Parte quinta – Norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera

Titolo I – Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e attività
267. Campo di applicazione.
268. Definizioni.
269. Autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
270. Convogliamento delle emissioni.
271. Valori limite di emissione e prescrizioni.
272. Impianti e attività in deroga.
272-bis. Emissioni odorigene.
273. Grandi impianti di combustione.
273-bis. Medi impianti di combustione
274. Raccolta e trasmissione dei dati sulle emissioni dei grandi impianti di combustione e dei medi impianti di
combustione.
275. Emissioni di cov.
276. Controllo delle emissioni di cov derivanti dal deposito della benzina e dalla sua distribuzione dai terminali agli
impianti di distribuzione.
277. Recupero di cov pro dotti durante le operazioni di rifornimento presso gli impianti di distribuzione di benzina.
278. Poteri di ordinanza.
279. Sanzioni.
280. Abrogazioni.
281. Disposizioni transitorie e finali.
Titolo II – Impianti termici civili
282. Campo di applicazione.
283. Definizioni.
284. Denuncia d i installazione o modifica.
285. Caratteristiche tecniche.
286. Valori limite di emissione .
287. Abilitazione alla conduzione.
288. Controlli esanzioni.
289. Abrogazioni.
290. Disposizioni transitorie e finali.
Titolo III – Combustibili
291. Campo di applicazione.
292. Definizioni.
293. Combustibili consentiti.
294. Prescrizioni per il rendimento di combustione.
295. Raccolta e trasmissione di dati relativi al tenor e di zolfo di alcuni combustibili liquidi.
296. Sanzioni.
297. Abrogazioni.
298. Disposizioni transitorie e finali.

Parte quinta-bis – Disposizioni per particolari installazioni

Titolo I – Attività di produzione di biossido di titanio
298-bis. Disposizioni particolari per installazioni e stabilimenti che producono biossido di titanio


Parte quintaNorme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera

Titolo I – Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e attività

267. Campo di applicazione
1. Il presente titolo, ai fini della prevenzione e della limitazione dell’inquinamento atmosferico, si applica agli impianti, inclusi gli impianti termici civili non disciplinati dal titolo II, ed alle attività che producono emissioni in atmosfera e stabilisce i valori di emissione, le prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni ed i criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite.

2. Per gli impianti di incenerimento e coincenerimento e gli altri impianti di trattamento termico dei rifiuti i valori limite di emissione e altre prescrizioni sono stabiliti nell’autorizzazione di cui all’articolo 208 o nell’autorizzazione integrata ambientale di cui al Titolo III-bis alla Parte Seconda. I valori limite e le prescrizioni sono stabiliti, per gli impianti di incenerimento e coincenerimento sulla base del Titolo III-bis della Parte Quarta e dei piani regionali di qualità dell’aria e, per gli altri impianti di trattamento termico dei rifiuti, sulla base degli articoli 270 e 271 del presente titolo. Resta ferma l’applicazione del presente titolo per gli altri impianti e le altre attività presenti nello stesso stabilimento, nonché nei casi previsti dall’articolo 214, comma 8. (comma così modificato dall’art. 18 del d.lgs. n. 46 del 2014)

3. Resta fermo, per le installazioni sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale, quanto previsto al Titolo III-bis della Parte Seconda; per tali installazioni l’autorizzazione alle emissioni prevista dal presente Titolo non è richiesta in quanto sostituita dall’autorizzazione integrata ambientale (comma così sostituito dall’art. 18 del d.lgs. n. 46 del 2014)

4. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)

268. Definizioni

1. Ai fini del presente titolo si applicano le seguenti definizioni:
(comma modificato dall’art. 3, comma 2, d.lgs. n. 128 del 2010, poi dall’art. 19 del d.lgs. n. 46 del 2014)

a) inquinamento atmosferico: ogni modificazione dell’aria atmosferica, dovuta all’introduzione nella stessa di una o di più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da ledere o da costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità dell’ambiente oppure tali da ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell’ambiente;

b) emissione in atmosfera: qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico e, per le attività di cui all’articolo 275, qualsiasi scarico, diretto o indiretto, di COV nell’ambiente;

c) emissione convogliata: emissione di un effluente gassoso effettuata attraverso uno o più appositi punti;

d) emissione diffusa: emissione diversa da quella ricadente nella lettera c); per le lavorazioni di cui all’articolo 275 le emissioni diffuse includono anche i COV contenuti negli scarichi idrici, nei rifiuti e nei prodotti, fatte salve le diverse indicazioni contenute nella parte III dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto;

e) emissione tecnicamente convogliabile: emissione diffusa che deve essere convogliata sulla base delle migliori tecniche disponibili o in presenza di situazioni o di zone che richiedono una particolare tutela;

f) emissioni totali: la somma delle emissioni diffuse e delle emissioni convogliate;

g) effluente gassoso: lo scarico gassoso, contenente emissioni solide, liquide o gassose; la relativa portata volumetrica è espressa in metri cubi all’ora riportate in condizioni normali (Nm3/ora), previa detrazione del tenore di vapore acqueo, se non diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto;

h) stabilimento: il complesso unitario e stabile, che si configura come un complessivo ciclo produttivo, sottoposto al potere decisionale di un unico gestore, in cui sono presenti uno o più impianti o sono effettuate una o più attività che producono emissioni attraverso, per esempio, dispositivi mobili, operazioni manuali, deposizioni e movimentazioni. Si considera stabilimento anche il luogo adibito in modo stabile all’esercizio di una o più attività;

i) stabilimento anteriore al 1988: uno stabilimento che, alla data del 1° luglio 1988, era in esercizio o costruito in tutte le sue parti o autorizzato ai sensi della normativa previgente, e che è stato autorizzato ai sensi degli articoli 12 e 13 del d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203;

i-bis) stabilimento anteriore al 2006: uno stabilimento che è stato autorizzato ai sensi dell’articolo 6 o dell’articolo 11 o dell’articolo 15, comma 1, lettera b), del d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, purché in funzione o messo in funzione entro il 29 aprile 2008;

i-ter) stabilimento nuovo: uno stabilimento che non ricade nelle definizioni di cui alle lettere i) e i-bis);

l) impianto: il dispositivo o il sistema o l’insieme di dispositivi o sistemi fisso e destinato a svolgere in modo autonomo una specifica attività, anche nell’ambito di un ciclo più ampio;

m) modifica dello stabilimento: installazione di un impianto o avvio di una attività presso uno stabilimento o

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modifica di un impianto o di una attività presso uno stabilimento, la quale comporti una variazione di
quanto indicato nel progetto o nella relazione tecnica di cui all’articolo 269, comma 2, o nell’autorizzazione
di cui all’articolo 269, comma 3, o nella domanda di adesione all’autorizzazione generale di cui all’articolo
272, o nell’autorizzazione rilasciata ai sensi del d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, o nei documenti previsti
dall’articolo 12 di tale decreto; ricadono nella definizione anche le modifiche relative alle modalità di
esercizio o ai combustibili utilizzati;
m-bis) modifica sostanziale: modifica che comporta un aumento o una variazione qualitativa delle emissioni
o che altera le condizioni di convogliabilità tecnica delle stesse e che possa produrre effetti negativi e
significativi sull’ambiente; per gli impianti di cui all’articolo 273 si applica la definizione prevista dall’articolo
5, comma 1, lettera l-bis); per le attività di cui all’articolo 275 si applicano le definizioni previste ai commi
21e 22 di tale articolo. Le regioni e le province autonome possono, nel rispetto della presente definizione,
definire ulteriori criteri per la qualificazione delle modifiche sostanziali e indicare modifiche non sostanziali
per le quali non vi è l’obbligo di comunicazione di cui all’articolo 269, comma 8;
(lettera così modificata dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017.)
n) gestore: la persona fisica o giuridica che ha potere decisionale circa l’installazione o l’esercizio dello
stabilimento e che è responsabile dell’applicazione dei limiti e delle prescrizioni disciplinate nel presente
decreto; per gli impianti di cui all’articolo 273 e per le attività di cui all’articolo 275 si applica la definizione
prevista all’articolo 5, comma 1, lettera r-bis);
o) autorità competente: la regione o la provincia autonoma o la diversa autorità indicata dalla legge
regionale quale autorità competente al rilascio dell’autorizzazione alle emissioni e all’adozione degli altri
provvedimenti previsti dal presente titolo; per gli stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata
ambientale e per gli adempimenti a questa connessi, l’autorità competente è quella che rilascia tale
autorizzazione;
p) autorità competente per il controllo: l’autorità a cui la legge regionale attribuisce il compito di eseguire in
via ordinaria i controlli circa il rispetto dell’autorizzazione e delle disposizioni del presente titolo, ferme
restando le competenze degli organi di polizia giudiziaria; in caso di stabilimenti soggetti ad autorizzazione
alle emissioni tale autorità coincide, salvo diversa indicazione della legge regionale, con quella di cui alla
lettera o); per stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale e per i controlli a questa
connessi, l’autorità competente per il controllo è quella prevista dalla normativa che disciplina tale
autorizzazione;
q) valore limite di emissione: il fattore di emissione, la concentrazione, la percentuale o il flusso di massa di
sostanze inquinanti nelle emissioni che non devono essere superati. I valori di limite di emissione espressi
come concentrazione sono stabiliti con riferimento al funzionamento dell’impianto nelle condizioni di
esercizio più gravose e, salvo diversamente disposto dal presente titolo o dall’autorizzazione, si intendono
stabiliti come media oraria;
r) fattore di emissione: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e unità di misura specifica di
prodotto o di servizio;
s) concentrazione: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e volume dell’effluente gassoso; per
gli impianti di combustione i valori di emissione espressi come concentrazione (mg/Nm3) sono calcolati
considerando, se non diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto, un tenore volumetrico
di ossigeno di riferimento del 3 per cento in volume dell’effluente gassoso per i combustibili liquidi e
gassosi, del 6 per cento in volume per i combustibili solidi e del 15 per cento in volume per le turbine a gas;
t) percentuale: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e massa della stessa sostanza utilizzata
nel processo produttivo, moltiplicato per cento;
u) flusso di massa: massa di sostanza inquinante emessa per unità di tempo;
v) soglia di rilevanza dell’emissione: flusso di massa, per singolo inquinante, o per singola classe di
inquinanti, calcolato a monte di eventuali sistemi di abbattimento, e nelle condizioni di esercizio più gravose
dell’impianto, al di sotto del quale non si applicano i valori limite di emissione;
z) condizioni normali: una temperatura di 273,15 K ed una pressione di 101,3 kPa;
aa) migliori tecniche disponibili: la più efficiente ed avanzata fase di sviluppo di attività e relativi metodi di
esercizio indicanti l’idoneità pratica di determinate tecniche ad evitare ovvero, se ciò risulti impossibile, a
ridurre le emissioni; a tal fine, si intende per:
1) tecniche: sia le tecniche impiegate, sia le modalità di progettazione, costruzione,
manutenzione, esercizio e chiusura degli impianti e delle attività;
2) disponibili: le tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l’applicazione in condizioni
economicamente e tecnicamente valide nell’ambito del pertinente comparto industriale,
prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o
meno applicate o prodotte in ambito nazionale, purché il gestore possa avervi accesso a
condizioni ragionevoli;
3) migliori: le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente
nel suo complesso;
Per gli impianti di cui all’articolo 273 e per le attività di cui all’articolo 275 si applica la
definizione prevista all’articolo 5, comma 1, lettera l-ter);
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aa-bis) ore operative: il tempo, espresso in ore, durante il quale un grande impianto di combustione o un
medio impianto di combustione e’, in tutto o in parte, in esercizio e produce emissioni in atmosfera, esclusi i
periodi di avviamento e di arresto;
(lettera così sostituita dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017) .
bb) periodo di avviamento: salva diversa disposizione autorizzativa, il tempo in cui l’impianto, a seguito
dell’erogazione di energia, combustibili o materiali, è portato da una condizione nella quale non esercita
l’attività a cui è destinato, o la esercita in situazione di carico di processo inferiore al minimo tecnico, ad una
condizione nella quale tale attività è esercitata in situazione di carico di processo pari o superiore al minimo
tecnico;
cc) periodo di arresto: salva diversa disposizione autorizzativa, il tempo in cui l’impianto, a seguito
dell’interruzione dell’erogazione di energia, combustibili o materiali, non dovuta ad un guasto, è portato da
una condizione nella quale esercita l’attività a cui è destinato in situazione di carico di processo pari o
superiore al minimo tecnico ad una condizione nella quale tale funzione è esercitata in situazione di carico
di processo inferiore al minimo tecnico o non è esercitata;
dd) carico di processo: il livello percentuale di produzione rispetto alla potenzialità nominale dell’impianto;
ee) minimo tecnico: il carico minimo di processo compatibile con l’esercizio dell’attività cui l’impianto è
destinato;
ff) impianto di combustione: qualsiasi dispositivo tecnico in cui sono ossidati combustibili al fine di utilizzare
il calore così prodotto:
gg) grande impianto di combustione: impianto di combustione di potenza termica nominale pari o superiore
a 50MW. Un grande impianto di combustione è classificato come:
(lettera così modificata dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
1) anteriore al 2013: il grande impianto di combustione che ha ottenuto un’autorizzazione
prima del 7 gennaio 2013 o per cui è stata presentata una domanda completa di
autorizzazione entro tale data, a condizione che sia messo in servizio entro il 7 gennaio 2014;
2) anteriore al 2002: il grande impianto di combustione che ha ottenuto un’autorizzazione
prima del 27 novembre 2002 o per cui è stata presentata una domanda completa di
autorizzazione prima di tale data, a condizione che sia stato messo in esercizio entro il 27
novembre 2003;
3) nuovo: il grande impianto di combustione che non ricade nella definizione di cui ai numeri
2) e 3);
gg-bis) medio impianto di combustione: impianto di combustione di potenza termica nominale pari o
superiore a 1 MW e inferiore a 50MW, inclusi i motori e le turbine a gas alimentato con i combustibili
previsti all’allegato X alla Parte Quinta o con le biomasse rifiuto previste all’allegato II alla Parte Quinta. Un
medio impianto di combustione è classificato come:
1) esistente: il medio impianto di combustione messo in esercizio prima del 20 dicembre 2018
nel rispetto della normativa all’epoca vigente o previsto in una autorizzazione alle emissioni o
in una autorizzazione unica ambientale o in una autorizzazione integrata ambientale che il
gestore ha ottenuto o alla quale ha aderito prima del 19 dicembre 2017 a condizione che sia
messo in esercizio entro il 20 dicembre 2018;
2) nuovo: il medio impianto di combustione che non rientra nella definizione di cui al punto
1);
gg-ter) motore: un motore a gas, diesel o a doppia alimentazione;
gg-quater) motore a gas: un motore a combustione interna che funziona secondo il ciclo Otto e che utilizza
l’accensione comandata per bruciare il combustibile;
gg-quinquies) motore diesel: un motore a combustione interna che funziona secondo il ciclo diesel e che
utilizza l’accensione spontanea per bruciare il combustibile;
gg-sexies) motore a doppia alimentazione: un motore a combustione interna che utilizza l’accensione
spontanea e che funziona secondo il ciclo diesel quando brucia combustibili liquidi e secondo il ciclo Otto
quando brucia combustibili gassosi;
gg-septies) turbina a gas: qualsiasi macchina rotante che trasforma energia termica in meccanica, costituita
principalmente da un compressore, un dispositivo termico in cui il combustibile è ossidato per riscaldare il
fluido motore e una turbina; sono incluse le turbine a gas a ciclo aperto, le turbine a gas a ciclo combinato
e le turbine a gas in regime di cogenerazione, dotate o meno di bruciatore supplementare;
(lettere da gg-bis) a gg-septies) introdotte dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017.)
hh) potenza termica nominale dell’impianto di combustione: prodotto del potere calorifico inferiore del
combustibile utilizzato e della portata massima di combustibile bruciato al singolo impianto di combustione,
così come dichiarata dal costruttore, espressa in Watt termici o suoi multipli;
ii) composto organico: qualsiasi composto contenente almeno l’elemento carbonio e uno o più degli
elementi seguenti: idrogeno, alogeni, ossigeno, zolfo, fosforo, silicio o azoto, ad eccezione degli ossidi di
carbonio e dei carbonati e bicarbonati inorganici;
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ll) composto organico volatile (COV): qualsiasi composto organico che abbia a 293,15 K una pressione di
vapore di 0,01 kPa o superiore, oppure che abbia una volatilità corrispondente in condizioni particolari di
uso. Ai fini della parte quinta del presente decreto, è considerata come COV la frazione di creosoto che alla
temperatura di 293,15 K ha una pressione di vapore superiore a 0,01 kPa;
mm) solvente organico: qualsiasi COV usato da solo o in combinazione con altri agenti al fine di dissolvere
materie prime, prodotti o rifiuti, senza subire trasformazioni chimiche, o usato come agente di pulizia per
dissolvere contaminanti oppure come dissolvente, mezzo di dispersione, correttore di viscosità, correttore di
tensione superficiale, plastificante o conservante;
nn) capacità nominale: la massa giornaliera massima di solventi organici utilizzati per le attività di cui
all’articolo 275, svolte in condizioni di normale funzionamento ed in funzione della potenzialità di prodotto
per cui le attività sono progettate;
oo) consumo di solventi: il quantitativo totale di solventi organici in uno stabilimento utilizzato per le attività
di cui all’articolo 275 per anno civile ovvero per qualsiasi altro periodo di dodici mesi, detratto qualsiasi COV
recuperato per riutilizzo;
pp) consumo massimo teorico di solventi: il consumo di solventi calcolato sulla base della capacità nominale
riferita, se non diversamente stabilito dall’autorizzazione, a tre centotrenta giorni all’anno in caso di attività
effettuate su tutto l’arco della settimana ed a duecentoventi giorni all’anno per le altre attività;
qq) riutilizzo di solventi organici: l’utilizzo di solventi organici prodotti da una attività e successivamente
recuperati per qualsiasi finalità tecnica o commerciale, ivi compreso l’uso come combustibile;
rr) soglia di consumo: il consumo di solvente espresso in tonnellate/anno stabilito dalla parte II dell’Allegato
III alla parte quinta del presente decreto, per le attività ivi previste;
rr-bis) raffinerie: stabilimenti in cui si effettua la raffinazione di oli minerali o gas;
(lettera introdotta dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017.)
ss) (abrogata)
tt) impianti di distribuzione di carburante: impianti in cui il carburante viene erogato ai serbatoi dei veicoli a
motore da impianti di deposito;
uu) benzina: ogni derivato del petrolio, con o senza additivi, corrispondente ai seguenti codici doganali: NC
2710 1131 – 2710 1141 -2710 1145 – 2710 1149 – 2710 1151 – 2710 1159 o che abbia una tensione di
vapore Reid pari o superiore a 27,6 kilopascal, pronto all’impiego quale carburante per veicoli a motore, ad
eccezione del gas di petrolio liquefatto (GPL);
vv) terminale: ogni struttura adibita al caricamento e allo scaricamento di benzina in/da veicolo-cisterna,
carro-cisterna o nave-cisterna, ivi compresi gli impianti di deposito presenti nel sito della struttura;
zz) impianto di deposito: ogni serbatoio fisso adibito allo stoccaggio di combustibile;
aaa) impianto di caricamento: ogni impianto di un terminale ove la benzina può essere caricata in cisterne
mobili. Gli impianti di caricamento per i veicoli-cisterna comprendono una o più torri di caricamento;
bbb) torre di caricamento: ogni struttura di un terminale mediante la quale la benzina può essere, in un
dato momento, caricata in un singolo veicolo-cisterna;
ccc) deposito temporaneo di vapori: il deposito temporaneo di vapori in un impianto di deposito a tetto fisso
presso un terminale prima del trasferimento e del successivo recupero in un altro terminale. Il trasferimento
dei vapori da un impianto di deposito ad un altro nello stesso terminale non è considerato deposito
temporaneo di vapori ai sensi della parte quinta del presente decreto;
ddd) cisterna mobile: una cisterna di capacità superiore ad 1 m3, trasportata su strada, per ferrovia o per
via navigabile e adibita al trasferimento di benzina da un terminale ad un altro o da un terminale ad un
impianto di distribuzione di carburanti;
eee) veicolo-cisterna: un veicolo adibito al trasporto su strada della benzina che comprenda una o più
cisterne montate stabilmente o facenti parte integrante del telaio o una o più cisterne rimuovibili;
eee-bis) combustibile: qualsiasi materia solida, liquida o gassosa, di cui l’allegato X alla Parte Quinta
preveda l’utilizzo per la produzione di energia mediante combustione, esclusi i rifiuti;
eee-ter) combustibile di raffineria: materiale combustibile solido, liquido o gassoso risultante dalle fasi di
distillazione e conversione della raffinazione del petrolio greggio, inclusi gas di raffineria, gas di sintesi, oli di
raffineria e coke di petrolio;
eee-quater) olio combustibile pesante: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio di cui al codice NC
da 2710 19 51 a 2710 19 68, 2710 20 31, 2710 20 35, o 2710 20 39 o qualsiasi combustibile liquido
derivato dal petrolio, diverso dal gasolio, che, per i suoi limiti di distillazione, rientra nella categoria degli oli
pesanti destinati a essere usati come combustibile e di cui meno del 65% in volume, comprese le perdite,
distilla a 250° C secondo il metodo ASTM D86. anche se la percentuale del distillato a 250° C non può
essere determinata secondo il predetto metodo;
eee-quinquies) gasolio: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio di cui ai codici NC 2710 19 25,
2710 19 29, 2710 19 47, 2710 19 48, 2710 20 17 o 2710 20 19 o qualsiasi combustibile liquido derivato dal
petrolio di cui meno del 65% in volume, comprese le perdite, distilla a 250° C e di cui almeno l’85% in
volume, comprese le perdite, distilla a 350° C secondo il metodo ASTM D86;
eee-sexies) gas naturale: il metano presente in natura, contenente non più del 20% in volume di inerti e
altri costituenti;
eee-septies) polveri: particelle, di qualsiasi forma, struttura o densità, disperse in fase gassosa alle
condizioni del punto di campionamento, che, in determinate condizioni, possono essere raccolte mediante
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filtrazione dopo il prelievo di campioni rappresentativi del gas da analizzare e che, in determinate condizioni,
restano a monte del filtro e sul filtro dopo l’essiccazione;
eee-octies) ossidi di azoto (NOx): il monossido di azoto (NO) ed il biossido di azoto espressi come biossido
di azoto (NO2);
eee-nonies) rifiuto: rifiuto come definito all’articolo 183, comma 1, lett. a).(lettere da eee-bis) a eee-nonies)
introdotte dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
269. Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti
1. Fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 267, commi 2 e 3, dal comma 10 del presente articolo e dall’articolo 272,
commi 1 e 5, per tutti gli stabilimenti che producono emissioni deve essere richiesta una autorizzazione ai sensi della
parte quinta del presente decreto. L’autorizzazione è rilasciata con riferimento allo stabilimento. I singoli impianti e le
singole attività presenti nello stabilimento non sono oggetto di distinte autorizzazioni.
1-bis. In caso di stabilimenti soggetti ad autorizzazione unica ambientale si applicano, in luogo delle procedure previste ai
commi 3, 7 e 8, le procedure previste dal decreto di attuazione dell’articolo 23, comma 1, del decreto-legge 9 febbraio
2012, n. 5, convertito, con modificazioni, in legge 4 aprile 2012, n. 35. Le disposizioni dei commi 3, 7 e 8 continuano ad
applicarsi nei casi in cui il decreto di attuazione dell’articolo 23, comma 1, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, rinvia alle norme di settore, nonché in relazione alla
partecipazione del Comune al procedimento. Sono fatti salvi gli ulteriori termini previsti all’articolo 273-bis, comma 13.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
2. Il gestore che intende installare uno stabilimento nuovo o trasferire un impianto da un luogo ad un altro presenta
all’autorità competente una domanda di autorizzazione, accompagnata:
a) dal progetto dello stabilimento in cui sono descritti gli impianti e le attività, le tecniche adottate per
limitare le emissioni e la quantità e la qualità di tali emissioni, le modalità di esercizio, la quota dei punti di
emissione individuata in modo da garantire l’adeguata dispersione degli inquinanti, i parametri che
caratterizzano l’esercizio e la quantità, il tipo e le caratteristiche merceologiche dei combustibili di cui si
prevede l’utilizzo, nonché, per gli impianti soggetti a tale condizione, il minimo tecnico definito tramite i
parametri di impianto che lo caratterizzano;
b) da una relazione tecnica che descrive il complessivo ciclo produttivo in cui si inseriscono gli impianti e le
attività ed indica il periodo previsto intercorrente tra la messa in esercizio e la messa a regime degli
impianti.
2-bis. Nella domanda di autorizzazione relativa a stabilimenti in cui sono presenti medi impianti di combustione devono
essere indicati, oltre quanto previsto al comma 2, anche i dati previsti all’allegato I, Parte IV-bis, alla Parte Quinta.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
3. Per il rilascio dell’autorizzazione all’installazione di stabilimenti nuovi, l’autorità competente indice, entro trenta giorni
dalla ricezione della richiesta, una conferenza di servizi ai sensi dell’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, nel
corso della quale si procede anche, in via istruttoria, ad un contestuale esame degli interessi coinvolti in altri procedimenti
amministrativi e, in particolare, nei procedimenti svolti dal comune ai sensi del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, e del regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265. Per il rinnovo e per l’aggiornamento dell’autorizzazione l’autorità competente, previa
informazione al comune interessato il quale può esprimere un parere nei trenta giorni successivi, avvia un autonomo
procedimento entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta. In sede di conferenza di servizi o di autonomo
procedimento, eventuali integrazioni della domanda devono essere trasmesse all’autorità competente entro trenta giorni
dalla relativa richiesta; se l’autorità competente non si pronuncia in un termine pari a centoventi giorni o, in caso di
integrazione della domanda di autorizzazione, pari a centocinquanta giorni dalla ricezione della domanda stessa, il gestore
può, entro i successivi sessanta giorni, richiedere al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di
provvedere, notificando tale richiesta anche all’autorità competente.
(comma modificato dall’art. 11, comma 4, lettera a), d.P.R. n. 59 del 2013, podi all’art. 5, comma 1, lettera d), d.lgs. n.
127 del 2016)
4. L’autorizzazione stabilisce, ai sensi degli articoli 270 e 271:
a) per le emissioni che risultano tecnicamente convogliabili, le modalità di captazione e di convogliamento;
b) per le emissioni convogliate o di cui è stato disposto il convogliamento, i valori limite di emissione, le
prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi, i criteri per la valutazione della conformità dei valori
misurati ai valori limite e la periodicità del monitoraggio di competenza del gestore, la quota dei punti di
emissione individuata tenuto conto delle relative condizioni tecnico-economiche, il minimo tecnico per gli
impianti soggetti a tale condizione e le portate di progetto tali da consentire che le emissioni siano diluite
solo nella misura inevitabile dal punto di vista tecnologico e dell’esercizio; devono essere specificamente
indicate le sostanze a cui si applicano i valori limite di emissione, le prescrizioni ed i relativi controlli;
(lettera così modificata dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
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c) per le emissioni diffuse, apposite prescrizioni, anche di carattere gestionale, finalizzate ad assicurare il
contenimento delle fonti su cui l’autorità competente valuti necessario intervenire.
(lettera così sostituita dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
5. (abrogato dall’art. 20, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
6. L’autorizzazione stabilisce il periodo che deve intercorrere tra la messa in esercizio e la messa a regime dell’impianto.
La messa in esercizio, fermo restando quanto previsto all’articolo 272, comma 3, deve essere comunicata all’autorità
competente con un anticipo di almeno quindici giorni. L’autorizzazione stabilisce la data entro cui devono essere trasmessi
all’autorità competente i risultati delle misurazioni delle emissioni effettuate in un periodo rappresentativo delle condizioni
di esercizio dell’impianto, decorrente dalla messa a regime, e la durata di tale periodo, nonché il numero dei
campionamenti da realizzare. L’autorità competente per il controllo effettua il primo accertamento circa il rispetto
dell’autorizzazione entro sei mesi dalla data di messa a regime di uno o più impianti o dall’avvio di una o più attività dello
stabilimento autorizzato.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
7. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del presente articolo ha una durata di quindici anni. La domanda di rinnovo deve
essere presentata almeno un anno prima della scadenza. Nelle more dell’adozione del provvedimento sulla domanda di
rinnovo dell’autorizzazione rilasciata ai sensi del presente articolo, l’esercizio dell’impianto può continuare anche dopo la
scadenza dell’autorizzazione in caso di mancata pronuncia in termini del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare a cui sia stato richiesto di provvedere ai sensi del comma 3. L’autorità competente può imporre il rinnovo
dell’autorizzazione prima della scadenza ed il rinnovo delle autorizzazioni di cui al d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, prima
dei termini previsti dall’articolo 281, comma 1, se una modifica delle prescrizioni autorizzative risulti necessaria al rispetto
dei valori limite di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa. Il rinnovo dell’autorizzazione comporta il decorso di un
periodo di quindici anni.
8. Il gestore che intende effettuare una modifica dello stabilimento ne dà comunicazione all’autorità competente o, se la
modifica è sostanziale, presenta, ai sensi del presente articolo, una domanda di autorizzazione. Se la modifica per cui è
stata data comunicazione è sostanziale, l’autorità competente ordina al gestore di presentare una domanda di
autorizzazione ai sensi del presente articolo. Se la modifica è sostanziale l’autorità competente aggiorna l’autorizzazione
dello stabilimento con un’istruttoria limitata agli impianti e alle attività interessati dalla modifica o, a seguito di eventuale
apposita istruttoria che dimostri tale esigenza in relazione all’evoluzione della situazione ambientale o delle migliori
tecniche disponibili, la rinnova con un’istruttoria estesa all’intero stabilimento. Se la modifica non è sostanziale, l’autorità
competente provvede, ove necessario, ad aggiornare l’autorizzazione in atto. Se l’autorità competente non si esprime
entro sessanta giorni, il gestore può procedere all’esecuzione della modifica non sostanziale comunicata, fatto salvo il
potere dell’autorità competente di provvedere successivamente. è fatto salvo quanto previsto dall’articolo 275, comma 11.
Il rinnovo dell’autorizzazione comporta, a differenza dell’aggiornamento, il decorso di un nuovo periodo di quindici anni.
(comma modificato dall’art. 20, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014, poi dall’art. 1, comma 1. d.lgsn. . 83 del 2017)
9. L’autorità competente per il controllo è autorizzata ad effettuare presso gli stabilimenti tutte le ispezioni che ritenga
necessarie per accertare il rispetto dell’autorizzazione. Il gestore fornisce a tale autorità la collaborazione necessaria per i
controlli, anche svolti mediante attività di campionamento e analisi e raccolta di dati e informazioni, funzionali
all’accertamento del rispetto delle disposizioni della parte quinta del presente decreto. Il gestore assicura in tutti i casi
l’accesso in condizioni di sicurezza, anche sulla base delle norme tecniche di settore, ai punti di prelievo e di
campionamento.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
10. Non sono sottoposti ad autorizzazione gli impianti di deposito di oli minerali, compresi i gas liquefatti. I gestori sono
comunque tenuti ad adottare apposite misure per contenere le emissioni diffuse ed a rispettare le ulteriori prescrizioni
eventualmente disposte, per le medesime finalità, con apposito provvedimento dall’autorità competente.
11. Il trasferimento di uno stabilimento da un luogo ad un altro equivale all’installazione di uno stabilimento nuovo.
12. – 13. – 14. – 15. – 16. (abrogati)
270. Individuazione degli impianti e convogliamento delle emissioni
1. In sede di autorizzazione, fatto salvo quanto previsto all’articolo 272, l’autorità competente verifica se le emissioni
diffuse di ciascun impianto e di ciascuna attività sono tecnicamente convogliabili sulla base delle migliori tecniche
disponibili e sulla base delle pertinenti prescrizioni dell’Allegato I alla parte quinta dei presente decreto e, in tal caso, ne
dispone la captazione ed il convogliamento.
2. In presenza di particolari situazioni di rischio sanitario o di zone che richiedono una particolare tutela ambientale,
l’autorità competente dispone la captazione ed il convogliamento delle emissioni diffuse ai sensi del comma 1 anche se la
tecnica individuata non soddisfa il requisito della disponibilità di cui all’articolo 268, comma 1, lettera aa), numero 2).
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3. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
4. Se più impianti con caratteristiche tecniche e costruttive simili, aventi emissioni con caratteristiche chimico-fisiche
omogenee e localizzati nello stesso stabilimento sono destinati a specifiche attività tra loro identiche, l’autorità
competente, tenendo conto delle condizioni tecniche ed economiche, può considerare gli stessi come un unico impianto
disponendo il convogliamento ad un solo punto di emissione. L’autorità competente deve, in qualsiasi caso, considerare
tali impianti come un unico impianto ai fini della determinazione dei valori limite di emissione. Resta fermo quanto
previsto dall’articolo 282, comma 2.
5. In caso di emissioni convogliate o di cui è stato disposto il convogliamento, ciascun impianto, deve avere un solo punto
di emissione, fatto salvo quanto previsto nei commi 6 e 7. Salvo quanto diversamente previsto da altre disposizioni del
presente titolo, i valori limite di emissione si applicano a ciascun punto di emissione.
6. Ove non sia tecnicamente possibile, anche per ragioni di sicurezza, assicurare il rispetto del comma 5, l’autorità
competente può consentire un impianto avente più punti di emissione. In tal caso, i valori limite di emissione espressi
come flusso di massa, fattore di emissione e percentuale sono riferiti al complesso delle emissioni dell’impianto e quelli
espressi come concentrazione sono riferiti alle emissioni dei singoli punti. L’autorizzazione può prevedere che i valori
limite di emissione si riferiscano alla media ponderata delle emissioni di sostanze inquinanti uguali o appartenenti alla
stessa classe ed aventi caratteristiche chimiche omogenee, provenienti dai diversi punti di emissione dell’impianto; in tal
caso, il flusso di massa complessivo dell’impianto non può essere superiore a quello che si avrebbe se i valori limite di
emissione si applicassero ai singoli punti di emissione.
7. Ove opportuno, l’autorità competente, tenuto conto delle condizioni tecniche ed economiche, può consentire il
convogliamento delle emissioni di più impianti in uno o più punti di emissione comuni, purché le emissioni di tutti gli
impianti presentino caratteristiche chimico-fisiche omogenee. In tal caso a ciascun punto di emissione comune si applica il
più restrittivo dei valori limite di emissione espressi come concentrazione previsti per i singoli impianti e, se del caso, si
prevede un tenore di ossigeno di riferimento coerente con i flussi inviati a tale punto. L’autorizzazione stabilisce apposite
prescrizioni volte a limitare la diluizione delle emissioni ai sensi dell’articolo 269, comma 4, lettera b).
8. L’adeguamento alle disposizioni del comma 5 o, ove ciò non sia tecnicamente possibile, alle disposizioni dei commi 6 e
7 è realizzato entro i tre anni successivi al primo rinnovo o all’ottenimento dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 281,
commi 1, 2, 3 o 4, o dell’articolo 272, comma 3, ovvero nel più breve termine stabilito dall’autorizzazione. Ai fini
dell’applicazione dei commi 4, 5, 6 e 7 l’autorità competente tiene anche conto della documentazione elaborata dalla
commissione di cui all’articolo 281, comma 9.
8-bis. Il presente articolo si applica anche ai grandi impianti di combustione ed ai medi impianti di combustione, ferme
restando le ulteriori disposizioni in materia di aggregazione degli impianti previste all’articolo 273, commi 9 e 10, e
all’articolo 273-bis, commi 8 e 9.
(comma aggiunto dall’art. 20, comma 2, d.lgs. n. 46 del 2014, poi così sostituito dall’art. 1c, omma 1, d.lgs. n. 183 del
2017)
271. Valori limite di emissione e prescrizioni per gli impianti e le attività
1. Il presente articolo disciplina i valori di emissione e le prescrizioni da applicare agli impianti ed alle attività degli
stabilimenti.
2. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
3. La normativa delle regioni e delle province autonome in materia di valori limite e di prescrizioni per le emissioni in
atmosfera degli impianti e delle attività deve tenere conto, ove esistenti, dei piani e programmi di qualità dell’aria previsti
dalla vigente normativa. Restano comunque in vigore le normative adottate dalle regioni o dalle province autonome in
conformità al d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, ed al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 luglio 1989, in cui
si stabiliscono appositi valori limite di emissione e prescrizioni. Per tutti gli impianti e le attività previsti dall’articolo 272,
comma 1, la regione o la provincia autonoma, può stabilire, anche con legge o provvedimento generale, sulla base delle
migliori tecniche disponibili, appositi valori limite di emissione e prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione o
di esercizio e i combustibili utilizzati. Con legge o provvedimento generale la regione o la provincia autonoma può inoltre
stabilire, ai fini della valutazione dell’entità della diluizione delle emissioni, portate caratteristiche di specifiche tipologie di
impianti.
4. I piani e i programmi di qualità dell’aria previsti dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 possono stabilire appositi
valori limite di emissione e prescrizioni più restrittivi di quelli contenuti negli Allegati I, II e III e V alla parte quinta del
presente decreto, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio, purché ciò sia necessario al perseguimento ed
al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’aria.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
5. Per gli impianti e le attività degli stabilimenti anteriori al 1988, anteriori al 2006 o nuovi l’autorizzazione stabilisce i
valori limite di emissione e le prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio ed i combustibili
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utilizzati, a seguito di un’istruttoria che si basa sulle migliori tecniche disponibili e sui valori e sulle prescrizioni fissati nelle
normative di cui al comma 3 e nei piani e programmi di cui al comma 4. A tal fine possono essere altresì considerati, in
relazione agli stabilimenti previsti dal presente titolo, i BAT-AEL e le tecniche previste nelle conclusioni sulle BAT pertinenti
per tipologia di impianti e attività, anche se riferiti ad installazioni di cui al titolo III-bis alla Parte Seconda. Si devono
altresì valutare il complesso di tutte le emissioni degli impianti e delle attività presenti, le emissioni provenienti da altre
fonti e lo stato di qualità dell’aria nella zona interessata. I valori limite di emissione e le prescrizioni fissati sulla base di
tale istruttoria devono essere non meno restrittivi di quelli previsti dagli Allegati I, II, III e V alla parte quinta del presente
decreto e di quelli applicati per effetto delle autorizzazioni soggette al rinnovo.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
5-bis. Per gli impianti e le attività degli stabilimenti a tecnologia avanzata nella produzione di biocarburanti, i criteri per la
fissazione dei valori limite di emissione sono fissati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, sentito il Ministro della salute.
(comma introdotto dall’art. 30,c omma 2-sexies, legge n. 116 del 2014, poi così sostituitod all’art. 1, comma 1, d.lgs. n.
183 del 2017)
5-ter. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
6. Per le sostanze per cui non sono fissati valori di emissione, l’autorizzazione stabilisce appositi valori limite con
riferimento a quelli previsti per sostanze simili sotto il profilo chimico e aventi effetti analoghi sulla salute e sull’ambiente.
7. L’autorizzazione degli stabilimenti anteriori al 1988, anteriori al 2006 e nuovi può sempre stabilire, per effetto
dell’istruttoria prevista dal comma 5, valori limite e prescrizioni più severi di quelli contenuti negli allegati I, II, III e V alla
parte quinta del presente decreto, nelle normative di cui al comma 3 e nei piani e programmi di cui al comma 4.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
8. (abrogato)
9. (abrogato)
10. (abrogato)
11. I valori limite di emissione e il tenore volumetrico dell’ossigeno di riferimento si riferiscono al volume di effluente
gassoso rapportato alle condizioni normali, previa detrazione, salvo quanto diversamente indicato nell’Allegato I alla parte
quinta del presente decreto, del tenore volumetrico di vapore acqueo.
12. Salvo quanto diversamente indicato nell’Allegato I alla parte quinta del presente decreto, il tenore volumetrico
dell’ossigeno di riferimento è quello derivante dal processo. Se nell’emissione il tenore volumetrico di ossigeno è diverso
da quello di riferimento, le concentrazioni misurate devono essere corrette mediante la seguente formula:
E = 21 – O2 * EM
21 – O2M
dove:
EM = concentrazione misurata
E = concentrazione
O2 M = tenore di ossigeno misurato
O2 = tenore di ossigeno di riferimento
13. I valori limite di emissione si riferiscono alla quantità di emissione diluita nella misura che risulta inevitabile dal punto
di vista tecnologico e dell’esercizio. In caso di ulteriore diluizione dell’emissione le concentrazioni misurate devono essere
corrette mediante la seguente formula:
E = EM * PM
P
dove:
PM= portata misurata
EM = concentrazione misurata
P = portata di effluente gassoso diluita nella misura che risulta inevitabile dal punto di vista tecnologico e
dell’esercizio
E = concentrazione riferita alla P
14. Salvo quanto diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto, i valori limite di emissione si applicano ai
periodi di normale funzionamento dell’impianto, intesi come i periodi in cui l’impianto è in funzione con esclusione dei
periodi di avviamento e di arresto e dei periodi in cui si verificano anomalie o guasti tali da non permettere il rispetto dei
valori stessi. L’autorizzazione può stabilire specifiche prescrizioni per tali periodi di avviamento e di arresto e per
l’eventualità di tali anomalie o guasti ed individuare gli ulteriori periodi transitori nei quali non si applicano i valori limite di
emissione. In caso di emissione di sostanze di cui all’articolo 272, comma 4, lettera a), l’autorizzazione, ove tecnicamente
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possibile, deve stabilire prescrizioni volte a consentire la stima delle quantità di tali sostanze emesse durante i periodi in
cui si verificano anomalie o guasti o durante gli altri periodi transitori e fissare appositi valori limite di emissione, riferiti a
tali periodi, espressi come flussi di massa annuali. Se si verifica un’anomalia o un guasto tale da non permettere il rispetto
di valori limite di emissione, l’autorità competente deve essere informata entro le otto ore successive e può disporre la
riduzione o la cessazione delle attività o altre prescrizioni, fermo restando l’obbligo del gestore di procedere al ripristino
funzionale dell’impianto nel più breve tempo possibile. Si applica, in tali casi, la procedura prevista al comma 20-ter. Il
gestore è comunque tenuto ad adottare tutte le precauzioni opportune per ridurre al minimo le emissioni durante le fasi
di avviamento e di arresto e per assicurare che la durata di tali fasi sia la minore possibile. Sono fatte salve le diverse
disposizioni contenute nella parte quinta del presente decreto per specifiche tipologie di impianti. Non costituiscono in
ogni caso periodi di avviamento o di arresto i periodi di oscillazione che si verificano regolarmente nello svolgimento della
funzione dell’impianto.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
15. Il presente articolo si applica anche ai grandi impianti di combustione di cui all’articolo 273, ai medi impianti di
combustione di cui all’articolo 273-bis ed agli impianti e alle attività di cui all’articolo 275.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
16. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
17. L’allegato VI alla Parte Quinta stabilisce i criteri per i controlli da parte dell’autorità e per il monitoraggio delle
emissioni da parte del gestore. In sede di rilascio, rinnovo e riesame delle autorizzazioni previste dal presente titolo
l’autorità competente individua i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni da utilizzare nel monitoraggio di
competenza del gestore sulla base delle pertinenti norme tecniche CEN o, ove queste non siano disponibili, sulla base
delle pertinenti norme tecniche nazionali, oppure, ove anche queste ultime non siano disponibili, sulla base delle
pertinenti norme tecniche ISO o di altre norme internazionali o delle norme nazionali previgenti. I controlli, da parte
dell’autorità o degli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), e l’accertamento del superamento dei valori limite di
emissione sono effettuati sulla base dei metodi specificamente indicati nell’autorizzazione per il monitoraggio di
competenza del gestore o, se l’autorizzazione non indica specificamente i metodi, sulla base di uno tra i metodi sopra
elencati, oppure attraverso un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni conforme all’allegato VI alla Parte
Quinta che rispetta le procedure di garanzia di qualità delle norma UNI EN 14181, qualora la relativa installazione sia
prevista dalla normativa nazionale o regionale o qualora l’autorizzazione preveda che tale sistema sia utilizzato anche ai
fini dei controlli dell’autorità.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
18. L’autorizzazione stabilisce, per il monitoraggio delle emissioni di competenza del gestore, l’esecuzione di misure
periodiche basate su metodi discontinui o l’utilizzo di sistemi di monitoraggio basati su metodi in continuo. Il gestore
effettua il monitoraggio di propria competenza sulla base dei metodi e dei sistemi di monitoraggio indicati
nell’autorizzazione e mette i risultati a disposizione dell’autorità competente per il controllo nei modi previsti dall’Allegato
VI alla parte quinta del presente decreto e dall’autorizzazione; in caso di ricorso a metodi o a sistemi di monitoraggio
diversi o non conformi alle prescrizioni dell’autorizzazione, i risultati della relativa applicazione non sono validi ai sensi ed
agli effetti del presente titolo e si applica la pena prevista dall’articolo 279, comma 2.
(comma modificato dall’art. 21 del d.lgs. n. 46 del 2014, poi dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183d el 2017)
19. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
20. Si verifica un superamento dei valori limite di emissione, ai fini del reato di cui all’articolo 279, comma 2, soltanto se i
controlli effettuati dall’autorità o dagli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), accertano una difformità tra i
valori misurati e i valori limite prescritti, sulla base di metodi di campionamento e di analisi o di sistemi di monitoraggio in
continuo delle emissioni conformi ai requisiti previsti al comma 17. Le difformità accertate nel monitoraggio di
competenza del gestore, incluse quelle relative ai singoli valori che concorrono alla valutazione dei valori limite su base
media o percentuale, devono essere da costui specificamente comunicate all’autorità’ competente per il controllo entro 24
ore dall’accertamento.
20-bis. Se si accerta, nel corso dei controlli effettuati dall’autorità o dagli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera
p), la non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti, l’autorità competente impartisce al gestore, con
ordinanza, prescrizioni dirette al ripristino della conformità nel più breve tempo possibile, sempre che tali prescrizioni non
possano essere imposte sulla base di altre procedure previste dalla vigente normativa. La cessazione dell’esercizio
dell’impianto deve essere sempre disposta se la non conformità può determinare un pericolo per la salute umana o un
significativo peggioramento della qualità dell’aria a livello locale. (comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183
del 2017)
20-ter. Il gestore che, nel corso del monitoraggio di propria competenza, accerti la non conformità dei valori misurati ai
valori limite prescritti deve procedere al ripristino della conformità nel più breve tempo possibile. In tali casi, l’autorità’
competente impartisce al gestore prescrizioni dirette al ripristino della conformità, fissando un termine per l’adempimento,
e stabilisce le condizioni per l’esercizio dell’impianto fino al ripristino. La continuazione dell’esercizio non è in tutti i casi
concessa se la non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti può determinare un pericolo per la salute
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umana o un significativo peggioramento della qualità dell’aria a livello locale. Nel caso in cui il gestore non osservi la
prescrizione entro il termine fissato si applica, per tale inadempimento, la sanzione prevista all’articolo 279, comma 2.
(comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
272. Impianti e attività in deroga
1. Non sono sottoposti ad autorizzazione di cui al presente titolo gli stabilimenti in cui sono presenti esclusivamente
impianti e attività elencati nella parte I dell’Allegato IV alla parte quinta del presente decreto. L’elenco si riferisce a
impianti e ad attività le cui emissioni sono scarsamente rilevanti agli effetti dell’inquinamento atmosferico. Si applicano
esclusivamente i valori limite di emissione e le prescrizioni specificamente previsti, per tali impianti e attività, dai piani e
programmi o dalle normative di cui all’articolo 271, commi 3 e 4. Al fine di stabilire le soglie di produzione e di consumo e
le potenze termiche nominali indicate nella parte I dell’Allegato IV alla parte quinta del presente decreto si deve
considerare l’insieme degli impianti e delle attività che, nello stabilimento, ricadono in ciascuna categoria presente
nell’elenco. Gli impianti che utilizzano i combustibili soggetti alle condizioni previste dalla parte II, sezioni 4 e 6,
dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto, devono in ogni caso rispettare almeno i valori limite appositamente
previsti per l’uso di tali combustibili nella parte III II, dell’Allegato I alla parte quinta del presente decreto. Se in uno
stabilimento sono presenti sia impianti o attività inclusi nell’elenco della parte I dell’allegato IV alla parte quinta del
presente decreto, sia impianti o attività non inclusi nell’elenco, l’autorizzazione di cui al presente titolo considera solo
quelli esclusi. Il presente comma si applica anche ai dispositivi mobili utilizzati all’interno di uno stabilimento da un
gestore diverso da quello dello stabilimento o non utilizzati all’interno di uno stabilimento. Il gestore di uno stabilimento in
cui i dispositivi mobili di un altro gestore sono collocati ed utilizzati in modo non occasionale deve comunque
ricomprendere tali dispositivi nella domanda di autorizzazione dell’articolo 269 salva la possibilità di aderire alle
autorizzazioni generali del comma 2 nei casi ivi previsti. L’autorità competente può altresì prevedere, con proprio
provvedimento generale, che i gestori comunichino alla stessa o ad altra autorità da questa delegata, in via preventiva, la
data di messa in esercizio dell’impianto o di avvio dell’attività ovvero, in caso di dispositivi mobili, la data di inizio di
ciascuna campagna di utilizzo. Gli elenchi contenuti nell’allegato IV alla parte quinta del presente decreto possono essere
aggiornati ed integrati, con le modalità di cui all’articolo 281, comma 5, anche su indicazione delle regioni, delle province
autonome e delle associazioni rappresentative di categorie produttive.
1-bis. Per gli impianti previsti dal comma 1, ove soggetti a valori limite di emissione applicabili ai sensi del medesimo
comma, la legislazione regionale di cui all’articolo 271, comma 3, individua i metodi di campionamento e di analisi delle
emissioni da utilizzare nei controlli e possono imporre obblighi di monitoraggio di competenza del gestore. Per gli impianti
di combustione previsti dal comma 1, ove soggetti a valori limite di emissione applicabili ai sensi del medesimo comma,
l’autorità competente per il controllo può decidere di non effettuare o di limitare i controlli sulle emissioni se il gestore
dispone di una dichiarazione di conformità dell’impianto rilasciata dal costruttore che attesta la conformità delle emissioni
ai valori limite e se, sulla base di un controllo documentale, risultano regolarmente applicate le apposite istruzioni
tecniche per l’esercizio e per la manutenzione previste dalla dichiarazione. La decisione dell’autorità competente per il
controllo è ammessa solo se la dichiarazione riporta le istruzioni tecniche per l’esercizio e la manutenzione dell’impianto e
le altre informazioni necessarie a rispettare i valori limite, quali le configurazioni impiantistiche e le modalità di gestione
idonee, il regime di esercizio ottimale, le caratteristiche del combustibile ed i sistemi di regolazione. (comma introdotto
dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
2. L’autorità competente può adottare autorizzazioni di carattere generale riferite a stabilimenti oppure a categorie di
impianti e attività, nelle quali sono stabiliti i valori limite di emissione, le prescrizioni, anche inerenti le condizioni di
costruzione o di esercizio e i combustibili utilizzati, i tempi di adeguamento, i metodi di campionamento e di analisi e la
periodicità dei controlli. Può inoltre stabilire apposite prescrizioni finalizzate a predefinire i casi e le condizioni in cui il
gestore è tenuto a captare e convogliare le emissioni ai sensi dell’articolo 270. Al di fuori di tali casi e condizioni l’articolo
270 non si applica agli impianti degli stabilimenti soggetti ad autorizzazione generale. I valori limite di emissione e le
prescrizioni sono stabiliti in conformità all’articolo 271, commi da 5 a 7. L’autorizzazione generale stabilisce i requisiti della
domanda di adesione e può prevedere appositi modelli semplificati di domanda, nei quali le quantità e le qualità delle
emissioni sono deducibili dalle quantità di materie prime ed ausiliarie utilizzate. Le autorizzazioni generali sono adottate
con priorità per gli stabilimenti in cui sono presenti le tipologie di impianti e di attività elencate alla Parte II dell’allegato IV
alla Parte Quinta. Al fine di stabilire le soglie di produzione e di consumo e le potenze termiche nominali indicate nella
parte II dell’allegato IV alla Parte Quinta si deve considerare l’insieme degli impianti e delle attività che, nello
stabilimento, ricadono in ciascuna categoria presente nell’elenco. I gestori degli stabilimenti per cui è stata adottata una
autorizzazione generale possono comunque presentare domanda di autorizzazione ai sensi dell’articolo 269. L’installazione
di stabilimenti in cui sono presenti anche impianti e attività non previsti in autorizzazioni generali è soggetta alle
autorizzazioni di cui all’articolo 269. L’installazione di stabilimenti in cui sono presenti impianti e attività previsti in più
autorizzazioni generali è ammessa previa contestuale procedura di adesione alle stesse. In stabilimenti dotati di
autorizzazioni generali è ammessa, previa procedura di adesione, l’installazione di impianti e l’avvio di attività previsti in
altre autorizzazioni generali. In caso di convogliamento delle emissioni prodotte da impianti previsti da diverse
autorizzazioni generali in punti di emissione comuni, si applicano i valori limite più severi prescritti in tali autorizzazioni per
ciascuna sostanza interessata. In stabilimenti dotati di un’autorizzazione prevista all’articolo 269, è ammessa, previa
procedura di adesione, l’installazione di impianti e l’avvio di attività previsti nelle autorizzazioni generali, purché la
normativa regionale o le autorizzazioni generali stabiliscano requisiti e condizioni volti a limitare il numero massimo o
l’entità delle modifiche effettuabili mediante tale procedura per singolo stabilimento; l’autorità competente provvede ad
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aggiornare l’autorizzazione prevista all’articolo 269 sulla base dell’avvenuta adesione. (comma così sostituito dall’art. 1,
comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
3. Ai fini previsti dal comma 2, almeno quarantacinque giorni prima dell’installazione il gestore invia all’autorità
competente una domanda di adesione all’autorizzazione generale corredata dai documenti ivi prescritti. La domanda di
adesione individua specificamente gli impianti e le attività a cui fare riferimento nell’ambito delle autorizzazioni generali
vigenti. L’autorità che riceve la domanda può, con proprio provvedimento, negare l’adesione nel caso in cui non siano
rispettati i requisiti previsti dall’autorizzazione generale o i requisiti previsti dai piani e dai programmi o dalla legislazione
regionale di cui all’articolo 271, commi 3 e 4, o in presenza di particolari situazioni di rischio sanitario o di zone che
richiedono una particolare tutela ambientale. Alla domanda di adesione può essere allegata la comunicazione relativa alla
messa in esercizio prevista all’articolo 269, comma 6, che può avvenire dopo un periodo di quarantacinque giorni dalla
domanda stessa. La procedura si applica anche nel caso in cui il gestore intenda effettuare una modifica dello
stabilimento. Resta fermo l’obbligo di sottoporre lo stabilimento alle autorizzazioni previste all’articolo 269 in caso di
modifiche relative all’installazione di impianti o all’avvio di attività non previsti nelle autorizzazioni generali.
L’autorizzazione generale si applica a chi vi ha aderito, anche se sostituita da successive autorizzazioni generali, per un
periodo pari ai quindici anni successivi all’adesione. Non hanno effetto su tale termine le domande di adesione relative
alle modifiche dello stabilimento. Almeno quarantacinque giorni prima della scadenza di tale periodo il gestore presenta
una domanda di adesione all’autorizzazione generale vigente, corredata dai documenti ivi prescritti. L’autorità competente
procede, almeno ogni quindici anni, al rinnovo delle autorizzazioni generali adottate ai sensi del presente articolo. Le
procedure e le tempistiche previste dal presente articolo si applicano in luogo di quelle previste dalle norme generali
vigenti in materia di comunicazioni amministrative e silenzio assenso.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
3-bis. Le autorizzazioni di carattere generale adottate per gli stabilimenti in cui sono presenti medi impianti di
combustione, anche insieme ad altri impianti e attività, devono disciplinare anche le voci previste all’allegato I, Parte IVbis,
alla Parte Quinta, escluse quelle riportate alle lettere a), g) e h). Le relative domande di adesione devono contenere
tutti i dati previsti all’allegato I, Parte IV-bis, alla Parte Quinta.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
4. Le disposizioni dei commi 2 e 3 non si applicano nel caso in cui siano utilizzate, nell’impianto o nell’attività, le sostanze
o le miscele con indicazioni di pericolo H350, H340, H350i, H360D, H360F, H360FD, H360Df e H360Fd ai sensi della
normativa europea vigente in materia di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele. Nel
caso in cui, a seguito di una modifica della classificazione di una sostanza, uno o più impianti o attività ricompresi in
autorizzazioni generali siano soggetti al divieto previsto al presente comma, il gestore deve presentare all’autorità
competente, entro tre anni dalla modifica della classificazione, una domanda di autorizzazione ai sensi dell’articolo 269. In
caso di mancata presentazione, lo stabilimento si considera in esercizio senza autorizzazione.<(comma così sostituito
dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
4-bis. (abrogato dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
5. Il presente titolo non si applica agli stabilimenti destinati alla difesa nazionale, fatto salvo quanto previsto al comma 5-
bis, ed alle emissioni provenienti da sfiati e ricambi d’aria esclusivamente adibiti alla protezione e alla sicurezza degli
ambienti di lavoro in relazione alla temperatura, all’umidità e ad altre condizioni attinenti al microclima di tali ambienti.
Sono in tutti i casi soggette al presente titolo le emissioni provenienti da punti di emissione specificamente destinati
all’evacuazione di sostanze inquinanti dagli ambienti di lavoro. Il presente titolo non si applica inoltre a valvole di
sicurezza, dischi di rottura e altri dispositivi destinati a situazioni critiche o di emergenza, salvo quelli che l’autorità
competente stabilisca di disciplinare nell’autorizzazione. Sono comunque soggetti al presente titolo gli impianti che, anche
se messi in funzione in caso di situazioni critiche o di emergenza, operano come parte integrante del ciclo produttivo dello
stabilimento. Agli impianti di distribuzione dei carburanti si applicano esclusivamente le pertinenti disposizioni degli articoli
276 e 277.(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
5-bis. Sono soggetti ad autorizzazione gli stabilimenti destinati alla difesa nazionale in cui sono ubicati medi impianti di
combustione. L’autorizzazione dello stabilimento prevede valori limite e prescrizioni solo per tali impianti.(comma
introdotto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
272-bis. Emissioni odorigene
(articolo introdotto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
1. La normativa regionale o le autorizzazioni possono prevedere misure per la prevenzione e la limitazione delle emissioni
odorigene degli stabilimenti di cui al presente titolo. Tali misure possono anche includere, ove opportuno, alla luce delle
caratteristiche degli impianti e delle attività presenti nello stabilimento e delle caratteristiche della zona interessata, e
fermo restando, in caso di disciplina regionale, il potere delle autorizzazioni di stabilire valori limite più severi con le
modalità previste all’articolo 271:
a) valori limite di emissione espressi in concentrazione (mg/Nm³) per le sostanze odorigene;
b) prescrizioni impiantistiche e gestionali e criteri localizzativi per impianti e per attività aventi un potenziale
impatto odorigeno, incluso l’obbligo di attuazione di piani di contenimento;
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c) procedure volte a definire, nell’ambito del procedimento autorizzativo, criteri localizzativi in funzione della
presenza di ricettori sensibili nell’intorno dello stabilimento;
d) criteri e procedure volti a definire, nell’ambito del procedimento autorizzativo, portate massime o
concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s) per le
fonti di emissioni odorigene dello stabilimento;
e) specifiche portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità
odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s) per le fonti di emissioni odorigene dello stabilimento,
2. Il Coordinamento previsto dall’articolo 20 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, può elaborare indirizzi in
relazione alle misure previste dal presente articolo. Attraverso l’integrazione dell’allegato I alla Parte Quinta, con le
modalità previste dall’articolo 281, comma 6, possono essere previsti, anche sulla base dei lavori del Coordinamento,
valori limite e prescrizioni per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene degli stabilimenti di cui al presente
titolo, inclusa la definizione di metodi di monitoraggio e di determinazione degli impatti.
273. Grandi impianti di combustione
(articolo così modificato dall’art. 3, comma 7, d.lgs. n. 128 del 2010, poi dall’art. 22 del d.lgs. n. 46d el 2014)
1. L’Allegato II alla parte quinta del presente decreto stabilisce, in relazione ai grandi impianti di combustione, i valori
limite di emissione, inclusi quelli degli impianti multicombustibili, le modalità di monitoraggio e di controllo delle emissioni,
i criteri per la verifica della conformità ai valori limite e le ipotesi di anomalo funzionamento o di guasto degli impianti.
2. Ai grandi impianti di combustione nuovi si applicano i pertinenti valori limite di emissione di cui alla Parte II, sezioni da
1 a 6, dell’Allegato II alla Parte Quinta. 3. Ai grandi impianti di combustione anteriori al 2013 i pertinenti valori limite di
emissione di cui alla Parte II, sezioni da 1 a 6, dell’Allegato II alla Parte Quinta si applicano a partire dal 1° gennaio 2016.
Ai grandi impianti di combustione che hanno ottenuto l’esenzione prevista all’Allegato II, Parte I, paragrafo 2, alla Parte
Quinta si applicano, in caso di esercizio dal 1° gennaio 2016, i valori limite di emissione previsti dal comma 2 per gli
impianti nuovi. Le vigenti autorizzazioni sono entro tale data adeguate alle disposizioni del presente articolo nell’ambito
delle ordinarie procedure di rinnovo periodico ovvero, se nessun rinnovo periodico è previsto entro tale data, a seguito di
una richiesta di aggiornamento presentata dal gestore entro il 1° gennaio 2015 ai sensi dell’articolo 29-nonies. Fatto salvo
quanto disposto dalla parte seconda del presente decreto, tali autorizzazioni continuano, nelle more del loro
adeguamento, a costituire titolo all’esercizio fino al 1° gennaio 2016. Le autorizzazioni rilasciate in sede di rinnovo non
possono stabilire valori limite meno severi di quelli previsti dalle autorizzazioni soggette al rinnovo, ferma restando
l’istruttoria relativa alle domande di modifica degli impianti.
3-bis. Il termine del 1° gennaio 2016, di cui al comma 3, è prorogato al 1° gennaio 2017 per i grandi impianti di
combustione per i quali sono state regolarmente presentate istanze di deroga ai sensi dei commi 4 o 5. Sino alla definitiva
pronuncia dell’Autorità Competente in merito all’istanza, e comunque non oltre il 1° gennaio 2017, le relative
autorizzazioni continuano a costituire titolo all’esercizio a condizione che il gestore rispetti anche le condizioni aggiuntive
indicate nelle istanze di deroga.
(comma introdotto dall’art. 8, comma 2, legge n. 21 del 2016)
3-ter. Il termine del 1° gennaio 2016, di cui al comma 3 è prorogato al 1° gennaio 2017 per i grandi impianti di
combustione per i quali sono state regolarmente presentate, alla data del 31 dicembre 2015, istanze di deroga ai sensi
dei paragrafi 3.3 o 3.4, della parte I dell’allegato II alla parte quinta del presente decreto ovvero ai sensi della parte II
dell’allegato II alla parte quinta del presente decreto. Sino alla definitiva pronuncia dell’Autorità Competente in merito
all’istanza, e comunque non oltre il 1° gennaio 2017, le relative autorizzazioni continuano a costituire titolo all’esercizio, a
condizione che il gestore rispetti anche le condizioni aggiuntive indicate nelle istanze di deroga e rispetti dal 1° gennaio
2016, per gli inquinanti non oggetto di richiesta di deroga, i pertinenti valori limite di emissione massimi indicati nella
parte II dell’allegato II alla parte quinta del presente decreto.
(comma introdotto dall’art. 8, comma 2, legge n. 21 del 2016)
4. L’autorizzazione può consentire che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023, gli impianti di
combustione di cui al comma 3 siano in esercizio per un numero di ore operative pari o inferiore a 17.500 senza rispettare
i valori limite di emissione di cui al comma 3, ove ricorrano le seguenti condizioni:
a) il gestore dell’impianto presenta all’autorità competente, entro il 30 giugno 2014, nell’ambito delle
ordinarie procedure di rinnovo periodico dell’autorizzazione ovvero, se nessun rinnovo periodico è previsto
entro tale data, nell’ambito di una richiesta di aggiornamento presentata ai sensi dell’articolo 29-nonies, una
dichiarazione scritta contenente l’impegno a non far funzionare l’impianto per più di 17.500 ore operative
tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023, informandone contestualmente il Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare;
b) entro il 31 maggio di ogni anno, a partire dal 2017, il gestore presenta all’autorità competente e,
comunque, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare un documento in cui è riportata
la registrazione delle ore operative utilizzate dal 1° gennaio 2016;
c) nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023 si applicano valori limite di emissione
non meno severi di quelli che l’impianto deve rispettare alla data del 31 dicembre 2015 ai sensi
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dell’autorizzazione, del presente Titolo e del Titolo III-bis alla Parte Seconda;
d) l’impianto non ha ottenuto l’esenzione prevista all’Allegato II, parte I, paragrafo 2, alla Parte Quinta.
4-bis. Se l’esenzione prevista dal comma 4 è concessa ad impianti di combustione con potenza termica nominale totale
superiore a 500 MW alimentati con combustibili solidi, autorizzati per la prima volta dopo il 1° luglio 1987, devono essere
in tutti i casi rispettati, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023, i valori limite previsti per gli
ossidi azoto all’Allegato II, Parte II, alla Parte Quinta.
5. L’autorizzazione può consentire che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2022, gli impianti di
combustione anteriori al 2002 con potenza termica nominale totale non superiore a 200 MW siano in esercizio senza
rispettare i valori limite di emissione di cui al comma 3, ove ricorrano le seguenti condizioni:
(comma così modificato dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
a) almeno il 50 per cento della produzione di calore utile dell’impianto, calcolata come media mobile su
ciascun periodo di cinque anni a partire dal quinto anno antecedente l’autorizzazione, è fornito ad una rete
pubblica di teleriscaldamento sotto forma di vapore o di acqua calda; il gestore è tenuto a presentare
all’autorità competente e, comunque, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, entro
il 31 maggio di ogni anno, a partire dal 2017, un documento in cui è indicata la percentuale di produzione di
calore utile dell’impianto destinata a tale fornitura;
b) nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2022 si applicano valori limite di emissione
non meno severi di quelli che l’impianto deve rispettare alla data del 31 dicembre 2015 ai sensi
dell’autorizzazione, del presente titolo e del Titolo III-bis della Parte Seconda.
6. Ai sensi dell’articolo 271, commi 5, 14 e 15, l’autorizzazione di tutti i grandi impianti di combustione deve prevedere
valori limite di emissione non meno severi dei pertinenti valori di cui alla Parte II, sezioni da 1 a 7, dell’Allegato II e dei
valori di cui all’Allegato I alla Parte Quinta.
7. Per i grandi impianti di combustione, ciascun camino, contenente una o più canne di scarico, corrisponde, anche ai fini
dell’applicazione dell’articolo 270, ad un punto di emissione.
8. In aggiunta a quanto previsto dall’articolo 271, comma 14, i valori limite di emissione non si applicano ai grandi
impianti di combustione nei casi di anomalo funzionamento previsti dalla parte I dell’Allegato II alla parte quinta del
presente decreto, nel rispetto delle condizioni ivi previste.
9. Si considerano come un unico grande impianto di combustione, ai fini della determinazione della potenza termica
nominale in base alla quale stabilire i valori limite di emissione, più impianti di combustione di potenza termica pari o
superiore a 15 MW e la somma delle cui potenze è pari o superiore a 50 MW che sono localizzati nello stesso stabilimento
e le cui emissioni risultano convogliate o convogliabili, sulla base di una valutazione delle condizioni tecniche svolta dalle
autorità competenti, ad un solo punto di emissione. La valutazione relativa alla convogliabilità tiene conto dei criteri
previsti all’articolo 270. Non sono considerati, a tali fini, gli impianti di riserva che funzionano in sostituzione di altri
impianti quando questi ultimi sono disattivati. L’autorità competente, tenendo conto delle condizioni tecniche ed
economiche, può altresì disporre il convogliamento delle emissioni di tali impianti ad un solo punto di emissione ed
applicare i valori limite che, in caso di mancato convogliamento, si applicherebbero all’impianto più recente.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
10. L’adeguamento alle disposizioni del comma 9 è effettuato nei tempi a tal fine stabiliti dall’autorizzazione.
11. Nel caso in cui un grande impianto di combustione sia sottoposto a modifiche sostanziali, si applicano all’impianto i
valori limite di emissione stabiliti alla Parte II, sezioni da 1 a 5, lettera B, e sezione 6 dell’Allegato II alla Parte Quinta.
12. Fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente in materia di autorizzazione integrata ambientale, per gli
impianti nuovi o in caso di modifiche ai sensi del comma 11, la domanda di autorizzazione deve essere corredata da un
apposito studio concernente la fattibilità tecnica ed economica della generazione combinata di calore e di elettricità. Nel
caso in cui tale fattibilità sia accertata, anche alla luce di elementi diversi da quelli contenuti nello studio, l’autorità
competente, tenuto conto della situazione del mercato e della distribuzione, condiziona il rilascio del provvedimento
autorizzativo alla realizzazione immediata o differita di tale soluzione.
13. (comma abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
14. In caso di realizzazione di grandi impianti di combustione che potrebbero arrecare un significativo pregiudizio
all’ambiente di un altro Stato della Comunità europea, l’autorità competente informa il Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare per l’adempimento degli obblighi di cui alla convenzione sulla valutazione dell’impatto
ambientale in un contesto transfrontaliero, stipulata a Espoo il 25 febbraio 1991, ratificata con la legge 3 novembre 1994,
n. 640.
15. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli impianti di combustione destinati alla produzione di energia, ad
esclusione di quelli che utilizzano direttamente i prodotti di combustione in procedimenti di fabbricazione. Sono esclusi in
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particolare:
a) gli impianti in cui i prodotti della combustione sono utilizzati per il riscaldamento diretto, l’essiccazione o
qualsiasi altro trattamento degli oggetti o dei materiali, come i forni di riscaldo o i forni di trattamento
termico;
b) gli impianti di postcombustione, cioè qualsiasi dispositivo tecnico per la depurazione dell’effluente
gassoso mediante combustione, che non sia gestito come impianto indipendente di combustione;
c) i dispositivi di rigenerazione dei catalizzatori di craking catalitico;
d) i dispositivi di conversione del solfuro di idrogeno in zolfo;
e) i reattori utilizzati nell’industria chimica;
f) le batterie di forni per il coke;
g) i cowpers degli altiforni;
h) qualsiasi dispositivo tecnico usato per la propulsione di un veicolo, una nave, o un aeromobile;
i) le turbine a gas e motori a gas usati su piattaforme off-shore e sugli impianti di rigassificazione di gas
naturale liquefatto off-shore;
l) (abrogata dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
m) (abrogata dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
m-bis) gli impianti che utilizzano come combustibile qualsiasi rifiuto solido o liquido non ricadente nella
definizione di biomassa di cui all’Allegato II alla Parte Quinta.
16. (abrogato dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
16-bis. A partire dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 162, ai fini del rilascio
dell’autorizzazione prevista per la costruzione degli di impianti di combustione con una potenza termica nominale pari o
superiore a 300 MW, il gestore presenta una relazione che comprova la sussistenza delle seguenti condizioni:
a) disponibilità di appropriati siti di stoccaggio di cui all’articolo 3, comma 1, lettera c), del decreto
legislativo 14 settembre 2011, n. 162;
b) fattibilità tecnica ed economica di strutture di trasporto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera aa), del
decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 162;
c) possibilità tecnica ed economica di installare a posteriori le strutture per la cattura di CO2.
273-bis. Medi impianti di combustione
(articolo introdotto dall’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 183 del 2017)
1. Gli stabilimenti in cui sono ubicati medi impianti di combustione sono soggetti ad autorizzazione ai sensi dell’articolo
269 e, in caso di installazioni di cui alla Parte Seconda, all’autorizzazione integrata ambientale. Gli stabilimenti in cui sono
presenti medi impianti di combustione alimentati con le biomasse rifiuto previste all’allegato II alla Parte Quinta sono
autorizzati ai sensi degli articoli 208 o 214.
2. Gli stabilimenti in cui sono ubicati medi impianti di combustione, anche insieme ad altri impianti o attività, possono
essere oggetto di adesione alle autorizzazioni di carattere generale adottate in conformità all’articolo 272, comma 3-bis.
3. L’istruttoria autorizzativa prevista all’articolo 271, comma 5, e all’articolo 272, comma 2, individua, per i medi impianti
di combustione, valori limite di emissione e prescrizioni di esercizio non meno restrittivi rispetto ai pertinenti valori e
prescrizioni previsti agli allegati I e V alla Parte Quinta e dalle normative e dai piani regionali di cui all’articolo 271, commi
3 e 4, e rispetto a quelli applicati per effetto delle autorizzazioni soggette al rinnovo.
4. Per i medi impianti di combustione ubicati in installazioni di cui alla Parte Seconda i valori limite di emissione e le
prescrizioni di esercizio degli allegati I e V alla Parte Quinta e delle normative e dei piani regionali previsti all’articolo 271,
commi 3 e 4, sono presi in esame nell’istruttoria dell’autorizzazione integrata ambientale ai fini previsti all’articolo 29-
sexies, comma 4-ter.
5. A partire dal 1° gennaio 2025 e, in caso di impianti di potenza termica nominale pari o inferiore a 5 MW, a partire dal
1° gennaio 2030, i medi impianti di combustione esistenti sono soggetti ai valori limite di emissione individuati attraverso
l’istruttoria autorizzativa prevista ai commi 3 e 4. Fino a tali date devono essere rispettati i valori limite previsti dalle
vigenti autorizzazioni e, per i medi impianti di combustione che prima del 19 dicembre 2017 erano elencati all’allegato IV,
Parte I, alla Parte Quinta, gli eventuali valori limite applicabili ai sensi dell’articolo 272, comma 1.
6. Ai fini dell’adeguamento alle disposizioni del presente articolo il gestore di stabilimenti dotati di un’autorizzazione
prevista all’articolo 269, in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti, presenta una domanda autorizzativa
almeno due anni prima delle date previste al comma 5. L’adeguamento può essere altresì previsto nelle ordinarie
domande di rinnovo periodico dell’autorizzazione presentate prima di tale termine di due anni. L’autorità competente
aggiorna l’autorizzazione dello stabilimento con un’istruttoria limitata ai medi impianti di combustione esistenti o la
rinnova con un’istruttoria estesa all’intero stabilimento. In caso di autorizzazioni che già prescrivono valori limite e
prescrizioni conformi a quelli previsti al comma 5 il gestore comunica tale condizione all’autorità competente quantomeno
due anni prima delle date previste dal comma 5.
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7. Entro il termine previsto al comma 6 sono, altresì, presentate:
a) le domande di adesione alle autorizzazioni di carattere generale adottate in conformità all’articolo 272,
comma 3-bis, per gli stabilimenti in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti;
b) le domande di autorizzazione degli stabilimenti, in cui sono ubicati medi impianti di combustione
esistenti, che non erano soggetti all’obbligo di autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 secondo la normativa
vigente prima del 19 dicembre 2017;
c) le domande di autorizzazione, ai sensi degli articoli 208 o 214, comma 7, degli stabilimenti in cui sono
presenti medi impianti di combustione alimentati con le biomasse rifiuto previste all’allegato II alla Parte
Quinta. Tali domande sono sostituite da una comunicazione in caso di autorizzazioni che già prescrivono
valori limite e prescrizioni conformi a quelli previsti al comma 5;
d) le domande di rinnovo e riesame delle autorizzazioni integrate ambientali delle installazioni di cui alla
Parte Seconda in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti. Tali domande sono sostituite da
una comunicazione in caso di autorizzazioni che già prescrivono valori limite e prescrizioni conformi a quelli
previsti al comma 5.
8. Si considerano come un unico impianto, ai fini della determinazione della potenza termica nominale in base alla quale
stabilire i valori limite di emissione, i medi impianti di combustione che sono localizzati nello stesso stabilimento e le cui
emissioni risultano convogliate o convogliabili, sulla base di una valutazione delle condizioni tecniche svolta dalle autorità
competenti, ad un solo punto di emissione. La valutazione relativa alla convogliabilità tiene conto dei criteri previsti
all’articolo 270. Tale unità si qualifica come grande impianto di combustione nei casi previsti all’articolo 273, comma 9.
Non sono considerati, a tali fini, gli impianti di riserva che funzionano in sostituzione di altri impianti quando questi ultimi
sono disattivati. Se le emissioni di più medi impianti di combustione sono convogliate ad uno o più punti di emissione
comuni, il medio impianto di combustione che risulta da tale aggregazione è soggetto ai valori limite che, in caso di
mancato convogliamento, si applicherebbero all’impianto più recente.
9. L’adeguamento alle disposizioni del comma 8, in caso di medi impianti di combustione esistenti, è effettuato nei tempi
a tal fine stabiliti dall’autorizzazione, nel rispetto delle date previste dal comma 5.
10. Non costituiscono medi impianti di combustione:
a) impianti in cui i gas della combustione sono utilizzati per il riscaldamento diretto, l’essiccazione o
qualsiasi altro trattamento degli oggetti o dei materiali;
b) impianti di postcombustione, ossia qualsiasi dispositivo tecnico per la depurazione dell’effluente gassoso
mediante combustione, che non sia gestito come impianto indipendente di combustione;
c) qualsiasi dispositivo tecnico usato per la propulsione di un veicolo, una nave, o un aeromobile;
d) turbine a gas e motori a gas e diesel usati su piattaforme off-shore;
e) impianti di combustione utilizzati per il riscaldamento a gas diretto degli spazi interni di uno stabilimento
ai fini del miglioramento delle condizioni degli ambienti di lavoro;
f) dispositivi di rigenerazione dei catalizzatori di cracking catalitico;
g) dispositivi di conversione del solfuro di idrogeno in zolfo;
h) reattori utilizzati nell’industria chimica;
i) batterie di forni per il coke;
l) cowpers degli altiforni;
m) impianti di cremazione;
n) medi impianti di combustione alimentati da combustibili di raffineria, anche unitamente ad altri
combustibili, per la produzione di energia nelle raffinerie di petrolio e gas;
o) caldaie di recupero nelle installazioni di produzione della pasta di legno; p) impianti di combustione
disciplinati dalle norme europee in materia di motori o combustione interna destinati all’installazione su
macchine mobili non stradali;
q) impianti di incenerimento o coincenerimento previsti al titolo III-bis alla Parte Quarta.
11. è tenuto, presso ciascuna autorità competente, con le forme da questa stabilite, un registro documentale nel quale
sono riportati i dati previsti all’allegato I, Parte V, alla Parte Quinta per i medi impianti di combustione e per i medi
impianti termici civili di cui all’articolo 284, commi 2-bis e 2-ter, nonché i dati relativi alle modifiche di tali impianti. è
assicurato l’accesso del pubblico alle informazioni contenute nel registro, attraverso pubblicazione su siti internet, secondo
le disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.
12. I dati previsti al comma 11 sono inseriti nel registro documentale:
a) al rilascio dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 o delle autorizzazioni integrate ambientali o delle
autorizzazioni di cui agli articoli 208 o 214 di stabilimenti o installazioni in cui sono presenti medi impianti di
combustione nuovi;
b) al rilascio dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 o delle autorizzazioni integrate ambientali delle
autorizzazioni di cui agli articoli 208 o 214, comma 7, di stabilimenti o installazioni in cui sono presenti medi
impianti di combustione esistenti, in caso di rilascio avvenuto a partire dal 19 dicembre 2017;
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c) entro sessanta giorni dalla comunicazione prevista al comma 6, ultimo periodo, e al comma 7, lettere c) e
d);
d) al perfezionamento della procedura di adesione alle autorizzazioni generali di cui all’articolo 272, comma
3-bis;
e) entro sessanta giorni dalla comunicazione delle modifiche non sostanziali di cui all’articolo 269, comma 8,
relative a medi impianti di combustione, fatte salve le eventuali integrazioni del registro ove l’autorità
competente aggiorni l’autorizzazione dopo il termine;
f) all’atto dell’iscrizione dei medi impianti termici civili di cui all’articolo 284, commi 3 e 4, nel relativo
registro autorizzativo.
13. Entro trenta giorni dalla ricezione della domanda dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 o della domanda di
autorizzazione integrata ambientale di stabilimenti e di installazioni in cui sono ubicati medi impianti di combustione o
della domanda di adesione alle autorizzazioni generali di cui all’articolo 272, comma 3-bis, o della comunicazione di
modifiche non sostanziali relative a medi impianti di combustione, l’autorità competente avvia il procedimento istruttorio e
comunica tempestivamente tale avvio al richiedente.
14. Per gli impianti di combustione di potenza termica inferiore a 1 MW alimentati a biomasse o biogas, installati prima
del 19 dicembre 2017, i pertinenti valori di emissione in atmosfera previsti all’allegato I alla Parte Quinta devono essere
rispettati entro il 1° gennaio 2030. Fino a tale data devono essere rispettati gli eventuali valori limite applicabili ai sensi
dell’articolo 272, comma 1.
15. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 può esentare i medi impianti di combustione esistenti che non sono in
funzione per più di 500 ore operative all’anno, calcolate in media mobile su ciascun periodo di cinque anni, dall’obbligo di
adeguarsi ai valori limite di emissione previsti al comma 5. La domanda di autorizzazione contiene l’impegno del gestore a
rispettare tale numero di ore operative. Il primo periodo da considerare per il calcolo si riferisce ai cinque anni civili
successivi quello di rilascio dell’autorizzazione. Entro il 1° marzo di ogni anno, a partire dal secondo anno civile successivo
a quello di rilascio dell’autorizzazione, il gestore presenta all’autorità competente, ai fini del calcolo della media mobile, la
registrazione delle ore operative utilizzate nell’anno precedente. Il numero massimo di ore operative può essere elevato a
1.000 in caso di emergenza dovuta alla necessità di produrre energia elettrica nelle isole connesse ad un sistema di
alimentazione principale a seguito dell’interruzione di tale alimentazione.
16. L’autorizzazione dello stabilimento in cui sono ubicati medi impianti di combustione nuovi che non sono in funzione
per più di 500 ore operative all’anno, calcolate in media mobile su un periodo di tre anni, può esentare tali impianti
dall’applicazione dei pertinenti valori limite previsti all’allegato I alla Parte Quinta. La domanda di autorizzazione contiene
l’impegno del gestore a rispettare tale numero di ore operative. Il primo periodo da considerare per il calcolo si riferisce
alla frazione di anno civile successiva al rilascio dell’autorizzazione ed ai due anni civili seguenti. Entro il 1° marzo di ogni
anno, a partire dall’anno civile successivo a quello di rilascio dell’autorizzazione, il gestore presenta all’autorità
competente, ai fini del calcolo della media mobile, la registrazione delle ore operative utilizzate nell’anno precedente.
L’istruttoria autorizzativa di cui all’articolo 271, comma 5, individua valori limite non meno restrittivi di quelli previsti dalla
normativa vigente prima del 19 dicembre 2017 e, per le emissioni di polveri degli impianti alimentati a combustibili solidi,
in ogni caso, un valore limite non superiore a 100 mg/Nm³.
17. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 può differire al 1° gennaio 2030 l’obbligo di adeguarsi ai valori limite
di emissione previsti al comma 5 per i medi impianti di combustione esistenti di potenza termica superiore a 5 MW se
almeno il 50% della produzione di calore utile dell’impianto, calcolata come media mobile su ciascun periodo di cinque
anni, sia fornito ad una rete pubblica di teleriscaldamento sotto forma di vapore o acqua calda. La domanda di
autorizzazione contiene l’impegno del gestore a rispettare tale percentuale di fornitura. Il primo periodo da considerare
per il calcolo si riferisce ai cinque anni civili successivi quello di rilascio dell’autorizzazione. Entro il 1° marzo di ogni anno,
a partire dal secondo anno civile successivo a quello di rilascio dell’autorizzazione, il gestore presenta all’autorità
competente, ai fini del calcolo della media mobile, un documento in cui è indicata la percentuale di produzione di calore
utile dell’impianto destinata a tale fornitura nell’anno precedente. L’istruttoria autorizzativa di cui all’articolo 271, comma
5, individua, per le emissioni del periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 ed al 1° gennaio 2030, valori limite non meno
restrittivi di quelli precedentemente autorizzati e, per le emissioni di ossidi di zolfo, in ogni caso, un valore limite non
superiore a 1.100 mg/Nm³.
18. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 può differire al 1° gennaio 2030 l’obbligo di adeguarsi ai valori limite
di emissione degli ossidi di azoto previsti al comma 5 per i medi impianti di combustione esistenti costituiti da motori a
gas o turbine a gas di potenza termica superiore a 5 MW, se tali impianti sono utilizzati per il funzionamento delle stazioni
di compressione di gas necessarie per garantire la protezione e la sicurezza di un sistema nazionale di trasporto del gas.
Resta fermo, fino alla data prevista di adeguamento, il rispetto dei valori limite precedentemente autorizzati.
19. In caso di impossibilità di rispettare i pertinenti valori limite di emissione previsti per gli ossidi di zolfo all’allegato I alla
Parte Quinta per i medi impianti nuovi ed esistenti a causa di un’interruzione nella fornitura di combustibili a basso tenore
di zolfo, dovuta ad una situazione di grave penuria, l’autorità competente può disporre una deroga, non superiore a sei
mesi, all’applicazione di tali valori limite. L’autorizzazione individua i valori limite da applicare in tali periodi, assicurando
che risultino non meno restrittivi di quelli autorizzati prima del 19 dicembre 2017.
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20. In caso di medi impianti nuovi ed esistenti, alimentati esclusivamente a combustibili gassosi, che a causa di
un’improvvisa interruzione nella fornitura di gas debbano eccezionalmente utilizzare altri combustibili e dotarsi di un
apposito sistema di abbattimento, l’autorità competente può disporre una deroga, non superiore a 10 giorni, salvo
giustificate proroghe, all’applicazione dei pertinenti valori limite di emissione previsti dall’allegato I alla Parte Quinta.
L’autorizzazione individua i valori limite da applicare in tali periodi, assicurando che risultino non meno restrittivi di quelli
autorizzati del 19 dicembre 2017.
21. Le deroghe previste ai commi 18 e 19 sono comunicate dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare alla Commissione europea entro un mese dalla concessione. L’autorità competente, se diversa dal Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, comunica al Ministero tali deroghe entro cinque giorni dalla
concessione.
22. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 fissa al 1° gennaio 2030 l’obbligo di adeguarsi ai valori limite di
emissione previsti al comma 5 per i medi impianti di combustione esistenti che fanno parte di un piccolo sistema isolato o
di un microsistema isolato di cui all´articolo 2, punto 26 e punto 27, della direttiva 2009/72/CE. L’istruttoria autorizzativa
di cui all’articolo 271, comma 5, individua, per le emissioni del periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 ed il 1° gennaio
2030, valori limite non meno restrittivi di quelli precedentemente autorizzati»
274. Raccolta e trasmissione dei dati sulle emissioni dei grandi impianti di combustione e dei medi impianti
di combustione
(articolo sostituito dall’art. 23 del d.lgs. n. 46 del 2014)
1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette alla Commissione europea, ogni tre anni, una
relazione inerente le emissioni di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri di tutti i grandi impianti di combustione di cui
alla parte quinta del presente decreto, nella quale siano separatamente indicate le emissioni delle raffinerie. Tale
relazione è trasmessa per la prima volta entro il 31 dicembre 2007 in relazione al periodo di tre anni che decorre dal 1°
gennaio 2004 e, in seguito, entro dodici mesi dalla fine di ciascun successivo periodo di tre anni preso in esame. Il
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette inoltre alla Commissione europea, su richiesta, i
dati annuali relativi alle emissioni di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri dei singoli impianti di combustione.
2. (comma abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
3. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio presenta alla Commissione europea entro il 31 dicembre di ogni
anno, a partire dal 2017, per ciascun impianto di cui all’articolo 273, comma 5, la registrazione del numero di ore
operative utilizzate dal 1° gennaio 2016 e, per ciascun impianto di cui all’articolo 273, comma 6, la percentuale della
produzione di calore utile, calcolata come media mobile sui cinque anni civili precedenti, fornita ad una rete pubblica di
teleriscaldamento sotto forma di vapore o di acqua calda. L’autorità competente, se diversa dal Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio, comunica a tale Ministero le predette deroghe contestualmente all’applicazione delle stesse
specificando, per ciascun impianto, la potenza termica nominale totale, le tipologie di combustibili usati e i valori limite di
emissione applicati per ossidi di zolfo, ossidi di azoto e polveri.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n.1 83 del 2017)
4. Entro il 31 maggio di ogni anno, a partire dal 2006, i gestori dei grandi impianti di combustione comunicano all’Istituto
superiore per la prevenzione e la ricerca ambientale (ISPRA), con le modalità previste alla Parte III dell’Allegato II alla
Parte Quinta, la tipologia dell’impianto gestito, la data di messa in esercizio dell’impianto e, con riferimento all’anno
precedente, le emissioni totali, di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, determinate conformemente alle prescrizioni
della Parte IV dell’Allegato II alla Parte Quinta, la quantità annua totale di energia prodotta rispettivamente dal carbone,
dalla lignite, dalle biomasse, dalla torba, dagli altri combustibili solidi, dai combustibili liquidi, dal gas naturale e dagli altri
gas, riferita al potere calorifico netto, le ore operative, nonché la caratterizzazione dei sistemi di abbattimento delle
emissioni. In caso di mancata comunicazione dei dati e delle informazioni di cui al presente comma, il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche ai fini di quanto previsto dall’articolo 650 del codice penale,
ordina al gestore inadempiente di provvedere.
5. L’ISPRA, sulla base delle informazioni di cui al comma 4, elabora una relazione in cui sono riportate le emissioni di
biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri di tutti i grandi impianti di combustione di cui alla parte quinta del presente
decreto. Tale relazione deve riportare tutti gli elementi previsti dal comma 4. Almeno due mesi prima della scadenza
prevista dal comma 1 per la trasmissione dei dati alla Commissione europea, l’ISPRA trasmette al Ministero dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare la suddetta relazione, nonché i dati disaggregati relativi a ciascun impianto.
6. I dati di cui al comma 4 sono raccolti e inviati in formato elettronico. A tal fine debbono essere osservate, ove
disponibili, le procedure indicate sul sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La
relazione di cui al comma 5, nonché i dati disaggregati raccolti dall’ISPRA sono resi disponibili alle autorità competenti sul
sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e sul sito internet dell’ISPRA.
7. Entro il 31 dicembre di ogni anno, a partire dal 2017, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
comunica alla Commissione europea, con riferimento all’anno precedente:
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a) per gli impianti di combustione cui si applica la Parte II, sezione 1, lettera C, dell’Allegato II alla Parte
Quinta, il tenore di zolfo del combustibile solido indigeno usato e il grado di desolforazione raggiunto come
media mensile; la prima comunicazione indica anche la motivazione tecnica dell’impossibilità di rispettare i
valori limite di emissione oggetto di deroga;
b) il numero di ore operative annue utilizzate dagli impianti di combustione a cui sono state concesse le
deroghe previste all’Allegato II, parte II, alla Parte Quinta, sezione I, lettera A, paragrafo 2, sezione 2,
lettera A, paragrafo 2, sezione 4, lettera A, paragrafo 1, note 1, 4 e 5, e sezione 4, lettera A-bis, paragrafo
3.
8. L’autorità competente, se diversa dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, comunica a tale Ministero le
deroghe di cui alle lettere a) e b) contestualmente all’applicazione delle stesse.
8-bis. Il Ministero dell’ambiente trasmette alla Commissione europea, sulla base dei formati da questa adottati: a) entro il
1° gennaio 2021, una relazione contenente una stima delle emissioni totali annue di monossido di carbonio dei medi
impianti di combustione e dei medi impianti termici civili e le informazioni relative alle concentrazioni di monossido di
carbonio nelle emissioni di tali impianti, raggruppate per tipo di combustibile e classe di capacità; b) entro il 1° ottobre
2026 ed entro il 1° ottobre 2031, una relazione contenente le informazioni qualitative e quantitative relative
all’applicazione delle norme vigenti in materia di medi impianti di combustione e medi impianti termici civili, incluse le
attività finalizzate a verificare la conformità degli impianti. La prima relazione contiene anche una stima delle emissioni
totali annue di polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo dei medi impianti di combustione e dei medi impianti termici civili,
raggruppate per tipo di impianto, tipo di combustibile e classe di capacità.
(comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 de2l 017)
8-ter. Con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sono stabiliti i dati, i metodi di stima,
i tempi e le modalità delle comunicazioni che i gestori dei medi impianti di combustione e le autorità competenti di cui ai
titoli I e II alla Parte Quinta effettuano all’ISPRA ed al predetto Ministero ai fini della predisposizione delle relazioni
previste al comma 8-bis. L’ISPRA, sulla base di tali informazioni, elabora un rapporto, conforme ai pertinenti formati
adottati dalla Commissione europea, da inviare al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare almeno
tre mesi prima dei termini previsti al comma 8-bis.
(comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 de2l 017)
275. Emissioni di cov
1. L’Allegato III alla parte quinta del presente decreto stabilisce, relativamente alle emissioni di composti organici volatili, i
valori limite di emissione, le modalità di monitoraggio e di controllo delle emissioni, i criteri per la valutazione della
conformità dei valori misurati ai valori limite e le modalità di redazione del piano di gestione dei solventi. Le disposizioni
previste dal presente articolo per gli stabilimenti si intendono riferite anche alle installazioni soggette ad autorizzazione
integrata ambientale. L’Allegato III alla Parte Quinta indica i casi in cui le attività degli stabilimenti esistenti di cui al
comma 8 sono soggette a valori limite e prescrizioni speciali.
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
2. Se nello stesso stabilimento sono esercitate, mediante uno o più impianti o macchinari e sistemi non fissi o operazioni
manuali, una o più attività individuate nella parte II dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto le quali
superano singolarmente le soglie di consumo di solvente ivi stabilite, a ciascuna di tali attività si applicano, secondo le
modalità di cui al comma 7, i valori limite per le emissioni convogliate e per le emissioni diffuse di cui al medesimo
Allegato III, parte III, oppure i valori limite di emissione totale di cui a tale Allegato III, parti III e IV, nonché le
prescrizioni ivi previste. Tale disposizione si applica anche alle attività che, nello stesso stabilimento, sono direttamente
collegate e tecnicamente connesse alle attività individuate nel suddetto Allegato III, parte II, e che possono influire sulle
emissioni di COV. Il superamento delle soglie di consumo di solvente è valutato con riferimento al consumo massimo
teorico di solvente. Le attività di cui alla parte II dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto comprendono la
pulizia delle apparecchiature e non comprendono la pulizia dei prodotti, fatte salve le diverse disposizioni ivi previste.
3. Ai fini di quanto previsto dal comma 2, i valori limite per le emissioni convogliate si applicano a ciascun impianto che
produce tali emissioni ed i valori limite per le emissioni diffuse si applicano alla somma delle emissioni non convogliate di
tutti gli impianti, di tutti i macchinari e sistemi non fissi e di tutte le operazioni.
4. Il gestore che intende effettuare le attività di cui al comma 2 presenta all’autorità competente una domanda di
autorizzazione dello stabilimento ai sensi dell’articolo 269 o, ricorrendone i presupposti, una domanda di adesione ai sensi
dell’articolo 272, comma 3, o una domanda di autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’articolo 29-ter, in
conformità a quanto previsto al presente articolo e all’Allegato III alla Parte Quinta. In aggiunta ai casi previsti
dall’articolo 269, comma 8, la domanda di autorizzazione deve essere presentata anche dal gestore dello stabilimento in
cui sono esercitate delle attività che, a seguito di una modifica del consumo massimo teorico di solvente, rientrano tra
quelle di cui al comma 2.
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
5. L’autorizzazione stabilisce, sulla base dei commi 2 e 7, i valori limite di emissione e le prescrizioni che devono essere
rispettati. Per la captazione e il convogliamento si applica l’articolo 270. Sono inoltre previste le precauzioni necessarie per
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ridurre al minimo le emissioni di COV durante le operazioni di avviamento e di arresto. Le autorizzazioni, incluse quelle
rilasciate in sede di rinnovo ai sensi dell’articolo 281, assicurano che tali valori limite e prescrizioni si applichino a tutte le
attività di cui al comma 2 e che i valori limite e le prescrizioni di cui all’ultimo periodo del comma 2 si possano applicare
soltanto alle attività degli stabilimenti esistenti.
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
5-bis. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 271, commi 14 e 20, il gestore informa tempestivamente l’autorità
competente di qualsiasi violazione delle prescrizioni autorizzative.
(comma introdotto dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
6. L’autorizzazione indica il consumo massimo teorico di solvente e l’emissione totale annua conseguente all’applicazione
dei valori limite di cui al comma 2, nonché la periodicità dell’aggiornamento del piano di gestione di cui alla parte V
dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto. Al fine di ammettere l’applicazione di valori limite espressi come
emissioni totali equivalenti, ai sensi della parte V dell’allegato III alla parte quinta del presente decreto, negli stabilimenti
caratterizzati da elevate soglie di consumo di solventi, l’autorità competente valuta anche, tenuto conto delle specifiche
attività degli stabilimenti oggetto di autorizzazione, la sussistenza della possibilità di assicurare un efficace controllo sul
rispetto di tali valori.
(comma modificato dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017, poi dall’art. 1, comma 1d, .lgs. n. 183 del 2017)
7. Il rispetto dei valori limite di emissione previsti dal comma 2 è assicurato mediante l’applicazione delle migliori tecniche
disponibili e, in particolare, utilizzando materie prime a ridotto o nullo tenore di solventi organici, ottimizzando l’esercizio e
la gestione delle attività e, ove necessario, installando idonei dispositivi di abbattimento, in modo da minimizzare le
emissioni di composti organici volatili.
8. Si considerano esistenti, ai fini del presente articolo, gli stabilimenti che al 1° aprile 2001 erano in esercizio in base agli
atti autorizzativi all’epoca previsti o per i quali è stata presentata una domanda completa di autorizzazione prima di tale
data ove lo stabilimento sia stato messo in funzione entro il 1° aprile 2002. Si considerano nuovi gli altri stabilimenti. Ai
fini dell’applicazione degli articoli 270, 271 e 281 gli stabilimenti previsti dal presente articolo, escluse le installazioni
sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale, si considerano anteriori al 1988, anteriori al 2006 e nuovi sulla base
delle definizioni previste dall’articolo 268.
(comma così sostituito dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
9. (abrogato dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
10. Sono fatte salve le autorizzazioni rilasciate prima del 13 marzo 2004 che conseguono un maggiore contenimento delle
emissioni di composti organici volatili rispetto a quello ottenibile con l’applicazione delle indicazioni di cui alle parti III e IV
dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto. In tal caso rimangono validi i metodi di campionamento e di analisi
precedentemente in uso. È fatta salva la facoltà del gestore di chiedere all’autorità competente di rivedere dette
autorizzazioni sulla base delle disposizioni della parte quinta del presente decreto.
11. In caso di modifiche sostanziali di attività svolte negli stabilimenti esistenti l’autorizzazione dispone che le attività
oggetto di modifica sostanziale:
(comma così sostituito dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
a) siano soggette alle prescrizioni relative alle attività degli stabilimenti nuovi;
b) siano soggette alle prescrizioni relative alle attività degli stabilimenti esistenti se le emissioni totali di
tutte le attività svolte nello stabilimento non superano quelle che si producono in caso di applicazione della
lettera a).
12. Se il gestore comprova all’autorità competente che, pur utilizzando la migliore tecnica disponibile, non è possibile, per
uno specifico stabilimento, rispettare il valore limite per le emissioni diffuse, tale autorità può autorizzare deroghe a detto
valore limite, purché ciò non comporti rischi per la salute umana o per l’ambiente e purché le migliori tecniche disponibili
siano comunque applicate.
(comma così sostituito dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
13. Nei casi previsti nella parte III dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto, l’autorità competente può
esentare il gestore dall’applicazione delle prescrizioni ivi stabilite se le emissioni non possono essere convogliate ai sensi
dell’articolo 270, commi 1 e 2. In tal caso si applica quanto previsto dalla parte IV dell’Allegato III alla parte quinta del
presente decreto, salvo il gestore comprovi all’autorità competente che il rispetto di detto Allegato non è, nel caso di
specie, tecnicamente ed economicamente fattibile e che l’impianto utilizza la migliore tecnica disponibile.
14. L’autorità competente comunica al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nella relazione di cui
al comma 18, le deroghe autorizzate ai sensi dei commi 12 e 13.
15. Se due o più attività effettuate nello stesso stabilimento superano singolarmente le soglie di cui al comma 2, l’autorità
competente può:
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
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a) applicare i valori limite previsti da tale comma a ciascuna singola attività o
b) applicare un valore di emissione totale, riferito alla somma delle emissioni di tali attività, non superiore a
quello che si avrebbe applicando quanto previsto dalla lettera a); la presente opzione non si estende alle
emissioni delle sostanze indicate nel comma 17.
16. (abrogato dall’art. 34, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
te dal comma 8, le emissioni totali non superino quelle che si sarebbero prodotte in caso di applicazione delle prescrizioni
della parte III dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto.
17. La parte I dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto stabilisce appositi valori limite di emissione per le
sostanze caratterizzate da particolari rischi per la salute e l’ambiente.
18. Le autorità competenti trasmettono al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ogni tre anni ed
entro il 30 aprile, a partire dal 2005, una relazione relativa all’applicazione del presente articolo, in conformità a quanto
previsto dalla decisione della Commissione europea 2010/681/UE del 9 novembre 2010. Copia della relazione è inviata
dalle autorità competenti alla regione o alla provincia autonoma. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare invia tali informazioni alla Commissione europea.
(comma così modificato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
18-bis. Con apposito decreto, da adottare ai sensi dell’articolo 281, comma 6, si provvede ad inserire all’Allegato III alla
Parte Quinta una specifica disciplina delle attività di relazione e di comunicazione alla Commissione europea in merito
all’applicazione del presente articolo, in conformità ai provvedimenti comunitari di attuazione dell’articolo 72 della direttiva
2010/75/UE. Il comma 18 non trova applicazione a decorrere dalla data prevista dal predetto decreto.
(comma introdotto dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 2014)
19. (abrogato)
20. I gestori degli stabilimenti costituiti da uno o più impianti a ciclo chiuso di pulizia a secco di tessuti e di pellami,
escluse le pellicce, e delle pulitintolavanderie a ciclo chiuso, per i quali l’autorità competente non abbia adottato
autorizzazioni di carattere generale, comunicano a tali autorità di aderire all’autorizzazione di cui alla parte VII
dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto. è fatto salvo il potere delle medesime autorità di adottare
successivamente nuove autorizzazioni di carattere generale, ai sensi dell’articolo 272, l’obbligatoria adesione alle quali
comporta, per il soggetto interessato, la decadenza di quella prevista dalla parte VII dell’Allegato III alla parte quinta del
presente decreto relativamente al territorio a cui tali nuove autorizzazioni si riferiscono. A tali attività non si applicano le
prescrizioni della parte I, paragrafo 3, punti 3.2, 3.3. e 3.4 dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto.
21. Costituisce modifica sostanziale, ai sensi del presente articolo:
a) per le attività di ridotte dimensioni, una modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporta
un aumento delle emissioni di composti organici volatili superiore al venticinque per cento;
b) per tutte le altre attività, una modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporta un
aumento delle emissioni di composti organici volatili superiore al dieci per cento;
c) qualsiasi modifica che, a giudizio dell’autorità competente, potrebbe avere effetti negativi significativi
sulla salute umana o sull’ambiente;
d) qualsiasi modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporti la variazione dei valori limite
applicabili;
22. Per attività di ridotte dimensioni, ai sensi del comma 2 1, si intendono le attività di cui alla parte III, punti 1, 3, 4, 5,
8, 10, 13,16 o 17 dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto aventi un consumo massimo teorico di solventi
inferiore o uguale alla più bassa tra le soglie di consumo ivi indicate in terza colonna e le altre attività di cui alla parte III
del medesimo Allegato III aventi un consumo massimo teorico di solventi inferiore a 10 tonnellate l’anno.
276. Controllo delle emissioni di cov derivanti dal deposito della benzina e dalla sua distribuzione dai
terminali agli impianti di distribuzione
1. L’Allegato VII alla parte quinta del presente decreto stabilisce le prescrizioni che devono essere rispettate ai fini del
controllo delle emissioni di COV relativamente:
a) agli impianti di deposito presso i terminali;
b) agli impianti di caricamento di benzina presso i terminali;
c) agli impianti adibiti al deposito temporaneo di vapori presso i terminali;
d) alle cisterne mobili e ai veicoli cisterna:
e) agli impianti di deposito presso gli impianti di distribuzione dei carburanti;
f) alle attrezzature per le operazioni di trasferimento della benzina presso gli impianti di distribuzione e
presso terminali in cui è consentito il deposito temporaneo di vapori.
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2. Per impianti di deposito ai sensi del presente articolo si intendono i serbatoi fissi adibiti allo stoccaggio di benzina. Per
tali impianti di deposito situati presso i terminali le pertinenti prescrizioni dell’Allegato VII alla parte quinta del presente
decreto costituiscono le misure che i gestori devono adottare ai sensi dell’articolo 269, comma 10. Con apposito
provvedimento l’autorità competente può disporre deroghe a tali prescrizioni, relativamente agli obblighi di rivestimento,
ove necessario ai fini della tutela di aree di particolare pregio sotto il profilo paesaggistico.
3. Per impianti di distribuzione, ai sensi del presente articolo, si intendono gli impianti in cui la benzina viene erogata ai
serbatoi di tutti i veicoli a motore da impianti di deposito.
4. Nei terminali all’interno dei quali è movimentata una quantità di benzina inferiore a 10.000 tonnellate/anno e la cui
costruzione è stata autorizzata prima del 3 dicembre 1997, ai sensi della normativa vigente al momento
dell’autorizzazione, gli impianti di caricamento si adeguano alle disposizioni della parte II, paragrafo 2, dell’Allegato VII
alla parte quinta del presente decreto entro il 17 maggio 2010. Fino alla data di adeguamento deve essere garantita
l’agibilità delle operazioni di caricamento anche per i veicoli-cisterna con caricamento dall’alto. Per quantità movimentata
si intende la quantità totale annua massima di benzina caricata in cisterne mobili dagli impianti di deposito del terminale
nei tre anni precedenti il 17 maggio 2000.
5. Le prescrizioni di cui alla parte II, punto 3.2, dell’Allegato VII alla parte quinta del presente decreto si applicano ai
veicoli cisterna collaudati dopo il 17 novembre 2000 e si estendono agli altri veicoli cisterna a partire dal 17 maggio 2010.
Tali prescrizioni non si applicano ai veicoli cisterna a scomparti tarati, collaudati dopo il 1° gennaio 1990 e attrezzati con
un dispositivo che garantisca la completa tenuta di vapori durante la fase di caricamento. A tali veicoli cisterna a
scomparti tarati deve essere consentita l’agibilità delle operazioni di caricamento presso gli impianti di deposito dei
terminali.
6. Gli stabilimenti in cui sono presenti gli impianti di cui al comma 1, lettera b), non sono soggetti all’autorizzazione di cui
all’articolo 269.
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
277. Recupero di cov prodotti durante le operazioni di rifornimento presso gli impianti di distribuzione di
benzina
1. I distributori degli impianti di distribuzione di benzina devono essere attrezzati con sistemi di recupero dei vapori di
benzina prodotti durante le operazioni di rifornimento.
2. I nuovi impianti di distribuzione di benzina e quelli esistenti soggetti a ristrutturazione completa devono essere
equipaggiati con sistemi di recupero dei vapori di benzina conformi ai requisiti previsti, per i sistemi di recupero di fase II,
all’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto, nonché essere sottoposti ai controlli previsti all’allegato VIII
medesimo, se:
a) il flusso è superiore a 500 m³/ anno;
b) il flusso è superiore a 100 m³/ anno e sono situati in edifici utilizzati in modo permanente come luoghi di
residenza o di lavoro.
3. Negli impianti esistenti di distribuzione di benzina, aventi un flusso superiore a 3.000 mc all’anno, i sistemi di recupero
devono rispettare, entro il 31 dicembre 2018, i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo previsti per i sistemi di
recupero di fase II dall’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto.
4. Negli impianti di distribuzione di benzina esistenti, di cui ai commi 2 e 3, i sistemi di recupero devono rispettare, fino
alla ristrutturazione completa o fino all’adeguamento previsto al comma 3, i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo
previsti all’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto per i sistemi di recupero diversi da quelli di fase II. è fatta
comunque salva, presso tali impianti, la possibilità di rispettare i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo previsti per
i sistemi di recupero di fase II.
5. I commi 2 e 3 non si applicano agli impianti di distribuzione di benzina utilizzati esclusivamente in relazione alla
produzione e alla consegna di nuovi veicoli a motore ai fini del primo rifornimento di tali veicoli.
6. Negli impianti di distribuzione diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3 i sistemi di recupero devono rispettare i requisiti di
efficienza e gli obblighi di controllo previsti dall’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto per i sistemi di
recupero diversi da quelli di fase II.
7. Il flusso previsto dai commi 2 e 3 si calcola considerando la media degli anni civili in cui l’impianto è stato in esercizio
nei tre anni antecedenti il 2012 oppure, se durante tale periodo non vi è stato almeno un anno civile di esercizio, una
stima effettuata dal gestore e documentata con atti da tenere a disposizione presso l’impianto; se la media della quantità
di benzina scaricata nei tre anni civili successivi a quello della messa in esercizio dell’impianto supera, diversamente dalla
stima, il flusso di cui al comma 3, il titolare dell’autorizzazione o della concessione dell’impianto è tenuto all’obbligo di
adeguamento previsto da tale disposizione.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
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8. I dispositivi componenti i sistemi di recupero dei vapori devono essere omologati dal Ministero dell’interno, a cui il
costruttore presenta apposita istanza corredata della documentazione necessaria ad identificare i dispositivi e dalla
certificazione di cui all’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto. Ai fini del rilascio dell’omologazione, il Ministero
dell’interno verifica la rispondenza dei dispositivi ai requisiti di efficienza previsti dal presente articolo ed ai requisiti di
sicurezza antincendio previsti dalla vigente normativa. In caso di mancata pronuncia l’omologazione si intende negata.
9. I dispositivi componenti i sistemi di recupero dei vapori che sono stati omologati dalle competenti autorità di altri Paesi
appartenenti all’Unione europea possono essere utilizzati per attrezzare i distributori degli impianti di distribuzione, previo
riconoscimento da parte del Ministero dell’interno, a cui il costruttore presenta apposita istanza, corredata dalla
documentazione necessaria ad identificare i dispositivi, dalle certificazioni di prova rilasciate dalle competenti autorità
estere e da una traduzione giurata in lingua italiana di tali documenti e certificazioni. Ai fini del riconoscimento, il
Ministero dell’interno verifica i documenti e le certificazioni trasmessi, da cui deve risultare il rispetto dei requisiti di
efficienza previsti dal presente articolo, e verifica la rispondenza dei dispositivi ai requisiti di sicurezza antincendio previsti
dalla vigente normativa. In caso di mancata pronuncia il riconoscimento si intende negato.
10. Durante le operazioni di rifornimento i gestori degli impianti di distribuzione devono mantenere in funzione i sistemi di
recupero dei vapori di cui al presente articolo.
11. Presso gli impianti di distribuzione attrezzati con sistemi di recupero dei vapori di benzina di fase II, deve essere
esposto, sui distributori o vicino agli stessi, un cartello, una etichetta o un altro tipo di supporto che informi i consumatori
circa l’esistenza di tale sistema. Presso gli impianti di distribuzione esistenti previsti dal comma 4 che, alla data del 1°
gennaio 2012, sono già attrezzati con sistemi di recupero dei vapori di benzina di fase II, tale obbligo di informazione si
applica entro i due mesi successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto.
12. I gestori degli impianti di distribuzione di benzina devono rispettare gli obblighi di documentazione previsti
dall’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto.
278. Poteri di ordinanza
1. In caso di inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione, ferma restando l’applicazione delle sanzioni di
cui all’articolo 279 e delle misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria, l’autorità competente procede, secondo la
gravità dell’infrazione:
a) alla diffida, con l’assegnazione di un termine entro il quale le irregolarità devono essere eliminate;
b) alla diffida ed alla contestuale temporanea sospensione dell’autorizzazione con riferimento agli impianti e
alle attività per i quali vi è stata violazione delle prescrizioni autorizzative, ove si manifestino situazioni di
pericolo per la salute o per l’ambiente;
c) alla revoca dell’autorizzazione con riferimento agli impianti e alle attività per i quali vi è stata violazione
delle prescrizioni autorizzative, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida o
qualora la reiterata inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione determini situazioni di
pericolo o di danno per la salute o per l’ambiente.
1-bis. Resta ferma, in caso di non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti, accertata nel corso dei controlli
effettuati dall’autorità o dagli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), la possibilità di adottare le ordinanze
previste all’articolo 271, comma 20-bis.(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
279. Sanzioni
1. Fuori dai casi per cui trova applicazione l’articolo 6, comma 13, cui eventuali sanzioni sono applicate ai sensi
dell’articolo 29-quattuordecies,, chi inizia a installare o esercisce uno stabilimento in assenza della prescritta
autorizzazione ovvero continua l’esercizio con l’autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa o revocata è punito con la pena
dell’arresto da due mesi a due anni o dell’ammenda da 1.000 euro a 10.000. Con la stessa pena è punito chi sottopone
uno stabilimento ad una modifica sostanziale senza l’autorizzazione prevista dall’articolo 269, comma 8 o, ove applicabile,
dal decreto di attuazione dell’articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge
4 aprile 2012, n. 35. Chi sottopone uno stabilimento ad una modifica non sostanziale senza effettuare la comunicazione
prevista dall’articolo 269, comma 8 o, ove applicabile, dal decreto di attuazione dell’articolo 23 del decreto-legge 9
febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, è assoggettato ad una sanzione
amministrativa pecuniaria da 300 euro a 1.000 euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità competente.
(comma modificato dall’art. 11, comma 4, d.lgs. n. 46 del 2014, poi dall’art. 1, comma 1d, .lgs. n. 183 del 2017
2. Chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola i valori limite di emissione stabiliti dall’autorizzazione, dagli Allegati I, II, III
o V alla parte quinta del presente decreto, dai piani e dai programmi o dalla normativa di cui all’articolo 271 è punito con
l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a 10.000 euro. Se i valori limite violati sono contenuti nell’autorizzazione
integrata ambientale si applicano le sanzioni previste dalla normativa che disciplina tale autorizzazione.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
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2-bis. Chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola le prescrizioni stabilite dall’autorizzazione, dagli allegati I, II, III o V alla
Parte Quinta, dai piani e dai programmi o dalla normativa di cui all’articolo 271 o le prescrizioni altrimenti imposte
dall’autorità competente è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 10.000 euro, alla cui
irrogazione provvede l’autorità competente. Se le prescrizioni violate sono contenute nell’autorizzazione integrata
ambientale si applicano le sanzioni previste dalla normativa che disciplina tale autorizzazione.
(comma introdotto dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
3. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 7, chi mette in esercizio un impianto o inizia ad
esercitare un’attività senza averne dato la preventiva comunicazione prescritta ai sensi dell’articolo 269, comma 6, o ai
sensi dell’articolo 272, comma 1, è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a 1.032 euro. è soggetto ad
una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 2.500 euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità’ competente,
chi non effettua una delle comunicazioni previste all’articolo 273-bis, comma 6 e comma 7, lettere c) e d).
(comma modificato dall’art. 11, comma 4, d.lgs. n. 46 del 2014, poi dall’art. 1, comma 1, d.lgsn. . 183 del 2017
4. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 8, chi non comunica all’autorità competente i
dati relativi alle emissioni ai sensi dell’articolo 269, comma 6, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a
1.032 euro.
(comma così modificato dall’art. 11, comma 4, d.lgs. n. 46 del 2014)
5. Nei casi previsti dal comma 2 si applica sempre la pena dell’arresto fino ad un anno se il superamento dei valori limite
di emissione determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa.
6. Chi, nei casi previsti dall’articolo 281, comma 1, non adotta tutte le misure necessarie ad evitare un aumento anche
temporaneo delle emissioni è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno o dell’ammenda fino a 1.032 euro.
7. Per la violazione delle prescrizioni dell’articolo 276, nel caso in cui la stessa non sia soggetta alle sanzioni previste dai
commi da 1 a 6, e per la violazione delle prescrizioni dell’articolo 277 si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da
15.500 euro a 155.000 euro. All’irrogazione di tale sanzione provvede, ai sensi degli articoli 17 e seguenti della legge 24
novembre 1981, n. 689, la regione o la diversa autorità indicata dalla legge regionale. La sospensione delle autorizzazioni
in essere è sempre disposta in caso di recidiva.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
280. Abrogazioni
1. Sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto preveda l’ulteriore vigenza:
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
a) il d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203;
b) l’articolo 4 della legge 4 novembre 1997, n. 413;
c) l’articolo 12, comma 8, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387;
d) il decreto del Ministro dell’ambiente 10 marzo 1987, n. 105;
e) il decreto del Ministro dell’ambiente 8 maggio 1989;
f) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 luglio 1989;
g) il decreto del Ministro dell’ambiente 12 luglio 1990;
h) il d.P.R. 25 luglio 1991;
i) il decreto del Ministro dell’ambiente 21 dicembre 1995;
l) il decreto del Ministro dell’ambiente del 16 maggio 1996;
m) il decreto del Ministro dell’ambiente 20 gennaio 1999, n. 76;
n) il decreto del Ministro dell’ambiente 21 gennaio 2000, n. 107;
o) il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 16 gennaio 2004, n. 44.
281. Disposizioni transitorie e finali
1. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
2. (abrogato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017)
3. I gestori degli stabilimenti in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che ricadono
nel campo di applicazione del presente titolo e che non ricadevano nel campo di applicazione del d.P.R. 24 maggio 1988,
n. 203, si adeguano alle disposizioni del presente titolo entro il 1° settembre 2013 o nel più breve termine stabilito
dall’autorizzazione alle emissioni.
Se lo stabilimento è soggetto a tale autorizzazione la relativa domanda deve essere presentata, ai sensi dell’articolo 269 o
dell’articolo 272, commi 2 e 3, entro il 31 luglio 2012. Dopo la presentazione della domanda, le condizioni di esercizio ed i
combustibili utilizzati non possono essere modificati fino all’ottenimento dell’autorizzazione. In caso di mancata
presentazione della domanda entro il termine previsto o in caso di realizzazione di modifiche prima dell’ottenimento
dell’autorizzazione, lo stabilimento si considera in esercizio senza autorizzazione alle emissioni. Se la domanda è
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presentata nel termine previsto, l’esercizio può essere proseguito fino alla pronuncia dell’autorità competente. Ai soli fini
della determinazione dei valori limite e delle prescrizioni di cui agli articoli 271 e 272, tali stabilimenti si considerano
nuovi. La procedura prevista dal presente articolo si applica anche in caso di stabilimenti in esercizio alla data di entrata in
vigore della parte quinta del presente decreto che ricadevano nel campo di applicazione del d.P.R. 24 maggio 1988, n.
203, ma erano esentati dall’autorizzazione ivi disciplinata e che, per effetto di tale parte quinta, siano soggetti
all’autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
(comma modificato dall’art. 11, comma 4, lettera c), d.P.R. n. 59 del 2013, poi dall’art. 1, comma1 , d.lgs. n. 183 del
2017)
4. Per gli impianti degli stabilimenti in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che
ricadono nel campo di applicazione del presente titolo e che ricadevano nel campo di applicazione della legge 13 luglio
1966, n. 615, del d.P.R. 22 dicembre 1970, n. 1391, o del titolo II del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8
marzo 2002, aventi potenza termica nominale inferiore a 10 MW, l’autorità competente, ai fini dell’applicazione del
comma 3, adotta le autorizzazioni generali di cui all’articolo 272, comma 2, entro cinque anni da tale data. In caso di
mancata adozione dell’autorizzazione generale, nel termine prescritto, la stessa è rilasciata con apposito decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e i gestori comunicano la propria adesione all’autorità
competente o all’autorità da questa delegata; è fatto salvo il potere dell’autorità competente di adottare successivamente
nuove autorizzazioni di carattere generale, ai sensi dell’articolo 272, l’obbligatoria adesione alle quali comporta, per il
soggetto interessato, la decadenza di quella adottata dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
(comma così modificato dall’art. 11, comma 4, lettera c), d.P.R. n. 59 del 2013, poi dall’art. 1, comma1 , d.lgs. n. 183 del
2017)
5. Le integrazioni e le modifiche degli allegati alle norme in materia di tutela dell’aria e della riduzione delle emissioni in
atmosfera del presente decreto sono adottate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro della salute, con il Ministro dello sviluppo economico e, per quanto di competenza, con il
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281.
(comma così sostituito dall’art. 24, comma 1, lettera h), legge n. 35 del 2013)
6. Alla modifica ed integrazione degli Allegati alla parte quinta del presente decreto, al fine di dare attuazione alle
direttive comunitarie per le parti in cui le stesse comportino modifiche delle modalità esecutive e delle caratteristiche di
ordine tecnico stabilite dalle norme vigenti, si provvede ai sensi dell’articolo 36 della legge 24 dicembre 2012, n. 234.
(comma così modificato dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
7. Le domande di autorizzazione, i provvedimenti adottati dall’autorità competente e i risultati delle attività di controllo, ai
sensi del presente titolo, nonché gli elenchi delle attività autorizzate in possesso dell’autorità competente sono messi a
disposizione del pubblico ai sensi di quanto previsto dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.
8. (abrogato dall’art. 11, comma 4, lettera c), d.P.R. n. 59 del 2013)
9. Il Coordinamento previsto dall’articolo 20 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, assicura un esame congiunto
e l’elaborazione di indirizzi e linee guida in relazione ad aspetti di comune interesse inerenti la normativa vigente in
materia di emissioni in atmosfera e inquinamento dell’aria ambiente ed assicura, anche sulla base dello scambio di
informazioni previsto dall’articolo 6, comma 10, della direttiva 2015/2193/UE, le attività necessarie per la raccolta,
l’elaborazione e la diffusione, tra le autorità competenti, dei dati e delle informazioni rilevanti ai fini dell’applicazione della
parte quinta del presente decreto e per la valutazione delle migliori tecniche disponibili di cui all’articolo 268, comma 1,
lettera aa).
(comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 183 del 2017
10. A fini di informazione le autorità competenti rendono disponibili al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, in formato digitale, le autorizzazioni rilasciate ai sensi degli articoli 269 e 272.
11. (abrogato dall’art. 11, comma 4, lettera c), d.P.R. n. 59 del 2013)
Titolo II – Impianti termici civili
282. Campo di applicazione
1. Il presente titolo disciplina, ai fini della prevenzione e della limitazione dell’inquinamento atmosferico, gli impianti
termici civili aventi potenza termica nominale inferiore a 3 MW. Sono sottoposti alle disposizioni del titolo I gli impianti
termici civili aventi potenza termica nominale uguale o superiore.
2. Un impianto termico civile avente potenza termica nominale uguale o superiore a 3 MW si considera in qualsiasi caso
come un unico impianto ai fini dell’applicazione delle disposizioni del titolo I.
283. Definizioni
1. Ai fini del presente titolo si applicano le seguenti definizioni:
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a) impianto termico: impianto destinalo alla produzione di calore costituito da uno o più generatori di calore
e da un unico sistema di distribuzione e utilizzazione di tale calore, nonché da appositi dispositivi di
regolazione e di controllo;
b) generatore di calore: qualsiasi dispositivo di combustione alimentato con combustibili al fine di produrre
calore, costituito da un focolare ed eventualmente uno scambiatore di calore;
c) focolare: parte di un generatore di calore nella quale avviene il processo di combustione;
d) impianto termico civile: impianto termico la cui produzione di calore è esclusivamente destinata, anche in
edifici ad uso non residenziale, al riscaldamento o alla climatizzazione invernale o estiva di ambienti o al
riscaldamento di acqua per usi igienici e sanitari; l’impianto termico civile è centralizzato se serve tutte le
unità dell’edificio o di più edifici ed è individuale negli altri casi;
e) potenza termica nominale dell’impianto: la somma delle potenze termiche nominali dei singoli focolari
costituenti l’impianto;
f) potenza termica nominale del focolare: il prodotto del potere calorifico inferiore del combustibile utilizzato
e della portata massima di combustibile bruciato all’interno del focolare, espresso in Watt termici o suoi
multipli;
g) valore di soglia: potenza termica nominale dell’impianto pari a 0.035MW;
h) modifica dell’impianto: qualsiasi intervento che sia effettuato su un impianto già installato e che richieda
la dichiarazione di conformità di cui all’articolo 7 del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37;
i) autorità competente: l’autorità responsabile dei controlli, gli accertamenti e le ispezioni previsti
dall’articolo 9 e dall’allegato L del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e dal d.P.R. 26 agosto 1993,
n. 412 o la diversa autorità indicata dalla legge regionale;
l) installatore: il soggetto indicato dall’articolo 3 del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37;
m) responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto: il soggetto indicato dall’articolo 11.
comma 1, del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37;
n) conduzione di un impianto termico: insieme delle operazioni necessarie al fine di assicurare la corretta
combustione nei focolari e l’adeguamento del regime dell’impianto termico alla richiesta di calore.
284. Installazione o modifica
1. Nel corso delle verifiche finalizzate alla dichiarazione di conformità prevista dal decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n.
37, per gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia, l’installatore verifica e dichiara
anche che l’impianto è conforme alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285 ed è idoneo a rispettare i valori limite di
cui all’articolo 286. Tali dichiarazioni devono essere espressamente riportate in un atto allegato alla dichiarazione di
conformità, messo a disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto da parte
dell’installatore entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori. L’autorità che riceve la dichiarazione di conformità ai sensi del
decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37, provvede ad inviare tale atto all’autorità competente. In occasione della
dichiarazione di conformità, l’installatore indica al responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto l’elenco
delle manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie ad assicurare il rispetto dei valori limite di cui all’articolo 286,
affinché tale elenco sia inserito nel libretto di centrale previsto dal d.P.R. 26 agosto 1993, n. 412. Se il responsabile
dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto non è ancora individuato al momento dell’installazione, l’installatore,
entro 30 giorni dall’installazione, invia l’atto e l’elenco di cui sopra al soggetto committente, il quale li mette a disposizione
del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto entro 30 giorni dalla relativa individuazione.
2. Per gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia, in esercizio alla data di entrata in
vigore della parte quinta del presente decreto, il libretto di centrale previsto dall’articolo 11 del d.P.R. 26 agosto 1993, n.
412 deve essere integrato, a cura del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto, entro il 31 dicembre
2012, da un atto in cui si dichiara che l’impianto è conforme alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285 ed è idoneo
a rispettare i valori limite di cui all’articolo 286. Entro il 31 dicembre 2012, il libretto di centrale deve essere inoltre
integrato con l’indicazione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie ad assicurare il rispetto dei valori limite
di cui all’articolo 286. Il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto provvede ad inviare tali atti
integrativi all’autorità competente entro 30 giorni dalla redazione.
285. Caratteristiche tecniche
(articolo sostituito dall’art. 34, comma 52, legge n. 221 del 2012, poi dalal’rt. 11, comma 9, legge n. 116 del 2014)
1. Gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia devono rispettare le caratteristiche
tecniche previste dalla parte II dell’allegato IX alla presente parte pertinenti al tipo di combustibile utilizzato. I piani e i
programmi di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa possono imporre ulteriori caratteristiche tecniche, ove
necessarie al conseguimento e al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’aria.
286. Valori limite di emissione
1. Le emissioni in atmosfera degli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia devono
rispettare i valori limite previsti dalla parte III dell’Allegato IX alla parte quinta del presente decreto e i più restrittivi valori
limite previsti dai piani e dai programmi di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa, ove necessario al
conseguimento ed al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’aria.
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2. I valori di emissione degli impianti di cui al comma 1 devono essere controllati almeno annualmente dal responsabile
dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto nel corso delle normali operazioni di controllo e manutenzione. I valori
misurati, con l’indicazione delle relative date, dei metodi di misura utilizzati e del soggetto che ha effettuato la misura,
devono essere allegati al libretto di centrale previsto dal d.P.R. 26 agosto 1993, n. 412. Tale controllo annuale dei valori
di emissione non è richiesto nei casi previsti dalla parte III, sezione 1 dell’Allegato IX alla parte quinta del presente
decreto. Al libretto di centrale devono essere allegati altresì i documenti o le dichiarazioni che attestano l’espletamento
delle manutenzioni necessarie a garantire il rispetto dei valori limite di emissione previste dal libretto di centrale.
3. Ai fini del campionamento, dell’analisi e della valutazione delle emissioni degli impianti termici di cui al comma 1 si
applicano i metodi previsti nella parte III dell’Allegato IX alla parte quinta del presente decreto.
4. A decorrere dal 29 ottobre 2006, l’installatore, contestualmente all’installazione o alla modifica dell’impianto, verifica il
rispetto dei valori limite di emissione previsti dal presente articolo. La documentazione relativa a tale verifica è messa a
disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto che la allega al libretto di centrale previsto
dal d.P.R. 26 agosto 1993, n. 412. Tale verifica non è richiesta nei casi previsti dalla parte III, sezione 1, dell’Allegato IX
VIII alla parte quinta del presente decreto.
287. Abilitazione alla conduzione
1. Il personale addetto alla conduzione degli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore a 0.232 MW
deve essere munito di un patentino di abilitazione rilasciato da una autorità individuata dalla legge regionale, la quale
disciplina anche le opportune modalità di formazione nonché le modalità di compilazione, tenuta e aggiornamento di un
registro degli abilitati alla conduzione degli impianti termici. I patentini possono essere rilasciati a persone aventi età non
inferiore a diciotto anni compiuti. Il registro degli abilitati alla conduzione degli impianti termici è tenuto presso l’autorità
che rilascia il patentino o presso la diversa autorità indicata dalla legge regionale e, in copia, presso l’autorità competente
e presso il comando provinciale dei vigili del fuoco.
2. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 11, comma 3, del d.P.R. 26 agosto 1993, n. 412.
3. Ai fini del comma 1 sono previsti due gradi di abilitazione. Il patentino di primo grado abilita alla conduzione degli
impianti termici per il cui mantenimento in funzione è richiesto il certificato di abilitazione alla condotta dei generatori di
vapore a norma del regio decreto 12 maggio 1927, n. 824, e il patentino di secondo grado abilita alla conduzione degli
altri impianti. Il patentino di primo grado abilita anche alla conduzione degli impianti per cui è richiesto il patentino di
secondo grado.
4. Il possesso di un certificato di abilitazione di qualsiasi grado per la condotta dei generatori di vapore, ai sensi del regio
decreto 12 maggio 1927, n. 824, consente, ove previsto dalla legge regionale, il rilascio del patentino senza necessità
dell’esame di cui al comma 1.
5. Il patentino può essere in qualsiasi momento revocato in caso di irregolare conduzione dell’impianto. A tal fine
l’autorità competente comunica all’autorità che ha rilasciato il patentino i casi di irregolare conduzione accertati. Il
provvedimento di sospensione o di revoca del certificato di abilitazione alla condotta dei generatori di vapore ai sensi
degli articoli 31 e 32 del regio decreto 12 maggio 1927, n. 824, non ha effetto sul patentino di cui al presente articolo.
6. Fino all’entrata in vigore delle disposizioni regionali di cui al comma 1, la disciplina dei corsi e degli esami resta quella
individuata ai sensi del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 12 agosto 1968.
288. Controlli e sanzioni
1. è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da cinquecentosedici euro a duemilacinquecentottantadue euro
l’installatore che non redige o redige in modo incompleto l’atto di cui all’articolo 284, comma 1, o non lo mette a
disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto o del soggetto committente nei termini
prescritti o non lo trasmette unitamente alla dichiarazione di conformità nei casi in cui questa è trasmessa ai sensi del
decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37. Con la stessa sanzione è punito il soggetto committente che non mette a
disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto l’atto e l’elenco dovuti nei termini prescritti.
Con la stessa sanzione è punito il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto che non redige o redige in
modo incompleto l’atto di cui all’articolo 284, comma 2, o non lo trasmette all’autorità competente nei termini prescritti.
2. In caso di esercizio di un impianto termico civile non conforme alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285, sono
puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 516 euro a 2.582 euro:
a) l’installatore, nei casi disciplinati all’articolo 284, comma 1;
b) il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto, nei casi soggetti all’articolo 284, comma
2.
3. Nel caso in cui l’impianto non rispetti i valori limite di emissione di cui all’articolo 286, comma 1, sono puniti con una
sanzione amministrativa pecuniaria da 516 euro a 2.582:
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a) il responsabile dell’esercizio e della manutenzione, in tutti i casi in cui l’impianto non è soggetto
all’obbligo di verifica di cui all’articolo 286, comma 4;
b) l’installatore e il responsabile dell’esercizio e della manutenzione, se il rispetto dei valori limite non è
stato verificato ai sensi dell’articolo 286, comma 4, o non è stato dichiarato nell’atto di cui all’articolo 284,
comma 1;
c) l’installatore, se il rispetto dei valori limite è stato verificato ai sensi dell’articolo 286, comma 4, e
dichiarato nell’atto di cui all’articolo 284, comma 1, e se dal libretto di centrale risultano regolarmente
effettuati i controlli e le manutenzioni prescritti dalla parte quinta del presente decreto e dal d.P.R. 26
agosto 1993, n. 412, purché non sia superata la durata stabilita per il ciclo di vita dell’impianto:
d) il responsabile dell’esercizio e della manutenzione, se il rispetto dei valori limite è stato verificato ai sensi
dell’articolo 286, comma 4, e dichiarato nell’atto di cui all’articolo 284, comma 1, e se dal libretto di centrale
non risultano regolarmente effettuati i controlli e le manutenzioni prescritti o è stata superata la durata
stabilita per il ciclo di vita dell’impianto.
4. Con una sanzione amministrativa pecuniaria da 516 euro a 2.582 euro è punito il responsabile dell’esercizio e della
manutenzione dell’impianto che non effettua il controllo annuale delle emissioni ai sensi dell’articolo 286, comma 2, o non
allega al libretto di centrale i dati ivi previsti.
5. Ferma stando l’applicazione delle sanzioni previste dai commi precedenti e delle sanzioni previste per la produzione di
dichiarazioni mendaci o di false attestazioni, l’autorità competente, ove accerti che l’impianto non rispetta le
caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285 o i valori limite di emissione di cui all’articolo 286 o quanto disposto
dall’articolo 293, impone, con proprio provvedimento, al contravventore di procedere all’adeguamento entro un
determinato termine oltre il quale l’impianto non può essere utilizzato. In caso di mancato rispetto del provvedimento
adottato dall’autorità competente si applica l’articolo 650 del codice penale.
6. All’irrogazione delle sanzioni amministrative previste dal presente articolo, ai sensi degli articoli 17 e seguenti della
legge 24 novembre 1981, n. 689, provvede l’autorità competente di cui all’articolo 283, comma 1, lettera i), o la diversa
autorità indicata dalla legge regionale.
7. Chi effettua la conduzione di un impianto termico civile di potenza termica nominale superiore a 0.232 MW senza
essere munito, ove prescritto, del patentino di cui all’articolo 287 è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da
quindici euro a quarantasei euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità indicata dalla legge regionale.
8. I controlli relativi al rispetto del presente titolo sono effettuati dall’autorità competente in occasione delle ispezioni
effettuate ai sensi dell’allegato L al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, anche avvalendosi degli organismi ivi
previsti, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.
289. Abrogazioni
1. Sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore vigenza, la legge 13 luglio 1966, n.
615, ed il d.P.R. 22 dicembre 1970, n. 1391.
290. Disposizioni transitorie e finali
1. (abrogato)
2. L’installazione di impianti termici civili centralizzati può essere imposta dai regolamenti edilizi comunali relativamente
agli interventi di ristrutturazione edilizia ed agli interventi di nuova costruzione qualora tale misura sia individuata dai piani
e dai programmi previsti di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa, come necessaria al conseguimento dei valori
di qualità dell’aria.
3. La legge 13 luglio 1966, n. 615, il d.P.R. 22 dicembre 1970, n. 1391, e il titolo II del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002 continuano ad applicarsi agli impianti termici assoggettati al titolo I della parte quinta
al del presente decreto, fino alla data in cui è effettuato l’adeguamento disposto dalle autorizzazioni rilasciate ai sensi
dell’articolo 281, comma 3.
4. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri della salute e dello sviluppo economico, da adottare
entro il 31 dicembre 2010, sono disciplinati i requisiti, le procedure e le competenze per il rilascio di una certificazione dei
generatori di calore, con priorità per quelli aventi potenza termica nominale inferiore al valore di soglia di 0,035 MW,
alimentati con i combustibili individuati alle lettere f), g) e h) della parte I, sezione 2, dell’allegato X alla parte quinta del
presente decreto. Nella certificazione si attesta l’idoneità dell’impianto ad assicurare specifiche prestazioni emissive, con
particolare riferimento alle emissioni di polveri e di ossidi di azoto, e si assegna, in relazione ai livelli prestazionali
assicurati, una specifica classe di qualità. Tale decreto individua anche le prestazioni emissive di riferimento per le diverse
classi, i relativi metodi di prova e le verifiche che il produttore deve effettuare ai fini della certificazione, nonché
indicazioni circa le corrette modalità di installazione e gestione dei generatori di calore. A seguito dell’entrata in vigore del
decreto, i piani di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa possono imporre limiti e divieti all’utilizzo dei generatori
di calore non aventi la certificazione o certificati con una classe di qualità inferiore, ove tale misura sia necessaria al
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conseguimento dei valori di qualità dell’aria. I programmi e gli strumenti di finanziamento statali e regionali diretti ad
incentivare l’installazione di generatori di calore a ridotto impatto ambientale assicurano priorità a quelli certificati con una
classe di qualità superiore.
Titolo III – Combustibili
291. Campo di applicazione
1. Il presente titolo disciplina, ai fini della prevenzione e della limitazione dell’inquinamento atmosferico, le caratteristiche
merceologiche dei combustibili che possono essere utilizzati negli impianti di cui ai titoli I e II della parte quinta del
presente decreto, inclusi gli impianti termici civili di potenza termica inferiore al valore di soglia, e le caratteristiche
merceologiche del gasolio marino. Il presente titolo stabilisce inoltre le condizioni di utilizzo dei combustibili, comprese le
prescrizioni finalizzate ad ottimizzare il rendimento di combustione, e i metodi di misura delle caratteristiche
merceologiche.
292. Definizioni
1. Ai fini del presente titolo si applicano, ove non altrimenti disposto, le definizioni di cui al titolo I ed al titolo II della
parte quinta del presente decreto.
2. In aggiunta alle definizioni del comma 1, si applicano le seguenti definizioni:
a) olio combustibile pesante: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio del codice NC 2710 1951 –
2710 1969 ovvero qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio, escluso il gasolio di cui alle lettere b)
e d), che, per i suoi limiti di distillazione, rientra nella categoria di oli pesanti destinati ad essere usati come
combustibile e di cui meno del sessantacinque per cento in volume, comprese le perdite, distilla a 250 °C
secondo il metodo ASTM D86, anche se la percentuale del distillato a 250° C non può essere determinata
secondo il predetto metodo;
b) gasolio: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio del codice NC 2710 1945 – 2710 1949, ovvero
qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio che, per i suoi limiti di distillazione, rientra nella categoria
dei distillati medi destinati ad essere usati come combustibile o carburante e di cui almeno l’ottantacinque
per cento in volume, comprese le perdite, distilla a 350 °C secondo il metodo ASTM D86;
c) metodo ASTM: i metodi stabiliti dalla «American Society for Testing and Materials» nell’edizione 1976
delle definizioni e delle specifiche tipo per il petrolio e i prodotti lubrificanti;
d) gasolio marino: qualsiasi combustibile per uso marittimo che corrisponde alla definizione di cui alla
lettera b) ovvero che ha una viscosità o densità che rientra nei limiti della viscosità o densità definiti per i
distillati marini nella tabella dell’ISO 8217 – 1996, ad esclusione di quello utilizzato per le imbarcazioni
destinate alla navigazione interna, per il quale valgono le disposizioni di cui al decreto legislativo 21 marzo
2005, n. 66, e ad esclusione di quello utilizzato dalle navi che provengono direttamente da un Paese non
appartenente all’Unione europea;
e) navigazione interna: navigazione su laghi, fiumi, canali e altre acque interne.
f) depositi fiscali: impianti in cui vengono fabbricati, trasformati, detenuti, ricevuti o spediti i combustibili
oggetto della parte quinta del presente decreto, sottoposti ad accisa; ricadono in tale definizione anche gli
impianti di produzione dei combustibili.
g) combustibile sottoposto ad accisa: combustibile al quale si applica il regime fiscale delle accise.
293. Combustibili consentiti
1. Negli impianti disciplinati dal titolo I e dal titolo II della parte quinta del presente decreto, inclusi gli impianti termici
civili di potenza termica inferiore al valore di soglia, possono essere utilizzati esclusivamente i combustibili previsti per tali
categorie di impianti dall’Allegato X alla parte quinta del presente decreto, alle condizioni ivi previste. I materiali e le
sostanze elencati nell’allegato X alla parte quinta del presente decreto non possono essere utilizzati come combustibili ai
sensi del presente titolo se costituiscono rifiuti ai sensi della parte quarta del presente decreto. è soggetta alla normativa
vigente in materia di rifiuti la combustione di materiali e sostanze che non sono conformi all’allegato X alla parte quinta
del presente decreto o che comunque costituiscono rifiuti ai sensi della parte quarta del presente decreto. Agli impianti di
cui alla parte I, lettere e) ed f), dell’Allegato IV alla parte quinta del presente decreto si applicano le prescrizioni
dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto relative agli impianti disciplinati dal titolo II della parte quinta del
presente decreto. Il gasolio marino deve essere conforme a quanto previsto dalla parte I, sezione 3, dell’Allegato X alla
parte quinta del presente decreto.
2. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle attività
produttive e della salute, previa autorizzazione della Commissione europea, possono essere stabiliti valori limite massimi
per il contenuto di zolfo negli oli combustibili pesanti o nel gasolio, incluso quello marino, più elevati rispetto a quelli
fissati nell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto qualora, a causa di un mutamento improvviso
nell’approvvigionamento del petrolio greggio, di prodotti petroliferi o di altri idrocarburi, non sia possibile rispettare tali
valori limite.
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294. Prescrizioni per il rendimento di combustione
1. Al fine di ottimizzare il rendimento di combustione, gli impianti disciplinati dal titolo I della parte quinta del presente
decreto, con potenza termica nominale pari o superiore a 6 MW, devono essere dotati di rilevatori della temperatura
nell’effluente gassoso nonché di un analizzatore per la misurazione e la registrazione in continuo dell’ossigeno libero e del
monossido di carbonio. I suddetti parametri devono essere rilevati nell’effluente gassoso all’uscita dell’impianto. Tali
impianti devono essere inoltre dotati, ove tecnicamente fattibile, di regolazione automatica del rapporto aria-combustibile.
Ai fini dell’applicazione del presente comma si fa riferimento alla potenza termica nominale di ciascun focolare, anche nei
casi in cui più impianti siano considerati, ai sensi dell’articolo 270, comma 4, o dell’articolo 273, comma 9, o dell’articolo
282, comma 2, come un unico impianto.
2. Nel caso di impianti di combustione per i quali l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera o l’autorizzazione integrata
ambientale prescriva un valore limite di emissione in atmosfera per il monossido di carbonio e la relativa misurazione in
continuo, quest’ultima tiene luogo della misurazione del medesimo prescritta al comma 1. Il comma 1 non si applica agli
impianti elencati nell’articolo 273, comma 15, anche di potenza termica nominale inferiore a 50MW.
3. Al fine di ottimizzare il rendimento di combustione, gli impianti disciplinati dal titolo II della parte quinta del presente
decreto, di potenza termica nominale per singolo focolare superiore a 1,16 MW, devono essere dotati di rilevatori della
temperatura negli effluenti gassosi nonché di un analizzatore per la misurazione e la registrazione in continuo
dell’ossigeno libero e del monossido di carbonio. I suddetti parametri devono essere rilevati nell’effluente gassoso
all’uscita del focolare. Tali impianti devono essere inoltre dotati, ove tecnicamente fattibile, di regolazione automatica del
rapporto aria-combustibile.
295. Raccolta e trasmissione di dati relativi al tenore di zolfo di alcuni combustibili liquidi
1. Al fine di consentire l’elaborazione della relazione di cui al comma 4, il controllo delle caratteristiche dell’olio
combustibile pesante, del gasolio e del gasolio marino prodotti o importati, e destinati alla commercializzazione sul
mercato nazionale, è effettuato dai laboratori chimici delle dogane o, ove istituiti, dagli uffici delle dogane nel cui ambito
operano i laboratori chimici delle dogane. Il campionamento è effettuato con una frequenza adeguata e secondo modalità
che assicurino la rappresentatività dei campioni rispetto al combustibile controllato. Entro il 31 marzo di ogni anno gli esiti
di tali controlli effettuati nel corso dell’anno precedente sono messi a disposizione dell’Istituto superiore per la protezione
e la ricerca ambientale (APAT) e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
2. Entro il 31 marzo di ogni anno, i gestori dei depositi fiscali che importano i combustibili di cui comma 1 da Paesi terzi o
che li ricevono da Paesi membri dell’Unione europea e i gestori degli impianti di produzione dei medesimi combustibili
inviano all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT) e al Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, osservando le modalità e utilizzando i moduli indicati nella parte 1, sezione 3, appendice 1,
dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto, i dati concernenti i quantitativi e il contenuto di zolfo di tali
combustibili prodotti o importati, e destinati alla commercializzazione sul mercato nazionale, nel corso dell’anno
precedente. I dati si riferiscono ai combustibili immagazzinati nei serbatoi in cui sono sottoposti ad accertamento volto a
verificarne la quantità e la qualità ai fini della classificazione fiscale. Entro il 31 marzo di ogni anno, i gestori dei grandi
impianti di combustione che importano olio combustibile pesante da Paesi terzi o che lo ricevono da Paesi membri
dell’Unione europea inviano all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT) e al Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, osservando le modalità e utilizzando i moduli indicati nella parte I,
sezione 3, appendice 1 dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto, i dati concernenti i quantitativi di olio
combustibile pesante importati nell’anno precedente e il relativo contenuto di zolfo.
3. Entro il 31 marzo di ogni anno, i gestori degli impianti di cui alla parte I, sezione 3, punto 1.2, dell’Allegato X alla parte
quinta del presente decreto inviano all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT) e al Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, osservando le modalità e utilizzando i moduli indicati da tale sezione
nell’appendice 2, i dati inerenti i quantitativi ed il tenore di zolfo dell’olio combustibile pesante utilizzato nel corso
dell’anno precedente.
4. Entro il 31 maggio di ogni anno l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (APAT), sulla base dei
risultati dei controlli di cui al comma 1 e dei dati di cui ai commi 2 e 3, trasmette al Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare una relazione circa il tenore di zolfo dei combustibili di cui al comma 1 prodotti, importati e
utilizzati nell’anno civile precedente e circa i casi di applicazione delle deroghe di cui alla parte I, sezione 3, punto 1.2,
dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto.
5. Entro il 30 giugno di ciascun anno il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare invia alla
Commissione europea un documento elaborato sulla base della relazione di cui al comma 4.
6. Non sono soggetti al presente articolo i combustibili destinati alla trasformazione prima della combustione finale e i
combustibili usati a fini di trasformazione nell’industria della raffinazione.
296. Sanzioni
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1. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 4, chi effettua la combustione di materiali o
sostanze non conformi alle prescrizioni del presente titolo, ove gli stessi non costituiscano rifiuti ai sensi della vigente
normativa, è punito:
(alinea così modificato dall’art. 11, comma 5, d.lgs. n. 46 del 2014)
a) in caso di combustione effettuata presso gli impianti di cui al titolo I della parte quinta del presente
decreto, con l’arresto fino a due anni o con l’ammenda da 258 euro a 1.032 euro;
b) in caso di combustione effettuata presso gli impianti di cui al titolo II della parte quinta del presente
decreto, inclusi gli impianti termici civili di potenza termica inferiore al valore di soglia, con una sanzione
amministrativa pecuniaria da 200 euro a 1.000 euro; a tale sanzione, da irrogare ai sensi dell’articolo 288,
comma 6, non si applica il pagamento in misura ridotta di cui all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981,
n. 689; la sanzione non si applica se, dalla documentazione relativa all’acquisto di tali materiali o sostanze,
risultano caratteristiche merceologiche conformi a quelle dei combustibili consentiti nell’impianto, ferma
restando l’applicazione dell’articolo 515 del codice penale e degli altri reati previsti dalla vigente normativa.
2. La sanzione prevista dal comma 1, lettera b), si applica anche a chi effettua la combustione di gasolio marino non
conforme alle prescrizioni del presente titolo. In tal caso l’autorità competente all’irrogazione è la regione o la diversa
autorità indicata dalla legge regionale.
3. I controlli sul rispetto delle disposizioni del presente titolo sono effettuati, per gli impianti di cui al titolo I della parie
quinta del presente decreto, dall’autorità di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), e per gli impianti di cui al titolo II
della parte quinta del presente decreto, dall’autorità di cui all’articolo 283, comma 1, lettera i).
4. In caso di mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’articolo 294, il gestore degli impianti disciplinati dal titolo I della
parte quinta del presente decreto è punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda fino a 1.032 euro. Per gli
impianti disciplinati dal titolo II della parte quinta del presente decreto si applica la sanzione prevista dall’articolo 288,
comma 2; la medesima sanzione, in caso di mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’articolo 294, si applica al
responsabile per l’esercizio e la manutenzione se ricorre il caso previsto dall’ultimo periodo dell’articolo 284, comma 2.
5. In caso di mancata trasmissione dei dati di cui all’articolo 295, commi 2 e 3, nei termini prescritti, il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche ai fini di quanto previsto dall’articolo 650 del codice penale,
ordina ai soggetti inadempienti di provvedere.
297. Abrogazioni
1. Sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore vigenza, l’articolo 2, comma 2, della
legge 8 luglio 1986, n. 349, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 settembre 2001, n. 395, il decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002 e l’articolo 2 del decreto-legge 7 marzo 2002, n. 22, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 maggio 2002, n. 82.
298. Disposizioni transitorie e finali
1. Le disposizioni del presente titolo relative agli impianti disciplinati dal titolo I della parte quinta del presente decreto si
applicano agli impianti termici civili di cui all’articolo 290, comma 3, a partire dalla data in cui è effettuato l’adeguamento
disposto dalle autorizzazioni rilasciate ai sensi dell’articolo 281, comma 3.
2. Alla modifica e all’integrazione dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto si provvede con le modalità
previste dall’articolo 281, commi 5 e 6. All’integrazione di tale Allegato si procede per la prima volta entro un anno
dall’entrata in vigore della parte quinta del presente decreto.
2-bis. Entro il 30 giugno di ciascun anno il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare invia
alla Commissione europea, sulla base di una relazione trasmessa dall’APAT entro il mese precedente, un rapporto circa il
tenore di zolfo dell’olio combustibile pesante, del gasolio e dei combustibili per uso marittimo utilizzati nell’anno civile
precedente. I soggetti di cui all’articolo 296, commi 2 e 9, i laboratori chimici delle dogane o, ove istituiti, gli uffici delle
dogane nel cui ambito operano i laboratori chimici delle dogane, i gestori dei depositi fiscali, i gestori degli impianti di
produzione di combustibili e i gestori dei grandi impianti di combustione trasmettono all’APAT ed al Ministero, nei casi, nei
tempi e con le modalità previsti nella parte I, sezione 3, dell’Allegato X alla parte quinta, i dati e le informazioni necessari
ad elaborare la relazione.
2-ter. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute
ed il Ministro dello sviluppo economico ed il Ministro delle politiche agricole e forestali è istituita, nell’ambito delle risorse
umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico del
bilancio dello Stato, una commissione per l’esame delle proposte di integrazione ed aggiornamento dell’Allegato X alla
parte quinta del presente decreto, presentate dalle amministrazioni dello Stato e dalle regioni. La commissione è
composta da due rappresentanti di ciascuno di tali Ministeri e da un rappresentante del Dipartimento affari regionali della
Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ai componenti della Commissione non sono dovuti compensi, né rimborsi spese.
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Parte Quinta-bis – Disposizioni per particolari installazioni

(parte introdotta dall’art. 7, comma 1, d.lgs. n. 46 del 2014)
Titolo I – Attività di produzione di biossido di titanio e solfati di calcio
298-bis. Disposizioni particolari per installazioni e stabilimenti che producono biossido di titanio e solfati di
calcio
1. Sono vietati, con riferimento alle sostanze relative ai processi di produzione di biossido di titanio, l’immersione,
l’iniezione e lo scarico in qualsiasi corpo d’acqua e nel mare dei seguenti rifiuti:
a) rifiuti solidi, in particolare i residui insolubili del minerale che non vengono attaccati dall’acido solforico o
dal cloro nel procedimento di fabbricazione; il vetriolo verde, ossia il solfato ferroso cristallizzato
(FeSO4H2O; i cloruri metallici e idrossidi metallici (stanze di filtrazione) provenienti in forma solida dalla
fabbricazione del tetracloruro di titanio; i residui di coke provenienti dalla fabbricazione del tetracloruro di
titanio;
b) le acque madri provenienti dalla fase di filtrazione successiva all’idrolisi della soluzione di solfato di
1titanio e da installazioni che utilizzano il procedimento al solfato; sono compresi i rifiuti acidi associati a tali
acque madri, contenenti complessivamente più dello 0,5 per cento di acido solforico libero nonché vari
metalli pesanti; sono e comprese le acque madri che sono state diluite fino a contenere lo 0,5 per cento o
meno di acido solforico libero;
c) i rifiuti provenienti da installazioni che utilizzano il procedimento con cloruro, contenenti più dello 0,5 per
cento di acido cloridrico, nonché vari metalli pesanti; sono compresi i rifiuti acidi che sono stati diluiti fino a
contenere lo 0,5 per cento o meno di acido cloridrico libero;
d) i sali di filtrazione, i fanghi ed i rifiuti liquidi ottenuti dal trattamento (concentrazione o neutralizzazione)
dei rifiuti di cui alle lettere b) e c) e contenenti vari metalli pesanti; sono esclusi i rifiuti neutralizzati e filtrati
o decantati che contengono metalli pesanti solo in tracce e che, prima di qualsiasi diluizione, hanno un
valore di pH superiore a 5,5.
1-bis. Il gestore delle installazioni e degli stabilimenti che producono biossido di titanio informa immediatamente l’autorità
competente in caso di violazione delle condizioni di autorizzazione, adottando nel contempo le misure necessarie a
ripristinare la conformità nel più breve tempo possibile.
(comma introdotto dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
1-ter. In caso di violazione delle condizioni di autorizzazione, l’autorità competente impone al gestore di adottare ogni
misura complementare appropriata che ritiene necessaria per ripristinare la conformità, disponendo la sospensione
dell’esercizio della parte interessata laddove la violazione determini un pericolo immediato per la salute umana o minacci
di provocare ripercussioni serie e immediate sull’ambiente, finché la conformità non sia ripristinata con l’applicazione delle
misure adottate ai sensi del presente comma e del comma 1-bis.
(comma introdotto dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
2. Per le installazioni e gli stabilimenti che producono biossido di titanio, le emissioni nelle acque e nell’atmosfera devono
rispettare i valori limite di emissione previsti all’Allegato I, parti 1 e 2, alla Parte Quinta-bis. Le autorizzazioni prevedono
inoltre opportune misure per prevenire l’emissione di aerosol acidi dalle installazioni.
3. Le autorità competenti per il controllo effettuano ispezioni e prelievi di campioni 3.relativamente alla emissioni nelle
acque, alle emissioni nell’atmosfera, agli stoccaggi ed alle lavorazioni presso le installazioni e gli stabilimenti che
producono biossido di titanio. Tale controllo comprende almeno il controllo delle emissioni di cui all’Allegato I, Parte 3.3,
alla Parte Quinta-bis. Il controllo è effettuato conformemente alle norme CEN oppure, se non sono disponibili norme CEN,
conformemente a norme ISO, nazionali o internazionali che assicurino dati equivalenti sotto il profilo della qualità
scientifica.
(comma così modificato dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
3-bis. Alle installazioni e agli stabilimenti che producono biossido di titanio si applicano le disposizioni dell’articolo 29-
undecies.
(comma introdotto dall’art. 18, comma 1, della legge n. 167 del 2017)
4. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare integra la relazione di cui all’articolo 29-terdecies,
comma 2, con i dati relativi all’attuazione del presente articolo, secondo le modalità fissate dalla normativa comunitaria e
sulla base di rapporti di cui al comma 5 che le regioni e le province autonome forniscono entro il 30 aprile di ogni anno.
5. Il rapporto di cui al comma 4, elaborato sulla base dei controlli di cui al comma 3 e dei dati di cui al comma 6, deve
contenere almeno, con riferimento a ciascuna risorsa ambientale interessata, le seguenti informazioni:
a) una descrizione del luogo di campionamento e delle sue caratteristiche permanenti, unitamente ad altre
notizie di tipo amministrativo e geografico;
b) l’indicazione dei metodi di campionamento e analisi usati;
11/10/2019 d.lgs. n. 152/2006 (T.U. ambiente)
***ATTENZIONE SEZIONE IN COSTRUZIONE **** 249/260
c) i risultati delle analisi;
d) le modifiche apportate alla frequenza di campionamento e di analisi ed al luogo di campionamento.
6. I gestori delle installazioni e degli stabilimenti che producono biossido di titanio trasmettono alle regioni e alla province
autonome, entro il 31 marzo di ogni anno, una relazione contenente i dati necessari per il rapporto di cui al comma 5 con
riferimento alle emissioni, agli stoccaggi e alle lavorazioni di cui al comma 3, indicando anche la tipologia e sui quantitativi
di rifiuti prodotti e/o scaricati o stoccati nell’anno civile precedente.
6-bis. Fatto salvo quanto disposto dal decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento
ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, l’autorità competente, in sede di valutazione di
compatibilità ambientale, può non applicare i valori di concentrazione soglia di contaminazione, indicati nella tabella 1
dell’allegato 5 al titolo V della parte quarta del presente decreto, agli analiti presenti nei solfati di calcio, ottenuti da
neutralizzazione di correnti acide liquide o gassose generati da lavorazioni industriali, utilizzati nell’attività di recupero
ambientale, qualora sia dimostrata, secondo le metodiche previste dal citato decreto ministeriale, l’assenza di cedibilità
dei suddetti analiti.
(comma aggiunto dall’art. 50, comma 1, legge n. 221 del 2015)
6-ter. Fatto salvo l’obbligo di sottoporre i solfati di calcio destinati all’attività di recupero ambientale a test di cessione
secondo le metodiche e i limiti di cui all’allegato 3 del decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel
supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, l’autorità competente, nell’autorizzare
l’utilizzo dei solfati di calcio, ottenuti da neutralizzazione di correnti acide liquide o gassose generati da lavorazioni
industriali, nell’attività di recupero ambientale, può derogare, sulla base delle caratteristiche del sito, alle concentrazioni
limite di cloruri di cui al citato allegato 3, qualora tale deroga non costituisca un pericolo per la salute dell’uomo e non
rechi pregiudizio all’ambiente.
(comma aggiunto dall’art. 50, comma 1, legge n. 221 del 2015)

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