Introduzione
La superficie terrestre, come “superficie limite”, è sede dell’interferenza tra processi propri della dinamica dell’atmosfera, dell’idrosfera e quelli della litosfera stessi (processi geodinamici).
Le trasformazioni presso la superficie terrestre si verificano per scambi di energia:
energia ricevuta dall’esterno vs energia interna della Terra
La superficie terrestre è il risultato di una continua interazione tra processi che agiscono all’interno del pianeta e processi che operano sulla sua superficie. La configurazione attuale del paesaggio terrestre è il prodotto di un equilibrio dinamico tra forze costruttrici e forze distruttrici: le prime sono rappresentate principalmente dagli agenti endogeni, alimentati dall’energia interna della Terra, mentre le seconde sono costituite dagli agenti esogeni, alimentati principalmente dall’energia solare e dalla gravità.
I processi endogeni tendono a creare rilievi, innalzare porzioni della crosta terrestre, generare montagne, vulcani e bacini oceanici.
I processi esogeni, invece, operano attraverso la degradazione meteorica, l’erosione, il trasporto e la sedimentazione, modificando continuamente le forme preesistenti e contribuendo alla loro evoluzione.
La morfologia terrestre deriva quindi dall’interazione incessante tra costruzione, demolizione e ricostruzione del rilievo.
E’ anche una questione di scala: i lineamenti generali del rilievo terrestre (dorsali oceaniche, grandi catene montuose, apparati vulcanici, ecc.) sono il risultato di processi endogeni mentre a livello locale sono meglio osservabili i processi esogeni (valli, pianure alluvionali, dune, ecc.)
MORFODINAMICA
La morfodinamica analizza lo stato di attività delle forme.
Uno dei problemi più importanti nell’interpretazione geomorfologica del paesaggio fisico è dato dalla collocazione temporale delle forme del rilievo che lo costituiscono.
Le forme si originano, evolvono e vengono distrutte nel tempo per effetto dell’azione dei processi morfogenetici; questi possono essere attivi nelle presenti condizioni ambientali (ovvero nell’ambiente morfoclimatico attuale) oppure possono essere stati attivi in passato in un ambiente morfoclimatico diverso da quello attuale, originando forme, che pur presenti nell’odierno paesaggio, non evolvono più nelle presenti condizioni ambientali.
Nell’interpretazione morfologica del paesaggio fisico torna pertanto utile fare una distinzione tra:
- le FORME ATTIVE, quelle che sono prodotte da processi attivi nelle attuali condizioni morfoclimatiche e che evolvono nel tempo presente per l’azione di tali processi,
- Tra le forme inattive quelle che sono riferibili a condizioni morfoclimatiche diverse da quelle attuali sono dette forme relitte o, nel caso in cui esse siano sepolte da depositi più recenti, forme fossili
- le FORME INATTIVE, quelle che sono prodotte da processi attivi nelle attuali condizioni morfoclimatiche ma che hanno terminato la loro attività o quelle prodotte ed evolute in condizioni morfoclimatiche diverse da quelle attuali.


