma 12, chiunque, nell’esercizio di un
impianto autorizzato di incenerimento o coincenerimento, non osserva le prescrizioni indicate nell’autorizzazione ai sensi
dell’articolo 237-quinquies, comma 2, con riferimento agli impianti di incenerimento, all’articolo 237-quinquies, comma 3,
all’articolo 237-septies, comma 1, e all’articolo 237-octies, comma 1, è punito con l’ammenda da tremila euro a trentamila
euro.
12. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, nell’esercizio di un impianto autorizzato di incenerimento o
coincenerimento, avendo conseguito in sede di autorizzazione le parziali deroghe di cui all’articolo 237-septies, comma 6,
e all’articolo 237-nonies, non rispetta le prescrizioni imposte dall’autorità competente in sede di autorizzazione, è punito
con la sanzione amministrativa da tremila euro a venticinquemila euro.
13. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, nell’esercizio di un impianto autorizzato di incenerimento o
coincenerimento, avendo conseguito in sede di autorizzazione le deroghe di cui all’articolo 237-undecies, comma 6, non
rispetta le prescrizioni imposte dall’autorità competente in sede di autorizzazione, è punito con la sanzione amministrativa
da duemilacinquecento euro a venticinquemila euro.
14. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, al di fuori dei casi previsti dal presente articolo, nell’esercizio di un
impianto di incenerimento o coincenerimento non rispetta le prescrizioni di cui al presente decreto, o quelle imposte
dall’autorità competente in sede di autorizzazione, è punito con la sanzione amministrativa da mille euro a
trentacinquemila euro.
15. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 5, 6, 7, 8, 10, 12, 13, 14 e 15 non si applicano nel caso in cui l’installazione è
soggetta alle disposizioni del Titolo III-bis della Parte seconda.
262. Competenza e giurisdizione
1. Fatte salve le altre disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689 in materia di accertamento degli illeciti
amministrativi, all’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla parte quarta del presente decreto
provvede la provincia nel cui territorio è stata commessa la violazione, ad eccezione delle sanzioni previste dall’articolo
261, comma 3, in relazione al divieto di cui all’articolo 226, comma 1, per le quali è competente il comune.
2. Avverso le ordinanze-ingiunzione relative alle sanzioni amministrative di cui al comma 1 è esperibile il giudizio di
opposizione di cui all’articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
3. Per i procedimenti penali pendenti alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto l’autorità
giudiziaria, se non deve pronunziare decreto di archiviazione o sentenza di proscioglimento, dispone la trasmissione degli
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atti agli Enti indicati ai comma 1 ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative.
263. Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie
1. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni di cui alle disposizioni della parte quarta del
presente decreto sono devoluti alle province e sono destinati all’esercizio delle funzioni di controllo in materia ambientale,
fatti salvi i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 261, comma 3, in relazione al divieto di cui
all’articolo 226, comma 1, che sono devoluti ai comuni.
2. Le somme derivanti dai proventi delle sanzioni amministrative irrogate ai sensi dell’articolo 261-bis sono versate
all’entrata dei bilanci delle autorità competenti e sono destinate a potenziare le ispezioni ambientali straordinarie previste
dal presente decreto, in particolare all’articolo 29-decies, comma 4, nonché le ispezioni finalizzate a verificare il rispetto
degli obblighi ambientali per impianti ancora privi di autorizzazione.
(comma introdotto dall’art. 17 del d.lgs. n. 46 del 2014)
2-bis. Il 50 per cento delle somme derivanti dai proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate ai sensi
dell’articolo 255, comma 1-bis, è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato ad un apposito Fondo
istituito presso lo stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e destinato alle
attività di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 232-bis. Il restante 50 per cento dei suddetti proventi è destinato ai comuni nel
cui territorio sono state accertate le relative violazioni ed è destinato alle attività di cui al comma 1 dell’articolo 232-bis, ad
apposite campagne di informazione da parte degli stessi comuni, volte a sensibilizzare i consumatori sulle conseguenze
nocive per l’ambiente derivanti dall’abbandono dei mozziconi dei prodotti da fumo e dei rifiuti di piccolissime dimensioni di
cui all’articolo 232-ter, nonché alla pulizia del sistema fognario urbano. Con provvedimento del Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dell’interno e con il Ministero dell’economia e delle
finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono stabilite le
modalità attuative del presente comma.
(comma aggiunto dall’art. 40, comma 1, legge n. 221 del 2015)
Capo II – Disposizioni transitorie e finali
264. Abrogazione di norme
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto restano o sono abrogati, escluse le
disposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore vigenza:
a) la legge 20 marzo 1941, n. 366;
b) il d.P.R. 10 settembre 1982, n. 915;
c) il decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n.
475, ad eccezione dell’articolo 9 e dell’articolo 9-quinquies come riformulato dal presente decreto. Al fine di
assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella
prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi dell’articolo 9-quinquies, del
decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n.
475, continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi
previsti dalla parte quarta del presente decreto;
d) il decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n.
441, ad eccezione degli articoli 1, 1-bis, 1-ter, 1-quater e 1-quinquies;
e) il decreto-legge 14 dicembre 1988, n. 527, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 febbraio 1988, n.
45;
f) l’articolo 29-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
ottobre 1993, n. 427;
g) i commi 3, 4 e 5, secondo periodo, dell’articolo 103 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;
h) l’articolo 5, comma 1, del d.P.R. 8 agosto 1994, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 251 del 26 ottobre
1994;
i) il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di
continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente
decreto, i provvedimenti attuativi del citato decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, continuano ad
applicarsi sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte
quarta del presente decreto;
l) l’articolo 14 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dall’articolo 14 della
legge 8 agosto 2002, n. 178;
m) l’articolo 9, comma 2-bis, della legge 21 novembre 2000, n. 342, ultimo periodo, dalle parole: “i soggetti
di cui all’articolo 38, comma 3, lettera a) sino alla parola: “CONAI”;
n) (lettera abrogata)
o) gli articoli 4, 5, 8, 12, 14 e 15 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95. Restano valide ai fini della
gestione degli oli usati, fino al conseguimento o diniego di quelle richieste ai sensi del presente decreto e
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per un periodo comunque non superiore ad un triennio dalla data della sua entrata in vigore, tutte le
autorizzazioni concesse, alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, ai sensi della
normativa vigente, ivi compresi il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, il decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 95, e il decreto 16 maggio 1996, n. 392, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio
1996. Al fine di assicurare che non vi sia soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa
a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi dell’articolo 11 del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in vigore dei
corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto;
p) l’articolo 19 della legge 23 marzo 2001, n. 93.
2. Il Governo, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, adotta, entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive, previo parere delle competenti Commissioni
parlamentari, che si esprimono entro trenta giorni dalla trasmissione del relativo schema alle Camere, apposito
regolamento con il quale sono individuati gli ulteriori atti normativi incompatibili con le disposizioni di cui alla parte quarta
del presente decreto, che sono abrogati con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento medesimo.
2-bis. Le integrazioni e le modifiche degli allegati alle norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati
del presente decreto sono adottate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dello sviluppo economico, previo parere dell’ISPRA, sentita la
Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
(comma aggiunto dall’art. 3, comma 5, legge n. 28 del 2012)
264-bis. Abrogazioni e modifiche di disposizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data
27 aprile 2010
1. All’Allegato “Articolazione del MUD” del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 aprile 2010,
pubblicato nel Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 28 aprile 2010, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) al capitolo 1 – Rifiuti, al punto “4. Istruzione per la compilazione delle singole sezioni” la “Sezione
comunicazione semplificata” è abrogata e sono abrogati il punto 6 “ Sezione rifiuti” e il punto 8 “ Sezione
intermediari e commercio”;
b) i capitoli 2 e 3 sono abrogati a decorrere dalla dichiarazione relativa al 2011.
264-ter. Abrogazioni e modifiche di disposizioni del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209
1. All’articolo 11 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. A decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine di cui all’articolo 12, comma 2 del decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 17 dicembre 2009, e successive modificazioni, i dati relativi ai
veicoli fuori uso ed ai pertinenti materiali e componenti sottoposti a trattamento, nonché i dati relativi ai materiali, ai
prodotti ed ai componenti ottenuti ed avviati al reimpiego, al riciclaggio e al recupero, sono forniti attraverso il sistema di
controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), e all’articolo 14-bis del decretolegge
1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.”.
264-quater. Abrogazioni e modifiche di disposizioni del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151
1. All’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, il comma 4 è sostituito dal seguente:
“4. Al fine di verificare il raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 2, a decorrere dal giorno successivo alla scadenza
del termine di cui all’articolo 12, comma 2 del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in
data 17 dicembre 2009, e successive modificazioni, i dati relativi ai RAEE esportati, trattati ed ai materiali derivanti da essi
ed avviati al recupero ed al reimpiego sono forniti attraverso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di
cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a e all’articolo 14-bis del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009. Le informazioni specificano la categoria di appartenenza secondo l’allegato 1A,
il peso o, se non rilevabile, il numero di pezzi degli stessi RAEE.”.
265. Disposizioni transitorie
1. Le vigenti norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto il recupero e lo smaltimento dei
rifiuti restano in vigore sino all’adozione delle corrispondenti specifiche norme adottate in attuazione della parte quarta
del presente decreto. Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente
normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, le pubbliche amministrazioni, nell’esercizio delle
rispettive competenze, adeguano la previgente normativa di attuazione alla disciplina contenuta nella parte quarta del
presente decreto, nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 264, comma 1, lettera i). Ogni riferimento ai rifiuti tossici e
nocivi continua ad intendersi riferito ai rifiuti pericolosi.
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2. In attesa delle specifiche norme regolamentari e tecniche in materia di trasporto dei rifiuti, di cui all’articolo 195,
comma 2, lettera 1), e fermo restando quanto previsto dall’articolo 188-ter e dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n.
182 in materia di rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico, i rifiuti sono assimilati alle merci per quanto concerne il
regime normativo in materia di trasporti via mare e la disciplina delle operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e
maneggio in aree portuali. In particolare i rifiuti pericolosi sono assimilati alle merci pericolose.
3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università
e della ricerca e con il Ministro delle attività produttive, individua con apposito decreto le forme di promozione e di
incentivazione per la ricerca e per lo sviluppo di nuove tecnologie di bonifica presso le università, nonché presso le
imprese e i loro consorzi.
(comma dichiarato parzialmente incostituzionale daC orte costituzionale n. 247 del 2009, nella parte inc ui non prevede
che sia sentita preventivamente la Conferenza unificata)
4. Fatti salvi gli interventi realizzati alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, entro centottanta
giorni da tale data, può essere presentata all’autorità competente adeguata relazione tecnica al fine di rimodulare gli
obiettivi di bonifica già autorizzati sulla base dei criteri definiti dalla parte quarta del presente decreto. L’autorità
competente esamina la documentazione e dispone le varianti al progetto necessarie.
5. (abrogato)
6. Le aziende siderurgiche e metallurgiche operanti alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto e
sottoposte alla disciplina di cui al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, sono autorizzate in via transitoria, previa
presentazione della relativa domanda, e fino al rilascio o al definitivo diniego dell’autorizzazione medesima, ad utilizzare,
impiegandoli nel proprio ciclo produttivo, i rottami ferrosi individuati dal codice GA 430 dell’Allegato II (lista verde dei
rifiuti) del regolamento (CE) 1° febbraio 1993, n. 259 e i rottami non ferrosi individuati da codici equivalenti del
medesimo Allegato.
6-bis. I soggetti che alla data di entrata in vigore del presente decreto svolgono attività di recupero di rottami ferrosi e
non ferrosi che erano da considerarsi escluse dal campo di applicazione della parte quarta del medesimo decreto n. 152
del 2006 possono proseguire le attività di gestione in essere alle condizioni di cui alle disposizioni previgenti fino al rilascio
o al diniego delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento di dette attività nel nuovo regime. Le relative istanze di
autorizzazione o iscrizione sono presentate entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
266. Disposizioni finali
1. Nelle attrezzature sanitarie di cui all’articolo 4, comma 2, lettera g), della legge 29 settembre 1964, n. 847, sono
ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti
urbani, speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate.
2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori
oneri o minori entrate a carico dello Stato.
3. Le spese per l’indennità e per il trattamento economico del personale di cui all’articolo 9 del decreto-legge 9 settembre
1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, restano a carico del Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, salvo quanto previsto dal periodo seguente. Il trattamento
economico resta a carico delle istituzioni di appartenenza, previa intesa con le medesime, nel caso in cui il personale
svolga attività di comune interesse.
4. I rifiuti provenienti da attività di manutenzione o assistenza sanitaria si considerano prodotti presso la sede o il
domicilio del soggetto che svolge tali attività.
5. Le disposizioni di cui agli articoli 189, 190, 193 e 212 non si applicano alle attività di raccolta e trasporto di rifiuti
effettuate dai soggetti abilitati allo svolgimento delle attività medesime in forma ambulante, limitatamente ai rifiuti che
formano oggetto del loro commercio.
6. Fatti salvi gli effetti dei provvedimenti sanzionatori adottati con atti definitivi, dalla data di pubblicazione del presente
decreto non trovano applicazione le disposizioni recanti gli obblighi di cui agli articoli 48, comma 2, e 51, comma 6-ter,
del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, nonché le disposizioni sanzionatorie previste dal medesimo articolo 51,
commi 6-bis, 6-ter e 6-quinquies, anche con riferimento a fattispecie verificatesi dopo il 31 marzo 2004.
7. Con successivo decreto, adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i
Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle attività produttive e della salute, è dettata la disciplina per la
semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da scavo, provenienti da
cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i seimila metri cubi di materiale nel rispetto delle disposizioni
comunitarie in materia.
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Parte quinta – Norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera
Titolo I – Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e attività
267. Campo di applicazione
1. Il presente titolo, ai fini della prevenzione e della limitazione dell’inquinamento atmosferico, si applica agli impianti,
inclusi gli impianti termici civili non disciplinati dal titolo II, ed alle attività che producono emissioni in atmosfera e
stabilisce i valori di emissione, le prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni ed i criteri per la
valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite.
2. Per gli impianti di incenerimento e coincenerimento e gli altri impianti di trattamento termico dei rifiuti i valori limite di
emissione e altre prescrizioni sono stabiliti nell’autorizzazione di cui all’articolo 208 o nell’autorizzazione integrata
ambientale di cui al Titolo III-bis alla Parte Seconda. I valori limite e le prescrizioni sono stabiliti, per gli impianti di
incenerimento e coincenerimento sulla base del Titolo III-bis della Parte Quarta e dei piani regionali di qualità dell’aria e,
per gli altri impianti di trattamento termico dei rifiuti, sulla base degli articoli 270 e 271 del presente titolo. Resta ferma
l’applicazione del presente titolo per gli altri impianti e le altre attività presenti nello stesso stabilimento, nonché nei casi
previsti dall’articolo 214, comma 8.
(comma così modificato dall’art. 18 del d.lgs. n. 46 del 2014)
3. Resta fermo, per le installazioni sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale, quanto previsto al Titolo III-bis
della Parte Seconda; per tali installazioni l’autorizzazione alle emissioni prevista dal presente Titolo non è richiesta in
quanto sostituita dall’autorizzazione integrata ambientale
(comma così sostituito dall’art. 18 del d.lgs. n. 46 del 2014)
4. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
268. Definizioni
1. Ai fini del presente titolo si applicano le seguenti definizioni:
(comma modificato dall’art. 3, comma 2, d.lgs. n. 128 del 2010, poi dall’art. 19 del d.lgs. n. 46 del 2014)
a) inquinamento atmosferico: ogni modificazione dell’aria atmosferica, dovuta all’introduzione nella stessa di
una o di più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da ledere o da costituire un pericolo per la salute
umana o per la qualità dell’ambiente oppure tali da ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi
dell’ambiente;
b) emissione in atmosfera: qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che possa
causare inquinamento atmosferico e, per le attività di cui all’articolo 275, qualsiasi scarico, diretto o
indiretto, di COV nell’ambiente;
c) emissione convogliata: emissione di un effluente gassoso effettuata attraverso uno o più appositi punti;
d) emissione diffusa: emissione diversa da quella ricadente nella lettera c); per le lavorazioni di cui
all’articolo 275 le emissioni diffuse includono anche i COV contenuti negli scarichi idrici, nei rifiuti e nei
prodotti, fatte salve le diverse indicazioni contenute nella parte III dell’Allegato III alla parte quinta del
presente decreto;
e) emissione tecnicamente convogliabile: emissione diffusa che deve essere convogliata sulla base delle
migliori tecniche disponibili o in presenza di situazioni o di zone che richiedono una particolare tutela;
f) emissioni totali: la somma delle emissioni diffuse e delle emissioni convogliate;
g) effluente gassoso: lo scarico gassoso, contenente emissioni solide, liquide o gassose; la relativa portata
volumetrica è espressa in metri cubi all’ora riportate in condizioni normali (Nm3/ora), previa detrazione del
tenore di vapore acqueo, se non diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto;
h) stabilimento: il complesso unitario e stabile, che si configura come un complessivo ciclo produttivo,
sottoposto al potere decisionale di un unico gestore, in cui sono presenti uno o più impianti o sono
effettuate una o più attività che producono emissioni attraverso, per esempio, dispositivi mobili, operazioni
manuali, deposizioni e movimentazioni. Si considera stabilimento anche il luogo adibito in modo stabile
all’esercizio di una o più attività;
i) stabilimento anteriore al 1988: uno stabilimento che, alla data del 1° luglio 1988, era in esercizio o
costruito in tutte le sue parti o autorizzato ai sensi della normativa previgente, e che è stato autorizzato ai
sensi degli articoli 12 e 13 del d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203;
i-bis) stabilimento anteriore al 2006: uno stabilimento che è stato autorizzato ai sensi dell’articolo 6 o
dell’articolo 11 o dell’articolo 15, comma 1, lettera b), del d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, purché in
funzione o messo in funzione entro il 29 aprile 2008;
i-ter) stabilimento nuovo: uno stabilimento che non ricade nelle definizioni di cui alle lettere i) e i-bis);
l) impianto: il dispositivo o il sistema o l’insieme di dispositivi o sistemi fisso e destinato a svolgere in modo
autonomo una specifica attività, anche nell’ambito di un ciclo più ampio;
m) modifica dello stabilimento: installazione di un impianto o avvio di una attività presso uno stabilimento o
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modifica di un impianto o di una attività presso uno stabilimento, la quale comporti una variazione di
quanto indicato nel progetto o nella relazione tecnica di cui all’articolo 269, comma 2, o nell’autorizzazione
di cui all’articolo 269, comma 3, o nella domanda di adesione all’autorizzazione generale di cui all’articolo
272, o nell’autorizzazione rilasciata ai sensi del d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, o nei documenti previsti
dall’articolo 12 di tale decreto; ricadono nella definizione anche le modifiche relative alle modalità di
esercizio o ai combustibili utilizzati;
m-bis) modifica sostanziale: modifica che comporta un aumento o una variazione qualitativa delle emissioni
o che altera le condizioni di convogliabilità tecnica delle stesse e che possa produrre effetti negativi e
significativi sull’ambiente; per gli impianti di cui all’articolo 273 si applica la definizione prevista dall’articolo
5, comma 1, lettera l-bis); per le attività di cui all’articolo 275 si applicano le definizioni previste ai commi
21e 22 di tale articolo. Le regioni e le province autonome possono, nel rispetto della presente definizione,
definire ulteriori criteri per la qualificazione delle modifiche sostanziali e indicare modifiche non sostanziali
per le quali non vi è l’obbligo di comunicazione di cui all’articolo 269, comma 8;
(lettera così modificata dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017.)
n) gestore: la persona fisica o giuridica che ha potere decisionale circa l’installazione o l’esercizio dello
stabilimento e che è responsabile dell’applicazione dei limiti e delle prescrizioni disciplinate nel presente
decreto; per gli impianti di cui all’articolo 273 e per le attività di cui all’articolo 275 si applica la definizione
prevista all’articolo 5, comma 1, lettera r-bis);
o) autorità competente: la regione o la provincia autonoma o la diversa autorità indicata dalla legge
regionale quale autorità competente al rilascio dell’autorizzazione alle emissioni e all’adozione degli altri
provvedimenti previsti dal presente titolo; per gli stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata
ambientale e per gli adempimenti a questa connessi, l’autorità competente è quella che rilascia tale
autorizzazione;
p) autorità competente per il controllo: l’autorità a cui la legge regionale attribuisce il compito di eseguire in
via ordinaria i controlli circa il rispetto dell’autorizzazione e delle disposizioni del presente titolo, ferme
restando le competenze degli organi di polizia giudiziaria; in caso di stabilimenti soggetti ad autorizzazione
alle emissioni tale autorità coincide, salvo diversa indicazione della legge regionale, con quella di cui alla
lettera o); per stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale e per i controlli a questa
connessi, l’autorità competente per il controllo è quella prevista dalla normativa che disciplina tale
autorizzazione;
q) valore limite di emissione: il fattore di emissione, la concentrazione, la percentuale o il flusso di massa di
sostanze inquinanti nelle emissioni che non devono essere superati. I valori di limite di emissione espressi
come concentrazione sono stabiliti con riferimento al funzionamento dell’impianto nelle condizioni di
esercizio più gravose e, salvo diversamente disposto dal presente titolo o dall’autorizzazione, si intendono
stabiliti come media oraria;
r) fattore di emissione: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e unità di misura specifica di
prodotto o di servizio;
s) concentrazione: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e volume dell’effluente gassoso; per
gli impianti di combustione i valori di emissione espressi come concentrazione (mg/Nm3) sono calcolati
considerando, se non diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto, un tenore volumetrico
di ossigeno di riferimento del 3 per cento in volume dell’effluente gassoso per i combustibili liquidi e
gassosi, del 6 per cento in volume per i combustibili solidi e del 15 per cento in volume per le turbine a gas;
t) percentuale: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e massa della stessa sostanza utilizzata
nel processo produttivo, moltiplicato per cento;
u) flusso di massa: massa di sostanza inquinante emessa per unità di tempo;
v) soglia di rilevanza dell’emissione: flusso di massa, per singolo inquinante, o per singola classe di
inquinanti, calcolato a monte di eventuali sistemi di abbattimento, e nelle condizioni di esercizio più gravose
dell’impianto, al di sotto del quale non si applicano i valori limite di emissione;
z) condizioni normali: una temperatura di 273,15 K ed una pressione di 101,3 kPa;
aa) migliori tecniche disponibili: la più efficiente ed avanzata fase di sviluppo di attività e relativi metodi di
esercizio indicanti l’idoneità pratica di determinate tecniche ad evitare ovvero, se ciò risulti impossibile, a
ridurre le emissioni; a tal fine, si intende per:
1) tecniche: sia le tecniche impiegate, sia le modalità di progettazione, costruzione,
manutenzione, esercizio e chiusura degli impianti e delle attività;
2) disponibili: le tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l’applicazione in condizioni
economicamente e tecnicamente valide nell’ambito del pertinente comparto industriale,
prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o
meno applicate o prodotte in ambito nazionale, purché il gestore possa avervi accesso a
condizioni ragionevoli;
3) migliori: le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente
nel suo complesso;
Per gli impianti di cui all’articolo 273 e per le attività di cui all’articolo 275 si applica la
definizione prevista all’articolo 5, comma 1, lettera l-ter);
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aa-bis) ore operative: il tempo, espresso in ore, durante il quale un grande impianto di combustione o un
medio impianto di combustione e’, in tutto o in parte, in esercizio e produce emissioni in atmosfera, esclusi i
periodi di avviamento e di arresto;
(lettera così sostituita dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017) .
bb) periodo di avviamento: salva diversa disposizione autorizzativa, il tempo in cui l’impianto, a seguito
dell’erogazione di energia, combustibili o materiali, è portato da una condizione nella quale non esercita
l’attività a cui è destinato, o la esercita in situazione di carico di processo inferiore al minimo tecnico, ad una
condizione nella quale tale attività è esercitata in situazione di carico di processo pari o superiore al minimo
tecnico;
cc) periodo di arresto: salva diversa disposizione autorizzativa, il tempo in cui l’impianto, a seguito
dell’interruzione dell’erogazione di energia, combustibili o materiali, non dovuta ad un guasto, è portato da
una condizione nella quale esercita l’attività a cui è destinato in situazione di carico di processo pari o
superiore al minimo tecnico ad una condizione nella quale tale funzione è esercitata in situazione di carico
di processo inferiore al minimo tecnico o non è esercitata;
dd) carico di processo: il livello percentuale di produzione rispetto alla potenzialità nominale dell’impianto;
ee) minimo tecnico: il carico minimo di processo compatibile con l’esercizio dell’attività cui l’impianto è
destinato;
ff) impianto di combustione: qualsiasi dispositivo tecnico in cui sono ossidati combustibili al fine di utilizzare
il calore così prodotto:
gg) grande impianto di combustione: impianto di combustione di potenza termica nominale pari o superiore
a 50MW. Un grande impianto di combustione è classificato come:
(lettera così modificata dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
1) anteriore al 2013: il grande impianto di combustione che ha ottenuto un’autorizzazione
prima del 7 gennaio 2013 o per cui è stata presentata una domanda completa di
autorizzazione entro tale data, a condizione che sia messo in servizio entro il 7 gennaio 2014;
2) anteriore al 2002: il grande impianto di combustione che ha ottenuto un’autorizzazione
prima del 27 novembre 2002 o per cui è stata presentata una domanda completa di
autorizzazione prima di tale data, a condizione che sia stato messo in esercizio entro il 27
novembre 2003;
3) nuovo: il grande impianto di combustione che non ricade nella definizione di cui ai numeri
2) e 3);
gg-bis) medio impianto di combustione: impianto di combustione di potenza termica nominale pari o
superiore a 1 MW e inferiore a 50MW, inclusi i motori e le turbine a gas alimentato con i combustibili
previsti all’allegato X alla Parte Quinta o con le biomasse rifiuto previste all’allegato II alla Parte Quinta. Un
medio impianto di combustione è classificato come:
1) esistente: il medio impianto di combustione messo in esercizio prima del 20 dicembre 2018
nel rispetto della normativa all’epoca vigente o previsto in una autorizzazione alle emissioni o
in una autorizzazione unica ambientale o in una autorizzazione integrata ambientale che il
gestore ha ottenuto o alla quale ha aderito prima del 19 dicembre 2017 a condizione che sia
messo in esercizio entro il 20 dicembre 2018;
2) nuovo: il medio impianto di combustione che non rientra nella definizione di cui al punto
1);
gg-ter) motore: un motore a gas, diesel o a doppia alimentazione;
gg-quater) motore a gas: un motore a combustione interna che funziona secondo il ciclo Otto e che utilizza
l’accensione comandata per bruciare il combustibile;
gg-quinquies) motore diesel: un motore a combustione interna che funziona secondo il ciclo diesel e che
utilizza l’accensione spontanea per bruciare il combustibile;
gg-sexies) motore a doppia alimentazione: un motore a combustione interna che utilizza l’accensione
spontanea e che funziona secondo il ciclo diesel quando brucia combustibili liquidi e secondo il ciclo Otto
quando brucia combustibili gassosi;
gg-septies) turbina a gas: qualsiasi macchina rotante che trasforma energia termica in meccanica, costituita
principalmente da un compressore, un dispositivo termico in cui il combustibile è ossidato per riscaldare il
fluido motore e una turbina; sono incluse le turbine a gas a ciclo aperto, le turbine a gas a ciclo combinato
e le turbine a gas in regime di cogenerazione, dotate o meno di bruciatore supplementare;
(lettere da gg-bis) a gg-septies) introdotte dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017.)
hh) potenza termica nominale dell’impianto di combustione: prodotto del potere calorifico inferiore del
combustibile utilizzato e della portata massima di combustibile bruciato al singolo impianto di combustione,
così come dichiarata dal costruttore, espressa in Watt termici o suoi multipli;
ii) composto organico: qualsiasi composto contenente almeno l’elemento carbonio e uno o più degli
elementi seguenti: idrogeno, alogeni, ossigeno, zolfo, fosforo, silicio o azoto, ad eccezione degli ossidi di
carbonio e dei carbonati e bicarbonati inorganici;
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ll) composto organico volatile (COV): qualsiasi composto organico che abbia a 293,15 K una pressione di
vapore di 0,01 kPa o superiore, oppure che abbia una volatilità corrispondente in condizioni particolari di
uso. Ai fini della parte quinta del presente decreto, è considerata come COV la frazione di creosoto che alla
temperatura di 293,15 K ha una pressione di vapore superiore a 0,01 kPa;
mm) solvente organico: qualsiasi COV usato da solo o in combinazione con altri agenti al fine di dissolvere
materie prime, prodotti o rifiuti, senza subire trasformazioni chimiche, o usato come agente di pulizia per
dissolvere contaminanti oppure come dissolvente, mezzo di dispersione, correttore di viscosità, correttore di
tensione superficiale, plastificante o conservante;
nn) capacità nominale: la massa giornaliera massima di solventi organici utilizzati per le attività di cui
all’articolo 275, svolte in condizioni di normale funzionamento ed in funzione della potenzialità di prodotto
per cui le attività sono progettate;
oo) consumo di solventi: il quantitativo totale di solventi organici in uno stabilimento utilizzato per le attività
di cui all’articolo 275 per anno civile ovvero per qualsiasi altro periodo di dodici mesi, detratto qualsiasi COV
recuperato per riutilizzo;
pp) consumo massimo teorico di solventi: il consumo di solventi calcolato sulla base della capacità nominale
riferita, se non diversamente stabilito dall’autorizzazione, a tre centotrenta giorni all’anno in caso di attività
effettuate su tutto l’arco della settimana ed a duecentoventi giorni all’anno per le altre attività;
qq) riutilizzo di solventi organici: l’utilizzo di solventi organici prodotti da una attività e successivamente
recuperati per qualsiasi finalità tecnica o commerciale, ivi compreso l’uso come combustibile;
rr) soglia di consumo: il consumo di solvente espresso in tonnellate/anno stabilito dalla parte II dell’Allegato
III alla parte quinta del presente decreto, per le attività ivi previste;
rr-bis) raffinerie: stabilimenti in cui si effettua la raffinazione di oli minerali o gas;
(lettera introdotta dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017.)
ss) (abrogata)
tt) impianti di distribuzione di carburante: impianti in cui il carburante viene erogato ai serbatoi dei veicoli a
motore da impianti di deposito;
uu) benzina: ogni derivato del petrolio, con o senza additivi, corrispondente ai seguenti codici doganali: NC
2710 1131 – 2710 1141 -2710 1145 – 2710 1149 – 2710 1151 – 2710 1159 o che abbia una tensione di
vapore Reid pari o superiore a 27,6 kilopascal, pronto all’impiego quale carburante per veicoli a motore, ad
eccezione del gas di petrolio liquefatto (GPL);
vv) terminale: ogni struttura adibita al caricamento e allo scaricamento di benzina in/da veicolo-cisterna,
carro-cisterna o nave-cisterna, ivi compresi gli impianti di deposito presenti nel sito della struttura;
zz) impianto di deposito: ogni serbatoio fisso adibito allo stoccaggio di combustibile;
aaa) impianto di caricamento: ogni impianto di un terminale ove la benzina può essere caricata in cisterne
mobili. Gli impianti di caricamento per i veicoli-cisterna comprendono una o più torri di caricamento;
bbb) torre di caricamento: ogni struttura di un terminale mediante la quale la benzina può essere, in un
dato momento, caricata in un singolo veicolo-cisterna;
ccc) deposito temporaneo di vapori: il deposito temporaneo di vapori in un impianto di deposito a tetto fisso
presso un terminale prima del trasferimento e del successivo recupero in un altro terminale. Il trasferimento
dei vapori da un impianto di deposito ad un altro nello stesso terminale non è considerato deposito
temporaneo di vapori ai sensi della parte quinta del presente decreto;
ddd) cisterna mobile: una cisterna di capacità superiore ad 1 m3, trasportata su strada, per ferrovia o per
via navigabile e adibita al trasferimento di benzina da un terminale ad un altro o da un terminale ad un
impianto di distribuzione di carburanti;
eee) veicolo-cisterna: un veicolo adibito al trasporto su strada della benzina che comprenda una o più
cisterne montate stabilmente o facenti parte integrante del telaio o una o più cisterne rimuovibili;
eee-bis) combustibile: qualsiasi materia solida, liquida o gassosa, di cui l’allegato X alla Parte Quinta
preveda l’utilizzo per la produzione di energia mediante combustione, esclusi i rifiuti;
eee-ter) combustibile di raffineria: materiale combustibile solido, liquido o gassoso risultante dalle fasi di
distillazione e conversione della raffinazione del petrolio greggio, inclusi gas di raffineria, gas di sintesi, oli di
raffineria e coke di petrolio;
eee-quater) olio combustibile pesante: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio di cui al codice NC
da 2710 19 51 a 2710 19 68, 2710 20 31, 2710 20 35, o 2710 20 39 o qualsiasi combustibile liquido
derivato dal petrolio, diverso dal gasolio, che, per i suoi limiti di distillazione, rientra nella categoria degli oli
pesanti destinati a essere usati come combustibile e di cui meno del 65% in volume, comprese le perdite,
distilla a 250° C secondo il metodo ASTM D86. anche se la percentuale del distillato a 250° C non può
essere determinata secondo il predetto metodo;
eee-quinquies) gasolio: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio di cui ai codici NC 2710 19 25,
2710 19 29, 2710 19 47, 2710 19 48, 2710 20 17 o 2710 20 19 o qualsiasi combustibile liquido derivato dal
petrolio di cui meno del 65% in volume, comprese le perdite, distilla a 250° C e di cui almeno l’85% in
volume, comprese le perdite, distilla a 350° C secondo il metodo ASTM D86;
eee-sexies) gas naturale: il metano presente in natura, contenente non più del 20% in volume di inerti e
altri costituenti;
eee-septies) polveri: particelle, di qualsiasi forma, struttura o densità, disperse in fase gassosa alle
condizioni del punto di campionamento, che, in determinate condizioni, possono essere raccolte mediante
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filtrazione dopo il prelievo di campioni rappresentativi del gas da analizzare e che, in determinate condizioni,
restano a monte del filtro e sul filtro dopo l’essiccazione;
eee-octies) ossidi di azoto (NOx): il monossido di azoto (NO) ed il biossido di azoto espressi come biossido
di azoto (NO2);
eee-nonies) rifiuto: rifiuto come definito all’articolo 183, comma 1, lett. a).(lettere da eee-bis) a eee-nonies)
introdotte dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
269. Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti
1. Fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 267, commi 2 e 3, dal comma 10 del presente articolo e dall’articolo 272,
commi 1 e 5, per tutti gli stabilimenti che producono emissioni deve essere richiesta una autorizzazione ai sensi della
parte quinta del presente decreto. L’autorizzazione è rilasciata con riferimento allo stabilimento. I singoli impianti e le
singole attività presenti nello stabilimento non sono oggetto di distinte autorizzazioni.
1-bis. In caso di stabilimenti soggetti ad autorizzazione unica ambientale si applicano, in luogo delle procedure previste ai
commi 3, 7 e 8, le procedure previste dal decreto di attuazione dell’articolo 23, comma 1, del decreto-legge 9 febbraio
2012, n. 5, convertito, con modificazioni, in legge 4 aprile 2012, n. 35. Le disposizioni dei commi 3, 7 e 8 continuano ad
applicarsi nei casi in cui il decreto di attuazione dell’articolo 23, comma 1, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, rinvia alle norme di settore, nonché in relazione alla
partecipazione del Comune al procedimento. Sono fatti salvi gli ulteriori termini previsti all’articolo 273-bis, comma 13.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
2. Il gestore che intende installare uno stabilimento nuovo o trasferire un impianto da un luogo ad un altro presenta
all’autorità competente una domanda di autorizzazione, accompagnata:
a) dal progetto dello stabilimento in cui sono descritti gli impianti e le attività, le tecniche adottate per
limitare le emissioni e la quantità e la qualità di tali emissioni, le modalità di esercizio, la quota dei punti di
emissione individuata in modo da garantire l’adeguata dispersione degli inquinanti, i parametri che
caratterizzano l’esercizio e la quantità, il tipo e le caratteristiche merceologiche dei combustibili di cui si
prevede l’utilizzo, nonché, per gli impianti soggetti a tale condizione, il minimo tecnico definito tramite i
parametri di impianto che lo caratterizzano;
b) da una relazione tecnica che descrive il complessivo ciclo produttivo in cui si inseriscono gli impianti e le
attività ed indica il periodo previsto intercorrente tra la messa in esercizio e la messa a regime degli
impianti.
2-bis. Nella domanda di autorizzazione relativa a stabilimenti in cui sono presenti medi impianti di combustione devono
essere indicati, oltre quanto previsto al comma 2, anche i dati previsti all’allegato I, Parte IV-bis, alla Parte Quinta.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
3. Per il rilascio dell’autorizzazione all’installazione di stabilimenti nuovi, l’autorità competente indice, entro trenta giorni
dalla ricezione della richiesta, una conferenza di servizi ai sensi dell’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, nel
corso della quale si procede anche, in via istruttoria, ad un contestuale esame degli interessi coinvolti in altri procedimenti
amministrativi e, in particolare, nei procedimenti svolti dal comune ai sensi del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, e del regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265. Per il rinnovo e per l’aggiornamento dell’autorizzazione l’autorità competente, previa
informazione al comune interessato il quale può esprimere un parere nei trenta giorni successivi, avvia un autonomo
procedimento entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta. In sede di conferenza di servizi o di autonomo
procedimento, eventuali integrazioni della domanda devono essere trasmesse all’autorità competente entro trenta giorni
dalla relativa richiesta; se l’autorità competente non si pronuncia in un termine pari a centoventi giorni o, in caso di
integrazione della domanda di autorizzazione, pari a centocinquanta giorni dalla ricezione della domanda stessa, il gestore
può, entro i successivi sessanta giorni, richiedere al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di
provvedere, notificando tale richiesta anche all’autorità competente.
(comma modificato dall’art. 11, comma 4, lettera a), d.P.R. n. 59 del 2013, podi all’art. 5, comma 1, lettera d), d.lgs. n.
127 del 2016)
4. L’autorizzazione stabilisce, ai sensi degli articoli 270 e 271:
a) per le emissioni che risultano tecnicamente convogliabili, le modalità di captazione e di convogliamento;
b) per le emissioni convogliate o di cui è stato disposto il convogliamento, i valori limite di emissione, le
prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi, i criteri per la valutazione della conformità dei valori
misurati ai valori limite e la periodicità del monitoraggio di competenza del gestore, la quota dei punti di
emissione individuata tenuto conto delle relative condizioni tecnico-economiche, il minimo tecnico per gli
impianti soggetti a tale condizione e le portate di progetto tali da consentire che le emissioni siano diluite
solo nella misura inevitabile dal punto di vista tecnologico e dell’esercizio; devono essere specificamente
indicate le sostanze a cui si applicano i valori limite di emissione, le prescrizioni ed i relativi controlli;
(lettera così modificata dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
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c) per le emissioni diffuse, apposite prescrizioni, anche di carattere gestionale, finalizzate ad assicurare il
contenimento delle fonti su cui l’autorità competente valuti necessario intervenire.
(lettera così sostituita dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
5. (abrogato dall’art. 20, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
6. L’autorizzazione stabilisce il periodo che deve intercorrere tra la messa in esercizio e la messa a regime dell’impianto.
La messa in esercizio, fermo restando quanto previsto all’articolo 272, comma 3, deve essere comunicata all’autorità
competente con un anticipo di almeno quindici giorni. L’autorizzazione stabilisce la data entro cui devono essere trasmessi
all’autorità competente i risultati delle misurazioni delle emissioni effettuate in un periodo rappresentativo delle condizioni
di esercizio dell’impianto, decorrente dalla messa a regime, e la durata di tale periodo, nonché il numero dei
campionamenti da realizzare. L’autorità competente per il controllo effettua il primo accertamento circa il rispetto
dell’autorizzazione entro sei mesi dalla data di messa a regime di uno o più impianti o dall’avvio di una o più attività dello
stabilimento autorizzato.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
7. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del presente articolo ha una durata di quindici anni. La domanda di rinnovo deve
essere presentata almeno un anno prima della scadenza. Nelle more dell’adozione del provvedimento sulla domanda di
rinnovo dell’autorizzazione rilasciata ai sensi del presente articolo, l’esercizio dell’impianto può continuare anche dopo la
scadenza dell’autorizzazione in caso di mancata pronuncia in termini del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare a cui sia stato richiesto di provvedere ai sensi del comma 3. L’autorità competente può imporre il rinnovo
dell’autorizzazione prima della scadenza ed il rinnovo delle autorizzazioni di cui al d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, prima
dei termini previsti dall’articolo 281, comma 1, se una modifica delle prescrizioni autorizzative risulti necessaria al rispetto
dei valori limite di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa. Il rinnovo dell’autorizzazione comporta il decorso di un
periodo di quindici anni.
8. Il gestore che intende effettuare una modifica dello stabilimento ne dà comunicazione all’autorità competente o, se la
modifica è sostanziale, presenta, ai sensi del presente articolo, una domanda di autorizzazione. Se la modifica per cui è
stata data comunicazione è sostanziale, l’autorità competente ordina al gestore di presentare una domanda di
autorizzazione ai sensi del presente articolo. Se la modifica è sostanziale l’autorità competente aggiorna l’autorizzazione
dello stabilimento con un’istruttoria limitata agli impianti e alle attività interessati dalla modifica o, a seguito di eventuale
apposita istruttoria che dimostri tale esigenza in relazione all’evoluzione della situazione ambientale o delle migliori
tecniche disponibili, la rinnova con un’istruttoria estesa all’intero stabilimento. Se la modifica non è sostanziale, l’autorità
competente provvede, ove necessario, ad aggiornare l’autorizzazione in atto. Se l’autorità competente non si esprime
entro sessanta giorni, il gestore può procedere all’esecuzione della modifica non sostanziale comunicata, fatto salvo il
potere dell’autorità competente di provvedere successivamente. è fatto salvo quanto previsto dall’articolo 275, comma 11.
Il rinnovo dell’autorizzazione comporta, a differenza dell’aggiornamento, il decorso di un nuovo periodo di quindici anni.
(comma modificato dall’art. 20, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014, poi dall’art. 1, comma 1. d.lgsn. . 83 del 2017)
9. L’autorità competente per il controllo è autorizzata ad effettuare presso gli stabilimenti tutte le ispezioni che ritenga
necessarie per accertare il rispetto dell’autorizzazione. Il gestore fornisce a tale autorità la collaborazione necessaria per i
controlli, anche svolti mediante attività di campionamento e analisi e raccolta di dati e informazioni, funzionali
all’accertamento del rispetto delle disposizioni della parte quinta del presente decreto. Il gestore assicura in tutti i casi
l’accesso in condizioni di sicurezza, anche sulla base delle norme tecniche di settore, ai punti di prelievo e di
campionamento.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
10. Non sono sottoposti ad autorizzazione gli impianti di deposito di oli minerali, compresi i gas liquefatti. I gestori sono
comunque tenuti ad adottare apposite misure per contenere le emissioni diffuse ed a rispettare le ulteriori prescrizioni
eventualmente disposte, per le medesime finalità, con apposito provvedimento dall’autorità competente.
11. Il trasferimento di uno stabilimento da un luogo ad un altro equivale all’installazione di uno stabilimento nuovo.
12. – 13. – 14. – 15. – 16. (abrogati)
270. Individuazione degli impianti e convogliamento delle emissioni
1. In sede di autorizzazione, fatto salvo quanto previsto all’articolo 272, l’autorità competente verifica se le emissioni
diffuse di ciascun impianto e di ciascuna attività sono tecnicamente convogliabili sulla base delle migliori tecniche
disponibili e sulla base delle pertinenti prescrizioni dell’Allegato I alla parte quinta dei presente decreto e, in tal caso, ne
dispone la captazione ed il convogliamento.
2. In presenza di particolari situazioni di rischio sanitario o di zone che richiedono una particolare tutela ambientale,
l’autorità competente dispone la captazione ed il convogliamento delle emissioni diffuse ai sensi del comma 1 anche se la
tecnica individuata non soddisfa il requisito della disponibilità di cui all’articolo 268, comma 1, lettera aa), numero 2).
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3. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
4. Se più impianti con caratteristiche tecniche e costruttive simili, aventi emissioni con caratteristiche chimico-fisiche
omogenee e localizzati nello stesso stabilimento sono destinati a specifiche attività tra loro identiche, l’autorità
competente, tenendo conto delle condizioni tecniche ed economiche, può considerare gli stessi come un unico impianto
disponendo il convogliamento ad un solo punto di emissione. L’autorità competente deve, in qualsiasi caso, considerare
tali impianti come un unico impianto ai fini della determinazione dei valori limite di emissione. Resta fermo quanto
previsto dall’articolo 282, comma 2.
5. In caso di emissioni convogliate o di cui è stato disposto il convogliamento, ciascun impianto, deve avere un solo punto
di emissione, fatto salvo quanto previsto nei commi 6 e 7. Salvo quanto diversamente previsto da altre disposizioni del
presente titolo, i valori limite di emissione si applicano a ciascun punto di emissione.
6. Ove non sia tecnicamente possibile, anche per ragioni di sicurezza, assicurare il rispetto del comma 5, l’autorità
competente può consentire un impianto avente più punti di emissione. In tal caso, i valori limite di emissione espressi
come flusso di massa, fattore di emissione e percentuale sono riferiti al complesso delle emissioni dell’impianto e quelli
espressi come concentrazione sono riferiti alle emissioni dei singoli punti. L’autorizzazione può prevedere che i valori
limite di emissione si riferiscano alla media ponderata delle emissioni di sostanze inquinanti uguali o appartenenti alla
stessa classe ed aventi caratteristiche chimiche omogenee, provenienti dai diversi punti di emissione dell’impianto; in tal
caso, il flusso di massa complessivo dell’impianto non può essere superiore a quello che si avrebbe se i valori limite di
emissione si applicassero ai singoli punti di emissione.
7. Ove opportuno, l’autorità competente, tenuto conto delle condizioni tecniche ed economiche, può consentire il
convogliamento delle emissioni di più impianti in uno o più punti di emissione comuni, purché le emissioni di tutti gli
impianti presentino caratteristiche chimico-fisiche omogenee. In tal caso a ciascun punto di emissione comune si applica il
più restrittivo dei valori limite di emissione espressi come concentrazione previsti per i singoli impianti e, se del caso, si
prevede un tenore di ossigeno di riferimento coerente con i flussi inviati a tale punto. L’autorizzazione stabilisce apposite
prescrizioni volte a limitare la diluizione delle emissioni ai sensi dell’articolo 269, comma 4, lettera b).
8. L’adeguamento alle disposizioni del comma 5 o, ove ciò non sia tecnicamente possibile, alle disposizioni dei commi 6 e
7 è realizzato entro i tre anni successivi al primo rinnovo o all’ottenimento dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 281,
commi 1, 2, 3 o 4, o dell’articolo 272, comma 3, ovvero nel più breve termine stabilito dall’autorizzazione. Ai fini
dell’applicazione dei commi 4, 5, 6 e 7 l’autorità competente tiene anche conto della documentazione elaborata dalla
commissione di cui all’articolo 281, comma 9.
8-bis. Il presente articolo si applica anche ai grandi impianti di combustione ed ai medi impianti di combustione, ferme
restando le ulteriori disposizioni in materia di aggregazione degli impianti previste all’articolo 273, commi 9 e 10, e
all’articolo 273-bis, commi 8 e 9.
(comma aggiunto dall’art. 20, comma 2, d.lgs. n. 46 del 2014, poi così sostituito dall’art. 1c, omma 1, d.lgs. n. 183 del
2017)
271. Valori limite di emissione e prescrizioni per gli impianti e le attività
1. Il presente articolo disciplina i valori di emissione e le prescrizioni da applicare agli impianti ed alle attività degli
stabilimenti.
2. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
3. La normativa delle regioni e delle province autonome in materia di valori limite e di prescrizioni per le emissioni in
atmosfera degli impianti e delle attività deve tenere conto, ove esistenti, dei piani e programmi di qualità dell’aria previsti
dalla vigente normativa. Restano comunque in vigore le normative adottate dalle regioni o dalle province autonome in
conformità al d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, ed al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 luglio 1989, in cui
si stabiliscono appositi valori limite di emissione e prescrizioni. Per tutti gli impianti e le attività previsti dall’articolo 272,
comma 1, la regione o la provincia autonoma, può stabilire, anche con legge o provvedimento generale, sulla base delle
migliori tecniche disponibili, appositi valori limite di emissione e prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione o
di esercizio e i combustibili utilizzati. Con legge o provvedimento generale la regione o la provincia autonoma può inoltre
stabilire, ai fini della valutazione dell’entità della diluizione delle emissioni, portate caratteristiche di specifiche tipologie di
impianti.
4. I piani e i programmi di qualità dell’aria previsti dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 possono stabilire appositi
valori limite di emissione e prescrizioni più restrittivi di quelli contenuti negli Allegati I, II e III e V alla parte quinta del
presente decreto, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio, purché ciò sia necessario al perseguimento ed
al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’aria.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
5. Per gli impianti e le attività degli stabilimenti anteriori al 1988, anteriori al 2006 o nuovi l’autorizzazione stabilisce i
valori limite di emissione e le prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio ed i combustibili
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utilizzati, a seguito di un’istruttoria che si basa sulle migliori tecniche disponibili e sui valori e sulle prescrizioni fissati nelle
normative di cui al comma 3 e nei piani e programmi di cui al comma 4. A tal fine possono essere altresì considerati, in
relazione agli stabilimenti previsti dal presente titolo, i BAT-AEL e le tecniche previste nelle conclusioni sulle BAT pertinenti
per tipologia di impianti e attività, anche se riferiti ad installazioni di cui al titolo III-bis alla Parte Seconda. Si devono
altresì valutare il complesso di tutte le emissioni degli impianti e delle attività presenti, le emissioni provenienti da altre
fonti e lo stato di qualità dell’aria nella zona interessata. I valori limite di emissione e le prescrizioni fissati sulla base di
tale istruttoria devono essere non meno restrittivi di quelli previsti dagli Allegati I, II, III e V alla parte quinta del presente
decreto e di quelli applicati per effetto delle autorizzazioni soggette al rinnovo.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
5-bis. Per gli impianti e le attività degli stabilimenti a tecnologia avanzata nella produzione di biocarburanti, i criteri per la
fissazione dei valori limite di emissione sono fissati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, sentito il Ministro della salute.
(comma introdotto dall’art. 30,c omma 2-sexies, legge n. 116 del 2014, poi così sostituitod all’art. 1, comma 1, d.lgs. n.
183 del 2017)
5-ter. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
6. Per le sostanze per cui non sono fissati valori di emissione, l’autorizzazione stabilisce appositi valori limite con
riferimento a quelli previsti per sostanze simili sotto il profilo chimico e aventi effetti analoghi sulla salute e sull’ambiente.
7. L’autorizzazione degli stabilimenti anteriori al 1988, anteriori al 2006 e nuovi può sempre stabilire, per effetto
dell’istruttoria prevista dal comma 5, valori limite e prescrizioni più severi di quelli contenuti negli allegati I, II, III e V alla
parte quinta del presente decreto, nelle normative di cui al comma 3 e nei piani e programmi di cui al comma 4.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
8. (abrogato)
9. (abrogato)
10. (abrogato)
11. I valori limite di emissione e il tenore volumetrico dell’ossigeno di riferimento si riferiscono al volume di effluente
gassoso rapportato alle condizioni normali, previa detrazione, salvo quanto diversamente indicato nell’Allegato I alla parte
quinta del presente decreto, del tenore volumetrico di vapore acqueo.
12. Salvo quanto diversamente indicato nell’Allegato I alla parte quinta del presente decreto, il tenore volumetrico
dell’ossigeno di riferimento è quello derivante dal processo. Se nell’emissione il tenore volumetrico di ossigeno è diverso
da quello di riferimento, le concentrazioni misurate devono essere corrette mediante la seguente formula:
E = 21 – O2 * EM
21 – O2M
dove:
EM = concentrazione misurata
E = concentrazione
O2 M = tenore di ossigeno misurato
O2 = tenore di ossigeno di riferimento
13. I valori limite di emissione si riferiscono alla quantità di emissione diluita nella misura che risulta inevitabile dal punto
di vista tecnologico e dell’esercizio. In caso di ulteriore diluizione dell’emissione le concentrazioni misurate devono essere
corrette mediante la seguente formula:
E = EM * PM
P
dove:
PM= portata misurata
EM = concentrazione misurata
P = portata di effluente gassoso diluita nella misura che risulta inevitabile dal punto di vista tecnologico e
dell’esercizio
E = concentrazione riferita alla P
14. Salvo quanto diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto, i valori limite di emissione si applicano ai
periodi di normale funzionamento dell’impianto, intesi come i periodi in cui l’impianto è in funzione con esclusione dei
periodi di avviamento e di arresto e dei periodi in cui si verificano anomalie o guasti tali da non permettere il rispetto dei
valori stessi. L’autorizzazione può stabilire specifiche prescrizioni per tali periodi di avviamento e di arresto e per
l’eventualità di tali anomalie o guasti ed individuare gli ulteriori periodi transitori nei quali non si applicano i valori limite di
emissione. In caso di emissione di sostanze di cui all’articolo 272, comma 4, lettera a), l’autorizzazione, ove tecnicamente
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possibile, deve stabilire prescrizioni volte a consentire la stima delle quantità di tali sostanze emesse durante i periodi in
cui si verificano anomalie o guasti o durante gli altri periodi transitori e fissare appositi valori limite di emissione, riferiti a
tali periodi, espressi come flussi di massa annuali. Se si verifica un’anomalia o un guasto tale da non permettere il rispetto
di valori limite di emissione, l’autorità competente deve essere informata entro le otto ore successive e può disporre la
riduzione o la cessazione delle attività o altre prescrizioni, fermo restando l’obbligo del gestore di procedere al ripristino
funzionale dell’impianto nel più breve tempo possibile. Si applica, in tali casi, la procedura prevista al comma 20-ter. Il
gestore è comunque tenuto ad adottare tutte le precauzioni opportune per ridurre al minimo le emissioni durante le fasi
di avviamento e di arresto e per assicurare che la durata di tali fasi sia la minore possibile. Sono fatte salve le diverse
disposizioni contenute nella parte quinta del presente decreto per specifiche tipologie di impianti. Non costituiscono in
ogni caso periodi di avviamento o di arresto i periodi di oscillazione che si verificano regolarmente nello svolgimento della
funzione dell’impianto.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
15. Il presente articolo si applica anche ai grandi impianti di combustione di cui all’articolo 273, ai medi impianti di
combustione di cui all’articolo 273-bis ed agli impianti e alle attività di cui all’articolo 275.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
16. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
17. L’allegato VI alla Parte Quinta stabilisce i criteri per i controlli da parte dell’autorità e per il monitoraggio delle
emissioni da parte del gestore. In sede di rilascio, rinnovo e riesame delle autorizzazioni previste dal presente titolo
l’autorità competente individua i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni da utilizzare nel monitoraggio di
competenza del gestore sulla base delle pertinenti norme tecniche CEN o, ove queste non siano disponibili, sulla base
delle pertinenti norme tecniche nazionali, oppure, ove anche queste ultime non siano disponibili, sulla base delle
pertinenti norme tecniche ISO o di altre norme internazionali o delle norme nazionali previgenti. I controlli, da parte
dell’autorità o degli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), e l’accertamento del superamento dei valori limite di
emissione sono effettuati sulla base dei metodi specificamente indicati nell’autorizzazione per il monitoraggio di
competenza del gestore o, se l’autorizzazione non indica specificamente i metodi, sulla base di uno tra i metodi sopra
elencati, oppure attraverso un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni conforme all’allegato VI alla Parte
Quinta che rispetta le procedure di garanzia di qualità delle norma UNI EN 14181, qualora la relativa installazione sia
prevista dalla normativa nazionale o regionale o qualora l’autorizzazione preveda che tale sistema sia utilizzato anche ai
fini dei controlli dell’autorità.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
18. L’autorizzazione stabilisce, per il monitoraggio delle emissioni di competenza del gestore, l’esecuzione di misure
periodiche basate su metodi discontinui o l’utilizzo di sistemi di monitoraggio basati su metodi in continuo. Il gestore
effettua il monitoraggio di propria competenza sulla base dei metodi e dei sistemi di monitoraggio indicati
nell’autorizzazione e mette i risultati a disposizione dell’autorità competente per il controllo nei modi previsti dall’Allegato
VI alla parte quinta del presente decreto e dall’autorizzazione; in caso di ricorso a metodi o a sistemi di monitoraggio
diversi o non conformi alle prescrizioni dell’autorizzazione, i risultati della relativa applicazione non sono validi ai sensi ed
agli effetti del presente titolo e si applica la pena prevista dall’articolo 279, comma 2.
(comma modificato dall’art. 21 del d.lgs. n. 46 del 2014, poi dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183d el 2017)
19. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
20. Si verifica un superamento dei valori limite di emissione, ai fini del reato di cui all’articolo 279, comma 2, soltanto se i
controlli effettuati dall’autorità o dagli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), accertano una difformità tra i
valori misurati e i valori limite prescritti, sulla base di metodi di campionamento e di analisi o di sistemi di monitoraggio in
continuo delle emissioni conformi ai requisiti previsti al comma 17. Le difformità accertate nel monitoraggio di
competenza del gestore, incluse quelle relative ai singoli valori che concorrono alla valutazione dei valori limite su base
media o percentuale, devono essere da costui specificamente comunicate all’autorità’ competente per il controllo entro 24
ore dall’accertamento.
20-bis. Se si accerta, nel corso dei controlli effettuati dall’autorità o dagli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera
p), la non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti, l’autorità competente impartisce al gestore, con
ordinanza, prescrizioni dirette al ripristino della conformità nel più breve tempo possibile, sempre che tali prescrizioni non
possano essere imposte sulla base di altre procedure previste dalla vigente normativa. La cessazione dell’esercizio
dell’impianto deve essere sempre disposta se la non conformità può determinare un pericolo per la salute umana o un
significativo peggioramento della qualità dell’aria a livello locale. (comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183
del 2017)
20-ter. Il gestore che, nel corso del monitoraggio di propria competenza, accerti la non conformità dei valori misurati ai
valori limite prescritti deve procedere al ripristino della conformità nel più breve tempo possibile. In tali casi, l’autorità’
competente impartisce al gestore prescrizioni dirette al ripristino della conformità, fissando un termine per l’adempimento,
e stabilisce le condizioni per l’esercizio dell’impianto fino al ripristino. La continuazione dell’esercizio non è in tutti i casi
concessa se la non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti può determinare un pericolo per la salute
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umana o un significativo peggioramento della qualità dell’aria a livello locale. Nel caso in cui il gestore non osservi la
prescrizione entro il termine fissato si applica, per tale inadempimento, la sanzione prevista all’articolo 279, comma 2.
(comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
272. Impianti e attività in deroga
1. Non sono sottoposti ad autorizzazione di cui al presente titolo gli stabilimenti in cui sono presenti esclusivamente
impianti e attività elencati nella parte I dell’Allegato IV alla parte quinta del presente decreto. L’elenco si riferisce a
impianti e ad attività le cui emissioni sono scarsamente rilevanti agli effetti dell’inquinamento atmosferico. Si applicano
esclusivamente i valori limite di emissione e le prescrizioni specificamente previsti, per tali impianti e attività, dai piani e
programmi o dalle normative di cui all’articolo 271, commi 3 e 4. Al fine di stabilire le soglie di produzione e di consumo e
le potenze termiche nominali indicate nella parte I dell’Allegato IV alla parte quinta del presente decreto si deve
considerare l’insieme degli impianti e delle attività che, nello stabilimento, ricadono in ciascuna categoria presente
nell’elenco. Gli impianti che utilizzano i combustibili soggetti alle condizioni previste dalla parte II, sezioni 4 e 6,
dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto, devono in ogni caso rispettare almeno i valori limite appositamente
previsti per l’uso di tali combustibili nella parte III II, dell’Allegato I alla parte quinta del presente decreto. Se in uno
stabilimento sono presenti sia impianti o attività inclusi nell’elenco della parte I dell’allegato IV alla parte quinta del
presente decreto, sia impianti o attività non inclusi nell’elenco, l’autorizzazione di cui al presente titolo considera solo
quelli esclusi. Il presente comma si applica anche ai dispositivi mobili utilizzati all’interno di uno stabilimento da un
gestore diverso da quello dello stabilimento o non utilizzati all’interno di uno stabilimento. Il gestore di uno stabilimento in
cui i dispositivi mobili di un altro gestore sono collocati ed utilizzati in modo non occasionale deve comunque
ricomprendere tali dispositivi nella domanda di autorizzazione dell’articolo 269 salva la possibilità di aderire alle
autorizzazioni generali del comma 2 nei casi ivi previsti. L’autorità competente può altresì prevedere, con proprio
provvedimento generale, che i gestori comunichino alla stessa o ad altra autorità da questa delegata, in via preventiva, la
data di messa in esercizio dell’impianto o di avvio dell’attività ovvero, in caso di dispositivi mobili, la data di inizio di
ciascuna campagna di utilizzo. Gli elenchi contenuti nell’allegato IV alla parte quinta del presente decreto possono essere
aggiornati ed integrati, con le modalità di cui all’articolo 281, comma 5, anche su indicazione delle regioni, delle province
autonome e delle associazioni rappresentative di categorie produttive.
1-bis. Per gli impianti previsti dal comma 1, ove soggetti a valori limite di emissione applicabili ai sensi del medesimo
comma, la legislazione regionale di cui all’articolo 271, comma 3, individua i metodi di campionamento e di analisi delle
emissioni da utilizzare nei controlli e possono imporre obblighi di monitoraggio di competenza del gestore. Per gli impianti
di combustione previsti dal comma 1, ove soggetti a valori limite di emissione applicabili ai sensi del medesimo comma,
l’autorità competente per il controllo può decidere di non effettuare o di limitare i controlli sulle emissioni se il gestore
dispone di una dichiarazione di conformità dell’impianto rilasciata dal costruttore che attesta la conformità delle emissioni
ai valori limite e se, sulla base di un controllo documentale, risultano regolarmente applicate le apposite istruzioni
tecniche per l’esercizio e per la manutenzione previste dalla dichiarazione. La decisione dell’autorità competente per il
controllo è ammessa solo se la dichiarazione riporta le istruzioni tecniche per l’esercizio e la manutenzione dell’impianto e
le altre informazioni necessarie a rispettare i valori limite, quali le configurazioni impiantistiche e le modalità di gestione
idonee, il regime di esercizio ottimale, le caratteristiche del combustibile ed i sistemi di regolazione. (comma introdotto
dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
2. L’autorità competente può adottare autorizzazioni di carattere generale riferite a stabilimenti oppure a categorie di
impianti e attività, nelle quali sono stabiliti i valori limite di emissione, le prescrizioni, anche inerenti le condizioni di
costruzione o di esercizio e i combustibili utilizzati, i tempi di adeguamento, i metodi di campionamento e di analisi e la
periodicità dei controlli. Può inoltre stabilire apposite prescrizioni finalizzate a predefinire i casi e le condizioni in cui il
gestore è tenuto a captare e convogliare le emissioni ai sensi dell’articolo 270. Al di fuori di tali casi e condizioni l’articolo
270 non si applica agli impianti degli stabilimenti soggetti ad autorizzazione generale. I valori limite di emissione e le
prescrizioni sono stabiliti in conformità all’articolo 271, commi da 5 a 7. L’autorizzazione generale stabilisce i requisiti della
domanda di adesione e può prevedere appositi modelli semplificati di domanda, nei quali le quantità e le qualità delle
emissioni sono deducibili dalle quantità di materie prime ed ausiliarie utilizzate. Le autorizzazioni generali sono adottate
con priorità per gli stabilimenti in cui sono presenti le tipologie di impianti e di attività elencate alla Parte II dell’allegato IV
alla Parte Quinta. Al fine di stabilire le soglie di produzione e di consumo e le potenze termiche nominali indicate nella
parte II dell’allegato IV alla Parte Quinta si deve considerare l’insieme degli impianti e delle attività che, nello
stabilimento, ricadono in ciascuna categoria presente nell’elenco. I gestori degli stabilimenti per cui è stata adottata una
autorizzazione generale possono comunque presentare domanda di autorizzazione ai sensi dell’articolo 269. L’installazione
di stabilimenti in cui sono presenti anche impianti e attività non previsti in autorizzazioni generali è soggetta alle
autorizzazioni di cui all’articolo 269. L’installazione di stabilimenti in cui sono presenti impianti e attività previsti in più
autorizzazioni generali è ammessa previa contestuale procedura di adesione alle stesse. In stabilimenti dotati di
autorizzazioni generali è ammessa, previa procedura di adesione, l’installazione di impianti e l’avvio di attività previsti in
altre autorizzazioni generali. In caso di convogliamento delle emissioni prodotte da impianti previsti da diverse
autorizzazioni generali in punti di emissione comuni, si applicano i valori limite più severi prescritti in tali autorizzazioni per
ciascuna sostanza interessata. In stabilimenti dotati di un’autorizzazione prevista all’articolo 269, è ammessa, previa
procedura di adesione, l’installazione di impianti e l’avvio di attività previsti nelle autorizzazioni generali, purché la
normativa regionale o le autorizzazioni generali stabiliscano requisiti e condizioni volti a limitare il numero massimo o
l’entità delle modifiche effettuabili mediante tale procedura per singolo stabilimento; l’autorità competente provvede ad
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aggiornare l’autorizzazione prevista all’articolo 269 sulla base dell’avvenuta adesione. (comma così sostituito dall’art. 1,
comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
3. Ai fini previsti dal comma 2, almeno quarantacinque giorni prima dell’installazione il gestore invia all’autorità
competente una domanda di adesione all’autorizzazione generale corredata dai documenti ivi prescritti. La domanda di
adesione individua specificamente gli impianti e le attività a cui fare riferimento nell’ambito delle autorizzazioni generali
vigenti. L’autorità che riceve la domanda può, con proprio provvedimento, negare l’adesione nel caso in cui non siano
rispettati i requisiti previsti dall’autorizzazione generale o i requisiti previsti dai piani e dai programmi o dalla legislazione
regionale di cui all’articolo 271, commi 3 e 4, o in presenza di particolari situazioni di rischio sanitario o di zone che
richiedono una particolare tutela ambientale. Alla domanda di adesione può essere allegata la comunicazione relativa alla
messa in esercizio prevista all’articolo 269, comma 6, che può avvenire dopo un periodo di quarantacinque giorni dalla
domanda stessa. La procedura si applica anche nel caso in cui il gestore intenda effettuare una modifica dello
stabilimento. Resta fermo l’obbligo di sottoporre lo stabilimento alle autorizzazioni previste all’articolo 269 in caso di
modifiche relative all’installazione di impianti o all’avvio di attività non previsti nelle autorizzazioni generali.
L’autorizzazione generale si applica a chi vi ha aderito, anche se sostituita da successive autorizzazioni generali, per un
periodo pari ai quindici anni successivi all’adesione. Non hanno effetto su tale termine le domande di adesione relative
alle modifiche dello stabilimento. Almeno quarantacinque giorni prima della scadenza di tale periodo il gestore presenta
una domanda di adesione all’autorizzazione generale vigente, corredata dai documenti ivi prescritti. L’autorità competente
procede, almeno ogni quindici anni, al rinnovo delle autorizzazioni generali adottate ai sensi del presente articolo. Le
procedure e le tempistiche previste dal presente articolo si applicano in luogo di quelle previste dalle norme generali
vigenti in materia di comunicazioni amministrative e silenzio assenso.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
3-bis. Le autorizzazioni di carattere generale adottate per gli stabilimenti in cui sono presenti medi impianti di
combustione, anche insieme ad altri impianti e attività, devono disciplinare anche le voci previste all’allegato I, Parte IVbis,
alla Parte Quinta, escluse quelle riportate alle lettere a), g) e h). Le relative domande di adesione devono contenere
tutti i dati previsti all’allegato I, Parte IV-bis, alla Parte Quinta.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
4. Le disposizioni dei commi 2 e 3 non si applicano nel caso in cui siano utilizzate, nell’impianto o nell’attività, le sostanze
o le miscele con indicazioni di pericolo H350, H340, H350i, H360D, H360F, H360FD, H360Df e H360Fd ai sensi della
normativa europea vigente in materia di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele. Nel
caso in cui, a seguito di una modifica della classificazione di una sostanza, uno o più impianti o attività ricompresi in
autorizzazioni generali siano soggetti al divieto previsto al presente comma, il gestore deve presentare all’autorità
competente, entro tre anni dalla modifica della classificazione, una domanda di autorizzazione ai sensi dell’articolo 269. In
caso di mancata presentazione, lo stabilimento si considera in esercizio senza autorizzazione.<(comma così sostituito
dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
4-bis. (abrogato dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
5. Il presente titolo non si applica agli stabilimenti destinati alla difesa nazionale, fatto salvo quanto previsto al comma 5-
bis, ed alle emissioni provenienti da sfiati e ricambi d’aria esclusivamente adibiti alla protezione e alla sicurezza degli
ambienti di lavoro in relazione alla temperatura, all’umidità e ad altre condizioni attinenti al microclima di tali ambienti.
Sono in tutti i casi soggette al presente titolo le emissioni provenienti da punti di emissione specificamente destinati
all’evacuazione di sostanze inquinanti dagli ambienti di lavoro. Il presente titolo non si applica inoltre a valvole di
sicurezza, dischi di rottura e altri dispositivi destinati a situazioni critiche o di emergenza, salvo quelli che l’autorità
competente stabilisca di disciplinare nell’autorizzazione. Sono comunque soggetti al presente titolo gli impianti che, anche
se messi in funzione in caso di situazioni critiche o di emergenza, operano come parte integrante del ciclo produttivo dello
stabilimento. Agli impianti di distribuzione dei carburanti si applicano esclusivamente le pertinenti disposizioni degli articoli
276 e 277.(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
5-bis. Sono soggetti ad autorizzazione gli stabilimenti destinati alla difesa nazionale in cui sono ubicati medi impianti di
combustione. L’autorizzazione dello stabilimento prevede valori limite e prescrizioni solo per tali impianti.(comma
introdotto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
272-bis. Emissioni odorigene
(articolo introdotto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
1. La normativa regionale o le autorizzazioni possono prevedere misure per la prevenzione e la limitazione delle emissioni
odorigene degli stabilimenti di cui al presente titolo. Tali misure possono anche includere, ove opportuno, alla luce delle
caratteristiche degli impianti e delle attività presenti nello stabilimento e delle caratteristiche della zona interessata, e
fermo restando, in caso di disciplina regionale, il potere delle autorizzazioni di stabilire valori limite più severi con le
modalità previste all’articolo 271:
a) valori limite di emissione espressi in concentrazione (mg/Nm³) per le sostanze odorigene;
b) prescrizioni impiantistiche e gestionali e criteri localizzativi per impianti e per attività aventi un potenziale
impatto odorigeno, incluso l’obbligo di attuazione di piani di contenimento;
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c) procedure volte a definire, nell’ambito del procedimento autorizzativo, criteri localizzativi in funzione della
presenza di ricettori sensibili nell’intorno dello stabilimento;
d) criteri e procedure volti a definire, nell’ambito del procedimento autorizzativo, portate massime o
concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s) per le
fonti di emissioni odorigene dello stabilimento;
e) specifiche portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità
odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s) per le fonti di emissioni odorigene dello stabilimento,
2. Il Coordinamento previsto dall’articolo 20 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, può elaborare indirizzi in
relazione alle misure previste dal presente articolo. Attraverso l’integrazione dell’allegato I alla Parte Quinta, con le
modalità previste dall’articolo 281, comma 6, possono essere previsti, anche sulla base dei lavori del Coordinamento,
valori limite e prescrizioni per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene degli stabilimenti di cui al presente
titolo, inclusa la definizione di metodi di monitoraggio e di determinazione degli impatti.
273. Grandi impianti di combustione
(articolo così modificato dall’art. 3, comma 7, d.lgs. n. 128 del 2010, poi dall’art. 22 del d.lgs. n. 46d el 2014)
1. L’Allegato II alla parte quinta del presente decreto stabilisce, in relazione ai grandi impianti di combustione, i valori
limite di emissione, inclusi quelli degli impianti multicombustibili, le modalità di monitoraggio e di controllo delle emissioni,
i criteri per la verifica della conformità ai valori limite e le ipotesi di anomalo funzionamento o di guasto degli impianti.
2. Ai grandi impianti di combustione nuovi si applicano i pertinenti valori limite di emissione di cui alla Parte II, sezioni da
1 a 6, dell’Allegato II alla Parte Quinta. 3. Ai grandi impianti di combustione anteriori al 2013 i pertinenti valori limite di
emissione di cui alla Parte II, sezioni da 1 a 6, dell’Allegato II alla Parte Quinta si applicano a partire dal 1° gennaio 2016.
Ai grandi impianti di combustione che hanno ottenuto l’esenzione prevista all’Allegato II, Parte I, paragrafo 2, alla Parte
Quinta si applicano, in caso di esercizio dal 1° gennaio 2016, i valori limite di emissione previsti dal comma 2 per gli
impianti nuovi. Le vigenti autorizzazioni sono entro tale data adeguate alle disposizioni del presente articolo nell’ambito
delle ordinarie procedure di rinnovo periodico ovvero, se nessun rinnovo periodico è previsto entro tale data, a seguito di
una richiesta di aggiornamento presentata dal gestore entro il 1° gennaio 2015 ai sensi dell’articolo 29-nonies. Fatto salvo
quanto disposto dalla parte seconda del presente decreto, tali autorizzazioni continuano, nelle more del loro
adeguamento, a costituire titolo all’esercizio fino al 1° gennaio 2016. Le autorizzazioni rilasciate in sede di rinnovo non
possono stabilire valori limite meno severi di quelli previsti dalle autorizzazioni soggette al rinnovo, ferma restando
l’istruttoria relativa alle domande di modifica degli impianti.
3-bis. Il termine del 1° gennaio 2016, di cui al comma 3, è prorogato al 1° gennaio 2017 per i grandi impianti di
combustione per i quali sono state regolarmente presentate istanze di deroga ai sensi dei commi 4 o 5. Sino alla definitiva
pronuncia dell’Autorità Competente in merito all’istanza, e comunque non oltre il 1° gennaio 2017, le relative
autorizzazioni continuano a costituire titolo all’esercizio a condizione che il gestore rispetti anche le condizioni aggiuntive
indicate nelle istanze di deroga.
(comma introdotto dall’art. 8, comma 2, legge n. 21 del 2016)
3-ter. Il termine del 1° gennaio 2016, di cui al comma 3 è prorogato al 1° gennaio 2017 per i grandi impianti di
combustione per i quali sono state regolarmente presentate, alla data del 31 dicembre 2015, istanze di deroga ai sensi
dei paragrafi 3.3 o 3.4, della parte I dell’allegato II alla parte quinta del presente decreto ovvero ai sensi della parte II
dell’allegato II alla parte quinta del presente decreto. Sino alla definitiva pronuncia dell’Autorità Competente in merito
all’istanza, e comunque non oltre il 1° gennaio 2017, le relative autorizzazioni continuano a costituire titolo all’esercizio, a
condizione che il gestore rispetti anche le condizioni aggiuntive indicate nelle istanze di deroga e rispetti dal 1° gennaio
2016, per gli inquinanti non oggetto di richiesta di deroga, i pertinenti valori limite di emissione massimi indicati nella
parte II dell’allegato II alla parte quinta del presente decreto.
(comma introdotto dall’art. 8, comma 2, legge n. 21 del 2016)
4. L’autorizzazione può consentire che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023, gli impianti di
combustione di cui al comma 3 siano in esercizio per un numero di ore operative pari o inferiore a 17.500 senza rispettare
i valori limite di emissione di cui al comma 3, ove ricorrano le seguenti condizioni:
a) il gestore dell’impianto presenta all’autorità competente, entro il 30 giugno 2014, nell’ambito delle
ordinarie procedure di rinnovo periodico dell’autorizzazione ovvero, se nessun rinnovo periodico è previsto
entro tale data, nell’ambito di una richiesta di aggiornamento presentata ai sensi dell’articolo 29-nonies, una
dichiarazione scritta contenente l’impegno a non far funzionare l’impianto per più di 17.500 ore operative
tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023, informandone contestualmente il Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare;
b) entro il 31 maggio di ogni anno, a partire dal 2017, il gestore presenta all’autorità competente e,
comunque, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare un documento in cui è riportata
la registrazione delle ore operative utilizzate dal 1° gennaio 2016;
c) nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023 si applicano valori limite di emissione
non meno severi di quelli che l’impianto deve rispettare alla data del 31 dicembre 2015 ai sensi
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dell’autorizzazione, del presente Titolo e del Titolo III-bis alla Parte Seconda;
d) l’impianto non ha ottenuto l’esenzione prevista all’Allegato II, parte I, paragrafo 2, alla Parte Quinta.
4-bis. Se l’esenzione prevista dal comma 4 è concessa ad impianti di combustione con potenza termica nominale totale
superiore a 500 MW alimentati con combustibili solidi, autorizzati per la prima volta dopo il 1° luglio 1987, devono essere
in tutti i casi rispettati, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023, i valori limite previsti per gli
ossidi azoto all’Allegato II, Parte II, alla Parte Quinta.
5. L’autorizzazione può consentire che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2022, gli impianti di
combustione anteriori al 2002 con potenza termica nominale totale non superiore a 200 MW siano in esercizio senza
rispettare i valori limite di emissione di cui al comma 3, ove ricorrano le seguenti condizioni:
(comma così modificato dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
a) almeno il 50 per cento della produzione di calore utile dell’impianto, calcolata come media mobile su
ciascun periodo di cinque anni a partire dal quinto anno antecedente l’autorizzazione, è fornito ad una rete
pubblica di teleriscaldamento sotto forma di vapore o di acqua calda; il gestore è tenuto a presentare
all’autorità competente e, comunque, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, entro
il 31 maggio di ogni anno, a partire dal 2017, un documento in cui è indicata la percentuale di produzione di
calore utile dell’impianto destinata a tale fornitura;
b) nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2022 si applicano valori limite di emissione
non meno severi di quelli che l’impianto deve rispettare alla data del 31 dicembre 2015 ai sensi
dell’autorizzazione, del presente titolo e del Titolo III-bis della Parte Seconda.
6. Ai sensi dell’articolo 271, commi 5, 14 e 15, l’autorizzazione di tutti i grandi impianti di combustione deve prevedere
valori limite di emissione non meno severi dei pertinenti valori di cui alla Parte II, sezioni da 1 a 7, dell’Allegato II e dei
valori di cui all’Allegato I alla Parte Quinta.
7. Per i grandi impianti di combustione, ciascun camino, contenente una o più canne di scarico, corrisponde, anche ai fini
dell’applicazione dell’articolo 270, ad un punto di emissione.
8. In aggiunta a quanto previsto dall’articolo 271, comma 14, i valori limite di emissione non si applicano ai grandi
impianti di combustione nei casi di anomalo funzionamento previsti dalla parte I dell’Allegato II alla parte quinta del
presente decreto, nel rispetto delle condizioni ivi previste.
9. Si considerano come un unico grande impianto di combustione, ai fini della determinazione della potenza termica
nominale in base alla quale stabilire i valori limite di emissione, più impianti di combustione di potenza termica pari o
superiore a 15 MW e la somma delle cui potenze è pari o superiore a 50 MW che sono localizzati nello stesso stabilimento
e le cui emissioni risultano convogliate o convogliabili, sulla base di una valutazione delle condizioni tecniche svolta dalle
autorità competenti, ad un solo punto di emissione. La valutazione relativa alla convogliabilità tiene conto dei criteri
previsti all’articolo 270. Non sono considerati, a tali fini, gli impianti di riserva che funzionano in sostituzione di altri
impianti quando questi ultimi sono disattivati. L’autorità competente, tenendo conto delle condizioni tecniche ed
economiche, può altresì disporre il convogliamento delle emissioni di tali impianti ad un solo punto di emissione ed
applicare i valori limite che, in caso di mancato convogliamento, si applicherebbero all’impianto più recente.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
10. L’adeguamento alle disposizioni del comma 9 è effettuato nei tempi a tal fine stabiliti dall’autorizzazione.
11. Nel caso in cui un grande impianto di combustione sia sottoposto a modifiche sostanziali, si applicano all’impianto i
valori limite di emissione stabiliti alla Parte II, sezioni da 1 a 5, lettera B, e sezione 6 dell’Allegato II alla Parte Quinta.
12. Fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente in materia di autorizzazione integrata ambientale, per gli
impianti nuovi o in caso di modifiche ai sensi del comma 11, la domanda di autorizzazione deve essere corredata da un
apposito studio concernente la fattibilità tecnica ed economica della generazione combinata di calore e di elettricità. Nel
caso in cui tale fattibilità sia accertata, anche alla luce di elementi diversi da quelli contenuti nello studio, l’autorità
competente, tenuto conto della situazione del mercato e della distribuzione, condiziona il rilascio del provvedimento
autorizzativo alla realizzazione immediata o differita di tale soluzione.
13. (comma abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
14. In caso di realizzazione di grandi impianti di combustione che potrebbero arrecare un significativo pregiudizio
all’ambiente di un altro Stato della Comunità europea, l’autorità competente informa il Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare per l’adempimento degli obblighi di cui alla convenzione sulla valutazione dell’impatto
ambientale in un contesto transfrontaliero, stipulata a Espoo il 25 febbraio 1991, ratificata con la legge 3 novembre 1994,
n. 640.
15. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli impianti di combustione destinati alla produzione di energia, ad
esclusione di quelli che utilizzano direttamente i prodotti di combustione in procedimenti di fabbricazione. Sono esclusi in
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particolare:
a) gli impianti in cui i prodotti della combustione sono utilizzati per il riscaldamento diretto, l’essiccazione o
qualsiasi altro trattamento degli oggetti o dei materiali, come i forni di riscaldo o i forni di trattamento
termico;
b) gli impianti di postcombustione, cioè qualsiasi dispositivo tecnico per la depurazione dell’effluente
gassoso mediante combustione, che non sia gestito come impianto indipendente di combustione;
c) i dispositivi di rigenerazione dei catalizzatori di craking catalitico;
d) i dispositivi di conversione del solfuro di idrogeno in zolfo;
e) i reattori utilizzati nell’industria chimica;
f) le batterie di forni per il coke;
g) i cowpers degli altiforni;
h) qualsiasi dispositivo tecnico usato per la propulsione di un veicolo, una nave, o un aeromobile;
i) le turbine a gas e motori a gas usati su piattaforme off-shore e sugli impianti di rigassificazione di gas
naturale liquefatto off-shore;
l) (abrogata dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
m) (abrogata dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
m-bis) gli impianti che utilizzano come combustibile qualsiasi rifiuto solido o liquido non ricadente nella
definizione di biomassa di cui all’Allegato II alla Parte Quinta.
16. (abrogato dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
16-bis. A partire dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 162, ai fini del rilascio
dell’autorizzazione prevista per la costruzione degli di impianti di combustione con una potenza termica nominale pari o
superiore a 300 MW, il gestore presenta una relazione che comprova la sussistenza delle seguenti condizioni:
a) disponibilità di appropriati siti di stoccaggio di cui all’articolo 3, comma 1, lettera c), del decreto
legislativo 14 settembre 2011, n. 162;
b) fattibilità tecnica ed economica di strutture di trasporto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera aa), del
decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 162;
c) possibilità tecnica ed economica di installare a posteriori le strutture per la cattura di CO2.
273-bis. Medi impianti di combustione
(articolo introdotto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
1. Gli stabilimenti in cui sono ubicati medi impianti di combustione sono soggetti ad autorizzazione ai sensi dell’articolo
269 e, in caso di installazioni di cui alla Parte Seconda, all’autorizzazione integrata ambientale. Gli stabilimenti in cui sono
presenti medi impianti di combustione alimentati con le biomasse rifiuto previste all’allegato II alla Parte Quinta sono
autorizzati ai sensi degli articoli 208 o 214.
2. Gli stabilimenti in cui sono ubicati medi impianti di combustione, anche insieme ad altri impianti o attività, possono
essere oggetto di adesione alle autorizzazioni di carattere generale adottate in conformità all’articolo 272, comma 3-bis.
3. L’istruttoria autorizzativa prevista all’articolo 271, comma 5, e all’articolo 272, comma 2, individua, per i medi impianti
di combustione, valori limite di emissione e prescrizioni di esercizio non meno restrittivi rispetto ai pertinenti valori e
prescrizioni previsti agli allegati I e V alla Parte Quinta e dalle normative e dai piani regionali di cui all’articolo 271, commi
3 e 4, e rispetto a quelli applicati per effetto delle autorizzazioni soggette al rinnovo.
4. Per i medi impianti di combustione ubicati in installazioni di cui alla Parte Seconda i valori limite di emissione e le
prescrizioni di esercizio degli allegati I e V alla Parte Quinta e delle normative e dei piani regionali previsti all’articolo 271,
commi 3 e 4, sono presi in esame nell’istruttoria dell’autorizzazione integrata ambientale ai fini previsti all’articolo 29-
sexies, comma 4-ter.
5. A partire dal 1° gennaio 2025 e, in caso di impianti di potenza termica nominale pari o inferiore a 5 MW, a partire dal
1° gennaio 2030, i medi impianti di combustione esistenti sono soggetti ai valori limite di emissione individuati attraverso
l’istruttoria autorizzativa prevista ai commi 3 e 4. Fino a tali date devono essere rispettati i valori limite previsti dalle
vigenti autorizzazioni e, per i medi impianti di combustione che prima del 19 dicembre 2017 erano elencati all’allegato IV,
Parte I, alla Parte Quinta, gli eventuali valori limite applicabili ai sensi dell’articolo 272, comma 1.
6. Ai fini dell’adeguamento alle disposizioni del presente articolo il gestore di stabilimenti dotati di un’autorizzazione
prevista all’articolo 269, in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti, presenta una domanda autorizzativa
almeno due anni prima delle date previste al comma 5. L’adeguamento può essere altresì previsto nelle ordinarie
domande di rinnovo periodico dell’autorizzazione presentate prima di tale termine di due anni. L’autorità competente
aggiorna l’autorizzazione dello stabilimento con un’istruttoria limitata ai medi impianti di combustione esistenti o la
rinnova con un’istruttoria estesa all’intero stabilimento. In caso di autorizzazioni che già prescrivono valori limite e
prescrizioni conformi a quelli previsti al comma 5 il gestore comunica tale condizione all’autorità competente quantomeno
due anni prima delle date previste dal comma 5.
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7. Entro il termine previsto al comma 6 sono, altresì, presentate:
a) le domande di adesione alle autorizzazioni di carattere generale adottate in conformità all’articolo 272,
comma 3-bis, per gli stabilimenti in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti;
b) le domande di autorizzazione degli stabilimenti, in cui sono ubicati medi impianti di combustione
esistenti, che non erano soggetti all’obbligo di autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 secondo la normativa
vigente prima del 19 dicembre 2017;
c) le domande di autorizzazione, ai sensi degli articoli 208 o 214, comma 7, degli stabilimenti in cui sono
presenti medi impianti di combustione alimentati con le biomasse rifiuto previste all’allegato II alla Parte
Quinta. Tali domande sono sostituite da una comunicazione in caso di autorizzazioni che già prescrivono
valori limite e prescrizioni conformi a quelli previsti al comma 5;
d) le domande di rinnovo e riesame delle autorizzazioni integrate ambientali delle installazioni di cui alla
Parte Seconda in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti. Tali domande sono sostituite da
una comunicazione in caso di autorizzazioni che già prescrivono valori limite e prescrizioni conformi a quelli
previsti al comma 5.
8. Si considerano come un unico impianto, ai fini della determinazione della potenza termica nominale in base alla quale
stabilire i valori limite di emissione, i medi impianti di combustione che sono localizzati nello stesso stabilimento e le cui
emissioni risultano convogliate o convogliabili, sulla base di una valutazione delle condizioni tecniche svolta dalle autorità
competenti, ad un solo punto di emissione. La valutazione relativa alla convogliabilità tiene conto dei criteri previsti
all’articolo 270. Tale unità si qualifica come grande impianto di combustione nei casi previsti all’articolo 273, comma 9.
Non sono considerati, a tali fini, gli impianti di riserva che funzionano in sostituzione di altri impianti quando questi ultimi
sono disattivati. Se le emissioni di più medi impianti di combustione sono convogliate ad uno o più punti di emissione
comuni, il medio impianto di combustione che risulta da tale aggregazione è soggetto ai valori limite che, in caso di
mancato convogliamento, si applicherebbero all’impianto più recente.
9. L’adeguamento alle disposizioni del comma 8, in caso di medi impianti di combustione esistenti, è effettuato nei tempi
a tal fine stabiliti dall’autorizzazione, nel rispetto delle date previste dal comma 5.
10. Non costituiscono medi impianti di combustione:
a) impianti in cui i gas della combustione sono utilizzati per il riscaldamento diretto, l’essiccazione o
qualsiasi altro trattamento degli oggetti o dei materiali;
b) impianti di postcombustione, ossia qualsiasi dispositivo tecnico per la depurazione dell’effluente gassoso
mediante combustione, che non sia gestito come impianto indipendente di combustione;
c) qualsiasi dispositivo tecnico usato per la propulsione di un veicolo, una nave, o un aeromobile;
d) turbine a gas e motori a gas e diesel usati su piattaforme off-shore;
e) impianti di combustione utilizzati per il riscaldamento a gas diretto degli spazi interni di uno stabilimento
ai fini del miglioramento delle condizioni degli ambienti di lavoro;
f) dispositivi di rigenerazione dei catalizzatori di cracking catalitico;
g) dispositivi di conversione del solfuro di idrogeno in zolfo;
h) reattori utilizzati nell’industria chimica;
i) batterie di forni per il coke;
l) cowpers degli altiforni;
m) impianti di cremazione;
n) medi impianti di combustione alimentati da combustibili di raffineria, anche unitamente ad altri
combustibili, per la produzione di energia nelle raffinerie di petrolio e gas;
o) caldaie di recupero nelle installazioni di produzione della pasta di legno; p) impianti di combustione
disciplinati dalle norme europee in materia di motori o combustione interna destinati all’installazione su
macchine mobili non stradali;
q) impianti di incenerimento o coincenerimento previsti al titolo III-bis alla Parte Quarta.
11. è tenuto, presso ciascuna autorità competente, con le forme da questa stabilite, un registro documentale nel quale
sono riportati i dati previsti all’allegato I, Parte V, alla Parte Quinta per i medi impianti di combustione e per i medi
impianti termici civili di cui all’articolo 284, commi 2-bis e 2-ter, nonché i dati relativi alle modifiche di tali impianti. è
assicurato l’accesso del pubblico alle informazioni contenute nel registro, attraverso pubblicazione su siti internet, secondo
le disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.
12. I dati previsti al comma 11 sono inseriti nel registro documentale:
a) al rilascio dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 o delle autorizzazioni integrate ambientali o delle
autorizzazioni di cui agli articoli 208 o 214 di stabilimenti o installazioni in cui sono presenti medi impianti di
combustione nuovi;
b) al rilascio dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 o delle autorizzazioni integrate ambientali delle
autorizzazioni di cui agli articoli 208 o 214, comma 7, di stabilimenti o installazioni in cui sono presenti medi
impianti di combustione esistenti, in caso di rilascio avvenuto a partire dal 19 dicembre 2017;
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c) entro sessanta giorni dalla comunicazione prevista al comma 6, ultimo periodo, e al comma 7, lettere c) e
d);
d) al perfezionamento della procedura di adesione alle autorizzazioni generali di cui all’articolo 272, comma
3-bis;
e) entro sessanta giorni dalla comunicazione delle modifiche non sostanziali di cui all’articolo 269, comma 8,
relative a medi impianti di combustione, fatte salve le eventuali integrazioni del registro ove l’autorità
competente aggiorni l’autorizzazione dopo il termine;
f) all’atto dell’iscrizione dei medi impianti termici civili di cui all’articolo 284, commi 3 e 4, nel relativo
registro autorizzativo.
13. Entro trenta giorni dalla ricezione della domanda dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 o della domanda di
autorizzazione integrata ambientale di stabilimenti e di installazioni in cui sono ubicati medi impianti di combustione o
della domanda di adesione alle autorizzazioni generali di cui all’articolo 272, comma 3-bis, o della comunicazione di
modifiche non sostanziali relative a medi impianti di combustione, l’autorità competente avvia il procedimento istruttorio e
comunica tempestivamente tale avvio al richiedente.
14. Per gli impianti di combustione di potenza termica inferiore a 1 MW alimentati a biomasse o biogas, installati prima
del 19 dicembre 2017, i pertinenti valori di emissione in atmosfera previsti all’allegato I alla Parte Quinta devono essere
rispettati entro il 1° gennaio 2030. Fino a tale data devono essere rispettati gli eventuali valori limite applicabili ai sensi
dell’articolo 272, comma 1.
15. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 può esentare i medi impianti di combustione esistenti che non sono in
funzione per più di 500 ore operative all’anno, calcolate in media mobile su ciascun periodo di cinque anni, dall’obbligo di
adeguarsi ai valori limite di emissione previsti al comma 5. La domanda di autorizzazione contiene l’impegno del gestore a
rispettare tale numero di ore operative. Il primo periodo da considerare per il calcolo si riferisce ai cinque anni civili
successivi quello di rilascio dell’autorizzazione. Entro il 1° marzo di ogni anno, a partire dal secondo anno civile successivo
a quello di rilascio dell’autorizzazione, il gestore presenta all’autorità competente, ai fini del calcolo della media mobile, la
registrazione delle ore operative utilizzate nell’anno precedente. Il numero massimo di ore operative può essere elevato a
1.000 in caso di emergenza dovuta alla necessità di produrre energia elettrica nelle isole connesse ad un sistema di
alimentazione principale a seguito dell’interruzione di tale alimentazione.
16. L’autorizzazione dello stabilimento in cui sono ubicati medi impianti di combustione nuovi che non sono in funzione
per più di 500 ore operative all’anno, calcolate in media mobile su un periodo di tre anni, può esentare tali impianti
dall’applicazione dei pertinenti valori limite previsti all’allegato I alla Parte Quinta. La domanda di autorizzazione contiene
l’impegno del gestore a rispettare tale numero di ore operative. Il primo periodo da considerare per il calcolo si riferisce
alla frazione di anno civile successiva al rilascio dell’autorizzazione ed ai due anni civili seguenti. Entro il 1° marzo di ogni
anno, a partire dall’anno civile successivo a quello di rilascio dell’autorizzazione, il gestore presenta all’autorità
competente, ai fini del calcolo della media mobile, la registrazione delle ore operative utilizzate nell’anno precedente.
L’istruttoria autorizzativa di cui all’articolo 271, comma 5, individua valori limite non meno restrittivi di quelli previsti dalla
normativa vigente prima del 19 dicembre 2017 e, per le emissioni di polveri degli impianti alimentati a combustibili solidi,
in ogni caso, un valore limite non superiore a 100 mg/Nm³.
17. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 può differire al 1° gennaio 2030 l’obbligo di adeguarsi ai valori limite
di emissione previsti al comma 5 per i medi impianti di combustione esistenti di potenza termica superiore a 5 MW se
almeno il 50% della produzione di calore utile dell’impianto, calcolata come media mobile su ciascun periodo di cinque
anni, sia fornito ad una rete pubblica di teleriscaldamento sotto forma di vapore o acqua calda. La domanda di
autorizzazione contiene l’impegno del gestore a rispettare tale percentuale di fornitura. Il primo periodo da considerare
per il calcolo si riferisce ai cinque anni civili successivi quello di rilascio dell’autorizzazione. Entro il 1° marzo di ogni anno,
a partire dal secondo anno civile successivo a quello di rilascio dell’autorizzazione, il gestore presenta all’autorità
competente, ai fini del calcolo della media mobile, un documento in cui è indicata la percentuale di produzione di calore
utile dell’impianto destinata a tale fornitura nell’anno precedente. L’istruttoria autorizzativa di cui all’articolo 271, comma
5, individua, per le emissioni del periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 ed al 1° gennaio 2030, valori limite non meno
restrittivi di quelli precedentemente autorizzati e, per le emissioni di ossidi di zolfo, in ogni caso, un valore limite non
superiore a 1.100 mg/Nm³.
18. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 può differire al 1° gennaio 2030 l’obbligo di adeguarsi ai valori limite
di emissione degli ossidi di azoto previsti al comma 5 per i medi impianti di combustione esistenti costituiti da motori a
gas o turbine a gas di potenza termica superiore a 5 MW, se tali impianti sono utilizzati per il funzionamento delle stazioni
di compressione di gas necessarie per garantire la protezione e la sicurezza di un sistema nazionale di trasporto del gas.
Resta fermo, fino alla data prevista di adeguamento, il rispetto dei valori limite precedentemente autorizzati.
19. In caso di impossibilità di rispettare i pertinenti valori limite di emissione previsti per gli ossidi di zolfo all’allegato I alla
Parte Quinta per i medi impianti nuovi ed esistenti a causa di un’interruzione nella fornitura di combustibili a basso tenore
di zolfo, dovuta ad una situazione di grave penuria, l’autorità competente può disporre una deroga, non superiore a sei
mesi, all’applicazione di tali valori limite. L’autorizzazione individua i valori limite da applicare in tali periodi, assicurando
che risultino non meno restrittivi di quelli autorizzati prima del 19 dicembre 2017.
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***ATTENZIONE SEZIONE IN COSTRUZIONE **** 234/260
20. In caso di medi impianti nuovi ed esistenti, alimentati esclusivamente a combustibili gassosi, che a causa di
un’improvvisa interruzione nella fornitura di gas debbano eccezionalmente utilizzare altri combustibili e dotarsi di un
apposito sistema di abbattimento, l’autorità competente può disporre una deroga, non superiore a 10 giorni, salvo
giustificate proroghe, all’applicazione dei pertinenti valori limite di emissione previsti dall’allegato I alla Parte Quinta.
L’autorizzazione individua i valori limite da applicare in tali periodi, assicurando che risultino non meno restrittivi di quelli
autorizzati del 19 dicembre 2017.
21. Le deroghe previste ai commi 18 e 19 sono comunicate dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare alla Commissione europea entro un mese dalla concessione. L’autorità competente, se diversa dal Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, comunica al Ministero tali deroghe entro cinque giorni dalla
concessione.
22. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 fissa al 1° gennaio 2030 l’obbligo di adeguarsi ai valori limite di
emissione previsti al comma 5 per i medi impianti di combustione esistenti che fanno parte di un piccolo sistema isolato o
di un microsistema isolato di cui all´articolo 2, punto 26 e punto 27, della direttiva 2009/72/CE. L’istruttoria autorizzativa
di cui all’articolo 271, comma 5, individua, per le emissioni del periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 ed il 1° gennaio
2030, valori limite non meno restrittivi di quelli precedentemente autorizzati»
274. Raccolta e trasmissione dei dati sulle emissioni dei grandi impianti di combustione e dei medi impianti
di combustione
(articolo sostituito dall’art. 23 del d.lgs. n. 46 del 2014)
1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette alla Commissione europea, ogni tre anni, una
relazione inerente le emissioni di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri di tutti i grandi impianti di combustione di cui
alla parte quinta del presente decreto, nella quale siano separatamente indicate le emissioni delle raffinerie. Tale
relazione è trasmessa per la prima volta entro il 31 dicembre 2007 in relazione al periodo di tre anni che decorre dal 1°
gennaio 2004 e, in seguito, entro dodici mesi dalla fine di ciascun successivo periodo di tre anni preso in esame. Il
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette inoltre alla Commissione europea, su richiesta, i
dati annuali relativi alle emissioni di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri dei singoli impianti di combustione.
2. (comma abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
3. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio presenta alla Commissione europea entro il 31 dicembre di ogni
anno, a partire dal 2017, per ciascun impianto di cui all’articolo 273, comma 5, la registrazione del numero di ore
operative utilizzate dal 1° gennaio 2016 e, per ciascun impianto di cui all’articolo 273, comma 6, la percentuale della
produzione di calore utile, calcolata come media mobile sui cinque anni civili precedenti, fornita ad una rete pubblica di
teleriscaldamento sotto forma di vapore o di acqua calda. L’autorità competente, se diversa dal Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio, comunica a tale Ministero le predette deroghe contestualmente all’applicazione delle stesse
specificando, per ciascun impianto, la potenza termica nominale totale, le tipologie di combustibili usati e i valori limite di
emissione applicati per ossidi di zolfo, ossidi di azoto e polveri.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n.1 83 del 2017)
4. Entro il 31 maggio di ogni anno, a partire dal 2006, i gestori dei grandi impianti di combustione comunicano all’Istituto
superiore per la prevenzione e la ricerca ambientale (ISPRA), con le modalità previste alla Parte III dell’Allegato II alla
Parte Quinta, la tipologia dell’impianto gestito, la data di messa in esercizio dell’impianto e, con riferimento all’anno
precedente, le emissioni totali, di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, determinate conformemente alle prescrizioni
della Parte IV dell’Allegato II alla Parte Quinta, la quantità annua totale di energia prodotta rispettivamente dal carbone,
dalla lignite, dalle biomasse, dalla torba, dagli altri combustibili solidi, dai combustibili liquidi, dal gas naturale e dagli altri
gas, riferita al potere calorifico netto, le ore operative, nonché la caratterizzazione dei sistemi di abbattimento delle
emissioni. In caso di mancata comunicazione dei dati e delle informazioni di cui al presente comma, il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche ai fini di quanto previsto dall’articolo 650 del codice penale,
ordina al gestore inadempiente di provvedere.
5. L’ISPRA, sulla base delle informazioni di cui al comma 4, elabora una relazione in cui sono riportate le emissioni di
biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri di tutti i grandi impianti di combustione di cui alla parte quinta del presente
decreto. Tale relazione deve riportare tutti gli elementi previsti dal comma 4. Almeno due mesi prima della scadenza
prevista dal comma 1 per la trasmissione dei dati alla Commissione europea, l’ISPRA trasmette al Ministero dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare la suddetta relazione, nonché i dati disaggregati relativi a ciascun impianto.
6. I dati di cui al comma 4 sono raccolti e inviati in formato elettronico. A tal fine debbono essere osservate, ove
disponibili, le procedure indicate sul sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La
relazione di cui al comma 5, nonché i dati disaggregati raccolti dall’ISPRA sono resi disponibili alle autorità competenti sul
sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e sul sito internet dell’ISPRA.
7. Entro il 31 dicembre di ogni anno, a partire dal 2017, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
comunica alla Commissione europea, con riferimento all’anno precedente:
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a) per gli impianti di combustione cui si applica la Parte II, sezione 1, lettera C, dell’Allegato II alla Parte
Quinta, il tenore di zolfo del combustibile solido indigeno usato e il grado di desolforazione raggiunto come
media mensile; la prima comunicazione indica anche la motivazione tecnica dell’impossibilità di rispettare i
valori limite di emissione oggetto di deroga;
b) il numero di ore operative annue utilizzate dagli impianti di combustione a cui sono state concesse le
deroghe previste all’Allegato II, parte II, alla Parte Quinta, sezione I, lettera A, paragrafo 2, sezione 2,
lettera A, paragrafo 2, sezione 4, lettera A, paragrafo 1, note 1, 4 e 5, e sezione 4, lettera A-bis, paragrafo
3.
8. L’autorità competente, se diversa dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, comunica a tale Ministero le
deroghe di cui alle lettere a) e b) contestualmente all’applicazione delle stesse.
8-bis. Il Ministero dell’ambiente trasmette alla Commissione europea, sulla base dei formati da questa adottati: a) entro il
1° gennaio 2021, una relazione contenente una stima delle emissioni totali annue di monossido di carbonio dei medi
impianti di combustione e dei medi impianti termici civili e le informazioni relative alle concentrazioni di monossido di
carbonio nelle emissioni di tali impianti, raggruppate per tipo di combustibile e classe di capacità; b) entro il 1° ottobre
2026 ed entro il 1° ottobre 2031, una relazione contenente le informazioni qualitative e quantitative relative
all’applicazione delle norme vigenti in materia di medi impianti di combustione e medi impianti termici civili, incluse le
attività finalizzate a verificare la conformità degli impianti. La prima relazione contiene anche una stima delle emissioni
totali annue di polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo dei medi impianti di combustione e dei medi impianti termici civili,
raggruppate per tipo di impianto, tipo di combustibile e classe di capacità.
(comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 de2l 017)
8-ter. Con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sono stabiliti i dati, i metodi di stima,
i tempi e le modalità delle comunicazioni che i gestori dei medi impianti di combustione e le autorità competenti di cui ai
titoli I e II alla Parte Quinta effettuano all’ISPRA ed al predetto Ministero ai fini della predisposizione delle relazioni
previste al comma 8-bis. L’ISPRA, sulla base di tali informazioni, elabora un rapporto, conforme ai pertinenti formati
adottati dalla Commissione europea, da inviare al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare almeno
tre mesi prima dei termini previsti al comma 8-bis.
(comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 de2l 017)
275. Emissioni di cov
1. L’Allegato III alla parte quinta del presente decreto stabilisce, relativamente alle emissioni di composti organici volatili, i
valori limite di emissione, le modalità di monitoraggio e di controllo delle emissioni, i criteri per la valutazione della
conformità dei valori misurati ai valori limite e le modalità di redazione del piano di gestione dei solventi. Le disposizioni
previste dal presente articolo per gli stabilimenti si intendono riferite anche alle installazioni soggette ad autorizzazione
integrata ambientale. L’Allegato III alla Parte Quinta indica i casi in cui le attività degli stabilimenti esistenti di cui al
comma 8 sono soggette a valori limite e prescrizioni speciali.
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
2. Se nello stesso stabilimento sono esercitate, mediante uno o più impianti o macchinari e sistemi non fissi o operazioni
manuali, una o più attività individuate nella parte II dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto le quali
superano singolarmente le soglie di consumo di solvente ivi stabilite, a ciascuna di tali attività si applicano, secondo le
modalità di cui al comma 7, i valori limite per le emissioni convogliate e per le emissioni diffuse di cui al medesimo
Allegato III, parte III, oppure i valori limite di emissione totale di cui a tale Allegato III, parti III e IV, nonché le
prescrizioni ivi previste. Tale disposizione si applica anche alle attività che, nello stesso stabilimento, sono direttamente
collegate e tecnicamente connesse alle attività individuate nel suddetto Allegato III, parte II, e che possono influire sulle
emissioni di COV. Il superamento delle soglie di consumo di solvente è valutato con riferimento al consumo massimo
teorico di solvente. Le attività di cui alla parte II dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto comprendono la
pulizia delle apparecchiature e non comprendono la pulizia dei prodotti, fatte salve le diverse disposizioni ivi previste.
3. Ai fini di quanto previsto dal comma 2, i valori limite per le emissioni convogliate si applicano a ciascun impianto che
produce tali emissioni ed i valori limite per le emissioni diffuse si applicano alla somma delle emissioni non convogliate di
tutti gli impianti, di tutti i macchinari e sistemi non fissi e di tutte le operazioni.
4. Il gestore che intende effettuare le attività di cui al comma 2 presenta all’autorità competente una domanda di
autorizzazione dello stabilimento ai sensi dell’articolo 269 o, ricorrendone i presupposti, una domanda di adesione ai sensi
dell’articolo 272, comma 3, o una domanda di autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’articolo 29-ter, in
conformità a quanto previsto al presente articolo e all’Allegato III alla Parte Quinta. In aggiunta ai casi previsti
dall’articolo 269, comma 8, la domanda di autorizzazione deve essere presentata anche dal gestore dello stabilimento in
cui sono esercitate delle attività che, a seguito di una modifica del consumo massimo teorico di solvente, rientrano tra
quelle di cui al comma 2.
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
5. L’autorizzazione stabilisce, sulla base dei commi 2 e 7, i valori limite di emissione e le prescrizioni che devono essere
rispettati. Per la captazione e il convogliamento si applica l’articolo 270. Sono inoltre previste le precauzioni necessarie per
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ridurre al minimo le emissioni di COV durante le operazioni di avviamento e di arresto. Le autorizzazioni, incluse quelle
rilasciate in sede di rinnovo ai sensi dell’articolo 281, assicurano che tali valori limite e prescrizioni si applichino a tutte le
attività di cui al comma 2 e che i valori limite e le prescrizioni di cui all’ultimo periodo del comma 2 si possano applicare
soltanto alle attività degli stabilimenti esistenti.
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
5-bis. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 271, commi 14 e 20, il gestore informa tempestivamente l’autorità
competente di qualsiasi violazione delle prescrizioni autorizzative.
(comma introdotto dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
6. L’autorizzazione indica il consumo massimo teorico di solvente e l’emissione totale annua conseguente all’applicazione
dei valori limite di cui al comma 2, nonché la periodicità dell’aggiornamento del piano di gestione di cui alla parte V
dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto. Al fine di ammettere l’applicazione di valori limite espressi come
emissioni totali equivalenti, ai sensi della parte V dell’allegato III alla parte quinta del presente decreto, negli stabilimenti
caratterizzati da elevate soglie di consumo di solventi, l’autorità competente valuta anche, tenuto conto delle specifiche
attività degli stabilimenti oggetto di autorizzazione, la sussistenza della possibilità di assicurare un efficace controllo sul
rispetto di tali valori.
(comma modificato dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017, poi dall’art. 1, comma 1d, .lgs. n. 183 del 2017)
7. Il rispetto dei valori limite di emissione previsti dal comma 2 è assicurato mediante l’applicazione delle migliori tecniche
disponibili e, in particolare, utilizzando materie prime a ridotto o nullo tenore di solventi organici, ottimizzando l’esercizio e
la gestione delle attività e, ove necessario, installando idonei dispositivi di abbattimento, in modo da minimizzare le
emissioni di composti organici volatili.
8. Si considerano esistenti, ai fini del presente articolo, gli stabilimenti che al 1° aprile 2001 erano in esercizio in base agli
atti autorizzativi all’epoca previsti o per i quali è stata presentata una domanda completa di autorizzazione prima di tale
data ove lo stabilimento sia stato messo in funzione entro il 1° aprile 2002. Si considerano nuovi gli altri stabilimenti. Ai
fini dell’applicazione degli articoli 270, 271 e 281 gli stabilimenti previsti dal presente articolo, escluse le installazioni
sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale, si considerano anteriori al 1988, anteriori al 2006 e nuovi sulla base
delle definizioni previste dall’articolo 268.
(comma così sostituito dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
9. (abrogato dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
10. Sono fatte salve le autorizzazioni rilasciate prima del 13 marzo 2004 che conseguono un maggiore contenimento delle
emissioni di composti organici volatili rispetto a quello ottenibile con l’applicazione delle indicazioni di cui alle parti III e IV
dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto. In tal caso rimangono validi i metodi di campionamento e di analisi
precedentemente in uso. È fatta salva la facoltà del gestore di chiedere all’autorità competente di rivedere dette
autorizzazioni sulla base delle disposizioni della parte quinta del presente decreto.
11. In caso di modifiche sostanziali di attività svolte negli stabilimenti esistenti l’autorizzazione dispone che le attività
oggetto di modifica sostanziale:
(comma così sostituito dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
a) siano soggette alle prescrizioni relative alle attività degli stabilimenti nuovi;
b) siano soggette alle prescrizioni relative alle attività degli stabilimenti esistenti se le emissioni totali di
tutte le attività svolte nello stabilimento non superano quelle che si producono in caso di applicazione della
lettera a).
12. Se il gestore comprova all’autorità competente che, pur utilizzando la migliore tecnica disponibile, non è possibile, per
uno specifico stabilimento, rispettare il valore limite per le emissioni diffuse, tale autorità può autorizzare deroghe a detto
valore limite, purché ciò non comporti rischi per la salute umana o per l’ambiente e purché le migliori tecniche disponibili
siano comunque applicate.
(comma così sostituito dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
13. Nei casi previsti nella parte III dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto, l’autorità competente può
esentare il gestore dall’applicazione delle prescrizioni ivi stabilite se le emissioni non possono essere convogliate ai sensi
dell’articolo 270, commi 1 e 2. In tal caso si applica quanto previsto dalla parte IV dell’Allegato III alla parte quinta del
presente decreto, salvo il gestore comprovi all’autorità competente che il rispetto di detto Allegato non è, nel caso di
specie, tecnicamente ed economicamente fattibile e che l’impianto utilizza la migliore tecnica disponibile.
14. L’autorità competente comunica al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nella relazione di cui
al comma 18, le deroghe autorizzate ai sensi dei commi 12 e 13.
15. Se due o più attività effettuate nello stesso stabilimento superano singolarmente le soglie di cui al comma 2, l’autorità
competente può:
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
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a) applicare i valori limite previsti da tale comma a ciascuna singola attività o
b) applicare un valore di emissione totale, riferito alla somma delle emissioni di tali attività, non superiore a
quello che si avrebbe applicando quanto previsto dalla lettera a); la presente opzione non si estende alle
emissioni delle sostanze indicate nel comma 17.
16. (abrogato dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
te dal comma 8, le emissioni totali non superino quelle che si sarebbero prodotte in caso di applicazione delle prescrizioni
della parte III dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto.
17. La parte I dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto stabilisce appositi valori limite di emissione per le
sostanze caratterizzate da particolari rischi per la salute e l’ambiente.
18. Le autorità competenti trasmettono al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ogni tre anni ed
entro il 30 aprile, a partire dal 2005, una relazione relativa all’applicazione del presente articolo, in conformità a quanto
previsto dalla decisione della Commissione europea 2010/681/UE del 9 novembre 2010. Copia della relazione è inviata
dalle autorità competenti alla regione o alla provincia autonoma. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare invia tali informazioni alla Commissione europea.
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
18-bis. Con apposito decreto, da adottare ai sensi dell’articolo 281, comma 6, si provvede ad inserire all’Allegato III alla
Parte Quinta una specifica disciplina delle attività di relazione e di comunicazione alla Commissione europea in merito
all’applicazione del presente articolo, in conformità ai provvedimenti comunitari di attuazione dell’articolo 72 della direttiva
2010/75/UE. Il comma 18 non trova applicazione a decorrere dalla data prevista dal predetto decreto.
(comma introdotto dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
19. (abrogato)
20. I gestori degli stabilimenti costituiti da uno o più impianti a ciclo chiuso di pulizia a secco di tessuti e di pellami,
escluse le pellicce, e delle pulitintolavanderie a ciclo chiuso, per i quali l’autorità competente non abbia adottato
autorizzazioni di carattere generale, comunicano a tali autorità di aderire all’autorizzazione di cui alla parte VII
dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto. è fatto salvo il potere delle medesime autorità di adottare
successivamente nuove autorizzazioni di carattere generale, ai sensi dell’articolo 272, l’obbligatoria adesione alle quali
comporta, per il soggetto interessato, la decadenza di quella prevista dalla parte VII dell’Allegato III alla parte quinta del
presente decreto relativamente al territorio a cui tali nuove autorizzazioni si riferiscono. A tali attività non si applicano le
prescrizioni della parte I, paragrafo 3, punti 3.2, 3.3. e 3.4 dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto.
21. Costituisce modifica sostanziale, ai sensi del presente articolo:
a) per le attività di ridotte dimensioni, una modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporta
un aumento delle emissioni di composti organici volatili superiore al venticinque per cento;
b) per tutte le altre attività, una modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporta un
aumento delle emissioni di composti organici volatili superiore al dieci per cento;
c) qualsiasi modifica che, a giudizio dell’autorità competente, potrebbe avere effetti negativi significativi
sulla salute umana o sull’ambiente;
d) qualsiasi modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporti la variazione dei valori limite
applicabili;
22. Per attività di ridotte dimensioni, ai sensi del comma 2 1, si intendono le attività di cui alla parte III, punti 1, 3, 4, 5,
8, 10, 13,16 o 17 dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto aventi un consumo massimo teorico di solventi
inferiore o uguale alla più bassa tra le soglie di consumo ivi indicate in terza colonna e le altre attività di cui alla parte III
del medesimo Allegato III aventi un consumo massimo teorico di solventi inferiore a 10 tonnellate l’anno.
276. Controllo delle emissioni di cov derivanti dal deposito della benzina e dalla sua distribuzione dai
terminali agli impianti di distribuzione
1. L’Allegato VII alla parte quinta del presente decreto stabilisce le prescrizioni che devono essere rispettate ai fini del
controllo delle emissioni di COV relativamente:
a) agli impianti di deposito presso i terminali;
b) agli impianti di caricamento di benzina presso i terminali;
c) agli impianti adibiti al deposito temporaneo di vapori presso i terminali;
d) alle cisterne mobili e ai veicoli cisterna:
e) agli impianti di deposito presso gli impianti di distribuzione dei carburanti;
f) alle attrezzature per le operazioni di trasferimento della benzina presso gli impianti di distribuzione e
presso terminali in cui è consentito il deposito temporaneo di vapori.
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2. Per impianti di deposito ai sensi del presente articolo si intendono i serbatoi fissi adibiti allo stoccaggio di benzina. Per
tali impianti di deposito situati presso i terminali le pertinenti prescrizioni dell’Allegato VII alla parte quinta del presente
decreto costituiscono le misure che i gestori devono adottare ai sensi dell’articolo 269, comma 10. Con apposito
provvedimento l’autorità competente può disporre deroghe a tali prescrizioni, relativamente agli obblighi di rivestimento,
ove necessario ai fini della tutela di aree di particolare pregio sotto il profilo paesaggistico.
3. Per impianti di distribuzione, ai sensi del presente articolo, si intendono gli impianti in cui la benzina viene erogata ai
serbatoi di tutti i veicoli a motore da impianti di deposito.
4. Nei terminali all’interno dei quali è movimentata una quantità di benzina inferiore a 10.000 tonnellate/anno e la cui
costruzione è stata autorizzata prima del 3 dicembre 1997, ai sensi della normativa vigente al momento
dell’autorizzazione, gli impianti di caricamento si adeguano alle disposizioni della parte II, paragrafo 2, dell’Allegato VII
alla parte quinta del presente decreto entro il 17 maggio 2010. Fino alla data di adeguamento deve essere garantita
l’agibilità delle operazioni di caricamento anche per i veicoli-cisterna con caricamento dall’alto. Per quantità movimentata
si intende la quantità totale annua massima di benzina caricata in cisterne mobili dagli impianti di deposito del terminale
nei tre anni precedenti il 17 maggio 2000.
5. Le prescrizioni di cui alla parte II, punto 3.2, dell’Allegato VII alla parte quinta del presente decreto si applicano ai
veicoli cisterna collaudati dopo il 17 novembre 2000 e si estendono agli altri veicoli cisterna a partire dal 17 maggio 2010.
Tali prescrizioni non si applicano ai veicoli cisterna a scomparti tarati, collaudati dopo il 1° gennaio 1990 e attrezzati con
un dispositivo che garantisca la completa tenuta di vapori durante la fase di caricamento. A tali veicoli cisterna a
scomparti tarati deve essere consentita l’agibilità delle operazioni di caricamento presso gli impianti di deposito dei
terminali.
6. Gli stabilimenti in cui sono presenti gli impianti di cui al comma 1, lettera b), non sono soggetti all’autorizzazione di cui
all’articolo 269.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
277. Recupero di cov prodotti durante le operazioni di rifornimento presso gli impianti di distribuzione di
benzina
1. I distributori degli impianti di distribuzione di benzina devono essere attrezzati con sistemi di recupero dei vapori di
benzina prodotti durante le operazioni di rifornimento.
2. I nuovi impianti di distribuzione di benzina e quelli esistenti soggetti a ristrutturazione completa devono essere
equipaggiati con sistemi di recupero dei vapori di benzina conformi ai requisiti previsti, per i sistemi di recupero di fase II,
all’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto, nonché essere sottoposti ai controlli previsti all’allegato VIII
medesimo, se:
a) il flusso è superiore a 500 m³/ anno;
b) il flusso è superiore a 100 m³/ anno e sono situati in edifici utilizzati in modo permanente come luoghi di
residenza o di lavoro.
3. Negli impianti esistenti di distribuzione di benzina, aventi un flusso superiore a 3.000 mc all’anno, i sistemi di recupero
devono rispettare, entro il 31 dicembre 2018, i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo previsti per i sistemi di
recupero di fase II dall’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto.
4. Negli impianti di distribuzione di benzina esistenti, di cui ai commi 2 e 3, i sistemi di recupero devono rispettare, fino
alla ristrutturazione completa o fino all’adeguamento previsto al comma 3, i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo
previsti all’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto per i sistemi di recupero diversi da quelli di fase II. è fatta
comunque salva, presso tali impianti, la possibilità di rispettare i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo previsti per
i sistemi di recupero di fase II.
5. I commi 2 e 3 non si applicano agli impianti di distribuzione di benzina utilizzati esclusivamente in relazione alla
produzione e alla consegna di nuovi veicoli a motore ai fini del primo rifornimento di tali veicoli.
6. Negli impianti di distribuzione diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3 i sistemi di recupero devono rispettare i requisiti di
efficienza e gli obblighi di controllo previsti dall’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto per i sistemi di
recupero diversi da quelli di fase II.
7. Il flusso previsto dai commi 2 e 3 si calcola considerando la media degli anni civili in cui l’impianto è stato in esercizio
nei tre anni antecedenti il 2012 oppure, se durante tale periodo non vi è stato almeno un anno civile di esercizio, una
stima effettuata dal gestore e documentata con atti da tenere a disposizione presso l’impianto; se la media della quantità
di benzina scaricata nei tre anni civili successivi a quello della messa in esercizio dell’impianto supera, diversamente dalla
stima, il flusso di cui al comma 3, il titolare dell’autorizzazione o della concessione dell’impianto è tenuto all’obbligo di
adeguamento previsto da tale disposizione.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
11/10/2019 d.lgs. n. 152/2006 (T.U. ambiente)
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8. I dispositivi componenti i sistemi di recupero dei vapori devono essere omologati dal Ministero dell’interno, a cui il
costruttore presenta apposita istanza corredata della documentazione necessaria ad identificare i dispositivi e dalla
certificazione di cui all’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto. Ai fini del rilascio dell’omologazione, il Ministero
dell’interno verifica la rispondenza dei dispositivi ai requisiti di efficienza previsti dal presente articolo ed ai requisiti di
sicurezza antincendio previsti dalla vigente normativa. In caso di mancata pronuncia l’omologazione si intende negata.
9. I dispositivi componenti i sistemi di recupero dei vapori che sono stati omologati dalle competenti autorità di altri Paesi
appartenenti all’Unione europea possono essere utilizzati per attrezzare i distributori degli impianti di distribuzione, previo
riconoscimento da parte del Ministero dell’interno, a cui il costruttore presenta apposita istanza, corredata dalla
documentazione necessaria ad identificare i dispositivi, dalle certificazioni di prova rilasciate dalle competenti autorità
estere e da una traduzione giurata in lingua italiana di tali documenti e certificazioni. Ai fini del riconoscimento, il
Ministero dell’interno verifica i documenti e le certificazioni trasmessi, da cui deve risultare il rispetto dei requisiti di
efficienza previsti dal presente articolo, e verifica la rispondenza dei dispositivi ai requisiti di sicurezza antincendio previsti
dalla vigente normativa. In caso di mancata pronuncia il riconoscimento si intende negato.
10. Durante le operazioni di rifornimento i gestori degli impianti di distribuzione devono mantenere in funzione i sistemi di
recupero dei vapori di cui al presente articolo.
11. Presso gli impianti di distribuzione attrezzati con sistemi di recupero dei vapori di benzina di fase II, deve essere
esposto, sui distributori o vicino agli stessi, un cartello, una etichetta o un altro tipo di supporto che informi i consumatori
circa l’esistenza di tale sistema. Presso gli impianti di distribuzione esistenti previsti dal comma 4 che, alla data del 1°
gennaio 2012, sono già attrezzati con sistemi di recupero dei vapori di benzina di fase II, tale obbligo di informazione si
applica entro i due mesi successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto.
12. I gestori degli impianti di distribuzione di benzina devono rispettare gli obblighi di documentazione previsti
dall’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto.
278. Poteri di ordinanza
1. In caso di inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione, ferma restando l’applicazione delle sanzioni di
cui all’articolo 279 e delle misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria, l’autorità competente procede, secondo la
gravità dell’infrazione:
a) alla diffida, con l’assegnazione di un termine entro il quale le irregolarità devono essere eliminate;
b) alla diffida ed alla contestuale temporanea sospensione dell’autorizzazione con riferimento agli impianti e
alle attività per i quali vi è stata violazione delle prescrizioni autorizzative, ove si manifestino situazioni di
pericolo per la salute o per l’ambiente;
c) alla revoca dell’autorizzazione con riferimento agli impianti e alle attività per i quali vi è stata violazione
delle prescrizioni autorizzative, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida o
qualora la reiterata inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione determini situazioni di
pericolo o di danno per la salute o per l’ambiente.
1-bis. Resta ferma, in caso di non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti, accertata nel corso dei controlli
effettuati dall’autorità o dagli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), la possibilità di adottare le ordinanze
previste all’articolo 271, comma 20-bis.(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
279. Sanzioni
1. Fuori dai casi per cui trova applicazione l’articolo 6, comma 13, cui eventuali sanzioni sono applicate ai sensi
dell’articolo 29-quattuordecies,, chi inizia a installare o esercisce uno stabilimento in assenza della prescritta
autorizzazione ovvero continua l’esercizio con l’autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa o revocata è punito con la pena
dell’arresto da due mesi a due anni o dell’ammenda da 1.000 euro a 10.000. Con la stessa pena è punito chi sottopone
uno stabilimento ad una modifica sostanziale senza l’autorizzazione prevista dall’articolo 269, comma 8 o, ove applicabile,
dal decreto di attuazione dell’articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge
4 aprile 2012, n. 35. Chi sottopone uno stabilimento ad una modifica non sostanziale senza effettuare la comunicazione
prevista dall’articolo 269, comma 8 o, ove applicabile, dal decreto di attuazione dell’articolo 23 del decreto-legge 9
febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, è assoggettato ad una sanzione
amministrativa pecuniaria da 300 euro a 1.000 euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità competente.
(comma modificato dall’art. 11, comma 4, d.lgs. n. 46 del 2014, poi dall’art. 1, comma 1d, .lgs. n. 183 del 2017
2. Chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola i valori limite di emissione stabiliti dall’autorizzazione, dagli Allegati I, II, III
o V alla parte quinta del presente decreto, dai piani e dai programmi o dalla normativa di cui all’articolo 271 è punito con
l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a 10.000 euro. Se i valori limite violati sono contenuti nell’autorizzazione
integrata ambientale si applicano le sanzioni previste dalla normativa che disciplina tale autorizzazione.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
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2-bis. Chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola le prescrizioni stabilite dall’autorizzazione, dagli allegati I, II, III o V alla
Parte Quinta, dai piani e dai programmi o dalla normativa di cui all’articolo 271 o le prescrizioni altrimenti imposte
dall’autorità competente è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 10.000 euro, alla cui
irrogazione provvede l’autorità competente. Se le prescrizioni violate sono contenute nell’autorizzazione integrata
ambientale si applicano le sanzioni previste dalla normativa che disciplina tale autorizzazione.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
3. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 7, chi mette in esercizio un impianto o inizia ad
esercitare un’attività senza averne dato la preventiva comunicazione prescritta ai sensi dell’articolo 269, comma 6, o ai
sensi dell’articolo 272, comma 1, è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a 1.032 euro. è soggetto ad
una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 2.500 euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità’ competente,
chi non effettua una delle comunicazioni previste all’articolo 273-bis, comma 6 e comma 7, lettere c) e d).
(comma modificato dall’art. 11, comma 4, d.lgs. n. 46 del 2014, poi dall’art. 1, comma 1, d.lgsn. . 183 del 2017
4. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 8, chi non comunica all’autorità competente i
dati relativi alle emissioni ai sensi dell’articolo 269, comma 6, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a
1.032 euro.
(comma così modificato dall’art. 11, comma 4, d.lgs. n. 46 del 2014)
5. Nei casi previsti dal comma 2 si applica sempre la pena dell’arresto fino ad un anno se il superamento dei valori limite
di emissione determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa.
6. Chi, nei casi previsti dall’articolo 281, comma 1, non adotta tutte le misure necessarie ad evitare un aumento anche
temporaneo delle emissioni è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno o dell’ammenda fino a 1.032 euro.
7. Per la violazione delle prescrizioni dell’articolo 276, nel caso in cui la stessa non sia soggetta alle sanzioni previste dai
commi da 1 a 6, e per la violazione delle prescrizioni dell’articolo 277 si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da
15.500 euro a 155.000 euro. All’irrogazione di tale sanzione provvede, ai sensi degli articoli 17 e seguenti della legge 24
novembre 1981, n. 689, la regione o la diversa autorità indicata dalla legge regionale. La sospensione delle autorizzazioni
in essere è sempre disposta in caso di recidiva.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
280. Abrogazioni
1. Sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto preveda l’ulteriore vigenza:
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
a) il d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203;
b) l’articolo 4 della legge 4 novembre 1997, n. 413;
c) l’articolo 12, comma 8, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387;
d) il decreto del Ministro dell’ambiente 10 marzo 1987, n. 105;
e) il decreto del Ministro dell’ambiente 8 maggio 1989;
f) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 luglio 1989;
g) il decreto del Ministro dell’ambiente 12 luglio 1990;
h) il d.P.R. 25 luglio 1991;
i) il decreto del Ministro dell’ambiente 21 dicembre 1995;
l) il decreto del Ministro dell’ambiente del 16 maggio 1996;
m) il decreto del Ministro dell’ambiente 20 gennaio 1999, n. 76;
n) il decreto del Ministro dell’ambiente 21 gennaio 2000, n. 107;
o) il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 16 gennaio 2004, n. 44.
281. Disposizioni transitorie e finali
1. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
2. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
3. I gestori degli stabilimenti in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che ricadono
nel campo di applicazione del presente titolo e che non ricadevano nel campo di applicazione del d.P.R. 24 maggio 1988,
n. 203, si adeguano alle disposizioni del presente titolo entro il 1° settembre 2013 o nel più breve termine stabilito
dall’autorizzazione alle emissioni.
Se lo stabilimento è soggetto a tale autorizzazione la relativa domanda deve essere presentata, ai sensi dell’articolo 269 o
dell’articolo 272, commi 2 e 3, entro il 31 luglio 2012. Dopo la presentazione della domanda, le condizioni di esercizio ed i
combustibili utilizzati non possono essere modificati fino all’ottenimento dell’autorizzazione. In caso di mancata
presentazione della domanda entro il termine previsto o in caso di realizzazione di modifiche prima dell’ottenimento
dell’autorizzazione, lo stabilimento si considera in esercizio senza autorizzazione alle emissioni. Se la domanda è
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presentata nel termine previsto, l’esercizio può essere proseguito fino alla pronuncia dell’autorità competente. Ai soli fini
della determinazione dei valori limite e delle prescrizioni di cui agli articoli 271 e 272, tali stabilimenti si considerano
nuovi. La procedura prevista dal presente articolo si applica anche in caso di stabilimenti in esercizio alla data di entrata in
vigore della parte quinta del presente decreto che ricadevano nel campo di applicazione del d.P.R. 24 maggio 1988, n.
203, ma erano esentati dall’autorizzazione ivi disciplinata e che, per effetto di tale parte quinta, siano soggetti
all’autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
(comma modificato dall’art. 11, comma 4, lettera c), d.P.R. n. 59 del 2013, poi dall’art. 1, comma1 , d.lgs. n. 183 del
2017)
4. Per gli impianti degli stabilimenti in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che
ricadono nel campo di applicazione del presente titolo e che ricadevano nel campo di applicazione della legge 13 luglio
1966, n. 615, del d.P.R. 22 dicembre 1970, n. 1391, o del titolo II del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8
marzo 2002, aventi potenza termica nominale inferiore a 10 MW, l’autorità competente, ai fini dell’applicazione del
comma 3, adotta le autorizzazioni generali di cui all’articolo 272, comma 2, entro cinque anni da tale data. In caso di
mancata adozione dell’autorizzazione generale, nel termine prescritto, la stessa è rilasciata con apposito decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e i gestori comunicano la propria adesione all’autorità
competente o all’autorità da questa delegata; è fatto salvo il potere dell’autorità competente di adottare successivamente
nuove autorizzazioni di carattere generale, ai sensi dell’articolo 272, l’obbligatoria adesione alle quali comporta, per il
soggetto interessato, la decadenza di quella adottata dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
(comma così modificato dall’art. 11, comma 4, lettera c), d.P.R. n. 59 del 2013, poi dall’art. 1, comma1 , d.lgs. n. 183 del
2017)
5. Le integrazioni e le modifiche degli allegati alle norme in materia di tutela dell’aria e della riduzione delle emissioni in
atmosfera del presente decreto sono adottate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro della salute, con il Ministro dello sviluppo economico e, per quanto di competenza, con il
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281.
(comma così sostituito dall’art. 24, comma 1, lettera h), legge n. 35 del 2013)
6. Alla modifica ed integrazione degli Allegati alla parte quinta del presente decreto, al fine di dare attuazione alle
direttive comunitarie per le parti in cui le stesse comportino modifiche delle modalità esecutive e delle caratteristiche di
ordine tecnico stabilite dalle norme vigenti, si provvede ai sensi dell’articolo 36 della legge 24 dicembre 2012, n. 234.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
7. Le domande di autorizzazione, i provvedimenti adottati dall’autorità competente e i risultati delle attività di controllo, ai
sensi del presente titolo, nonché gli elenchi delle attività autorizzate in possesso dell’autorità competente sono messi a
disposizione del pubblico ai sensi di quanto previsto dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.
8. (abrogato dall’art. 11, comma 4, lettera c), d.P.R. n. 59 del 2013)
9. Il Coordinamento previsto dall’articolo 20 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, assicura un esame congiunto
e l’elaborazione di indirizzi e linee guida in relazione ad aspetti di comune interesse inerenti la normativa vigente in
materia di emissioni in atmosfera e inquinamento dell’aria ambiente ed assicura, anche sulla base dello scambio di
informazioni previsto dall’articolo 6, comma 10, della direttiva 2015/2193/UE, le attività necessarie per la raccolta,
l’elaborazione e la diffusione, tra le autorità competenti, dei dati e delle informazioni rilevanti ai fini dell’applicazione della
parte quinta del presente decreto e per la valutazione delle migliori tecniche disponibili di cui all’articolo 268, comma 1,
lettera aa).
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
10. A fini di informazione le autorità competenti rendono disponibili al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, in formato digitale, le autorizzazioni rilasciate ai sensi degli articoli 269 e 272.
11. (abrogato dall’art. 11, comma 4, lettera c), d.P.R. n. 59 del 2013)
Titolo II – Impianti termici civili
282. Campo di applicazione
1. Il presente titolo disciplina, ai fini della prevenzione e della limitazione dell’inquinamento atmosferico, gli impianti
termici civili aventi potenza termica nominale inferiore a 3 MW. Sono sottoposti alle disposizioni del titolo I gli impianti
termici civili aventi potenza termica nominale uguale o superiore.
2. Un impianto termico civile avente potenza termica nominale uguale o superiore a 3 MW si considera in qualsiasi caso
come un unico impianto ai fini dell’applicazione delle disposizioni del titolo I.
283. Definizioni
1. Ai fini del presente titolo si applicano le seguenti definizioni:
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a) impianto termico: impianto destinalo alla produzione di calore costituito da uno o più generatori di calore
e da un unico sistema di distribuzione e utilizzazione di tale calore, nonché da appositi dispositivi di
regolazione e di controllo;
b) generatore di calore: qualsiasi dispositivo di combustione alimentato con combustibili al fine di produrre
calore, costituito da un focolare ed eventualmente uno scambiatore di calore;
c) focolare: parte di un generatore di calore nella quale avviene il processo di combustione;
d) impianto termico civile: impianto termico la cui produzione di calore è esclusivamente destinata, anche in
edifici ad uso non residenziale, al riscaldamento o alla climatizzazione invernale o estiva di ambienti o al
riscaldamento di acqua per usi igienici e sanitari; l’impianto termico civile è centralizzato se serve tutte le
unità dell’edificio o di più edifici ed è individuale negli altri casi;
e) potenza termica nominale dell’impianto: la somma delle potenze termiche nominali dei singoli focolari
costituenti l’impianto;
f) potenza termica nominale del focolare: il prodotto del potere calorifico inferiore del combustibile utilizzato
e della portata massima di combustibile bruciato all’interno del focolare, espresso in Watt termici o suoi
multipli;
g) valore di soglia: potenza termica nominale dell’impianto pari a 0.035MW;
h) modifica dell’impianto: qualsiasi intervento che sia effettuato su un impianto già installato e che richieda
la dichiarazione di conformità di cui all’articolo 7 del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37;
i) autorità competente: l’autorità responsabile dei controlli, gli accertamenti e le ispezioni previsti
dall’articolo 9 e dall’allegato L del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e dal d.P.R. 26 agosto 1993,
n. 412 o la diversa autorità indicata dalla legge regionale;
l) installatore: il soggetto indicato dall’articolo 3 del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37;
m) responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto: il soggetto indicato dall’articolo 11.
comma 1, del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37;
n) conduzione di un impianto termico: insieme delle operazioni necessarie al fine di assicurare la corretta
combustione nei focolari e l’adeguamento del regime dell’impianto termico alla richiesta di calore.
284. Installazione o modifica
1. Nel corso delle verifiche finalizzate alla dichiarazione di conformità prevista dal decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n.
37, per gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia, l’installatore verifica e dichiara
anche che l’impianto è conforme alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285 ed è idoneo a rispettare i valori limite di
cui all’articolo 286. Tali dichiarazioni devono essere espressamente riportate in un atto allegato alla dichiarazione di
conformità, messo a disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto da parte
dell’installatore entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori. L’autorità che riceve la dichiarazione di conformità ai sensi del
decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37, provvede ad inviare tale atto all’autorità competente. In occasione della
dichiarazione di conformità, l’installatore indica al responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto l’elenco
delle manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie ad assicurare il rispetto dei valori limite di cui all’articolo 286,
affinché tale elenco sia inserito nel libretto di centrale previsto dal d.P.R. 26 agosto 1993, n. 412. Se il responsabile
dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto non è ancora individuato al momento dell’installazione, l’installatore,
entro 30 giorni dall’installazione, invia l’atto e l’elenco di cui sopra al soggetto committente, il quale li mette a disposizione
del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto entro 30 giorni dalla relativa individuazione.
2. Per gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia, in esercizio alla data di entrata in
vigore della parte quinta del presente decreto, il libretto di centrale previsto dall’articolo 11 del d.P.R. 26 agosto 1993, n.
412 deve essere integrato, a cura del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto, entro il 31 dicembre
2012, da un atto in cui si dichiara che l’impianto è conforme alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285 ed è idoneo
a rispettare i valori limite di cui all’articolo 286. Entro il 31 dicembre 2012, il libretto di centrale deve essere inoltre
integrato con l’indicazione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie ad assicurare il rispetto dei valori limite
di cui all’articolo 286. Il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto provvede ad inviare tali atti
integrativi all’autorità competente entro 30 giorni dalla redazione.
285. Caratteristiche tecniche
(articolo sostituito dall’art. 34, comma 52, legge n. 221 del 2012, poi dalal’rt. 11, comma 9, legge n. 116 del 2014)
1. Gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia devono rispettare le caratteristiche
tecniche previste dalla parte II dell’allegato IX alla presente parte pertinenti al tipo di combustibile utilizzato. I piani e i
programmi di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa possono imporre ulteriori caratteristiche tecniche, ove
necessarie al conseguimento e al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’aria.
286. Valori limite di emissione
1. Le emissioni in atmosfera degli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia devono
rispettare i valori limite previsti dalla parte III dell’Allegato IX alla parte quinta del presente decreto e i più restrittivi valori
limite previsti dai piani e dai programmi di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa, ove necessario al
conseguimento ed al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’aria.
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2. I valori di emissione degli impianti di cui al comma 1 devono essere controllati almeno annualmente dal responsabile
dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto nel corso delle normali operazioni di controllo e manutenzione. I valori
misurati, con l’indicazione delle relative date, dei metodi di misura utilizzati e del soggetto che ha effettuato la misura,
devono essere allegati al libretto di centrale previsto dal d.P.R. 26 agosto 1993, n. 412. Tale controllo annuale dei valori
di emissione non è richiesto nei casi previsti dalla parte III, sezione 1 dell’Allegato IX alla parte quinta del presente
decreto. Al libretto di centrale devono essere allegati altresì i documenti o le dichiarazioni che attestano l’espletamento
delle manutenzioni necessarie a garantire il rispetto dei valori limite di emissione previste dal libretto di centrale.
3. Ai fini del campionamento, dell’analisi e della valutazione delle emissioni degli impianti termici di cui al comma 1 si
applicano i metodi previsti nella parte III dell’Allegato IX alla parte quinta del presente decreto.
4. A decorrere dal 29 ottobre 2006, l’installatore, contestualmente all’installazione o alla modifica dell’impianto, verifica il
rispetto dei valori limite di emissione previsti dal presente articolo. La documentazione relativa a tale verifica è messa a
disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto che la allega al libretto di centrale previsto
dal d.P.R. 26 agosto 1993, n. 412. Tale verifica non è richiesta nei casi previsti dalla parte III, sezione 1, dell’Allegato IX
VIII alla parte quinta del presente decreto.
287. Abilitazione alla conduzione
1. Il personale addetto alla conduzione degli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore a 0.232 MW
deve essere munito di un patentino di abilitazione rilasciato da una autorità individuata dalla legge regionale, la quale
disciplina anche le opportune modalità di formazione nonché le modalità di compilazione, tenuta e aggiornamento di un
registro degli abilitati alla conduzione degli impianti termici. I patentini possono essere rilasciati a persone aventi età non
inferiore a diciotto anni compiuti. Il registro degli abilitati alla conduzione degli impianti termici è tenuto presso l’autorità
che rilascia il patentino o presso la diversa autorità indicata dalla legge regionale e, in copia, presso l’autorità competente
e presso il comando provinciale dei vigili del fuoco.
2. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 11, comma 3, del d.P.R. 26 agosto 1993, n. 412.
3. Ai fini del comma 1 sono previsti due gradi di abilitazione. Il patentino di primo grado abilita alla conduzione degli
impianti termici per il cui mantenimento in funzione è richiesto il certificato di abilitazione alla condotta dei generatori di
vapore a norma del regio decreto 12 maggio 1927, n. 824, e il patentino di secondo grado abilita alla conduzione degli
altri impianti. Il patentino di primo grado abilita anche alla conduzione degli impianti per cui è richiesto il patentino di
secondo grado.
4. Il possesso di un certificato di abilitazione di qualsiasi grado per la condotta dei generatori di vapore, ai sensi del regio
decreto 12 maggio 1927, n. 824, consente, ove previsto dalla legge regionale, il rilascio del patentino senza necessità
dell’esame di cui al comma 1.
5. Il patentino può essere in qualsiasi momento revocato in caso di irregolare conduzione dell’impianto. A tal fine
l’autorità competente comunica all’autorità che ha rilasciato il patentino i casi di irregolare conduzione accertati. Il
provvedimento di sospensione o di revoca del certificato di abilitazione alla condotta dei generatori di vapore ai sensi
degli articoli 31 e 32 del regio decreto 12 maggio 1927, n. 824, non ha effetto sul patentino di cui al presente articolo.
6. Fino all’entrata in vigore delle disposizioni regionali di cui al comma 1, la disciplina dei corsi e degli esami resta quella
individuata ai sensi del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 12 agosto 1968.
288. Controlli e sanzioni
1. è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da cinquecentosedici euro a duemilacinquecentottantadue euro
l’installatore che non redige o redige in modo incompleto l’atto di cui all’articolo 284, comma 1, o non lo mette a
disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto o del soggetto committente nei termini
prescritti o non lo trasmette unitamente alla dichiarazione di conformità nei casi in cui questa è trasmessa ai sensi del
decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37. Con la stessa sanzione è punito il soggetto committente che non mette a
disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto l’atto e l’elenco dovuti nei termini prescritti.
Con la stessa sanzione è punito il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto che non redige o redige in
modo incompleto l’atto di cui all’articolo 284, comma 2, o non lo trasmette all’autorità competente nei termini prescritti.
2. In caso di esercizio di un impianto termico civile non conforme alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285, sono
puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 516 euro a 2.582 euro:
a) l’installatore, nei casi disciplinati all’articolo 284, comma 1;
b) il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto, nei casi soggetti all’articolo 284, comma
2.
3. Nel caso in cui l’impianto non rispetti i valori limite di emissione di cui all’articolo 286, comma 1, sono puniti con una
sanzione amministrativa pecuniaria da 516 euro a 2.582:
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a) il responsabile dell’esercizio e della manutenzione, in tutti i casi in cui l’impianto non è soggetto
all’obbligo di verifica di cui all’articolo 286, comma 4;
b) l’installatore e il responsabile dell’esercizio e della manutenzione, se il rispetto dei valori limite non è
stato verificato ai sensi dell’articolo 286, comma 4, o non è stato dichiarato nell’atto di cui all’articolo 284,
comma 1;
c) l’installatore, se il rispetto dei valori limite è stato verificato ai sensi dell’articolo 286, comma 4, e
dichiarato nell’atto di cui all’articolo 284, comma 1, e se dal libretto di centrale risultano regolarmente
effettuati i controlli e le manutenzioni prescritti dalla parte quinta del presente decreto e dal d.P.R. 26
agosto 1993, n. 412, purché non sia superata la durata stabilita per il ciclo di vita dell’impianto:
d) il responsabile dell’esercizio e della manutenzione, se il rispetto dei valori limite è stato verificato ai sensi
dell’articolo 286, comma 4, e dichiarato nell’atto di cui all’articolo 284, comma 1, e se dal libretto di centrale
non risultano regolarmente effettuati i controlli e le manutenzioni prescritti o è stata superata la durata
stabilita per il ciclo di vita dell’impianto.
4. Con una sanzione amministrativa pecuniaria da 516 euro a 2.582 euro è punito il responsabile dell’esercizio e della
manutenzione dell’impianto che non effettua il controllo annuale delle emissioni ai sensi dell’articolo 286, comma 2, o non
allega al libretto di centrale i dati ivi previsti.
5. Ferma stando l’applicazione delle sanzioni previste dai commi precedenti e delle sanzioni previste per la produzione di
dichiarazioni mendaci o di false attestazioni, l’autorità competente, ove accerti che l’impianto non rispetta le
caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285 o i valori limite di emissione di cui all’articolo 286 o quanto disposto
dall’articolo 293, impone, con proprio provvedimento, al contravventore di procedere all’adeguamento entro un
determinato termine oltre il quale l’impianto non può essere utilizzato. In caso di mancato rispetto del provvedimento
adottato dall’autorità competente si applica l’articolo 650 del codice penale.
6. All’irrogazione delle sanzioni amministrative previste dal presente articolo, ai sensi degli articoli 17 e seguenti della
legge 24 novembre 1981, n. 689, provvede l’autorità competente di cui all’articolo 283, comma 1, lettera i), o la diversa
autorità indicata dalla legge regionale.
7. Chi effettua la conduzione di un impianto termico civile di potenza termica nominale superiore a 0.232 MW senza
essere munito, ove prescritto, del patentino di cui all’articolo 287 è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da
quindici euro a quarantasei euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità indicata dalla legge regionale.
8. I controlli relativi al rispetto del presente titolo sono effettuati dall’autorità competente in occasione delle ispezioni
effettuate ai sensi dell’allegato L al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, anche avvalendosi degli organismi ivi
previsti, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.
289. Abrogazioni
1. Sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore vigenza, la legge 13 luglio 1966, n.
615, ed il d.P.R. 22 dicembre 1970, n. 1391.
290. Disposizioni transitorie e finali
1. (abrogato)
2. L’installazione di impianti termici civili centralizzati può essere imposta dai regolamenti edilizi comunali relativamente
agli interventi di ristrutturazione edilizia ed agli interventi di nuova costruzione qualora tale misura sia individuata dai piani
e dai programmi previsti di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa, come necessaria al conseguimento dei valori
di qualità dell’aria.
3. La legge 13 luglio 1966, n. 615, il d.P.R. 22 dicembre 1970, n. 1391, e il titolo II del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002 continuano ad applicarsi agli impianti termici assoggettati al titolo I della parte quinta
al del presente decreto, fino alla data in cui è effettuato l’adeguamento disposto dalle autorizzazioni rilasciate ai sensi
dell’articolo 281, comma 3.
4. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri della salute e dello sviluppo economico, da adottare
entro il 31 dicembre 2010, sono disciplinati i requisiti, le procedure e le competenze per il rilascio di una certificazione dei
generatori di calore, con priorità per quelli aventi potenza termica nominale inferiore al valore di soglia di 0,035 MW,
alimentati con i combustibili individuati alle lettere f), g) e h) della parte I, sezione 2, dell’allegato X alla parte quinta del
presente decreto. Nella certificazione si attesta l’idoneità dell’impianto ad assicurare specifiche prestazioni emissive, con
particolare riferimento alle emissioni di polveri e di ossidi di azoto, e si assegna, in relazione ai livelli prestazionali
assicurati, una specifica classe di qualità. Tale decreto individua anche le prestazioni emissive di riferimento per le diverse
classi, i relativi metodi di prova e le verifiche che il produttore deve effettuare ai fini della certificazione, nonché
indicazioni circa le corrette modalità di installazione e gestione dei generatori di calore. A seguito dell’entrata in vigore del
decreto, i piani di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa possono imporre limiti e divieti all’utilizzo dei generatori
di calore non aventi la certificazione o certificati con una classe di qualità inferiore, ove tale misura sia necessaria al
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conseguimento dei valori di qualità dell’aria. I programmi e gli strumenti di finanziamento statali e regionali diretti ad
incentivare l’installazione di generatori di calore a ridotto impatto ambientale assicurano priorità a quelli certificati con una
classe di qualità superiore.
Titolo III – Combustibili
291. Campo di applicazione
1. Il presente titolo disciplina, ai fini della prevenzione e della limitazione dell’inquinamento atmosferico, le caratteristiche
merceologiche dei combustibili che possono essere utilizzati negli impianti di cui ai titoli I e II della parte quinta del
presente decreto, inclusi gli impianti termici civili di potenza termica inferiore al valore di soglia, e le caratteristiche
merceologiche del gasolio marino. Il presente titolo stabilisce inoltre le condizioni di utilizzo dei combustibili, comprese le
prescrizioni finalizzate ad ottimizzare il rendimento di combustione, e i metodi di misura delle caratteristiche
merceologiche.
292. Definizioni
1. Ai fini del presente titolo si applicano, ove non altrimenti disposto, le definizioni di cui al titolo I ed al titolo II della
parte quinta del presente decreto.
2. In aggiunta alle definizioni del comma 1, si applicano le seguenti definizioni:
a) olio combustibile pesante: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio del codice NC 2710 1951 –
2710 1969 ovvero qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio, escluso il gasolio di cui alle lettere b)
e d), che, per i suoi limiti di distillazione, rientra nella categoria di oli pesanti destinati ad essere usati come
combustibile e di cui meno del sessantacinque per cento in volume, comprese le perdite, distilla a 250 °C
secondo il metodo ASTM D86, anche se la percentuale del distillato a 250° C non può essere determinata
secondo il predetto metodo;
b) gasolio: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio del codice NC 2710 1945 – 2710 1949, ovvero
qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio che, per i suoi limiti di distillazione, rientra nella categoria
dei distillati medi destinati ad essere usati come combustibile o carburante e di cui almeno l’ottantacinque
per cento in volume, comprese le perdite, distilla a 350 °C secondo il metodo ASTM D86;
c) metodo ASTM: i metodi stabiliti dalla «American Society for Testing and Materials» nell’edizione 1976
delle definizioni e delle specifiche tipo per il petrolio e i prodotti lubrificanti;
d) gasolio marino: qualsiasi combustibile per uso marittimo che corrisponde alla definizione di cui alla
lettera b) ovvero che ha una viscosità o densità che rientra nei limiti della viscosità o densità definiti per i
distillati marini nella tabella dell’ISO 8217 – 1996, ad esclusione di quello utilizzato per le imbarcazioni
destinate alla navigazione interna, per il quale valgono le disposizioni di cui al decreto legislativo 21 marzo
2005, n. 66, e ad esclusione di quello utilizzato dalle navi che provengono direttamente da un Paese non
appartenente all’Unione europea;
e) navigazione interna: navigazione su laghi, fiumi, canali e altre acque interne.
f) depositi fiscali: impianti in cui vengono fabbricati, trasformati, detenuti, ricevuti o spediti i combustibili
oggetto della parte quinta del presente decreto, sottoposti ad accisa; ricadono in tale definizione anche gli
impianti di produzione dei combustibili.
g) combustibile sottoposto ad accisa: combustibile al quale si applica il regime fiscale delle accise.
293. Combustibili consentiti
1. Negli impianti disciplinati dal titolo I e dal titolo II della parte quinta del presente decreto, inclusi gli impianti termici
civili di potenza termica inferiore al valore di soglia, possono essere utilizzati esclusivamente i combustibili previsti per tali
categorie di impianti dall’Allegato X alla parte quinta del presente decreto, alle condizioni ivi previste. I materiali e le
sostanze elencati nell’allegato X alla parte quinta del presente decreto non possono essere utilizzati come combustibili ai
sensi del presente titolo se costituiscono rifiuti ai sensi della parte quarta del presente decreto. è soggetta alla normativa
vigente in materia di rifiuti la combustione di materiali e sostanze che non sono conformi all’allegato X alla parte quinta
del presente decreto o che comunque costituiscono rifiuti ai sensi della parte quarta del presente decreto. Agli impianti di
cui alla parte I, lettere e) ed f), dell’Allegato IV alla parte quinta del presente decreto si applicano le prescrizioni
dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto relative agli impianti disciplinati dal titolo II della parte quinta del
presente decreto. Il gasolio marino deve essere conforme a quanto previsto dalla parte I, sezione 3, dell’Allegato X alla
parte quinta del presente decreto.
2. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle attività
produttive e della salute, previa autorizzazione della Commissione europea, possono essere stabiliti valori limite massimi
per il contenuto di zolfo negli oli combustibili pesanti o nel gasolio, incluso quello marino, più elevati rispetto a quelli
fissati nell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto qualora, a causa di un mutamento improvviso
nell’approvvigionamento del petrolio greggio, di prodotti petroliferi o di altri idrocarburi, non sia possibile rispettare tali
valori limite.
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294. Prescrizioni per il rendimento di combustione
1. Al fine di ottimizzare il rendimento di combustione, gli impianti disciplinati dal titolo I della parte quinta del presente
decreto, con potenza termica nominale pari o superiore a 6 MW, devono essere dotati di rilevatori della temperatura
nell’effluente gassoso nonché di un analizzatore per la misurazione e la registrazione in continuo dell’ossigeno libero e del
monossido di carbonio. I suddetti parametri devono essere rilevati nell’effluente gassoso all’uscita dell’impianto. Tali
impianti devono essere inoltre dotati, ove tecnicamente fattibile, di regolazione automatica del rapporto aria-combustibile.
Ai fini dell’applicazione del presente comma si fa riferimento alla potenza termica nominale di ciascun focolare, anche nei
casi in cui più impianti siano considerati, ai sensi dell’articolo 270, comma 4, o dell’articolo 273, comma 9, o dell’articolo
282, comma 2, come un unico impianto.
2. Nel caso di impianti di combustione per i quali l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera o l’autorizzazione integrata
ambientale prescriva un valore limite di emissione in atmosfera per il monossido di carbonio e la relativa misurazione in
continuo, quest’ultima tiene luogo della misurazione del medesimo prescritta al comma 1. Il comma 1 non si applica agli
impianti elencati nell’articolo 273, comma 15, anche di potenza termica nominale inferiore a 50MW.
3. Al fine di ottimizzare il rendimento di combustione, gli impianti disciplinati dal titolo II della parte quinta del presente
decreto, di potenza termica nominale per singolo focolare superiore a 1,16 MW, devono essere dotati di rilevatori della
temperatura negli effluenti gassosi nonché di un analizzatore per la misurazione e la registrazione in continuo
dell’ossigeno libero e del monossido di carbonio. I suddetti parametri devono essere rilevati nell’effluente gassoso
all’uscita del focolare. Tali impianti devono essere inoltre dotati, ove tecnicamente fattibile, di regolazione automatica del
rapporto aria-combustibile.
295. Raccolta e trasmissione di dati relativi al tenore di zolfo di alcuni combustibili liquidi
1. Al fine di consentire l’elaborazione della relazione di cui al comma 4, il controllo delle caratteristiche dell’olio
combustibile pesante, del gasolio e del gasolio marino prodotti o importati, e destinati alla commercializzazione sul
mercato nazionale, è effettuato dai laboratori chimici delle dogane o, ove istituiti, dagli uffici delle dogane nel cui ambito
operano i laboratori chimici delle dogane. Il campionamento è effettuato con una frequenza adeguata e secondo modalità
che assicurino la rappresentatività dei campioni rispetto al combustibile controllato. Entro il 31 marzo di ogni anno gli esiti
di tali controlli effettuati nel corso dell’anno precedente sono messi a disposizione dell’Istituto superiore per la protezione
e la ricerca ambientale (APAT) e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
2. Entro il 31 marzo di ogni anno, i gestori dei depositi fiscali che importano i combustibili di cui comma 1 da Paesi terzi o
che li ricevono da Paesi membri dell’Unione europea e i gestori degli impianti di produzione dei medesimi combustibili
inviano all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT) e al Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, osservando le modalità e utilizzando i moduli indicati nella parte 1, sezione 3, appendice 1,
dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto, i dati concernenti i quantitativi e il contenuto di zolfo di tali
combustibili prodotti o importati, e destinati alla commercializzazione sul mercato nazionale, nel corso dell’anno
precedente. I dati si riferiscono ai combustibili immagazzinati nei serbatoi in cui sono sottoposti ad accertamento volto a
verificarne la quantità e la qualità ai fini della classificazione fiscale. Entro il 31 marzo di ogni anno, i gestori dei grandi
impianti di combustione che importano olio combustibile pesante da Paesi terzi o che lo ricevono da Paesi membri
dell’Unione europea inviano all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT) e al Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, osservando le modalità e utilizzando i moduli indicati nella parte I,
sezione 3, appendice 1 dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto, i dati concernenti i quantitativi di olio
combustibile pesante importati nell’anno precedente e il relativo contenuto di zolfo.
3. Entro il 31 marzo di ogni anno, i gestori degli impianti di cui alla parte I, sezione 3, punto 1.2, dell’Allegato X alla parte
quinta del presente decreto inviano all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT) e al Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, osservando le modalità e utilizzando i moduli indicati da tale sezione
nell’appendice 2, i dati inerenti i quantitativi ed il tenore di zolfo dell’olio combustibile pesante utilizzato nel corso
dell’anno precedente.
4. Entro il 31 maggio di ogni anno l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT), sulla base dei
risultati dei controlli di cui al comma 1 e dei dati di cui ai commi 2 e 3, trasmette al Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare una relazione circa il tenore di zolfo dei combustibili di cui al comma 1 prodotti, importati e
utilizzati nell’anno civile precedente e circa i casi di applicazione delle deroghe di cui alla parte I, sezione 3, punto 1.2,
dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto.
5. Entro il 30 giugno di ciascun anno il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare invia alla
Commissione europea un documento elaborato sulla base della relazione di cui al comma 4.
6. Non sono soggetti al presente articolo i combustibili destinati alla trasformazione prima della combustione finale e i
combustibili usati a fini di trasformazione nell’industria della raffinazione.
296. Sanzioni
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1. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 4, chi effettua la combustione di materiali o
sostanze non conformi alle prescrizioni del presente titolo, ove gli stessi non costituiscano rifiuti ai sensi della vigente
normativa, è punito:
(alinea così modificato dall’art. 11, comma 5, d.lgs. n. 46 del 2014)
a) in caso di combustione effettuata presso gli impianti di cui al titolo I della parte quinta del presente
decreto, con l’arresto fino a due anni o con l’ammenda da 258 euro a 1.032 euro;
b) in caso di combustione effettuata presso gli impianti di cui al titolo II della parte quinta del presente
decreto, inclusi gli impianti termici civili di potenza termica inferiore al valore di soglia, con una sanzione
amministrativa pecuniaria da 200 euro a 1.000 euro; a tale sanzione, da irrogare ai sensi dell’articolo 288,
comma 6, non si applica il pagamento in misura ridotta di cui all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981,
n. 689; la sanzione non si applica se, dalla documentazione relativa all’acquisto di tali materiali o sostanze,
risultano caratteristiche merceologiche conformi a quelle dei combustibili consentiti nell’impianto, ferma
restando l’applicazione dell’articolo 515 del codice penale e degli altri reati previsti dalla vigente normativa.
2. La sanzione prevista dal comma 1, lettera b), si applica anche a chi effettua la combustione di gasolio marino non
conforme alle prescrizioni del presente titolo. In tal caso l’autorità competente all’irrogazione è la regione o la diversa
autorità indicata dalla legge regionale.
3. I controlli sul rispetto delle disposizioni del presente titolo sono effettuati, per gli impianti di cui al titolo I della parie
quinta del presente decreto, dall’autorità di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), e per gli impianti di cui al titolo II
della parte quinta del presente decreto, dall’autorità di cui all’articolo 283, comma 1, lettera i).
4. In caso di mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’articolo 294, il gestore degli impianti disciplinati dal titolo I della
parte quinta del presente decreto è punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda fino a 1.032 euro. Per gli
impianti disciplinati dal titolo II della parte quinta del presente decreto si applica la sanzione prevista dall’articolo 288,
comma 2; la medesima sanzione, in caso di mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’articolo 294, si applica al
responsabile per l’esercizio e la manutenzione se ricorre il caso previsto dall’ultimo periodo dell’articolo 284, comma 2.
5. In caso di mancata trasmissione dei dati di cui all’articolo 295, commi 2 e 3, nei termini prescritti, il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche ai fini di quanto previsto dall’articolo 650 del codice penale,
ordina ai soggetti inadempienti di provvedere.
297. Abrogazioni
1. Sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore vigenza, l’articolo 2, comma 2, della
legge 8 luglio 1986, n. 349, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 settembre 2001, n. 395, il decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002 e l’articolo 2 del decreto-legge 7 marzo 2002, n. 22, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 maggio 2002, n. 82.
298. Disposizioni transitorie e finali
1. Le disposizioni del presente titolo relative agli impianti disciplinati dal titolo I della parte quinta del presente decreto si
applicano agli impianti termici civili di cui all’articolo 290, comma 3, a partire dalla data in cui è effettuato l’adeguamento
disposto dalle autorizzazioni rilasciate ai sensi dell’articolo 281, comma 3.
2. Alla modifica e all’integrazione dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto si provvede con le modalità
previste dall’articolo 281, commi 5 e 6. All’integrazione di tale Allegato si procede per la prima volta entro un anno
dall’entrata in vigore della parte quinta del presente decreto.
2-bis. Entro il 30 giugno di ciascun anno il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare invia
alla Commissione europea, sulla base di una relazione trasmessa dall’APAT entro il mese precedente, un rapporto circa il
tenore di zolfo dell’olio combustibile pesante, del gasolio e dei combustibili per uso marittimo utilizzati nell’anno civile
precedente. I soggetti di cui all’articolo 296, commi 2 e 9, i laboratori chimici delle dogane o, ove istituiti, gli uffici delle
dogane nel cui ambito operano i laboratori chimici delle dogane, i gestori dei depositi fiscali, i gestori degli impianti di
produzione di combustibili e i gestori dei grandi impianti di combustione trasmettono all’APAT ed al Ministero, nei casi, nei
tempi e con le modalità previsti nella parte I, sezione 3, dell’Allegato X alla parte quinta, i dati e le informazioni necessari
ad elaborare la relazione.
2-ter. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute
ed il Ministro dello sviluppo economico ed il Ministro delle politiche agricole e forestali è istituita, nell’ambito delle risorse
umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico del
bilancio dello Stato, una commissione per l’esame delle proposte di integrazione ed aggiornamento dell’Allegato X alla
parte quinta del presente decreto, presentate dalle amministrazioni dello Stato e dalle regioni. La commissione è
composta da due rappresentanti di ciascuno di tali Ministeri e da un rappresentante del Dipartimento affari regionali della
Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ai componenti della Commissione non sono dovuti compensi, né rimborsi spese.
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Parte Quinta-bis – Disposizioni per particolari installazioni
(parte introdotta dall’art. 7, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
Titolo I – Attività di produzione di biossido di titanio e solfati di calcio
298-bis. Disposizioni particolari per installazioni e stabilimenti che producono biossido di titanio e solfati di
calcio
1. Sono vietati, con riferimento alle sostanze relative ai processi di produzione di biossido di titanio, l’immersione,
l’iniezione e lo scarico in qualsiasi corpo d’acqua e nel mare dei seguenti rifiuti:
a) rifiuti solidi, in particolare i residui insolubili del minerale che non vengono attaccati dall’acido solforico o
dal cloro nel procedimento di fabbricazione; il vetriolo verde, ossia il solfato ferroso cristallizzato
(FeSO4H2O; i cloruri metallici e idrossidi metallici (stanze di filtrazione) provenienti in forma solida dalla
fabbricazione del tetracloruro di titanio; i residui di coke provenienti dalla fabbricazione del tetracloruro di
titanio;
b) le acque madri provenienti dalla fase di filtrazione successiva all’idrolisi della soluzione di solfato di
1titanio e da installazioni che utilizzano il procedimento al solfato; sono compresi i rifiuti acidi associati a tali
acque madri, contenenti complessivamente più dello 0,5 per cento di acido solforico libero nonché vari
metalli pesanti; sono e comprese le acque madri che sono state diluite fino a contenere lo 0,5 per cento o
meno di acido solforico libero;
c) i rifiuti provenienti da installazioni che utilizzano il procedimento con cloruro, contenenti più dello 0,5 per
cento di acido cloridrico, nonché vari metalli pesanti; sono compresi i rifiuti acidi che sono stati diluiti fino a
contenere lo 0,5 per cento o meno di acido cloridrico libero;
d) i sali di filtrazione, i fanghi ed i rifiuti liquidi ottenuti dal trattamento (concentrazione o neutralizzazione)
dei rifiuti di cui alle lettere b) e c) e contenenti vari metalli pesanti; sono esclusi i rifiuti neutralizzati e filtrati
o decantati che contengono metalli pesanti solo in tracce e che, prima di qualsiasi diluizione, hanno un
valore di pH superiore a 5,5.
1-bis. Il gestore delle installazioni e degli stabilimenti che producono biossido di titanio informa immediatamente l’autorità
competente in caso di violazione delle condizioni di autorizzazione, adottando nel contempo le misure necessarie a
ripristinare la conformità nel più breve tempo possibile.
(comma introdotto dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
1-ter. In caso di violazione delle condizioni di autorizzazione, l’autorità competente impone al gestore di adottare ogni
misura complementare appropriata che ritiene necessaria per ripristinare la conformità, disponendo la sospensione
dell’esercizio della parte interessata laddove la violazione determini un pericolo immediato per la salute umana o minacci
di provocare ripercussioni serie e immediate sull’ambiente, finché la conformità non sia ripristinata con l’applicazione delle
misure adottate ai sensi del presente comma e del comma 1-bis.
(comma introdotto dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
2. Per le installazioni e gli stabilimenti che producono biossido di titanio, le emissioni nelle acque e nell’atmosfera devono
rispettare i valori limite di emissione previsti all’Allegato I, parti 1 e 2, alla Parte Quinta-bis. Le autorizzazioni prevedono
inoltre opportune misure per prevenire l’emissione di aerosol acidi dalle installazioni.
3. Le autorità competenti per il controllo effettuano ispezioni e prelievi di campioni 3.relativamente alla emissioni nelle
acque, alle emissioni nell’atmosfera, agli stoccaggi ed alle lavorazioni presso le installazioni e gli stabilimenti che
producono biossido di titanio. Tale controllo comprende almeno il controllo delle emissioni di cui all’Allegato I, Parte 3.3,
alla Parte Quinta-bis. Il controllo è effettuato conformemente alle norme CEN oppure, se non sono disponibili norme CEN,
conformemente a norme ISO, nazionali o internazionali che assicurino dati equivalenti sotto il profilo della qualità
scientifica.
(comma così modificato dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
3-bis. Alle installazioni e agli stabilimenti che producono biossido di titanio si applicano le disposizioni dell’articolo 29-
undecies.
(comma introdotto dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
4. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare integra la relazione di cui all’articolo 29-terdecies,
comma 2, con i dati relativi all’attuazione del presente articolo, secondo le modalità fissate dalla normativa comunitaria e
sulla base di rapporti di cui al comma 5 che le regioni e le province autonome forniscono entro il 30 aprile di ogni anno.
5. Il rapporto di cui al comma 4, elaborato sulla base dei controlli di cui al comma 3 e dei dati di cui al comma 6, deve
contenere almeno, con riferimento a ciascuna risorsa ambientale interessata, le seguenti informazioni:
a) una descrizione del luogo di campionamento e delle sue caratteristiche permanenti, unitamente ad altre
notizie di tipo amministrativo e geografico;
b) l’indicazione dei metodi di campionamento e analisi usati;
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c) i risultati delle analisi;
d) le modifiche apportate alla frequenza di campionamento e di analisi ed al luogo di campionamento.
6. I gestori delle installazioni e degli stabilimenti che producono biossido di titanio trasmettono alle regioni e alla province
autonome, entro il 31 marzo di ogni anno, una relazione contenente i dati necessari per il rapporto di cui al comma 5 con
riferimento alle emissioni, agli stoccaggi e alle lavorazioni di cui al comma 3, indicando anche la tipologia e sui quantitativi
di rifiuti prodotti e/o scaricati o stoccati nell’anno civile precedente.
6-bis. Fatto salvo quanto disposto dal decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento
ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, l’autorità competente, in sede di valutazione di
compatibilità ambientale, può non applicare i valori di concentrazione soglia di contaminazione, indicati nella tabella 1
dell’allegato 5 al titolo V della parte quarta del presente decreto, agli analiti presenti nei solfati di calcio, ottenuti da
neutralizzazione di correnti acide liquide o gassose generati da lavorazioni industriali, utilizzati nell’attività di recupero
ambientale, qualora sia dimostrata, secondo le metodiche previste dal citato decreto ministeriale, l’assenza di cedibilità
dei suddetti analiti.
(comma aggiunto dall’art. 50, comma 1, legge n. 221 del 2015)
6-ter. Fatto salvo l’obbligo di sottoporre i solfati di calcio destinati all’attività di recupero ambientale a test di cessione
secondo le metodiche e i limiti di cui all’allegato 3 del decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel
supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, l’autorità competente, nell’autorizzare
l’utilizzo dei solfati di calcio, ottenuti da neutralizzazione di correnti acide liquide o gassose generati da lavorazioni
industriali, nell’attività di recupero ambientale, può derogare, sulla base delle caratteristiche del sito, alle concentrazioni
limite di cloruri di cui al citato allegato 3, qualora tale deroga non costituisca un pericolo per la salute dell’uomo e non
rechi pregiudizio all’ambiente.
(comma aggiunto dall’art. 50, comma 1, legge n. 221 del 2015)
Parte sesta – Norme in materia di tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente
Titolo I – Ambito di applicazione
298-bis. Principi generali
(articolo introdotto dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
1. La disciplina della parte sesta del presente decreto legislativo si applica:
a) al danno ambientale causato da una delle attività professionali elencate nell’allegato 5 alla stessa parte
sesta e a qualsiasi minaccia imminente di tale danno derivante dalle suddette attività;
b) al danno ambientale causato da un’attività diversa da quelle elencate nell’allegato 5 alla stessa parte
sesta e a qualsiasi minaccia imminente di tale danno derivante dalle suddette attività, in caso di
comportamento doloso o colposo.
2. La riparazione del danno ambientale deve avvenire nel rispetto dei principi e dei criteri stabiliti nel titolo II e
nell’allegato 3 alla parte sesta, ove occorra anche mediante l’esperimento dei procedimenti finalizzati a conseguire dal
soggetto che ha causato il danno, o la minaccia imminente di danno, le risorse necessarie a coprire i costi relativi alle
misure di riparazione da adottare e non attuate dal medesimo soggetto.
3. Restano disciplinati dal titolo V della parte quarta del presente decreto legislativo gli interventi di ripristino del suolo e
del sottosuolo progettati ed attuati in conformità ai principi ed ai criteri stabiliti al punto 2 dell’allegato 3 alla parte sesta
nonché gli interventi di riparazione delle acque sotterranee progettati ed attuati in conformità al punto 1 del medesimo
allegato 3, o, per le contaminazioni antecedenti alla data del 29 aprile 2006, gli interventi di riparazione delle acque
sotterranee che conseguono gli obiettivi di qualità nei tempi stabiliti dalla parte terza del presente decreto.
299. Competenze ministeriali
1. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare esercita le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in
materia di tutela, prevenzione e riparazione dei danni all’ambiente.
(comma così modificato dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
2. L’azione ministeriale si svolge normalmente in collaborazione con le regioni, con gli enti locali e con qualsiasi soggetto
di diritto pubblico ritenuto idoneo.
3. L’azione ministeriale si svolge nel rispetto della normativa comunitaria vigente in materia di prevenzione e riparazione
del danno ambientale, delle competenze delle regioni, delle province autonome di Trento e di Bolzano e degli enti locali
con applicazione dei princìpi costituzionali di sussidiarietà e di leale collaborazione.
4. Per le finalità connesse all’individuazione, all’accertamento ed alla quantificazione del danno ambientale, il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si avvale, in regime convenzionale, di soggetti pubblici e privati di
elevata e comprovata qualificazione tecnico-scientifica operanti sul territorio, nei limiti delle disponibilità esistenti.
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5. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, con proprio decreto, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e delle attività
produttive, stabilisce i criteri per le attività istruttorie volte all’accertamento del danno ambientale ai sensi del titolo III
della parte sesta del presente decreto. I relativi oneri sono posti a carico del responsabile del danno.
(comma così modificato dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
6. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo, il Ministro dell’economia e delle finanze è
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le necessarie variazioni di bilancio.
300. Danno ambientale
1. È danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o
dell’utilità assicurata da quest’ultima.
2. Ai sensi della direttiva 2004/35/CE costituisce danno ambientale il deterioramento, in confronto alle condizioni
originarie, provocato:
a) alle specie e agli habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria di cui alla legge 11
febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica, che recepisce le direttive
79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979; 85/411/CEE della Commissione del 25 luglio 1985 e 91/244/CEE
della Commissione del 6 marzo 1991 ed attua le convenzioni di Parigi del 18 ottobre 1950 e di Berna del 19
settembre 1979, e di cui al d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, recante regolamento recante attuazione della
direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e
della fauna selvatiche, nonché alle aree naturali protette di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e
successive norme di attuazione;
b) alle acque interne, mediante azioni che incidano in modo significativamente negativo sullo stato
ecologico, chimico e/o quantitativo oppure sul potenziale ecologico delle acque interessate, quali definiti
nella direttiva 2000/60/CE ad eccezione degli effetti negativi cui si applica l’articolo 4, paragrafo 7, di tale
direttiva;
c) alle acque costiere ed a quelle ricomprese nel mare territoriale mediante le azioni suddette, anche se
svolte in acque internazionali;
d) al terreno, mediante qualsiasi contaminazione che crei un rischio significativo di effetti nocivi, anche
indiretti, sulla salute umana a seguito dell’introduzione nel suolo, sul suolo o nel sottosuolo di sostanze,
preparati, organismi o microrganismi nocivi per l’ambiente.
301. Attuazione del principio di precauzione
1. In applicazione del principio di precauzione di cui all’articolo 174, paragrafo 2, del Trattato CE, in caso di pericoli, anche
solo potenziali, per la salute umana e per l’ambiente, deve essere assicurato un alto livello di protezione.
2. L’applicazione del principio di cui al comma 1 concerne il rischio che comunque possa essere individuato a sèguito di
una preliminare valutazione scientifica obiettiva.
3. L’operatore interessato, quando emerga il rischio suddetto, deve informarne senza indugio, indicando tutti gli aspetti
pertinenti alla situazione, il comune, la provincia, la regione o la provincia autonoma nel cui territorio si prospetta l’evento
lesivo, nonché il Prefetto della provincia che, nelle ventiquattro ore successive, informa il Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare.
4. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in applicazione del principio di precauzione, ha facoltà
di adottare in qualsiasi momento misure di prevenzione, ai sensi dell’articolo 304, che risultino:
a) proporzionali rispetto al livello di protezione che s’intende raggiungere;
b) non discriminatorie nella loro applicazione e coerenti con misure analoghe già adottate;
c) basate sull’esame dei potenziali vantaggi ed oneri;
d) aggiornabili alla luce di nuovi dati scientifici.
5. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare promuove l’informazione del pubblico quanto agli effetti
negativi di un prodotto o di un processo e, tenuto conto delle risorse finanziarie previste a legislazione vigente, può
finanziare programmi di ricerca, disporre il ricorso a sistemi di certificazione ambientale ed assumere ogni altra iniziativa
volta a ridurre i rischi di danno ambientale.
302. Definizioni
1. Lo stato di conservazione di una specie è considerato favorevole quando:
a) i dati relativi alla sua popolazione mostrano che essa si sta mantenendo, a lungo termine, come
componente vitale dei suoi habitat naturali;
b) l’area naturale della specie non si sta riducendo né si ridurrà verosimilmente in un futuro prevedibile;
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c) esiste, e verosimilmente continuerà ad esistere, un habitat sufficientemente ampio per mantenerne la
popolazione a lungo termine.
2. Lo stato di conservazione di un habitat naturale è considerato favorevole quando:
a) la sua area naturale e le zone in essa racchiuse sono stabili o in aumento;
b) le strutture e le funzioni specifiche necessarie per il suo mantenimento a lungo termine esistono e
continueranno verosimilmente a esistere in un futuro prevedibile; e
c) lo stato di conservazione delle sue specie tipiche è favorevole, ai sensi del comma 1.
3. Per “acque” si intendono tutte le acque cui si applica la parte terza del presente decreto.
4. Per “operatore” s’intende qualsiasi persona, fisica o giuridica, pubblica o privata, che esercita o controlla un’attività
professionale avente rilevanza ambientale oppure chi comunque eserciti potere decisionale sugli aspetti tecnici e finanziari
di tale attività, compresi il titolare del permesso o dell’autorizzazione a svolgere detta attività.
5. Per “attività professionale” s’intende qualsiasi azione, mediante la quale si perseguano o meno fini di lucro, svolta nel
corso di un’attività economica, industriale, commerciale, artigianale, agricola e di prestazione di servizi, pubblica o privata.
6. Per “emissione” s’intende il rilascio nell’ambiente, a seguito dell’attività umana, di sostanze, preparati, organismi o
microrganismi.
7. Per “minaccia imminente” di danno si intende il rischio sufficientemente probabile che stia per verificarsi uno specifico
danno ambientale.
8. Per “misure di prevenzione” si intendono le misure prese per reagire a un evento, un atto o un’omissione che ha creato
una minaccia imminente di danno ambientale, al fine di impedire o minimizzare tale danno.
9. Per “ripristino”, anche “naturale”, s’intende: nel caso delle acque, delle specie e degli habitat protetti, il ritorno delle
risorse naturali o dei servizi danneggiati alle condizioni originarie; nel caso di danno al terreno, l’eliminazione di qualsiasi
rischio di effetti nocivi per la salute umana e per la integrità ambientale. In ogni caso il ripristino deve consistere nella
riqualificazione del sito e del suo ecosistema, mediante qualsiasi azione o combinazione di azioni, comprese le misure di
attenuazione o provvisorie, dirette a riparare, risanare o, qualora sia ritenuto ammissibile dall’autorità competente,
sostituire risorse naturali o servizi naturali danneggiati.
10. Per “risorse naturali” si intendono specie e habitat naturali protetti, acqua e terreno.
11. Per “servizi” e “servizi delle risorse naturali” si intendono le funzioni svolte da una risorsa naturale a favore di altre
risorse naturali e/o del pubblico.
12. Per “condizioni originarie” si intendono le condizioni, al momento del danno, delle risorse naturali e dei servizi che
sarebbero esistite se non si fosse verificato il danno ambientale, stimate sulla base delle migliori informazioni disponibili.
13. Per “costi” s’intendono gli oneri economici giustificati dalla necessità di assicurare un’attuazione corretta ed efficace
delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto, compresi i costi per valutare il danno ambientale o una sua
minaccia imminente, per progettare gli interventi alternativi, per sostenere le spese amministrative, legali e di
realizzazione delle opere, i costi di raccolta dei dati ed altri costi generali, nonché i costi del controllo e della sorveglianza.
303. Esclusioni
1. La parte sesta del presente decreto:
a) non riguarda il danno ambientale o la minaccia imminente di tale danno cagionati da:
1) atti di conflitto armato, sabotaggi, atti di ostilità, guerra civile, insurrezione;
2) fenomeni naturali di carattere eccezionale, inevitabili e incontrollabili;
b) non si applica al danno ambientale o a minaccia imminente di tale danno provocati da un incidente per il
quale la responsabilità o l’indennizzo rientrino nell’ambito d’applicazione di una delle convenzioni
internazionali elencate nell’allegato 1 alla parte sesta del presente decreto cui la Repubblica italiana abbia
aderito;
c) non pregiudica il diritto del trasgressore di limitare la propria responsabilità conformemente alla
legislazione nazionale che dà esecuzione alla convenzione sulla limitazione della responsabilità per crediti
marittimi (LLMC) del 1976, o alla convenzione di Strasburgo sulla limitazione della responsabilità nella
navigazione interna (CLNI) del 1988;
d) non si applica ai rischi nucleari relativi all’ambiente né alla minaccia imminente di tale danno causati da
attività disciplinate dal Trattato istitutivo della Comunità europea dell’energia atomica o causati da un
incidente o un’attività per i quali la responsabilità o l’indennizzo rientrano nel campo di applicazione di uno
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degli strumenti internazionali elencati nell’allegato 2 alla parte sesta del presente decreto;
e) non si applica alle attività svolte in condizioni di necessità ed aventi come scopo esclusivo la difesa
nazionale, la sicurezza internazionale o la protezione dalle calamità naturali;
f) non si applica al danno causato da un’emissione, un evento o un incidente verificatisi prima della data di
entrata in vigore della parte sesta del presente decreto;
(lettera modificata dall’art. 5-bis, comma 1, lettera c), legge n. 166 del 2009, poi così modificata dall’art. 25,
comma 1, legge n. 97 del 2013)
g) non si applica al danno in relazione al quale siano trascorsi più di trent’anni dall’emissione, dall’evento o
dall’incidente che l’hanno causato;
h) non si applica al danno ambientale o alla minaccia imminente di tale danno causa ti da inquinamento di
carattere diffuso, se non sia stato possibile accertare in alcun modo un nesso causale tra il danno e l’attività
di singoli operatori;
i) (lettera abrogata dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
Titolo II – Prevenzione e ripristino ambientale
304. Azione di prevenzione
1. Quando un danno ambientale non si è ancora verificato, ma esiste una minaccia imminente che si verifichi, l’operatore
interessato adotta, entro ventiquattro ore e a proprie spese, le necessarie misure di prevenzione e di messa in sicurezza.
2. L’operatore deve far precedere gli interventi di cui al comma 1 da apposita comunicazione al comune, alla provincia,
alla regione, o alla provincia autonoma nel cui territorio si prospetta l’evento lesivo, nonché al Prefetto della provincia che
nelle ventiquattro ore successive informa il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Tale
comunicazione deve avere ad oggetto tutti gli aspetti pertinenti della situazione, ed in particolare le generalità
dell’operatore, le caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali presumibilmente coinvolte e la descrizione degli
interventi da eseguire. La comunicazione, non appena pervenuta al comune, abilita immediatamente l’operatore alla
realizzazione degli interventi di cui al comma 1. Se l’operatore non provvede agli interventi di cui al comma 1 e alla
comunicazione di cui al presente comma, l’autorità preposta al controllo o comunque il Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare irroga una sanzione amministrativa non inferiore a 1.000 euro né superiore a 3.000 euro
per ogni giorno di ritardo.
3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in qualsiasi momento, ha facoltà di:
a) chiedere all’operatore di fornire informazioni su qualsiasi minaccia imminente di danno ambientale o su
casi sospetti di tale minaccia imminente;
b) ordinare all’operatore di adottare le specifiche misure di prevenzione considerate necessarie, precisando
le metodologie da seguire;
c) adottare egli stesso le misure di prevenzione necessarie.
4. Se l’operatore non si conforma agli obblighi previsti al comma 1 o al comma 3, lettera b), o se esso non può essere
individuato, o se non è tenuto a sostenere i costi a norma della parte sesta del presente decreto, il Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare ha facoltà di adottare egli stesso le misure necessarie per la prevenzione del danno,
approvando la nota delle spese, con diritto di rivalsa esercitabile verso chi abbia causato o concorso a causare le spese
stesse, se venga individuato entro il termine di cinque anni dall’effettuato pagamento.
305. Ripristino ambientale
1. Quando si è verificato un danno ambientale, l’operatore deve comunicare senza indugio tutti gli aspetti pertinenti della
situazione alle autorità di cui all’articolo 304, con gli effetti ivi previsti, e, se del caso, alle altre autorità dello Stato
competenti, comunque interessate. L’operatore ha inoltre l’obbligo di adottare immediatamente:
a) tutte le iniziative praticabili per controllare, circoscrivere, eliminare o gestire in altro modo, con effetto
immediato, qualsiasi fattore di danno, allo scopo di prevenire o limitare ulteriori pregiudizi ambientali ed
effetti nocivi per la salute umana o ulteriori deterioramenti ai servizi, anche sulla base delle specifiche
istruzioni formulate dalle autorità competenti relativamente alle misure di prevenzione necessarie da
adottare;
b) le necessarie misure di ripristino di cui all’articolo 306.
2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in qualsiasi momento, ha facoltà di:
a) chiedere all’operatore di fornire informazioni su qualsiasi danno verificatosi e sulle misure da lui adottate
immediatamente ai sensi del comma 1;
b) adottare, o ordinare all’operatore di adottare, tutte le iniziative opportune per controllare, circoscrivere,
eliminare o gestire in altro modo, con effetto immediato, qualsiasi fattore di danno, allo scopo di prevenire
o limitare ulteriori pregiudizi ambientali e effetti nocivi per la salute umana o ulteriori deterioramenti ai
servizi;
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c) ordinare all’operatore di prendere le misure di ripristino necessarie;
d) adottare egli stesso le suddette misure.
3. Se l’operatore non adempie agli obblighi previsti al comma 1 o al comma 2, lettera b) o c), o se esso non può essere
individuato o se non è tenuto a sostenere i costi a norma della parte sesta del presente decreto, il Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare ha facoltà di adottare egli stesso tali misure, approvando la nota delle spese, con
diritto di rivalsa esercitabile verso chi abbia causato o comunque concorso a causare le spese stesse, se venga individuato
entro il termine di cinque anni dall’effettuato pagamento.
306. Determinazione delle misure per il ripristino ambientale
1. Gli operatori individuano le possibili misure per il ripristino ambientale che risultino conformi all’allegato 3 alla parte
sesta del presente decreto e le presentano per l’approvazione al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare senza indugio e comunque non oltre trenta giorni dall’evento dannoso, a meno che questi non abbia già adottato
misure urgenti, a norma articolo 305, commi 2 e 3.
2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare decide quali misure di ripristino attuare, in modo da
garantire, ove possibile, il conseguimento del completo ripristino ambientale, e valuta l’opportunità di addivenire ad un
accordo con l’operatore interessato nel rispetto della procedura di cui all’articolo 11 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
3. Se si è verificata una pluralità di casi di danno ambientale e l’autorità competente non è in grado di assicurare
l’adozione simultanea delle misure di ripristino necessarie, essa può decidere quale danno ambientale debba essere
riparato a titolo prioritario. Ai fini di tale decisione, l’autorità competente tiene conto, fra l’altro, della natura, entità e
gravità dei diversi casi di danno ambientale in questione, nonché della possibilità di un ripristino naturale.
4. Nelle attività di ripristino ambientale sono prioritariamente presi in considerazione i rischi per la salute umana.
5. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare invita i soggetti di cui agli articoli 12 e 7, comma 4, della
direttiva 2004/35/CE, nonché i soggetti sugli immobili dei quali si devono effettuare le misure di ripristino a presentare le
loro osservazioni nel termine di dieci giorni e le prende in considerazione in sede di ordinanza. Nei casi di motivata,
estrema urgenza l’invito può essere incluso nell’ordinanza, che in tal caso potrà subire le opportune riforme o essere
revocata tenendo conto dello stato dei lavori in corso.
306-bis. Determinazione delle misure per il risarcimento del danno ambientale e il ripristino ambientale dei
siti di interesse nazionale
(articolo introdotto dall’art. 31, comma 1, legge n. 221 del 2015)
1. Nel rispetto dei criteri di cui al comma 2 e tenuto conto del quadro comune da rispettare di cui all’allegato 3 alla
presente parte sesta, il soggetto nei cui confronti il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha
avviato le procedure di bonifica e di riparazione del danno ambientale di siti inquinati di interesse nazionale ai sensi
dell’articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349, dell’articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, nonché ai
sensi del titolo V della parte quarta e della parte sesta del presente decreto, ovvero ha intrapreso la relativa azione
giudiziaria, può formulare una proposta transattiva.
2. La proposta di transazione di cui al comma 1:
a) individua gli interventi di riparazione primaria, complementare e compensativa;
b) ove sia formulata per la riparazione compensativa, tiene conto del tempo necessario per conseguire
l’obiettivo della riparazione primaria o della riparazione primaria e complementare;
c) ove i criteri risorsa-risorsa e servizio-servizio non siano applicabili per la determinazione delle misure
complementari e compensative, contiene una liquidazione del danno mediante una valutazione economica;
d) prevede comunque un piano di monitoraggio e controllo qualora all’impossibilità della riparazione
primaria corrisponda un inquinamento residuo che comporta un rischio per la salute e per l’ambiente;
e) tiene conto degli interventi di bonifica già approvati e realizzati ai sensi del titolo V della parte quarta del
presente decreto;
f) in caso di concorso di più soggetti nell’aver causato il danno e negli obblighi di bonifica, può essere
formulata anche da alcuni soltanto di essi con riferimento all’intera obbligazione, salvo il regresso nei
confronti degli altri concorrenti;
g) contiene l’indicazione di idonee garanzie finanziarie.
3. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con proprio decreto, dichiara ricevibile la proposta di
transazione, verificato che ricorrono i requisiti di cui al comma 2, ovvero respinge la proposta per assenza dei medesimi
requisiti.
4. Nel caso in cui dichiari ricevibile la proposta di transazione, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare convoca, entro trenta giorni, una conferenza di servizi alla quale partecipano la regione e gli enti locali
territorialmente coinvolti, che acquisisce il parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e
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dell’Istituto superiore di sanità. In ogni caso il parere tiene conto della necessità che gli interventi proposti, qualora non
conseguano il completo ripristino dello stato dei luoghi, assicurino comunque la funzionalità dei servizi e delle risorse
tutelate e colpite dall’evento lesivo. Della conferenza di servizi è data adeguata pubblicità al fine di consentire a tutti i
soggetti interessati di formulare osservazioni.
5. La conferenza di servizi, entro centottanta giorni dalla convocazione, approva, respinge o modifica la proposta di
transazione. La deliberazione finale è comunicata al proponente per l’accettazione, che deve intervenire nei successivi
sessanta giorni. Le determinazioni assunte all’esito della conferenza sostituiscono a tutti gli effetti ogni atto decisorio
comunque denominato di competenza delle amministrazioni partecipanti alla predetta conferenza o comunque invitate a
partecipare ma risultate assenti.
6. Sulla base della deliberazione della conferenza accettata dall’interessato, il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare predispone uno schema di transazione sul quale è acquisito il parere dell’Avvocatura generale dello
Stato, che lo valuta anche tenendo conto dei presumibili tempi processuali e, ove possibile, dei prevedibili esiti del
giudizio pendente o da instaurare.
7. Acquisito il parere di cui al comma 6, lo schema di transazione, sottoscritto per accettazione dal proponente, è adottato
con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e sottoposto al controllo preventivo di
legittimità della Corte dei conti ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge 14 gennaio 1994, n. 20.
8. Nel caso di inadempimento, anche parziale, da parte dei soggetti privati, delle obbligazioni dagli stessi assunte in sede
di transazione nei confronti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, quest’ultimo, previa diffida
ad adempiere nel termine di trenta giorni e previa escussione delle garanzie finanziarie prestate, può dichiarare risolto il
contratto di transazione. In tal caso, le somme eventualmente già corrisposte dai contraenti sono trattenute dal Ministero
in acconto dei maggiori importi definitivamente dovuti per i titoli di cui al comma 1.
307. Notificazione delle misure preventive e di ripristino
1. Le decisioni che impongono misure di precauzione, di prevenzione o di ripristino, adottate ai sensi della parte sesta del
presente decreto, sono adeguatamente motivate e comunicate senza indugio all’operatore interessato con indicazione dei
mezzi di ricorso di cui dispone e dei termini relativi.
308. Costi dell’attività di prevenzione e di ripristino
1. L’operatore sostiene i costi delle iniziative statali di prevenzione e di ripristino ambientale adottate secondo le
disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto.
2. Fatti salvi i commi 4, 5 e 6, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare recupera, anche attraverso
garanzie reali o fideiussioni bancarie a prima richiesta e con esclusione del beneficio della preventiva escussione,
dall’operatore che ha causato il danno o l’imminente minaccia, le spese sostenute dallo Stato in relazione alle azioni di
precauzione, prevenzione e ripristino adottate a norma della parte sesta del presente decreto.
3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare determina di non recuperare la totalità dei costi qualora
la spesa necessaria sia maggiore dell’importo recuperabile o qualora l’operatore non possa essere individuato.
4. Non sono a carico dell’operatore i costi delle azioni di precauzione, prevenzione e ripristino adottate conformemente
alle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto se egli può provare che il danno ambientale o la minaccia
imminente di tale danno:
a) è stato causato da un terzo e si è verificato nonostante l’esistenza di misure di sicurezza astrattamente
idonee;
b) è conseguenza dell’osservanza di un ordine o istruzione obbligatori impartiti da una autorità pubblica,
diversi da quelli impartiti a seguito di un’emissione o di un incidente imputabili all’operatore; in tal caso il
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta le misure necessarie per consentire
all’operatore il recupero dei costi sostenuti.
5. L’operatore non è tenuto a sostenere i costi delle azioni di cui al comma 5 intraprese conformemente alle disposizioni di
cui alla parte sesta del presente decreto qualora dimostri che non gli è attribuibile un comportamento doloso o colposo e
che l’intervento preventivo a tutela dell’ambiente è stato causato da:
a) un’emissione o un evento espressa mente consentiti da un’autorizzazione conferita ai sensi delle vigenti
disposizioni legislative e regolamentari recanti attuazione delle misure legislative adottate dalla Comunità
europea di cui all’allegato 5 della parte sesta del presente decreto, applicabili alla data dell’emissione o
dell’evento e in piena conformità alle condizioni ivi previste;
b) un’emissione o un’attività o qualsiasi altro modo di utilizzazione di un prodotto nel corso di un’attività che
l’operatore dimostri non essere stati considerati probabile causa di danno ambientale secondo lo stato delle
conoscenze scientifiche e tecniche al momento del rilascio dell’emissione o dell’esecuzione dell’attività.
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6. Le misure adottate dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in attuazione delle disposizioni di
cui alla parte sesta del presente decreto lasciano impregiudicata la responsabilità e l’obbligo risarcitorio del trasgressore
interessato.
309. Richiesta di intervento statale
1. Le regioni, le province autonome e gli enti locali, anche associati, nonché le persone fisiche o giuridiche che sono o che
potrebbero essere colpite dal danno ambientale o che vantino un interesse legittimante la partecipazione al procedimento
relativo all’adozione delle misure di precauzione, di prevenzione o di ripristino previste dalla parte sesta del presente
decreto possono presentare al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, depositandole presso le
Prefetture – Uffici territoriali del Governo, denunce e osservazioni, corredate da documenti ed informazioni, concernenti
qualsiasi caso di danno ambientale o di minaccia imminente di danno ambientale e chiedere l’intervento statale a tutela
dell’ambiente a norma della parte sesta del presente decreto.
2. Le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente, di cui all’articolo 13 della legge 8 luglio
1986, n. 349, sono riconosciute titolari dell’interesse di cui al comma 1.
3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare valuta le richieste di intervento e le osservazioni ad esse
allegate afferenti casi di danno o di minaccia di danno ambientale e informa senza dilazione i soggetti richiedenti dei
provvedimenti assunti al riguardo.
4. In caso di minaccia imminente di danno, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nell’urgenza
estrema, provvede sul danno denunciato anche prima d’aver risposto ai richiedenti ai sensi del comma 3.
310. Ricorsi
1. I soggetti di cui all’articolo 309, comma 1, sono legittimati ad agire, secondo i princìpi generali, per l’annullamento
degli atti e dei provvedimenti adottati in violazione delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto nonché
avverso il silenzio inadempimento del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il risarcimento del
danno subito a causa del ritardo nell’attivazione, da parte del medesimo Ministro, delle misure di precauzione, di
prevenzione o di contenimento del danno ambientale.
2. Nell’ipotesi di cui al comma 1, il ricorso al giudice amministrativo può essere preceduto da una opposizione depositata
presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare o inviata presso la sua sede a mezzo di posta
raccomandata con avviso di ricevimento entro trenta giorni dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza
dell’atto. In caso di inerzia del Ministro, analoga opposizione può essere proposta entro il suddetto termine decorrente
dalla scadenza del trentesimo giorno successivo all’effettuato deposito dell’opposizione presso il Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare.
3. Se sia stata presentata l’opposizione e non ancora il ricorso al giudice amministrativo, quest’ultimo è proponibile entro
il termine di sessanta giorni decorrenti dal ricevimento della decisione di rigetto dell’opposizione oppure dal trentunesimo
giorno successivo alla presentazione dell’opposizione se il Ministro non si sia pronunciato.
4. Resta ferma la facoltà dell’interessato di ricorrere in via straordinaria al Presidente della Repubblica nel termine di
centoventi giorni dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza dell’atto o provvedimento che si ritenga illegittimo
e lesivo.
Titolo III – Risarcimento del danno ambientale
311. Azione risarcitoria in forma specifica
(rubrica così modificata dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
1. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare agisce, anche esercitando l’azione civile in sede penale,
per il risarcimento del danno ambientale in forma specifica e, se necessario, per equivalente patrimoniale, oppure procede
ai sensi delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto.
2. Quando si verifica un danno ambientale cagionato dagli operatori le cui attività sono elencate nell’allegato 5 alla
presente parte sesta, gli stessi sono obbligati all’adozione delle misure di riparazione di cui all’allegato 3 alla medesima
parte sesta secondo i criteri ivi previsti, da effettuare entro il termine congruo di cui all’articolo 314, comma 2, del
presente decreto. Ai medesimi obblighi è tenuto chiunque altro cagioni un danno ambientale con dolo o colpa. Solo
quando l’adozione delle misure di riparazione anzidette risulti in tutto o in parte omessa, o comunque realizzata in modo
incompleto o difforme dai termini e modalità prescritti, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
determina i costi delle attività necessarie a conseguirne la completa e corretta attuazione e agisce nei confronti del
soggetto obbligato per ottenere il pagamento delle somme corrispondenti.
(comma così sostituito dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare provvede in applicazione dei criteri enunciati negli
allegati 3 e 4 della presente parte sesta alla determinazione delle misure di riparazione da adottare e provvede con le
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procedure di cui al presente titolo III all’accertamento delle responsabilità risarcitorie. Con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400, sono definiti, in conformità a quanto previsto dal punto 1.2.3 dell’allegato 3 alla presente parte
sesta i criteri ed i metodi, anche di valutazione monetaria, per determinare la portata delle misure di riparazione
complementare e compensativa. Tali criteri e metodi trovano applicazione anche ai giudizi pendenti non ancora definiti
con sentenza passata in giudicato alla data di entrata in vigore del decreto di cui al periodo precedente. Nei casi di
concorso nello stesso evento di danno, ciascuno risponde nei limiti della propria responsabilità personale. Il relativo debito
si trasmette, secondo le leggi vigenti, agli eredi, nei limiti del loro effettivo arricchimento.
(comma così sostituito dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
312. Istruttoria per l’emanazione dell’ordinanza ministeriale
1. L’istruttoria per l’emanazione dell’ordinanza ministeriale di cui all’articolo 313 si svolge ai sensi della legge 7 agosto
1990, n. 241.
2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per l’accertamento dei fatti, per l’individuazione dei
trasgressori, per l’attuazione delle misure a tutela dell’ambiente e per il risarcimento dei danni, può delegare il Prefetto
competente per territorio ed avvalersi, anche mediante apposite convenzioni, della collaborazione delle Avvocature
distrettuali dello Stato, del Corpo forestale dello Stato, dell’Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di
finanza e di qualsiasi altro soggetto pubblico dotato di competenza adeguata.
3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per l’accertamento delle cause del danno e per la sua
quantificazione, da effettuare in applicazione delle disposizioni contenute negli Allegati 3 e 4 alla parte sesta del presente
decreto, può disporre, nel rispetto del principio del contraddittorio con l’operatore interessato, apposita consulenza
tecnica svolta dagli uffici ministeriali, da quelli di cui al comma 2 oppure, tenuto conto delle risorse finanziarie previste a
legislazione vigente, da liberi professionisti.
4. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al fine di procedere ad ispezioni documentali,
verificazioni e ricerche anche in apparecchiature informatiche e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento
del fatto dannoso e per l’individuazione dei trasgressori, può disporre l’accesso di propri incaricati nel sito interessato dal
fatto dannoso. Gli incaricati che eseguono l’accesso devono essere muniti di apposita autorizzazione che ne indica lo
scopo, rilasciata dal capo dell’ufficio da cui dipendono. Per l’accesso a locali che siano adibiti ad abitazione o all’esercizio
di attività professionali è necessario che l’Amministrazione si munisca dell’autorizzazione dell’autorità giudiziara
competente. In ogni caso, dell’accesso nei luoghi di cui al presente comma dovrà essere informato il titolare dell’attività o
un suo delegato, che ha il diritto di essere presente, anche con l’assistenza di un difensore di fiducia, e di chiedere che le
sue dichiarazioni siano verbalizzate.
5. In caso di gravi indizi che facciano ritenere che libri, registri, documenti, scritture ed altre prove del fatto dannoso si
trovino in locali diversi da quelli indicati nel comma 4, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può
chiedere l’autorizzazione per la perquisizione di tali locali all’autorità giudiziaria competente.
6. è in ogni caso necessaria l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria competente per procedere, durante l’accesso, a
perquisizioni personali e all’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili e per l’esame dei
documenti e la richiesta di notizie relativamente ai quali sia stato eccepito il segreto professionale.
7. Di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste
fatte all’interessato o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute, nonché le sue dichiarazioni. Il verbale deve essere
sottoscritto dall’interessato o da chi lo rappresenta oppure deve indicare il motivo della mancata sottoscrizione.
L’interessato ha diritto di averne copia.
8. I documenti e le scritture possono essere sequestrati soltanto se non sia possibile riprodurne o farne constare
agevolmente il contenuto rilevante nel verbale, nonché in caso di mancata sottoscrizione o di contestazione del contenuto
del verbale; tuttavia gli agenti possono sempre acquisire dati con strumenti propri da sistemi meccanografici, telematici,
elettronici e simili.
313. Ordinanza
1. Qualora all’esito dell’istruttoria di cui all’articolo 312 sia stato accertato un fatto che abbia causato danno ambientale ed
il responsabile non abbia attivato le procedure di ripristino ai sensi del titolo V della parte quarta del presente decreto
oppure ai sensi degli articoli 304 e seguenti, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con ordinanza
immediatamente esecutiva, ingiunge a coloro che, in base al suddetto accertamento, siano risultati responsabili del fatto il
ripristino ambientale a titolo di risarcimento in forma specifica entro un termine fissato.
2. Qualora il responsabile del fatto che ha provocato danno ambientale non provveda in tutto o in parte al ripristino nel
termine ingiunto, o all’adozione delle
misure di riparazione nei termini e modalità prescritti, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
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determina i costi delle attività necessarie a conseguire la completa attuazione delle misure anzidette secondo i criteri
definiti con il decreto di cui al comma 3 dell’articolo 311 e, al fine di procedere alla realizzazione delle stesse, con
ordinanza ingiunge il pagamento, entro il termine di sessanta giorni dalla notifica, delle somme corrispondenti.
(comma così modificato dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
3. Con riguardo al risarcimento del danno in forma specifica, l’ordinanza è emessa nei confronti del responsabile del fatto
dannoso nonché, in solido, del soggetto nel cui effettivo interesse il comportamento fonte del danno è stato tenuto o che
ne abbia obiettivamente tratto vantaggio sottraendosi, secondo l’accertamento istruttorio intervenuto, all’onere
economico necessario per apprestare, in via preventiva, le opere, le attrezzature, le cautele e tenere i comportamenti
previsti come obbligatori dalle norme applicabili.
4. L’ordinanza è adottata nel termine perentorio di centottanta giorni decorrenti dalla comunicazione ai soggetti di cui al
comma 3 dell’avvio dell’istruttoria, e comunque entro il termine di decadenza di due anni dalla notizia del fatto, salvo
quando sia in corso il ripristino ambientale a cura e spese del trasgressore. In tal caso i medesimi termini decorrono dalla
sospensione ingiustificata dei lavori di ripristino oppure dalla loro conclusione in caso di incompleta riparazione del danno.
Alle attestazioni concernenti la sospensione dei lavori e la loro incompletezza provvede il Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare con apposito atto di accertamento.
5. Nei termini previsti dai commi 1 e 3 dell’articolo 2947 del codice civile, il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare può adottare ulteriori provvedimenti nei confronti di trasgressori successivamente individuati.
6. Nel caso di danno provocato da soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti, il Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, anziché ingiungere il pagamento del risarcimento per equivalente patrimoniale, invia
rapporto all’Ufficio di Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti competente per territorio.
7. Nel caso di intervenuto risarcimento del danno, sono esclusi, a seguito di azione concorrente da parte di autorità
diversa dal Ministro dell’ambiente e della tutela territorio, nuovi interventi comportanti aggravio di costi per l’operatore
interessato. Resta in ogni caso fermo il diritto dei soggetti danneggiati dal fatto produttivo di danno ambientale, nella loro
salute o nei beni di loro proprietà, di agire in giudizio nei confronti del responsabile a tutela dei diritti e degli interessi lesi.
314. Contenuto dell’ordinanza
1. L’ordinanza contiene l’indicazione specifica del fatto, commissivo o omissivo, contestato, nonché degli elementi di fatto
ritenuti rilevanti per l’individuazione e la quantificazione del danno e delle fonti di prova per l’identificazione dei
trasgressori.
2. L’ordinanza fissa un termine, anche concordato con il trasgressore in applicazione dell’articolo 11 della legge 7 agosto
1990, n. 241, per il ripristino dello stato dei luoghi a sue spese, comunque non inferiore a due mesi e non superiore a due
anni, salvo ulteriore proroga da definire in considerazione dell’entità dei lavori necessari.
3. La quantificazione del danno deve comprendere il pregiudizio arrecato alla situazione ambientale con particolare
riferimento al costo necessario per il suo ripristino.
(comma così modificato dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
4. In caso di sentenza di condanna in sede penale o di emanazione del provvedimento di cui all’articolo 444 del codice di
procedura penale, la cancelleria del giudice che ha emanato la sentenza o il provvedimento trasmette copia degli stessi al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro cinque giorni dalla loro pubblicazione.
5. Le regioni, le province autonome e gli altri enti territoriali, al fine del risarcimento del danno ambientale, comunicano al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare le sanzioni amministrative, entro dieci giorni dall’avvenuta
irrogazione.
6. Le ordinanze ministeriali di cui agli articoli 304, comma 3, e 313 indicano i mezzi di ricorso ed i relativi termini.
315. Effetti dell’ordinanza sull’azione giudiziaria
1. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che abbia adottato l’ordinanza di cui all’articolo 313 non
può né proporre né procedere ulteriormente nel giudizio per il risarcimento del danno ambientale, salva la possibilità
dell’intervento in qualità di persona offesa dal reato nel giudizio penale.
316. Ricorso avverso l’ordinanza
1. Il trasgressore, entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza di cui all’articolo 313,
può ricorrere al Tribunale amministrativo regionale competente in relazione al luogo nel quale si è prodotto il danno
ambientale.
2. Il trasgressore può far precedere l’azione giurisdizionale dal ricorso in opposizione di cui all’articolo 310, commi 2 e 3.
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3. Il trasgressore può proporre altresì ricorso al Presidente della Repubblica nel termine di centoventi giorni dalla ricevuta
notificazione o comunicazione dell’ordinanza o dalla sua piena conoscenza.
317. Riscossione dei crediti e fondo di rotazione
1. Per la riscossione delle somme costituenti credito dello Stato ai sensi delle disposizioni di cui alla parte sesta del
presente decreto, nell’ammontare determinato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare o dal
giudice, si applicano le norme di cui al decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112.
2. Nell’ordinanza o nella sentenza può essere disposto, su richiesta dell’interessato che si trovi in condizioni economiche
disagiate, che gli importi dovuti vengano pagati in rate mensili non superiori al numero di venti; ciascuna rata non può
essere inferiore comunque ad euro 5.000.
3. In ogni momento il debito può essere estinto mediante un unico pagamento.
4. Il mancato adempimento anche di una sola rata alla sua scadenza comporta l’obbligo di pagamento del residuo
ammontare in unica soluzione.
5. Le somme derivanti dalla riscossione dei crediti in favore dello Stato per il risarcimento del danno ambientale
disciplinato dalla presente parte sesta, ivi comprese quelle derivanti dall’escussione di fidejussioni a favore dello Stato,
assunte a garanzia del risarcimento medesimo, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere integralmente
riassegnate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ad un pertinente capitolo dello stato di previsione del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per essere destinate alla realizzazione delle misure di
prevenzione e riparazione in conformità alle previsioni della direttiva 2004/35/CE ed agli obblighi da essa derivanti.
(comma così sostituito dall’art. 25, comma 1, legge n. 97 del 2013)
6. (abrogato)
318. Norme transitorie e finali
1. Nelle more dell’adozione del decreto di cui all’articolo 317, comma 6, continua ad applicarsi il decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 14 ottobre 2003.
2. Sono abrogati:
a) l’articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349, ad eccezione del comma 5;
b) l’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
c) l’articolo 1, commi 439, 440, 441, 442 e 443 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
3. In attuazione dell’articolo 14 della direttiva 2004/35/CE, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato
su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri dell’economia e
delle finanze e delle attività produttive, sono adottate misure per la definizione di idonee forme di garanzia e per lo
sviluppo dell’offerta dei relativi strumenti, in modo da consentirne l’utilizzo da parte degli operatori interessati ai lini
dell’assolvimento delle responsabilità ad essi incombenti ai sensi della parte sesta del presente decreto.
4. Quando un danno ambientale riguarda o può riguardare una pluralità di Stati membri dell’Unione europea, il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare coopera, anche attraverso un appropriato scambio di informazioni,
per assicurare che sia posta in essere un’azione di prevenzione e, se necessario, di riparazione di tale danno ambientale.
In tale ipotesi, quando il danno ambientale ha avuto origine nel territorio italiano, il Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare fornisce informazioni su

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